Dalla Langa del Barolo il mio sincero augurio a Messer Brunello

Non sono stati giorni facili questi ultimi, coincisi con lo scandalo di Montalcino, o “Brunellopoli”, come qualcuno icasticamente l’ha battezzato, che con quanto ho scritto (leggi) alla vigilia di Pasqua, venerdì 21, ho contribuito a rendere di pubblica notorietà.
Riferire che “c’è del marcio nella splendida terra del Brunello”, che come è apparso ieri nelle pagine fiorentine di Repubblica, “
la Procura di Siena indaga per frode in commercio su cinque grossi produttori di Montalcino. Ha già fatto sequestrare da Guardia di Finanza e Ispettorato del Lavoro ettari di vigneti, cantine, bottiglie. L’ipotesi è che quei produttori usassero tra il 10 e il 20% di uve non Sangiovese nel loro Brunello, che invece in base al disciplinare deve contenere al 100 per 100 quel vitigno”, prendere atto, come ha riconosciuto il Consorzio, che “l’ispezione su oltre 1667 ettari di vigneto iscritto” ha portato a rilevare “alcune non conformità” anche se “hanno interessato solamente 17 ettari” non è sicuramente simpatico.
Come non è stato piacevole prendermi la responsabilità di aprire idealmente questo “vaso di Pandora” scrivendo quello che ho scritto e magari passare come un provocatore, un incendiario, uno in cerca di facile notorietà, alle spalle di Montalcino e dei suoi produttori, come una persona che avendo fornito “notizie su un’indagine in corso” avrebbe, secondo, lo spudorato Robert Parker der Tufello, o come preferisce lui “
Robert Parker dell’Alberone (o “Arberone”, come diciamo noi)”, compiuto un reato. Potrebbe persino costituire favoreggiamento nei confronti degli indagati, che, per il momento, non si conoscono”.
Come ho già detto e sarebbe inutile ripeterlo e mi sostengono le svariate testimonianze di sostegno alla mia opera espresse in forma di commento su questo blog, ma anche come telefonate e mail di persone che mi hanno chiesto di rimanere anonime che mi sono arrivate dal mondo produttivo di Montalcino, da aziende e vignaioli stanchi di vedere il loro Brunello fatto oggetto di indegne trasformazioni, libere interpretazioni, volgari contraffazioni (i vini strani li abbiamo assaggiati e riconosciuti tutti in questi anni, magari giustificati come opera dei “nuovi cloni di Sangiovese”, c’è chi ha voluto riconoscerli come tali e chi invece ha fatto finta di niente, una volta conosciuti i nomi dei produttori…), ho totalmente la coscienza a posto.
E sono certo di non aver fatto, come ha scritto qualche carneade livoroso e sciocco, degli inutili “pettegolezzi”, di non aver gonfiato “per benino ad arte” alcunché, (gonfiato cosa, se poi nelle cronache toscane di importanti quotidiani si leggono cose del genere? – leggi qui e leggi soprattutto quanto riportato qui
Repubblica Firenze 28-03-08 con i primi nomi delle aziende che sarebbero coinvolte che qui, leggi, aziende indagate rispondono commentano l’accaduto)) ma di aver semplicemente fatto il mio dovere di cronista, dispiaciuto, perché amo Montalcino ed i suoi vini, quelli veri, e sono consapevole che in ogni caso questa vicenda arrecherà qualche danno (ma sono quelle cure pesanti che si fanno per poi stare meglio) all’immagine di questa prestigiosa, celeberrima denominazione. Ma giocoforza costretto, perché le notizie sono notizie e l’informazione ha delle regole precise, se si vuole essere giornalisti veri e non velinari o passacarte o amici dei potenti, che non possono essere dimenticate.
So benissimo di aver, mio malgrado, fatto “notizia” e le visite record di questi giorni a questo blog, la curiosità che ho sollevato con quel che ho scritto, per quel che ho poi costretto altri a scrivere, dimostrano quale interesse la vicenda abbia suscitato.
Ora sento il bisogno di staccare un po’, di voltare pagina, di prendermi una salutare pausa e viene dunque a fagiolo, perfetta, la trasferta piemontese di due giorni (già annunciata qui) per andare a presentare, dapprima a Torino, questa sera, ad Eataly (sito) e poi domani a Castiglione Falletto, nel cuore della Langa del Barolo, il bellissimo libro di Camilla Baresani e Allan Bay La cena delle meraviglie, storia di una grande occasione conviviale tramutata da sogno in realtà e raccontata nel suo manifestarsi e concretizzarsi con le parole di due autori che con le parole si destreggiano davvero piuttosto bene.
Mutatis mutandis (ad uso e consumo di qualche imbecille: non sto parlando di mutande, è solo una citazione latina…) e con le ovvie dimensioni, considero questa trasferta, soprattutto la giornata abbondante che trascorrerò nell’amatissima Langa tra domani e domenica, come un mio personale andare a “sciacquare i panni in Arno”, in questo caso nel Tanaro, dopo giornate trascorse a parlare di quanto di poco commendevole stava succedendo (ma non è una sorpresa: è un qualcosa che sapevamo benissimo che prima o poi doveva scoppiare: troppi vini erano così senza vergogna da gridare vendetta al cospetto di Bacco e da non poter passare ancora per troppo tempo inosservati…) a Montalcino.
Lo so bene, avendo anche in questo caso dato il mio contributo – ricordo articoli significativamente intitolati “C’è del marcio in Barolandia” – al dibattito sui Barolo (e Barbaresco) taroccati dai soliti furbetti, che anche in Langa non tutto è perfetto, che anche qui ci sono, o ci sono stati, episodi volgari di contraffazione, di forzatura e libera interpretazione dei dettati dei disciplinari dei due grandi rossi albesi che parlano, come a Montalcino, in termini di monovarietalità, Sangiovese 100% in Toscana, Nebbiolo in purezza qui.
Questo anche se un “cattivo maestro” come il cavalier (T)Rivella, piemontese che ha fatto fortuna proprio a Montalcino, ancora di recente cianciava di un’ipotetica utilità di correggere il Barolo con il Syrah (leggi e rabbrividisci)…
In Langa però, a differenza da Montalcino, la cui fortuna commerciale è, come racconta il libro del cavalier Ezio già citato, abbastanza recente, e dove la recente storia produttiva di molti ha fatto crescere gli appetiti e portato a percorrere, perché il nome della Toscana e del Brunello tirano, strade spericolate, una certa moralità, un’etica del vignaiolo (che c’è anche a Montalcino, se penso ad esempio a figure come Soldera, Palmucci, Cencioni, e altri ancora, figure coerenti e tutte d’un pezzo, ma che non è poi così diffusa, affermandosi piuttosto una logica molto commerciale), ha fatto sì che le mele marce, che ci sono state, venissero isolate, che si sentissero emarginate, messe all’indice, anche se magari i risultati commerciali e determinate altre affermazioni diciamo d’immagine (tipo premi, riconoscimenti, alti punteggi) sembravano dare loro ragione. Sono felice pertanto di andare, almeno per un giorno, e nell’imminenza della kermesse di un Vinitaly per il quale, come ho scritto qui, il trionfalismo e l’euforia quest’anno sono decisamente fuori posto, e dove un pizzico di sobrietà sarebbe opportuno, a respirare “aria pura”, quell’atmosfera vinicola che amo sopra ogni altra, nella Langa del Barolo.
So che a Castiglione Falletto, domani sera, ma ancora prima nelle breve visite che con Camilla e Allan faremo a Barolo e a Monforte d’Alba, da alcuni produttori di cui mi onoro di essere amico (Maria Teresa Mascarello e sua mamma e la famiglia di Elio Grasso) troverò dei veri amici del vino, delle persone per bene che hanno difeso, con la tenacia, con il loro lavoro, con la loro testimonianza (come dimenticare, sono già passati tre anni accidenti! dalla sua scomparsa, Bartolo Mascarello, la sua saggezza, il suo essere tenacemente tradizionalista, e poi Giovanni Conterno altra grande figura di uomo e vignaiolo tutto d’un pezzo) la vera immagine e identità del Barolo, a spada tratta e pié fermo, contro coloro che ne volevano fare strame per i loro porci interessi.
Vorrei tanto che anche a Montalcino, dove tanti che sapevano in questi anni hanno taciuto, per quieto vivere, perché rischiare di andare contro a certi poteri non è sempre facile, perché comunque il loro vino si vendeva e bene – come ha ben commentato un lettore di questo blog “
il problema che riveste Montalcino è un problema culturale e non solo un problema di biechi sofisticatori che vogliono arricchirsi prendendo scorciatoie illecite“ – prendesse quota e si diffondesse, non solo in alcune figure, ma a macchia d’olio, in maniera contagiosa e irrefrenabile, questo orgoglio del Brunello al di sopra di ogni sospetto, immacolato, puro, autentico e schietto, figlio del Sangiovese e della sua terra.
E’ questo l’ideale augurio, il brindisi, ovviamente a base di Barolo, che stasera a Torino e domani sera a Castiglione Falletto e Monforte d’Alba, rivolgerò a Messer Brunello e a Montalcino, con l’affetto di chi quel vino e quella terra ama e non avrebbe mai voluto trovarsi a dover raccontare le cose che ha dovuto scrivere. Per amore del Brunello, non certo per danneggiarlo o nuocere alla sua immagine e al suo prestigio nel mondo… Ci risentiamo domenica sera o lunedì, spero con notizie migliori.

0 pensieri su “Dalla Langa del Barolo il mio sincero augurio a Messer Brunello

  1. Grazie per i preziosi aggiornamenti, è innegabile che lei ha avuto un ruolo decisivo nel fare informazione su questo “affaire”.

    Qualche giorno fa lei citava Argiano tra i produttori di cui fidarsi “ciecamente”:
    http://vinoalvino.org/blog/2008/03/e-domani-per-pasqua-stappiamo-brunello-quello-vero.html#comments

    Nell’articolo di Repubblica di Maurizio Bologni si legge anche il nome di Argiano, anche se si menziona solo una partita di Sant’Antimo declassata a IGT (e quindi il loro Brunello non sembrerebbe coinvolto).

    Approfitto della sua fiducia nell’azienda per chiederle di aiutarci ad avere chiarimenti: lei ha qualche notizia in più in merito al coinvolgimento di Argiano nelle indagini? Attraverso i suoi contatti, può sollecitare un loro commento ufficiale? Ora che il loro nome è uscito sui giornali in associazione allo scandalo, credo che sia auspicabile avere notizie con la massima trasparenza, in modo da limitare speculazioni potenzialmente dannose per l’immagine dell’azienda.

    Infine le chiedo un commento soggettivo, basato sulle sue personali esperienze di assaggio: secondo lei, il loro brunello rispecchia il profilo tradizionale o presenta qualche caratteristica “bizzarra” a livello di concentrazione, colore, aromi? Sia chiaro, per gli accertamenti oggettivi c’è l’indagine della magistratura, a lei chiedo solo qualche nota di degustazione.

  2. devo dire che sono rimasto assolutamente sorpreso del coinvolgimento di Argiano. Se avessi dovuto compilare una compilation delle aziende che teoricamente, in base ai vini che ho degustato e alle impressioni da me riportate circa la loro corrispondenza o meno ai canoni di un corretto Brunello base Sangiovese 100%, avrebbero potuto figurare nell’inchiesta della Guardia di Finanza di Siena, avrei formulato altre ipotesi e non avrei di certo fatto il nome di Argiano. Al mio molto teorico appello mancano altri nomi, che non mi stupirei affatto venissero coinvolti… Ma vista la situazione e la ridda delle ipotesi, la mano sul fuoco oggi la metterei per pochissime aziende, sicuramente Soldera Case Basse, Palmucci Poggio di Sotto, Il Colle, Gorelli Le Potazzine, Biondi Santi, Capanna, e poi direi anche Lisini e le altre che ho citato nell’articolo nell’articolo che lei ha ricordato scritto alla vigilia di Pasqua.

  3. Beh, intanto complimenti per il lavoro svolto.
    Su Cernilli, io ormai rinuncio a chiedergli spiegazioni, perché ogni volta mi dice che sono ignorante e non ho il tesserino (cosa di cui sono orgoglioso). Certo, le sue dichiarazioni sul forum del GR sono un po’ strane. Prima dice che per cinque giorni ne ha sentito parlare solo sui blog (ma una telefonata incuriosita a qualche addetto ai lavori, no?), poi una volta chieste spiegazioni, ha detto che a lui sono arrivate solo voci che ha sentito in giro, ma arriva a dire che quelli di Panorama che stanno indagando “Non andranno molto lontano, scopriranno poco o niente”. Insomma, lui sa poco o nulla (per sua stessa ammissione), ma può assicurare che non uscirà niente dalle indagini dei giornalisti. Boh…

  4. Intanto all’origine c’era una notizia di “vino pugliese” finito in bottiglie di Brunello, che mi pare pero’ gia’ ridimensionata da quel poco che sta uscendo da convento, tutti abbottonatissimi, il primo che spiffera lo mandano “a zappare” (questa l’ho gia’ sentita, mi ricorda un altro post di questo blog), percio’ la cosa si restringerebbe alle piantine diverse. E qui bisogna davvero attendere l’esito delle indagini. Bisogna vedere se erano una ogni cento (perche’ solo l’errore del 2 per cento in Europa da’ adito alla restituzione di qualsiasi partita non confrome all’ordine) fra le barbatelle acquistate oppure se sono state piantate apposta. E se sono state piantate apposta bisogna vedere se a filari con scopi diversi non illeciti (ricerca, per esempio, o il vino del portinaio come avevo scherzosamente ipotizzato) oppure se a scopi illeciti, che pero’ vanno dimostrati. Non sara’ per niente facile venirne fuori, anche perche’ una volta era l’imputato a dover fornire le prove della sua innocenza, oggi invece rimane innocente fino al trezo livello di giudizio chissa’ fra quanti decenni. Spero che pero’ se ne venga fuori subito con un chiarimento vero fra gentiluomini e comunque con una lezione da imparare: i controlli non li puo’ piu’ fare il rappresentante del controllati, quello che ha un bilancio basato sulle quote versate appunto da parte dei controllati.

  5. Dov’è finita la tipicità??
    L’ho fatto… ormai ero troppo curioso per poter resistere! Ho preso una bottiglia di Brunello 2003 prodotta da una tra le più grandi e storiche aziende “incriminate”; preferisco non specificare…
    Ebbene la degustazione ha rivelato un vino dal colore rosso rubino molto intenso dalle nuance quasi violacee… profumi un po’ sommessi appena aperto, come giusto che sia per un “Brunello” appena messo in commercio, con note immediate di frutta rossa molto matura, (complice anche l’annata calda indipendentemente da tutto) e spezie più del legno che dal Sangiovese… mano a mano durante la degustazione il vino in questione si è leggermente aperto mostrando delle classiche note di liquirizia e rabarbaro a mio giudizio ben fuse nel complesso. Al gusto si è rivelato già molto morbido, con un buon equilibrio tra acidità e tannino.
    Vi chiederete il GIUDIZIO. Da enotecnico quale sono e senza fare troppi moralismi, il vino l’ho trovato ottimo e dalla beva appagante, forse un po’ troppo morbido e senza un finale particolarmente lungo che fa presagire una longevità di 3-5 anni per essere bevuto nel giusto momento… un vino da Wine Spectator! (almeno 87 punti )… Scorgendo però l’etichetta uno si chiede se non ci sia stato un errore in fase di imbottigliamento e, invece di usare l’etichetta di un Chianti Rufìna, abbiano messo quella di un Brunello. Ti rendi conto dell’impossibilità dell’errore quando rileggi il disciplinare di produzione e (complice anche il condizionamento degli ultimi giorni) pensi che probabilmente all’interno della tenuta hanno una copia di questo documento dove manca qualche pagina… (questa sarebbe la scusa che Robert Parker der Tufello addurrebbe). La mia proposta è la seguente: perché oltre a grappoli, bicchieri, frutti e bottiglie non si mette una valutazione anche per il rispetto della tipicità della denominazione?? A mio parere stimolerebbe anche la serietà di certi giornalisti e di certe guide…

  6. @Fabio Foppoli
    e qual è la tipicità secondo lei oggi? Qui il discorso non è tanto sulla tipicità, perché un Brunello moderno può non essere tipico ma ottimo e fatto tutto con sangiovese (ops!). In ogni caso il Brunello è cambiato notevolmente negli ultimi dieci anni, certe caratteristiche sono comunque mutate, vuoi per l’ingresso in molte cantine delle barrique, vuoi per l’ingresso in molte cantine di tecniche e macchinari che prima non c’erano o non si usavano, vuoi per i nuovi cloni di sangiovese, vuoi per i cambiamenti climatici…
    Aggiungiamo che oggi ci sono troppi vigneti a Brunello, con caratteristiche decisamente differenti e qualità altrettanto diverse. E ora proviamo a identificare questa tipicità…

  7. Roberto Giuliani
    rispetto la sua posizione in materia, ma ritengo che ci debbano essere dei tratti comuni, credo che questa sia la definizione di tipicità oggi all’interno di una denominazione… TRATTI COMUNI; perchè è giusto come lei scrive: “vuoi per l’ingresso in molte cantine della barrique … vuoi per i nuovi cloni di Sangiovese”… chi l’ha voluto tutto questo? siamo sicuri che sia stata solo una normale evoluzione del mondo produttivo? se invece di seguire il mercato ad ogni costo, i produttori ed i consorzi seguissero vie tradizionali meno corrotte forse non staremmo qui a discutere. non sono anti-innovazione intendiamoci, ma vedo delle variazioni tra prodotti all’inteno delle stesse denominazioni che non sono sempre dovute ai cambiamenti climatici ed alle condizioni geopedologiche dei vigneti (unica cosa che dovrebbe influenzare la produzione – Francia docet)

  8. @Fabio
    sfonda una porta aperta. Ciò che ho scritto vuole essere solo un punto di riflessione, io sono il primo a non condividere certe direzioni aziendali secondo come tira il vento, non è così che si fanno grandi vini e soprattutto un grande Brunello. Però rimane il fatto che un voto alla tipicità rischia di non essere indicativo, a meno che non sia ben chiaro quali sono i “tratti comuni”. Tratti comuni che si sono un po’ persi per strada e che sono una delle ragioni per cui molti di noi si chiedono come sia possibile fare dei sangiovese color melanzana con aromi che dalla ciliegia si spostano alla mora, con concentrazioni che cancellano qualsiasi eleganza e finezza, con tannini che si sommano ad altri tannini ecc.
    Figuriamoci se non sono d’accordo. Nelle mie degustazioni ci tengo sempre a precisare se riconosco una tipicità nel vino che descrivo, è un parametro che continuo a ritenere essenziale, ma parlando di Montalcino posso trovare dei punti in comune assaggiando i Brunello di Soldera, Il Colle, Le Potazzine, Cencioni, Sassetti, il recente Sanlorenzo, Poggio di Sotto. Difficile invece trovare un “tratto comune” nei vini di Casanova di Neri, Valdicava, Castelgiocondo, La Poderina ecc.

  9. Faccio la spia.
    Ziliani, sul GR forum l’hanno definita il “Suckling della Val Brembana”…non capisco certe cose. Al di là di certe antipatie (che probabilmente certe gente nutre nei suoi confronti), di fronte ad uno scandalo di non poca portata come quello di Montalcino (anche se Giuliani pensa che siano polemiche ingigantite ad hoc, e forse non ha tutti i torti) non capisco come mai giornalisti, esperti di settore ed appasionati in genere non facciano fronte comune per cercare di sputtanare definitivamente certe realtà! Siamo un popolo di beceri servi del padrone? Mi viene da pensare di sì. Ormai nessuno ragiona più con la propria testolina e non sappiamo più distinguere il bene dal male.

  10. “Aggiungiamo che oggi ci sono troppi vigneti a Brunello”. Anche questo non è problema da poco. In Italia manca la cultura della zonazone. E senza zonazione diventa difficile tracciare mappe e orientamenti per individuare parametri comuni.
    E questo è un punto.
    Poi c’è il problema dei cloni e questo è un altro fatto ancora. Ma si può imporre in un disciplinare l’impiego di un clone anziché un altro?
    Resta poi, di fatto, l’interpretazione del viticoltore (o enologo o stregone o quel che sia), che INDIPENDENTEMENTE dal territorio e anche dal clone può scegliere di lavorare con concentrazioni spinte o meno, con legno grande o piccolo, con macchinari più o meno invasivi, con osmosi inverse o come gli pare a lui. Si può imporre in un disciplinare l’impiego di legni specifici, di macchinari specifici e via discorrendo?
    Ad ambo le domande si risponderebbe di no.
    Voglio dire: può da solo il disciplinare regolare una scelta produttiva?
    Resta un campo imperscrutabile che va oltre la legalità (il rispetto del disciplinare), un campo che è fatto di sensibilità personale, non solo per quel che riguarda l’interpretazione di un vino (moderno o tradizionale, per semplificare), ma parlo di sensibilità (e rispetto) nei confronti della tradizione, della storia di quel vino, del tipo di uva.
    C’è da chiedersi inoltre, per stare con Giuliani e Foppoli: è il caso che un uva che naturalmente dà quell’apporto polifenolico, quella concentrazione di colore, insomma che abbia un determinato corredo debba dare invece un risultato sospetto?
    Anche questa può essere una forma di truffa (non in termini di lagalità, sia chiaro)?

  11. Gentile Giuliani;
    Leggendo i sopra domanda/risposta, mi viene da chiedere come mai i “tradizionalisti” del Brunello da lei citati, e altri ancora, tutti insieme non si siano mai ribbellati con il Consorzio, o ancora di piu durante le degustazioni ufficiali si sarebbero dovuti separare dai cosidetti “moderni” in modo che oggi, nel 2008, il mondo intero saprebbe facilmente come scegiere. Guarda caso mi viene in mente quale confusione c’era alla degustazione di Benvenuto Brunello a New York nel 2004, quando amici mi dicevano che dopo aver assagiato Valdicava,Siro Pacenti,Banfi,Casanova di Neri,Fanti,ecc.,non riuscivano piu a capire ed apprezzare la finezza di Capanna,Poggio di Sotto,ecc.
    Grazie
    Angelo

  12. Intervistato ieri sera al TG2, il conte Marone, imbarazzato, affermava con scarsa convinzione che il consorzio vedrà, farà, sanzionerà, il tutto condito da un sequenza di se, se, se. Mi é parsa una scarsa difesa d’ufficio poco convincente e francamente molto deludente. Vedremo presto rotolare anche la sua testa?

  13. Tutta questa acrimonia verso Cernilli sembra dettata dall’invidia verso un grande comunicatore del mondo del vino, una persona competente e equilibrata che non ha bisogno di ricorrere a scandalismi per attirare l’attenzione.

    N.

  14. riguardo al forum del GR….una banda di pecore….indottrinate……e molto…molto ….”interessate” ……a seguire il loro pastore…..il parker der tufello……sopratutto un certo “vinogodi”…..che gira l’italia con quattro….reietti che pendono dalle sue labbra in fatto di vino….lo stesso che poi fa il moralizzatore (con un che bolla come Trombone)……e poi cerca di entrare nella squadra del GR dalla porta di servizio……facendo il galoppino del grande capo…..sperando che prima o poi qualcosa faccia scrivere anche a lui……….se queste sono le frequentazioni….bel forum indipendente complimenti…!!!

  15. @Angelo
    bella domanda. Proprio giorni fa ho scritto qualcosa su esalazioni etiliche a questo proposito. Ne ho parlato anche con alcuni produttori, sottolineando che poi non possono dire che l’omertà è un comportamento della gente del sud perché c’è la mafia. In realtà è un atteggiamento radicato in tutti gli uomini di fronte al rischio di rimetterci qualcosa personalmente. Ed è su questo che contano i poteri forti.

  16. @Michele,
    ci siamo conosciuti al banco di assaggio a Firenze, ricorda?
    Credo in tutta onestà che nei forum sul vino certi comportamenti siano del tutto normali, hanno le stesse caratteristiche di quelli calcistici. C’è chi fa lo strafottente, chi segue il “maestro”, chi è ostile e critico su tutto, chi non ha nulla da dire ma ritiene importante “esserci” ecc. A mio avviso l’errore è quello di considerarli argomento di discussione. Il forum è un club, apparentemente aperto a tutti, ma poi si creano le aggregazioni e da club passa a clan.

  17. @Buongiorno, certo che mi ricordo….!
    Il problema e’ che esistono molti blog e forum….e ognuno e’ libero di parteciparvi o meno…..pero’ quello che da davvero fastidio e’ come sotto le mentite spoglie della semplice passione per il vino si celi una selva di interessi e intrighi nascosti…..in alcuni di questi……”se non ti allinei sei fuori”…….il forum del GR e’ cosi’….un guazzabuglio di Produttori che pubblicizzano il loro vino……ristoratori idem…….mercanti di bottiglie di dubbia provenienza….e nel mezzo i tuttologi del vino(schierati) che parlano della rivista e della guida in questione come……la bibbia osannando il redattore e i vini presenti all’interno……se non la pensi cosi’ e credi che in un forum libero tutte le opinioni dovrebbero essere quantomeno presenti…..vieni offeso ti becchi del reazionario…..sobillatore per lesa maesta’ di sua altezza e dei vari paggetti che lo circondano……e a rimetterci come sempre e’ la credibilita’ del vino!
    ……e viene da pensare che il vino non lo fa ne la vigna ne il produttore…….lo fa la penna…o la tastiera…!!!

  18. Te connaissant, Franco, je sais que tu n’as pas lancé d’accusations à la légère, et je trouve que les arguments du Brunello pour sa défense ne sont guère convaincants.
    Je pense en général, et dans ce cas en particulier, qu’il vaut toujours mieux avouer ses fautes, faire “tabula rasa” des erreurs du passé, et repartir du bon pied.
    Après tout, nous, non-Italiens, aimons vos vins. C’est à vous de faire régner la loi chez vous, nous ne pouvons que saluer ceux qui dénoncent les fraudes et les excès de toutes sortes.

  19. risposta corretta Roberto riguarda i fenomeni comportamentali sui forum, qualsiasi ne sia l’argomento (vino, cibo, sport, giochi) dopo poco si formano inevitabilmente aggregazioni e fazioni, determinate dalle personalita’ e dagli interessi dei partecipanti; il web ricalca le dinamiche sociali della vita normale solo con tempi ridotti e l’assenza di confronto diretto

  20. quattro anni fa, in occasione delle penultime elezioni del presidente del consorzio del brunello, un gruppo nutrito di produttori cercò di ‘scalare’, se non la presidenza, almeno un buon numero di posti in consiglio; proprio per difendere il disciplinare, che era sotto attacco.
    un attacco che veniva da parte di alcuni produttori, tra cui il maggiore per estensione, che sostenevano “che una certa percentuale di altre uve avrebbe reso più appetibile il brunello”.
    dato che nel consorzio non contano le teste, bensì gli ettari, la congiura degli innocenti ebbe risultati molto risicati, e il gruppo dei suddetti produttori dovette abbozzare.
    per fortuna la fedeltà al disciplinare è stata ribadita dal consiglio comunale.
    allora osservando la foga con cui certe aziende spingevano affinché il disciplinare si ‘aprisse’ (= imbastardisse), da estraneo non capivo quali potessero essere i loro interessi.

    pensavo (e penso più che mai) che l’unicità del brunello, la sua scontrosità, e una certa fierezza della ‘diversità’ che lo rendono disomogeneo e non normalizzabile sui mercati del vino, fossero, e siano, il cuore del suo valore.
    in questo blog, dove scrivono molte persone competenti non c’è bisogno di sottolineare le accezioni in cui si declina questo valore.
    il ricordo di quei giorni, però, mi rende più comprensibili gli eventi odierni.
    i produttori onesti (e sono la maggioranza, occorre sottolinearlo)sono in balìa di dinamiche di cui non conoscono neanche esattamente tutti i contorni.
    essi sanno per certa un’unica cosa: sono puliti. ma è difficile farlo sapere pubblicamente; so però che alcuni hanno cominciato a scrivere, chiedendo di essere messi in grado di dimostrare la propria onestà, forse un po’ ingenuamente.
    naturalmente, dato che in quel consorzio contano gli ettari e non le teste, il futuro di questo vino, così come è conosciuto fino ad oggi, nonché il futuro di questo bel pezzo di italia agricola, è nelle mani di due o tre industrie che sono in grado di condizionarlo in molti modi.
    tutto ciò proprio ora, in un momento in cui in tutto il mondo si discute sul rinnovato ruolo dell’agricoltura anche dal punto di vista ambientale; si discute sul rilancio delle tipicità italiane come fonti di lavoro ed elementi indispensabili per competere, eccetera, eccetera.
    e complimenti a Ziliani che non ha peli sulla lingua.

  21. “il problema che riveste Montalcino è un problema culturale e non solo un problema di biechi sofisticatori che vogliono arricchirsi prendendo scorciatoie illecite“
    Caro Franco, una frase scritta da un tuo lettore che io appoggio totalmente e che mi sento di affermare non solo per quanto riguarda i produttori (Montalcino e altri) ma anche per quanto riguarda i giornalisti, si può parlare di biechi sofisticatori di parole?? Io credo di sì. Da persona attenta e precisa quale sei, se avessi avuto altri articoli sulla faccenda Brunello sono convinta che li avresti segnalati qui sul tuo blog ma, a quanto leggo, pochissime testate hanno dato risalto alla vicenda…Problema culturale dunque, così come l’onestà intellettuale è riconducibile alla cultura, sia essa quella schietta del contandino che rivendica l’autenticità del suo prodotto e del suo lavoro, sia quella dei giornalisti sempre più lontani dalla notizia e sempre più vicini alle lobby dei grandi gruppi di produttori. Io sono inoltre testimone che dopo la Kermesse del Benvenuto Brunello a Montalcino, lo stesso Ziliani dichiarò subito dopo la scarsa qualità dei campioni di Brunello da lui stesso degustati ( ad eccezione dei soliti pochi) in quel frangente, non si parlava ancora di “rumors”, questo per dire che non sempre servono i NAS, a volte basta un bel NASO e la seria professionalità di degustatori (perché per scrivere di vino bisogna prima saperlo riconoscere!)come Ziliani per capire che quel vino non corrisponde al disciplinare e non ha le caratteristiche e la tipologia della DOCG.
    Per rispondere a Roberto Giuliani: Robby, sottoscrivo il tuo intervento sull’omertà e aggiungo che sono convinta del fatto che sia tu che Franco non abbiate nulla da perdere nè da temere, presupposto questo per la libertà e l’onestà d’informazione dei giornalisti.

  22. Nico, leggo questo suo commento: “tutta questa acrimonia verso Cernilli sembra dettata dall’invidia verso un grande comunicatore del mondo del vino, una persona competente e equilibrata che non ha bisogno di ricorrere a scandalismi per attirare l’attenzione”. Trovo non solo che questo giudizio sia una bischerata, ma che concorra per il premio barzelletta dell’anno. Ah, ah, ah!
    @Andrea
    Egregio Ziliani, lei riporta questa mia frase: “Con un’incredibile tenacia il Cavaliere del lavoro Ezio Rivella, che ricordiamo promuovere senza battere ciglio il Brachetto d’Acqui da Doc a Docg mentre era contemporaneamente presidente del Comitato nazionale dei vini Doc e amministratore delegato della più importante azienda produttrice di questo vino (conflitto d’interessi, ma scherziamo?)” e mi dice che questo non é modo di fare giornalismo, perché “fin da quando eravamo bambini ci veniva insegnato che offendere le persone era sbagliato e per giunta da adulti ancora più sbagliato è calunniarle senza avere delle prove. La calunnia che Lei riferisce di conflitto di interessi, dovrebbe perlomeno essere stata provata in una sede giudiziaria. Le chiacchere da bar senza prove rimangono tali e potrebbero farla incorrere in una querela (calunnia con possibilità di provarla). Il giornalismo è ben altra cosa da quello che Lei pensa di fare in questo blog”. E poi continua, trincerandosi con ben scarso coraggio dietro una pseudonimo, “potremmo anche noi cominciare a gettare delle ombre sulle modalità per le quali Lei ad oggi ha degli incarichi sia pur di basso rilievo, se dovessimo scendere al Suo livello giornalistico (speriamo tutti che li abbia raggiunti per merito!). La libertà di opinione va gestita con educazione e sperare di tenere alta la attenzione verso di sè diffamando le persone non è certo un ottimo stratagemma per farsi apprezzare come opinion leader”.
    Le rispondo. Non é affatto una “calunnia”, ma un’osservazione oggettiva, che ho più volte fatto, far rilevare che mentre era presidente del Comitato nazionale dei vini Doc e contemporaneamente amministratore delegato della Banfi, il cavalier Rivella non ha avuto problemi (né remore di tipo morale) a promuovere il passaggio da Doc a Docg di un vinello come il Brachetto d’Acqui (Docg il Brunello, il Barolo, il Barbaresco, il Vino di Nobile di Montepulciano, ecc, ma anche il Brachetto – oltre che l’Albana: dove sta l’errore?), di cui la Banfi era (e forse é tuttora) leader di mercato. Se questo non é palese conflitto d’interessi, oltre che comportamento di scarso gusto io sono Pippo Baudo.
    E poi quali ombre vuole sollevare sui miei incarichi “di basso rilievo” e sulle modalità con le quali le ho ottenute? E’ solo grazie alla mia professionalità che scrivo sui giornali dove scrivo, io non ho leccato nessuno e non sono stato raccomandato da nessuno. Io sono libero e indipendente. Anche di dire che scrivendo le cose che scrive lei, tanto lei é uno pseudonimo, é una persona che dimostra un infimo livello morale. Io, a differenza di lei, non mi devo proprio vergognare di niente, ha capito?

  23. Perdonatemi la puerilità … ma che sia l’inizio di un ridimensionamento di tutto il”sistema vino”?(mi riferisco,ad esempio,a quelle cantine che sembrano cattedrali magari con il damasco alle pareti,oppure a quelle persone che credono solo al loro “dio vino”(”oro o quattrino”)….)SPERIAMO DI Sì….

  24. Caro Franco,
    ti suggerisco di lasciar perdere. In questa come in migliaia di circostanze analoghe, pur con il rispetto delle opinioni di tutti, non può esserci dialogo tra chi non solo ha la responsabilità di ciò che dice, perchè si firma con nome e cognome, ma lo fa anche nell’ambito di un insieme di diritti/doveri professionali, come un giornalista, e chi, senza obblighi deontologici e trincerandosi dietro l’anonimato, può permettersi ping pong dialettici in libertà, spesso senza sapere neppure di che si sta parlando.
    So che questa mia posizione solleverà malumori in qualche frequentatore del blog, ma più si va avanti e più mi convinco che non si possa tenere i piedi in due staffe: o qui si cazzeggia, attività benemerita, sia chiaro, e allora si può dire tutto come al bar parlando dio calcio, oppure si fa un discorso di informazione vera e propria, dove però bisogna pesare le parole, assumersene la paternità e soprattutto firmarsi in chiaro.
    Troppo comodo usare il blog di un giornalista, in questo caso il tuo, che per questa stessa ragione ha un’alta visibilità e una funzione anche informativa, per lanciare proclami o insinuazioni anonime. Una cosa è “interagire” con te, un’altra è usarti come palcoscenico, restando mascherati.
    Tutto il resto, come dice califano, è noia. O forse peggio.
    E il modo in cui sta “virando” il caso Montalcino lo dimostra.
    Ci vediamo al Vinitaly, I suppose…
    Ciao,

    Stefano Tesi

  25. Secondo me non ci sono problemi: non e’ certo l’autore di questo blog che tiene i piedi in due staffe permettendo sia un serio dibattito che l’espressione anche anonima di umori e illazioni. Ognuno e’ responsabile di quel che dice e di come lo dice. Il segnale si afferma come tale, il rumore resta quello che e’ (salvo il caso in cui il rumore costituisca un reato). Una stupidaggine e’ tale per il suo contenuto, non per la presenza o meno di una firma in chiaro ne’ per la maggiore o minore notorieta’ dell’eventuale nome. Sarei piu’ fiducioso nelle capacita’ critiche di chi legge.
    Credo poi che insistere sull’esigenza di appartenere a un ordine professionale sia sempre piu’ fuori del tempo in cui viviamo e -soprattutto- in cui andiamo a vivere.

  26. Mi pareva di essere stato chiaro, ma evidentemente mi sbagliavo. Chi tiene i piedi in due staffe non è il titolare del blog, ma chi lo usa. E lo usa non come semplice luogo di scambio di opinioni, ma come tribuna dalla quale lanciare, anonimamente, punti di vista che, mescolandosi a tutto il resto, creano contenuti. Mi riferivo, ad esempio, a quel Nico che fa l’avvocato difensore d’ufficio di Cernilli e accusa Ziliani – e con lui il blog, e con lui tutti i giornalisti che vi si affacciano, e con lui tutti i frequentatori – di fare “scandalismo”.
    E’ vero che una stupidaggine resta una stupidaggine a prescindere da chi la pronuncia, ma non è affatto vero che le conseguenze restano le stesse. A seconda del pulpito dal quale la sciocchezza è pronunciata e delle responsabilità che gravano sulla posizione di chi le pronuncia, le conseguenze cambiano parecchio.
    Qui non si tratta dell'”esigenza” di appartenere a un ordine professionale, ma casomai il contrario: per pronunciare sciocchezze in libertà non essere iscritti all’OdG è un’esigenza assoluta, perchè il “peso”, anche penale, che possono avere le parole di un giornalista è ben diverso da quello delle parole di un comune cittadino, perdipiù anonimo.
    Che piaccia o no, che sia giusto o no, è così. Lo sanciscono la legge e il buonsenso, non io.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  27. @rispondendo a vigna del mar…..

    potresti aver ragione se non fossi ottenebrato da un’ipocrisia di fondo enorme……e ti spiego subito il perche’
    -in questo blog ti rivolgi a Ziliani chiamandolo Franco……giustamente per un bolscevico come te…..tutto d’un pezzo nessun timore reverenziale….ci mancherebbe..!!Poi pero’ sul forum del GR quando ti rivolgi al grande capo ecco che spunta la parola “egregio direttore….” per giunta con la D maiuscola….abbi pazienza….che mi sfugge qualcosa…..come mai fai cosi’…..??Cos’e’ una nuova forma di genuflessione mediatica???Hai imparato da Emilio Fede…??…O magari vedendo il link al tuo sito sul forum del GR dove troneggia in bell’evidenza……..miglior ristorante qualita’ prezzo del GR……e poi una sequela di riconoscimenti……..sempre del GR…..a esser maligni viene un dubbio….ma talvolta ci si azzecca!!!Ora condivido il fatto che le offese siano sbagliate….ma perche’ se sono rivolte a Ziliani vanno bene e nessuno s’indigna e se si tocca il gran maestro(basta vedere L’argomento sul brunello…sul forum del GR)…..e’ peccato mortale…..???
    Questo insieme a pochi altri e’ DAVVERO UN BLOG LIBERO!!!!Dove al centro sta l’amore e la passione per il vino dove ognuno puo esprimere la propria opinione senza servilismi ne interessi…..e sopratutto senza avere ripercussioni di nessun genere……del tipo il prossimo anno niente menzione sulla guida dei ristoranti del GR….!!!
    P.S.
    avevo ragione…..all’altro tuo compare (Vinogodi)…..gli hanno fatto…..FINALMENTE !!!!….. scrivere un pezzo sulla rivista…..un nuovo adepto e’ entrato nella casta…..gaudeamus!!!!
    saluti

  28. Ringrazio Michele per la difesa e per alcune cose che ha detto e che condivido. Con vignadelmar ho un bel rapporto, ci scriviamo, lui comunista non pentito, io di una mia idea di destra e qualche volta (chissà se lo sa Cernilli!) ci siamo anche parlati al telefono dandoci del tu…
    a me fa piacere che lui, come altri lettori-commentatori di questo blog, che hanno capito lo spirito di Vino al Vino, abbiano un rapporto franco e disteso con me, che non mi diano del DIRETTORE, ma che si rivolgano a me chiamandomi Franco.
    Quanto alle critiche, giuste a me, anche quando sono offensive (mai nel caso di Vignadelmar), intollerabili e scandalose quando toccano l’intoccabile, il Robert Parker der Tufello, il Cernilli di cui, secondo un perfetto fenomeno, io sarei “invidioso”. Invidioso, e di che? Perché lui é romano e io milanese che vive a Bergamo, perché lui co-dirige una guida che in questi anni ha premiato un sacco di vini discutibilissimi e io sono solo un wine blogger brutto sporco e cattivo, perché (boca tas!)…

  29. Stefano Tesi, avevo capito, e’ semmai il mio commento a essere stato forse un po’ ellittico: intendevo sostenere che dopotutto e’ soltanto dell’autore del blog che ha senso curarsi (a mio parere, ovvio). Che il piede in due staffe a tenerli siano dei commentatori, lascia il tempo che trova. Che siano dei commentatori anonimi, poi, il tempo non lo perturba nemmeno per un attimo. Sempre a mio avviso. Una sciocchezza resta una sciocchezza nel senso che i ragli degli asini non giungono al cielo, e via cosi’ proverbiando. Nel senso che (saro’ un ingenuo) mi rifiuto di credere che contribuisca a fare contenuto, soprattutto se e’ circondata di contributi validi.
    Il pulpito da cui giunge la sciocchezza credo che cambi le conseguenze per… il pulpito stesso: se e’ anonimo non gli capita nulla; se e’ identificabile (e a prescindere dalla sua appartenenza a un ordine professionale) potrebbe anche capitargli di essere querelato per diffamazione, se ci sono i presupposti. L’ordine professionale di piu’ e di diverso potrebbe (dovrebbe!) introdurre nella questione una qualche sanzione disciplinare, fino a (e compresa) la radiazione dall’albo.
    Sotto il profilo civilistico, invece, convengo che l’essere il diffamante un giornalista (massime se “ascoltato”) potrebbe alzare di molto la posta in gioco (come danni subiti e quindi come risarcimento esigibile).

  30. @ Michele:

    Mi permetto di dare del tu a Ziliani perchè con lui ho un rapporto diretto (anche telefonico)….e non credo debba vergognarmene…sono un uomo libero…..e sicuramente nessuno mi presenterà mai il conto di cotanto ardire !!!
    All’inizio ci davamo del lei, poi siamo passati consensualmente al tu.

    Con il Direttore Bonilli non ho mai avuto alcun rapporto diretto, non l’ho mai incontrato, non ci siamo mai parlati per telefono e la buona educazione prevede che il “lei” rimanga nel nostro rapporto.
    Sui molteplici riconoscimenti alla mia Osteria nella Guida del Gambero Rosso (e non solo di quella a dir la verità) posso affermare che sono incominciati molti anni prima della mia apparizione sul forum.
    In ogni caso questo è un argomento trito e ritrito, chi mi legge da tempo sa che assumo spessissimo posizioni scomode, ma sono fatto così, mi piace dire la mia, senza andare alla ricerca di facili consensi mediatici.
    Comunque rimango a disposizione per una cena omaggio per testare la sicuramente scadente qualità dell’offerta enogastronomica della mia Osteria.

    Ciao

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