Rumors from Montalcino: vino pugliese spacciato per Brunello?

Insistenti e preoccupanti rumors in arrivo da Montalcino, ma anche dalla Germania e dall’Olanda, riferiscono che ci sarebbero alcune cantine (si parla di 4-5) sotto sequestro a causa del ritrovamento in cantina, da parte dei Nas e della Guardia di Finanza, di vino pugliese che sarebbe stato venduto (anzi, spacciato) come Brunello di Montalcino.
Il reato sarebbe quello, consueto, di “frode in commercio e falso in atto pubblico”, già contestato, come scritto qui, alla Marchesi Frescobaldi nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura di Firenze riguardante “presunte violazioni sulle norme che regolano la protezione delle uve e i criteri per le denominazioni di origine dei vini”.
Per correttezza dell’informazione non riporterò i nomi delle aziende che si dice siano coinvolte in questa inchiesta. Dirò solo che sono tutte aziende situate nella zona sud ovest e che si tratta di nomi importanti e ben noti sui mercati di tutto il mondo.
Sarà mia cura dare altri aggiornamenti nel caso venga a conoscenza di ulteriori sviluppi della triste vicenda. Che conferma quanto solo gli imbecilli, i disonesti, o le persone senza naso e palato e soprattutto senza onestà intellettuale affermano, ovvero che il Brunello di Montalcino sia tutta farina del sacco dei vigneti locali e del Sangiovese.
Gli assaggi, anche quelli di Benvenuto Brunello 2008, fanno invece chiaramente capire, a chi non voglia fare come le tre scimmiette, come nel buio delle cantine di Montalcino diversi vini vengano arrangiati in maniera invereconda.
Colgo l’occasione per battere le mani alla nuova gestione e presidenza del Consorzio Brunello di Montalcino, impersonata dal conte Francesco Marone Cinzano, che del tema controlli, trasparenza, rispetto delle regole ha fatto, come dimostrano queste inchieste in corso (nonché la richiesta fatta per vie legali ad un produttore californiano di origine italiana – leggi – di smettere di usare il nome “Brunello” per il vino prodotto nella sua azienda), che non guardano in faccia a nessuno, un proprio, lodevolissimo, cavallo di battaglia.
Auguri a tutti di Buona Pasqua, soprattutto ai tantissimi produttori onesti e coscienziosi che a Montalcino e nel resto d’Italia, onorano il buon vino italiano, la sua immagine, la sua credibilità.

90 pensieri su “Rumors from Montalcino: vino pugliese spacciato per Brunello?

  1. se ci sono delle responsabilita’; oggettive…….e verranno dimostrate…..chi ha commesso tali reati paghi…..perche’ i furbetti non stanno solo nel chianti…….

  2. Stiamo a vedere quel che succede e speriamo che questa maledetta piaga venga estirpata dalle usanze correnti una volta per tutte.
    Però credo che le dimensioni di questa cosa abbia numeri e risvolti amari, si sarà sicuri che si arriverà fino in fondo a far luce e pulizia?

  3. Siano i Consorzi a sanzionare i produttori disonesti negandogli la fascetta e la possibilità di etichettare il vino con una denominazione. Se lo vogliono vendere, lo vendano sfuso. Chiedo troppo?

  4. a me basta sapere chi cacchio sono perchè come ristoratore che acquista ogni anno circa 70.000 euro di vino TOSCANO vorrei sapere se compro quello che sta scritto sulla fascetta è una balla oppure mi posso fidare!
    e poi a chi le rendo le bottiglie se si scopre che sono tarocche?
    sinceramente potrei anche essere parte lesa di questi signori truffatori e non solo i consumatori!

  5. Mumble mumble…aziende del sud-ovest ilcinese…livello mondiale…ma una di queste non sarà mica quella dove lavora il tizio del syrah nel Barolo?

  6. Quando andavo in Puglia verso Aprile-Maggio, vedevo sempre ed ad orari vari, camion cisterna trasporto vino che verso la Puglia erano carichi di tondino di ferro, e al ritorno, visto che erano camion cisterna, dubito tornassero vuoti.
    Alcuni sospetti dove portassero il loro carico gli avevo, adesso c’è una destinazione in più!
    Max Pigiamino Perbellini

  7. ho fatto qualche telefonata ad amici di Montalcino ed i rumors sono confermati. Mi hanno confermato che una delle aziende che sarebbero coinvolte é notissima in tutto il mondo…
    @ Pato: no l’azienda dove lavorava il sostenitore della tesi del Syrah nel Barolo (chissà come la pensa con il Syrah nel Brunello?) non é coinvolta

  8. Se il tutto verrà confermato in via definitiva sarà una bella batosta, non solo di immagine, ma anche commerciale e coinvolgerà, specie all’inizio, anche chi non ha colpa ed ha sempre lavorato in trasparenza ed onestà putroppo.
    Eravamo proprio degli enosnob quando storcevamo il naso per certi colori e certi profumi e non capivamo i nuovi cloni di sangiovese, deviati dal nostro talebanesimo degustativo…eh si. Lasciamo perdere.

  9. Magari è nota soprattutto per altri vini, piuttosto che per il Brunello…se è notissima addirittura…può essere solo un’antica famiglia fiorentina…o sbaglio ancora?? Anzi ora mi informo!

  10. Il triste di questa vicenda, come di vicende analoghe, sarà che le grandi aziende venderanno sempre; vuoi per i canali di vendita, vuoi per i bravissimi rappresentanti (capaci di vendere il ghiaccio al polo nord), vuoi per la pubblicità che si possono fare, mentre quelli che saranno più penelizzati saranno i piccoli, onesti coltivatori che seguono il disciplinare, lavorano in azienda dalla mattina alla sera, che hanno le mani spaccate dal gelo per le potature, che fanno prezzi normali per quello che è il lavoro che viene svolto e che vengono deprezzati vuoi dai giornalisti ( si vadano a vedere le varie recensioni delle aziende del caso osannate per i loro vini in discussione ) e, sempre i piccoli, potranno essere deprezzati anche nell’immediato futuro se ” questi grossi” mettessero ai voti, in consiglio, la possibilità di modifica del disciplinare ciò avverrebbe, visto che i voti vanno in base all’ettaraggio!!! Comunque Buona Pasqua a tutti e speriamo bene! Slavata

  11. Caro Franco;
    Se la GDF ha messo con con le spalle al muro qualcuno in passato, e codesto qualcuno a cominciato a cantare, non mi sorprende che adesso la matassa di imbrogli comincia ad aprirsi, e creare una catena. Dunque siamo partiti dal Chianti e adesso siamo a Montalcino, quale sara’ la prossima DOCG ??
    Questo mi ricorda esattamente lo scandalo della Bresaola in Valtellina, quando la GDF mise in gattabuia un produttore, che a sua volta collaboro’ con loro e fece nomi a piu non posso, arrivando al punto che oltre 15 produttori videro le aziende sequestrate, fallimenti e tonnelate di carne ferma.
    Che risate si fara’ il toscano/americano, pensando: a me mi fanno storie per un nome, e poi a Montalcino il Brunello lo allungano con uva pugliese !!
    Buona Pasqua e che l’agnello di Dio tolga i peccatori da Montalcino .
    Angelo

  12. Caro Angelo, hai perfettamente ragione. Fanno la voce forte, e a ragione con un produttore californiano (di origine italiana) che si permette di chiamare Brunello un suo vino, ma poi hanno in casa la confusione ed i pasticci peggiori. Pare che lo scandalo non riguardi solo cinque aziende ma molte molte di più. Qualche amico mi ha scritto invitandomi alla prudenza e chiedendomi se fosse il caso che rendessi pubblica questa storiaccia che rischia di portare danni non solo a Montalcino ma a tutto il vino italiano. Io rispondo “Oportet ut scandala eveniant” è un bene che gli scandali avvengano, come dicevano gli antichi, perché gli onesti (che sono la maggioranza) siano tutelati ed i farabutti, a dire solo metà del loro nome, siano inchiodati alle loro responsabilità e paghino. Anche penalmente se necessario. Montalcino ed il Brunello sono un patrimonio di tutti e in questi anni di vacche grasse sono stati troppi a farne carne da porco ad uso personale, con la complicità ed il silenzio di chi avrebbe dovuto vedere e vigilare. Meglio un redde rationem oggi, che proseguire a fare finta di niente…

  13. Che tristezza………e poi quali ricarichi su questo benedetto vino pugliese!!!

    Lo acquistano ad 1 e probabilmente lo vendono a 10…..non solo è una frode in barba a tutte le denominazioni ma è anche un modo ulteriore di guadagnare un sacco di soldi in più da parte di chi già vende il proprio (??) vino molto caro !!!

    E l’Italia sempre più velocemente scivola sul piano inclinato…….

    Ciao

  14. Tranquilli: al recente Benvenuto Brunello di New York (quindi non potevamo sapere quanto sarebbe successo) con un collega ironizzavamo su qualche produttore il cui vino sapeva veramente poco di sangiovese. Il mercato alla fine e’ fatto anche di di persone che di vino ne conoscono parecchio (anche piu’ dei produttori). I furbi finiscono male, quelli bravi fanno strada. Un toscano, agente di vino a New York.

  15. Quello che vorrei capire è: le indagini sono partite dai NAS? Dalla Guardia di Finanza? Su suggerimento di chi?
    La questione non è banale. Che certe denominazioni italiane, non solo toscane, fossero evidentemente artefatte è cosa evidente e lampante da anni a chi avesse un minimo di conoscenza dei nostri grandi vini. Ma capire da dove nascono queste inchieste è secondo me molto importante per capire come funziona il sistema dei controlli. Se, e sottolineo “se”, tali inchieste fossero nate autonomamente rispetto ai Consorzi di tutela che per legge, secondo i decreti “erga omnes”, hanno il dovere di controllo su associati e non associati, questo dimostrerebbe l’assoluta inutilità di quei decreti visto che questi scandali vengono scoperti da quelle forze terze e autonome rispetto ai produttori che sono NAS e GDF. A questo punto visto che per il suddetto “controllo” consortile sono richieste gabelle sempre più importanti mi parrebbe il minimo rimettere in discussione tutto quel sistema assurdo e corporativo.
    In ogni caso mi pare evidente che dobbiamo tutti auspicare, anche i produttori toscani, che venga fatta chiarezza su queste questioni. Le denominazioni di origine sono il nostro valore aggiunto sul mercato e da anni stiamo facendo di tutto per sputtanarle. E’ ora di smettere.

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  17. Sarebbe bene che il Consorzio si mettesse a disposizione dell GdF ed una volta per tutte epurasse le mele marce, siano esse persone note o meno note. Sarebbero i primi in Italia a farlo e ne guadagnerebbero in immagine.

  18. Caro Franco buongiorno.
    Data la scabrosità dell’argomento, voglio iniziare facendo a tutti gli auguri per una buona e serena Pasqua, anche se in cuor mio spero per qualcuno non sia tanto serena.
    Ma veniamo al bubbone: si diceva e non si diceva da tanto ma personalmente non sapevo si fosse arrivati ai sigilli messi alle cantine.
    E allora se di sigilli si tratta, che si sappia.
    Sì, si DEVE sapere.
    Ma non dobbiamo essere noi, qui su questo blog che ne parliamo da “amici a tavola”. Devono essere coloro che i sigilli li hanno messi,la Guardia di Finanaza e i Nas: se sbandierano ai 4 venti chi ha soldi in Liechtenstein o Montecarlo (legittimamente o meno, questo lo si appura dopo……..), mi potranno far sapere chi ha un paio di tini di Montapulciano o di Primitivo o Carignano (un uvaggio interessante, no?) in una cantina a Montalcino, no?
    Trovo che il tacere per quieto vivere o per un ventilato bene comune sia, al contario, il danno maggiore per tutti: consumatori, lavoratori, produttori, proprietari…………. TUTTI. Sprattutto per tutti gli onesti.
    Quindi che “Muoia Sansone e tutti i Filistei” e che i signori dei Consorzi (?) e della Camera di Commercio (???) non si azzardino mai più a dare fascette rosa numerate a certi ……..
    E domani, ovviamente Brunello. Di quello rosso, di quello fatto, potato, trattato, raccolto, aspettato, sudato, non di quello nero, un po’ di questo e un po’ di quello dentro e via, quello se le beva chi lo fa, ‘sto……………..
    Buona giornata, credo ne riparleremo.

  19. Sarà poi interessante andare a vedere come questi vini sono stati trattati da certa critica e quali punteggi si sono visti attribuire dalle guide: perché a me questa storia, di fronte alla quale è davvero difficile non indignarsi, sembra tanto l’ennesimo prodotto della cultura che confonde la scaltrezza con l’abilità imprenditoriale, che tende a promuovere il concetto di vino come status symbol, che mira ad privilegiare l’etichetta rispetto al contenuto della bottiglia. Questa vicenda è figlia della cultura che antepone il profitto ad ogni altra cosa e mi riesce davvero difficile credere che i colpevoli siano da cercare esclusivamente nelle cantine. Spero che abbia ragione il signor Alessandro quando scrive da New York che “i furbi finiscono male e quelli bravi fanno strada”, ma non ne sarei così certo: perché tanto per cominciare le furbate di pochi le pagheranno in tanti, a partire dai produttori più piccoli e da quelli più giovani. E non solo in Toscana, of course, perché questa ha tutte le carte in regola per trasformarsi in una nuova, tremenda “mazzata” per tutto il vino italiano.

    Colgo l’occasione per porgere un caro saluto e i miei migliori auguri di buona Pasqua a tutti i frequentatori di “Vino al vino”

    Marco

  20. “Speriamo che la GdF si conceda pause di riflessione, magari in altre zone d’ Italia di DOCG.”
    (NON) Spettabile Renzo,
    mi deve scusare ma mi viene in mente un solo aggettivo a commento di questa sua sciagurata frase: MAFIOSO.
    Non avrei voluto scriverlo, giuro. Ma è davvero troppo, troppo….. MAFIOSO quello che ha scritto e il pensiero che lo ha orginato. Mi indigna. E se vuole, in privato le dico chi sono, non ho problemi.
    Mi ha sciupato la giornata.

  21. AG, calma con le parole! Prima di dare del “mafioso” a qualcuno é bene pensarci. Penso ci sia stato un equivoco e che scrivendo “Speriamo che la GdF si conceda pause di riflessione, magari in altre zone d’ Italia di DOCG” a Renzo sia caduto un non, posto tra GdF e si conceda. Se così non fosse, credo che Renzo avrebbe parlato a sproposito, facendo una “battuta” che non fa però ridere nessuno. A lui ora chiarire il proprio pensiero.

  22. Lo so, lo so. Ma l’aggettivo non è riferito alla persona quanto all’atteggiamento in senso lato.
    Se manca un “non” sarò il primo a scusarmi e ammettere l’errore ma la frase scritta così è davvero grave.
    Ho usato il copia e incolla per paura di sbagliare nel riportarla, la frase per ora è quella.

  23. Pingback: Vino da Burde - » Buona Pasqua a tutti (anche a Montalcino…)

  24. Semplicemente mi auguro che sia fatta chiarezza su tutto quanto. Non si era capita la frase? Se è così mi scuso; volevo semplicemente dire che è ora che certe furberie vengano amascherate ovunque Ora è chiaro il concetto?
    Non era assolutamente un riferimento negativo nei confronti della GdF di cui stimo l’ operaato; e spero che continui in modo da portare alla luce il più possibile.
    Quanto al mafioso andrei piano con certe parole; ho chiesto chiarezza dovunque e se questo è da mafiosi…
    Saluti

  25. Replay:
    “Speriamo che la GdF ccontinui ad operare così come sta facendo “anche” in altre parti d’ Italia in moddo da scoprire eventuali furbate. La pausa di riflessione era riferita al “fare ricerche in altre” zone.
    Poi il Sig.Ziliani mi conoscce e conossce benissimo la mia rigidità nel valurtare le DOCG da monovitigno.
    AlSig.che ha scritto oltre al fraintendimeento e a legger con più attenzione consiglierei un po’ di sana ironia…

  26. Rieccomi.
    Neanche il tortino di carciofi di mia mamma riesce a alleviare la mia inc……tura.
    Torno quindi sulla mia richiesta: GDF e NAS DEVONO convocare una conferenza stampa fare un resoconto di questi 4 (quattro) anni di indagini.
    I seri e gli onesti (ce ne sono, li conosco) invece di tacere per guardare il proprio orto si alzino in piedi e lo chiedano tutti insieme a voce quanto più alta possibile.
    (mi ricorda vagamente l’Adelchi…….)

  27. Alla sua inc@@@@ura si aggiunge la mia.
    Ho chiarito quantto intendevo dire; OK si poteva non capire la mia frase. Ma si poteva anche chiedere lumi senza usare subito parole infamanti.
    Mi scuso del fraintendimento che “posso” aver creato. La mia posizione è quella di esigere chiarezza sempre e comunque e non solo nel settore vino; e non solo in Toscana ma in tutta Italia (ribadisco la mia fiducia nell’ operato della GdF & c. se no qui da fraintendimento a fraintendimento …).
    Ora, se quanto esplicato è chiaro e non và contro le regole o la sensibilità, esigo scuse da parte del Sig.Ag.
    Saluti.
    Ripeto: una cosa è chiedere lumi a cui, come si è visto, ho dato delucidazioni credo chiarissime. Un’ altra è insultare.

  28. Mi scuso per il tono un po’ imbizzarrito che mi era scappato prima.
    Non voglio alimentare la polemica, ma “Speriamo che la GdF si conceda pause di riflessione, magari in altre zone d’ Italia di DOCG” (ri-copia e incolla) lascia poco spazio all’ironia e al fraintendimento.
    Da parte mia, con questo, l’argomento è chiuso.

  29. Renzo, penso che AG, che é persona corretta e perbene, si sia scusato. La sua frase era un po’ sibillina e poteva dar adito a fraintendimenti. Ora penso si sia chiarito tutto, con buona pace di entrambi, persone che hanno a cuore la corretta immagine e identità del Brunello.
    Quanto alla discussione in corso, un amico mi ha scritto: “Non vedo l’ora vengano fuori nomi e cognomi…poi quelli che gli hanno dato bicchieri, grappoli e stelle mi verrebbe voglia di prenderli a vergate, anzi. Farei una petizione tra
    consumatori per proporre: cari giornalisti guru che aveve sempre incensato Brunello che invece erano Negroamaro o chissà che, bene: ora questi vini li ritirate tutti voi e li pagate con i vostri soldi, guadagnati anche facendo marchette alle stesse
    aziende di taroccatori”.

