Seduti fa male: nascono gli “Up wine bar”

L’insegna s’accese all’improvviso, accompagnata da un “Ohhhhhhhhhhhh” di rapito entusiasmo degli astanti.
Seduti fa male”, diceva l’insegna, in uno sfrigolio di lampadine fucsia. “Questo rumore non mi piace”, sussurrò l’elettricista, ma l’”ohhhhhhhhhhhhh” coprì la sua voce e il suo pensiero.
“Nel più centrale centro del centro città”, come la radio preannunciava da due settimane, stava per essere inaugurato il primo “UP WINE BAR” d’Italia. Questo sarebbe accaduto alle ore 20.00 in punto.
Alle ore 20.03, l’insegna si sarebbe accesa nel secondo “UP WINE BAR” d’Italia, in un’altra città, ma sempre “nel più centrale centro del centro città”. Alle 20.06, il terzo e poi il quarto, il quinto, il sesto, a distanza di 3 minuti l’uno dall’altro, in ogni capoluogo di regione.
Un evento mediatico immancabile” – diceva lo spot – “Partecipa anche tu: cerca l’insegna ‘Seduti fa male’ nella tua città e attendi la sua accensione: se sarai fra i primi 50 clienti, potrai ricevere in dono il grazioso gadget Up Wine Bar, uno spillone fucsia che ti ricorderà che… Seduti fa male! Ma ricorda: l’insegna la trovi soltanto nel più centrale centro del centro città!”.
Nelle due settimane precedenti l’accensione in simultanea, i giornali avevano dedicato aperture a piena pagina all’iniziativa, sottolineando la novità dell’evento.
L’idea era, in sintesi, questa: contro la moda slow, foriera di lunghe sedute ai tavoli dei ristoranti con difficoltoso ricambio dei clienti, oltre la moda slim, con i suoi minuscoli sedili scomodi ai più, era stata escogitata la moda up, tutti in piedi a bere e a mangiare, preferibilmente in fretta, servendosi di un piatto bucato dentro al quale infilare un bicchiere cilindrico con ghiera centrale.
La ghiera sarebbe servita a bloccare il bicchiere nel buco, un oggetto di hot design (sia il cilindro sia il buco) che, per entrambi i motivi, assumeva pure un evidente significato sexy simbolico.
A conforto dell’up, del buco e del cilindro erano assurti alcuni nutrizionisti: star troppo seduti fa male, il movimento aiuta la digestione, il vino e il cibo devono scendere e non ristagnare nello stomaco, dunque meglio in piedi. Altri nutrizionisti erano scesi subito in polemica, rispolverando noti adagi sull’adagio.
Ma la forza comunicativa dell’iniziativa aveva avuto la meglio, confortata dall’ingaggio di un paio di testimonial del mondo del cinema e del calcio che, per ovvia competenza, s’erano dichiarati a sostegno dell’up.
E, s’erano trovati alla fine 300 produttori di vino italiani disposti a rifornire gli Up Wine Bar, convinti che, in fondo, in piedi o seduti l’importante è venderlo.
Venne, infine, la sera dell’accensione, con le telecamere di gran parte delle emittenti italiane disseminate “nel più centrale centro del centro città” di ogni città capoluogo d’Italia. I canali a copertura nazionale, indistintamente, s’apprestarono a trasmettere l’evento in diretta.
“Questo rumore non mi piace”, risussurrò l’elettricista del primo Up Wine Bar.
Ma la folla, già da qualche minuto astante, aveva iniziato a muoversi in massa verso l’interno del locale, coprendo la sua voce e il suo pensiero. Ad uno ad uno, i primi 50 fortunati clienti della catena “Seduti fa male” entrarono nei loro bar, ricevettero il piatto, il buco, il cilindro e lo spillone e iniziarono a destreggiarsi con i 4 elementi della nuova perfezione.
Finché esplose la prima lampadina del primo Up Wine Bar e poi la seconda, la terza, la quarta e tutte quelle che, dentro e fuori, illuminavano il verbo del terzo millennio alimentare.
E così accadde in simultanea in ognuno dei più centrali centri del centro città di tutti i capoluoghi d’Italia.
Dall’interno degli Up Wine Bar iniziarono a provenire voci concitate e grida di chi, al buio, cercava di infilare il cilindro nel buco, tentando di non infilare lo spillone fucsia nel proprio occhio o in quello del vicino, mentre il vino cadeva dal cilindro nel piatto, che, rovesciandosi, colava dal buco nel cilindro dell’altro, spingendo lo spillone un po’ nel buco, un po’ nel cilindro… Il tutto documentato in diretta nazionale.
“L’avevo detto che questo rumore non mi piaceva”, sussurrò l’elettricista. Many Kisses! Briscola
P.S.: l’idea degli Up Wine Bar è mia. Prima che qualche genio la applichi, preferirei fare due parole. Non so se il nome corrisponde a qualche Wine Bar esistente, ma la citazione nel caso è del tutto involontaria.
E non so se, per caso, ho anche descritto oggetti di design già esistenti così come li ho descritti. Mi auguro di no (nel senso che non esistano), ma qualora esistessero, chiedo scusa per l’involontaria citazione.

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