Serate Barolo e Barbaresco A.I.S.: riflessioni e un bilancio

Nel cercare di trarre un bilancio delle tre bellissime entusiasmanti serate, dedicate a Barbaresco e Barolo, organizzate in collaborazione con l’A.I.S., che nel giro di un mese mi hanno visto impegnato dapprima a Como (23 gennaio Serata Barbaresco – vedi), quindi in Versilia a Lido di Camaiore (20 febbraio, Serata Barbaresco –vedi), infine martedì sera a Modena (26 febbraio, Serata Barolo – vedi), ma che mi vedranno felicemente impegnato anche settimana prossima, il 6 marzo, a Lecco (Serata Franciacorta Satèn – leggi) e poi ancora il prossimo 14 aprile ancora a Como (seconda Serata Barbaresco – leggi), non posso, per esprimere le sensazioni che in queste occasioni provo e lo spirito e l’atmosfera che si respira, che rinviare a quanto scrivevo circa un anno fa su questo blog, in un post (leggi) il cui titolo “Serate di degustazione: obbligo di sincerità assoluta verso chi ti ascolta”, reputo quanto mai valido e azzeccato.
E’ sempre un momento magico quando, chiamato a parlare di vini che profondamente amo come il Barolo ed il Barbaresco, a rinnovare in pubblico la dichiarazione d’amore, il mio canto d’amore nei loro confronti, e avendo selezionato (mettendoci la faccia) una serie di vini in cui credo, arrivo di sera in una determinata città e mi trovo di fronte a 130 persone come a Como, oltre 100 come martedì sera a Modena, circa 60, ma ben agguerrite e partecipi, come in Versilia, che invece di trascorrere la loro serata davanti alla televisione, al cinema, leggendo un buon libro, hanno scelto di uscire di casa, di spendere dei soldi e di venire a degustare dei vini.
Ad ascoltare un tizio, che si spera abbia qualcosa d’interessante da dire, che si metterà in gioco raccontando il proprio rapporto con quei vini e testimoniando le emozioni che prova, le sensazioni che avverte assaggiandoli davanti a tante persone. Come già scrivevo un anno fa, “Avverto sempre un forte senso di responsabilità nei confronti di queste persone, quando osservandole davanti a me, così attente, così desiderose di non essere deluse o intrattenute con frasi fatte e luoghi comuni, mi accingo a prendere la parola, a raccontare la mia esperienza di giornalista che di vino vive e scrive da tanti anni, a commentare i vini che nella maggior parte dei casi personalmente ho selezionato e di cui, avendo scelto proprio questi vini e non altri, mi faccio in qualche modo garante”.
La voglia non solo di non deluderle, mettendo sul piatto della bilancia tutto quello che in 25 anni di esperienza di conoscenza sul vino ho maturato, ma di non tradirle, proponendo vini in cui credo e non nascondendo mai quali di loro mi abbiano convinto di più e quale meno.
Sono Serate, queste, da cui, come ospite dell’Associazione Italiana Sommelier, di cui sono solo un collaboratore, accettato per il mio linguaggio (che non è quello canonico della didattica ufficiale), per la mia franchezza, per quell’entusiasmo che cerco di mettere in quelle che non sono mai “lezioni” ma chiacchierate in pubblico, dialoghi sul vino, imparo moltissimo. E di cui non sarò mai abbastanza grato all’Associazione, ai delegati che m’invitano dimostrando di avere fiducia in me, alle persone che vengono, sicuramente catturate più dal nome importante dei vini (Barolo, Barbaresco, Brunello di Montalcino, Franciacorta…) che verranno proposti, che dal relatore, per la grande opportunità di crescere, di confermare la mia scelta di essere battitore libero e giornalista free lance, che mi viene offerta.
Venendo al dettaglio, ma rimandandovi ad una lettura attenta di quel che scrivevo un anno fa (e che confermo oggi in toto), posso dire che le due serate Barbaresco di Como e di Lido di Camaiore (dove per la prima volta parlavo dell’amatissimo Nebbiolo in terra toscana), sono state due serate, grazie alle serie di fantastici Barbaresco 2004 che ho selezionato, frutto di una lunga consuetudine con questo vino e questa annata maturata, come ho scritto, nel corso del 2007, all’insegna della piacevolezza.
Perché godibilissimi, piacevoli, equilibrati, profumati di terra e di frutta, di sottobosco e di spezie, di tar & roses, di funghi secchi, tartufo, e mille sfumature, erano i Barbaresco frutto di un’annata classica, equilibrata, perfetta per esaltarsi ed esprimersi appieno in un vino tutta eleganza, equilibrio, finezza, come il Barbaresco. Piacevolezza, ma anche orgoglio e gioia, quella di poter salutare il ritorno del figliol prodigo Barbaresco alla sua naturale misura, dopo un decennio di sbandamenti, di perdita d’identità, di equivoci, nei quali il Barbaresco tentava di “scimmiottare” il Barolo, nelle sue peggiori e più caricaturali espressioni, ed il ritrovamento di un vino che quando viene da grandi vigne ed è vinificato con rigore morale, onestà e impegno, da grandi vignaioli-vinificatori, (come tutti i produttori che hanno collaborato con i loro vini alla riuscita di questi due appuntamenti) non ha nulla da temere, ed è un vino di specchiata, incontestabile, solare grandezza.
Credo che chi a Como e a Lido di Camaiore abbia scelto di partecipare a questi due appuntamenti organizzati con intelligenza e passione da delegazioni A.I.S. rette da responsabili appassionati e da un team di collaboratori bravissimi (discorso che vale in toto anche per Modena), sarà sicuramente stato positivamente “contagiato” dal virus del Barbaresco e che d’ora in avanti guarderà a questo vino con un occhio diverso.
Sicuro di trovare in lui un riferimento impeccabile quanto a capacità di trasmettere i valori di un vitigno speciale e di una serie di terroir magnifici che non hanno nulla da invidiare, e ve lo dice un barolista convinto, al Barolo.
A Modena, invece, in una serata indimenticabile per la speciale cornice, un grandissimo salone di un Golf Club esemplare il cui ristorante presenta una carta dei vini ricca, dove si possono trovare fiori di grandi vini (da storiche annate di Brunello di Montalcino di Biondi Santi, anche il 1955 ed il 1964! a Barolo, Barbaresco, Champagne, Franciacorta e Super Tuscan vari), è stata, quella di martedì 26, una serata che definirei dell’esplorazione, ovvero dell’itinerario alla scoperta (o avanscoperta) di un vino e di un’annata che saranno sicuramente grandi, il Barolo ed il 2004, ma che ora in questo momento, con vini imbottigliati da poco e quindi ancora un po’ scomposti, bisognosi di trovare equilibrio, mostravano solo le avvisaglie, solo tracce di una grandezza sulla quale sono pronto a scommettere e su cui metto in gioco, se esiste, la mia credibilità.
Bene, di fronte a sette Barolo 2004 in fieri, wine in progress, e ad un 2003, seppur buonissimo e godibile, ma sempre frutto di un’annata anomala, le oltre cento persone (e alle richieste di partecipare di altre 60 non si è potuto dar seguito, per assoluta carenza di spazio) che hanno affollato la sala non si sono perse d’animo, non sono rimaste bloccate da un’oggettiva difficoltà a muoversi in una trama stretta e intricata di tannini, in qualche caso da una leggera presenza di legno in eccesso, da qualche squilibrio, che in questa fase è naturale, ma sono riuscite ad apprezzare, osservandoli quasi in filigrana, in trasparenza, con una capacità di lettura rara, quei grandi vini che diventeranno domani.
E che oggi sono già in nuce, anche se la loro bellezza, la loro armonia, quella perfetta sintesi di tannino-frutto-acidità, quel loro farsi bere soprattutto con il naso prima che in bocca, grazie ad una panoplia enorme di sfumature aromatiche, di chiaroscuri, di mezzetinte in forma di profumi, avranno ancora bisogno di tempo per emergere. Partecipando con attenzione alla degustazione, con una curiosità e una disponibilità che era palese sui loro volti, non intimoriti dal confronto con il Barolo, ma consapevoli di trovarsi di fronte a otto caratteristiche espressioni di terroir, microclimi, esposizioni e savoir faire umani diversi, e a diverse interpretazioni di quel che grandi vigne mettono a disposizione di produttori seri a Verduno, La Morra, Castiglione Falletto, Monforte d’Alba, Serralunga d’Alba e Barolo (i sei villaggi oggetto dell’itinerario barolesco), i presenti alla serata hanno testimoniato la capacità del Barolo di comunicare, di parlare, di avvincere, anche se “bloccato” da un’espressività ridotta dalla giovanissima età dei vini scelti, di far giungere ad esperti e meno esperti (ma tutte persone curiose e desiderose di saperne di più, assetate di cultura del vino) la propria voce.
Un’altra serata bellissima, alla quale continuavo a pensare con gratitudine ed un pizzico di commozione nel lungo tragitto che dalla città della Ghirlandina mi riportava, in una notte fortunatamente sgombra da nebbie, verso casa a Bergamo.
Se questo è il senso del mio operare come comunicatore del vino, come giornalista indipendente, se aver scelto di lavorare così mi porta a vivere serata intense come queste, beh, posso essere soddisfatto della mia scelta, pronto ad affrontare, l’indomani, una nuova giornata, nuove avventure, nuove esplorazioni nell’universo di Bacco, con rinnovato entusiasmo…

0 pensieri su “Serate Barolo e Barbaresco A.I.S.: riflessioni e un bilancio

  1. Se c’è entusiasmo in queste serate è segno che non tutto è perduto, che non tutti sono distratti dalle semplificazioni, dal tutto-pronto tutto-subito, dal torpore rassicurante di vini-piacioni e da relatori ipertecnici e inconsistenti.
    Da quanto ho potuto in prima persona esperire nella serata di martedì 26, non solo ottimi i vini (seppure giovanissimi: continuo ad avere un debole per il Bricco Boschis…), ma entusiasmante il relatore, del tutto capace di trasmettere il suo amore contagioso per il nebbiolo.

    Mi è rimasta impressa la lista del cuore di Ziliani, in quanto a preferenze di vini-vitigni: nebbiolo, pinot nero, sangiovese. Da povero meridionale quale sono, trovo sempre un quid straordinariamente nobile anche nel mio “aglianico” (nelle sue interpretazioni migliori, s’intende, che ahimé non sono tantissime, ma ci sono) e nel nerello mascalese (stesso discorso). E non per esterofilia, ma personalmente capovolgerei le prime due posizioni in pinot nero (e qui si legge Borgogna), nebbiolo 🙂

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