Strani stupori… brunelleschi. Montalcino, i giornalosti e Massobrio

Ieri Paolo Massobrio nella sua Notizia del Giorno inviata via mail dal Club di Papillon a chi ne fa richiesta pubblicava, dopo una news intitolata “Brunello Superstar” dedicata al “successo del Brunello di Montalcino che sta spopolando soprattutto al di là dell’Oceano”, una sua “Cartolina al mondo del Brunello” che penso sia utile riportare integralmente.
La cartolina diceva: “A me stupisce invece sempre un’altra cosa: non si parla mai seriamente di un’annata, del suo valore, di come è fatto questo vino, di quale sia la tendenza dei suoi oltre 140 produttori. Sembra che le notizie debbano solo essere sensazionali quando si parla di Montalcino. Pochi giorni fa c’era la news che qui c’è la più affollata società multietnica (e a Cinisello Balsamo no?). Adesso esce in prima pagina questa della vendita en primeur; poi si leggerà delle stelle, confondendo i valori di una vendemmia (quella del 2007) con quelli di un vino (quello del 2003), che sarà in degustazione la prossima settimana.
E mi viene il dubbio che se viene accolta la degustazione con tutto questo prologo di incensamento, magari c’è qualcosa da nascondere, ma è solo un dubbio. Alla massa dei lettori arriverà comunque e sempre la notizia che il Brunello è pur sempre il miglior vino d’Italia nel mondo, nonostante l’abbondanza di buon legno che trapassa il palato.
Dei 100 giornalisti e giornalosti che per due giorni assaggeranno e sputeranno non interesserà molto  e il cronista diRai 3 che ormai è diventato un volto famigliare chiederà i pareri ai degustatori e poi, miracolo dei tagli, manderà in onda quelli benevoli (è la comunicazione bellezza!).
I commenti di chi ci mette il fegato, dunque, non disturberanno neanche quest’anno la buona comunicazione Ilcinese. W il Brunello. Ovvia!”.
Concordo in pieno (con qualche piccola riserva che mi tengo per me e che magari comunicherò de visu al suo autore) con quello che Massobrio scrive, ma voglio fargli notare due semplici cose.
In primo luogo che si è dimenticato di ricordare chi diffonda, nell’imminenza di Benvenuto Brunello, queste “notizie” clamorose (leggi) e le fa arrivare, ricevendo spazi, attenzioni e citazioni, ai quotidiani e alla televisione, e di dire chi sia il celebre sito Internet, che diffonde wine news e promoziona notizie e comunicati su aziende e consorzi (ma lo fa in maniera specchiata ed evidente a chiunque).
Sito, Winenews.it, che da anni ha anche l’incarico di curare le pubbliche relazioni del Consorzio del Brunello di Montalcino.
Seconda cosa. Mi stupisce, e tanto, lo stupore di Massobrio, perché con i responsabili di quel sito Internet lui, a differenza di me, è sempre stato pappa e ciccia, ha sempre avuto rapporti idilliaci.
Quanto al cronista di Rai Tre, lo ricordo benissimo, ma a differenza di Massobrio, che è stato intervistato da lui, magari su indicazione precisa del responsabile dello stesso sito, che durante Benvenuto Brunello fa anche il regista, indica chi intervistare, fa da tramite tra le aziende (soprattutto le più potenti e ricche) ed i giornalisti, invita, briga, fa insomma pubbliche relazioni (il suo mestiere), io, che non sono mai stato intervistato da lui, e mai mi capiterà di rispondere al suo microfono, non mi stupisco che intervisti solo chi parla bene, quasi a comando, del Brunello, di Montalcino, del Consorzio, delle aziende.
E’ questa la logica, se così si può dire, di gran parte della comunicazione sul vino oggi in Italia, delle sinergie sempre più strette tra comunicatori, consorzi, aziende, giornali, pubblicità.
Resto pertanto sorpreso, io che di questa cupola non faccio parte, e ne ho palese disistima e “giornalosto”, definizione stupenda coniata dal mio indimenticabile ex direttore di A tavola Germano Pellizzoni, non sono, che Massobrio, che non si può proprio dire che di questo mondo e modo di fare sia un oppositore tenace e dichiarato, si stupisca.
E’ questo il mondo del giornalismo del vino italiano, bellezza, e mister Papillon, che non è nato ieri, dovrebbe pure saperlo….

0 pensieri su “Strani stupori… brunelleschi. Montalcino, i giornalosti e Massobrio

  1. Caro Franco,
    non conosco di persona Massobrio, se non di vista e per fugaci incontri in occasioni professionali, e quindi non mi pronuncio.
    Ma la sintesi l’hai fatta tu stesso con una frase scultorea di cui, come ben sai, condivido ogni singola sillaba: “E’ questa la logica, se così si può dire, di gran parte della comunicazione sul vino oggi in Italia, delle sinergie sempre più strette tra comunicatori, consorzi, aziende, giornali, pubblicità”.
    C’è altro da aggiungere? A me non sembra. Tutto è chiaro. Non si può non vedere. Si possono darne letture diverse. Ma non si può negare l’evidenza.
    E Montalcino essendo Montalcino, è ovvio che le cose siano anche più pompate che altrove.
    Comunque tra una settimana ci siamo e vediamo che succede!
    Ciao,

    Stefano

  2. che succede lo sappiamo già Stefano (anche se sono felice di scendere in Toscana e di poter vedere qualche amico come te e ritrovare qualche collega italiano e straniero che stimo profondamente e della cui amicizia mi onoro): troveremo tanti vini fasulli, tanta fuffa, tanto lavoro per cisterne e autostrade e winemaker consulenti, tante falsità e tanti “colleghi” che si prendono per oro colato queste fandonie.
    Per riparare ai danni al mio palato e al mio fegato che mi faranno i molteplici assaggi ilcinesi ho già provveduto: giovedì, venerdì e sabato quattro incontri in cantina e tre cene con tre Produttori veri (e amici), uno dei quali il suo Brunello, IL BRUNELLO, non lo propone certo alla kermesse nella fortezza. Saranno quattro momenti, d’assaggio, ma soprattutto umani, che mi ripagheranno della confusione trionfante che fatico sempre di più a sopportare…

  3. Franco, la prima cosa che mi è venuta in mente leggendo il commento è meglio che la tenga per me.
    Ma invece vorrei farle notare che così sembra che sia tutta “cacca”, forse qualcuno comunque merita un pò più di rispetto e non di essere generalizzato.
    Luciano

  4. A caso ripensato
    Anche noi ci troviamo a dover fare buon viso a cattiva sorte con i vari giornalisti che passano di li al banchetto, spesso manco ti guardano in faccia, se sei fortunato ti dicono “uhmm… non male” oppure sputano sentenze tipo “sai noi sul GR non pubblichiamo chi ha un vino solo”, altri che vanno a pendere dalle labbra dei vari “fenomeni” autoctoni o importati per sentirsi raccontare che loro l’uva la selezionano acino per acino , il vino lo filtrano personamente bevendolo e poi ripisciandolo e tante altre cazzate che giusto voi potete crederci, ma vai nella vigna a settembre, dai retta.
    Sicchè ogniuno pensi al suo di fegato e anche io quando sorriderò al giornalista di turno penserò “in culo a te e quello che pensi tanto la metà l’ho gia belle venduto e riscosso”
    Con profondo rispetto
    Luciano

  5. prendo atto che un produttore di Brunello di Montalcino scrive così “Sicchè ogniuno pensi al suo di fegato e anche io quando sorriderò al giornalista di turno penserò “in culo a te e quello che pensi tanto la metà l’ho gia belle venduto e riscosso” ed eviterò accuratamente di degustare il suo vino o avvicinarmi al suo banco d’assaggio. Complimenti!

