Brunellopoli: prove tecniche di regime…

Dopo tre giorni di “disintossicazione” trascorsi tra Torino e la Langa del Barolo, sono tornato a leggere cronache e commenti vari, che si sono sviluppati su wine blog, forum vinosi, siti Internet, sull’annosa vicenda che con sintesi giornalistica é stata battezzata “Brunellopoli”.
Ho riportato una strana e ovviamente sgradevole impressione, che alla fine gli unici colpevoli di questa autentica vergogna, perché una zona vinicola seria e affidabile (per il consumatore soprattutto) non dovrebbe mai finire sotto inchiesta, sotto il mirino della Guardia di Finanza e dei Nas, per accuse pesanti come quelle che gli articoli dei quotidiani, dalle cronache fiorentine di Nazione e Repubblica, sino alle pagine nazionali della Stampa e di altri quotidiani, saranno solo quei “pirla” che hanno sollevato il caso scrivendone e portandolo alla luce dall’ombra e dal silenzio sotto il quale lo si voleva tenere. Ovviamente quel “provocatore” e gossiparo incline ai “pettegolezzi” del sottoscritto, ma anche mister James Suckling, che ne ha scritto sul suo blog sul sito di Wine Spectator, nonostante fosse notoriamente molto amico e grande sostenitore dei vini di alcune aziende indagate, e quei giornalisti che o hanno intervistato il presidente del Consorzio o hanno riportato (ad esempio qui) la notizia di quel che stava accadendo, perché stava accadendo e nessuno se l’era inventato, a Montalcino.
Dai commenti, dal pompierismo diffuso, ad ogni livello, dal responsabile di guide che ovviamente difende gli amici, al presidente della più importante associazione di produttori di vino italiani, ad enologi, produttori, commentatori vari, dal giustificazionismo utilizzato in quantità industriale tentando di sminuire, di convincere che non é successo nulla, che si é esagerato, che tutto va bene madama la marchesa a Montalcino e nel mondo del vino italiano, dagli attacchi infami e diffamatori che mi vengono fatti (spesso anche da pusillanime e carneadi che si nascondono da codardi dietro l’anonimato) emergono chiaramente prove tecniche di regime. Dimostrazione di quello spirito di cupola e di casta, con complicità, sinergie, ammiccamenti, sostegni, che da anni denuncio esistere nel mondo del vino e della comunicazione del vino italiano.
Un’impressione sgradevole, minacciosa, preoccupante, che mi causa una grande nausea e mi fa pensare che alla fine, la vicenda Brunello di Montalcino taroccati (nonostante ci siano stati e continuino ad esserli: basta assaggiarli senza le fette di finocchiona sugli occhi, il naso non turato da trucioli ed il palato libero e attento), si risolverà in una bolla di sapone, perché gli interessi in ballo sono troppo forti e troppo potente il potere di chi deve salvaguardali. Anche ricorrendo alla menzogna.

0 pensieri su “Brunellopoli: prove tecniche di regime…

  1. Egregio Ziliani,
    capisco il Suo sconcerto, e spero abbia letto la mia lettera in cui le manifestavo tutta la mia ammirazione nei confronti della Sua azione giornalistica. Lei ha ragione: il tentativo di sgonfiare la cosa è evidente. Ma Lei deve anche comprendere le ragioni ultime di questa posizione: quelle che riguardano un intero territorio italiano dove la totalità della popolazione vive e lavora solo sull’opzione enologica costituita dal Brunello e dall’indotto turistico, gastronomico, culturale che ne consegue. Un crollo dell’immagine commerciale sarebbe un vero disastro e qui non ci sono casse integrazione ma solo tanti mutui da pagare. Lei ha ancora ragione quando lascia trasparire il Suo sdegno; in questo caso la potrà confortare il fatto di non essere solo: tutti i cittadini di Montalcino sono molto sdegnati da quel che sta accadendo; si usano parole forti e le categorie interessate, ristoratori, quadri aziendali, commercianti e sindacalisti, compresi i tanti produttori ed enologhi onesti (e ce ne sono, le assicuro), promettono battaglia a chi ancora dovesse per lassismo o convenienza permettere che accadano certe cose. Nei miei commenti, che spero Lei leggerà, ho deciso di usare un tono di moderazione, non tanto per coprire gli eventuali illeciti, quanto per giungere il più dolcemente possibile a risolvere definitivamente il problema, a beneficio della produzione, del consumo e della qualità del made in Italy di cui ha bisogno l’intero sistema economico nazionale.
    Nell’esprimerLe ancora una volta stima ed amicizia, Le invio Cordiali Saluti

  2. Caro Franco,

    ti propongo solo una questione di metodo dialettico rivolta a tutti. Non è che quando uno non la pensa necessariamente come te e difende idee diverse dalle tue ci troviamo necessariamente di fronte ad un regime, una cupola….etc etc etc.
    In questi giorni sono volate parole grosse, un po’ come succede ogni qualvolta si toccano certi argomenti. Eliminare dalle nostre discussioni gli eventuali nostri livori personali non sarebbe più costruttivo??
    Ieri sera hai visto la puntata di Report in parte incentrata su una pioggia di milioni di euro caduta su parte del comparto vitivinicolo siciliano ?? Ne vogliamo parlare ??

    Ciao

  3. Caro Franco,
    come potrai immaginare, qui in Toscana, in questi giorni della cosa si è parlato parecchio. E ti posso garantire che moltissimi dei colloqui che ho avuto con gente di ogni tipo a proposito del caso Brunello finivano puntualmente con “è tutta colpa di voi giornalisti che dite le notizie e fate gli scandali”. Hai voglia a spiegargli che noi ci limitiamo a riferire (e siamo tra l’altro tenuti a farlo), mentre scandaloso è casomai quello che succede, o il fatto che qualcuno voglia impedirci di renderlo noto.
    Ma hai capito l’antifona? Secondo gran parte dell’opinione pubblica il male non è in ciò che accade (e nel non aver impedito che accadesse), ma nel farlo sapere. Pazzesco.
    In tempi non sospetti mi sono espresso a proposito di “Brunellopoli”, proprio su questo blog, raccomandando la prudenza, necessaria sempre e soprattutto quando ci sono indagini in corso. Sono stati per fortuna gli inquirenti stessi, nello smentire l’esistenza di un “filone” d’indagine riservato al “vino pugliese”, a confermare indirettamente quella di indagini sui merlot e cabernet aziendali “sospettati” di essere usati per allungare il Brunello. Sospettati, certo, nulla di più. Se la truffa c’è stata, e di quale entità, lo stabilirà quindi la magistratura. Ma se c’è un indagine ci sono degli indagati. E non mi sembra di aver letto smentite in proposito.
    Quindi, a parte dire “speriamo che non sia vero”, cos’altro dovremmo fare? Tacere forse?
    E dunque qual è lo scandalo se si è riferito correttamente che la Procura di Siena indaga? Bene ha fatto anzi il procuratore a chiarire il raggio di azione dell’inchiesta, confermando così che l’inchiesta c’era davvero e non era un’invenzione dei giornalisti.
    Che poi ci si divida in colpevolisti e innocentisti, dietrologi e fatalisti, è naturale.
    Ma da che mondo è mondo i giornalisti le notizie, dopo averle verificate, le danno. E tu hai fatto bene a darle, checchè ne pensino gli anonimi di professione che predicano approfittando del pulpito che gli offri.
    Buona giornata,

    Stefano

  4. anche secondo me alla fine l’arma migliore è il proprio naso, se sia vino pugliese o cabernet o merlot, dagli assaggi e dal naso alcuni Brunelli sono così stravolti che non può mai essere vero sangiovese 100%. Quindi aspettando che tolgano il bavaglio (ovvero 2 ore dopo la chiusura del Vinitaly) difendiamo così…
    Io comunque per non saper nè leggere nè scrivere, di Brunello di Montalcino quest’anno non ne comprerò almeno finchè non mi diranno chi tarocca e chi no (ufficialmente, perchè al naso si sa già!).

  5. Aggiornamento su Brunellopoli pubblicato sul Corriere Fiorentino di sabato 29 marzo.
    Simone Innocenti mi ha inviato il suo articolo che dice: “Quattro aziende vitivinicole perquisite a dicembre per un’inchiesta, quella condotta dal procuratore capo di Siena Nino Calabrese e dal sostituto procuratore Mario Formisano, che doveva rimanere segreta. E che tale è stata, almeno fino al 21 marzo scorso quando sul blog «vinoalvino.org» dell’enologo Franco Ziliani (errore: io non sono enologo, sono solo un giornalista – ndr) è comparsa una prima indiscrezione. Il resto è storia recente, compreso i sequestri che la Guardia di Finanza ha messo in atto lo scorso febbraio a Montalcino, dove sotto sigilli sono finiti vigneti e uve targate Frescobaldi, Antinori e Argiano. La notizia, scoppiata come una bomba a nove giorni dal Vinitaly, ha fatto correre ai ripari la magistratura senese, che ha rilasciato un’unica nota scritta sulla vicenda. «È opportuno comunicare alla stampa che questo ufficio sta verificando il rispetto da parte dei viticoltori del disciplinare del vino Brunello di Montalcino Docg», scrivono laconicamente i pubblici ministeri che — al solito — oltre non vanno. In questa ridda di voci ci sono comunque alcune certezze. La prima: ci sono 13 indagati nell’ambito di un’inchiesta in cui si ipotizza il reato di frode in commercio. Sostanzialmente, sostengono gli inquirenti, le annate che vanno dal 2003 al 2007 del Brunello di Montalcino sono state «tagliate» con vini Cabernet sauvignon e Merlot (tra il 7 e il 10 percento) per alterare la produzione vitivinicola. La prova sta, ad esempio, nelle ispezioni degli specialisi del Ministero delle Politiche agricole e nel monitoraggio aereo effettuato dal Roan della GdF: lo scorso settembre i finanzieri hanno fotografato interi appezzamenti a Montalcino, scoprendo altri tipi di vite. E la riprova sta, tra l’altro, nelle perquisizioni avvenute tra dicembre e gennaio scorsi quando un nugolo di finanzieri è entrato in azione presso Banfi, Biondi Santi, Val di Cava e Casanova dei Neri, notificando anche contestuali avvisi di garanzia. Spiega, ad esempio, l’ad Enrico Viglierchio della Banfi iscritto sul registro degli indagati assieme alla presidente Cristina Mariani: «A noi hanno sequestrato tutta la documentazione contabile, ma al momento non ci hanno impedito di commercializzare i nostri prodotti. Siamo tranquilli». Tradotto: ben presto queste aziende potrebbero uscire dall’inchiesta. Per Frescobaldi, Antinori e Argiano dopo la perquisizione e è scattato lo scorso febbraio il sequestro delle annate 2003-2007 prodotte a Montalcino. E sul registro degli indagati sono finiti Lamberto Frescobaldi, Piero Antinori e Pazzaglia della Argiano. In questo caso occorre seguire il fronteggiarsi tra accusa e difesa: Frescobaldi ha fatto un ricorso al gip, che lo ha rigettato; Argiano aveva chiesto il dissequestro dell’annata 2003 al Riesame, che lo ha negato. Gli avvocati, che sono tanti e agguerriti, stanno dunque studiando se ci sia qualche crepa nella quale insinuarsi: ogni singola parola dei decreti di sequestro viene attentamente vagliata. L’aria che si respira, almeno a Firenze, è ovattata. A microfoni spenti i protagonisti della vicenda si dicono «increduli e sbigottiti». Di conseguenza anche le dichiarazioni pubbliche sono improntate alla massima trasparenza. «Siamo tranquilli, chiariremo tutto», dice Tiziana Frescobaldi. «Non abbiamo neppure commercializzato l’annata del 2003», fa eco Piero Antinori. La stessa decisione dei Frescobaldi. Di «accusa gravissima» parla anche il Consorzio del Vino Brunello di Montalcino che però aggiunge: «Nel 2007 il Consorzio ha completato l’ispezione su oltre 1.667 ettari di vigneto iscritto. Nel corso di tali ispezioni, iniziate nel 2004, sono state rilevate alcune non conformità che hanno interessato solamente 17 ettari». Prudente il commento dell’assessore all’agricoltura, Susanna Cenni che dice: «Aspettiamo i risultati delle indagini. Se qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi, ma non è corretto mettere in discussione il buon nome del Brunello. Il Brunello è un grande vino, i viticoltori hanno grande professionalità ed il Consorzio dal 2004 esegue controlli a tappeto. Oggi — aggiunge Cenni — l’82% del territorio è stato già controllato e le irregolarità riscontrate sono già state superate ed i controlli sono sempre utili. Evitiamo però generalizzazioni ingiustificate». Simone Innocenti
    N.B. su quanto sta accadendo a Montalcino molto interessante anche quanto scrive il bravo Kyle Phillips, sulla sua Italian wine review: http://iwronline.blogspot.com/2008/03/montalcino-restrations-and-more-being.html

  6. Merita visibilità l’ultimo prezioso commento del Bombeiro capo:
    Il vino per me è un hobby ed una passione , ma se uno fa 2+2 e trasporta questo comportamento ad eventi più tragici della vita italiana capisce perchè stiamo messi così…comunque, ecco Cernillone vostro, fresco sposo di CarneadeVinogodo
    Madamalamarchesa è sempre viva e lotta insieme a noi!

    “A Montalcino, credo che sia assodato, allo stato attuale il 99% dei vigneti è in perfetta regola, del rimanente 1% si possono ipotizzare delle irregolarità formali ma forse non sostanziali. Nel senso che il syrah o il merlot o il petit verdot, coltivati in vigne dichiarate come sangiovese, a detta degli interessati non vanno poi a finire nel Brunello. I colori un po’ più intensi sono determinati spesso da tagli con annate più giovani, ammessi fino al 15%, che non è poco, poi sistemi di vinificazione che fissano gli antociani, cone la maturazione in barriques, infine rese più basse e cloni più colorati di sangiovese. Tutto questo, talvolta insieme, porta ad avere vini diversi dal passato, ma perfettamente legali. Poi possono non piacere, ma questo è un altro discorso.
    I sistemi di controllo, basati su analisi molto raffinate e costose, ai quali allude spesso Lanati, se non vengono accettati dalla UE diventano penalizzanti, economicamente innanzi tutto, per i produttori italiani. Si potrebbero utilizzare per determinate e prestigiose denominazioni, Barolo, Brunello eccetera, ma la vedo difficile per altri vini, e la legge deve essere uguale per tutti. Più facile controllare gli spostamenti delle cisterne, probabilmente, con un sistema di monitoraggio che si basi sulla dichiarazione dei percorsi alle autorità preposte.”
    _________________

  7. Caro Signor Franco, sabato sera ho stappato Il Colle 2001…mmmmmm….sicuro che ra Sangiovese, ma sotto sotto mi par di aver sentito una punta di Barrique.
    E’ possibile ciò, oppure dobbiamo cominciare a preoccuparci della fobia ” dell’inculata” che sicuramente ci attanaglierà per i prossimi mesi (Anni?) ?
    Mi dica per favore.

  8. Emilio, come ho detto Il Colle é una delle poche aziende sulle quali a Montalcino metterei la mano sul fuoco, sicuro di non bruciarmi. Barrique? In cantina, dove sono stato durante Benvenuto Brunello, non ne ho vista una sola…

  9. l’annata 2001 a Montalcino ha dato dei vini rotondi e con sentori quasi da barrique per motivi stagionali. Posso riportare che una sensazione simile l’ho provato assaggiando un Col d’Orcia 2001, altra azienda che nel brunello non ha mai usato barrique. Non sono così esperto in enologia da spiegarti perchè ma è un effetto “barrique” che ho sperimentato in più assaggi del 2001

  10. Sono d’accordo con vignadelmar sull’opportunità di lasciare da parte eventuali livori personali, soprattutto in una discussione già abbastanza complessa e delicata come quella sulle presunte frodi vitivinicole. Dispiace vedere come la comune passione per il buon vino finisca in secondo piano rispetto a contrasti privati che, peraltro, rischiano di risultare incomprensibili a chi non conosce la genesi della “ruggine” tra le parti in causa.
    Questo blog è animato da una vis polemica generalmente apprezzabile, soprattutto se rivolta su bersagli meritevoli di tanto “pungente” interesse… sarebbe un peccato se tanta finezza critica si disperdesse e si sclerotizzasse in uno scontro tra fazioni, tra blogger e forumisti, zilianisti e cernilliani, ecc. Credo che nessuno degli scriventi o dei lettori auspichi di vedere impuniti eventuali illeciti, o altre porcate nel mondo del vino.
    Il mio non è un ecumenico invito al “volemose bene” (che, visto il tasso di scazzi interpersonali manifestato da alcuni post su questo blog, sembrerebbe quantomeno ingenuo): se proprio non possiamo farne a meno, detestiamoci in privato o comunque in altra sede, e cerchiamo di fare fronte comune per avere chiarezza sulle sospette sofisticazioni o frodi che danneggiano i “nostri” vini e la loro immagine.

  11. Enrico, leggo quanto lei scrive: “Credo che nessuno degli scriventi o dei lettori auspichi di vedere impuniti eventuali illeciti, o altre porcate nel mondo del vino”. Non sarei così sicuri che tutte le persone intervenute, qui e altrove, nella discussione su quella che con sintesi giornalistica é stata chiamata Brunellopoli (io parlerei di scandalo del vino italiano in generale, perché le mele marce non ci sono solo a Montalcino ma sono presenti un po’ in tutta Italia”, si auguri che gli eventuali illeciti ed i loro responsabili vengano puniti. C’é in giro un garantismo, di facciata, che sa tanto di giustificazionismo e di voglia di dimenticare e voltare pagina. Lasciando che le cose, anche certe vigne spurie di Brunello, con le altre uve a tenere compagnia al Sangiovese, restino come sono…
    Correttezza dell’informazione vuole che io prenda atto della nota stampa diramata dalla Procura di Siena sabato: “E’ opportuno comunicare alla stampa che quest’Ufficio sta verificando il rispetto da parte dei viticoltori del Disciplinare del vino Brunello di Montalcino Docg. Gli accertamenti sono tuttora in corso. Non è vero, comunque, quanto riportato da alcuni organi di informazione circa l’impiego nella produzione di Brunello di vino proveniente dalla regione Puglia”.
    Prendo atto che all’atto delle indagini in corso non sarebbero emersi elementi che provino la presenza in qualche Brunello di Montalcino di vino proveniente da regioni meridionali tipo la Puglia. Anche se non costituiscono una prova gli assaggi fatti da qualche anno, e non certo solo dei vini della vendemmia 2003 (la prassi é cominciata ben prima!), fanno invece pensare che vini del Sud, e non solo Cabernet, Merlot e Syrah coltivati nella zona di Montalcino, siano misteriosamente finiti (per opera dello spirito santo e non certo di cisterne che nella zona di Montalcino non si sono mai viste: sui cartelli d’ingresso a Montalcino suggerisco di scrivere Comune decisternizzato) in talune bottiglie che in etichetta, inopinatamente, riportano la dizione Brunello di Montalcino. Per la serie “accà nisciuno é fesso!”….

  12. Sinceramente non capisco i detrattori su questo argomento … cosa si vuol dire ad esempio quando si parla di “livori personali”? Forse che Ziliani ce l’ha con il Brunello, o con qualcuno dei diretti interessati?
    Non mi sembra che Ziliani stia buttando l’acqua col bambino, ma anzi stia cercando accuratamente di separarli.
    Sulla faccenda di ieri sera, a Report, ne ho scritto sul mio blog, estrapolando i fatti salienti, http://www.vinix.it/myDocDetail.php?ID=1139 e a giudicare dal numero di commenti finora arrivati non mi sembra che sia un tema molto interessante.
    Perchè? Forse che un pò tutti, sulla questione dei finanziamenti pubblici e altre magagne, ci marciano, e quindi è bene non sputare nel piatto dove si mangia?
    Bene ha fatto Ziliani, anche stavolta, secondo il mio parere, a riportare i fatti raccontati dalla stampa.
    Il resto mi sembra solo una crociata contro la libera informazione.
    Continui a raccontarci cosa avviene, Ziliani, a molti di noi la verità e la cronaca non dispiacciono affatto.

  13. Mutande di ghisa e giubbotto antiproiettile davanti a certi stand al Vinitaly, Franco… sono cominciate le grandi manovre per girare una frittata che non deve scappar fuori dal padellone! Comunque il fatto che non ci siano di mezzo “vini pugliesi” aggiunti a bottiglie di Brunello o imbottigliati al posto del Brunello da’ gia’ alla cosa un’altra dimensione rispetto a quella ipotizzata nell’introduzione del post del 21 marzo. Bisogna tenerne conto, Franco. A questo punto vale la pena insistere sul fatto che i controlli, per essere seri ed efficaci, non possono essere piu’ affidati ai rappresentanti dei controllati. E che siano fissate pene certe ed immediatamente applicabili per le infrazioni rilevate in modo che abbiano un carattere di deterrenza assoluta. Il resto, purtroppo, sono solo tante belle chiacchiere.

  14. Ciao Franco,
    Fino ad ora non ti ho risposto perchè volevo vedere dove si andava a cascare. da parte mia penso di aver fatto quello che ogni giornalista dovrebbe fare, andando a chiedere, in maniera spero giornalisticamente valida, un parere a chi è obbligato a darlo. Visto però che la questione sta assumendo contorni da roba dell’altro mondo, ti invito ad andare a leggere un pezzo su winesurf.it che parla appunto di una questione del genere accaduta su Marte. Il pezzo si chiama “Pietrello di Pietralcino”.
    Salutoni
    Carlo

  15. Caro Carlo, ora vado a leggere e invio i lettori di questo blog a fare altrettanto. Link:
    http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=299
    Hai fatto un eccellente lavoro (caspita l’ha riconosciuto anche Cernilli!), quello che avrei voluto e dovuto fare io stesso, per completare quanto avevo già fatto contribuendo a sollevare il caso. Ti batto idealmente le mani e ti dico bravo, ma penso che il tuo ottimo e professionale e serio lavoro non sia in contraddizione con quanto ho fatto io e che entrambi abbiamo contribuito ad informare e far capire quanto stava succedendo a Montalcino. Spero che anche tu non finisca nel libro nero dei cattivi e dei reprobi, come sta capitando anche a me. Dire la verità in Italia, si paga…

  16. Buona sera.
    Caro Andrea,
    ma la frase “l’annata 2001 a Montalcino ha dato dei vini rotondi e con sentori quasi da barrique per motivi stagionali” cosa significa?

  17. non prendertela Andrea, ma quella frase secondo me non significa niente. Posso citarti un bel mannello di ottimi Brunello di Montalcino 2001 che degustandoli non presentano traccia di barrique se la barrique non é stata utilizzata nell’affinamento. Da Lisini a Col d’Orcia, da Gorelli Le Potazzine a Il Colle al Marroneto, a Gianni Brunelli, a Capanna, per citare solo i primi che mi vengono in mente…

  18. Caro Franco però……….. noto che apprezziamo entrambi certe frasi ricche di significato……….
    Andrea scherzo, è solo per sorridere in un momento non troppo esaltante.

  19. Pezzo stupendo quello di Carlo, che mi sta facendo venire in mente di scrivere a Boratti del Binter a proposito della Boma che sta per infilzare Bancini e vincere il campionato di balcio.

  20. E poi c’è appunto l’annata 2003 che per motivi stagionali ha lasciato al vino sentori da sigaro (non quello toscano e nemmeno quello cubano, ma la classica botticella allungata da 112 litri e mezzo…) che fanno concorrenza perfino a quelli del minestrone fatto dal cuoco della mensa (ma quelli sono piu’ frutto dei mozziconi caduti nel brodo che non della stagione). Bordello di Bontalcino DOCG l’hanno chiamato.

  21. Caro Mario,
    Io per (inutili a posteriori) motivi di lavoro non ho potuto essere presente a Benvenuto Brunello 2008. Ma pensi che cultura enologica possa avere chi mette il Sangiovese magari del versante sud di Montalcino, magari di un’annata come il 2003 in un cigarillo……….

  22. Condivido con il sig. Mario Crosta: Carlo Macchi è un grande, non solo per questo pezzo! Basta leggere il suo sito per rendersene conto, diverso da tutti gli altri che sanno solo… decantare i vini prediletti.

  23. http://vinodaburde.simplicissimus.it/2006/04/26/brunello-di-montalcino-col-dorcia-2001-e-bistecca-di-paperino/
    si lo sso che è una frase infelice ma sia il 20001 de il colle che il 2001 di col d’orcia mi hanno dato questa sensazione. Tanto che dopo la degu di qui sopra al link ho telefonato in azienda per chiedere se davvero usavano ancora le botti grandi. Poi magari riassaggiandolo adesso non si sentirà piùma appunto 2 anni fa dava questa sensazione.

  24. Franco Biondi Santi mi ha trasmesso questa mattina questa precisazione che ha inviato al Corriere Fiorentino all’attenzione del giornalista Simone Innocenti, autore di un recente articolo sulle vicende relative al Brunello di Montalcino. Sono ben lieto di pubblicarla e di prendere atto, non avevo dubbi in merito, che a carico del Greppo non sia stata riscontrata alcuna irregolarità.
    “Il Dott. Franco Biondi Santi, quale titolare della Tenuta Il Greppo in Montalcino, in riferimento alle notizie da Lei riportate inerenti le verifiche in corso in merito alla produzione di vini del territorio, intende precisare e chiarire che la propria azienda ha ricevuto visita di funzionari dell’ Ispettorato Controllo Qualità che hanno condotto un’ispezione dei luoghi aziendali.
    Durante tale ispezione non è emersa alcuna irregolarità, né è stato sollevato alcun rilievo; tant’è che la Tenuta Il Greppo mantiene la stessa funzionalità ed operatività precedenti all’ispezione, né l’Azienda ha subito sequestri di vino o vigneti”
    Tenuta Il Greppo – Montalcino
    p.s. sul tema “Brunellopoli” voglio segnalare questo intervengo di Carlo Macchi su WineSurf.it
    http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=302
    ovviamente lo sottoscrivo in pieno

  25. Biondi Santi ha fatto bene a precisare e tu ad accogliere la precisazione. Ma nessuno ha mai avuto dei dubbi in proposito. Se non c’era Biondi Santi con l’annata 1964 non sarebbe mai stato scoperto da nessuno il Brunello di Montalcino e non sarebbe mai cominciata una bella favola che da allora sfida e sfidera’ ancora il tempo. Poi sono venuti tutti gli altri. E’ un Brunello particolare quello del deus ex machina, ha il fascino della trasparenza, in tutti i sensi, che da lui sono ben sei.

  26. Sono contento per Biondi-Santi: mi sarebbe crollato un mito!
    W il Brunello, quello vero. Le uve pugliesi lasciatecele per fare in Puglia i grandi vini.

  27. Si, ma voi smettete di venderle in giro a prezzi stracciati le uve pugliesi, nessuno vi impedisce di farci dei grandi vini.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *