Rumors da Montalcino parte terza: pompieri e giustificazionisti alla ribalta

Come ho riferito ieri (qui) e come è stato riportato, in inglese, anche su VinoWire.com (leggi) ho correttamente riportato la posizione del direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino, Stefano Campatelli, che ha cercato (e non avrebbe potuto fare altrimenti, visto il suo ruolo e visto il segreto d’ufficio cui è tenuto come persona informata dei fatti) di ridurre a dimensioni più contenute gli insistenti rumors provenienti dalla celeberrima località vinicola toscana sull’inchiesta che sarebbe a carico di un numero considerevole di aziende.
Così come ho dato, per primo (altri, pur sapendo, hanno preferito, per motivi vari, tacere e fare finta di niente) questa notizia, ho correttamente riportato quanto dichiaratomi telefonicamente ieri sera da Campatelli, anche se le mie fonti, persone degne di altrettanta fiducia e ben informate, ancora ieri mi confermavano l’ampia portata dell’inchiesta che avrebbe coinvolto non solo quattro aziende per “peccati” minori e di trascurabile importanza, ma un numero molto più ampio di soggetti indagati per reati di ben altra e ben più rilevante portata.
Campatelli mi aveva annunciato nella nostra telefonata una presa di posizione del Consorzio, ma al momento in cui scrivo non ho ricevuto alcuna comunicazione né ho trovato sul sito Internet del Consorzio (vedi) alcuna presa di posizione che fornisca una versione ufficiale su quanto sta accadendo.
Ho invece trovato, presentata quale “Fonte: Consorzio del Brunello di Montalcino” una presa di posizione riferibile al Consorzio su un sito Internet la cui redazione ha sede a Montalcino e che è notoriamente molto vicina al Consorzio.
In questo testo (che non si capisce perché non sia stato trasmesso al sottoscritto e ad altri giornalisti e perché non sia pubblicato, in bella mostra, sul sito del Consorzio), intitolato “Il Consorzio del Brunello spiega le sue ragioni, smentendo false voci… La nostra azione nel controllo dei produttori di Montalcino”, viene confermato quanto dichiaratomi ieri da Campatelli, ovvero che: “I controlli che vengono effettuati sono di vario tipo e riguardano sia i vigneti che i vini in corso di affinamento e l’imbottigliato. Quindi, con riferimento a notizie apparse negli ultimi giorni su siti web relative a presunte violazioni al disciplinare di produzione del vino Brunello di Montalcino, il Consorzio di Tutela rilascia le seguenti dichiarazioni: 1 – “rumors” secondo cui produttori di Montalcino avrebbero usato vini dal Sud Italia nel loro Brunello 2003: si tratta di un’accusa gravissima a cui stentiamo a credere e di cui peraltro il Consorzio non ha nessun riscontro di alcun genere; 2 – per quanto attiene alla purezza dei vigneti di Brunello, nel 2007, il Consorzio ha completato l’ispezione su oltre 1.667 ettari di vigneto iscritto. In queste ispezioni, iniziate nel 2004, sono state rilevate alcune non conformità che hanno interessato solamente 17 ettari, pari ad una percentuale dell’1% dei vigneti controllati”.
Pertanto “si può affermare che, a fine 2007, più del 99% dei vigneti iscritti all’Albo del Brunello di Montalcino, sono assolutamente rispondenti al disciplinare di produzione. E’ dichiarata intenzione del cda del Consorzio del Brunello di Montalcino, come è suo preciso compito e come ha sempre fatto, di tutelare i vini delle quattro denominazioni del territorio di Montalcino, sia con gli strumenti di controllo imposti dalla legislazione sia con quelli ancor più stringenti previsti dalle norme interne del Consorzio”.
