Cosa accade a Montalcino? Parlano Wine Spectator ed il Consorzio del Brunello

Ha fatto e continua a fare discutere il post (leggi qui) pubblicato appena prima di Pasqua, dove riprendendo una notizia che mi era arrivata addirittura dalla Germania, riferivo di insistenti rumors provenienti da Montalcino relativi ad una massiccia inchiesta in corso in svariate cantine locali a causa della rilevata presenza di vino che non proverrebbe da vigneti situati nell’area della celeberrima denominazione, ma da molto più lontano…
E’ ovvio che prima di dare questa notizia, grave, ma assolutamente non sorprendente (numerosi vini presentati in questi anni come Brunello di Montalcino presentavano un carattere molto più meridionale o una fisionomia addirittura “bordolese”…), avevo fatto i miei controlli, da fonti sicure e degne di assoluta fiducia, per essere certo non solo di non pubblicare una “bufala”, ma di fare della corretta informazione. Cosa che, ancora oggi, sono sicuro di aver fatto, anche se qualche personaggio privo di autorevolezza mi ha tacciato di imprudenza, di procurato allarmismo o di smania di sensazionalismo.
Niente di tutto ciò: semplice informazione, perché queste voci insistenti circolavano già all’epoca di Benvenuto Brunello, data non per danneggiare Montalcino e la stragrande maggioranza dei suoi produttori, che sono seri, coscienziosi, rispettosi dell’identità del vino, della sua storia, di una personalità stabilita dal disciplinare di produzione vigente, che parla di Sangiovese 100% provenienti da vigneti situati nell’area della denominazione, ma per tutelarli dall’offensiva spudorata dei soliti furbetti del vigneto e della cantina.
La pubblicazione di questa indiscrezione ha scatenato, su questo blog, nonché su alcuni forum vinosi, una vasta discussione, che ha fatto emergere da parte di molti un chiaro fastidio nei confronti di vini oggettivamente inverosimili e difficilmente ascrivibili al contributo del solo Sangiovese ilcinese anche da loro riscontrati in fase di assaggio e un aperto e convinto sostegno a tutte le iniziative, volute dal Consorzio o dalle autorità competenti in materia, tese a portare chiarezza nel panorama produttivo di una delle due più celebri Docg italiane e a colpire, duramente, senza indulgenza e comprensione, le eventuali irregolarità, i comportamenti fedifraghi e fuorilegge eventualmente tenuti da alcuni.
Non mi sono certo sognato, non ho inventato, né mi sono fatto manovrare come un burattino da un burattinaio impegnato in chissà quale torbida manovra, le voci su quanto sta accadendo, e ancora nel pomeriggio di martedì 25 ho avuto conferma, da Montalcino, da persone che considero non solo informate, ma degne della massima fiducia, la conferma che tutto quanto ho scritto corrisponde al vero. E che riferendolo qui ho solo attenuato, non amplificato, la portata, di quanto sta emergendo nel corso delle indagini.
Pur registrando queste conferme, ho però pensato, anche se sinora era mancata una qualsiasi presa di posizione, un opinione, un commento, da parte dell’ente maggiormente interessato a quanto accade nel mondo del vino di Montalcino, il Consorzio del Brunello di Montalcino, che sulla base della legge definita ’“erga omnes” – Decreto Ministeriale del 29 maggio 2002 (che delega ai Consorzi il compito di controllo dalla vigna alla bottiglia), sapevo aver compiuto un ampio lavoro di controllo sui vigneti iscritti all’albo del Brunello di Montalcino, che mancava una voce importante per poter delineare un quadro completo.
E ho deciso di colmare la lacuna, dopo aver scoperto che un altro “visionario” e “provocatore” come il sottoscritto, mr. James Suckling, aveva pubblicato sul suo blog, sul sito Internet di Wine Spectator, un post intitolato Smoke and fire in Montalcino (vedi testo integrale in fondo a questo mio intervento), dove confermava in sostanza quanto da me scritto, attribuendo i problemi non alla scoperta in qualche cantina ilcinese di vino proveniente da chissà dove, bensì ad irregolarità riscontrate in un certo numero di vigneti registrati all’Albo del Brunello o del Rosso di Montalcino dove sarebbero state scoperte piccole percentuali di altre uve, Cabernet Sauvignon e Merlot ma anche, stranezza nella stranezza, Chardonnay e Trebbiano.
