Speaker’s Corner: un sogno londinese ad occhi aperti

Non è la prima volta che venivo a Londra, ma tutte le altre volte, ad eccezione della prima volta, parecchi anni fa, quando ci fu un po’ di tempo anche per girare questa magnifica città, le mie puntate essendo dovute esclusivamente ad eventi legati al vino, a wine tasting, seminari, ero praticamente stato confinato, da mane a sera, in redazione, a degustare l’ingente numero di vini previsto dal programma.
C’era poi stato qualche breve giro, la sera, andando a cena o tornando, ma la città, questo luogo frenetico, palpitante, pieno d’energia, questa sintesi di storia e modernità, mi era rimasta come estranea, senza la possibilità di conoscerla, di sondarne gli umori, il ritmo, la vitalità, le infinite possibilità che offre a chi, fortunatamente, ci vive e a coloro che vengono a visitarla.
Questa volta, invece, in occasione della mia trasferta dovuta alla finale del Concorso del migliore sommelier europeo e alle iniziative varate da A.I.S. e W.S.A. essendo arrivato prestissimo con il volo delle 6.40 da Bergamo e non avendo nella prima giornata particolari impegni in programma ho potuto decidere, dopo essere arrivato in albergo e aver incontrato qualcuno dei molti personaggi dei vertici A.I.S. che sono arrivati, un po’ da tutta Italia, a Londra, ho potuto decidere di fare il turista.
Avevo previsto un impegno culturale, la visita a quella summa della storia e della cultura che è il British Museum, posto poco distante dall’Hilton Park Lane che ci ospitava. Ma poi, complice una giornata splendida, non fredda, con un sole che riscaldava e rendeva ancora più limpido e cristallino un cielo spazzato da un piacevole venticello del nord, ho preso, come direbbero i francesi, “la clé des champs” e ho deciso di andare dove mi portava il cuore, a zonzo, facendo una lunghissima, salutare, gustosa camminata in quei due grandissimi polmoni verdi che sono, mi è bastato attraversare la strada e partire, Hyde Park ed i confinanti, contigui Kensington Gardens. Che meraviglia amici miei, che grande piacere dimenticare per qualche ora articoli, personal computer, blog, cose vinose e respirare a pieni polmoni non solo l’aria incredibilmente buona di questi che sono due dei più celebri e bei parchi dell’affollatissima ma verdissima London, ma un clima, un’atmosfera, un milieu che in Italia è solo un sogno.
Camminando per ore, camminando con calma e con assoluta gioia spostandomi in luoghi celeberrimi come lo Speaker’s Corner, il Serpentine Itinerary con il laghetto all’interno, alla statua di Peter Pan (nella foto) , uno dei miei eroi, perché in ognuno di noi e quindi anche in me c’è un po’ un fanciullo sognante che si rifiuta di crescere, al Princess Diana Memorial Children’s Playground, con la splendida ed evocativa Memorial Fountain, ho gustato un mondo, della gente libera, sorridente e felice, intenta, un po’ solipsisticamente se vogliamo, con le onnipresenti cuffiette di quegli Ipod che ti isolano dal mondo brandite, a dedicarsi un momento piacevole della propria vita.
Facendo footing, anche in calzoncini e canottiera nonostante la giornata comunque fredda, stando seduti sulle panchine, impeccabili e pulitissime, a godersi un po’ di relax e di sole, dando da mangiare agli innumerevoli piccioni, oche, anatre, cigni, gabbiani e volatili vari, oppure a simpaticissimi e per niente spaventati scoiattoli che tranquillamente si lasciavano nutrire e sembravano quasi incitare il passante a curarsi di loro e dedicare loro attenzioni.
Che atmosfera perfetta, che relax, quale senso di libertà, in un’assoluta e stupefacente pulizia ovunque senza l’ombra di una cartaccia, di un rifiuto qualsiasi, di un graffito, indice di un assoluto senso civico, di un rispetto per il bene comune che in quanto comune è patrimonio e va tutelato da tutti…
Spettacolare, divertente e rasserenante, relegati come un lontano ricordo e come un incubo le tonnellate di rifiuti di Napoli, i governi che cadono e anche quando si riformano si ripropongono tutti uguali, tutti inadeguati, tutti deludenti, la delinquenza diffusa che ammorba le nostre città ma anche la provincia, l’incuria dilagante (provate a visitare un parco pubblico a Milano o Roma e vedrete quale differenza), la sciatteria che trionfa, il pressappochismo, l’assenza di speranza, passare ore e ore, nutrendomi solo di un sandwich acquistato à la volée nel parco, godendomi il mio momento da wanderer, sostando in panchina, gustando i richiami degli uccelli e gli squittii gioiosi dei bambini…
La dolcezza infinita, la nostalgia per un mondo e una civiltà, un senso civico, un rispetto del prossimo e delle sue libertà individuali che sono assolutamente, mi costa tanto dirlo, roba da altro pianeta rispetto alla nostra Italia, espressione tangibile di un modo di pensare, prima che di vivere (anche il tempo libero, anche un’ora di relax ritagliata in una giornata di lavoro), che per apprezzarlo bisogna solo venire all’estero, in questa Londra magica ad esempio, e scoprire quanto ci manchi, quale violenza ci sia stata fatta costringendoci a rinunciarvi.
Donne, non ragazzine, sui pattini, ragazze che fanno footing anche in totale solitudine senza che nessun imbecille si sogni minimamente di importunarle, mamme che corrono portandosi dietro, nella loro corsa, la carrozzina, nonne con nipotini, ragazzi dalla faccia pulita e sorridenti e fiduciosi nel loro futuro, un senso di tranquillità, di pace, di libertà interiore, il ricordo di una bellissima giornata (molto più bella in questa sua prima solitaria parte che la lunga successiva camminata guardando i negozi e rabbrividendo per i prezzi lungo l’affollatissima Oxford street) ecco quello che da Londra, qualunque cosa l’esperienza professionale, il Concorso per il migliore sommelier, le degustazioni, gli incontri con i produttori ed i wine writers inglesi, mi regalerà mi porterò a casa.
Avendone già sin d’ora, mentre scrivo dalla mia camera d’hotel, una struggente nostalgia…

