A proposito di “ignoranza”: doverosa precisazione al commento di un lettore

Caro Bencini, ho letto con piacere il suo arguto commento e la sua simpatica divagazione di carattere filologico sulla parola “ignoranza” e sulla sua accezione nella terra di Dante.
Mi sono divertito a leggerla e la prego di salutarmi tanto la ‘su mamma e di ringraziarla per il gentile e sintetico giudizio nei miei confronti, ma devo farle notare che con una certa dose di malizia lei mi attribuisce cose che rispedisco al mittente, perché non mi riguardano né mi toccano.
Non godo, come lei scrive, “della vista delle macerie del mondo del vino italiano”, prendo solo atto con piacere, anche se profondamente rattristato nel vedere il Brunello messo alla berlina, che qualcuno, le autorità competenti, si sono decise finalmente a guardare in un bicchiere (quello del Brunello, ma tanti altri sono altrettanto “sporchi”) dove da anni, accanto ad una maggioranza di vini veri, rispettosi delle leggi, erano fioriti, osannati da una stampa “specializzata” (a dire bischerate) non si sa bene se ottusa o collusa, fior di vini che con il Brunello non avevano e non hanno nulla a che fare.
Non mi accanisco affatto “contro certi produttori, solo in quanto sono grandi ed affermati, indipendentemente da qualunque azione o prodotto essi in effetti facciano”, perché ci sono fior di aziende grandi, le faccio due nomi a Montalcino, Il Poggione e Col d’Orcia, che abbinano quantità a qualità e fanno ottime cose e di cui spesso ho scritto.
Se poi dei grossi nomi, come quelli ormai noti a tutti, sono finiti nell’occhio del ciclone, non è per colpa mia, ma a causa di comportamenti che evidentemente, secondo quanto vanno accertando gli inquirenti, non erano poi tanto specchiati.
La sorpresa, nei confronti di tre di quei quattro nomi, è molto relativa, perché sono anni che i loro Brunello di Montalcino, assaggiati alla cieca, apparivano a me e ad altri colleghi difficilmente comprensibili e molto “originali”.
So bene che i piccoli produttori di nicchia, quelli che per me rappresentano l’onore, la bandiera e l’identità del Brunello, hanno bisogno anche dei grandi marchi, “delle aziende più grandi (che garantiscono il presidio sui mercati)”.
Se però queste grandi aziende non rispettano le regole, come appare da quanto questa inchiesta ci sta sinora dicendo, il loro effetto positivo finisce e i piccoli produttori, dalla cui parte io sono sempre stato e il cui lavoro cerco di salvaguardare con i miei articoli, hanno il dovere di prendere risolutamente le distanze da loro e di badare a percorrere la loro strada. Anche se con le difficoltà dovute ai loro mezzi limitati, ma con la forza e la verità dei loro vini. Veri.
Lei pertanto sbaglia, ma di grosso, quando afferma che “ignoranza è nella volontà di ingannare tanti appassionati del vino facendo credere loro che tutto questo letame gettato sulle aziende leader del vino italiano possa far del bene ai piccoli produttori”. Sbaglia perché io non “getto letame” su nulla, ma mi limito a fare informazione, ad uso dei consumatori, a tutela dell’immagine del Brunello di Montalcino e dei tanti produttori veri che ne salvaguardano la storia, l’identità, la credibilità.
Oggi un collega giornalista che non si può proprio dire sia mio amico, anzi, Paolo Marchi, ha scritto in una cronaca dal Vinitaly pubblicata su Il Giornale queste parole: “Purtroppo però per i produttori, la sola maniera perché certi articoli, giusti o sbagliati che siano, non escano non è l’omertà a valle di chi scrive ma l’onestà a monte di chi vinifica e imbottiglia”.
Non saprei aggiungere una parola di più a questa osservazione che sottoscrivo e alla quale pubblicamente plaudo.
Sbaglia infine, gentile Bencini, quando scrive che “il Brunello di Montalcino e gli uomini che a Montalcino vivono e lavorano sono gettati nella polvere, accomunati (ignorantemente) ad acidi muriatici e altre nefandezze”.
Non sono stato certo io ad accomunare in maniera becera, scandalistica, pericolosa, il Brunello “taroccato” alle cronache, molto preoccupanti, relative ad episodi di sofisticazione.
E’ stato l’Espresso (leggi qui), con articoli e soprattutto una copertina che giudico allucinante e dannosissima e contro la quale mi auguro il vino italiano riesca a fare un fronte unito, promuovendo una causa per danni contro il settimanale.
Perché un conto è raccontare, com’era mio dovere, cosa stava accadendo a Montalcino, e un conto, come ha fatto l’Espresso con quella copertina, fare del terrorismo dell’informazione che oggettivamente danneggia l’intero vino italiano e getta ombre pesanti sulla sua credibilità, invero un po’ zoppicante, dato il ripetersi di scandali che lo riguardano. Anche se per evitare che qualcuno si senta legittimato a gettare il “mostro vino” in prima pagina e a metterlo alla berlina, basterebbe, “l’onestà a monte di chi vinifica e imbottiglia”.
Se questa onestà ci fosse stata, se non si arrangiassero i vini nelle cantine, se il vino fosse sempre lo specchio dell’annata, del terroir, del vitigno, della denominazione, se la stampa avesse avuto il coraggio di denunciare certe scorciatoie diffuse, non ci troveremmo di fronte a “Brunellopoli” e ad un titolo, “Velenitaly” che offende e ferisce ogni persona che ami davvero il vino italiano.

Testo integrale del commento del lettore Paolo Bencini

”La parola “ignoranza” in Toscana ha un’accezione molto più complessa di quella normalmente utilizzata nella lingua italiana. Non ha solo il significato di inesperienza, mancanza di istruzione ma anche quello di cattiveria, stupidità e malafede. Dalle nostre parti dare dell’ignorante a qualcuno significa tutto questo in un sol colpo ed in effetti questi significati sono spessissimo intimamente legati tra loro. Ignoranza è fingere di non sapere che il vino è un prodotto del tutto legato al mantenimento di un’alta immagine e reputazione sui mercati internazionali.
Ignoranza è non tener conto che per potere esistere i piccoli produttori di nicchia necessitano di un effettivo mercato mondiale del vino italiano, da Tokyo a Londra, da Firenze a Los Angeles, dove accanto ai marchi delle aziende più grandi (che garantiscono il presidio sui mercati) c’è spazio per l’immensa varietà della cultura del vino del nostro paese.
Ignoranza è la malignità nell’accanirsi contro certi produttori, solo in quanto sono grandi ed affermati, indipendentemente da qualunque azione o prodotto essi in effetti facciano. Ignoranza è la stoltezza nel godere della vista delle macerie del mondo del vino italiano, dove il Brunello di Montalcino e gli uomini che a Montalcino vivono e lavorano, sono gettati nella polvere, accomunati (ignorantemente) ad acidi muriatici e altre nefandezze.
Ignoranza è nella volontà di ingannare tanti appassionati del vino facendo credere loro che tutto questo letame gettato sulle aziende leader del vino italiano possa far del bene ai piccoli produttori.
Ieri, a mia mamma che mi chiedeva cos’era tutto questo trambusto sui vari “Velenitaly”, ho letto un paio dei suoi articoli e lei mi ha detto “certo che l’è proprio ignorante codesto Ziliani”. Ha ragione”.

0 pensieri su “A proposito di “ignoranza”: doverosa precisazione al commento di un lettore

  1. Buongiorno.
    Caro Franco,
    i due giorni che ho passato a Verona mi hanno davvero preoccupato per il sistema – Montalcino principalmente ma anche per il sistema – Toscana più ampiamente.
    Poche persone (caro euro, sicuramente) e tante “coltellate”: ho sentito amici proccupati, altri disperati, altri prudentemente fiduciosi, altri ancora(non amici ma semplici conoscenti), al solito, superbi e spocchiosi (mah!!!). Ora, lungi da me volerle togliere o, peggio ancora volerglelo insegnare, il mestiere, ma lei cosa ne pensa di dedicare il suo prossimo intervento alle possibili soluzioni di questa crisi e anche di farci conoscere quelle che crede saranno le prospettive concrete di mercato del Brunello non solo 2003 già in commercio, ma del 2004 gia in bottiglia, del 2005, 2006 e 2007 in botte?
    Buona giornata.

  2. Non conta e non serve a niente, ma tengo a far sapere a chi mi conosce che mi vergogno profondamente della copertina de L’espresso.
    Enzo Vizzari

  3. Enzo, prendo atto con grande piacere della tua precisazione e della tua coraggiosa e onesta presa di distanza dalla copertina dell’Espresso e sono lieto che tu abbia voluto esprimere il tuo punto di vista anche su questo blog
    cordialità vive

  4. Se non fosse che è un po’ troppo fantasioso anche solo il supporlo, il titolo dell’Espresso (e certe stilettate de La Repubblica nei giorni scorsi) parrebbe dettato da ‘sete di vendetta’: magari politica? Ma siamo in piena dietrologia.
    Subito dopo quest’osservazione, e dopo essersi dati da fare – molto giustamente – affinché amici e conoscenti imparino a distinguere tra il famigerato vino adulterato con sostanze inaudite, e l’affaire Brunello che è tutt’altro, ma è altrettanto lesivo, dell’immagine e della credibilità di questo gioiello, viene da fare qualche osservazione sul presente e sul futuro del Consorzio di questo vino. Se non erro, le aziende sospettate di trasgressione del disciplinare del Brunello di Montalcino siedono in posizioni preminenti nel Consiglio del Consorzio di tutela, e tutti si chiedono che cosa aspettano a sospendersi da tale incarico, finché luce non sarà fatta. Il Consorzio deve tutelare TUTTI e non si capisce come possa farlo rappresentato da Consiglieri che sono stati messi sotto inchiesta. Autosospendersi è tutt’altro che dichiararsi ‘colpevoli’ di chissà che; è un gesto elegante, ma anche DOVUTO, nei confronti di tutti i consorziati, il cui futuro va tutelato soprattutto quando vi sono fior di difficoltà in vista.
    Come mai nemmeno uno, tra i numerosi soggetti che hanno preso la parola in questi giorni, ha aperto bocca per dirlo?
    E poi, che Consorzio è quello in cui contano solo le grandi aziende e sempre le stesse, dove contano solo gli ettari e non le idee, dove pesa solo il fatturato di pochi – ancorché molto importanti e significativi – e non hanno alcun valore le idee; per non parlare della ‘lontananza’ da ciò che ha fatto grande il vino Brunello, cioè la gente la cultura il territorio?
    Perché nessuno chiede che vi sia un vero avvicendamento nelle cariche ufficiali, che gioverebbe anche alle aziende che son lì aggrappate da sempre, come cozze allo scoglio lambito dall’onda benevola? Al Brunello e ai suoi produttori: in bocca al lupo!