  6. Caro signor Luciano,
    ho l’impressione che lei, accecato da un – in parte comprensibile, ma questo è un altro discorso – generale risentimento verso i giornalisti (così però fa di ogni erba un fascio offendendo l’intera categoria, esattamente come accusa Ziliani di fare con i produttori), abbia equivocato.
    Non credo (anzi, ne sono certo, ma preferisco lo ribadisca lui stesso) che Franco volesse dire quello che lei gli mette in bocca.
    Il discorso verteva sul “sistema” che sovraintende ai rapporti tra produttori, consorzi, giornalisti, comunicatori e pubblicitari e che quindi coinvolge me, lei e parecchia altra gente. In riferimento a questo, Ziliani ha giustamente scritto che “…è questa la logica, se così si può dire, di gran parte della comunicazione sul vino oggi in Italia, delle sinergie sempre più strette tra comunicatori, consorzi, aziende, giornali, pubblicità”.
    Nè mi pare che, nella successiva risposta, abbia generalizzato accusando “tutti i produttori” di fare vini fasulli. Tra tutti e tanti c’è una bella differenza. E lei, come produttore, sa benissimo che in giro di Brunello più o meno finto ce n’è tanto. Quindi dov’è lo scandalo?
    Allora, delle due l’una: o sta dalla parte buona dei produttori e allora deve avercela con i suoi colleghi poco corretti e non con i giornalisti che dicono il vero; oppure sta dalle parte “furba” e allora forse avrebbe fatto meglio a tacere.
    Ma se ammette che c’è una parte furba, perchè non fa sentire la sua voce in consorzio e tra i produttori seri?
    Un’ultima cosa. Lei ha ragione, e lo sottoscrivo ufficialmente, che molti produttori meritano rispetto, al pari di molti bravi giornalisti.
    Produttori bravi e giornalisti bravi hanno dunque un nemico in comune: i cattivi produttori e i cattivi giornalisti. Ma finchè l’una e l’altra categoria non cominceranno a far fuori le mele marce e corporativasmente difenderanno la propria parrocchia, non si farà mai un passo avanti.
    Domanda finale. Se il suo pensiero ricorrente, quando le passa un giornalista nei pressi, è “in culo a te e quello che pensi tanto la metà l’ho gia belle venduto e riscosso”, mi sa spiegare perchè lei e il suo consorzio i giornalisti li invitano? Basterebbe non invitarli. O invitare i tanti compiacenti.- E il problema sarebbe risolto. Non le pare?
    Saluti,

    Stefano Tesi

  7. Stefano, io penso addirittura che un Consorzio serio un produttore che fa un “ragionamento” del genere e molta tanto disprezzo nei confronti dei giornalisti dovrebbe invitarlo a starsene a casa e a non partecipare alla degustazione. Per quanto mi riguarda é come se la sua azienda non fosse mai esistita. Non assaggerò di certo i suoi vini né ora né in futuro e “in c..o” di vada lui, sto cafone!

  8. Signor Luciano, io non conosco lei né i suoi vini dunque non mi permetto di giudicare la persona né il produttore. Posso però garantirle che conosco, per giunta anche abbastanza bene, alcuni produttori in diverse regioni che “l’uva la selezionano acino per acino , il vino lo filtrano personamente bevendolo e poi ripisciandolo e tante altre cazzate che giusto voi potete crederci, ma vai nella vigna a settembre, dai retta” e sono stato nelle loro vigne nonché nelle cantine a settembre e pure a ottobre. E tutte quelle cose non mi sono sembrate cazzate.
    Non spari nel mucchio solo perché Ziliani l’ha un po’ fatta arrabbiare, ci sono buoni e cattivi giornalisti e lo stesso vale per i vignaioli per le persone in genere.
    Per il resto mi tocca quotare Stefano Tesi. E qui comincio sul serio a essere preoccupato.

  9. Caro Franco,
    questo carteggio è anche una cartina di tornasole: vediamo che posizione prende il consorzio verso un produttore che ragiona a colpi di “in culo a te e quello che pensi tanto la metà l’ho gia belle venduto e riscosso” e che manda a quel paese i giornalisti. I quali giornalisti, non dimentichiamolo, pur con tutti i loro difetti sono lì invitati da loro e stanno facendo il proprio lavoro.

    Stefano

  10. Se possibile mi vorrei scusare pubblicamente e solo adesso rileggendolo e riflettendoci sono stato troppo pesante ho generalizzato, uniformando buoni e cattivi.
    Vorrei perciò signor Franco che accettasse le mie scuse e di avere la possibilità di chiarire di persona il mio pensiero.
    Luciano

  11. Conosco Luciano e i suoi apprezzabili vini. Sinceramente non mi aspettavo una reazione del genere, sebbene so che è un tipo “di pancia”. Onestamente mi sembra che abbia esagerato e mi auguro che esprima le sue scuse proprio qui in questo post, soprattutto perché con Franco ha proprio sbagliato a puntare il dito.

  12. Luciano, non deve scusarsi con me, ma con tutta la categoria dei giornalisti (seri o meno seri) che ha mandato aff… e con il Consorzio di Montalcino ed i produttori (tra cui, come avevo scritto, ci sono sia persone serie che altre meno serie: non avevo fatto di tutte l’erba un fascio) ai quali ha fatto fare, come produttore di Brunello di Montalcino, una pessima figura.
    Non credo che al Consorzio gradiscano che un associato si comporti in maniera tanto volgare e sgradevole.

  13. Franco, ha ragione e vorrei scusarmi con tutti, giornalisti, colleghi e chiunque possa essersi sentito offeso,non ho mai pensato quello che ho scritto se non in quel momento di eccesso.
    Vogliate, se possibile, scusare il mio commento
    Luciano

  14. Tuttavia credo anche che – e con questo non voglio giustificare il modo in cui il sig. Luciano si è espresso – la parola scritta sia quasi sempre fonte di fraintendimenti. E il vero dramma è che spesso perfino parlandosi vis à vis è difficile comprendersi.

  15. A dirla tutta, che molti giornalisti non siano simpatici ai produttori (e non solo) questo è risaputo, così come molti produttori non sono simpatici ai giornalisti. Fin qui, tutto sommato è cosa normale e prevedibile, soprattutto quando chi scrive non risparmia critiche e chi produce non la racconta tutta sugli intrallazzi che fa.
    Il problema di Luciano, invece, è che pur essendo un lettore assiduo di questo blog, pur avendo sempre una grande stima per il giornalista Ziliani, si è lasciato trasportare da una serie di affermazioni decisamente imbarazzanti e fuori luogo, sentendosi direttamente coinvolto dal post di Franco, cosa che ovviamente non era, visto che non ha neanche mai assaggiato i suoi vini né lo conosce.
    Ora, Luciano ha espresso qualcosa che aveva fra i denti da chissà quanto tempo, nel modo peggiore e nell’occasione sbagliata, magari molti altri pensano le stesse cose ma non le esprimeranno mai semplicemente perché sono più furbi e meno schietti.

  16. certo Roberto, dobbiamo ringraziare il semplice fatto che siano “ipocriti” o furbi e “meno schietti”, perché non ci abbiano mandato aff… come ha brillantemente fatto il “signor” Luciano, produttore in Montalcino… O magari é semplice questione di buona educazione, che o la si ha oppure… Ma sono curioso di sentire cosa pensi il presidente del Consorzio, il conte Marone Cinzano, di questo associato che si esprime in questo modo, alla vigilia di Benvenuto Brunello, nei confronti dei giornalisti che il Consorzio invita alla manifestazione. Una cosa é certa, delle sue scuse non so proprio che farmene e che i suoi vini li faccia assaggiare a chi vuole. Per me hanno cessato di esistere

  17. Franco,
    e personalmente chiudo qui, non ci sono dubbi su questo, non lo sto giustificando minimamente, dico solo che è stato avventato perché ha espresso un pensiero pesante e irriverente pubblicamente, cosa che nessuno normalmente fa, anche se nella sua testa non è escluso che abbia pensieri ugualmente sboccati. Le relazioni pubbliche richiedono comunque un bon ton, poi privatamente ci si può dire quello che si vuole, prendendosene tutta la responsabilità.

  18. Vorrei prendere spunto da questo infortunio comunicativo occorso fra Luciano e questo blog, per porre la questione del “che fare?”. Mi spiego. Sembra di capire fra le righe che da alcuni, da Franco in particolare, si auspichi un’azione sanzionatoria, o per lo meno censoria, da parte di un consorzio nei confronti di un proprio membro. D’altra parte, e precedentemente, si denuncia un sistema di collusione fra comunicatori, consorzi e giornalisti. La chiamo collusione perche’ quando si passa la soglia definibile come “collaborazione” credo che si passi anche la soglia del deontologicamente corretto. Bene, io mi domando a questo punto: a fronte di questa rilevazione di uno stato patologico nei rapporti fra “reporter” e “reported”, fra critico e criticando, fra controllore (in un certo senso) e controllato, che cosa si propone come possibile intervento (non oso parlare di soluzione)? Che una delle parti in gioco (i produttori singoli o consorziati, nonche’ le loro agenzie di comunicazione) sia possa voler ricercare la suddetta collusione, mi pare piu’ che plausibile. Come detto appunto: “e’ la comunicazione, bellezza”. Che l’altra parte (la stampa almeno teoricamente “indipendente”) possa non dico ricercarla ma anche solo tollerarla, mi pare molto meno plausibile, anzi mi parrebbe dovesse essere scontato l’esatto contrario: “non e’ per nulla la stampa, bellezza”.
    Da quest’ultima considerazione mi pare discenda che la responsabilita’ dell’intervento a proposito del citato stato patologico dei rapporti ricada piu’ sulla seconda parte che non sulla prima. Anche in tal caso esiste un Consorzio, anche se il suo nome e’ Ordine.
    Al di la’ dei meritori casi di denuncia provenienti dall’interno, che pur esistono (e questo articolo ne e’ un esempio), che cosa auspicare ?

  19. non mi pare che in questo post e nei commenti che seguono ci facciano bella figura nè i produttori nè i giornalisti…
    però io la vedo sempre un pò dal di fuori e magari c’è qualcosa che non so. A me la reazione di Luciano non è parsa così tremenda e in ogni caso si è scusato e a casa mia chi si scusa (addirittura 2-3 volte) non merita questo trattamento. Poi magari il consorzio vi ha fatto cose terribili in passato ma a me pare solo l’ennesima prova che il rapporto tra produttiri di vino e giornalisti di settore è sempre più in crisi, ma non so dire di chi sia la colpa.
    Però posso dire che la gente legge sempre meno guide e company e vini prima li assaggia e poi li compra.
    quindi di sicuro c’è un rapporto di fiducia da ricostruire, e deve essere un impegno di tutti, ovviamente a cominciare dai produttori con le loro autocisterne e le magie in cantina e certa stampa compiacente (che per fortunA IN QUESTO BLOG compare molto poco)
    buon lavoro!

  20. Caro Roberto,
    lapidare il povero Luciano per quello che poco riflettendo ha detto mi parrebbe esagerato. Però siamo tra adulti pensanti e quello che si dice bisognerebbe ponderarlo bene, prima di parlare o, peggio ancora, di scrivere.
    Non dubito che Luciano sia un produttore serio, ma sono anche certo che sotto il profilo della correttezza e della coerenza Franzo Ziliani, come del resto tutti i colleghi che gli sono “filosoficamente” vicini, a cominciare da te, non possa essere in alcun modo discusso. Quindi non esisteva forse luogo meno indicato di questo blog per sputare il rospo che Luciano, come entrambi abbiamo osservato, aveva evidentemente in gola da tempo.
    Ma se è così, e se cioè anche i produttori seri hanno un tale malanimo preconcetto verso i giornalisti come categoria in sè, al punto di pensare, quando ne vedono uno, “in culo a te e quello che pensi tanto la metà l’ho gia belle venduto e riscosso”, significa che siamo di fronte alla punta di un iceberg su cui tutti devono riflettere.
    Noi, per capire il perchè di tanto diffuso livore. Loro, che facendo di ogni erba un fascio dimostrano di non aver capito nulla della dialettica e della critica che stanno alla base dell’informazione. E i consorzi, che con grande profusione di mezzi invitano alle loro kermesse la stampa di mezzo mondo, blandendola ipocritamente da un lato e desiderando strozzarla (visto che i consorzi sono costituiti dai produttori) dall’altro.
    Ma allora a che serve tutta la messinscena delle anteprime? E’ solo facciata, marketing, pr?
    Mah…
    Ciao,

    Stefano

  21. Gori, prima di parlare tanto per sciacquare la bocca come hai fatto, tanto per fare la figura del buonista o del liberale prova tu a farti mandare aff da un produttore di vino e poi vediamo come reagisci… Questo signore si é comportato da maleducato e non ha alcuna attenuante. E’ solo una forma di umana pietas nei suoi confronti che, alla fine, m’indurrà a non informare il Consorzio del suo “stile”…

