Altro che roba da poco, altro che solo quattro vigneti dove sarebbero state rilevate alcune “non conformità”!
Secondo quanto riporta oggi la Repubblica, si parla di“Frode in commercio inchiesta sul Brunello … Non solo uve Sangiovese nel Brunello, come vuole il disciplinare del vino più famoso d’Italia, ma anche altri vitigni prodotti sempre a Montalcino, fino al 25% del totale. La procura di Siena ha indagato per frode in commercio i responsabili di cinque importanti aziende di Montalcino. Sono stati sequestrati vigneti, cantine e bottiglie. La notizia è rimbalzata su alcuni blog, spingendo il Consorzio del Brunello a prendere posizione. “Si tratta di un’accusa gravissima di cui non abbiamo nessun riscontro”.
“Il caso – Brunello “truccato” sequestri in cinque aziende … Brunello tagliato con altre uve, il disciplinare del vino più famoso d’Italia tradito accostando in bottiglia il Sangiovese con altri vitigni. La Procura di Siena indaga per frode in commercio su cinque grossi produttori di Montalcino. Ha già fatto sequestrare da Guardia di Finanza e Ispettorato del Lavoro ettari di vigneti, cantine, bottiglie. L’ipotesi è che quei produttori usassero tra il 10 e il 20% di uve non Sangiovese nel loro Brunello, che invece in base al disciplinare deve contenere al 100 per 100 quel vitigno. Avrebbero prodotto loro stessi le diverse uve – Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot – a volte sacrificando ettari storicamente coltivati a Brunello.
Gli investigatori ritengono che l’operazione sia avvenuta dal 2003 (annata che viene messa in vendita nel 2007) in poi ed hanno indagato tre o quattro persone in ogni azienda coinvolta. Forse l’intento era quello di produrre un vino più morbido e gradevole per certi palati, come quelli americani. Ed è stato proprio un blog della nota rivista statunitense “Wine Spectator” a segnalare per primo l’inchiesta, dicendo però che il vino per truccare il Brunello arrivava dal Sud, cosa esclusa dagli inquirenti”.
“Si tratta di un’accusa gravissima a cui stentiamo a credere e di cui peraltro non abbiamo nessun riscontro”, dicono dal Consorzio del vino Brunello di Montalcino. Per quanto attiene alla purezza dei vigneti di Brunello, nel 2007 il Consorzio ha completato l’ispezione su oltre 1.667 ettari di vigneto iscritto. Nel corso di tali ispezioni, iniziate nel 2004, sono state rilevate alcune non conformità che hanno interessato solamente 17 ettari, pari a una percentuale di circa l’1% dei vigneti controllati”. Autore dell’articolo: Michele Bocci.
Prendo atto di quanto scrive Repubblica, che attribuisce al blog di James Suckling su Wine Spectator e non al sottoscritto, che é stato il primo, qui, il merito di aver segnalato “per primo l’inchiesta”.
Mi chiedo solo se a questo punto il sor Cernilli scriverà, anche parlando di Repubblica, che “fornire notizie su un’indagine in corso é un reato. Potrebbe persino costituire favoreggiamento nei confronti degli indagati, che, per il momento, non si conoscono”. Scommettiamo che in questi caso Cernilli se ne starà zitto ed eviterà accuratamente, come come faranno altri personaggi impalpabili, di stroncare l’articolo di Repubblica, così come ha fatto con quanto ho scritto io? Vedi qui in allegato: Articolo Repubblica
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Evvai!!! e ora diamoci in pasto alla stampa straniera…Alitalia, spazzatura, mozzarelle nocive e ora, per chiudere in bellezza, Brunello tarocco! Datemi retta prima escono i nomi dei furbetti del vigneto e meglio è per tutti! E quasi dimenticavo i Frascobaldi sotto accusa a Firenze! Viva l’Italia!!
“Avrebbero prodotto loro stessi le diverse uve – Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot – a volte sacrificando ettari storicamente coltivati a Brunello.”
Questo, se vero, sarebbe il più grosso degli autogol! magari hanno espintato vigne vecchie di Sangiovese per far posto anche al petit verdot(!!!!!!!!)…ma come si fa???????
La Repubblica e’ un ossetto un po’ piu’ duro per farci a braccio di ferro, ma non ti preoccupare, Franco, l’importante e’ che gli altarini comincino ad essere svelati. La giustizia e’ lunga, lunghissima, a volte fa perder la pazienza, ma alla fine paga, paga sempre e i monumenti vengono buttati giu’ senza nessuna pieta’. Chi e’ causa del suo mal pianga se stesso. Chiarezza sui produttori e sui loro prodotti, chiarezza su chi fin qui li ha adescati, leccati, coltivati, osannati, premiati. E poi ne vedremo delle belle. Piu’ in alto si va e piu’ si fa un gran rumore quando si cade.
Pato, non so se l’avevi gia’ letto da un’altra parte, ma ti assicuro che finira’ in questo modo: erano dei filari piantati dal custode, che non e’ di Montalcino ma viene da… vediamo… dal Veneto e che per lavorare nella tenuta aveva chiesto gentilmente di coltivarsi un paio di uve del suo paese per farsi lui un suo vino da pasto, in famiglia, ovviamente senza scopo di lucro. Poi si sa, arrivano i parenti, sempre veneti ma emigrati in Francia,portano qualche altra barbatella, due piante di gerani per la moglie del custode, insomma tutta roba regolare, regolarissima, mai pensato di mettere qualche chicco nel sangiovese a mo’ di “ripasso”. Oddio! L’ho detta! E si che cercavo di evitarla…
prima che darti soddisfazione, franco, quelli della Repubblica preferiscono dare il merito della segnalazione al blog di Wine Spectator, e non mi pare proprio! a me pare che i primi a parlarne siate stati tu e Terry hughes di Mondosapore…ma vabbè l’importante è che ora la cosa sia di (re)pubblico dominio
(e ti confermo il “blocco” di alcuni rappresentanti di vino a vendere il brunello)
Buon pomeriggio.
“Avrebbero prodotto loro stessi le diverse uve – Merlot, Cabernet Sauvignon, Petit Verdot – a volte sacrificando ettari storicamente coltivati a Brunello.”
Come si rende una risata qui? ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah può rendere l’idea?
C’è anche chi si stupisce…….. ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah ah
BUona serata.
@ ag
Me ne stupisco perchè io sono una persona onesta…e mi stupisco soprattutto di chi avrebbe dovuto controllare e ora fa lo struzzo! Pensare a piante storiche magari di oltre 20 anni sradicate per far spazio a vitigni francesi…questo mi fa incazzare! Poi un conto è sospettare, che certe pratiche, in certe aziende si effettuino (basta limitarsi a non comprare le bottiglie), un conto è se un’inchiesta ufficiale svela tutto il teatrino!
@ Mario Crosta
Lo so, è dura tacere…ma in molti già sanno…i furbetti della vigna verranno fuori!
ma c’é anche un articolo della Nazione di Firenze, ecco il link:
qui: http://lanazione.quotidiano.net/siena/
e qui: http://lanazione.quotidiano.net/siena/2008/03/27/75509-indagine_brunello.shtml
Caro Pato,
e fai bene a stupirti. Ma la ricerca della benevolenza o delle grazie di guide e guru vari ha superato negli anni (ma in special modo dal 2000 = Brunello 95 e inizio del super boom) ogni pudore.
Ma anche non si trattasse di vigne di Brunello, anche se non si trattasse di viti di oltre 20 anni, magari addirittura 35, che sono ancora più “improduttive” (come mi disse un neo produttore a Vinitaly l’anno scorso, provocandomi una ferita al cuore) si fa comunque presto a fare un errore durante la vendemmia e cogliere nel filare accanto che sarà anche IGT (e come tale cosa sia non si sa, magari l’INCHIOSTRONE) e, sempre per errore, mettere quelle cassettine rosse le une accanto alle altre sullo stesso rimorchio……… capita, no?
Ne riparlemo, credo
..questi sono i primi raccolti di 15 anni di pazzia iniziati con Tangentopoli, proseguiti con la follia del federalismo. Frutto di una classe politica mediocre, inetta e ladra. Tanto di cappello a quei politici , sia della mia idea e non,che dal dopguerra fino agli anni ’65 ci hanno dato una lezione di capacità, di onestà e di rispetto delle istituzioni. Mi vergogno di questi politici , ma soprattutto vomito a sentire certi “imprenditori” parlare come il peggior azzeccagarbugli per difendere un piatto di minestra.All’estero hanno compassione di noi, facciamo pena!!
By Jove, Mr Pato, non ho capito: Frescosomething indagati dove?
c’è però da chiedersi con quale metro di pensiero quei produttori ilcinesi abbiano cominciato ad utilizzare queste varietà proprio dal 2003, quando climaticamente non ve n’era alcun bisogno… anzi probabilmente ha acutizzato la percezione gustativa.
Certo é, la gelosia per il vicino Chianti Classico che può permettersi certi “aggiustamenti” proprio con quelle varietà incriminate, alla luce del sole, potrebbe essere stata la goccia che ha fatto traboccare le vasche…
Deve essere il tempo ma mi vengono idee strane in mente: e se la produzione di sangiovese (ce ne sarà, no?) delle aziende che verranno trovate colpevoli (se verranno trovate colpevoli) venisse destinata fin dal giudizio di I° grado alla Cantina Sociale pagandola a prezzo di mercato per i prossimi……. 20 anni? 50?
Qualcuno mi sa dire, per favore, perchè Palmucci ha dovuto chiamare quella che doveva essere la sua riserva 2001, Decennale, senza poterlo vendere come Brunello?
posso fare una battuta? Perché c’era troppo Sangiovese per chiamarlo così! Ma é solo una battuta, mi raccomando!…
O signor Franco…sa che mi viene da ridere…da qualsiasi posizione la si guardi la cosa, da qualsiasi capacità di analisi la si voglia interpretare, e anche, permettetemi, da qualsiasi religione la si voglia credere…a me mi vien da ridere…
Secondo me è un piano dei francesi e degli Olandesi insieme al Guatemala per delegittimarci sotto la bandiera del Bel Paese…ma vi rendete conto…in una settimana Mozzarella e Brunello…
Manca solo lo scandalo Pizza e Mandolino…e se si venisse a sapere che abbiamo comprato la coppa del mondo di calcio, è la fineeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee.
Gentile Sig Ziliani, per cortesia, ci può spiegare che diferenza cè tra una cisterna da fuori zona, uve non consentite e l’uso di lieviti selezionati?
@ Cintoloesi
A Firenze…qualche familiare del casato e Nicolò D’Afflitto!
Ne ha parlato anche Ziliani:
http://vinoalvino.org/blog/2008/03/frode-nella-produzione-dei-vini-la-marchesi-frescobaldi-a-giudizio.html
Grazie, Pato. Il senso della mia battuta sara’ forse piu’ chiaro fra un po’.
Speriamo Cintolesi, speriamo…per ora solo a Firenze comunque!
Ma il mio quinto senso e mezzo mi dice che tutto resterà com’è! Speriamo si sbagli.
Vorrei ritornare sul ruolo dei Consorzi. Questo perché inevitabilmente questa notizia mi porta a ricordare una battaglia condotta insieme all’amico Alessandro Starrabba della Cantina Malacari contro i decreti ministeriali che fin dal 2001 hanno delegato ai Consorzi di Tutela i poteri di controllo sulle denominazioni di origine. Estendendo tali poteri “erga omnes”, ovvero sia nei confronti degli associati al Consorzio sia dei non associati. (Ricordo che per effettuare tali controlli viene anche richiesta la consueta italica gabella che, ovviamente, non è sostitutiva di quanto già dovuto alle Camere di Commercio per i prelievi destinati alle commissioni di degustazione, bensì aggiuntiva: tra l’altro si paga perché la DOC venga tutelata se poi succede quel che sta succedendo pensate che ridiano indietro i soldi?).
In ogni caso: con Alessandro ed altri produttori marchigiani denunciammo al TAR del Lazio quello che a noi sembrava e tuttora sembra un sistema assurdo, ovviamente perdendo la causa perché questo è un paese civile e liberale… Quanto accade a Montalcino in questi giorni, e che potrebbe accadere ovunque e per qualunque denominazione dimostra invece che avevamo ragione.
Le denominazioni di origine sono un bene comune. Esse sono infatti l’insieme di un territorio, dei vitigni autorizzati ad essere coltivati sul quel territorio per produrre il vino a denominazione e delle regole che i produttori si sono dati in base alla tradizione. Affidare il controllo a un ente privato, quale un Consorzio di tutela, altro non significa se non privatizzare un bene collettivo. Questa dinamica è rafforzata dal fatto che nei Consorzi i voti non sono tutti uguali: il grande produttore pesa di più, poiché i voti vanno di pari passo con gli ettari rivendicati a DOC. Cioé si mette in mano la denominazione di origine ai grandi industriali.
Tutto qui? No, perché molto spesso i Consorzi nominano Presidenti o Direttori enologi legati alle grosse aziende che fanno consulenze per molte delle aziende associate. Dunque affidare il controllo sulla denominazione di origine a queste persone significa sostanzialmente far coincidere il controllore con il controllato, venendo meno ogni ipotesi di terzietà che è basilare in ogni certificazione (chi fa il biologico ne sa qualcosa…). Tutto qui? No. Perché in nome della “tracciabilità” spesso si propongono sistemi informatici per le cantine che, guarda caso, sono prodotti da aziende vicine ai consorzi stessi. Ma non voglio farla lunga.
Il risultato di questo sistema è che i grandi industriali del vino (coloro che hanno interesse a barare) controllano i piccoli vignaioli (coloro che lavorano con serietà e rispetto dell’origine); che spesso il potere di controllo si trasforma, non si sa bene perché, in potere coercitivo: moltissimi produttori hanno paura di contestare questo sistema perché temono che poi i loro vini abbiano problemi nell’ottenere le autorizzazioni all’imbottigliamento; che i consumatori non hanno sufficienti garanzie sul fatto che ciò che bevono corrisponda a quanto stampato in etichetta.
Stupirsi di fronte a quanto sta accadendo a Montalcino è da ingenui. Ciò che si dovrebbe fare non è tanto scandalizzarsi quanto muoversi per riuscire a costruire un movimento che veda uniti i produttori onesti, i consumatori, i giornalisti seri e indipendenti. Un movimento che si ponga l’obiettivo di ridare alla collettività le denominazioni di origine, di riformare questo sistema sbagliato che trova consensi bi-partisan (da Pecoraro ad Alemanno a De Castro, per intenderci), di costruire un nuovo impianto al contempo meno burocratico (autocertificazione dell’origine) e più certo (controlli severissimi sul prodotto imbottigliato). Magari ripartendo dalle intuizioni veronelliane sulle Denominazioni Comunali.
Noi stiamo qui a parlare di vino, ma non sarà che così altre cose possono essere dette?
ottimo colpo di Carlo Macchi, che su Winesurf.it intervista il presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, il conte Marone Cinzano. Ecco il link all’articolo:
http://www.winesurf.it/index.php?file=onenews&form_id_notizia=296
p.s.
sulle vicende di Montalcino il giustificazionismo, il tentativo di sminuire e ridimensionare tutto, fa proseliti. Ecco un altro commento, apparso su un forum vinoso, di un virtuoso del “pompierismo”: “Tutto il mondo è paese, ma se analizziamo un attimo gli avvenimenti degli ultimi giorni, i giornali toscani, ed anche la redazione di Repubblica, ne hanno dato notizia DOPO che qualcuno su internet aveva fatto circolare questa notizia. Inizialmente era vino della Puglia, poi no non era vero. Poi erano 50/60 aziende, poi no non era vero, solo 4 o 5 al massimo. Poi era tutto taroccato, poi smentita no non era vero solo 17 ha sul totale di 1.700 avevano altri cloni ecc. Insomma secondo me questa è una grande bolla di sapone, gonfiata per benino ad arte, ma che con il passare dei giorni piano piano si sta sgonfiando. Aspettiamo il maturare degli eventi e poi vedremo come andrà a finire. Sicuramente se c’è stato, è stata una ” truffa ” ai danni del disciplinare che prevede 100% sangiovese, ma credo che in Italia e nel Mondo ne succedano ben di peggio al chiuso delle cantine,e forse con sofisticazioni molto piu’ dannose per la nostra salute. Se alla fine della corsa, troveranno anche un 5 o 10% di merlot o di Cabernet/sauvignon, coltivato sempre a Montalcino, non è che viene giu’ il mondo. Credo che questo succeda in ogni parte d’ Italia ed anche in giro per il Mondo, o no ? Cerchiamo di essere realisti e dare il giusto peso ai veri problemi, e non farci menare per l’aia da qualcuno che in questo ” giochetto ” è un vero maestro“. Cosa dire di fronte ad “argomentazioni” del genere? Ma questo tizio i Brunello, anche svariati 2003 diciamo solo “stravaganti”, li ha assaggiati? E dotato della capacità critica di capire che non é tutto Sangiovese quello che luccica in un cospicuo numero di vini che vengono commercializzati riportando in etichetta la dizione Brunello di Montalcino? Da quello che scrive, ho parecchi dubbi in merito…
Franco,
è un’emerita balla, e in parte la causa sta nel fatto che tu hai detto di essere stato il primo a parlarne, mentre eri il primo ma su internet. Come ben sai c’è un articolo sul Corriere Fiorentino che risale a due settimane fa che tratta proprio questo argomento. Sarebbe forse il caso di farlo capire a quegli zucconi che cercano sempre di trovare il capro espiatorio alle malefatte quotidiane.
Caro Franco,
La questione che sta imperversando sulla zona del Brunello fa sorgere molti interrogativi.
Innanzitutto guardiamo ai fatti, vengono rilevate delle irregolarità nella base ampelografica nei vigneti che dovrebbero essere costituiti da sangiovese in purezza ed invece sono adibiti anche alla coltivazione di vitigni complementari. A questo punto molti vini, che presumibilmente hanno anche ottenuto l’idoneità sono posto sotto sequestro sulla base di una supposta irregolarità della composizione varietale contraddicendo approvazioni già, a quanto pare, avvenute. Bisogna dedurre che la Commissione di degustazione della DOCG non è capace, con gli strumenti che ha a disposizione di fare le verifiche che gli competerebbero e non da oggi se devono fare fede anche i risultati delle molte degustazioni che molti di noi facciamo, siamo sinceri.
A mio modesto parere la soluzione potrebbe essere semplice quanto efficace:
1)-verificare le superfici coltivate a varietà non consentite e sospendere l’iscrizione all’Albo DOCG almeno fino a quando non verranno rettificate le composizione varietali.
2)-Stabilire dei parametri tecnici analitici ben definiti nei valori minimi ma anche MASSIMI riguardanti valori di :estratto secco
Intensità colorante
Tonalità
Polifenoli totali e altri parametri eventuali da individuare
Questo eliminerebbe di colpo,in maniera OGGETTIVA,molti vini non solo derivanti da base ampelografiche non conformi , ma anche quei vini ipertrofici, ottenuti artificiosamente con l’uso perverso dei concentratori che anche usando il solo sangiovese nella, si fa per dire, legittimità stravolgono la denominazione. Questa è una proposta che a suo tempo avevo anche inoltrato al Presidente del Chianti Classico per tentare di proporre una soluzione alla mancanza di identità che a mio avviso affligge i vini della denominazione nominata.
Il problema che riveste Montalcino è un problema culturale e non un problema di biechi sofisticatori che vogliono arricchirsi prendendo scorciatoie illecite.
Grazie per l’attenzione.
Cristiano
Buongiorno.
Oggi è una bellissima giornata e noto che l’ottimismo dilaga………. dall’intervista di Carlo Macchi a Francesco Marone Cinzano:
“W
Secondo lei, proprio in questi giorni in cui si parla di mozzarelle alla diossina, ci sono rischi per l’immagine del Brunello?
FMC
Ci sono stati dei rumors che si stanno rilevando fuori luogo e non credibili e perciò l’immagine complessiva del Brunello non è a rischio. Non ci sono le basi di uno scandalo e quindi non sono preoccupato. Lo vediamo anche dalle richieste di prodotto in questa prima parte del 2008.”
Ahiahi…. sento un brivido lungo la schiena…..
A dopo
Buona giornata.
Quanto è vero che oggi sulla Repubblica di Firenze è uscito un articolo con tanto di nomi e cognomi? Purtroppo non sono in grado di leggerlo perchè sono all’estero…
nomi e cognomi ANTINORI FRESCOBALDI E ARGIANO!
Caro Franco,
come sai sulla vicenda ho deciso di tenere un basso profilo, convinto che la macchina giudiziaria, ormai avviata, debba percorrere per intero la sua strada, qualunque essa sia, e che solo in base alle sue risultanze si possano trarre conclusioni definitive.
Devo però aggiungere una nota, utile forse a comprender meglio la ridda di opinioni, interventi e prese di posizione più o meno tendenziose.
Dall’intervista a Marone Cinzano fatta da Andrea Gabbrielli e pubblicata oggi dal Corriere Vinicolo emergono con chiarezza due elementi che nella foga della discussione a volte si tende invece, più o meno maliziosamente, a confondere.
Il primo sono le irregolarità rilevate dal consorzio sui vigneti di una novantina di aziende: “Nell’ambito del piano dei controlli erga omnes 2004-2007 – dice Marone – ha elevato dei verbali a 93 aziende (il terzo dei produttori a cui forse si riferisce Suckling, ndr) per “lievi non conformità”, vale a dire per una serie di contestazioni amministrative, più formali che sostanziali, oppure perché sono stati trovati alcuni ceppi di vitigni diversi dal sangiovese, ritrovamenti in percentuale assolutamente trascurabile rispetto alla massa complessiva dei vigneti”. Di questo, peraltro risaputo, si prende atto.
