Non avrei mai immaginato, dopo la mia uscita-boutade subito dopo l’Anteprima dell’Amarone della Valpolicella 2004 a Verona quando mi chiedevo (leggi) se fosse stata inaugurata, visto il buffet “bulgaro” che era stato proposto alla stampa, l’era del pauperismo risparmioso, che la realtà avrebbe superato la mia, seppur fervida, fantasia. Invece, sceso in Toscana per la settimana delle anteprime e sbarcato a Firenze martedì 19 per l’affollatissima Chianti Classico Collection, allestita con grande sfarzo nell’ex Stazione Leopolda sita nella zona di Porta a Prato dall’efficientissimo Consorzio del Chianti Classico, io, come tanti altri giornalisti che affollavano lo scenografico salone dove un efficiente team di sommelier dell’equipe A.I.S. Toscana ci proponeva la marea di vini in degustazione, mi sono trovato di fronte ad una sorpresa.
Non la “schiscetta” con le provviste di fortuna portate da casa, ma al momento tradizionalmente riservato al buffet e alla ricreazione degli stomaci, dopo tanto vino, tanti tannini, alcol ingurgitati (anche quando si sputa per tentare di salvare la pelle, ad una vera e propria merenda al sacco, un elegantissima sporta di velluto nero, (vedi la foto sopra concessa dall’amico Roberto Giuliani) recante la scritta “Chianti Classico Collection” ed il marchio del Gallo nero, che prima di poter essere da noi riciclata per il trasporto di due bottiglie (di Chianti ovviamente) conteneva la nostra “pappa” per pranzo.
Due panini, uno dei quali intelligentemente farcito con una tipica materia prima chiantigiana, il salmone affumicato, l’altro con del burro tartufato e del salume, un pacchettino di mandorle salate, un altro con del formaggio grana indistinto, uno con dei biscottini e due cioccolatini con liquore. E c’est fini signori belli…
Non voglio discutere le buoni intenzioni di chi ha avuto questa geniale pensata, ovvero evitare le code e l’assalto al buffet degli anni precedenti, quando la pausa tra la prima e la seconda serie di assaggi era rappresentata da salumi e formaggi, pane, una zuppa calda e dei dolci, ed evitare di farci perdere tempo per concentrarci sulle degustazioni mediante il doppio panino e le razioncine da pic nic dell’oratorio.
Resta il fatto che il Consorzio del Chianti Classico e la sua presidenza, così attenti all’immagine, al blasone, al prestigio, avrebbero potuto risparmiarci, come ho detto a muso duro a Marco Pallanti, scontrandomi con la sua aperta perplessità e con la sua espressione offesa (offeso lui?), questa provincialata triste.
Che forse ci avrà fatto risparmiare tempo e avrà fatto risparmiare loro denaro (anche se in verità dicono il contrario) rispetto a quanto spendevano per il buffet, ma al potente (e ricco) Consorzio chiantigiano non ha certo fatto fare un figurone.
Trovata originale, spiritosa, desangagé, ma sempre una grande provincialata, che avremmo potuto accettare, senza offesa, dal Consorzio del Valcalepio, ma che vedendo protagonista un marchio, prestigioso, noto in tutto il mondo, al quale fanno capo aziende di un certo blasone, storia e stile, lascia, oggettivamente sconcertati.
E non solo quell’inguaribile rompicoglioni, bastian contrario e incontentabile (oltreché abbuffone, come ora dirà qualche bischero) del sottoscritto, ma un sacco di giornalisti e invitati che, bastava guardare le loro facce sconcertate, sono rimasti sorpresi da questa trovata nouvelle vague.
E che naturalmente faranno i superiori e lasceranno a quel cattivo, sporco e spudorato del sottoscritto, farsi portavoce anche della loro sorpresa, e, almeno del mio caso, della mia offesa e sdegno. Perché essere trattati così da un Consorzio, quando si viene invitati e si è lì a lavorare nel loro interesse, è, beh, lasciamo perdere…
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0 pensieri su “Quando la realtà supera la fantasia. Buffet nouvelle vague per il Chianti Classico”
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Ih ih ih ih….te l’avevo detto che ti mandavo i taralli dalla Puglia! Peggio per te!
non vada da chi non conosce…..o da chi la illude o VI illude ( a Voi giornalisti ) venga piuttosto al nostro prossimo evento…ne è ancora in tempo piuttosto di andare oltre confine…..sicuramente non sarà pranzo al sacco… Sarà un evento anche emozionale, ricco di contenuti e di aperture ad un innovazione ancora da nessuno proclamata!!!!
Con sincerità perchè anche io come Lei non ho peli sulla lingua…
Antonella Cantarutti
Secondo me hanno speso più per la borsa di velluto che per il contenuto, che ovviamente é stato regalato. Ora però va anche detto, ma cosa gli costava fare dei bei piatti di sano pane e salame?
Egregio Ziliani
la peggior crisi è quella di mancanza di idee, nella splendida Toscana bastava un Prosciutto in morsa tagliato a mano e un filone di pane ,avrebbero salvato la faccia e il portafoglio
Buonasera.
Mi meraviglio che vi meravigliate.
Da chi presenta “Chianti Classico COLLECTION” a Firenze, ci si può aspettare qualcosa di diverso dello zainetto “logato” (e che logo!!!!!!!) in velluto con dentro il panino al salmone?
Potrei anche dire:”e non è poco….).
Buona serata.
L’anno scorso c’era un tutto pesce dall’antipasto fino ad un grande pesciolone in salsa rosa.
“Con i vini rossi e corposi non ci stavano male.”
Ma qualche bella teglia di fegatelli, prosciutto e salame, arista e patate, non sarebbe meglio? O non sono molto chic?
Vediamo se a in una delle prossime presentazioni ti accontentano e te la fanno trovare davvero una gavetta!!!
A parte gli scherzi,quanto a Verona per l’Anteprima dell’ Amarone 2004, quello che c’era era un banco d’assaggio della ditta Benedetti della Lessinia, buon produttore di salumi e formaggi, se qualcuno l’ha venduto o percepito come buffet, purtroppo si è sbagliato, anche se con quello che si spende per un’anteprima in genere, spesso si fà miglior figura con una buona merenda che presentazioni tirate , leccate e snob: sotto questo senso sia benedetta la Doc Breganze e la sua Prima del Torcolato: si è trattati da Re e Regine, altro che pranzo al sacco o in gavetta!!!
Max Pigiamino Perbellini
Salve Franco,
chi scrive e’ uno di quei bischeri….ma per davvero…..dei soci del consorzio…..io ieri ero di la’ dal banco a mescer vino tutto il di’ e non mi sono accorto di nulla, ha fatto proprio bene,dal mio punto di vista, a redarguire l’infallibile pallanti….. la informo che quest ‘anno i soci hanno dovuto subire un aumento del tutto arbitrario e non spiegato dal consorzio per poter partecipare alla manifestazione……e poi questi sono i risultati…..ha ragione il signore del post precedente…..qui in toscana pane prosciutto e pecorino e facevi un figurone!!!!!
Peccato!Non perdiamo l’occasione in Italia di farci ridere dietro. E non sappiamo assolutamente valorizzare quanto di buono e di bello abbiamo.
Caro Franco,
ne abbiamo già parlato e sai come la penso: meglio due panini che l’indecoroso assalto al buffet degli anni passati, unico motivo di “socializzazione” per molti ospiti impegnati per buona parte della mattinata a fare shopping in centro. In fondo non abbiamo bisogno di essere nutriti, viste le proverbiali strippate della anteprime toscane. Quindi bene il cestino. Parliamo piuttosto di certi illustri estranei che, avendo scambiato la degustazione riservata ai giornalisti per un party, hanno fatto caciara per ore organizzando fra sè una bicchierata e hanno disturbato i poveri vicini (e non) di tavolo. Che c’entravano costoro? Chi li ha fatti entrare o invitati?
Questa mi sembra la questione di fondo.
Ciao,
Stefano
carissimo Stefano, li fanno entrare e li invitano, spendendo soldi dei soci, Consorzi che dimostrano di preferire la “logica” della quantità (degli invitati, dei “giornalisti” o presunti tali accreditati, della folla che affolla i banchi d’assaggio) alla qualità delle manifestazioni, delle condizioni di lavoro (oh yes!) che assicurano ai giornalisti invitati a partecipare alle anteprime. Non voglio drammatizzare l’episodio della sacchetta griffata con il picnic pensata dal Chianti Classico, ho voluto scherzarci sopra e offrire agli amici del Consorzio, se lo vorranno, spazi di riflessione. La realtà é che ogni anno queste manifestazioni diventano sempre più dei circhi Barnum, delle kermesse, delle sagre fastose alle quali manca solo venga invitato Raoul Casadei o un’orchestrina di liscio e siamo a posto. Oggi, ieri anzi, mentre scrivo da Montalcino, ne abbiamo avuto la riprova con la tensostruttura (in stile Montalcino) allestita anche nel cuore di Montepulciano per l’Anteprima di un Vino Nobile talmente in confusione nelle sua identità che di nobile e di alto lignaggio dimostra di avere ben poco. Un baccano infernale, tanta buona volontà, una marea di gente e condizioni per assaggiare allucinanti.
E questa mattina a Montalcino, per il Benvenuto Brunello sarà lo stesso, taca banda e avanti con la musica!
Per fortuna che ognuno di noi giornalisti invitati se vuole può ritagliarsi oasi di riflessione, spazi magici. Sono appena tornato da una serata stupenda (come quella dedicata al Barbaresco di mercoledì sera in Versilia) che ho passato con gli amici Carlo Lisini Baldi, illuminato proprietario dell’azienda Lisini, e l’enologo aziendale Filippo Paoletti, con la compagnia di un amico del cuore, il sommelier Giorgio Rinaldi. Siamo stati in cantina, abbiamo parlato del Brunello e di Montalcino e poi siamo andati a cena in un ristorante poco distante da Montalcino che vi segnalerò domani. Bene, esaltati da piatti carnivori stupendi, ci siamo goduti, abbiamo goduto (mais oui!) grazie ad un incredibile Rosso di Montalcino 2000 ancora in splendida forma, ad un fantastico e ancora giovanissimo Brunello di Montalcino Ugolaia 2001 e ad un vino da standing ovation, per finezza ed eleganza, e freschezza e vivacità e tutto quello che volete, un Brunello di Montalcino riserva Lisini, datato 1975. Un vino che porta il marchio di quella stupenda donna del vino che é Elina Lisini, di un terroir unico, di un’idea del vino che rispetta il Sangiovese, la terra di Montalcino, l’eleganza dei suoi vini. Sono questi momenti magici (e altri ne ho vissuti in questi giorni e ve li racconterò presto) che ti fanno digerire e sopportare e considerare solo come incidenti del mestiere le tensostrutture, il caos, le Anteprime in forma di kermesse, i troppi vini volgari e senza storia. Quello che fa la contemporaneità del vino e a me fa sempre più orrore…
Le anteprime diventano Barnum perchè, come giustamente osservi, prevale la logica della quantità sulla qualità. Del resto, però, non me la sento nemmeno di dare del tutto addosso ai consorzi, perchè dal loro punto di vista è evidente che certe occasioni rappresentano l’opportunità di fare assaggiare i vini a un numero altrimenti impossibile di giornalisti (o presunti tali, ma questa è un’altra questione).
La domanda che mi faccio è invece la seguente: se anzichè ricca ospitalità, alloggi sontuosi, pullman, sgrifate, omaggi e gadget, alla stampa fosse offerta una molto più asciutta accoglienza – diretta a mettermi in condizione di fare al meglio il mio lavoro, non a “coccolarmi” inutilmente – non sarebbe questo un modo “naturale” per ridurre automaticamente la partecipazione di molti dopolavoristi e tartinari?
In fondo le anteprime dovrebbero essere per tutti, produttori e giornalisti, occasioni di lavoro e non di mondanità. Dando loro una patina godereccia, è ovvio che si attirano anche quelli che, umanamente, desiderano “godere”.
Ecco perchè credo che una maggiore sobrietà sarebbe di aiuto e di risparmio per tutti.
Ciao,
Stefano
Gentili signori, uno spunto di riflessione vorrei portarlo anche io, portando una comparazione con il mondo del calcio (anche se qualcuno griderà al sacrilegio…).Se un giornalista sportivo viene offerto un box vip allo stadio, champagne e caviale e massaggio shiatsu, la squadra che lo ha ospitato fa una prestazione oscena e il giornalista ne scrive bene, voi che opinione vi fareste di tale giornalista? Se lo stesso giornalista se ne sta in tribuna stampa con il suo bel monitor, il tavolino, un buon caffè offerto e sedile comodo (un sogno per la maggior parte dei tifosi in uno stadio italico), la squadra gioca gioca alla grande ma il giornalista non apprezza gli accostamenti cromatici delle ringhiere con i sedili della curva B, quindi stronca in blocco squadra, società e magazzinieri, che opinione vi fate del giornalista in questione?? Escludo che il sig. Ziliani, persona squisita che ho avuto l’occasione di conoscere in Toscana, vicino a Firenze (in una piccola sottozona in crescita…………) sia un’abbuffone, ma resta il fatto che a volte se ne vedono veramente delle belle……..
Si attendono risposte sdegnate, ma vi prego comunque di tenere conto del fatto che per quanto mi riguarda i giornalisti li possono pure ricoprire di ori e delizie, fino a che sono soldi privati di consorzi privati.Nessun’astio verso la categoria….solo riflessioni in amicizia.
L’importante e fare buon vino…anche a cattivo gioco!!
Saluti
Al MiWine dove ci siamo abbracciati, caro Franco, ho giurato basta! Ma anche i miei amici Ungheresi sono rimasti scioccati e non verranno piu’ in Italia a questi bordelli, meglio restare a Eger e a Tokaj. Non invidio proprio piu’ chi ci va, in pochi anni si rischia di finire dallo psichiatra (tocca ferro!!!). Da allora mi degusto tutti i vini in santa pace, come hai appena detto tu, con gli amici, in posti tranquilli, con qualcosa di appetitoso, dove il buon vino da’ il massimo. Lui, il re, va guardato, annusato, bevuto, discusso e pisciato. Punto e basta. E non va martoriato in bicchieri che gridano vergogna e in sale affollate e con chiacchiericcio ad alto volume, dove ci sono donne che sfoggiano profumi inebrianti che entrano anche nelle bottiglie da mescere al pubblico, non va strappato alla folla che sgomita davanti al bancone, preso magari col numerino in fila, insomma tutto cio’ che fa tanto oktoberfest e col vino c’entra come un MC Donald con la fiorentina… (la costata, intendevo, senno’ mettevo la maiuscola, no?)
Caro Franco, non vedo l’ora di poter leggere i tuoi commenti su questo megatour degustativo in Toscana!!!
Si prende quel che passa il convento o no ? Meglio quello che è stato offerto che un calcio nel sedere.Voglio dire i giornalisti erano ospiti e come tale dovrebbero essere grati di ricevere uno spuntino anche se contenuto in quel sacchetto griffato di dubbio gusto,credo che per educazione almeno,sarebbe stato meglio tacere,perlomeno per le buone intenzioni riconosciute.Un’altro discorso sarebbe criticare l’organizzazione della degustazione o altri aspetti più tecnici.Ci ho riflettuto un po’ su questa cosa prima di precipitarmi a rispondere a questo post ma francamente capisco e condivido la perplessità di Marco Pallanti.Sinceramente.
Caro Cristiano, apprezzo la franchezza del suo commento, ma qui non si é trattato di sputare nel piatto dove si mangia, ma di fare un’osservazione che non può essere attribuita solo a quel “bischero” rompiscatole (o altro) del sottoscritto, ma che costituisce una caduta di tono che molti altri hanno giudicato tale. Troppo comodo far passare questo post ironico come un’uscita del “solito Ziliani”. Un bel paio di scatole! Il fatto di essere ospite non mi obbliga né mi vincola in alcun modo ad apprezzare le cose che non andavano bene. Il Consorzio del Chianti Classico ha splendidamente organizzato la degustazione, l’accoglienza, l’interessante convegno, seguito da pochi purtroppo, sull’immagine e le prospettive del Chianti Classico nel Regno Unito, la cena di gala, e tutto il resto. Ma su questa cosa ha toppato. Punto e basta. Non si tratta di tacere “per educazione”, ma di dire con franchezza e rispetto del lavoro degli altri, che in questo caso si é sbagliato. Per i motivi che io ho spiegato e sui quali altre persone che sono intervenute a commentare hanno detto la loro. E poi, mi scusi: che c’azzecca il panino al salmone con il Chianti Classico, fosse pure nell’ambito di una Chianti Classico Collection?