  22. Come vedete si torna sempre al solito punto, in questo e in tanti altri post precedenti: siccome ambedue le categorie hanno mele marce a iosa (secondo noi, perchè secondo loro invece sono mele ottime in quanto artefici degli inciuci), la contrapposizione non è tra produttori e giornalisti ma tra produttori e giornalisti coerenti e produttori e giornalisti scorretti.
    Tutto ciò senza voler fare le verginelle, sia chiaro. Ma che il marketing la faccia da padrone tanto nelle cantine quanto nelle redazioni non lo scopro certo io. E non solo nel settore del vino.
    Di qui la sempre maggiore difficoltà che la stampa seria ha nel proporre al mondo produttivo una sua immagine presentabile, oltretutto quando sa che di fronte ha spesso “cisternisti” professionali ed abili manipolatori di cantina.
    Ma la strada è una sola: via le ipocrisie, i luoghi comuni, i buonismi, il politicamente corretto, il conformismo imperanti e tornare al linguaggio aspro e al confronto brusco, in cui però le parti siano chiare e le posizioni ben distinte.
    Come dice Lester Bangs a William Miller in “Quasi Famosi”: “Sii onesto, Onesto e spietato”.

    Stefano Tesi

    Stefano

  23. @Stefano
    Ineccepibile e condivisibile.
    E’ proprio questo il punto. Forse ci illudiamo un po’ troppo che queste manifestazioni abbiano uno scopo socializzante.
    Intendiamoci, fare di tutta l’erba un fascio è sempre sbagliato, però credo che l’atteggiamento deprecabile che ha avuto Luciano Ciolfi, che è alle prime armi ma ha già visto cosa certa stampa premia, cosa certe commissioni lasciano passare, come i consorzi siano dominati da pochi che condizionano tutti gli altri.
    E’ chiaro che, con una situazione del genere, tutt’altro che limpida, dove il più forte non è affatto il più bravo né il più onesto ma semplicemente conta di più perché produce di più, il piccolo non si sente di certo tutelato, ma essendo piccolo in qualche modo deve fare buon viso a cattivo gioco.
    Se poi, quando propone il suo vino, si trova di fronte “giornalisti” che vanno dove tira il vento, è difficile ingoiare il rospo un’altra volta e andare avanti.
    Sono convinto che Luciano, che personalmente conosco ormai da quasi 3 anni, sia incappato in un atteggiamento alimentato da rancori antichi, che neanche gli appartengono ma che sono nell’aria.
    Dispiace che una persona che lavora onestamente finisca con il farsi del male da sola, per immaturità e inesperienza.

  24. Roberto, quando avevo letto quel tuo “personalmente chiudo qui” sono sobbalzato sulla sedia. Ma come, proprio tu che i toscanacci li difendi a spada tratta, proprio tu che sei l’unico che puo’ comporre la vicenda con sano buonsenso, proprio tu rinunci? Ma adesso che vedo che sei tornato all’assalto e (ne sono certo) non mollerai per stanchezza nemmeno piu’ in la’, posso stapparmi un bel Tannat dell’Uruguay 2006 davanti al monitor con tutta tranquillita’. Anche in questo arduo compito ce la farai. Come quelli che hanno fatto un ottimo rosso nel 2002 a Montalcino.

  25. Chi passa su questo blog, dovrebbe sapere bene come scrive e come pensa il padrone di casa a proposito del vino, di certa stampa, di certi produttori e di certi maghi di cantina.
    Essere mandati affanculo, non fa piacere, meno che mai quando uno non se lo merita e quindi è comprensibile la reazione del padrone di casa, Franco.
    Luciano se ne è andato in uno sfogo sciamannato e sgangherato, posso capire il suo stato d’animo e la sua rabbia, nel mio piccolo (per il trattamento a cui sono stato sottoposto nell’ultima azienda in cui sono stato, la rabbia nei confronti di certi disonesti sprovveduti, non verrà mai meno) ma c’è modo e modo di dire le cose e farsi trascinare dall’impulsività e dalla rabbia di un momento, non va bene.
    Si può ragionare, dire che in questo mondo, forse un pò troppo dorato ci sono furbi di ogni specie e troppi incroci fra categorie che per il loro lavoro dovrebbero essere più stagne e indipendenti e mille altre cose.
    Ma tutto questo non deve uscire dalla buona educazione e poi accidenti al buonismo, se uno merita di essere mandato a quel paese, che ci vada, ma almeno che dietro ci siano gli argomenti per farlo, e poi non per fare la difesa d’ufficio di Franco Ziliani, ma lui non merita proprio di andarci.
    Se uno vuole leggere un articolo o una recensione su un vino o un produttore, qui troverà il suo parere di divulgatore, non di venditore!!!

  26. troppo gentile Andrea, mi confondi con le tue gentilissime parole! Quanto a Montalcino qualcuno, troppo preso a mandare aff i giornalisti, quorum ego, si dimentica che il sottoscritto ha difeso dalla condanna sommaria che bocciava aprioristicamente l’annata 2002 i buoni Brunello (buoni, non eccezionali) che alcuni produttori sono riusciti comunque a tirare fuori, e che per sostenere le sorti del Rosso, che da sempre giudico non il fratello minore del Brunello, ma l’altro grande vino di Montalcino, ho addirittura organizzato un fortunato banco d’assaggio anni fa a Milano…

  27. credevo di essere stato chiaro: non mi interessa quello che pensa ora, quello che dice. Doveva pensarci e ragionare prima di insultare, le sue scuse non mi fanno né caldo né freddo, mi lasciano totalmente indifferente. E chiudiamo qui questa vicenda, che é meglio per tutti.

  28. Franco, hai assolutamente ragione.
    Ma quale perdono, ma quale indulgenza, una STALINica severità invece si impone!!

    Così mi piaci, severo verso tutto e tutti, sguardo arcigno e severo, senza se e senza ma.
    Si dovrà ricredere, dovrà fare pubblica ammenda, chi aveva letto nei tuoi post su Farinetti e sul Giove Tonante un’ondata di ingiustificato buonismo.

    Il vero Ziliani è vivo e lotta come sempre assieme a noi. Avanti !!!!!!! 😉 😉 😉

    Ciao

  29. Chiusa.
    ma questa discussione ha aperto una bella finestra su alcuni tuoi articoli riferiti all’annata 2002 a Montalcino, alcuni dei quali mi sono rimasti nel cuore come questo:
    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=11&IDNews=1310).
    Ma sottolineo anche i tuoi bei commenti ai Rossi di Montalcino 2002 di Gianni Brunelli, Siro Pacenti e Lisini
    (eccoli qui:
    http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDCategoria=-1&IDNews=305 , http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDCategoria=-1&IDNews=271 , http://www.winereport.com/winenews/vino_settimana/scheda.asp?IDCategoria=-1&IDNews=261).
    Se poi mi consenti un parere personale, io ho bevuto anche il Rosso di Poggio di Sotto del 2002 e non sono svenuto, ma se ci lasciava aprire un’altra bottiglia non lo so come finiva…

  30. Ci riprovo, con parole diverse e in forma affermativa anziche’ interrogativa.
    Io credo che il problema non sia mandare a fare in culo, quanto mandarci “i giornalisti”. Mi ricorda l’atteggiamento contro “i politici”. Il quale a sua volta e’ parente del morettiano “rossi.. neri.. so’ tutti uguali.. tanto rubbano tutti”. Io credo che il problema stia nel volersi o non volersi assumere la responsabilita’ di fare nomi. I nomi invece vanno fatti. Luciano sarebbe stato piu’ informativo, e percio’ piu’ utile alla causa, se avesse specificato quali giornalisti meritavano a sua opinione di essere dileggiati (e’ pur vero che un indizio l’ha anche dato con la sua citazione del GR che non pubblica chi ha solo un vino). Io confesso che l’anno scorso, alla mia prima (forse ultima, forse no) uscita in contesti mondani quale Anteprima Chianti Classico alla Stazione Leopolda, mi sentii abbastanza in imbarazzo quando alla lettera dell’invito che acchitava i produttori con l’occasione della cena di gala dove avrebbero potuto “mangiare a tavola con i giornalisti”, dovetti sovrapporre la realta’ di una serata gia’ blindata dai produttori piu’ noti che avevano “rapito” i giornalisti importanti e tenendoli in mezzo come fanno i carabinieri con gli arrestati li scortarono al tavolo gia’ deciso e predeterminato, in modo che ai poveri ascari non rimaneva che sedersi ai tavoli “periferici” a contarsela su fra loro sfigatelli. Andrea Pagliantini che era con me mi e’ testimone quando per esempio faccio il nome di Thomases (di gran lunga il piu’ cortegg.. ehm il piu’ guardato a vista). Ora io dico: chiaramente un consorzio (inteso come collettivo di produttori) non ci fa esattamente la figura del gran signore a comportarsi cosi’. Ma i giornalisti che accettano simile corteggiamento obnubilante direi che ne fanno una ben peggiore. Allora concludo: perche’ non li sputtaniamo/ate, facendone i nomi, i giornalisti che accettano di colludere a tal punto con alcuni (pochi) produttori (da citare pure questi ma loro fanno solo quel che e’ magari poco signorile, ma perfettamente comprensibile che facciano).

  31. oh Filippo io questi atteggiamenti di comunella, sinergia, complicità li denuncio da anni e nomi e cognomi li ho sempre fatti! Non voglio criminalizzare più di tanto Luciano per aver così clamorosamente sbroccato. Ma non voglio nemmeno concedere un perdono che sa tanto di buonismo e volemmose bbene.Senza arrivare al tipo di severità preconizzata da vignadelmar (ma io non prevedo né purghe né olio di ricino…) é giusto che Luciano rifletta sul suo errore. Se c’é stato qualche “collega” che é stato scorretto con lui, se la pigli con lui e non mandi affa il sottoscritto che di quelle oscene commistioni tra stampa e aziende é da sempre un severo censore. E non se la prenda con me, quando dico che a Montalcino é pieno di “Brunello” largamente taroccati. Ci sono, i giornalisti li assaggiano e lo sanno, lo sanno gli stessi produttori, lo sanno anche in Consorzio, almeno con la passata gestione (spero tanto di no con questa) e non nascondiamoci dietro ad un dito e non scandalizziamoci come candide “verginelle” per questa verità!
    Qui chiudo i miei interventi e rimando chi vorrà intervenire, al tema di partenza, dal quale, causa l’entrata a piedi uniti di Luciano, ci siamo decisamente scostati…

  32. una domanda che mi ritorna ogni qual volta mi capita di passar per le vocate terre toscane (che amo e fanno parte della mia storia): ma i vigneti … dove sono? trovo che gli ettari toscani siano equivalenti alle nostre giornate (piemontesi)… e le rese…. (80.000 bottiglie, pari a 10 ettari, caspita, ne vedo un bel 500 metri quadri! come il mio orto, “no,mi dice il produttore, il resto è dietro alla collina…” ma trovo solo bosco) o le percentuali varietali nei blend…. la natura è davvero miracolosa, le percentuali sono spontanee: ciò che la terra crea l’uomo raccoglie. avete presente le coltivazioni dei pomodori a grappolo? si, quelle che corrono a terra, senza tutori ne diradamenti, trattamenti anti peronospora o oidio (che strane parole!), una gamma da manuale di ogni tipo di malattia della vite è presente, compresa la flavescenza dorata (“scafoideus titanus, dico, anche qui è presente? – non saprei, devo chiedere al tenico, l’ingegnere al momento è assente).
    ben vengano i seri e reali controlli nella povera zona piemontese del Barolo e del Barbaresco, ove ogni centimetro quadrato è censito e ricensito 2 volte all’anno con tanto di foto satellitari e sopralluoghi, controllo delle singole barbatelle e sesti d’impianto… monitoraggi delle eventuali affezioni della vite etc…
    se tutto questo valesse anche per il resto d’Italia, l’immagine nazionale sarebbe assai differente!
    E per la Toscana in genere, per quei produttori seri ed onesti sarebbe sicuramente positivo.
    le disposizioni sono nazionali, i controlli regionali, i controllori… locali.
    e ci lamentiamo del governo?
    buona giornata a tutti

  33. Franco, mi spiace se non sono stato capace di farlo capire meglio: il mio intervento non aveva nulla a che fare (se non lo spunto) con l’infortunio di Luciano. Al contrario mi pare di essere stato molto aderente al tema di partenza del tuo articolo. Come sempre i presenti sono esclusi, e in particolare TU sei escluso (perche’ di nomi mi pare che non ne lesini). Ma credo che il costume piu’ largamente condiviso sia un altro, quello cioe’ di evitare di citare i responsabili di quanto non sembra opportuno, in nome di uno di quei tanti adagi insopportabili quale “dire il peccato ma non il peccatore”. Non siamo in un confessionale e non si tratta di peccati. Siamo in una societa’ (auspicabilmente) civile e si tratta di comportamenti scorretti. E’ d’uopo denunciare CHI tiene questi comportamenti scorretti.

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