Frode nella produzione dei vini, la Marchesi Frescobaldi a giudizio

Per completezza dell’informazione riportiamo (leggi) quanto pubblicato lo scorso 6 marzo sul quotidiano di Firenze Il Corriere Fiorentino (del gruppo RCS Corriere della Sera). Sarà nostra cura riportare anche altre notizie sullo sviluppo di questa inchiesta che riguarda la celebre storica casa vinicola toscana.
Frode nella produzione dei vini, Frescobaldi a giudizio
Al centro delle indagini, iniziate nel 2005, vi sarebbero presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve.

“Frode in commercio e falso in atto pubblico: con questi capi d’imputazione il giudice del tribunale di Firenze, Maria Cannizzaro, oggi ha rinviato a giudizio 14 persone indagate nell’ambito dell’inchiesta della procura fiorentina – condotta dalla guardia di finanza e coordinata dal pm Gianni Tei – sulla produzione dei vini dell’azienda Frescobaldi. Tra i tredici rinviati a giudizio c’è Lamberto Frescobaldi, responsabile della produzione, un enologo oltre ad alcuni dipendenti dell’azienda Frescobaldi e sei fornitori di uve, pugliesi e campani. L’INCHIESTA
Il processo inizierà il prossimo 17 novembre. Al centro delle indagini, iniziate nel 2005, vi sarebbero presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini. In una nota, i legali degli indagati, gli avvocati Nino D’Avirro e Pier Matteo Lucibello, affermano che «al dibattimento saremo in grado di provare l’inesistenza di quanto contestato, in quanto tutti i testi sentiti nel corso delle indagini preliminari hanno escluso che le uve che provenivano da regioni diverse dalla Toscana, venissero utilizzate per la produzione di vini toscani» e spiegano che «l’acquisto di uve da fuori zona serviva esclusivamente ad effettuare una efficace concentrazione per i vini da tavola venduti sfusi negli spacci aziendali».
Il dibattimento servirà a chiarire se il contenuto delle bottiglie immesse sul mercato dai Frescobaldi corrisponda a quanto indicato dalle etichette di alcuni vini doc (denominazione di origine controllata), Docg (denominazione di origine controllata e garantita) e Igt (indicazione geografica tipica). Le tre sigle indicano prodotti che devono rispettare precisi disciplinari (riguardanti la provenienza dell’uva, vitigni utilizzati e altro) per essere commercializzati con quei marchi. Ovvero, l’indagine mira a verificare la corrispondenza del prodotto all’origine dichiarata.
LE PERQUISIZIONI
Gli investigatori nel 2005 hanno compiuto perquisizioni simultanee in alcune regioni del sud d’Italia, da dove la procura fiorentina ritiene che i Frescobaldi abbiano acquistato uve che poi venivano spedite in Toscana e vinificate come originarie delle zone a denominazione o indicazione controllata”.

0 pensieri su “Frode nella produzione dei vini, la Marchesi Frescobaldi a giudizio

  1. Spero vivamente che la Marchesi Frescobaldi esca limpida da questa storia, per il nome e per il blasone che porta, in caso contrario non solo quell’azienda, ma il buon nome del vino italiano per il mondo subirebbe un nuovo trauma.
    Però c’è anche da dire che il fenomeno di uve e vini acquistati fuori dei territori con particolari denominazioni di pregio è prassi diffusa.
    Da tenere sotto controllo specie in un momento come questo che dopo una crisi non indifferente del vino e dei prezzi, adesso questi ultimi, a livello di sfuso stanno risalendo.
    Penso anche che i giornalisti ed i divulgatori come il nostro franco padrone di casa, dovrebbero avere le narici più aperte e smascherare se nel bicchiere sentono pateracchi non indigeni.
    Nessuna accusa a nessuna categoria, solo un pò di serietà professionale, quella che Franco dimostra e rumina quando assaggia qualcosa e non gli torna.

  2. “efficace concentrazione per i vini da tavola venduti sfusi negli spacci aziendali”

    ma daaaaaiiii che difesa debole come se ne puo uscire puliti.. a me pare gia da sola una dichiarazione di colpevolezza.. servirebbero uve pugliesi per produrre.. in toscana un semplicissimo vino da tavola utilizzatyo per lo spaccio aziendale???????? !!!!!!!!!!!!!!!!!

    purtroppo alcune azienda vinicole….son diventate troppo grosse per poter “semplicemente” rimettere le sorti delle vendemmia al fato… tempo maturazine stagione ecc ecc.
    è lo scotto che si paga quando .da azienda agricola si cresce troppo per sforare nell’alta finanza!

  3. Se l’azienda dice che le uve pugliesi le servono per produrre dei vini da mescita, perchè dubitarne?
    Dati alla mano dimostreranno la loro buona fede nelle sedi opportune.
    In linea di massima però, quando arriva il pugliese, gli utilizzi sono altri e a denominazione

  4. Se dite “pugliese” non dite niente.
    Provate a dire “Sangiovese dalla Puglia” e vedrete che suona meglio…..

    P.s.: visto che oramai ci incrociamo anche con altri tuoi lettori su altri blog, uso anche qui il nuovo nick “Debord”: come sai AntonioT mi ha dato un pò di problemi….

  5. Il fatto interessante é che se per la giurisprudenza questo caso diventa un precedente, poi saranno dolori per tutti. Vadano a spiegarlo in tribunale come mai i mitici IGT a 50 euro o più a bottiglia sono sempre uguali anzi sempre meglio dell’annata precedente…

  6. piano con le congetture e con i commenti e le conclusioni… Come vedete io mi sono limitato a riportare la notizia, segnalatami dal sommelier fiorentino Andrea Gori, evitando accuratamente di commentare. Idee in proposito ne ho, ma al momento preferisco tenerle per me, per prudenza. Il fatto comunque che la Procura di Firenze e la Guardia di Finanza indaghino su questi ipotetici reati mi rassicura da un lato, perché vuol dire che qualcuno desidera che ci sia pulizia e trasparenza nel mondo del vino italiano, e dall’altro mi sconforta, perché situazioni del genere di quella che allo stato delle indagini verrebbe attribuita alla celebre azienda toscana, temo siano piuttosto diffuse. Certo che ricorrere al reperimento di “uve da fuori zona esclusivamente ad effettuare una efficace concentrazione per i vini da tavola venduti sfusi negli spacci aziendali” é una prassi del tutto singolare… Ma a quanto venivano venduti quei vini da tavola sfusi? E quanto costavano le uve che venivano fatte arrivare da fuori Toscana? E qui mi taccio…

  7. @ Pagliantini
    Era sangiovese, lasciati dire, che qui in Puglia non si fa altro!
    (oddio, magari un pò di montepulciano ci scappava pure, così tanto per fare colore!)

    @Franco
    Non dimenticare che durante l’inchiesta furono trovati diversi ettari di “vigne di carta”, vigneti cioè, dichiarati ma non coltivati. Sterpaglia, insomma.
    Le foto degli sterpi furono pubblicate da diversi giornali.

  8. vi presento un’ottica diversa: un’azienda, con fortissimi rapporti con gli stati uniti al punto che il commerciale dell’importatore impone determinate caratteristiche sensoriali. Altrimenti non si vende. il bivio è: perdo un cliente importante o mi adeguo?
    non giustifico e non sto parlando di questa azienda, ma vi assicuro che è una condiderazione fattami da una persona molto attendibile,troppo attendibile, riguardo una consuetudine, fin troppo nota, della prevalenza del commerciale intraaziendale e interaziendale, sulla produzione. Scomoda da dire, ma prassi consuetudinaria; non scandalizzatevi.
    Cogliete questo spunto, e ditemi la vostra

  9. Ecco un esempio di “vigne di carta” accaduto nel 2006, dal sito dell’arma dei carabinieri:
    13 aprile – Asti, Siena, Venezia, Grosseto e Bari – I Carabinieri del Comando Politiche Agricole, unitamente a quelli dei reparti territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a 13 o.c.c., 7 delle quali agli arresti domiciliari, emesse dal GIP presso il Tribunale del capoluogo pugliese, nei confronti di altrettante persone, ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere, peculato, truffa e falso ideologico e materiale. L’indagine, avviata nel 2001 e supportata da attività tecniche, ha consentito di accertare che i predetti, con la complicità di un funzionario dell’Ispettorato dell’Agricoltura di Bari, avrebbero indebitamente ottenuto diritti di reimpianto di vigneti, in realtà inesistenti, percependo illeciti contributi per un importo di 4,5 milioni di euro.

  10. Un sequestro di ben 47 ettari di vigna avvenuto nel novembre 2006:
    Operazione “Clean wine”. Sequestrati, dalla Guardia di Finanza di Siena, 47 ettari di vigneti nel Chianti e circa 800.000 litri di vino atto a divenire Chianti Classico D.O.C.G. non genuini. Il Nucleo di Polizia Tributaria ha cosi’ scoperto una maxitruffa nel settore vitivinicolo riuscendo in extremis ad evitare che oltre un milione di bottiglie di Chianti Classico D.O.C.G. prive dei requisiti previsti dal Disciplinare di produzione fosse immesso sul mercato nazionale ed internazionale.

    Denunciati due proprietari di un’azienda agricola di Castelnuovo Berardenga ed il responsabile di cantina, per i reati di frode in commercio aggravata e false dichiarazioni. Le indagini, iniziate nel periodo della vendemmia del 2006, hanno consentito di scoprire una sofisticata frode perpetrata dall’azienda agricola chiantigiana, la quale ha venduto a 3 importanti societa’ leader nel settore, intere produzioni di vino Chianti Classico risultate prive dei requisiti stabiliti dal Disciplinare di produzione per fregiarsi della denominazione di origine controllata e garantita, fornendo loro autocertificazioni e documenti falsi in cui veniva assicurata la genuinita’ del prodotto, che nel breve periodo sarebbe stato immesso nei mercati nazionali ed internazionali con conseguente danno per le imprese acquirenti e soprattutto per i consumatori finali.
    L’impresa agricola compilava le denunce delle uve dichiarando sempre il massimo della produttivita’, mentre in realta’ le potenzialita’ dei vigneti erano significativamente ridotte; il vino necessario per colmare la minore resa, veniva reperito in nero. Le Fiamme Gialle sono arrivate al risultato eseguendo un’approfondita attivita’ informativa, cui sono seguite numerose perquisizioni, rilevamenti e riscontri di carattere amministrativo e contabile, nonche’ approfondite ispezioni sui vigneti, anche a mezzo di rilievi fotografici e con l’ausilio di consulenti tecnici.

    L’articolata operazione di polizia giudiziaria, diretta dalla Procura della Repubblica di Siena, si e’ estesa anche nei comuni di Tavarnelle Val di Pesa, Figline Val d’Arno e Pontassieve ove sono stati effettuati diversi sequestri presso importanti rivenditori all’ingrosso, per un totale pari a circa 800.000 litri che avrebbero inconsapevolmente immesso in commercio le false produzioni di Chianti Classico D.O.C.G..

    Ai responsabili, oltre alla denuncia per il reato di frode in commercio aggravata, e’ stata contestata una salatissima sanzione amministrativa ed altre sanzioni amministrative di natura fiscale. Tributi evasi (IVA) pari a circa 600 mila euro per omesse fatturazioni. L’intero quantitativo del prodotto sequestrato sara’ restituito previo declassamento a vino comune da tavola.

  11. Scusa Giuliani
    Da quando in quà si ottengono contributi per “diritti di reimpianto”?
    I soldi, semmai, te li danno se espianti!

    @ Davide
    C’è un limite a tutto.
    Se non vuoi limiti (alla tua richezza) puoi sempre fare il rapinatore di banche, e nessuno avrà niente da ridire e anzi, porterebbe lustro alla categoria avere qualche nobiluomo.
    Noi, che col vino ci campiamo, abbiamo (spero tutti) dei limiti.

  12. @ Franco
    Naturalmente le ho cercate su internet ma nulla.
    Ricordo però di averle viste su uno di quei giornali da “barbiere” tipo OGGI o GENTE un anno fa circa

  13. Credo che tutto si risolverà in una bolla di sapone.L’azienda di cui si parla è troppo importante, gli avvocati troppo bravi,le prove inconsistenti… Fatti come questi vengono pubblicizzati, secondo me, a scopo di avvertimento con scopo intimidatorio diciamo moralizzatore, per tentare di arginare pratiche più che consuete e in questa ottica inchieste come questi sono più che positive.

  14. @ Pagliantini
    Ti ha risposto Giuliani

    @ Giuliani
    Ben fatto. Certo che 800.000 litri per lo spaccio aziendale, vuol dire che se vai adesso trovi la coda!!!
    ;-))

  15. Ce ne è stata una anche l’anno prima,con vigneti che erano ridotti a macchia mediterranea.Le foto erano pubblicate su un settimanale di cui non ricordo il nome e che ha avuto vita breve, ricordo solo il formato che era molto grande, rispetto ai classici settimanali. E Giuliani sbaglia l’anno dell’operazione, non è il 2006, ma il 2007, nella zona del Chianti Classico è ancora fresco l’eco della notizia, trattandosi di un’azienda di Casteluovo Berardenga

  16. @cristiano: gi avvocati della difesa li conosco e sono in effetti bravi e in ogni caso mi pare che sia molto da difficile da provare sia l’innocenza che la colpevolezza…
    sono curioso come voi di come andrà finire!

  17. @debord
    Non so in Toscana, ma nelle Marche vigeva un Piano di Ristrutturazione Vigneti che dava un contributo pari al 30% per il re-impianto di vigneti (previo espianto di vigneti “vecchi”). Credo che il riferimento fosse a questa misura contributiva. Con la nuova OCM i contributi verranno in effetti destinati solo all’espianto, ma essa è ancora di là da venire.

  18. Buongiorno.
    Caro Cristiano, giustissimo (anche se in quel caso credo di ricordare si trattasse di Lacrima di Morro d’Alba)!
    E ora tutti insieme: “Evviva Panoramix il druido!!!”
    Buona giornata.

  19. @ Dottori
    Si tratta di contributi per interventi migliorativi: togli il tendone o la pergola, metti la spalliera e la UE ti dà i soldi.

  20. va ricordato che il disciplinare dell’IGT Toscana permette 15% proveniente fuori dalla Toscana (DOC e DOCG ovviamente tutto deve provenire dalla denominazione), quindi il traffico di camion/cisterne piene di uva/vino alloctona/o è completamente legale

    probabile che tutto verrà giocato sui numeri dei registri aziendali e documenti di trasporto per ogni tipologia (salvo qualche gola-profonda interna)

    i vari consorzi “per la tutela della denominazione” farebbe bene rompere con gli commercianti/trafficanti dei vini, e tutelare i veri produttore che producono e imbottigliano all’origine…purtroppo non credo succederà, visto la loro dipendenza economica su ogni fascetta DOC o DOCG venduta

    Chianti Classico sullo scafale a 3-4 euro la bottiglia va bene solo ai commercianti/trafficanti, certo non ai consumatori (quelli che cercano un vino con integrità territoriale) o ai produttori veri

  21. I contributi sui diritti di reimpianto/espianto che dir si voglia, dopo una lunga trafila burocratica di liberatorie, fatture, documenti, marche da bollo,asseveramenti, venivano erogati dopo un collaudo dell’autorità provinciale.
    Viti generalmente appena impiantate e senza foglia (forse potate anche di corsa), altrimenti non si sarebbe mancato di notare che tante foglie e colori non sono tipici del Sangiovese.
    Forse non è solo in cantina che si intruglia.

  22. geniale l’IGT Toscana (e quanti vini “prestigiosi” o presunti tali rientrano sotto questo cappello!!!) con il 15% di roba che arriva da chissà dove! Che fedeltà alla Toscana, ai suoi terroir, alle sue uve! E poi chi pesa e come se sia solo un 15% oppure molto di più? Che schifo!

  23. Occhio, Franco, che torneranno all’assalto per una IGT Italia e soprattutto per raddoppiare la quantita’ di Cabernet e Merlot nel Chianti, perche’ costa troppo, a chi se li e’ piantati, espiantare quei vigneti che con i supertuscan inchiodati in cantina dal prezzo ormai non rendono piu’.

  24. @debord
    No, non si trattava di cambi di sistema di allevamento ma di semplice sostituzione di impianti vecchi. Sostituivi i “vecchi” impianti 3×2 con impianti nuovi e più fitti (magari con nuovi cloni), ma sempre guyot, o doppio capovolto, rimaneva.

  25. La cosa veramente strana, caro Franco, è che Frescobaldi sia interessata direttamente allo scandalo.
    Tempo fa si preferiva agire col sistema delle triangolazioni e ci fu un’altra inchiesta finita non so come.
    In pratica le “importazioni dalla Puglia” le faceva una cantina toscana anonima, che, con un gioco di prestigio facile facile, cambiava le carte alle cisterne.
    Dopodichè il Sangiovese Puglia, con le carte rifatte, diventava IGT Toscana e veniva girato ai piani alti, se si veniva scoperti, il “Frescone” di turno poteva sempre dire di essere stato truffato dalla cantina toscana anonima!
    E poi, visto che ti stupisci dell’IGT Toscana, vogliamo parlare della IGP Toscana riguardo all’olio d’oliva?
    O del Laudemio?
    Giova ricordare che nella legislazione IGP, basta che uno solo dei passaggi (tipo l’imbottigliamento) sia fatto in loco per potersi fregiare della denominazione, per cui un olio IGP Toscana potrebbe contenere al 100% olio tunisino!

  26. In Puglia i contributi li hanno dati a chi passava da “tendone” al guyot o a sistemi che facilitavano la meccanizzazione
    Almeno così mi risulta

  27. comunque sia, gli avvocati specializzati in italia sono 2,3. così come i professionisti che compilano i registri, sono al massimo 5 in italia. Possibile perciò che tutto si risolva all’italiana. Sono curioso di seguire il seguito della vicenda…

    altro piccolo spunto riguardo il toscana IGT, (e molte altre produzioni…):
    “poi noi italiani ci arrabbiamo per la nuova normativa sulle OCM…”
    (Verona, rassegna dell’amarone, un mese fa…)

    la trasparenza richiesta dal consumatore e dalle istituzioni, forse non coincide con il concetto di trasparenza del produttore. Esame di coscenza please.

  28. Caro Franco;
    Purtroppo non é un isola nell’Oceano, allora mi sembra di aver letto anche la truffa e gli arresti di alcuni fratelli di San Casciano, che a detta di carta stampata aveva raggirato la fornitura del famoso C.C. Riserva Ducale Oro.
    Poi a detta delle Fiamme Gialle i milioni di litri di Pinot Grigio IGT Sicilia spediti sul Adige e diventati IGT locale.
    Saluti
    Angelo

  29. “Nonostante sia stato offerto un accordo stragiudiziale, i Frescobaldi hanno preferito andare in giudizio per chiarire tutto e non sporcare il loro nome”!

    Franco, ho tradotto bene?
    E se si, sotto l’effetto di quale droga scrive il giornalista di WS?
    Vabbèh che la giustizia in Italia è quella che è, ma non mi sembra che esista una legge che permetta tali comodità!!!

    P.s.: dov’è che abitava Giacomino?

  30. Attenzione, l’Igt Toscana NON ammette alcun concorso di uve prodotte fuori dai confini regionali – come d’altronde è logico.
    Il limite agevolato dell’85% si riferisce alla percentuale minima di concorso di un determinato vitigno per potere essere menzionato in etichetta (p.es un Igt Toscana Sangiovese può contenere fino al 15% di altre uve rosse, sempre prodotte in Toscana). Si tratta peraltro di un principio comune alla stragrande maggioranza (se non la totalità) delle Igt e a molte doc.
    Questo è quanto risulta dalla lettura del disciplinare di produzione.
    Saluti

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  33. Ho lavorato nel settore per molti anni come produttore e gridando agli altri che facevano lo stesso mio mestiere che era fondamentale mantenere classico il prodotto, come era nato, dandogli solo migliorie dovute al progresso.
    Nessuno mi ha mai ascoltato e pur di vendere una bottiglia in più sono stati creati blend che hanno distrutto vini come il Chianti Classico, dove oggi non esiste più una differenza ma si nota benissimo strutture di base similissime.
    Le frodi poi sono andate aumentando, e questa è una cosa che non ci fà molto onere, le grandi aziende sono le prime e sole di questo disastro morale e finanziario; è giusto che paghino il conto.

    Saluti.

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