Il secondo è l’inchiesta della magistratura. La quale inchiesta non si sa, come è normale che sia, nè che cosa riguardi (vigneti irregolari? Tagli con vini non montalcinesi? Altro?) nè da cosa sia stata originata. Anche dell’esistenza di questa indagine Marone dà correttamente conto: “Su quanto sta portando avanti la magistratura di Siena non possiamo fare dichiarazioni, in quanto le indagini sono tuttora in corso. Una cosa è certa però: per uno non si può criminalizzare tutta l’area”.
A parte il giusto richiamo a non fare di ogni erba un fascio, il presidente chiarisce però anche una cosa importantissima: i “problemi” sono due. Uno è quello dei vigneti irregolari rilevati dal consorzio, un altro è quello rilevato dalla magistratura. Qualunque sia l’interpretazione che si dà a queste notizie, appare evidente che l’autorità inquirente ha ritenuto di avviare un proprio filone di indagini a prescindere dai rilievi effettuati dal consorzio nei confronti di alcuni produttori.
Trarre conclusioni, ripeto, è sbagliato e l’augurio di tutti è che si vada fino in fondo, con l’auspicio del miglior esito possibile.
Ma è anche sbagliato, e un po’ disonesto, cercare di minimizzare e tentare di ricondurre a uno solo filoni della questione che sono invece palesemente diversi e separati.
Trovo infine divenuta stucchevole la faccenda – come se da questo e non dalla sostanza dipendesse la gravità del caso – della “primogenitura” della notizia. Ciò non per togliere merito a Franco, ma per evitare che questa querelle tutto sommato inutile distolga appunto l’attenzione dalla questione sostanziale.
A presto,
Stefano Tesi
@WinVino
E’ vera: “Sequestrato il Brunello di Antinori, Frescobaldi e Argiano”.
Il fatto che nella doc S.Antimo siano permessi i vitigni francesi significa che possono essere coltivati nell’area ilcinese, ma non mescolati al brunello…forse alla camera di commercio hanno confuso i campioni? Oppure hanno “scambiato” le etichette?
Sarebbe bene che nei “nuovi” consorzi il voto contasse uno per azienda, non per millesimi come nelle assemblee condominiali, altrimenti i grandi, come in questo caso, continueranno sempre a fare i furbi fino alla prossima volta quando interverrà di nuovo la magistratura.
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Se la GdF avesse svolto un’indagine analoga a quella svolta per il Brunello di Montalcino in quel della Valpolicella (Verona)avrebbe trovato analoga situazione per quanto riguarda l’Amarone. Solo dall’Aprile 2003 ( a furor di produttore) il Cabernet (antecedentemente usato comunque) ha trovato “posto” nel disciplinare dell’Amarone ( percentuale Max. : 10%, che non è poco). Autocisterne provenienti dalla Romagna e dal sud ( principalmente Puglia) continuano comunque ad arrivare in Valpolicella, non solo, ma addirittura uve adatte all’appassimento che “sfacciatamente” vengono poste ad appassire in varie cantine della Valpolicella.Questo a scapito di tanti seri produttori. D’altra parte è sufficiente osservare i listini di vendita presso i produttori per rendersi conto che “allargare” i quantitativi di Amarone permettono a certi produttori di realizzare in pochi anni milioni di Euri alla faccia del consumatore. Qualche anno fa il presidente di Slow Food in una riunione al palazzo della Gran Guardia a Verona nel suo intervento invitò i produttori della Valpolicella a NON continuare con la pratica “dell’autocisterna notturna” affermando ( giustamente!) che il produttore di Amarone aveva raggiunto una remunerazione più che soddisfacente e che continuare a moltiplicarne la produzione con vari sotterfugi a lungo termine avrebbe portato ad una crisi di questo più che ottimo vino.La GdF sempre vigile, con un’affermazione pubblica di un personaggio che va per la maggiore nel campo dell’enogastronomia, almeno per la Valpolicella,non mi risulta abbia effettuato alcun controllo d’ufficio dopo la pesante dichiarazione fatta in una riunione pubblica di produttori ed addetti ai lavori. A quando?
ma si possono conoscere i nomi delle aziende coinvolte, le annate ed i vini incriminati ?
Giuseppe
bella… tanti commenti, opinioni, ma poi la discussione si interrompe così?
“ma si possono conoscere i nomi delle aziende coinvolte, le annate ed i vini incriminati ?
Giuseppe
Scritto da giuseppe comunale, il 5 Aprile, 2008 at 15:06″
coraggio…