Prendo atto di quanto il Consorzio dice ed è per forza di cose costretto a dire, recitando, come logica vuole, il ruolo del pompiere, perché sarebbe stravagante, se le cose stessero invece (come affermano le voci da me registrate) diversamente, che il direttore del Consorzio si mettesse ad attizzare il fuoco e a diffondere un’immagine preoccupante di come vanno le cose nel mondo del vino ilcinese.
E’ naturale e giusto che il Consorzio – che magari potrebbe solo sforzarsi di comunicare di più e meglio e con maggiore trasparenza, inviando le sue comunicazioni a tutti e non solo ad un interlocutore privilegiato, che non è di certo il depositario della verità o l’organo ufficiale della realtà consortile – parli in questo modo.
Meno comprensibile, invece, ma se si giudica la cosa da un altro punto di vista è comprensibilissimo, normale, ovvio, prevedibile, che qualcuno, come per un riflesso condizionato, si cali nel ruolo dell’avvocato d’ufficio del Consorzio e dei produttori di Montalcino (anche di quelli i cui vini si presentano diciamo così “stravaganti” nel colore nero come la pece, nei profumi merlotteggianti o echeggianti aromi mediterranei, nella difficoltà ad essere normalmente riconosciuti come vini base Sangiovese…?) e che non solo accolga senza eccepire, senza alcun dubbio o alcuna perplessità, con una sicurezza disarmante, la versione del Consorzio, ma dia prova di un giustificazionismo sorprendente.
Questo qualcuno, tanto per non fare nomi, è il Signor Daniele Cernilli, co-direttore in quota Gambero rosso della guida Vini d’Italia, il quale sul forum del sito del Gambero rosso, in questa discussione (vedi) è intervenuto con queste testuali parole: “
Facciamo un’ipotesi. Alcune aziende grandi, che hanno decine, se non centinaia di ettari nel quadrante sud-occidentale di Montalcino, hanno iscritto vigneti nel catasto del Brunello. Nel corso degli anni, per il mal dell’esca, per altre questioni, in tali vigneti sono stati messi a dimora vitigni diversi dal sangiovese, utilizzati non per il Brunello, ma per altri vini, che sono regolarmente in produzione. In altre vigne, magari di più recente impianto, invece, è stato messo del sangiovese, per recuperare dei quantitativi perduti. Quindi tutta la faccenda potrebbe essere semplicemente un problema di mancata corrispondenza fra il cartaceo e la realtà. Siccome dai controlli effettuati, a detta di Campatelli, non si sono riscontrate delle irregolarità in cantina, qui c’è solo un modo poco ortodosso di affrontare delle pratiche burocratiche. Un’irregolarità, certo, che va sicuramente sanzionata, ma non uno scandalo epocale come qualcuno, che peraltro non fa neanche un nome, perché sa bene che tutto si risolverà in una bolla di sapone e non vuole correre rischi, sta sostenendo con strepiti e schiamazzi. Ora, capisco la legittima curiosità, ma pensate davvero che sia giusto mettere alla gogna fin d’ora chi è semplicemente oggetto di un’indagine, creando danni difficilmente compensabili con successive smentite? Io non so bene chi è coinvolto, penso di aver capito, ma non voglio correre il rischio di fare nomi sbagliati. Quello che so l’ho letto in qualche blog, e i nomi precisi non c’erano”.
E’ solo colpa dei vivaisti un po’ sbadati, dei reinnesti, di produttori un po’ distratti e non sufficientemente attenti a quello che fanno, se in alcuni vigneti iscritti all’Albo del Brunello e destinati alla produzione di Brunello di Montalcino sono finiti, distrattamente, “vitigni diversi dal sangiovese, utilizzati non per il Brunello, ma per altri vini”, dice il solerte, comprensivo ed esperto uomo di mondo Robert Parker der Tufello, come l’avevo battezzato ai tempi di WineReport.
Ma quale intenzione di aggirare le leggi vigenti, ma quale intento di modificare artatamente, magari per renderli più appealing a qualche degustatore italiano ed estero e a qualche guida, il Brunello! Molto più semplicemente “un problema di mancata corrispondenza fra il cartaceo e la realtà, solo un modo poco ortodosso di affrontare delle pratiche burocratiche”!
Capisco benissimo l’intervento di Cernilli. Quando si premiano dei vini, magari anche dei vini “strani” da capire e riconoscere subito come Brunello di Montalcino, quando si hanno ottimi rapporti di collaborazione con grandi e piccole aziende per l’organizzazione di Roadshow itineranti per la presentazione all’estero dei vini e delle aziende che hanno ricevuto i canonici “tre bicchieri”, capire, giustificare, attenuare, sopire le polemiche, sostenere lo status quo e gli equilibri esistenti è di fondamentale importanza, è prassi normale e comprensibilissima.
Pur comprendendo questo, non posso che rifiutare e rimandare al mittente quanto Cernilli nella sua foga assolutoria scrive, quando parla di “
uno scandalo epocale come qualcuno, che peraltro non fa neanche un nome, perché sa bene che tutto si risolverà in una bolla di sapone e non vuole correre rischi, sta sostenendo con strepiti e schiamazzi”.
Io non sto mettendo alla gogna nessuno, e non ho fatto nomi, perché so benissimo che finché l’inchiesta è in corso e non è arrivata a delle conclusioni precise, a imputazioni chiaramente formulate e rinvii a giudizio, nonché ad eventuali condanne, fare nomi è impossibile. E non per pavidità, ma secondo buon senso e rispetto della legge.
Questo anche se qualche idea su quali possano essere alcune delle aziende coinvolte me la sono fatta e mi hanno aiutato a farmela le persone – serie – con cui ho parlato.
La grossa differenza, tra me e Cernilli, oltre al fatto che io non ho mai portato in palmo di mano Brunello “discussi” e dall’identità non proprio indiscutibile, e che quando assaggio il Brunello di Montalcino (nonché gli altri vini) riporto le mie impressioni senza guardare in faccia a nessuno (in passato ho criticato pesantemente i vini di Banfi e dell’ex presidente del Consorzio Fanti – leggete qui, mentre invece Cernilli – rileggetevi qui quanto scriveva nel 2004 – la pensava molto diversamente…) è che io non penso affatto e non spero, come lui, “che tutto si risolverà in una bolla di sapone”.
Sono invece persuaso – e faccio voti – che questa sia la volta buona, partendo dalle infrazioni riscontrate dal Consorzio nei vigneti di quattro produttori e proseguendo nei controlli che sono stati fatti e sono in corso (oggi a questo proposito ho ricevuto una mail che testualmente dice “sono un agente di commercio e rappresentato una delle aziende coinvolte… ci hanno chiesto di sospendere a tempo indeterminato le vendite del Brunello 2003…” e ho registrato quanto il presidente di Vinarius Francesco Bonfio ha commentato su questo blog, ovvero “che i primi effetti di tipo economico si stanno già verificando. Ho notizia da alcuni associati Vinarius che loro clienti esteri hanno bloccato i ritiri di Brunello di Montalcino fino a che non saranno di dominio pubblico i nomi delle aziende coinvolte”) per fare quella chiarezza, quella pulizia, quel chiarimento tra onesti e corretti e tra furbetti del vigneto e della cantina, di cui Montalcino ha assolutamente bisogno.
Questo ovviamente con tutto il garantismo possibile per le aziende, senza mettere nessuno alla gogna, ma senza accettare di farmi mettere la museruola o il silenziatore dai pompieri e dai giustificazionisti, più o meno interessati, di turno.
Perché io, per buona norma del Robert Parker der Tufello e del signor consorte della abile p.r. e organizzatrice del Roadshow itinerante dei tre bicchieri, non faccio “strepiti e schiamazzi”, ma semplicemente informazione, libera e indipendente. Piaccia o non piaccia a Cernilli e ai suoi amici.

