Segnatevi questo nome: Segmento Salento, un’altra idea del Negroamaro

Consiglio d’amico, segnatevi questi due nomi: Segmento Salento (sito) e Giacomo Palmisano. Siamo in Puglia, meglio in quella magnifica Penisola salentina dove fioriscono, ogni anno che Bacco manda in terra, sempre nuovi protagonisti di un panorama vivace ma confuso dove i grandi termini di riferimento, per i vini base Negroamaro, restano sempre quelli. E dove nessuno è ancora uscito a far meglio dei grandi vini storicamente firmati da quel grande maestro dell’enologia che è Severino Garofano (alle Agricole Vallone, da Candido, da Taurino, nella sua Masseria Monaci di Copertino). Con la sola eccezione di quello squisito vino che è il Carminio dei miei amici Carrozzo (sito Internet) a Magliano di Carmiano.
Bene, in questo mondo dove ci sono ancora aziende di antico lignaggio che pensano di resuscitare a nuova vita o recuperare un’immagine un po’ sbiadita ricorrendo all’ingaggio di enologi dall’ipotetica “bacchetta magica” (ogni riferimento non è casuale, ma voluto, al recente incarico di consulenza conferito dalle Leone de Castris a Riccardo Cotarella), voglio segnalare qualcosa di veramente nuovo. Nuovo per lo stile e per la capacità di tirare fuori da quella grane uva salentina per antonomasia che è “u Niurumaru qualcosa di personale e d’inedito. E perché nuovi sono i suoi artefici e protagonisti, un imprenditore con il gusto della scommessa e del rischio, amante della sua terra e dei sogni, Antonio Martina, un giovane enologo locale di cui sentiremo parlare, Giacomo Palmisano, mentre non nuova ma restituita a nuova vita e rivitalizzata dall’avventura nella quale è stata coinvolta, è l’azienda che funge da struttura produttiva, la Cantina Viticultori Associati di Veglie, che in questi anni, in verità, non si era fatta di certo notare per exploit qualitativi rilevanti nonostante la sua collocazione in posizione centralissima (vedi) nella fertile Penisola Salentina.
Cosa ha fatto questo coacervo di volontà e d’intelligenze? Ha semplicemente riflettuto meglio sulla materia prima a disposizione, sul modo di condurre i vigneti e di valorizzare le uve che ne derivano, e nel 2005 ha dato vita ad un progetto, battezzato “Segmento Salento” ideato “per far emergere la vera essenza e la qualità di quello che è uno dei prodotti tipici del Salento: il Negroamaro”.
Mediante una stretta collaborazione con la Cantina Viticultori Associati di Veglie tesa a trasformare questa struttura cantina “da produttrice massiva di vini in sponsor “unico” di un nuovo prodotto, un Negro amaro in purezza” di nuovo stile, si è arrivati a mettere in opera una “valorizzazione delle vigne , con particolare attenzione ai vigneti del tipo ad alberello pugliese, accuratamente selezionati tra quelli coltivati dai soci della Cantina”, ad una più razionale “programmazione delle scelte sulle tipologie di coltivazione concordate con i soci selezionati; infine supervisione e controllo per il conseguimento di miglioramenti alle coltivazioni al fine di ottenere uve di qualità”.
Tutto questo bel progetto, condotto tra Milano, dove Martina vive e opera, ed il Salento, con Palmisano e la Cantina di Veglie ad interagire sempre più strettamente, si è tradotto in un sorprendente vino, una Igt Salento, di cui da tempo contavo di parlarvi, nonché in un ancora più sorprendente secondo vino, che ho provato in questi giorni e mi ha persuaso a non perdere altro tempo e a raccontarvi quale cosa originale, e ben riuscita, sia. I vini di cui sto parlando, targati Segmento Salento (vedi sito Internet, in verità non proprio aggiornatissimo…) sono entrambi interpretazioni-esaltazioni del Negroamaro in purezza, l’Igt Salento 2005 denominata None ed un vino da tavola sans année (non casualmente uso questa dizione francese), un vino spumante rosé extra dry metodo Charmat lungo denominato Carlo V.
Etichetta moderna, “in controtendenza” per il None, che in dialetto salentino significa “No”, ed un packaging dimesso, un po’ precario, da prosecchino anonimo e senza pretese per il Carlo V (nome che richiama un episodio della storia salentina, quando l’imperatore Carlo V, dal quale il castello ha preso il nome, ordinò all’architetto salentino Gian Giacomo dell’Acaja di costruire una fortificazione a Lecce, lì dove già sorgeva una struttura castellare dell’epoca di re Tancredi – vedi).
Il risultato, in entrambi i casi, è sorprendente e rivela un’idea del Negroamaro del tutto originale, che tende ad esaltare la plasticità dell’uva, la sua fruttuosità, la sua solarità estrema, il suo calore espansivo e generoso, senza scadere in quegli eccessi ossidativi, in quegli aromi di gomma bruciata o accenni animali in cui si scade, causa una vinificazione non attenta, in molti casi.
Sul None posso dirvi di più, che è Negroamaro in purezza da uve provenienti da vigneti ad alberello di cinquant’anni che provengono dall’agro di Veglie, con una densità di 6800 ceppi ettaro, e una resa per pianta abbastanza generosa. Vinificazione in rosso a temperatura controllata, macerazione di dieci giorni, utilizzo della tecnica di microssigenazione per circa una dozzina di giorni, malolattica e affinamento rigorosamente solo in acciaio.
Del Carlo V so meno, se non che per produrlo si è fatto ricorso non alla Cantina di Veglie, ma ad un’altra struttura produttiva, altrettanto importante e bisognosa di rivitalizzazione, dove erano disponibili le autoclavi necessarie per il ricorso al metodo Charmat.
Gli assaggi mi hanno detto però benissimo in entrambi i casi.
Per il None colore rosso rubino denso caldo fitto, ma senza eccessi, e vino abbastanza grasso nel bicchiere, ma agile, vivo, scattante, naso solare, inconfondibilmente mediterraneo e salentino, con frutta matura, ciliegia, prugna, mora, in evidenza e poi note selvatico speziate (tutte originarie dell’uva) di liquirizia, cacao, incenso, accenni di cannella, avvolgenti, strutturate succose, eppure fresche, nitide, ben delineate ognuna. In bocca il vino si propone succoso, multistrato, caldo, largo, piacevolissimo e “piacione”, eppure ricco di carattere, mai noioso, grazie ad un tannino ben pronunciato, ma rotondo e dolce, ad un calibrato corredo acido che ravviva la materia prima e fa sì che la pienezza gustosa del sapore non sia mai monocorde, ma sempre in tensione, ben articolata, viva. Un vino corposo, una bella espressione del Negroamaro, ma dotato di una plasticità, di una duttilità, di un appeal davvero rari.
Sorprendentissimo il rosato di Negroamaro spumante charmat extra dry (chissà cosa succederebbe con una rifermentazione in bottiglia…), dal colore di strepitosa bellezza e fascino, rubino chiaro corallo, cerasuolo splendente, con riflessi tra il melograno ed il granato, un bouquet aromatico fresco, vivo, accattivante, dove i piccoli frutti (lampone e ribes), spiccano sulla rosa e su un leggero ricordo di rosmarino, creando un insieme succoso, ben polputo, fragrante e cremoso.
Ma è al gusto che questo originale Negroamaro spumante offre il suo meglio, con una bocca di grande nerbo e freschezza iniziale, che poi s’allarga ampia, calda, piena, ricca, di notevole struttura e succosità, con bella persistenza, carattere spiccato, terroso, sapido, vivo, croccante, di razza, che abbina la purezza ben polputa del frutto alla saldezza della struttura tannica, della stoffa (è sempre un Negroamaro anche se spumante signori miei!), in una cornice di grande equilibrio e piacevolezza estrema, intrigante quanto mai anche (sperimentazione fatta a casa con mia moglie) con un palato femminile.
Diavoli di Martina & Palmisano, chi avrebbe mai pensato che un rosato di Negroamaro spumante potesse essere così vivace, moderno e appealing?

0 pensieri su “Segnatevi questo nome: Segmento Salento, un’altra idea del Negroamaro

  1. La notizia che questa mattina ci fosse un articolo del dott. Ziliani sul SegmentoSalento è arrivato alle mie orecchie come l’attacco della Quinta di Beethoven.
    La tensione è stata veramente alta ma, precipitatomi a leggere l’articolo, rigo dopo rigo, ho iniziato a sentire le note della musica di Mascagni e di Puccini, così innovativa per il tempo in cui è stata creata e nello stesso tempo così coinvolgente e ammaliante.
    Sono il legale rappresentante del SegmentoSalento e quando l’amico Antonio Martina due anni fa mi ha svelato la sua idea di “fare” un vino perché aveva conosciuto un geniale ragazzo che si chiamava Giacomo Palmisano, non ho avuto remore a mettere a disposizione tempo, idee ed esperienza internazionale. In pochi mesi abbiamo studiato il progetto, individuato il partner tecnico per la produzione, iniziato a discutere sullo startup, sugli obiettivi da perseguire e sul messaggio da trasmettere.
    La valorizzazione (o la riscoperta?) del negramaro e della cultura della nostra terra d’origine (visto che quasi tutti gli “amici del SegmentoSalento” – come a me piace chiamare le persone che hanno investito e credono fortemente in questo progetto – sono salentini, seppur lontani dalla punta del tacco d’Italia) sono gli obiettivi dichiarati, da perseguire nel segno dell’innovazione, dello sguardo rivolto al futuro, ai mercati internazionali. Ci crediamo fortemente e continueremo sulla nostra strada, sperando che i nostri sforzi e il nostro impegno siano apprezzati sempre di più.
    Grazie dott. Ziliani!

    Alessandro Pallara

  2. E anche il bel lavoro che ha fatto la Cantina Viticultori Associati di Veglie non lo passerei in secondo piano. Qualcosa di novo finalmente sotto il sole! Franco, questi sono quei tuoi pezzi “pietre miliari” che parlano al cuore…

  3. Faccio i miei più sinceri auguri allo staff che ha collaborato alla realizzazione del progetto, ovviamente a Giacomo Palmisano che come dice Ziliani presto farà molto parlare di sè, ad Antonio, ed ovviamente anche a me stesso , in quanto del progetto, mi sono sentito partecipe fin dal primo momento.
    Forza!!!!

  4. Si, avete fatto proprio qualcosa di molto bello, direi di esemplare ed e’ giusto che siate tutti cosi contenti. Lavorare la terra nelle vostre condizioni non e’ certo una passeggiata, ci vogliono gran carattere ed un credo particolari. Cosimo Taurino ce l’aveva ed ha lasciato un gran vuoto. Ma ora sono piu’ contento, c’e’ di che andare fieri per averlo colmato. Mi vengono in vente tanti amici in questo bel Salento, Franco, Ciccio, Natale, Sasa’, Sasino, Antonio, Giuseppe, Guido e l’emozione e’ forte come la commozione. Grazie.

  5. Da semplice ristoratore, ma sempre “assetato” di novità vorrei fare i complimenti a tutta la Segmento Salento…
    due vini che brillano di luce propria!!

    Armando Colombo

  6. in pochi mesi siamo riusciti a far apprezzare questo speciale vino, nel nostro piccolo ristorante, sito in una zona dove alcuni vini la fanno da padrone (groppello, cabernet).
    Una piccola rivincita di un leccese trapiantato sul lago di garda.
    Complimenti a Segmento Salento.

  7. Con i complimenti di ENOBAR di Ostuni e di tutti i suoi clienti appassionati di vino e di “alcuni” ristoratori che hanno voluto seguirmi.Questa è la risposta che attendevo da quando Antonio e Giacomo mi hanno contattato per rendermi partecipe al “progetto” così come l’ha chiamato qualche scettico.Il progetto si sta materializzando.
    Adriano e Nino Greco

  8. abito in provincia di treviso ma sono di sangue veneziano il mondo e’ casa mia.amo il salento mi manca ….ma non ci sono mai stato , ho amici di lagggiu ma sono come i marinai . non ho mai bevuto il vostro vino e credo non sia buono … attendo verifica ..roberto

  9. Ancora ricordo il vino prodotto nella cantina di mio nonno. Tra genitori e figli, tutti operosi in attesa dell’arrivo di San Martino per brindare con il vino novello. Ormai vecchi ricordi

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