Barolo 2004: da Serralunga d’Alba segnali chiari di assoluta grandezza

Ritorno dalla mia (quasi) due giorni a Serralunga d’Alba non solo inebriato di Langa e, come direbbe Lucio Battisti (senti) “innamorato sempre di più in fondo all’anima per sempre tu” (l’oggetto del mio amore ovviamente la terra del Barolo e del Barbaresco) ma con alcune assolute certezze che, in rapida sintesi, vi elenco:
il 2004, come già fatto capire chiaramente dagli ottimi Barbaresco, è un’annata grandissima in Langa. Un’annata classica a misura del Nebbiolo;
da Serralunga d’Alba, come ho potuto chiaramente capire da una godibilissima degustazione di oltre 30 Barolo (dispiace siano mancati all’appello i vini di Fontanafredda, Ceretto, Batasiolo, Pio Cesare, Luigi Pira…) targati semplicemente Serralunga, oppure singoli cru, che ho avuto l’opportunità di fare in tutta tranquillità la mattina di sabato 8 marzo grazie alla preziosa collaborazione degli amici della Bottega del Vino del più alto e isolato dei comuni del Barolo, parte un segnale di assoluta chiarezza: il Barolo 2004 è e sarà grandissimo. Un vino da comprare e mettere in cantina, oltre che da cominciare a bere (anche se giovane) perché già di fantastica piacevolezza;
il 2004 è l’annata perfetta a misura di Barolo classici, con uve splendide da cui si potevano ottenere proprio tutte le sfumature, i chiaroscuri, le delicatezze, la struttura, il nerbo, la complessità, l’eleganza che rendono il Barolo un vino unico ed inimitabile. Di più: il miglior vino del mondo;
chi ha la fortuna di godere di vigneti super nella zona del Barolo ed in particolare a Serralunga d’Alba, ha potuto ricavare vini che fanno assolutamente sognare. Due nomi su tutti: Falletto e Rocche dei Falletto di Bruno Giacosa, fatto anche con l’aiuto del bravissimo enologo in uscita, Dante Scaglione (il più grande vino, soprattutto il secondo, della mia degustazione rigorosamente alla cieca) e Cascina Francia, nonché Monfortino, di Giacomo Conterno, che ho assaggiato ancora in botte. Come l’incredibile, stesso vigneto, Barbera d’Alba 2006. Roba da brivido; anche si deve “accontentare” di vigne come Parafada, Margherita, Broglio, Gabutti, Arione, Lazzairasco, Prapò, (sul Vigna Rionda non mi pronuncio, perché ho assaggiato, in altro contesto, solo un campione di 2004, ancora tremendamente bambino) ha tirato fuori cose da mille e una notte. Nebbiolosa e barolesca;
lo stile classico, tradizione, seppure riveduto, corretto, non fossilizzato e polveroso, aperto al nuovo intelligente, prevale nettamente a Serralunga, sui Barolo 2004, sullo stile moderno. Quello stile che anche in un’annata classica come questa suggeriva di giocare sull’eleganza e non sulla potenza (c’è già tutto nella scultorea massa michelangiolesca dei tannini del Nebbiolo!) e di rinunciare ad un eccessivo, protagonistico apporto di tannini da legno francese.
Cosa mi ha poi detto questa due giorni tra Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba (dove la sera di venerdì ho splendidamente cenato da Felicin, in compagnia di Davide Rosso e di un giovane enologo, Gianni Meleni, di cui sentirete parlare – e non solo per il lavoro che sta già facendo in una nota grande cantina dell’astigiano, ma per consulenze intelligenti fatte in Langa)?
Che ho aggiunto al ristretto, eletto novero dei Barolo del mio cuore, un Barolo di Serralunga – e che Barolo! – il Vigna Rionda riserva dei fratelli Franco e Roberto Massolino (aiutati da un altro giovane enologo molto bravo, Giovanni Angeli), grazie ad una degustazione verticale di 12 annate, dal 2002 (mais oui!) sino all’imperioso 1982 (passando per 2001, 2000, 1999, 1998, 1997, 1996: chapeau!, 1990, 1989, 1998, 1986) che mi ha regalato una delle più grandi, complete, assolute emozioni che una degustazione di più annate (e ho avuto il privilegio di farne parecchie) di Barolo mi abbia suscitato. Per la serie: quando una vigna è super, se il vignaiolo ne è interprete fedele e umile, se ne sa cogliere la voce e l’anima, se sa dare il giusto tempo ai vini, il risultato non può che essere straordinario.
Aggiungo poi un’altra notizia, ad uso e consumo dei lettori italiani ed esteri, di questo blog e di VinoWire.com. A Serralunga d’Alba c’è chi ha prodotto due Barolo riserva annata 2002 che faranno fare alla stampa che aveva decretato, ancora in estate, ancora prima della rovinosa grandinata del 3 settembre che colpì La Morra, Barolo, Novello, parte di Monforte d’Alba e sostanzialmente risparmiò Serralunga, ancora prima della vendemmia, ancora prima che le uve – bellissime – frutto di un settembre e di un ottobre dall’andamento da favola, venissero portate in cantina, che l’annata 2002 fosse non solo da dimenticare, ma nemmeno da prendere in considerazione, la figura del dilettante e dell’allocco.
Già alcuni onestissimi 2002, tutt’altro che piccoli, avevano dimostrato che anche in questa annata più piccola, con selezioni severissime, si potevano fare validi vini, ma saranno due vini blasonatissimi, con edizioni 2002 pienamente all’altezza del loro nome, a dimostrare senza timore di smentita che anche dal 2002, a Serralunga d’Alba, si potevano fare vini super.
Segnatevi i nomi e preparatevi, come formicuzze, a mettere via i soldini (parecchi) per cercare di acquistarne qualche bottiglia, che nel caso del primo vino saranno davvero pochine:
Barolo Vigna Rionda riserva 2002 Massolino (elegante, completo, classico) e un monumentale grandioso indescrivibile Barolo riserva Monfortino Giacomo Conterno.
L’assaggio del vino, da due botti di diverso formato, diverso legno, che Roberto Conterno, cui ho fatto visita venerdì sera, mi ha per la prima volta consentito, regalandomi una scossa assoluta e purissima, che un tizio una volta avrebbe definito da “faccino radioso”, mi ha convinto senza alcuna ombra di dubbio possibile e immaginabile che la scelta azzardata che Roberto e ancora prima il suo indimenticabile babbo Giovanni avevano fatto tra il 2002 ed il 2003 di destinare tutte le uve del vigneto Francia esclusivamente al Monfortino riserva, rinunciando alla produzione dell’altro enorme vino, il Cascina Francia, non era stato un azzardo, ma una scelta intelligente, consapevole e geniale.
Il Monfortino 2002 sarà all’altezza del suo blasone di più grande vino italiano in assoluto (scelta confermata, leggi, anche da un recente sondaggio tra una ventina di esperti condotto dalla rivista inglese Decanter) e mostrerà a chiunque lo acquisterà (peccato che costi così tanto…) quale incredibili vertici di grandezza il Barolo possa toccare.
Un’altra cosa confortante la mia due giorni a Serralunga d’Alba e dintorni mi ha detto: che due dei miei prediletti artigiani alimentari della zona, la Panetteria Cravero di Piazza Castello a Barolo tel. 0173 56134 – vedi – e la Macelleria Alessandro Garello a La Morra via Roma 13 tel. 0173 50397 – vedi – continuano a lavorare con intatta coscienza, serietà e onesta, proponendo la prima grissini stirati a mano, paste di meliga, brutti ma buoni, e pasticceria secca varia, il secondo carni di fassone, salsiccia, salumi, ecc. ecc. di primissima qualità. Se venite in Langa non mancate di fare loro visita a mio nome: non rimarrete delusi.
Mi è infine rimasto un divorante (non nel senso che mi laceri, m’impedisca il sonno, mi divida, ma che mi spingerebbe a divorare l’oggetto della mia perplessità anche a colazione non solo a pranzo e cena) interrogativo: meglio gli ineffabili, dolci, leggeri tajarin alle verdure di Da Felicin (vedi) o quelli croccanti, altrettanto angelici e gustosi, al leggero ragù di carne dell’accogliente Trattoria Cascina Schiavenza (vedi) proprietà della stessa famiglia che produce gli ottimi vini, tra i migliori di Serralunga, dell’azienda agricola Schiavenza?
Idea: e se invece di una verticale di Barolo, la prossima volta qualche anima buona, con buona pace del mio fegato e del mio colesterolo, mi ammannisse una verticale, orizzontale, obliqua degustazione, macché, abbuffata, di tajarin di questi due locali che amo e di altri ancora (ad esempio il ristorante Brezza a Barolo – vedi – il ristorante del Buon Padre a Vergne di Barolo – vedi – il ristorante Real Castello del Castello di Verduno – vedi – ) di tajarin, fino a togliermene la voglia almeno per una settimana?
Perché la Langa, non è solo Barolo e Barbaresco (nonché Dolcetto, Barbera, Freisa, Moscato), colline su colline che ti tolgono il fiato, bricchi, scenari mozzafiato e gente vera da abbracciare, amici che ti scaldano il cuore, personaggi estrosi, storie da raccontare “a millanta che tutta la notte canta”, ma anche un brasato al Barolo e un piatto di tajarin (o di raviole del plin…) fumanti, carne cruda tagliata a coltello, antipasti la cui sequenza tu vorresti non finisse mai, panna cotta e bunet.
Un pranzo e una “cena della meraviglie”, come direbbero Camilla Baresani e Allan Bay, che non ti stancano mai e rinnovano la tua fame, la tua sete di vita, la tua voglia di tornare in questa Langa che ti é entrata nel cuore. Come l’amore della vita…