0 pensieri su “Speaker’s Corner: un sogno londinese ad occhi aperti

  1. Già, la nostalgia struggente, quella che ti prende dentro ogni qualvolta viene sfiorata la percezione del bello senza potersela portare via. E’ profondo e ineludibile il desiderio di ogni uomo di incontrare una dimensione in cui l’equilibrio fra ogni elemento si avverte al punto da pensare che è realmente possibile farne parte. Tanto è più alta questa tensione verso la normalità del divenire delle cose in un loro ordine naturale, tanto è più forte ora il disagio e la tristezza di ogni italiano comune, che guarda il suo paese e si sente in imbarazzo davanti alla storia e alla vita sua e dei suoi figli.
    Non c’è perfezione nel mondo, ma accettare il livello di inadeguatezza in cui oggi qui siamo immersi nostro malgrado sarebbe come rinnegare il senso stesso della dignità dell’uomo. Nel condividere con rispetto la sensibilità con cui hai fatto entrare “dentro” ciascuno di noi lo spirito di Londra e la dimensione di civiltà che fa camminare per le strade con la leggerezza di chi “cammina le vigne”, vicino alla terra, dentro nel tempo, ti ringrazio per la pagina di umanità vera che hai regalato a tutti noi che ti leggiamo.

  2. sounds very good Roberto e grazie per la moderazione dei commenti in questi giorni. Sono tornato, ma una parte del mio cuore e della mia mente é rimasta in quella città che sto imparando ad amare sempre di più. E dove sono contento di tornare… l’11 febbraio. Ci sono 35 Franciacorta che attendono Tom Stevenson, Margaret Rand ed il vostro umile cronista… Mannaggia a me, mi fossi deciso prima a studiare l’inglese!

  3. piu’ che per la bellezza, che pure c’e’ ma che forse non arriva ai picchi nostri, credo che Ziliani fosse piu’ perso a struggersi nell’ammirazione della civilta’ di un popolo che ha fatto della tolleranza, e del rigore, i suoi due bastioni. Ritornare in un paese come il nostro, dove il lassismo si sposa ad atteggiamento autoritario e pervadente, con i risultati che sono di fronte ai nostri occhi, fa un pochino male.

  4. Io a Londra ci sono nato e poi mi sono trasferito in Italia dove vivo da ormai 30 anni.Ebbene vorrei raccontare questo episodio che mi è accaduto due anni fa. Con moglie e 3 figli avevamo deciso di trascorrere una vacanza itinerante passando per Londra con il camper. Lasciato il camper parcheggiato tra automobili di lusso a Wimbledon, un quartiere ritenuto più che tranquillo dove praticamente sono nato, siamo andati a fare sightseeing in centro.La sera alle 11 dopo aver mangiato un boccone ci apprestavamo a rientrare nella nostra casa viaggiante, ma ci è gelato il sangue scoprendo che il mezzo non c’era più! Il camper,dotato di antifurto elettronico e bloccasterzo inserito: un mezzo da 35q.li per 7,30 metri di lunghezza era stato rubato senza che nessuno vedesse niente! Vi risparmio il racconto delle peripezie che ci siamo trovati a dover affrontare per rientrare in Italia con i soli vestiti che avevamo addosso, aiutati dalla gentilissima metropolitan police, anche se la copia della denuncia costa £ 90pound ,una vera tassa sul furto e da degli amici di famiglia non certo grazie al consolato italiano che mi concesse un misero prestito di £150 pound mentre e a mia moglie non veniva concesso niente, in quanto non aveva documenti evidentemente rubati e i figli essendo minori non potevano usufruire di niente:incredibile! Certo ci siamo confortati con il pensiero che ci sono anche modi peggiori di perdere gli automezzi ma quando ho letto il Suo post, sul alto senso civico dei Londinesi sono sobbalsato sulla sedia e ho dovuto raccontare questa vicenda che ancora mi brucia ! Del camper non ho saputo più nulla.

  5. Ci sono eccome le contraddizioni terribili di cui il racconto di Cristiano da’ un saggio (per esempio che non vi capiti di dover lasciare una macchina in panne a margine di strada su una tangenziale per anche una sola notte.. o preparatevi a raccoglierne i tizzoni fumanti). Ma c’e’ (eccome se c’e’) quel quid che fa struggere di nostalgia lacerante per un paese (Britain, piu’ che Londra, che di tutta l’UK e’ il posto meno britannico) che “ti accoglie”, che ti fa sentire parte di esso se solo gli dai il tempo di “lavorarti dentro”. A me che ci ho passato solo gli ultimi otto anni di vita, manca e continuera’ per sempre a mancarmi. Il Tamigi e’ diventato e restera’ sempre “uno dei miei fiumi”.

  6. prendo atto del terrificante racconto di Cristiano Castagno e di quel che ci dice l’ex oxfordiano Filippo Cintolesi, ma per me che per anni ho avuto come una forma di rifiuto nei confronti del Regno Unito, sia per il mio essere francisant e cultore del francese e della Francia, sia per la mia ignoranza linguistica (che tuttora permane, anche se dicono che il mio “inglese” vada pian piano migliorando), Londra e la Gran Bretagna costituiscono la più bella “scoperta” degli ultimi anni. E sono ben contento sapendo che Londra “mi avrà” ancora lunedì 11 e martedì 12. Un breve blitz, ma conto di farne parecchi altri nel corso dell’anno…

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