  30. La sottoscrivo.
    E per maggior chiarezza chiederei esami gascromatografici su campioni prelevati in enoteca; sempre su DOCG e non solo in Toscana.
    Spero che la frase sia chiara e comprensibile.
    Da consumatore a cui le frodi danno estremanente fastidio, siano esse su Brunello o su qualsiasi altra DOCG.
    Saluti

  31. Purtroppo, Franco carissimo, di fronte a truffe, frodi e sofisticazioni provate bisognera’ assumersi l’onere di fare da trombe per tutto il tempo necessario, in quanto il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Lo sanno tutti che nella buca dov’e’ gia’ caduta una bomba e’ praticamente difficile che ne ricada un’altra e c’è sempre chi se ne puo’ approfittare. Le aziende possono passare di gestione, passare di mano in mano, farsi piu’ furbe e con la complicita’ del tempo perfino chi ha onorato i marciapiedi puo’ ripresentarsi come verginella al primo attore straniero che passa di li’ per caso. Ritengo che l’unico sistema, anche se fa male, e’ quello di usare la liberta’ di dire “d’ora in poi basta, grazie”. Che spariscano nel dimenticatoio e se poi smettessero di fare vino, tanto di guadagnato, visto che di vigneti in Italia ce n’e’ in eccesso e di produttori onesti o di terroir da capogiro ce ne sono tanti. Non mi faccio condizionare dai titoli nobiliari, dall’antichita’ delle tenute, dalla bonta’ di altri supevini in gamma: la severita’ della pena e’ l’unico deterrente e se non l’adotta mamma Giustizia ricorriamo pure a sorella Liberta’.

  32. Vorrei raccontare un piccolo aneddoto, relativo a una decina di giorni fa quando su invito ho presenziato a una degustazione presso una nota cantina chiantigiana, di proprieta’ di una notissima casa vinicola nazionale. Dopo aver assaggiato la serie di vini che proponevano, e dopo aver avuto le consuete perplessita’ (intese come dissenso stilistico) per i consueti motivi (troppo legno, troppa concentrazione, troppo poca acidita’, eccetera), ho fatto un giro in mezzo alle grandi botti della cantina lasciata aperta, sulle quali stava scritto “atto a divenire CC eccetera” 2007. Ho fatto un po’ il birbone e non mi sono peritato di aprire qualche assaggiavino. Sono rimasto allibito da due cose: usciva un vino torbidissimo (possibile che non avesse ancora compiuto la stabilizzazione?) e decisamente scarico di colore. Mi sono chiesto: ma quando questo vino avra’ finito di stabilizzare il colore… cosa sara’ rimasto? Come e’ compatibile QUESTO (soprattutto tenendo conto della eccezionale maturazione del sangiovese nella vendemmia 2007 in quella zona) con quello che si trova nelle bottiglie?
    Ecco: non sarebbe male se alle degustazioni qualche critico chiedesse di mettere il naso anche nel prodotto ancora in via di farsi.

  33. Caro Filippo,
    dovrebbe essere il minimo che le aziende in occasione di visite di cosidetti opinion leader facciano assaggiare campioni dalle botti. O no?

  34. Tempo fa, tu Franco lo avevi pubblicato ( te ne sono grato ), scrissi che i controlli, anche i più severi e rigorosi, sono oggi facilmente eludibili.
    Se vogliamo più “trasparenza” e maggior timore d’essere “beccati” dobbiamo affidarci ai controlli analitici del vino “sul mercato”.
    Ricordo, visto che ormai sono vintage, che l’idea delle DOCG, ( allora molto severa poi annacquata da provvedimenti che ne hanno tolto ogni efficacia ) nacque quando l’unico controllo allora possibile ( ma certamente impreciso ) era la degustazione.
    Ricordo la fatica a dover convincere il Poligrafico dello Stato a produrre le fascette ( con la stella della Repubblica Italiana ) che rendeva il controllo numerico cosa seria e buona.
    La somma di queste due cose avevano prodotto un innalzamento della qualità vertiginoso.
    Mi chiedo, perché si persevera su una strada che 30 anni fa era la sola percorribile quando oggi, grazie all’evoluzione delle analisi chimiche, si può risalire alla “composizione” di qualsiasi vino?
    Che siano forse i gruppi di potere che hanno svuotato i controlli d’ogni funzione a voler mantenere su un meccanismo che legittima ( salvo per i rari casi in cui si inciampa in qualche solerte funzionario ) la frode che arricchisce i disonesti?
    Le fascette di Stato non esistono più ( come tali ) ma sono solo pezzi di carta numerati che se “falsificate” si rischia al più un’ammenda?
    I prelievi sono diventati talmente “miseri” da aver reso credibile la (spero) leggenda metropolitana che dice che in alcune zone è lo stesso produttore a portare i “campioni” ( nel senso di preparati appositamente ) alle commissioni di degustazione.
    Il tutto Garantito dallo Stato?
    Questa è la più nefasta appropriazione indebita possibile perché si maschera l’usurpazione dell’immagine di chi lavora onestamente per farne fare un’operazione di mero commercio e di grandi utili.
    A ben da dire il signore che sopra scrive che alla lunga i produttori onesti poi emergono. No, non è così perché in attesa della giustezza dei riconoscimenti si muore di stenti.
    Alcuni vini della nostra zona stanno morendo a 30-40 cent. Litro. Nel frattempo in che cosa vuole che sperino, nella manna dal cielo o in qualche importatore che impietosito, come Lei certamente potrà fare, si adoperi a venderlo ad un prezzo spropositato nel confronto con quelli “addomesticati”?
    Riscopriamo l’etica del singolo, senza gli orpelli di fumose e strumentali bardature che i deboli, i signori nessuno, quelli che di vigna vivono, soffrono e li costringono ad elemosinare il dovuto tocco di pane. Riscopriamo la semplicità, compensiamola per quanto dovuto perché questo ci permette, per il nostro diletto, di gioire di vini “autenticamente” veri. .
    Teobaldo Cappellano

  35. Parole sante di un grande del vino.
    Autocertificazione fino all’imbottigliamento. Poi controllo approfondito, chimico e organolettico, del prodotto che sta sul mercato, cioé quello effettivamente nelle mani dei consumatori, da parte di enti terzi (non i Consorzi che dovrebbero promuovere e non controllare). Questa è l’unica strada per semplificare la burocrazia, da un lato, e assicurare la certezza dell’origine, dall’altro. Dubito che sia una strada politicamente gradita… Penso tuttavia che le varie associazioni del vino “alternativo” debbano cominciare, insieme, a sviluppare una battaglia su questo tema che, a mio avviso, è assolutamente prioritario.

  36. Nella sua Notizia del giorno del Club di Papillon di oggi Paolo Massobrio scrive: “Rumors nelle terre del MONTALCINO, dove si parla di un intervento dei Nas che avrebbero scoperto irregolarità in alcune cantine per la produzione del famoso vino. Del fatto, per ora, ne accenna solo Franco Ziliani sul blog vinoalvino.org dove per Pasqua ha invitato a brindare col Brunello per sostenere i produttori seri. (Ma poichè le voci si fanno insistenti e non si sa discernere tra fantasia e realtà, sarebbe consigliabile – vista la straordinaria capacità di comunicare del mondo del Brunello – di far sapere ufficialmente qualcosa. Chi ci informa?)”. Giusta osservazione, visto che i nomi, dato il segreto d’ufficio e le indagini in corso, io non li posso fare, perché dal Consorzio non arriva una comunicazione circa lo stato delle cose?
    Anche sul suo sito Internet il giornalista napoletano Luciano Pignataro riprende vedi link
    http://www.lucianopignataro.it/articolo.php?pl=4055
    quanto ho scritto
    Una cosa ci tengo a rispondere a Pignataro, laddove osserva: “E allora perché il Consorzio del Brunello, come ha fatto quello della Mozzarella, non emette un comunicato per smentire ufficialmente le notizie che al momento circolano solo in rete o sul filo (per modo di dire) del telefono? I giornalisti che hanno fatto il loro dovere raccontando i problemi della Campania sapranno e vorranno fare altrettanto sul mercato del vino in Toscana?”. Gli dico che il Consorzio non può smentire, perché quanto ho pubblicato corrisponde al vero, visto che non sono solito raccontare balle e che pondero bene le parole prima di scrivere e non dopo aver fatto le opportune verifiche. In secondo luogo, si rassicuri il giornalista e collaboratore di guide: i giornalisti del vino veri, quelli con gli attributi, faranno il loro dovere, mentre altri preferiranno tacere (visto che ad essere coinvolte sarebbero aziende molto note, di quelle da trattare con le pinze) e attenderanno le veline, prima di parlare…
    P.S. Ultima aggiunta. Volete ridere? Ho saputo che un noto personaggio che vive a Montalcino, che fa informazione a Montalcino, che conosce benissimo la realtà di Montalcino ed é a stretto contatto con il Consorzio e con le aziende, alla richiesta di rilasciare una dichiarazione e un commento su quanto sta accadendo nel suo paese, ha risposto dicendo che non rilascia nessuna dichiarazione, che non sa nulla, che non ha nulla da dire, che non fa come altri che parlano in maniera sventata di cose che non sono certe. Avete presente il gioco delle tre scimmiette, quelle che non vedono, non sentono e soprattutto non parlano?

  37. Scandalo!!!!! Hanno trovato una serie di produttori che falsificavano una DOCG.
    Nooooo se mi permettete, lo scandalo è quando non ne trovano. Lo scandalo è che si trovano così di rado che quando li beccano diventa “notizia”. Lo scandalo e che quando diventano notizia chi realmente paga è l’onesto che perde, per questi malfattori, credibilità pur non avendo nessunissima colpa se non quella d’essere italiano. Guardate che la frode è in atto da epoca romana ( a loro la prima legislazione sulle frodi ) ma allora i responsabili erano i malfattori, non un patrimonio comune com’è la DOCG implicata. Io sogno, un mondo ove i nostri tribunali ( dopo non più di tre mesi e per fatti accertati) rendano pubblici i nomi dei truffatori. Io sogno un paese ove tutti i giorni di tutto l’anno, domeniche comprese, un certo numero di pirati viene trovato, condannato e punito tanto da renderlo inoffensivo.
    Io sogno un mondo dove punire chi mistifica diventa costume, non più notizia.
    Io sogno un’Europa ove non basta varcare le Alpi per essere impunibile.
    Io sogno un’Italia ove i controlli siano fatti su tutti i vini sul mercato, italiani, europei, americani, mondiali.
    Io sogno un mondo ove anche le regole, la giustizia sia globale, non solo la finanza; troppo comodo per le “baronie”.
    Io sogno un mondo ove io non mi debba vergognare d’essere italiano perché a Napoli da almeno 100 anni l’immondizia è fonte di reddito ed oggi di ciò ci si sorprende e ci si stupisce perché le vediamo in TELEVISIONE. Ma svegliamoci è lì da sempre e quando la fanno diventare notizia è solo per tirarci fuori soldi di tasca.
    Io sogno un mondo ove il consumatore venga informato e non tutelato da nuove “baronie” che trattano noi cittadini come se fossimo dei sordi imbecilli in grado di non più scegliere.
    Io sogno d’essere cittadino, non suddito.
    Ciao Franco
    Teobaldo Cappellano
    P.S. gli onesti produttori di Montalcino sappiano che non gioiamo qui nel Barolo di quanto a loro succede perché sappiamo d’essere sulla stessa barca.

  38. Vorrei rispondere a Filippo:
    Ciao Filippo, vorrei chiarire dei punti……la malolattica non e’ necessario che sia svolta immediatamente dopo la fermentazione alcolica….anzi talvolta…..e’ meglio che il vino si prenda tutto il tempo di cui ha bisogno….senza forzature e sopratutto senza inoculi…….il colore torbo puo essere dato da questo motivo e anche dalla luna piena..i vini vinificati naturalmente….lo fanno te lo posso assicurare……il colore sul sangiovese da alcuni eccellenti produttori e’ poco considerato…..su tutti Soldera e Palmucci…….anche in annate ottime vedi…se hai avuto l’opportunita’ e la fortuna….il case basse 2004……poi…..mi sembra il minimo che le aziende facciano assaggiare anche i vini non finiti….per comprendere un territorio un vino e un modo di lavorare e’ necessario un punto di partenza di percorrenza e di arrivo….a mio parere hai fatto benissimo a assaggiartelo da solo…..forse quella cantina da quello che racconti…..aveva qualche scheletrino…….comunque…credo che la strada imboccata finalmente!!!! da molte aziende del Chianti Classico SERIE……e’ verso la salvaguardia e la tipicita’ del sangiovese e anche dei complementari come il canaiolo il colorino e il ciliegiolo.
    saluti

  39. Buonasera.
    Caro Franco, scimmiette dice tutto. Ma i signori con le fiamme argento e le fiamme gialle, loro, che dicono?
    Buona serata.

  40. Pingback: Vino Wire » Brunello Consortium President Confirms “Irregularities”

  41. Ma perche’ un funzionario del Ministero delle politiche agricole, un ufficiale della GdF ed uno dei NAS non vanno da Teobaldo Cappellano a esaminare insieme con lui per benino tutti i punti delle sue proposte per poterle studiare meglio e adottare i provvedimenti del caso in sede legislativa e in sede ispettiva?

  42. Pingback: Wednesday Wine Rant - 03/26/08 - Brunello, Brunello - say it ain’t so. | a food and wine blog - Baltimore, MD

  43. Ricordo, per amor di verità, che su The Wine Advocate (pagina 41 del numero 158 del 29 aprile 2005)nell’ambito della recensione dei Brunello di Montalcino 1999 l’allora incaricato per i vini italiani Daniel Thomases così aveva giudicato il Brunello di Montalcino di Fanti:
    “Filippo Fanti has been president of the producers consortium of Montalcino for some years,recognition both of the high quality of his wines and the position his family has held in the zone.
    His Rosso di Montalcino…is well merited.
    The 1999 Brunello di Montalcino, instead, good as it is, is rather perplexing. A dark ruby in color with much black currant fruit, mocha, and vanilla on the nose,its sizeable and supple body and its lengthy, warm and velvety finish are those of a high class wine, but not a wine which seems to have much to do with Sangiovese and Montalcino. Frankly, it is surprising to see a producer with this institutional position release a wine of this type. Drink 2005-2018
    92? (il punto interrogativo è dell’autore della recensione).
    A presto.
    Francesco Bonfio

  44. molto interessante Francesco, ma il “grande wine writer americo-fiorentino” come cacchio faceva a dare 92/100 ad un vino su cui mostrava di avere tali e tante perplessità?
    misterioso…

  45. Buongiorno.
    Bravo Max. Ma come mai dici “che il vino lo dovrebbero fare i vignaioli e non le banche…?”: vuoi forse riferirti a qualche problema finanziario del comparto?
    Buona giornata. (Speriamo migliori, sento un brivido…..)

  46. Sarà che è bello stringere le mani callose di chi in vigna ci lavora per davvero e suda per quello in cui crede…Buona giornata anche a voi che adesso mi tocca andare in banca, quasi quasi gli chiedo se mi fanno assaggiare qualcosa!

  47. Egregio Ziliani, lasciando da parte i soliti facili scambi di idee non costruttivi, mi permetto di segnalarLe un episodio avvenuto nel Maggio 2005, e una mia successiva lettera all’allora presidente del consorzio del Brunello fanti Filippo, che allego. Questo per dire che sulla questione era già da tempo stato sollevato il velo. E’ sconcertante arrivare ad ipotizzare che in questo lasso di tempo non ci sia stata una diffusa volontà di operare, con tutta la determinazione possibile, tutti i necessari passi correttivi relativi ai controlli e alla promozione del marchio, nonostante le implicazioni economiche che tutto questo poteva comportare per la denominazione. Voglio poi informare che a seguito della visita dei Nas nel mio ufficio ho inviato per raccomandata al Consorzio del Brunello una lettera, che tra l’altro recita: “Egregio Presidente, egregi amministratori, il giorno 12 Maggio 2005 ho ricevuto presso il mio ufficio di san Giovanni d’Asso, quale autore del libro monografico “Il Brunello di Montalcino”, la visita di due ufficiali dei NAS, i marescialli Scandurra e Petrucci della legione fiorentina dei carabinieri. I due rappresentanti delle forze dell’ordine mi hanno informato a sommi capi delle indagini in corso da parte dei NAS sulle presunte sofisticazioni di Brunello di Montalcino, riferendosi a sequestri compiuti in Danimarca e a numerosi articoli di stampa estera che riferivano sull’argomento dei “tagli miglioratori” non previsti dal disciplinare. Mi si chiedeva, in sostanza, se io fossi in possesso di notizie di chi, tra i produttori di Montalcino, avesse operato aggiunte di altri vitigni che non il sangiovese nel Brunello. Ovviamente, io non posso e non voglio essere a conoscenza di quello che succede nelle cantine dei produttori, cosa che resta integralmente responsabilità dei medesimi. E dunque mi sono dichiarato, e lo sono veramente, totalmente all’oscuro di ciò, se non a conoscenza delle illazioni e dei sospetti generici usciti a più riprese sulla stampa nazionale ed internazionale e sui forum di informazione enologica presenti nella rete internet. A mia volta ho firmato un pezzo sull’argomento, riportante i vari commenti che si sono fatti sulla questione, articolo che comunque non figurava nel novero di quelli che mi sono stati mostrati dagli investigatori”. Nella lettera riferivo che mi era giunta voce che alcune persone con rilevanti incarichi a Montalcino intendessero attribuire responsabilità di quanto stava accadendo a giornalisti e a me in particolare. La cosa ha veramente dell’incredibile. Si può pensare che “la colpa è dei giornalisti?”. Sono persuaso che “Chi deve essere censurato, in un paese civile, è colui che commette illeciti, non certo coloro che riportano le notizie”. Nella lettera chiedevo tra l’altro “che si ristabilissero condizioni di rispetto delle normative stabilite, non solo per concorrere al miglioramento qualitativo del prodotto rappresentato, ma anche per evitare disagi ai cittadini non coinvolti da eventuali illegalità altrui.
    Ringraziando per l’attenzione invio cordiali saluti
    Guelfo Magrini

  48. Vedi Max, io ho un caratteraccio: pensa a me le mani piace stringerle tutte e faccio di tutto perchè il mio interlocutore capisca fin da questo primo contatto che, anche se al momento non lavoro in una vigna e non avrò i calli, di sicuro sudo per quello in cui credo e che mi piace. Ma questo oggi sembra essere assai poco apprezzato.
    Buona giornata. (Speriamo migliori, ne ho già sentiti due di brividi……..)

  49. Concordo sul fatto che credere in qualcosa di serio oggi sia ben poco apprezzato, anzi forse a volte addirittura deleterio.Era quello infatti il senso del mio precedente intervento e anche a me le mani piace stringerle a tutti coloro che “sudano per quello che credono e che gli piace”.
    Buona giornata anche a te.

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  52. sono un dipendente di una grande azienda di Brunello.
    Premetto che chi ha sbagliato è giusto che venga punito, premetto anche che secondo me il primo errore è stato assegnare al consorzio il compito di controllare l’operato dei suoi associati, come può essere un organo superpartes?
    Premesso questo, mi voglio augurare che gli organi competenti rendano noti il prima possibile i nomi delle aziende indagate, anche se questo non salverà l’immagine del Brunello e delle aziende che lavorano seriamente, potrà comunque “premiare” coloro che rispettano le norme di legge.
    Non dimentichiamo che il Brunello da noi è vita, non pensate solo ai ricchi produttori proprietari di piccole o grandi aziende, ci sono anche noi dipendenti. Tantissime famiglie vivono grazie al Brunello, impiegati, operai, ristoratori, enotecari e alberghi senza considerare le attività connesse (tipografie, corrieri, ecc.)
    Credetemi questa per Montalcino potrebbe essere un cataclisma di proporzioni impensabili.
    Per questo mi voglio augurare che presto vengano fatti i nomi di tutti coloro che sono colpevoli e che questi nomi vengano diffusi a livello internazionale.
    Non è giusto che per le colpe di alcuni paghino tutti.

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  55. carissimi produttori non lamentatevi,…è questo il risultato della ”corsa al vino”(”all’oro”).i soldi in agricoltura non ”si fanno presto e subito”…ricordatevelo….permettetelo .. pure che qualcuno tolga le nostre tradizioni,le nostre abitudini,in nome ”del progresso”o di altre ”parolone”..ma state pur certi,se non cominciate VOI A CAMBIARE.. quello accaduto …riaccadrà sempre piu’spesso…

  56. Caro chiantigiano, non basta che siano i vari “voi” di turno a cambiare perche’ quel che e’ accaduto e accade non riaccada piu’. Qualche “loro” disposti all’imbroglio per guadagnare facilmente si trovera’ sempre. E non credo che la polemica fra tradizionalisti e modernisti c’entri qualcosa nel contrasto fra mascalzoni e onesti. Detto da uno che ancora fa il governo al vino.

  57. gent filippo cintolesi….mi auguro(in generis) che il governo alla toscana non si faccia con merlot, cabernet,shira, magari al profumo delle puglie…o meglio ancora con ”quello degli abruzzi”….

  58. Nella rubrica Vinipedia del sito http://www.Winesurf.it alla voce “taglio” avevo ironizzato sull’uso dei donatori del Sud per i “mosti sacri” del Nord… La realtà supera la fantasia? Comunque, se è tutto vero, per noi pugliesi è una sconfitta, perché dimostrerebbe quanto siamo stupidi a non fare tutto da soli, invece di mandare uva altrove… Del resto in Puglia non c’è neanche una DOCG!

  59. Da pugliese, sono della zona del Tavolierie, vorrei solo ricordare che questo non è uno scandalo perché noi, in Puglia, queste storie le abbiamo sempre sapute. Ditemi voi come si fa a produrre tutte quelle bottiglie di Brunello, che sono, credetemi, molte di più di quante ognuno di noi possa imaaginare. Per non parlare del Chianti Classico…(tra le varie notizie, sequestrata in Toscana, a settembre 2007, una grossa quantità di uva della provincia di Foggia che doveva servire alla produuzione di Chianti Classico).
    Ecco perché, da pugliese, compro solo alcune etichette, meno di una decina, di vino toscano. Con questo non vorrei togliere nulla alla qualità del prodotto, molto alta. Ma non si dica che quello è Brunello di Montalcino…
    E da Pugliese vi consiglio di cercare alcune cantine di nicchia del Tavoliere, Lucera e Cerignola soprattutto. Non avranno il blasone delle Cantine toscane, ma scovate i loro vini, ne vale la pena.

  60. grazie john per il consiglio, ma stai pur certo che tanti ”furbi”le hanno già scovate,..e se magari conosci alcuni produttori di buon olio….chissà se a qualche mio concittadino ..gli possa ”interessare”..(sono spesso, loro, da quelle parti…)

  61. Chiedo scusa per il tardivo riscontro a questo thread.
    Mario, io il governo lo faccio con sangiovese e canaiolo, piu’ un po’ di malvasia (anzi: malvagia). Bianca intendo.
    Altrove non so come si faccia. Ma dubito che si faccia piu’ at all.
    Roberto, ti ho appena mandato il mio email all’indirizzo che hai detto. Scusa per il ritardo.

  62. Sempre tardivamente rispondo a Michele:

    Non ho mai detto ne’ pensato che la malolattica vada fatta subito. Anzi, il mio 2007 deve ancora farla e non c’e’ nessun problema.
    E’ solo che quando ho assaggiato (di mia iniziativa, probabilmente non prevista ne’ apprezzata dalla cantina se lo avessero saputo) dalle botti del 2007 in quella cantina, era ancora freddo (e la luna non ha alcun rilievo mi concederai…), difficile quindi ipotizzare che i tartrati fossero tornati in soluzione. Strano, dico io, che fosse cosi’ torbido, ma ancora piu’ strano che fosse cosi’ scarico. Se molti del colore non si curano troppo, come dici, allora mi domando: come mai quando poi si trova nelle bottiglie quel vino diventa cosi’ carico? La mia non era cioe’ una critica in assoluto al colore scarico di quel vino, ma all’incongruita’ relativa fra un vino nella botte (di un’annata fra l’altro caratterizzata da maturazione piu’ che ottimale dei polifenoli) e quello nelle bottiglie.
    Ag: se e’ veramente standard che le cantine facciano assaggiare campioni dalle botti (e NON “campioni di botte”, ossia se veramente fanno spillare il vino dalle botti a chi assaggia), e se queste botti non fanno parte di qualche particolarissima cuvee (altresi’ denominata “cuvee del giornalista”), allora come mai nessun “opinion leader” esprime i dubbi che io ho espresso?

  63. Tutti sanno tutto ma nessuno dice niente. Anche e soprattutto coloro che lavorano come dipendenti nelle cantine, subiscono e alimentano la maledetta omertà di questo paese. Milioni di litri di vino e di olio, quintali di zucchero e acidi vari che si muovono non possono non essere notati. L’azienda non è solo il proprietario od il gestore, è l’insieme delle persone che vi lavorano. E nessuno dice niente, in nome di una visione a breve termine che produce più danni che altro. So che non è un discorso facile, ma d’altronde siamo sempre stati un paese di pecore. Non che gli altri siano angeli, ma non hanno il patrimonio che abbiamo noi, e che dovremmo tutelare meglio, tutti.

  64. I rumors sulle uve pugliesi che prendono la rotta del nord ci sono da molti anni e sono alimentati dagli stessi viticoltori pugliesi. Chissà perché.

    Il problema dell’enologia toscana si è creato a mio avviso negli ultimi 30 anni con l’arrivo di tanti produttori da fuori regione molto più interessati al profitto che al mantenimento di quella che è soprattutto una tradizione culturale. Il mercato ha fatto il resto. Sono arci covinto che in Toscana i controlli siano più severi che altrove, e che le mele marce finiranno per essere eliminate.

    Come è da sottolineare che il Procuratore di Siena, Nino Calabrese, ha smentito, precisando che “Non è vero, comunque, quanto riportato da alcuni organi di informazione circa l’impiego nella produzione di Brunello di vino proveniente dalla regione Puglia”.

    E non dobbiamo però tacere dell’altra più grave inchiesta emersa in queste settimane, quella riportata anche oggi sull’Espresso su più gravi sofisticazioni chimiche dove “le aziende coinvolte nello scandalo sono già 20. Otto si trovano al Nord: in provincia di Brescia, Cuneo, Alessandria, Bologna, Modena, Verona, Perugia. Il resto invece è sparso tra Puglia e Sicilia”:

    (http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Benvenuti-a-Velenitaly/2011967&ref=hpstr1)

  65. Il segreto di Pulcinella. Già il defunto “News settimanale” ne parlò due anni addietro; titolo di copertina: Chianti fantasma.
    La Toscana dovrebbe essere grande quanto la Russia per produrre le bottiglie di cui mena, e non a torto, gran vanto. Da dove deriva gran parte di tutto quel vino?
    Il cui mosto lo si prende a Sud, a prezzo stracciato; la bottiglia bella rifinita tutta etichettata poi costa un’ira di Dio. E quando la si compra non si batte ciglio.
    Io e mio padre portiamo la nostra uva, Negramaro, ad una cantina sociale vicina, nel tarantino. E noi lo vediamo il via vai di certi bestioni di tir, direzione centro-nord.

    Caro Andrea Gori, il vino che ti serve vieni a prenderlo direttamente in Puglia, chè risparmi di sicuro!!

  66. Caro Protopapa,

    a mio modesto avviso, il segreto di pulcinella ripetuto in certi contesti contiene gli estremi per una denuncia per diffamazione. Il Procuratore Capo di Siena (che è un meridionale) ha smentito ufficialmente che il Brunello contenga vino pugliese. Chi alimenta queste voci senza uno straccio di prova lo fa a suo rischio e pericolo.

    Da meridionale ti dico che trovo sconcertante la gioia di alcuni miei conterranei per la diffusione di queste voci. Come se il riscatto di noi meridionali passasse le disgrazie di quelli del centro-nord.

  67. Lo ripeto: se la notizia dei tagli con i mosti del Sud fosse stata vera, per noi meridionali sarebbe stata una doppia sconfitta, altro che gioire!

  68. Buonasera.
    Caro Filippo,
    significa che questi personaggi tanto “leader” poi non sono, anzi, forse “opinion floater” potrebbe rendere meglio l’idea di cosa siano o sono.
    Personalmente uso la scusa di legni diversi per assaggiare diversi campioni.
    Buona serata.

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  71. Quando a fine agosto il glucometro ti segnala
    20-21 gradi e il sole continua a picchiare, la paura di temporali e grandinate ti fanno venire la tremarella.Il piccolo viticultore
    che non rientra in una zona disciplinata dal
    DOC, o vendemmia e conferisce alla cantina sociale, aspettando pagamenti al futuro…
    Oppure trova facoltosi acquirenti di origine
    incerta (mater semper certa, pater incertus),
    che hanno preso in affitto una delle tante cantine vinicole accuratamente scelte: sono
    molto appetite quelle che dispongono di pozzo
    artesiano – “intelligenti pauca” -.
    Avviene una prima lavorazione: diraspatrice,
    avvio in vasca per 12-24 ore,abbondante aggiunta di metabisolfito, defecazione,svina=
    tura,torchiatura morbida, avvio ai fermentini
    per ottenere mosti muti che con autocisterne di vetroresina fanno la spola con località
    vicine a zone di produzione dei tondini di ferro. Ritornano sempre con i tondini sul
    pianale e le cisterne opportunamente ancorate
    sopra. E le vinacce? Dopo la torchiatura morbida sono ancora ricche di zuccheri, tannini,antociani etc.e allora? Acqua, zucchero, uve bianche,nere,da tavola,uve affette da peronospora,oidio,botrytis cinerea
    tutto viene accolto, opportunamente miscelato
    fermentato…e le autocisterne vanno piene e
    al solito tornano vuote e tondini di ferro.
    Questo stato di cose devo riconoscere che si è di molto ridotto. Ricordo ancora però le navi cisterna che partivano dal porto di Gallipoli, destinazione: non so dire!
    ” Poca favilla gran fiamma seconda:
    forse di retro a me con miglior voci
    si pregherà perchè Cirra risponda.”

  72. ma non è che il Brunello, con l’aggiunta di uva pugliese, migliorava?
    del resto anche l’olio di una nota marca toscana pare provenga dalla Puglia…

  73. Pingback: Italy Day 3: Brunellogate Explodes and Darkness Falls over Vinitaly « Do Bianchi

  74. Purtroppo il comparto vitivicolo nella mia terra, e stato sempre bistrattato e cercato di metterlo in ginocchio, eppure in PUGLIA,SPECIALMENTE NEL TARANTINO, continuano ad esserci realtà che fanno invidia a molti!!!!!
    FORZA RAGAZZI NON FACCIAMOCI BUTTARE GIU, IL NOSTRO VINO E’ MIGLIORE DI TANTI ALTRI.

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