  5. Questa la composizione attuale del Consiglio di amministrazione del Consorzio del vino Brunello presieduto dal conte Francesco Marone Cinzano, vicepresidenti Patrizio Cencioni, Ferruccio Ricci e Riccardo Talenti: Gianni Bernazzi, Luca Brunelli, Andrea Cortonesi, Marco Cortonesi, Gualtiero Ghezzi, Roberto Guerrini, Giacomo Neri, Elia Palazzesi, Giampiero Pazzaglia, Fabio Ratto, Enrico Viglierchio. Per il Collegio Sindacale gli eletti sono invece Stefano Cinelli Colombini, Marco Lazzeretti, Olga Peluso. Forse il gesto di dimettersi di qualcuno dei responsabili delle aziende indagate, fino a quando le indagini non saranno concluse e si sarà arrivati a dei proscioglimenti, sarebbe veramente opportuno… Questione di buon gusto e, posso dirlo?, di stile

  6. Sì dimissioni auspicabili. Ma chi è totalemte innocente in questa bufera? e di questi chi è in grado di gestire la situazione?

  7. L’indignazione supera lo sconcerto. Giro i tacchi e torno a casa, scappo al vociare della fiera e rinuncio dolorosamente pure agli appuntamenti già concordati a Cà Scapin e Villa Favorita. Voglio solitariamente riflettere. Mi ritiro qualche ora appena. non ce la faccio, mi si è stretto lo stomaco. Ho davanti la più squallida copertina mai stampata, la più sporca ed ignobile: un calice ed una bottiglia, veleni e sostanze tossiche, poi Chianti Brunello e Passito, il pane, l’olio e la sofisticazione. Tutto in quattro righe di puro e schifosissimo terrorismo mediatico. Ho in testa il ronzio di un articolo ridicolo che somma cose a cose senza costrutto e salta dall’acido muriatico (acido muriatico?????)ai politici dell’UDC con una superficialità che non è giornalismo. Mettere a repentaglio l’immagine dell’intero comparto agro alimentare italiano con una cura che è la stessa usata per raccontare un gruppo di imbecilli nazi in gita.
    una leggerezza imperdonabile? in pieno Vinitaly? A solo una settimana da elezioni politiche? Tutta una macchinazione? Di certo, mi par di capire che l’operazione abbia escluso chi di vino veramente si occupa per l’espresso e ne cura le guide (a loro mi stringo, tra l’altro).
    Ma vi rendete conto? Ho appena abbracciato contadini sgomenti che già hanno ricevuto la telefonata dell’importatore australiano e di quello americano cui non sanno dar risposta al succinto “cosa sta accadendo?”
    VERGOGNA

  8. Caro Franco e caro Vizzari,
    chi fa il nostro mestiere sa bene che nel giornalismo la tentazione o l’equivoco da scoop sono sempre in agguato. Si tratta dell’effetto incontrollabile di una certa sindrome che unisce da un lato il malinteso senso della “missione dell’informare” (la stessa però che l’opinione pubblica e talvolta i frequentatori di questo stesso sito ci invocano o ci rinfacciano di non praticare), dall’altro l’oggettività di certe malefatte che dal nostro punto di osservazione sono spesso evidenti al punto di far gridare allo scandalo, da un altro ancora l’inevitabile “ignoranza” evocata dal corregionale Bencini (al quale dedicherò una risposta ad hoc) che caratterizza qualsiasi giornalista quando, da una prospettiva generalista, è chiamato a confrontarsi con temi e vicende particolarmente complesse. In altre parole, abbiamo a che fare con una deriva di quello che io definisco “gabanellismo”, cioè la volontà/illusione di vestirsi da paladini della massa e, per compiacerla, di dire alla stessa verità magari incontestabili, senza però spiegare fino in fondo i perchè e i percome della verità medesima. Un modo di fare informazione che facendo leva sulla verità e la semplificazione non sa rinunciare a essere demagogica e a volte un po’ ideologica.
    All’Espresso, settimanale glorioso ancorchè per i miei gusti fin troppo schierato, lavorano eccellenti giornalisti. Tutta gente che il mestiere lo conosce. E che quindi sa perfettamente di fare, come nel caso di “Velenitaly”, un pessimo servizio a qualcuno (nella circostanza, il mondo del vino) e del giornalismo drogato.
    Ma poichè il fenomeno del vino adulterato oggettivamente c’è (nè mi pare che 70 milioni o 30 milioni di bottiglie facciano troppa differenza) e contemporaneamente c’è quello del Brunello “taroccato”, per tacere di fenomeni meno noti ma non meno gravi come ad esempio certi tagli operati nell’industria olearia), all’Espresso adottano la pratica, diffusissima nella stampa di tutto il mondo, di fare di ogni erba un fascio, sparando un titolone adeguatamente preannunciato e facendo uscire il giornale nel momento di massima eco e visibilità possibile: cioè il Vinitaly.
    Scandaloso? Non mi sembra, dal loro punto di vista.
    Sebbene personalmente, proprio come Vizzari e credo tantissimi altri colleghi, mi vergogni del titolo e del sottotitolo scelti dall’Espresso.
    Ha però ragione Paolo Marchi, come anche tu Franco hai giustamente sottolineato, quando dice che non si può accusare chi scrive, stando a valle, a proposito di scandali che stanno a monte.
    Ciao,

