Madrid: tapas, vinos y mucha alegria!

Non posso che mettere già all’attivo delle esperienze positive esta my secunda vez aqui in Madrid, la mia seconda volta a Madrid, città che ho ritrovato dopo quattro anni, (quelli del governo di sinistra Zapatero, ma che hanno fatto seguito anche agli anni dell’eccellente gestione di quel politico di rango che è stato José Maria Aznar…) ancora più energica, positiva, piena di vita, dinamica, godereccia e perfetta per viverci, di come mi avesse colpito nel 2004, quando ci ero stato una settimana prima del terribile attentato dell’11 marzo in quella stazione di Atocha che dista poche centinaia di metri dal mio hotel e da quei centri assoluti della cultura europea che sono il Museo del Prado ed il Museo della Regina Sofia.
Dopo oltre tre giorni dal mio arrivo devo dire che mi sono facilmente ambientato in questo clima dove la gente lavora (basta vedere quanti cantieri in azione anche in centro città, aperti anche la domenica) e trova il tempo anche di divertirsi, come dimostrano i locali di ogni tipo, dal ristorante importante alla cervezeria dove si mangiano cose più semplici e alla portata di tutti, i bar, i posti frequentati dai giovani, che sono sempre pieni in ogni ora del giorno. E dove trovi la gente intenta a godersi un bicchiere di vino, di birra (molto buona), a fare uno spuntino, a stare insieme per il piacere di farlo, a socializzare in maniera scopertamente divertita e rilassata.
La compagnia, qui al Concurso Internacional de Vinos Bacchus, è tra le migliori che io ricordi. Pochissimi periodistas (giornalisti) – io forse sono l’unico (non solo l’unico italiano) che sia giornalista e basta e non abbia anche incarichi tecnici, di consulenza, di commercio, o di responsabilità gestionale all’interno di un Consorzio o di un’azienda, ed una compagnia di giro internazionale, soprattutto tecnici, consulenti di aziende, responsabili marketing, dove accanto agli spagnoli, che ovviamente sono la maggioranza, figurano greci, francesi, portoghesi, canadesi, austriaci, ungheresi (il simpatico Peter Sarkany che ho incontrato per la prima volta a Chardonnay du Monde), inglesi, lussemburghesi, argentini e russi, come la simpatica e fascinosa Svetlana Trofimova, chimica di formazione ma impegnata in una compagnia che si occupa del commercio e della distribuzione di vini, anche italiani, in patria.
Con loro, tutte persone di grande esperienza e simpatia, gente alla mano, che non se la tira, anche se magari ha ruoli importanti, si sta bene insieme, si dialoga, si confrontano idee sul vino. Naturalmente grazie al mio francese, che sono felice di tirare fuori e rispolverare in questi contesti, ho fraternizzato particolarmente, oltre che con una vecchia conoscenza, il giornalista, ma anche enologo e docente universitario all’Università di Toulouse, Pierre Casamayor, anche con Nicolas Ponzo, attivo nel Syndicat Costières de Nimes in Languedoc, con il simpaticissimo Belgacem d’Khili, ingegnere enologo e direttore generale della potente Union Centrale des Coopératives Viticoles in Tunisia, presso la storica Cartagine.
Anche con altri però, come la collega ed enologa greca Maria Netsika, autrice di importantissimi libri sul vino in Grecia, come il celebre, stimatissimo agronomo ed enologo José Hidalgo Togores, consulente in quella celebre bodega della DO Valdeorreas che è Guitian (leggi), con Svetlana, con il presidente della mia commissione di degustazione l’esperto enologo Jesus Navascués, virtuoso della varietà Garnacha nella sua bodega  Vinedos de Mancuso en Cariñena (Saragoza) e con le altre persone, tra cui Olga Fernandez, figlia di Alejandro Fernández creatore del celeberrimo Ribera del Duero Tinto Pesquera, i rapporti in questi giorni sono stati bellissimi.
Si degusta insieme, da 30 a 40 vini, dalle 9 sino alle 14 – 14.30, con alcune pause break, e poi comincia la vida in Madrid. Vida non tanto loca che tra le cose più “impegnative” e divertenti, oltre alle visite culturali ai magnifici musei, alle passeggiate nel centro città, comprende ovviamente, perché in Spagna comer es un arte, la cucina ed il cibo. Si mangia, mucho y con mucho gusto, ma non solo seduti a tavola, nel corso di cene eccellenti, all’Europa Decò dell’Hotel Urban (vedi), al Puerta 57 posto proprio all’interno del mitico stadio Santiago Bernabeu (vedi), all’Alboroque (qui) posto all’interno di Casa Palacio, ma si comincia a mangiare, un sacco, in quel rito tutto spagnolo, una sorta di aperitivo molto allargato, un pre-pranzo o pre-cena, che è il rito delle tapas.
Tu arrivi al ristorante (sempre ad orari molto spagnoli, non prima delle 14.30 e la sera non prima delle 21 – 21.30) e pensi di sederti, consultare il menu e ordinare? Manco per niente, prima si resta in piedi e mentre ti pulisci la bocca (cosa indispensabile dopo l’assaggio di vini – lo dirò con più calma e tempo – che non sempre entusiasmano: nei Concorsi internazionali é molto difficile trovare e degustare grandi vini…) da tannini un po’ sgraziati, eccessi di legno e acidità che vanno per la tangente, bevendo un bicchiere di Cava, un Jerez Fino, una cerveza, ecc. ecco arrivarti in sequenza una marea di cose da stuzzicare, che da sole basterebbero a fare pranzo o cena.
Pesce crudo o in varie preparazioni (indimenticabile il polipo sottilissimo con patate dell’Hotel Villa Real), fritti leggerissimi di verdure o di pesce, salumi, generalmente catalani da urlo, polpettine, crocchette, bocconcini di carne, e poi il superbo Jamon Iberico, che da solo vale un viaggio in Spagna, e una marea di cose, in umido, fritte, croccanti, saporite, golose, che ti preparano poi, in allegria, assaporando il piacere di masticare, di provare cose diverse, al piacere del pranzo o della cena vera e propria, quando il tempo sembra non avere più importanza e si vuole solo stare insieme, ridere, chiacchierare, gustare. Purtroppo, unica nota negativa in questa Spagna che pone attenzione alla qualità della vita, alla libertà individuale, al piacere di vivere, anche di fumare, perché in Spagna, accidenti, anche nei locali pubblici, si continua a fumare in maniera tosta e tu che non sei fumatore ti ritrovi, cosa che non ricordavi ormai più, a subire un fumo passivo a causa delle persone, tante le donne, che ti fumano intorno e se ne fregano altamente se a te quel fottutissimo fumo della sigaretta dia fastidio oppure no.
Bisognerà inviare un appello, al presidente Zapatero, perché anche in Spagna, come in Italia ed in Francia, il divieto di fumo nei locali pubblici, diventi realtà. Questo per rispetto del chi non fuma e si trova a subire oggettivamente una “violenza” da parte di chi alla propria dose di nicotina non sa proprio rinunciare.
Ma per il resto, fumo a parte, questa Madrid giovane e perfetta per i giovani, piena di vita, colorata, allegra, simpaticamente caciarona, rumorosa il giusto, fatta per tirare tardi, mi piace moltissimo. Non sarà la mia amatissima Londra, che ha uno stile, un’eleganza, una compostezza, anche nel dinamismo estremo che la caratterizza, insuperabile, di classe, ma che bel posto per tornarci presto, non solo a degustare, ma da turista!
Que viva Madrid, que viva España!  

0 pensieri su “Madrid: tapas, vinos y mucha alegria!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *