La domanda é una di quelle che potremmo definire “delle cento pistole”: qual’é il miglior Brunello di Montalcino che hai avuto modo di degustare a Montalcino nei due giorni e mezzo della tua permanenza?
La risposta é semplicissima, un Brunello che non figurava tra quelli in degustazione nella tensostruttura allestita dentro la Fortezza di Montalcino dove si svolgeva Benvenuto Brunello, ma un Brunello, anzi, una serie di Brunello di Montalcino, uno già in bottiglia e gli altri in fieri, che un po’ masochisticamente il sottoscritto, in compagnia di pochi altri amici e colleghi un po’ carbonari, siamo andati in pellegrinaggio a degustare, pardon a bere, in quel posto splendido, unico, magico che corrisponde al nome di Case Basse. Dove grandi, anzi grandissimi vini, nascono grazie ad un terroir speciale, ad una luce incredibile, ad una volontà incrollabile di perseguire la qualità senza compromessi, di investire in ricerca e sperimentazione, di capire, interrogarsi, non dare nulla per scontato. E dove un uomo dal carattere difficile, ma appunto per questo di forte carattere e personalità, persegue il sogno, diventato realtà, di produrre vini che non solo esaltano al massimo grado l’anima e l’unicità del Sangiovese, che sono finezza, eleganza, complessità, purezza fatte vino, ma che si propongono e sono come alcuni tra i più grandi vini che si producano al mondo.
Quest’uomo (nella foto) si chiama Gianfranco Soldera, veneto di nascita, quindi milanese, ma ilcinese (ovvero orgoglioso sostenitore di Montalcino e della sua grandezza) più di tantissimi altri che a Montalcino ci sono nati o sono venuti in seguito a viverci e a fare business vinicolo.
Perché é un po’ una forma di masochismo venire quasi “in pellegrinaggio”, tutte le volte che scendo a Montalcino, dall’amico Soldera? Perché bere i tuoi vini ti fa salire nel paradiso di Bacco, ti fa sognare, ti fa toccare enoicamente il cielo con un dito. Ma poi il confronto con la stragrande maggioranza dei vini che costituiscono la realtà quotidiana di Montalcino e del Brunello diventa faticoso e lacerante, tanto i vini di Case Basse appartengono ad un’altra dimensione, ad un’altra idea (ad un altro sogno e ad un’altra etica) del vino. Che non ricerca improbabili e assurde muscolarità e concentrazioni, che non ricorre ad enologi consulenti dalla bacchetta più o meno magica, che rispetta la vigna ed il suo ambiente, che non pasticcia o traffica in cantina, che non arrangia, ma che propone vini che, anno dopo anno, sono espressione di quel millesimo, di quell’andamento stagionale, di quei terroir, di quell’uva speciale che é il Sangiovese. Prova a chiedere a Soldera cosa ne pensa del ruolo dei lieviti nella vinificazione, se usi lieviti naturali o selezionati. La sua risposta sarà forte ma tranchant : “scusa, ma tu faresti ingravidare tua moglie da un estraneo?”…
Ho riassaggiato dalla botte, (ovviamente grande e di rovere di Slavonia, costruita con amore da Garbellotto) dove é rimasto mesi 66 (andrà in bottiglia entro fine febbraio) un Brunello di Montalcino 2002 che potrebbe stendere fior di grandi borgognoni, anzi apparire più grande di loro. Eleganza assoluta, dolcezza naturale, equilibrio, piacevolezza estrema, tannini che ci sono eppure non li senti. Una carezza, un bacio in forma di vino.
E poi, sempre dalla botte, un 2004 che sarà grandissimo, che ha di tutto e di più senza essere eccessivo, un 2007 in divenire che ti conquista già ora e poi un 2003 che con il 90% e più dei Brunello pari annata degustati in quel del Benvenuto Brunello non ha assolutamente nulla da spartire. Che sembra provenire da mondi remoti, da altre galassie enologiche, frutto di altri linguaggi, altra cultura. Altra capacità di sognare e far diventare realtà la grandezza di un vino.
E poi, infine, a cena, mangiando addirittura pesce (perché no?) in una deliziosa trattoria di Camigliano l’apoteosi, la piacevolezza assoluta, il vino già grande e godibile ora, ma destinato a sfidare il tempo per decenni, della riserva 2001, uno spettacolo, vino elegante per palati eleganti e raffinati, per chi sa capire, per chi non si accontenta della realtà e dei compromessi, ma sogna un mondo puro, tutta bellezza, armonia, eleganza. Dove tutto ha una logica e una razionalità, un ordine interiore, un’etica che informa e regola l’operare umano.
Per godere di vini così valeva la pena fare la fatica di degustare tanti (troppi) vini senza gioia e senza senso, vini nella migliore delle ipotesi vorrei ma non posso, vini, ahimé, che non ti viene voglia di bere e che ti mettono tanta malinconia…
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17 pensieri su “Quale il miglior Brunello di Montalcino degustato?”
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Vini inarrivabili e di un’altra dimensione vitivinicola. Lui é un vero personaggio, in tutti i sensi, che lascia il segno. Certo che anche a Montepulciano il miglior vino, o quanto meno uno dei migliori, che si è assaggiato non era dentro la tensostruttura, ma altrove, anche se a pochi metri di distanza dalla kermesse.
Da condividere in pieno il concetto di uso di lieviti autoctoni di Soldera.A proposito ricordando il post di qualche giorno fa “support the local winemaker”,in effetti pensandoci bene,chi se non i lieviti effettivamente “makes the wine” e quindi l’uso di lieviti e batteri indigeni é l’unico modo davvero di pienamente far esprimere il terroir.L’enologo non è il winemaker in senso stretto, tuttalpiù è un assistente.Mi sorge anche un’altro dubbio,che la degustazione classica accademica non sia poi tanto efficace per valutare davvero certi vini quelli davvero grandi che spesso sfuggono nelle degustazioni orizzontali ma che posseggono virtù direi quasi esoteriche capaci di farti” salire nel paradiso di Bacco”.
davvero un bel post, complimenti
la logica di Soldera va seguito fino in fondo se vuoi un sangiovese testimone di un terrior: “La maturazione del vino deve avvenire…in botti grandi di legno che non cedano gusti e profumi al vino, il grande vino acquisisce naturalmente dall’uva gusti e profumi armonici, eleganti, non invasivi che verrebbero distrutti e sostituiti dai gusti e profumi violenti della quercia.” http://www.casebasse.it/it/conversando-fx.htm
grazie per i complimenti Daniel, ma vanno tutti girati a Gianfranco e ai suoi vini, che sono grandissimi e pieni di quella personalità unica, di quel genius loci, o di quella
somewhereness come l’ha definita genialmente Matt Kramer, ovvero l’avere un gusto e una personalità unica e inimitabile che rivela il luogo di origine e dichiara che non può essere sostituito o intercambiabile con un altro, che a troppi vini di Montalcino manca. Gianfranco é un grande leone e difende il suo Brunello di Montalcino a unghie strette dalla contaminazione, spesso oscena e volgare, che tende ad avvolgere, con poche eccezioni, il panorama ilcinese… Ogni visita da lui é una magnifica occasione per capire come nascano i grandi vini e come dietro ad un grande vino ci sia inevitabilmente un grande uomo
C’è solo un difetto nei Vini di Soldera…il prezzo, anche quello difeso dal produttore con le unghie (un franco cantina da non meno di 90 € a bottiglia), con conseguente innalzamento del prezzo finale a cifre purtroppo per me irraggiungibili (mai meno di 120-130 €). Peccato! Continuerò a deliziarmi dei vostri articoli e delle vostre cronache scritte con cuore e passione! Anche i sogni hanno un valore…Grazie Roberto
Non voglio fare una difesa d’uffico, Roberto, anzi, ma nella GDO si trovano a circa 30 euro bottiglie che non ricordano nemmeno lontanamente cosa sia il Brunello ed alcune si possono svuotare tranquilamente nel lavandino.E questo non va bene. Infatti i vini seri partono da circa 40 euro franco cantina. Diciamo che anche in questo caso il consorzio, come fanno altri consorzi, segue il vento e non si ferma a riflettere che con questi prezzi o si stabilisce una soglia per definire veramente cosa sia il vino Brunello altrimenti sarebbe bene, soprattutto per l’immagine del terroir e la serietà dei produttori, declassare a rosso, compreso molti 2003….
@Roberto
ti capisco, certamente 130 euro (anche di più secondo le annate) sono tanti, ma stiamo parlando del miglior Brunello in circolazione e di uno dei migliori vini al mondo. Trovane un altro con questo pedigree che costi meno.
D’altronde le eccellenze, che si tratti di vini come di oli o di aceti, o di automobili o di qualunque altra cosa, si pagano, è inevitabile.
Ma nel caso del vino, Soldera lavora con un impegno e un’attenzione al particolare che non possono non avere un valore elevato, le sue vigne sono dei veri giardini, tutto è curato nei minimi particolari e nella cantina ci si potrebbe specchiare tanto è pulita e priva di odori sgradevoli.
Il Case Basse è una pietra miliare, proveniente da un terroir straordinario che ha pochi uguali in Italia e nel mondo. In quest’ottica 130 euro sono onestissimi.
confermo Roberto: io ho più volte definito, anche mercoledì sera in una splendida Serata Barbaresco in Versilia a Lido di Camaiore, il Brunello di Soldera uno dei vini italiani dal migliore rapporto prezzo-qualità. Quale grandissimo vini si compra in Francia, Champagne a parte, a 130 euro sullo scaffale?
Ringrazio tutti, davvero. Mi avete convinto! Risparmierò e un giorno (senza dirlo a mia moglie, altrimenti dovrò aggiungere i costi dell’avvocato per la separazione) lo acquisterò sicuramente. In effetti spendere 30-40 euro e più e rischiare di comprare fuffa al legno, allora è meglio bere meno Brunello, ma bere quello vero che poi ti porti nel cuore per il resto della vita! Nel frattempo, se aveste una bottiglia che vi avanza…vi faccio avere il mio indirizzo…
)….Roberto
D’accordissimo sul prezzo. Siamo ai livelli di uno dei 10 migliori vini del mondo e 130 euro tutti meritati in confrontio ai 980 del Pingus o ai 400 del Petrus sono onestissimi.
attenzione: qual è non si scrive con l’apostrofo.
@Roberto Giuliani: Sono pienamente d’accordo con te sul fatto che “le eccellenze, che si tratti di vini come di oli o di aceti, o di automobili o di qualunque altra cosa, si pagano, è inevitabile.” Allora è giusto proporre pomodori Ferrisi a 25 euro al kilo? Sempre di eccellenza si parla! No?
Buon pomeriggio.
La forma “qual è” (ancorchè tecnicamente giusta) mi ricorda la pomposità gratuita di certi vini di un flying winemaker.
Personalmente, continuerò così a scrivere, sbagliando, “qual’è”.
Buona serata.
@Pato
Attenzione! Il Brunello di Soldera lo fa solo Soldera e nessun altro, il lavoro che c’è dietro per arrivare ad una simile perfezione non è equiparabile ai pomodori Ferrisi. Inoltre 25 euro al kilo costano da Eataly, ma si trovano a molto meno in altri negozi. La tua ironia è comprensibile perché c’è chi alza i prezzi indiscriminatamente solo perché quel prodotto tira, se Soldera avesse fatto lo stesso, ora il suo Brunello costerebbe molto, molto di più. Il prezzo del Case Basse è fermo da 5 anni mentre tutto il resto aumenta, segno di grande serietà del produttore, che non ha certo problemi a piazzare i suoi vini.
Sì sì…lo so! La mia era solo una piccola “provocazione”. Se c’è gente disposta a sborsare 117 euro per il tenuta nuova 2001…allora non vedo perchè non spenderli in un Soldera.
Posso condividere amore, passione, devozione, classe e riuscita del prodotto ma che non costa al Sig. Soldera, va detto, più di 20/25 euro in cantina, a bordolese, ma stando larghi!
arrivare a pagarlo 130 euro, ma anche 150 in enoteca è scandaloso, ormai ci stiamo abituando a ricarichi indecenti, ma mi rifiuto categoricamente di acquistare un prodotto troppo vanesio, al di la delle proprie possibilità non voglio alimentare questo tipo di speculazioni, esistono centinaia di altri grandi vini non blasonati ma eccellenti, e la mia attenzione ed i miei complimenti vanno a quei produttori che si “accontentano” e che non prendono per la gola il consumatore creando delle vere e proprie fasce economiche che possano o non possano permettersi un tale bene come fosse una casa o una Ferrari.
Il vino, lavorazione in cantina a parte, nasce perlopiù nello stesso modo, 10 o 100 invece sono abissi inspiegabili, o meglio, spiegabili nelle tasche del Sig. Soldera in questo caso, che ad una mia email un giorno rispose alle stesse “accuse” indispettito, …con il 30% di invenduto nei suoi magazzini: “allora lei continui a bere il Sassicaia a 90 euro!!!”
lo farò, gli risposi!
Daniele
ottimo vino! ma bisogna ricordare che dentro la bottiglia c’è vino, non oro liquido. se fossi miliardario non mi porrei il problema, ma…