    Stefano

  9. rende onore a Vizzari la sua dichiarazione. Il diritto alla cronaca è sacrosanto, ma esiste maniera e maniera per farlo, l’espresso questa volta ha scelto il senzazionalismo di bassa lega nel peggior stile di certi tabloid britannici.
    A chi giova tutto ciò?
    Di sicuro mi immagino i cugini francesi,i primi che mi vengono in mente, che se la ridono e ci marceranno ad arte per un bel pezzo per sottrarci quote nel comparto agroalimentare.

  10. Caro Franco,
    Ora che la vicenda Brunello sta cominciando ad entrare nella “fase acuta”,dove si cominciano a vedere i consueti rigurgiti reazionari dei moralizzatori da una parte e i giustificazionisti dall’altra, sorgono in me delle domande di difficile risposta.
    Innanzitutto sono cresciuto con la certezza che certi fatterelli riguardanti l’enologia toscana e forse italiana, di cui questi fatti riguardanti Montalcino erano noti ed accettati più o meno passivamente da tutti: produttori, Consorzi di tutela, Camere di Commercio, giornalisti enogastronomici. Tutti, dico tutti, non potevano non sapere i fatti che oggi stanno venendo a galla che anzi forse potrebbe anche non rappresentare nemmeno l’ipotesi di verità ancora più inconfessabili ma che sono accettati in una sorta di omertà collettiva. D’altra parte certe abitudini, che forse rappresentano la vera origine della tipicità dell’enologia toscana sono dettati dalla difficile convivenza di un ’anima mercantile,di enorme successo commerciale ,e si sa il successo è difficilmente discutibile con l’obbligo di una coerenza con un ’autentica espressione territoriale che è ancora in fase embrionale per la maggior parte dei produttori. Restano da chiarire dei dettagli, non da poco, riguardanti le indagini in corso, per esempio se il sequestro delle bottiglie incriminate sia dovuto alla semplice deduzione che i figli di vigneti con base ampelografica non conformi diano vini conseguentemente non conformi,ancora, se i vini imbottigliati sequestrati fossero già stati approvati dalle commissioni di degustazione della Camera di Commercio.Tutti elementi fondamentali per capire che ripercussioni l’indagini in corso potranno avere sul ruolo dei controllori della denominazione, che sono i veri sconfitti e sull’ evoluzione delle norme che dovrebbero garantire il valore di quella fascetta di Stato che adorna il collo delle bottiglie DOCG. Anche se mi permangono dei dubbi a proposito, non credo che sia facoltà dei giornalisti, in base alle loro degustazioni, sollevare dei dubbi, sull’osservanza dei disciplinari di produzione proprio perché questo ruolo viene svolto da organi preposti ,e mettere in discussione la validità dell’Autorità , senza per giunta riscontri oggettivi, mi parrebbe una sfida fuori luogo e sterile. D’altra parte qualche anno fa, partecipai ad una serie di degustazioni organizzate presso il Consorzio del Chianti Classico sul tema “il sangiovese” tenuta da un notissimo giornalista enogastronomico. Ebbene scoprì che questo personaggio, in perfetta buona fede, ebbe il coraggio di presentare, per giunta a dei professionisti del vino, come esempi di sangiovese dei vini commerciali assolutamente non credibili per la maggior parte. Credo che il ruolo del giornalista enogastronomico, senza levare nulla a molte figure preparatissime, sia stato enormemente sopravvalutato delegandogli furbescamente il ruolo di comunicatore e controllore della qualità e di conseguenza del mercato.E lo Stato sornione taceva.

  11. e così…e lentamente…nel silenzio totale…di quello che senti cadere i capelli…io…roteando piano il mio bicchiere…mi sento …un pò..sempre più..un pò…sempre più …disgustato dal mio paese…un pò, sempre di più! Lontano…lontano…

  12. Notizia di stamane sul Corriere di Verona: “L’ente fiera querela l’Espresso”.

    Io dico che in Italia non ci servono i veleni, ci servono gli onesti.

  13. Cristiano, su questa vicenda di Montalcino io, a differenza da tanti altri colleghi giornalisti, posso dire di aver la coscienza a posto. Non posso non dire e posso dimostrarlo con i link a tanti interventi apparsi qui e prima ancora su WineReport, che “io ve l’avevo detto”…

  14. Non è che adesso ci mettiamo tutti contro l’Espresso perchè ha… espresso una verità scomoda? Non è che adesso si metterà tutto a tacere e si continuerà a bere normalmente veleno? Non è che facciamo come Berlusconi che si mangia la mozzarella di bufala facendi finta di dimostrare che è tutto sotto controllo, invece è una becera mossa politica?
    Cordiali saluti

  15. Rassicura leggere questi commenti – che resteranno on line – mentre ho appreso qualche ora fa che ieri c’è stata una riunione ‘informale’ dei produttori presenti a Vinitaly (quanti? di certo mica tutti e nessun avvertimento agli assenti). Nella riunione ha parlato l’a.d. di una delle aziende inquisite, dichiarando che “è tutta una montatura giornalistica” e altre piacevolezze.
    Rassicura quindi leggere questi commenti che spero stiano on line per un pezzo; così quando sentirò dire che “il momento critico è superato” e vedrò additare allo sdegno comune coloro che pretenderanno chiarimenti e spiegazioni, e soprattutto vorranno essere tutelati e prendere le distanze da questo scandalo stupido, causato da comportamenti stupidi e arroganti, cliccherò su vinoalvino.org e me li rileggerò.
    Così potrò essere sicura di non aver sognato un incubo, ma che i mostri esistono davvero.
    Ma che cozze!

  16. gira anche questa leggenda metropolitana, che non so se sia leggenda o verità, che un paio di notti fa in gran silenzio a Montalcino sia stato spiantato un vigneto di alcuni ettari impiantato a Merlot… Chissà di chi era e perché l’hanno spiantato!
    p.s. anche oggi il Corriere Fiorentino ricorda il ruolo avuto da questo blog nel portare alla ribalta “Brunellopoli” e fornisce altri particolari molto interessanti. Ecco il link: http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/04_Aprile/06/brunello_inchiesta_blog.shtml

  17. Esattamente, Franco. La questione è proprio quella del metodo, è insopportabile quella copertina nefanda che tutto comprende -lo ripeto- dal veleno fino alla questione Brunello e alla storia del Passito di Pantelleria, che sono cose ben distinte. Poi, a ribadirla tutta e con più lucidità di quella che prima ho usato, anche quel pezzo senza uno straccio di documento è puro terrorismo. Il vino fatto di concimi, fertlizzanti e acido muriatico. Follia. Occorre davvero assai meno per fare qualcosa che si possa chiamare vino senza che in cantina arrivi mai un grappolo d’uva…
    Ma dico, soprattutto, si può sollevare una questione così grave con tanta leggerezza? Dove stiamo andando?

  18. Pingback: Trashfood » Blog Archive » Effetto Vinitaly: i Veleni in copertina

  19. se anche Pierluigi Gorgoni (grandissimo) comincia a scrivere sui blog significa che la situazione è gravissima 🙂
    benvenuto pierluigi, capisco tutto il tuo sgomento. ho scritto due righe a Franco dove riporto un paio di rumors su questo tempismo sospetto e che spiegherebbe un minimo la cosa…ma non la giustificano.
    in ogni caso mandami una mail che stavolta la tua l’ho persa sul serio…

  20. Pingback: Vino da Burde - » Vinitaly vs Velenitaly in diretta grazie ai Blog! e a YouTube

  21. Buongiorno
    Cara Giorgia,
    tornato a casa da Verona sfoglio La Nazione di sabato e leggo (virgolettato sul quotidiano esattamente come lo riporto io) la dichiarazione del presidente del Consorzio a proposito di un esposto (così come confermato dal Corriere Fiorentino http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/04_Aprile/06/brunello_inchiesta_blog.shtml)
    “Ne ho sentito parlare e la cosa mi ha scioccato. Se fosse vero non so cosa passa per la testa di questo produttore”.
    C’è qualcosa da aggiungere……… ? Ah sì, è ancora in carica.
    Buona giornata.

  22. Per una volta non sono del tutto d’accordo con l’amico Piero Gorgoni, e con i tanti commentatori che in qusti giorni hanno scritto e riflettuto. Sono spaesato, dubbioso, frastornato. Perché è tutto vero: un giornalismo forse eccessivo, un tempismo sospetto, metodi in qualche modo pericolosi. Ma al tempo stesso io in questi giorni di fiera mi sono vergognato. Vergognato per il paese in cui vivo, per i commenti che sentivo in continuazione, per l’incapacità di capire la gravità di quello che sta succedendo nel mondo del vino. E allora mi chiedo: lasciamo stare la forma, per un attimo. Lasciamo stare ovvie e basilari distinzioni legali e penali fra un liquido capace di uccidere e una frode in commercio. Ma è mai possibile che non si capisca che si è passato il limite? Che non si capisca che in questi anni di crescita sfrenata si è instaurato un meccanismo mentale per cui tutto è considerato lecito? Che almeno una cosa accumuna le differenti inchieste citate da L’Espresso, e cioé il superamento di una soglia etica per cui non importa la salute del consumatore, non importa il rispetto dei disciplinari, non importa l’origine, non importa più nulla salvo la vendita, i numeri, i bilanci, il successo?
    Questo è il paese dei furbi. Che si uccidano le persone o le denominazioni di origine poco conta, l’importante è farla franca, è non parlare perché ognuno ha i suoi scheletri nell’armadio, è attaccare i giornalisti, sia quando tacciono sia quando denunciano. Quando tacciono sono omertosi e reticenti e quando denunciano è perché vogliono tirare la volata ai vini francesi o australiani. No, io non ci sto. Omertoso è il mondo del vino. Omertoso è un mondo che certamente è fatto per la maggior parte di persone serie e oneste ma che ha in sé una enorme serie di contraddizioni, una quantità enorme di mele marce, una quantità enorme di interessi poco limpidi e che davvero poco hanno a che fare con il mondo dell’agricoltura. I cattivi maestri, come li ha definiti Franco, hanno seminato tanto e bene in questi anni, forse più di quel che immaginiamo. E la realtà vera è che sappiamo sempre meno che cosa ci sia nel bicchiere e a quali manipolazioni venga sottoposto il vino, in modo legale o illegale. Acidificazioni e arricchimenti come pratiche non eccezionali ma normali, concentratori, prodotti chimici di ogni natura usati ben al di là delle dosi consentite. Non sono mai stato un taliban del vino naturale ma è evidente a tutti che si è passato il segno, e lo dimostra il successo negli anni passati di chi ha intrapreso strade diffenti, che si chiamino viniveri o vininaturali o tripleA o criticalwine o come si voglia.
    Certo, si poteva dare la notizia in modo diverso, si poteva evitare una copertina eccessiva. Ma il problema non è la notizia, è la realtà. E la realtà è che molti, troppi, non hanno più chiara la distinzione fra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato perché guardano solo a ciò che gli fa vendere una bottiglia in più. Purtroppo gli interessi in gioco per un radicale cambio di rotta sono troppo grandi e, passata la tempesta, i sofisticatori continueranno a fare i vini per i poveri, i disciplinari verranno adattati per consentire di fare vini più vendibili ai ricchi e le aziende legate all’enologia continueranno ad incrementare i propri utili con la garanzia dei tanti santoni delle cantine e delle loro ricette.

  23. Caro Corrado, mi conosci abbastanza da sapere come io possa pormi sulle questioni da te sollevate, quindi sai bene quanto le mie posizioni coincidano con quelle tue che or ora ho letto. La mia indignazione e lo sgomento nascono dal cogliere in quella maledetta copertina (e anche nel pezzo e i pezzi a ruota) un intento scandalistico, terroristico, infamante e diffamatorio che non mi sembra supportato da una vera documentazione. L’acido muriatico e l’aggiunta di Montepulciano non sono proprio la stessa cosa. Acidificazioni ad acido tartarico non sono acidificazioni a cloridrico. Il Concentratore di mosti è una cosa, il veleno è un’altra. I test sui vini bianchi e rossi che risuleterebbero composti, riporto letterale dal testo, “acqua, concimi, fertilizzanti, zucchero, acidi”, poi, cosa sono? Per me è follia, leggerezza, incompetenza.
    Allora, continuo a credere in un’informazione di approfondimenti e documenti, odio gli urlacci, disprezzo profondissimamente il calderone del ci butto tutto dentro, sfuggo all’ignobile debolezza del montare idoli per il piacere dell’iconoclastia e allo spettacolo del chi la spara più grossa, sempre più grossa, senza fermarsi a riflettere su quali possano essere i confini della decenza e della realtà.

  24. Io ho capito molto bene il punto che, visto da giornalista non fa una grinza. Il problema, però, è che a forza di concentrarsi sulla forma e sulla tempistica il rischio è quello di svicolare dalla sostanza, che è quella che ho cercato di descrivere.
    Se l’osmosi inversa sui vini è vietata e si vendono in Italia 1200 macchina all’anno questo cosa significa? Che un intero sistema è marcio, perché non ucciderà come l’acido muriatico ma l’uso della osmosi inversa è una manipolazione vietata. Allora quanti sono i sofisticatori? Quattro gatti?
    Non vorrei che a forza di discriminare si perda, appunto, il problema centrale: se esiste una legge, che sia a tutela della salute o che sia un disciplinare di produzione, essa va rispettata e chi non la rispetta è un fuorilegge. Il mio voleva solo essere un intervento sulla ormai completa deriva culturale che attanaglia il mondo del vino e di cui, a mio avviso, la sollevazione “popolare” di questi giorni contro i giornalisti è inquietante dimostrazione.
    Quanto ai test sui campioni sequestrati sta a L’Espresso, nel caso, chiarire e spiegare. Io posso solo dire che so di utilizzi di fertilizzanti azotati nel vino come “coadiuvanti” di fermentazione (nutrimento dei lieviti): ovviamente i costi del concime sono inferiori a quelli dei normali attivanti di fermentazione enologici. E siamo sempre lì: un sistema che reputa normale e concorrenziale vendere vini imbottigliati DOC a 1,20 euro non incentiva forse risparmi in ogni modo e con ogni mezzo? Allora è colpa della stampa o è colpa della merda in cui viviamo?

  25. La forma è anche sostanza, specie nel giornalismo, specie se si parla di uno dei più importanti settimanali italiani. La copertina dell’Espresso è parente stretta delle “deroghe” proibite apportate da certi produttori a Montalcino. E’ figlia della stessa filosofia: faccio vino (o informo) in un certo modo perché oggi conviene farlo così, perché vendo di più e via discorrendo. Pazienza se poi qualche concorrente sprovveduto (vignaiolo o giornalista che sia) continua a lavorare in un certo modo, rispettando le regole, le persone e il lavoro altrui; pazienza se poi qualche allocco crede davvero a quello che scrivo (in copertina o in etichetta, fa poca differenza). Mi creda Dottori, in redazione all’Espresso sapevano perfettamente quello che stavano per combinare, buttando il Vinitaly, i taroccatori del Brunello e i sofisticatori nello stesso calderone. A sparare nel mucchio si fanno sempre un sacco di danni: non venite a dirmi che quella copertina non fa male a tutto il comparto onesti inclusi, non venite a dirmi che era indispensabile presentare il servizio a quel modo. Ovvio che tutto questo non sminuisce di un micron le responsabilità di nessun taroccatore o avvelenatore. La “soglia etica” in questa storia l’hanno sorpassata in tanti, ma qualcosa mi dice che a pagare sarà anche (o solo) chi non c’entra nulla. Un’ultima osservazione: sulle pagine dell’Espresso (e della relativa guida) i nomi coinvolti nell’inchiesta senese sono sempre stati trattati molto bene.

  26. Caro Corrado,
    di cui condivido spesso ciò che scrive, credo che ognuno abbia le proprie resposabilità, i produttori quando fanno cose illegali e i giornalisti quando strumentalizzano le informazioni per propri tornaconti. Il sistema Italia vacilla proprio per questo, perché anche chi dovrebbe lottare per la giustizia e la verità spesso non lo fa con onestà e senso morale. Le indagini, l’ho ribadito più volte, sono fondamentali, ma c’è modo e modo di portarle alla luce. Se ci fossero le prove certe e i nomi precisi di chi ha contraffatto e smerciato vino a 70 centesimi-2 euro, si farebbe un servizio utile alla comunità e si eviterebbe alla gente di farsi del male inconsapevolmente. E’ vero che dovremmo capirlo da soli che un vino che si dichiari tale non può costare cifre così irrisorie, ma c’è tanta gente che di queste cose non sa nulla e va al supermercato o dal droghiere sotto casa fidandosi che quello che è esposto sia buono.
    Ecco perché è importante fare i nomi, quando questi siano certi. Personalmente aspetto di sapere se davvero quei vini contraffatti contengono le sostanze che dichiara l’Espresso, o piuttosto non fossero sostanze presenti in cantina atte a trasformare il saccarosio in glucosio e fruttosio, operazione comunque illegale ma non in grado di “produrre il cancro”. E’ troppo generico dire “acqua, concimi, fertilizzanti, zucchero, acidi”. Dove? E sono stati analizzati i vini messi in vendita? Siamo certi che oltre la frode ci sia l’attentato alla salute?

  27. Caro Corrado, come dice bene Roberto Giuliani nel post Velenitaly: cui prodest? “L’obiettivo era certamente ottenere il massimo risultato possibile nelle vendite”… ma non occorrerebbe un maggior senso di responsabilità? ; come dice l’intervento nella stessa pagina a firma Franco “se l’inchiesta fosse stata una vera inchiesta … avrebbe pubblicato minuziosamente gli autori della sofisticazione li avrebbe posti alla berlina, ma parallelamente avrebbe evidenziato la reazione del sistema”.
    Tu da parte tua parli di deriva culturale del mondo del vino, a me sembra che la deriva sia assolutamente generale. Allora, tralasciando il sospetto tempismo, ribadisco che tra fuorilegge si debbono sempre fare le dovute distinzioni (un conto è essere un sofisticatore omicida ed un altro conto è non rispettare il disciplinare dosando con vini non consentiti) per quanto entrambe ci dicano, uso le tue parole, “della merda in cui viviamo”.
    Che le due cose- ed altre ancora- siano state accorpate in quell’osceno sottotitolo è inaccettabile ed è il sintomo della merda in cui sopravviviamo. Su questo mi impunto. Ci mancherebbe altro… Perdonami, ma non riesco a scindere, proprio non ci riesco, questa forma urlata e strampalata da una sostanza che merita sempre il supporto di ulteriori e più chiare prove documentali.

