Rias Baixas ‘O Rosal 2004 Terras Gauda

Non ho ancora dimenticato, per la sua singolarità, la serata del 15 marzo, quando noi degustatori del Concurso Internacional de Vinos Bacchus a Madrid (ecco qui in allegato l’elenco dei vincitori delle medaglie) siamo stati portati a cena non in un ristorante qualsiasi, ma nientemeno che in un locale, l’elegante e simpatico Puerta 57 (vedi), da cui si accede, come dice il nome, dalla Porta n°57 del celeberrimo, mitico stadio Santiago Bernabeu (leggi) e una cui sala, il Salon Madrid consente una spettacolare visuale (vedi foto), tramite un’ampia vetrata sul campo di gioco dove si sono celebrati e si celebreranno tanti momenti epici della storia del calcio.
Non l’ho dimenticata per l’assoluta peculiarità del luogo (non riesco ad immaginare, pensando ai nostri stadi italiani in permanente stato d’assedio, sgarruppati e inospitali, qualcosa del genere al Meazza San Siro a Milano, al San Paolo di Napoli, al Delle Alpi di Torino o all’Olimpico di Roma), ma anche perché buona cucina tradizionale marinara a parte (boquerones, ovvero acciughe, all’andalusa, gambas en gabardina (vedi ricetta), pulpo de pedrero con patatinas, dell’ottimo Merluza del Cantabrico a la gallega, gustata allegramente, i vini che hanno accompagnato la serata venivano dalla zona che notoriamente è la migliore zona di bianchi di tutta la Spagna e dalla più nota D.O.
Parlo della D.O. Rias Baixas galiziana (sito Internet), di cui è base e simbolo quella magnifica uva che è l’Albariño. Una ventina di Rias Baixas a nostra disposizione, da abbinare ai piatti via via serviti e da gustare per cogliere le sfaccettature organolettiche e qualitative della denominazione.
Al mio tavolo, che ho avuto il piacere di condividere con il collega francese Pierre Casamayor, con Nicolas Ponzo, direttore del Syndicat Costières de Nimes in Languedoc, con Belgacem d’Khili, ingegnere enologo e direttore generale dell’Union Centrale des Coopératives Viticoles in Tunisia, con il wine writer inglese John Salvi e sua moglie Petronella, nonché con Miguel Berzosa Iborra della Unione de Catadores, sono passati diversi vini, noti e meno noti, ma quelli che ci sono piaciuti di più, oltre all’elegantissimo Albariño de Fefiñanes (uno dei punti di riferimento della denominazione, insieme al Pazo de Señorans, all’Albariño de Fillaboa e a qualche altro), sono stati l’eccellente Laxas 2006 della Bodega As Laxas, il 2006 della Bodega Vilarvin-Valtea, oltre al sorprendente, ancora freschissimo 2003 delle Bodegas La Val, in una particolare selezione che oltre all’Albariño comprendevano altre quote di uve gallegas come Treixadura, Loureiro, y Caiño Blanco.
Una selezione che oltre all’invidiabile freschezza mostrava una complessità aromatica che mi ha fatto molto riflettere e pensare che l’Albariño sia una grandissima uva, ma che il contributo anche di altre varietà possa conferire un quid di particolare.
Rientrato a casa, avendo la fortuna di poter disporre, nella mia cantina, di ancora una decina di bottiglie di Rias Baixas che l’amico Juancho Asenjo mi aveva portato lo scorso maggio, ho voluto subito verificare questa ipotesi, scegliendo, tra le diverse ipotesi (ad esempio l’ottimo Albariño Do Ferreiro Cepas Viejas della Bodega Gerardo Mendez Labaro) un vino che dalla prima volta che l’ho degustato mi è piaciuto moltissimo, abbinando freschezza a complessità, carattere varietale spiccato a mineralità. Sto parlando del Rias Baixas ‘O Rosal delle Bodegas Terras Gauda di Pontevedra (sito Internet).
Un vino, uno dei tre della gamma di questa azienda nata nel 1990, dieci anni dopo la creazione della D.O. Rias Baixas, che conta su vigneti in gran parte collocati nella pregiatissima zona vinicola della Valle de O Rosal, che vede l’ Albariño maggioritario (con il 70% delle uve), ma non solitario, accompagnato com’è da un 30% di Loureiro e Caiño Blanco.
In effetti, riassaggiando, anzi bevendo con grande piacere a casa l’annata 2004 del vino, ho trovato un vino in splendida forma (gli Albariño Rias Baixas non sono da bere giovanissimi e danno il loro meglio dopo tre-quattro-cinque anni, grazie ad un’acidità importante), colore paglierino oro splendente luminosissimo e spettacolare, e dal bouquet aromatico quanto mai variegato e intrigante, ricchissimo di sfumature. In evidenza le note agrumate (di cedro e mandarino in particolare), ma completate da accenni floreali (gelsomino, ma anche fiori e fieno secco), e fruttati (pesca bianca e un ricordo di albicocca), e da striature di erbe aromatiche, salvia, menta, ma anche finocchio e anice, per completarsi con note di mandorla, marzapane e una mineralità sancita da un quid di pietra focaia. Il tutto in una cornice iodata e salata, con estrema fragranza, pulizia, nitidezza d’espressione.
La bocca non faceva che confermare questa impronta sapida, questa freschezza che non è sinonimo di semplicità, ma di purezza, di perfetto controllo tecnico della materia e di una capacità del vino di esprimere l’esprit di un uva e di un terroir, quello della Valle de O Rosal galiziana. Attacco preciso e ben secco, grande nerbo incisivo e lungo, un timbro asciutto e alieno da ruffianerie, grande continuità, dinamismo, ricchezza di sapore, petrosa, ma delicata, elegante, una lunga persistenza scattante e una capacità del vino di farsi bere, accompagnando splendidamente il cibo, con carattere, ma anche con una soavità cremosa, lasciando pulita la bocca e stimolando la salivazione.
Cosa volere di più da un vino bianco autoctono, non barricato (gli Albariño barricas sono orrendi, solo una stupida concessione commerciale al mercato americano), di quattro anni?

0 pensieri su “Rias Baixas ‘O Rosal 2004 Terras Gauda

  1. Franco

    O Rosal è uno dei miei bianchi spagnoli preferiti, amo abbinarlo al pesce come lo preparano sulla costa catalana, che frequento molto regolarmente (i miei ci abitano). Sorprende per il suo equilibrio e per il suo profumo. Piacevole anche il prezzo, sotto i 12€ !!! D’accordo sulla preferenza per la versione non barricata. La versione legno non la trovo eccessiva, soprattutto se aspetti 3-4 anni come giustamente affermavi; quanto al prezzo, un’esagerazione !

    Un altro bianco galiziano che mi piace molto, sempre a prezzo attraente (10€!), il Godello “Guitian” dalla regione di Valdeorras, da questo vitigno godello non molto noto che, lavorato dalla Bodegas A Tapada, da un vino di nuovo asciutto, pulito floreale tendente all’erbaceo, fa pensare a un sauvignon molto maturo della Loira. Esiste pure in versione FERMENTATA in barrique (non male) e perfino in barrique di acacia (non provato) e soprattutto in versione fermentata sulle fecce, una delizia.

    A Madrid manco da anni, ma mi è sempre piaciuta come città, tutti parlano di Barcellona, che pure amo, ma Madrid è ancora più “elettrica”. Il clima è un po’ rude, certo, ma si mangia divinamente.

  2. Io aggiungerei un altro commento a quello che ha detto Mike. E tu ne hai parlato anche, Franco: la capacità di questi vini bianchi, pur essendo vini preferibilmente consumabili entro i due primi anni in bottiglia, di invechiare bene, alcuni benissimo, SENZA legno. Mi sembra molto importante a questo punto dire, per esempio e aggiungende una terza ditta, che Zárate, per esempio col suo incredibile Tras la Viña, rimane con le fecce per mesi nel aciaio, per finire con un vino vivissimo, freschissimo e che puoi prendere benissimo 4/5 anni dopo l’imbottigliamento.
    A presto
    Joan
    PS. Un caro saluto, Mike! Eh, sì, certo, a Madrid si mangia bene, si vive peggio che a Barcellona, secondo me (inquinamento, troppe machine, troppe persone), ma si mangia benissimo!

  3. Joan, siamo gente di mare, quindi Madrid e Parigi, per appassionanti che siano, non possono essere che soste brevi… 🙂
    Franco, tanto per paragonare ciò che è paragonabile, che due vini sceglieresti tra i bianchi italiani da 10-12€ (dabere ogni giorno…) che ti procurano la stessa soddisfazione che il Terras Gauda, magari sensazioni anche comparabili (equilibrio, acidità, carica aromatica, pulizia, maturità)?

    Per la Francia metterei senza dubbio un vino della Loira come il Clos Frémur (Anjou) di Damien Laureau e il Platine (Touraine) di Domaine Gibault.

  4. Salve a tutti,

    premettendo che sono un innamorato della Spagna (che maledettamente ho lasciato qualche anno fa), della sua cucina e che di vini non me intendo poi granchè (…), un vino che si potrebbe in qualche modo paragonare può essere il Brolettino o il Lugana Cà dei Frati.

    PS: anche per me a Barcellona si vive meglio: più equilibrata e con il mare. Certo, se avessi 20 anni, direi che non cambierei per nulla al mondo la Movida Madrilena

  5. Buongiorno, oggi 29/03/2011 ho ricevuto in regalo una bottiglia di Albariño Rias Baixas O Rosal anno 2009 bottiglia n° 0920129.
    Amici di lavoro che abitano a Vigo.
    Credo che seguirò il consiglio di lasciarlo invecchiare e quindi mi prometto di aprire questa bottiglia a Pasqua del 2013.
    Vi farò sapere.
    Grazie e complimenti per il sito.

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