0 pensieri su “Rumors da Montalcino parte terza: pompieri e giustificazionisti alla ribalta

  1. Alla fine la nebbia sui nomi si alzerà e si saprà chi sono finalmente gli oggetti delle indagini.
    A quel punto farò ciò che non faccio da anni, andrò in libreria e comprerò le maggiori guide vinarie per vedere quanti bicchieri, stelline o grappoli erano stati assegnati a questi signori e quali roboanti commenti ai loro vini.

  2. Mi sembra che il paraculismo sia uno sport molto praticato a Roma. Del resto se uscissero delle sentenze di condanna per chi avesse effettivamente fatto delle porcherie, quelli che li avevano fin qui osannati potrebbero essere considerati quantomeno complici. Percio’ sono gia’ cominciate le grandi manovre dei giri di parole per giustificare chissa’ che. Ma la perdita di credibilita’ che ne uscirebbe in caso di comprovata frode di produttori cui avevano invece assegnati premi e riconoscimenti sarebbe comunque enorme e inciderebbe penso anche sulle querele ancora in dibattimento contro chi li aveva a suo tempo accusati di… essere i migliori alleati dei propri becchini!

  3. Cernilli è strano. Se un blog del Gambero rosso sostiene che da Cracco il sommelier ti spaccia bottiglie costosissime approfittandosi del cliente inconsapevole (cosa eventualmente brutta, ma non reato), allora ti dice che va tutto bene anche se non senti la controparte e ti spiega che non capisci perché non sei giornalista.
    Se invece irregolarità (e reati) ci sono sicuramente (almeno in 4 aziende), ecco che bisogna fare attenzione a non danneggiare il nome delle persone coinvolte. Insomma, giustizialista senza verifica quando si parla di comportamente semplicemente scorretti, garantista quando si affrontano reati che stanno venendo fuori.
    E la cosa che mi sconvolge maggiormente (così come con Cracco) è che uno dei più importanti giornalisti gastronomici italiani non muova un dito per scoprire la verità. Qualche fonte non ce l’ha anche lui, che possa smentire o confermare le accuse? Come è possibile dire “ne ho letto solo su qualche blog”? Mi sembra il solito giornalismo, che aspetta un comunicato stampa, altrimenti di fare indagini non è il caso…

  4. Essendoci un’indagine in corso, credo che i nomi delle aziende effettivamente implicate nella medesima o responsabili dei reati per i quali saranno eventualmente incriminate verrà fuori, come è giusto che sia, solo dalla magistratura e solo tra qualche anno, a iter concluso. Per ciò l’altro giorno ho scritto che a questo punto non ci resta che attendere, senza lanciare prematuri “crucifige” contro nessuno. Poi, a mezza bocca e sempre con beneficio di inventario, a voce alcuni nomi si possono anche fare. Ma una cosa è parlarne con gli amici al bar e un’altra è metterlo nero su bianco sulla stampa, con le responsabilità deontologiche e legali che ne conseguono. Ciò naturalmente non esime i giornalisti – sottolineo i giornalisti – da riferire sullo sviluppo delle indagini, ci mancherebbe, ma tutti sappiamo che, in questo paese, per l’opinione pubblica lo iato tra la figura dell’indagato e quella del condannato è quasi inesistente. Quindi, ripeto, prudenza e soprattutto professionalità: che nel caso specifico significa saper individuare il sottilissimo confine tra informazione verificata e teorema.
    Attendersi dal Consorzio trasparenza, visto che ormai è parte in causa, mi sembra troppo. Mi accontenterei di una misurata correttezza nella gestione delle informazioni sulla vicenda.
    Certo, prima o poi si potrà fare un raffronto tra ciò che risulta e ciò che si è scritto su certi vini.
    E non c’è dubbio che, “scappata” ormai la notizia, il danno commerciale per il prodotto ci sia e possa diventare grave, come anche gli enotecari intervenuti qui hanno rimarcato. Un danno ingiusto per la parte seria, e mi illudo ancora prevalente, sia dei produttori di Brunello che in generale del mondo vinicolo italiano.
    Stiamo a vedere, non ci resta che questo.Stefano Tesi

  5. Franco non mollare, i frodatori devono pagare

    con la scoperta recente del genoma dell’uva, fra poco sarà possibile esequire un test DNA su una bottiglia di vino per accertare che sia fatto o no con 100% sangiovese: il bel doppio taglio del “progresso” scientifico enologico

    é ovvio che qualche produttore, qualche consulente, qualche guida, rischia di perdere un po’ di credibilità

    il consorzio brunello di montalcino, se vuole davvero fare pulizia, potrebbe fare due cose:
    1. il disciplinare stabilisce che il brunello dev’essere prodotto ed imbottigiato dentro la zona della DOCG, ma (mi sembra) permette che vino/uva entra nella zona per fare vini IGT…il consorzio dovrebbe chiudere completemente il traffico di vino/uva da fuori zona della DOCG (se un produttore dice che abbia bisogno del vino/uva alloctono/a per fare (legalmente) il suo IGT, il consorzio può dire, va bene, ma devi farlo fuori la zona della DOCG)
    2. svillupare ed effetturare test DNA sui vini brunello (già il disciplinare stibilisce, per ottenere la DOCG, valori chimici tipo alcol, acidità, solforoso, estratto, ecc…perchè non si aggiunge un controllo sul requisito fondamentale, del disciplinare, del 100% sangiovese?)

  6. caro Stefano, parli giustamente di “danno commerciale per il prodotto ci sia e possa diventare grave, come anche gli enotecari intervenuti qui hanno rimarcato. Un danno ingiusto per la parte seria, e mi illudo ancora prevalente, sia dei produttori di Brunello che in generale del mondo vinicolo italiano”. Ma per intenderci, il danno l’avrei procurato io dando la notizia delle indagini in corso, che il Consorzio, dopo quanto avevo pubblicato io, ha dovuto ammettere essere in atto, oppure l’hanno procurato i vari “furbetti del vigneto e della cantina”? Insomma, ho fatto corretta informazione o mi sono distinto per aver creato dell’inutile allarmismo? Aiutami, aiutatemi a capire, perché mi sa che qualche furbo vuole far passarmi per sensazionalista in ricerca di scoop, mentre ho fatto solo del normale giornalismo, riferendo fatti e non mie invenzioni…
    Quanto al piano controlli, mi risulta che qualcuno abbia presentato un rigoroso, documentato, intelligente piano controlli per rendere Montalcino ed i suoi vini al di sopra di ogni sospetto, ma questo progetto, preparato da un ricercatore serissimo e di lunga e provata esperienza, non é mai stato approvato, anzi… Ma allora li vogliono o no questi benedetti controlli, seri, rigorosi, a Montalcino oppure no?

  7. Caro Franco,
    no davvero, non penso affatto che tu abbia fatto del sensazionalismo. Hai messo nero su bianco una notizia che era già pubblica, perchè se ne parlava da mesi, e che prima o poi sarebbe giunta all’orecchio di tutti. Il fatto che il consorzio abbia ufficialmente ammesso, tramite il suo direttore, l’esistenza di indagini e il prelevamento di alcuni fascicoli sui vigneti, è la conferma che qualcosa è in corso. Tu hai poi correttamente riferito dell’esistenza di “rumors” sulla vicenda che andavano oltre la faccenda dei vigneti e si estendevano al presunto arrivo di cisterne di vino da fuori Montalcino. Stop. Il resto sono opinioni, pareri, punti di vista.
    Il danno al Brunello deriva dall’esistenza delle indagini e dal fatto che la cosa sia stata risaputa, non dal fatto che (anche) tu abbia contribuito a diffonderla.
    Detto questo, come ripeto, fermi tutti: con gli inquirenti al lavoro, ogni notizia non verificata o verificabile è un’illazione, occorre solo aspettare (purtroppo, visti anche i tempi italiani) la fine delle indagini. Poi tra noi, su un blog, si può litigare, ironizzare, dividersi tra assoluzionisti e colpevolisti come su tutti i grandi casi di cronaca. Ma si esce dall’informazione e si entra nel novero della conversazione.
    Credo quindi che da ora in poi la vicenda debba essere seguita più dal giornalismo giudiziario che da quello vinicolo, con il differente “mestiere” che ciò comporta. Questo non esime nessuno di noi giornalisti, sia chiaro, a tacere o a ridimensionare notizie di cui venga a conoscenza. Purchè siano appunto notizie e non chiacchiere e purchè lo si faccia accollandosene le responsabilità derivanti dalla nostra posizione.
    Quindi, caro Franco, nessun timore: conosco troppo bene la tua professionalità e la tua esperienza per sapere che sai benissimo quali sono i limiti che ci sono imposti.
    Occhio solo, appunto, a non cadere nella trappola dei furbi che vorrebbero trascinare te ed altri in una querelle extragiornalistica.
    Un abbraccio,

    Stefano

  8. Mi sbagliero’, ma credo che la possibilita’ che “notizie di indagini” creino danno (ossia in definitiva il famosa esilita’ dello iato fra indagato e condannato), sia parecchio alimentata dal deprecabile fatto che le notizie “scappano”. E questa volta non tanto nel senso di una notizia che esce da dove non dovrebbe (uffici giudiziari), quanto in quello di una notizia che per essere conosciuta (come a mio parere dovrebbe) e’ costretta a “scappare” alla custodia di chi ha un interesse a mio parere soverchio a tenerla prigioniera. Se non fosse “scappata”, quanto avrebbero atteso i vari personaggi piu’ o meno istituzionali del settore a dare contezza di un andazzo che e’ lecito immaginare non risalga a una settimana fa?

    Il giornalismo scandalistico e sensazionalistico non e’ una buona pratica (e sia chiaro che non mi riferisco comunque al giornalismo di chi ci ospita). Ma io credo che esso si alimenti in primo luogo di una generale tendenza all’omerta’ propria di molti ambienti (quello vinicolo e’ un caso, quello sportivo un altro). I processi sommari sono sicuramente una deprecabile attivita’ che pero’ e’ spesso messa in moto da un’altrettanto deprecabile incapacita’ di farne di garantistici, protratta per troppo tempo.

  9. Chiedo ospitalità solo per chiarire, anche se a mio avviso non dovrebbe essercene bisogno, che ho reso noto che la vicenda ha già partorito un primo danno concreto. In nessuna maniera, ripeto in nessuna maniera, intendiamo, noi enotecari di Vinarius, attribuire la responsabilità di questo danno e di quelli che potrebbero arrivare in futuro all’intervento di Franco Ziliani che invece ha tutto il nostro appoggio e solidarietà per aver contribuito, a mio avviso in modo determinante, all’uscita di questo scandalo.
    Con viva cordialità e un a stretta di mano a Ziliani.
    Francesco Bonfio
    presidente Vinarius Associazione delle Enoteche Italiane

  10. Ringrazio l’amico Francesco Bonfio e gli amici enotecari di Vinarius.
    Un doveroso chiarimento: come mi ha fatto sapere il direttore del Consorzio del Brunello di Montalcino Stefano Campatelli, con il quale nonostante io venga additato da qualcuno (non da lui) come un reprobo e un provocatore e un diffusore di notizie false e tendenziose (ma chi scrive questo é persona che non ha mai dato nemmeno l’ombra di una mezza notizia in nessuna delle cose che ha scritto, cose che scivolano via e non lasciano traccia alcuna…), il contatto non si é mai interrotto, il comunicato stampa mi é stato inviato. Non é mai arrivato (é arrivato solo stamane una volta inviato ad un indirizzo corretto) perché erroneamente spedito ad un indirizzo di posta elettronica che non usavo più da circa 8 anni. Come sia rimasto nella mailing del Consorzio é un mistero. Prendo dunque atto che il Consorzio aveva informato anche me come i responsabili del sito amico e altri giornalisti.

  11. Non e’ la prima volta che su questo blog apprezzo l’intelligenza delle parole di quello che (salvo errori da parte mia) e’ anche a capo del consorzio dell’olio DOP Terre di Siena, e non cito a caso questa circostanza apparentemente irrilevante in questo contesto. Basti dare un’occhiata al sito del consorzio citato e raffrontarlo con lo spazio che altri consorzi “confratelli” dedicano all’olio per avere un’idea. Sia chiaro che lo dico a titolo di critica costruttiva (di sprone, diciamo) nei confronti di questi ultimi. Era da un po’ che volevo togliermi questo granello dalla scarpa e mi scuso se ho approfittato della grave occasione presente per farlo.
    Piu’ in tema, osservo che proprio nella soluzione d’urgenza avanzata da Bonfio (e da lui citata nel suo altro recente commento all’altro articolo) si trova a mio parere la via d’uscita all’imbarazzo di questo momento a proposito della questione dei nomi: non e’ aspettandosi la medicina dall’alto che si possono superare i problemi, la via dell’autodenuncia/autocertificazione (diciamo: dell’autotrasparenza) e’ l’unico modo in cui la parte sana puo’ a un tempo salvare se stessa E il sistema. E puo’/deve farlo immediatamente.

  12. Intervenendo sul forum del sito del Gambero rosso, il Robert Parker der Tufello scrive: “Lei forse non sa che fornire notizie su un’indagine in corso è un reato.Potrebbe persino costituire favoreggiamento nei confronti degli indagati, che, per il momento, non si conoscono, Se fosse un giornalista professionista lo saprebbe perché gliel’avrebbero fatto studiare. La fonte che lei cita ha solo comunicato che è in atto un’indagine, poi ha iniziato a dire cose più o meno minacciose sul conto delle guide e di me in particolare. Forse il vero bersaglio sono queste ultime? O forse lo è una sola, visto che lui collabora con una struttura, l’Ais, che ne pubblica una concorrente? Chissà?”.
    Sorvolando sul tono minaccioso, il suo, mica il mio, che tende ad equiparare quanto ho scritto ad una ipotetica, e irreale forma di “favoreggiamento nei confronti degli indagati”, e che sembra quasi invitare qualche suo amico ad agire in tal senso nei miei confronti (questo lo “stile”, che si definisce da solo, del sor Cernilli), faccio solo notare che attribuire quanto ho scritto al fatto che io collaboro con l’A.I.S., che pubblica una guida concorrente, Duemilavini, é non solo ridicolo, ma pietoso. Le critiche che indirizzo oggi al sor Cernilli le indirizzo da anni e anni, dall’epoca in cui non avevo alcuna collaborazione con A.I.S.
    Il Robert Parker der Tufello (nonché della Magliana e di Torpignattara) dimentica che con la guida dell’A.I.S. curata da A.I.S. Roma in larga parte non ho mai avuto e non ho ALCUN RAPPORTO DI COLLABORAZIONE e che ho talvolta criticato, con minor forza, avendo meno motivi per farlo, questa guida, così come ho criticato, con maggiori e più forti motivazioni, la guida di cui lui é condirettore.
    Definisca pure come vuole quello che scrivo il sor Cernilli, é suo legittimo diritto, ma non si azzardi ad ipotizzare che io lo critichi con il preciso e deliberato scopo di danneggiare la sua guida a favore di una guida concorrente. Io sono un giornalista indipendente e libero che non esegue alcun tipo di lavoretto, più o meno sporco, su mandato di nessuno. Tantomeno di un’A.I.S. che non si sogna minimamente e non ha bisogno di ricorrere a questi mezzi da magliari e da cialtroni per difendere la propria autorevolezza e onorabilità. Questo per la precisione.

  13. Franco, dalla reazione che hai suscitato puoi ben capire di aver fatto centro. Paraculi sui paracarri, te la ricordi la barzelletta del su e giu’, su e giu’, su e giu’ ancora? Fai bene a precisare ogni volta, non sia mai che qualcuno abbia poi la memoria corta, ma chissa’ perche’ se la prendono sempre con te quando mi pare che la maggioranza dei commentatori del tuo blog si esprima perlomeno negli stessi termini, se non con maggior foga contro chi si e’ fatto beffe, ma anche cospicui capitali, prendendo in giro i consumatori per anni. Ho visto intervenire qui in un post parallelo anche Guelfo Magrini. Ci manca solo Sandro Sangiorgi e poi ce la giochiamo davvero a briscola. E’ questo che teme il principale alleato dei propri becchini?

  14. @Filippo Cintolesi.
    Signor Cintolesi, la ringrazio per le belle parole. In effetti sono io, anzi ero io. Vale a dire che sono stato Presidente del Consorzio per la tutela dell’olio DOP Terre di Siena fino a luglio 2007. A quell’epoca, essendo in scadenza di mandato, dopo 12 anni di servizio, ho deciso che era ora di lasciare ad altri l’incombenza. Ora il Consorzio è presieduto da Franco Bardi, che mi pare stia lavorando molto bene. Comunque grazie per i suoi complimenti che accetto anche perchè sul sito e la sua gestione ebbi all’epoca del lancio una piccola responsabilità.
    Con viva cordialità,
    Francesco Bonfio

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