  28. Cari Piero, Roberto e Marco accetto pienamente le vostre ragioni. Non le contesto e non le ho contestate. Credo che, come molto spesso accade, siamo molto più vicini di quanto pensiamo. Ho solo voluto segnalare, in questo marasma di commenti, di illazioni, di dichiarazioni, quello che ho definito un mio personale frastornamento, una disperazione anche, nei confronti di un paese che non è normale, evidentemente anche nella stampa. Ciò che scrivete è giusto, corretto e sottoscrivibile. Ma ho voluto anche avvertire che i problemi, come sempre, sono molto più complessi di una copertina sbagliata. Che tutto questo clamore mi ricorda molto la puntata di Report di qualche anno fa quando, ancora una volta, i commenti da parte dei produttori, e di altri giornalisti, erano indirizzati contro gli autori, accusati di rovinare il mondo del vino. Non lo so. Non so se questo sia l’approccio corretto. Anche a me fa male che si sparli del vino italiano, figuriamoci. Ma al tempo stesso non posso, e non voglio, chiudere gli occhi di fronte a una realtà che non mi piace. Per il resto non volevo essere polemico. Credo anzi, l’ho già scritto qui ed altrove, che si debba prima o poi ritrovarsi fra produttori, associazioni, giornalisti, consumatori che condividono una stessa idea di agricoltura, prima ancora che di vino, che possa divenire un gruppo di pressione, di studio, di opinione su queste questioni, al di là delle sigle e delle appartenenze. Una sorta di grande Convenzione o Appello per la difesa del vino, della salute, delle denominazioni.

  29. Grazie Ziliani, le sue parole sono schiette e pulite. Ho sempre pensato che lei è uno dei pochi che dice quel che pensa e sente, in modo diretto, netto e privo di sudditanze. Mi rasserena e da forza vedere che la potenza di fuoco, sua e di tutti gli amanti del vero vino che affollano il suo blog, si è diretta in modo deciso ed intelligente verso i malfattori e i furbetti che tanti danni hanno fatto, a monte e a valle, al nostro amato vino. Auguro alla giustizia che faccia alla svelta chiarezza nel polverone di questi giorni e ci dica in modo limpido chi ha sbagliato e che cosa ha intrugliato. Difendo anche io il diritto all’autonomia e alla denuncia de l’Espresso, ma non accetto questa copertina e questi titoli sguaiati ed ignoranti (nell’accezione toscana), altrimenti le “vittime collaterali” del fuoco amico della stampa moralizzatrice saranno proprio gli onesti vignaioli che fanno in silenzio il loro meraviglioso lavoro.

  30. Testuale dall’articolo sull’Espresso: “…I test condotti nell’Istituto agrario di S.Michele all’Adige e nel laboratorio di Conegliano Veneto dell’Ispettorato centrale forniscono lo stesso verdetto choc…”
    Ora, se qualcuno deve rispondere di qualcosa, ci sono ben due Istituti che potrebbero fornire la più esauriente delle risposte circa i contenuti di quella poltiglia chiamata vino. Non mi risulta che dai suddetti Istituti sia arrivata nessuna smentita su quanto scritto da l’Espresso.
    Vorrei altresì ricordare che la sofisticazione alimentare è il peggior reato dopo l’omicidio. Vorrei tanto ci s’indignasse per questo.
    Certo fa sempre fastidio vedere l’operazione marketing dello sbattere il mostro in prima pagina. Ma non è la prima e non sarà l’ultima volta. Quando i mostri erano di ben altra natura o settore economico, dissocciarsi o indignarsi era un optnional?
    Vorrei altresì ricordare che la gente che si compra al supermercato il brik da un litro di vino a 0,70 euro, oggi era in bella mostra, si brucia il cervello e il fegato nel giro di qualche anno.
    Vorrei che se questo è ammesso, fosse stampato come sui tabacchi: NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE. Spacciare vino a quel prezzo è un insulto alla terra, alla fatica e alla dignità umana.
    Signori, qui bisogna scegliere. Tra i delinquenti, e che razza di delinquenti, o tra dei giornalisti superficiali, qualunquisti, pressappochisti, in cerca magari del quarto d’ora di notorietà, mettetela come volete, ma la realtà non cambia. Senza se e senza ma. Io sto dalla parte dell’Espresso, settimanale di cui me ne può fregare di meno.
    Quello che m’inquieta è constatare questa trasversale levata di scudi. Guai a intralciare il dio dell’economia. La tirannia del fare è il più subdolo e mostruoso male del nostro tempo.
    Tranquillo, ho passato due belle giornate a Villa Favorita. Ho sentito tanti, ma tanti bei vini, non solo francesi, ma anche, e soprattutto italiani, che hanno fatto progressi fantastici. E’ questo quello che conta.
    Vorrei far presente, che chi nel vino lavora onestamente da tutto questo non deve nè difendersi nè tantomeno preoccuparsi: ha solo da guadagnarci.
    Sono ben altri che i due giornalisti dell’Espresso che infangano l’immagine del vino italiano. Hanno nomi e cognomi. E nel giro li conoscono tutti.
    Vorrei anche ricordare che sebbene in Italia vige la libertà di stampa, questo non significa che ci sia libera stampa.
    Alvaro Pavan

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *