Datemi il tempo di riordinare le idee, le molteplici suggestioni, le cose utili imparate, le belle emozioni, il ricordo di persone in gamba ritrovate o conosciute per la prima volta, bilancio dei due giorni e mezzo intensi trascorsi a Londra. Il candidato italiano che speravamo potesse trionfare nel campionato per il miglior sommelier europeo organizzato dalla W.S.A., ovvero il sommelier informatico Andrea Gori from Florence, non ce l’ha fatta, ma é comunque arrivato secondo. Solo la bravura, l’eleganza, la classe e un pizzico di appeal che non guasta mai, del vincitore, che si chiama Roger Viusà Barbarà e non lavora in una simpaticissima, ruspante, umana trattoria come Burde a Firenze, ma presso il bistellato Restaurante Mo dell’Hotel Omm in quel di Barcelona e che parla il francese in maniera impeccabile (oltre che un valido inglese) hanno reso impossibile un sogno che si é comunque quasi realizzato, perché a rappresentare l’Italia era Gori e non altri, pur bravissimi suoi giovani colleghi italiani, superati, nelle selezioni, da Andrea.
Non ha vinto l’Italia nel concorso dei sommelier, ma hanno fatto un’ottima figura la scuola della sommellerie italiana rappresentata dall’A.I.S. e dai suoi massimi rappresentanti e l’ottima idea di dar vita ad un’associazione internazionale, la W.S.A., che deve ancora crescere e acquisire statura e respiro mondiale, ma ha già messo a segno colpi importanti, come le presentazioni fatte prima a New York e ora a Londra.
E ha fatto ottima figura il vino italiano, con il banco d’assaggio di vini di trenta aziende di grande notorietà, alcune di qualità assoluta e indiscutibile, altre aspiranti a diventarlo, che ha visto la partecipazione di tanti giornalisti e wine writer della scena britannica, master of wine, direttori ed editors di testate prestigiose come Decanter e The World of Fine Wine, inviati della BBC.
La vera ciliegina sulla torta però, e potete credermi sulla parola visto che non posso essere imputato di compiacenze e simpatie verso questo personaggio, che ho spesso criticato e che tornerò a criticare laddove ne ravviserò validi motivi, ma di cui ho sempre e comunque riconosciuto la superiore statura di imprenditore, di produttore carismatico, di primo della classe, é stato il master class tenuto, non me ne vogliano gli altri, dal più celebre dei produttori italiani di vino, Angelo Gaja, che ha intrattenuto brillantemente un uditorio di oltre un centinaio di persone parlando in inglese o avvalendosi della perfetta traduzione di una grande esperta di vini come la master of wine Jane Hunt.
Il “Giove Tonante dell’enologia italiana” come lo ha definito con una brillante iperbole un lettore di questo blog, ha dato il vero suggello internazionale a questa giornata A.I.S. – W.S.A. con una conferenza dove non ha parlato, se non per inciso, ma senza protagonismi, di sé, ma di quello che il vino italiano é diventato negli ultimi 15-20 anni, ribaltando un’immagine negativa e deteriore di cheap and cheerful wine, di vino di bassa qualità disponibile a basso prezzo ed in quantità.
Gaja ha illustrato il proprio pensiero in maniera brillantissima, da vero oratore di razza, catturando l’attenzione degli ascoltatori per oltre un’ora e mezza, fornendo, come ho avuto modo di dirgli in seguito (ovviamente ci siamo salutati e parlati, anche dopo l’incontro londinese, proprio come si conviene a persone dabbene che si rispettano anche se “avversarie” o di idee contrapposte), una splendida rappresentazione di un’Italia del vino, basata sull’eleganza, sulla piacevolezza, l’equilibrio, un pizzico di fantasia, sulla capacità di esaltare i cibi, che purtroppo appartiene al mondo dei sogni, che dovrebbe rappresentare l’italian way to wine. Ma che purtroppo la realtà, ancora viva, di tanti vini più vicini allo stile massiccio e un po’ volgare del Nuovo Mondo (con le dovute eccezioni), massicci, muscolari, redolenti di legno, fatti a botte di concentratore, dolorosamente contraddice.
Ritornerò con più calma sull’intervento di Gaja, che non é stato solo brillante, ma profondo, e pieno di spunti che meritano attenta riflessione, e che si é concluso, in una maniera quasi commovente, con un vibrante ricordo della figura e dell’opera di suo padre, Giovanni Gaja, con la sua dedizione alla qualità e la capacità di vendere che Gaja ha perfezionato e affinato (oltre che in qualche caso ripensato secondo suo estro e sensibilità), ma alla quale ha voluto rendere omaggio, riconoscendo di avere preso tanto da lui.
Una scelta elegante, da signore, destinato ad eccellere in qualsiasi altra attività avesse deciso d’abbracciare, che merita, anche da parte di un “avversario” storico più che di Gaja di una sua certa idea del vino, che si é sempre espresso, come Gaja mi ha riconosciuto, non in modo fazioso, ma con una valutazione chiaramente di parte espressa a viso aperto e fronte alta, che merita un convinto, e non servile (nessuna abiura, nessuna pacca sulle spalle e nessun volemmose bbene alle viste), virile e onesto chapeau.
Nessuna discussione possibile: a Londra “le roi” ha dimostrato di essere davvero “the king of Italian wine”.
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Caro Franco,non avevo dubbi.
Recentemente ho avuto l’enorme fortuna di incontrarlo e di poter stare assieme a lui mentre ci raccontava la storia della sua Azienda che è anche la storia del rinascimento enologico del barbaresco e del nebbiolo in genere. Anche con noi è stato un fiume in piena, garbato, disponibile al confronto, gentile, ma netto e schietto nell’esposizione delle proprie idee.
Credo che il barbaresco, oggi, senza la sua opera di instancabile ambasciatore e Produttore vocato alla ricerca della assoluta qualità, non sarebbe così famoso come è.
Sai che ho per i suoi vini un’autentica venerazione, tanto da aver coniato il termine di Giove Tonante dell’Enologia Italiana, ma adesso che ho conosciuto anche l’uomo Gaja non so quale dei due aspetti preferire di più. Ma credo che in lui più che in altri si fondino bene entrambe le anime.
Quel giorno ho avuto il grande onore di provare anche un Barbaresco del 1964 semplicemente commovente nella sua perfezione.
Ciao
Andrea Gori ha già messo a disposizione nel suo blog, come sua consuetudine, i filmati delle prove del Concorso londinese.
E’ fantascientifico auspicare che l’AIS renda rapidamente partecipi i numerosi soci dei contenuti più significativi dell’Evento appena concluso?
Testo integrale dell’intervento di Angelo Gaja in primis, naturalmente!
e me lo sono perso! e ziliani non me lo ha nemmeno presentato…
Saranno verdi di bile tutti quelli che ti hanno accusato fin qui di dargli addosso. Invece io sono sempre stato sicuro della signoria di entrambi e mi fa piacere constatare che anche gli inglesi l’abbiano apprezzata.
si può essere “avversari”, non “nemici”, perché io non sono mai stato “nemico” di Gaja, ma ho sempre contestato e giudicate non sempre condivisibili e contraddittorie determinate sue scelte, e comunque rispettarsi. E parlarsi come abbiamo fatto a Londra, quando ho presentato a Gaja alcuni wine writer inglesi che non conosceva personalmente, e come abbiamo fatto ieri in una lunga telefonata, che mi ha fatto estremo piacere, ma di cui per obbligo di riservatezza terrò il contenuto per me.
E’ cosi che mi sei sempre piaciuto e che mi piaci, Franco, di nome e di fatto. Quello che invece non mi piace affatto dei tuoi detrattori e’ che mettano sempre in dubbio l’onesta’ intellettuale che dimostri sempre, indipendentemente dalla grandezza della persona che critichi. Fanno vigliaccamente con te quello che non possono invece fare con Angelo, che non criticano mai, tanto che ‘o rey rischia perfino di scivolare sul pavimento con tutta quella bava viscida che gli spalmano. Ti ricordo che nel primo articolo che mi hai pubblicato su Winereport parlavo proprio di Angelo e che quando a Cracovia il mio amico Piotr Kamecki ha presentato i suoi vini contando purtroppo su un importatore austriaco non ho avuto alcun timore a criticarne l’impostazione. Angelo ha bisogno, come tutti del resto, di critiche sincere e motivate. Quelli che dicono sempre si si si, quelli che chinano il capo, quelli che… vespa non sono e non saranno mai amici veri di un vero grande. Un’ultima cosa. Uno dei suoi disse che Angelo e’ come la Juve, che deve sempre vincere. Adesso potresti telefonargli per dirgli che l’unica grande che non e’ mai stata in serie B e’ l’Inter e che dovrebbe semmai essere appunto come la beneamata… pensi che diventera’ nerazzurro?
Già è nerazzurro…ultimemente Inter=Rubentus…Senza offesa, eh???
Ora, si fa per dire, ce ne fossero di politici in Italia con le capacità e l’intelligenza di un Gaja. Certo la loro missione dovrebbe essere occuparsi di rendere la società più vivibile, fondata realmente sul lavoro e sul rispetto fra gli uomini. Questo non so se Gaja lo saprebbe fare, ma nel mondo del vino è sicuramente un’istituzione.
Ho grandissima stima di Gaja come uomo del vino e soprattutto come comunicatore del vino (tutto quello che dice sul vino italiano è al 99% condivisibile con una capacità di chiarezza rara in Italia).
Come produttore di vino purtroppo gli assaggi sono talmente limitati che mi astengo, mentre mi stupisce come un bravo comunicatore come lui latiti online.
Ad oggi, se non sbaglio, non esiste un sito web dell’azienda Gaja (giusto quello di Gaja Distribuzione).
Dite che è una scelta voluta o la classica mancanza di tempo che attanaglia molti produttori?
)
E dire che come blogger lo vedrei bene
Ciao,
Max
Ho potuto solo oggi leggere con calma il blog e mi piacerebbe dire alcune cose. Dopo aver visto sul blog sopracitato (quello di Andrea Gori, anzi, come mai ci sono solo lì?) i filmati del concorso, la frase “Solo la bravura, l’eleganza, la classe e un pizzico di appeal che non guasta mai, del vincitore, che si chiama Roger Viusà Barbarà…” mi sembra a dir poco abusata. Eleganza? Classe? Nonostante la non eccellente qualità dei filmati, anche un semplice appassionato di vino come me ha potuto notare una serie di errori che in altra sede sarebbero costati cari (stappando il vino e servendolo ne ha fatti un paio veramente notevoli). L’”Eleganza” nel porgere il tappo alla commissione è esilarante e la “Classe” mostrata presentandosi con la divisa del proprio ristorante è veramente notevole! Mah…. a giudicare da quello che ho visto credo che il sig. Viusà abbia vinto più perchè lavora in un famoso ristorante che per la sua “Eleganza e classe”…
Per non parlare dello squallore della commissione quando ha detto “surprise mr. Gori!”…. avere l’arroganza di sottolineare quella che è stata una palese violazione del regolamento da parte della commissione stessa è stato veramente un gesto… squallido, appunto.
Sono rimasto veramente perplesso anche dall’organizzazione dell’evento che, per chi come me ha assistito alla finale dei campionati italiani, è stata molto scadente e poco professionale.
Insomma, in conclusione, mi ha dato l’idea di un concorso rabberciato in cui contava più il fumo dell’arrosto…
Per usare un paragone calcistico, mi è sembrato un pò come lo scudetto dell’Inter l’anno scorso, un titolo di cartone di cui solo chi ha un’atavica fame di vittorie può vantarsi….
Saluti a tutti
artu
Signor Arturo, mi piacerebbe molto conoscere la sua vera identità. Non colgo la battuta finale, davvero penosa, che paragona la vittoria di Roger Viusà Barbarà allo “scudetto di cartone” dell’Inter. A chi dice stupidate del genere e magari é juventino (ovvero sostenitore della squadra che gli scudetti, nella sua lunga storia, li ha spesso “vinti” sappiamo come: per informazioni rivolgersi a Moggi & Giraudo) non si risponde. Le dico invece che io a Londra c’ero, ma che anche se sono buon amico di Andrea Gori l’onestà intellettuale non mi fa velo e non m’impedisce di dire che il vincitore catalano ha meritato di vincere, che aveva qualcosa di più degli altri (come hanno deciso i molto più autorevoli di me sommelier ed esperti membri della Giuria: vogliamo contestare la loro decisione? A me sembrerebbe solo una solenne bischerata!), in termini di sicurezza, stile, eleganza, esperienza. Non ha vinto perché lavora in un ristorante stellato di Barcellona, mentre il buon Andrea “officia” in quel delizioso ristorante-trattoria che il Burde a Firenze (dove conto di tornare presto, sperando, dopo aver espresso questi convincimenti, di essere ancora gradito). Ha vinto come aveva qualcosa in più. Come ho detto a caldo a Londra ad Andrea e alla sua deliziosa Signora. Se lei, come mi pare di capire, é un amico di Gori, si metta in testa una cosa: che non gli fa del bene e che lo danneggia suscitando ombre e strani sospetti sulla vittoria, legittima, del sommelier catalano. Hasta la vista!
f.z.
Surprise Mr. Ziliani!
Come mai si inalbera tanto? Non si sentirà mica in colpa?
Se non ha gradito la battuta calcistica mi dispiace molto, è solo quello che pensano milioni di italiani (molti dei quali interisti), ma tornando al concorso in questione non vedo alcuna “bischerata” in quello che ho scritto nel mio post, ho solo sottolineato quello che ho visto con i miei occhi.
Tutti possono vedere i filmati e tutti possono giudicare con la propria testa, ci sono degli standard internazionali e, soprattutto, c’è un regolamento che parla chiaro e che tutti possono consultare.
Se si vuole mettere due fette di prosciutto (o due bottiglie di vino, forse è più in tema) sugli occhi e ignorare tutto questo faccia pure ma non pretenda che lo facciano anche tutti gli altri….
Quanto a mettere in discussione la decisione della giuria, mi sembra che sia più che legittimo, anzi, se queste manifestazioni sono pubbliche è anche per questo. Se poi lei aveva deciso a priori che tutto quello che la giuria avesse decretato sarebbe stato giusto… beh allora poteva anche stare a casa.
Quanto a mettere ombre e luci o a danneggire l’immagine di qualcuno ci andrei piano, se parlare liberamente di una manifestazione di pubblico dominio può comportare simili conseguenze allora c’è qualcosa che non va qui.
Un ultima cosa prima di chiudere, non ho firmato il mio post nè superman, nè flash, nè zorro, ho solo usato il mio vero nome (non come altri nel suo blog che usano pseudonimi) se non le piace sono problemi suoi.
distinti saluti y Hasta la victoria siempre!
arturo fabiani