Cosa ho fatto dunque per capire quale fosse la portata di quella che un organo di informazione solitamente bene informato e vicino ad importanti realtà produttive di Montalcino, ha definito “un’indagine sui vigneti iscritti all’Albo del Brunello in atto da parte delle autorità competenti (Repressione Frodi, Guardia di Finanza …), che hanno prelevato dei fascicoli al Consorzio”?
Ho provato a parlare con uno dei diretti interessati, ma non un produttore di quelli maggiormente chiacchierati (circolano nomi da fare accapponare la pelle tanto sono noti), bensì con il direttore del Consorzio, Stefano Campatelli, che pur ricordandomi il suo obbligo di riservatezza dovuto al segreto d’ufficio mi ha, in buona sostanza, detto alcune interessanti cose.
Ha confermato che il Consorzio, nel corso dei controlli effettuati, ha riscontrato irregolarità, di vario peso e dimensione, in alcune decine (lui non ha fatto il numero, ma a me risulterebbero essere addirittura 80-90) di aziende, e che solo per quattro di queste, vista l’entità di quanto riscontrato, il Consorzio non ha potuto far altro che trasmettere i risultati dei controlli effettuati alle autorità competenti.
Le irregolarità, a detta del direttore del Consorzio del Brunello, riguardavano, come scritto da Wine Spectator, esclusivamente delle incongruenze (diciamo così) riscontrate nei vigneti e non in cantina, dove, parla sempre Campatelli, non sarebbe stata verificata la presenza di alcun vino proveniente da fuori zona.
Il direttore del Consorzio ha poi categoricamente escluso che Montalcino possa essere interessata dall’arrivo di vino, in cisterna, proveniente da altre zone (“nelle aziende produttrici di Montalcino si lavora solo con vino espresso da uve coltivate esclusivamente nella nostra zona di produzione” – mi ha detto) e ha confermato che a seguito della trasmissione da parte del Consorzio degli atti relativi alle irregolarità verificate in quattro aziende produttrici (due delle quali sarebbero già sul punto di chiarire gli addebiti e di risolvere i propri problemi), le autorità competenti hanno effettuato e stanno effettuando una vasta serie di controlli nelle aziende di Montalcino.
Quale sia il numero di queste e cosa abbiano trovato Repressione Frodi e Guardia di Finanza nel corso dei controlli effettuati in cantina e dell’esame della documentazione relativa al carico e scarico delle uve, alla commercializzazione dei vini, non è assolutamente dato al momento attuale sapere.
Il direttore del Consorzio non ha dunque negato la veridicità di quanto questo blog ha riferito, ma si è limitato a ridimensionare il fenomeno, rivendicando al Consorzio il lavoro di controllo sistematico in vigna effettuato, la scoperta di irregolarità riguardanti solo quattro aziende e la trasmissione della documentazione relativa alle autorità competenti.
Di più Campatelli non ha voluto dire, lasciando che siano le indagini a stabilire se ci siano state o meno “violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini”.
Alla luce di quanto dichiaratomi non da un pinco pallino qualsiasi, ma da persona sicuramente informata dei fatti com’è il direttore del Consorzio del Brunello, non posso che essere soddisfatto di aver riferito la notizia sui rumors provenenti da Montalcino e sulle indagini in corso. Le accuse di imprudenza, che non mi toccano, le rimando ai pavidi e a coloro che non hanno il coraggio di esporsi e di fare corretta informazione quando dispongono di una notizia di sicura importanza. Io le notizie, piacevoli o spiacevoli, sono abituato a darle.

Dal blog di James Suckling sul sito Internet di Wine Spectator
“Smoke and Fire in Montalcino (post del 21 marzo 2008). Rumors spread fast in Italy, just like any other wine region. I think a lot arise from jealousy among wine producers. I really hate it… But sometimes there is some truth to them.
The most recent rumor is how about one-third of the producers in Montalcino are being investigated for blending wines from the south of Italy into their 2003 Brunellos. I was shocked, to say the least, even completely pissed off.
How could Brunello producers do such a thing after years of building their region’s reputation as one of the best in Italy? Plus, it’s one of my favorite wine regions in the world! THEY APPEAR TO JUST BE RUMORS. And apparently there is NO basis for such terrible hearsay, at least that’s what my sources say.
Granted, there is an investigation at the moment being conducted by the growers association in Montalcino to check that all vineyards under the Brunello di Montalcino DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) are abiding by the regulations of Italy’s highest quality wine designation.
In other words, they are confirming that all the grapes in these vineyards are in fact Sangiovese. Brunello must be pure Sangiovese, according to the law. The Consorzio del Vino Brunello di Montalcino would not comment on its findings. But solid sources in the region say a number of vineyards have been found with a tiny percentage of other grape types in their vineyards, from Cabernet Sauvignon and Merlot to Chardonnay and Trebbiano. I don’t know how widespread this problem is, and the Consorzio will reveal its findings when the investigation is done. But I don’t think is going to be a big deal. The vines can be changed over to Sangiovese.
It’s possible that a wine producer could have intentionally planted other grape types to boost the color, structure and fruitiness of Brunello. Sangiovese can be a bit thin at times, and Brunello is aged for a long time in barrel or vat before bottling. It’s legal to have other grapes in areas such as Chanti Classico, and many super Tuscan producers do the same with their Sangiovese.
But, my sources say that it is most likely an honest mistake whereby the wrong bench grafts of vines were used when the vineyards were originally planted”.

0 pensieri su “Cosa accade a Montalcino? Parlano Wine Spectator ed il Consorzio del Brunello

  1. Chissà se ora che anche l’ambasciatore di wine spectator in Italia ha parlato di “stranezze” e “hearsays” , il consorzio aggiungerà qualche nuova news sul sito, oltre a quelle che sparano cifre sulle vendite e l’export.

    P.S.: Voglio vedere però che punteggi lui (Suckling) ha attribuito alle aziende incriminate, se mai si sapranno i nomi!

  2. Come hai ben fatto rilevare in molti articoli, ci sono evidenti segni di mancanza di tipicità in alcuni o più vini e non solo nella zona del Brunello.
    Ad occhio nudo mi sono chiesta sempre quanto grandi e fruttuosi sono gli ettari di alcuni produttori in Toscana…, ma fondamentale è la funzione dei consorzi o delle camere di commercio che DEVONO monitorare con assoluta serietà le situazioni locali per preservare l’immagine delle regioni e dell’Italia tutta. Questo in tutte le categorie, vino, food ed ogni altro prodotto.
    Quindi fermiamo in modo categorico coloro che lavorano in modo scorretto sì da evitare dubbi ai consumatori e facciamo chiarezza! vogliamo dunque distruggere lo sforzo di una vita di tutti i produtori seri di Brunello? vogliamo creare una situazione di allarmismo generale e creare il vuoto economico per la regione e non solo?
    Benvenuti i controlli e la serietà, anzi, aumentiamoli sia in cantina che sul mercato.
    Vorrei che la vecchia parola RISPETTO tornasse di moda.

  3. Caro Franco;
    In fondo il nostro Giacomino non ha tutti i torti, bisogna che i Produttori a Montalcino stiano attenti dove comprano le barbatelle in futuro ! Secondo come la vede lui non ci si puo piu fidare nemmeno dei vivai, compri dei cloni selezionati di Sangiovese, li innesti, crescono, producono, raccogli e poi qualcuno ti viene che truffi perche si tratta di Cabernet S., o Merlot !! Ma il nostro lo dice chiaro che qualche volta il Sangiovese puo essere di colore scarico, e allora noi chiediamo, come mai i Brunello da lui pluri-premiati e sbandierati sono di colore scuro impenetrabile ? Come mai durante le sue meditazioni su centinaia di Brunelli avvenute nel suo wine-office-apartment piu importante d’Europa, non sia venuto fuori commentando queste stranezze, su colori, profumi e eventuali uvaggi diversi del Sangiovese ? Big deal dice lui, sicuramente adesso il Consorzio dovra chiamare la Guardia Forestale che andra in giro per le vigne di Montalcino a bollare le vigne sospette, che a sua volta dovranno essere riinnestate !
    Forse Franco il tutto ha un senso, in realta fare venire le cisterne di vino oriundo a Montalcino era troppo rischioso !!
    Grazie
    Angelo

  4. Credo che Baldo Cappellano abbia centrato il problema. C’è il vizio di far finta di niente finché non scoppia il casino, ed è questo che poi provoca allarmismo. Basterebbe che i controlli venissero fatti seriamente, regolarmente e da gente competente e “super partes” e si eviterebbe di arrivare ai “rumors”. Ma il fatto stesso che il presidente del Consorzio affermi che nelle cantine non è stato trovato nulla di irregolare e che “qualche” filare sospetto sia stato trovato in alcuni vigneti, la dice lunga su quanto sia difficile fare davvero luce sui problemi reali nel mondo del vino. Si, perché se a Montalcino prima o poi spunta il rospo, in molte altre parti d’Italia assai meno blasonate, se si mette sauvignon nel vermentino o merlot nel nero d’Avola, a chi interessa?

  5. Io dico solo che in Italia manca sempre il coraggio di dire la verità sia nel caso del Chianti, del Brunello, della mozzarella di bufala, dell’Alitalia e di tutto il resto. Siamo un popolo di ciarlatani senza onore.

  6. Bravo Angelo!
    Ecco il grande bluf delle guide, ecco i grandi degustatori che sparano sentenze sulla tipicita’, e ora ….. gli altri cosa dicono?
    Che ipocrisia, lavoro da 30 anni nel mondo del vino, conosco “profondamente” tutte le realta’ Toscane Piemontesi Umbre. Pochi si salvano e quei pochi ne hanno sempre prese di bastonate dalle guide. Ti chiama una cantina e a te tecnico, ti viene messo mettono subito come paletto : i tre bicchieri le stelle i grappoli i 90 punti…..con qualsiasi mezzo. E purtroppo per emergere in certe sessioni di degustazione di questi signori (200-300 campioni in 3 gg)ditemi voi come si puo’ fare anzi ditemi voi che siete amanti del vino ….. come fanno a sentire qualche cosa dopo 15 vini pensa dopo 30-50-100 assaggi . Ed ecco allora l’uovo di colombo, merlot, cabernet, syrah, rebo, teroldego, marcelan, e chi ne ha piu’ ne metta, un tocchettino di concentratore per creare quelle bellissime marmellate, un po di zuccheri residui evvai il nostro vino sara’ una spanna sopra la plebaglia……..
    Commentate gente commentate.

    Paolo

  7. For Mr.Suckling,
    That Americans in general tend to be rather naive, and the fact that you are American in some way may excuse you,however I find it rather offensive for your readers to be expected to believe the nonsense regarding the “honest mistake”that you quote.It would be impossible to deny if varietals other than Sangiovese have been planted in the Montalcino area this has been largely done to please critics like yourself that have repeatedly praised wines that apart from being hedonistic bombs have nothing whatsoever to do with the essence of the Sangiovese grape and what Brunello should be all about,distorting the general concept of fine wine from great terroirs.I would be most grateful if you could at least privately reflect on this simple fact and the responsability that you,perhaps unawaringly,carry.
    Yours
    Cristiano

  8. Tutto già visto anche altrove e da parecchi anni, non c’e’ zona che si salva se non si adottano le giuste misure, come quelle che ha proposto in questo blog proprio un serio produttore di Barolo che in tanti anni ne ha viste davvero tante. Ma si sa, non essendo nella manica di nessun portaborse di qualche politico, le sue proposte non vengono prese in considerazione. Vedremo chi sara’ il nuovo ministro delle politiche agricole e proviamo a riproporgli quell’ottimo testo, magari ci andra’ anche bene per una volta, che ne dici?

  9. Caro Franco,
    come forse avrai notato mi sono a lungo astenuto dal fare commenti, dopo la settimana delle degustazioni toscane.
    L’ho fatto perchè sapevo che il bubbone di cui adesso stiamo parlando sarebbe scoppiato e che scoppiando avrebbe dato il via a parecchie derive moralistiche, a me onestamente indigeste.
    Dirò la verità fino in fondo. La notizia, cioè qualcosa più di una voce, che la GDF stesse visitando a Montalcino una o più grandi aziende circolava da parecchio tempo, diciamo un paio di mesi buoni, anche se ancora non così circostanziata da costituire una informazione pubblicabile. Si trattava, appunto, di un bubbone: qualcosa cioè che nella fase della maturità, gonfio e purulento, è molto evidente e doloroso, ma che non appare comunque all’improvviso, preannunciandosi invece per tempo con arrossamenti e gonfiori della parte. Tutto ciò per dire che quanto va succedento non è proprio una sorpresa. C’era da aspettarselo ed era solo una questione di tempo.
    Trovo anche ingiusto, sebbene inevitabile viste le circostanze, scaricare sul caso-Montalcino tutto lo scandalo dei vini taroccati. La quale Montalcino, certo, è area famosissima e come tale, quando succede qualcosa, destinata nel bene e nel male a far rumore più di altre, ma certo non l’unica in cui si producono vini che talvolta – alla luce degli infallibili sensori costituiti dalla bocca e dal naso di chi vuol sentire – hanno sollevato dubbi sull’effettiva provenienza geografica. Gli stessi dubbi che, in taluni casi, anche tu, io e altri colleghi sollevavamo di recente ad anteprime extratoscane.
    Senza quindi gridare all’untore, e spendendo anche una parola di comprensione (non di condivisione!) per quanto afferma Stefano Campatelli (che altro dovrebbe dire in un momento come questo uno nella sua posizione?), mi allineo con quanto saggiamente dice Roberto Giuliani: in Italia, più che le scoperte clamorose e la denuncia delle più colossali malefatte, mancano la “normalità”, la continuità, la linearità, la costanza dei controlli sull’intera filiera. Aggiungo anche una certa coerenza delle norme e della loro applicazione.
    In presenza di un sistema calibrato, in cui non ci sono vaste zone d’ombra, è difficile che possano crearsi gli spazi per grandi irregolarità. Quando invece il sistema è pieno di buchi e si oscilla perennemente tra rigori draconiani e lassismi inconcepibili, la probabilità di casi clamorosi, la cui ricaduta negativa danneggia poi tutta la base onesta del sistema, è altissima.
    Non credo quindi, se non si vuole mettere a rischio la sopravvivenza dell’intero comparto vitivinicolo italiano, che il problema possa essere risolto in modo indolore e soprattutto breve.
    Occorrerebbe un’accorta politica di settore che consentisse al sistema medesimo di rientrare nei ranghi pagando i giusti scotti, ma senza scossoni catastrofici, riacquisendo insomma quel regime di normalità e di stabilità che dovrebbe essere la norma e non l’eccezione.
    Sul caso specifico di Montalcino, invece, a questo punto non resta che tutti (stampa, produttori, consorzio, consumatori)attendano lo sviluppo delle indagini e, a procedimento concluso, traggano le loro conclusioni.
    A presto, Stefano

  10. Allora, in un altro articolo avevo espresso le mie 4 diverse idee, o schieramenti, di come finiranno le cose a Montalcino.Mi piace molto il gioco del baro più grosso, del grasso migliore, del fiore più velenoso… . Anche questo è molto italiano, pur sembrando una cosa ragionevole, si incastra benissimo nel nostro DNA. Mi spiego meglio: Non ci stò alle diverse teorie modello:
    1) Beh, ora se la prendono con Montalcino, chissa nel resto di Italia.
    2) Ma perchè non cominciano dalle d.o.c. meno famose che andare subito alla ” Botte più grande “.
    3) Non è giusto che ora Montalcino diventi un caso quando in Italia …eh…chissa cosa si fà!
    4) E perchè debbono pagare quelli che hanno lavorato bene?

    Calma signori…questo è un errato modo di vedere le cose, sempre Les Italiens.
    Basta. Se vogliamo cambiare veramente, ed all’interno di questo blog sento tante voce che gridano vendetta, cambiamo il nostro modo di vedere le cose e di cercare sempre modi diversi di interpretare.
    Basta signori. Se la cosa è partita a Montalcino( O partirà a Montalcino) è perchè qualcuno Ha ” Cantato ” e gli uomini grigi si sono dovuto muovere per forza! Tutto quì, perchè se non li chiami, difficilmente loro si muovono. Basta anche nel dire” Chissa cosa succede in tutta Italia”, perchè poi finisce…Tutti colpevoli uguale Nessuno Colpevole…tesi già sperimentata in Tagentopoli, In Calciopoli insomma…Cominciamo da Montalcino e poi vediamo dove arriviamo.
    Ci affidiamo al Consorzio, chiediamo perchè non abbia controllato?
    Siamo noi il vero consorzio.Dovevamo noi gridare di più, perchè tra di noi e specialmente, signor Franco, tra di voi tutti addetti ai lavori, queste erano cose risapute, queste erano piccole caramelle piene del segreto di Pulcinella. Ora capisco che una noce in un sacco non fà rumore…ma… …ma… … eh?
    Levatevi dalla testa che ci saranno grandi rivoluzioni.
    Smettetela di sperare che l’Arcangelo scenda in terra e doni la verità…pulizia pulizia pulizia e verità…e che forse l’Italia cambierà…Non Esiste.
    Comunque vada a finire, e veramente, non mi interessa tanto di come vada a finire…Il vino ha vinto…state sicuri…perchè anche se non succederà niente, avremo alzato un polverone e tanti cominceranno a guardare meglio il colore del brunello e tanti proveranno disgusto per il colore melanzana e tanti e tanti ancora…anche gli americani.
    Così raccolgo l’invito di Franco, nell’ avere piena fiducia per il brunello.Per il suo futuro.
    Vogliamo aspettare tutti i signori delle guide per fargliela pagare?
    Beh, siamo stati noi, presi dai grappoli, dai bicchieri, dalle stelle…che abbiamo cercato una santo per farci indicare la via maestra. Che questi signori cialtroni debbano andare a fare un altro lavoro lo spero anche io. Ma nessuno ci imponeva di comprare queste guide.
    Così, adesso, comiciamo ad affidarci ai nostri nasi più che fari i ganzi citando a memoria i vari punteggi.

    Il re è morto.
    Viva il re.

  11. Questi sono i quattro schieramenti…
    Alla fine……il problema è il modo di fare” All’Italiana”, come diciamo correttamente nel far intravedere quelli che sono i modi di fare che meno ci piacciono della nostra nazione e dei nostri ” Nazionali”.
    Le varie schiere saranno così composte:
    1) Facciamo pulizia pulizia e pulizia…ne va dell’orgoglio nazionale!
    2) Calma; si, facciamo pulizia, ma silenziosa , dall’interno, senza fare troppo clamore e dare altri pezzi di Italianità all’estero, che par aspettare questi momenti per sbatterci in maniera denigratoria in prima pagina!
    3) Questo non è il momento di fare le pulizie, proprio adesso, in questo trend di esportazione, con una nazione che fa fatica ad arrivare alla fine del mese.Appuntiamoci il problema, allacciamo il fazzoletto a mò di striscia la notizia e quando le cose al governo saranno più calme faremo piazza pulita!
    4) Questo è il momento perfetto per allargare i disciplinari , specie quello del Brunello. Facciamo come il Chianti, diciamo un minimo di 80 % di San Giove Grosso e il resto a vostra fantasia. Alla fine i Brunelli si vendono e se li bevono…non debbono essere così cattivi.
    Questo siamo, questa è l’Italia.
    Personalmente, avendo vissuto in terreno francese, una delle offese che non sopporto ( Il fu Biagi disse la stessa cosa) è l’espressione dei francesi nei nostri riguardi quando…Ah Les Italiens…

  12. Siamo alle solite, all’italiana.
    Per come la vedo io, mi sembra d’obbligo che i nomi saltino fuori, e anche alla svelta. In primo luogo perchè i produttori onesti devono essere tutelati; in secondo luogo perchè è una indecenza che simili notizie arrivino qui dall’estero, dove gli scandali di casa nostra assumono le loro vere sembianze senza essere truccati da omertà e inadempienze.Diamoci dentro con la verità, almeno adesso!!! In terzo luogo dirò anche che noi enotecari abbiamo il diritto di sapere chi ci prende in giro e chi lasciare fuori dalla porta da ora in poi.
    Ultimo punto in ordine ma non per importanza: il consumatore, cioè l’italiano comune, cioè tutti noi: ma perchè non ci si vergogna di questa inqualificabile propensione all’imbroglio che sembra insita nel dna italico? Devono pagarla cara, questi sofisticatori e il Consorzio, se vuole salvare ll valore della parola “Brunello”, non potrà usare la mano di velluto e insabbiare. I danni provocati possono essere incalcolabili. Che almeno si tutelino gli onesti.
    Ma mi chiedo: gli enti preposti? I Consorzi? Ma cosa fanno invece di vigilare nell’interesse di tutti? Non sopporto sentir dire che certe cose si sapevano da tempo: sarò fuori moda, ma non credo che i grandi valori commerciali, storici e anche ideali di Montalcino si difendano con la menzogna e l’omertà.

  13. Per Cristiano
    Trovo assolutamente fuori luogo le sue affermazioni stereotipate sull’ingenuita’ degli Americani. Volendo proseguire su questa falsa riga da questa storia allora emerge che tutti gli Italiani sono disonesti.
    Piantiamola di dare la colpa a giornalisti,enologi,consorzi e clienti. La colpa e’ solo e soltanto dei produttori disonesti.

  14. voi parlate e sparlate ma in fondo questa e’ solo l’Italia, noi possiamo parlare e così rimane un paese “democratico”, ma in fondo un cittadino non ha più peso a livello “democratico”…ubi maior …

  15. Buonasera a tutti.
    Vorei segnalare che i primi effetti di tipo economico si stanno già verificando. Ho notizia da alcuni associati Vinarius che loro clienti esteri hanno bloccato i ritiri di Brunello di Montalcino fino a che non saranno di dominio pubblico i nomi delle aziende coinvolte.
    Mi sembra un fatto grave e foriero di ben altre difficoltà al quale noi enotecari non riusciamo a fare fronte, non avendo evidentemente la possibilità di fare i nomi. Ho suggerito a questi associati di chiedere ai loro fornitori una dichiarazione di estraneità dalle indagini.
    Buona notte a tutti.
    Francesco Bonfio
    pres Vinarius Associazione delle Enoteche Italiane

  16. lo so rischio di essere qualunquista e superficiale ma, quando metto il naso in un calice di brunello tutto mi diventa chiaro e capisco se e dov’è l’imbroglio. Tutto il resto è lontano dalla mia portata e dalla mie capacità previsionali. Preferisco viverMI la questione day by day.

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