5 pensieri su “Barolo 2004: da Serralunga d’Alba segnali chiari di assoluta grandezza

  1. Bravo, Franco, un bel racconto che fa fa crescere la voglia di andare in Langa e di rimanere per alcuni giorni a Serralunga d’Alba. Belle note anche per chi desidera acquistare ben informato.
    Salute
    Joan

  2. Egregio Franco Ziliani, condivido ben poco delle sue esternazioni politiche, mi trovo molyo più d’accordo parlando di vini, ma quando leggo quanto scritto sulla Langa, la sua professione d’amore, la sua gioia nel cercare di trasferire ad altri le sue sensazioni, bene, devo veramente complimentarmi con Lei ! Bravo !
    Giorgio

  3. ringrazio e prego di portare pazienza per quelle che lei definisce “esternazioni politiche” e che sono solo dimostrazione dell’inquietudine e della “incazzatura” di un cittadino italiano. Vedrà (vedrete) che il main theme di questo blog rimarrà sempre il vino (con qualche divagazione che spero mi perdonerete)

  4. ho bevuto il bricco boschis 2004 di cavallotto,
    ebbene un grandissimo barolo ancora un bambino in fasce ma che vino ragazzi,ma quanta vita avranno questi mostri si mostri,spero passi il
    tempo in fretta per poter bere gli altri che
    conservo in cantina,cascina francia,ravera cogno,cannubi boschis sandrone,prappo schiavenza,mascarello bartolo,brunate marcarini
    parafada massolino,casa mate elio grasso,spero
    di campare ha sufficenza.

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