Mentre qui in Italia coloro che hanno sollevato la questione del Brunello “riveduto e corretto” vengono sorprendentemente trattati, da qualcuno che dovrebbe invece dir loro grazie, da “terroristi mediatici” (leggi qui: ne riparleremo), all’estero cresce ogni giorno il numero dei commentatori, seri e autorevoli, che scendono apertamente in campo in difesa del vero Brunello e contro ogni ipotesi di modifica del disciplinare che consenta, anche a chi eventualmente in passato l’avesse già fatto, di produrre Brunello non solo con il Sangiovese, ma con altre uve. Ad esempio quel Cabernet, quel Merlot, quel Syrah o altro, che nelle vigne di parecchi produttori di Montalcino sono presenti, visto che sarebbero ufficialmente destinati alla produzione dei Sant’Antimo Doc.
L’ultimo a parlare apertamente in difesa del Brunello fatto solo con il Sangiovese è il mio caro amico catalano, professore di filologia latina all’Università di Barcellona e wine blogger, Joan Gómez Pallarès, che in un post (leggi qui) pubblicato sul suo ottimo blog De Vinis cibisque (vedi), oltre a raccontare quanto sta succedendo a Montalcino fa questa acuta osservazione: “¿Estrategia? Se monta un gran escándalo público a base de falsificaciones pilladas in fraganti, se airea convenientemente justo antes (¡qué casualidad!) de Vinitaly (la feria más importante del vino en Italia) y los voceros de turno (ya desenmascarados por Franco) salen de inmediato para defender que el camino es cambiar el reglamento y permitir la presencia de otras cepas en los vinos de la DOCG. Es evidente que no quieren perder el nombre de la marca y del prestigio del Brunello di Montalcino. ¡Pero lo quieren para vender vinos que no son Brunello”.
Credo proprio che sarà molto difficile far passare per irresponsabili, per esponenti del “terrorismo mediatico”, per disinformati, provocatori, per perditempo che hanno montato una notizia inesistente di un reato che non é mai stato commesso (é questa la linea che sembra passare dalla riunione dei produttori che si é tenuta ieri), tutti questi giornalisti, wine blogger, wine writer, che sono seri e fanno opinione nei loro Paesi e possono influenzare l’orientamento del consumatore.
Ci pensi bene qualcuno se ha intenzione di preparare, destinata soprattutto al sottoscritto, una “polpetta avvelenata”. C’è una comunità internazionale di scrittori del vino che è pronta ad insorgere nel caso a Montalcino succedessero cose strane, non solo se cambiassero inopinatamente il disciplinare di produzione, ma se presentassero il conto di quanto è successo non ai disonesti che hanno fatto strame delle regole, della dignità e della correttezza, ma a coloro che, facendo il loro mestiere di giornalisti, e distinguendo accuratamente “tra il nostro Brunello e le inchieste sui vini al veleno”, senza alcun tipo di accostamento “fatto in maniera molto, molto scorretta”, hanno dato la notizia di qualcosa che è successo, perché le inchieste della Procura di Siena, l’azione della Guardia di Finanza, non se le sono inventate, e non hanno assolutamente il potere di guidarle, il sottoscritto o altri.
Prima di parlare di “terrorismo mediatico” a proposito della stampa libera e indipendente, che non guarda in faccia ai poteri più o meno occulti, ma direi piuttosto molto dichiarati ed evidenti, che chiedano il conto ai disonesti e ai cialtroni, ai quali del Brunello di Montalcino non gliene frega nulla e di una denonimazione, che è un bene comune, che hanno considerato come cosa loro!
Una cosa é certa: io a farmi tacciare da “terrorista mediatico” non sono disponibile e non resterò in silenzio di fronte a comportamenti volti a mettermi la museruola o ridurmi al silenzio…
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Caro Franco,
placa la tua (giusta) ira: come diceva qualcuno, non sanno quello che fanno. O meglio, quello che dicono. Come vuoi che sia possibile – tranne ovviamente copiose eccezioni, ci mancherebbe – che una comunità abituata ad essere blandita, celebrata, sviolinata da una stampa spesso (non sempre, si capisce) più o meno consapevolmente compiacente, o pilotata attraverso un collaudato sistema di triangolazioni pubblicitarie, non si senta sotto assedio al primo refolo di ostilità vera o presunta, che mette in pericolo un benessere diffuso impensabile fino a trent’anni fa? ? E non tenda a scambiare per attacco mediatico il sacrosanto diritto di cronaca, a cui la stura è stata data peraltro dai comunicati del consorzio prima e da quello della procura senese dopo?
Ti parrà strano ma, sempre con le dovute eccezioni, io credo alla genuinità dell’indignazione di molti produttori anche “modernisti” montalcinesi di fronte al caso che inevitabilente monta sulla stampa. E’ una sindrome non simpatica, di lesa maestà, ma in buona fede. Perchè, ripeto, non sanno quello che fanno. E sono impreparati ad affrontare una buriana che mai prima nella loro storia avevano dovuto affrontare.
Onestamente credo che quanto va accadendo serva anche a loro di lezione per capire che non tutto può essere sempre amichevole e adulatorio. E che la trasparenza, l’asciuttezza dei rapporti, anche con la stampa, è la via maestra affinchè i ruoli vengano rispettati: giocatori di qua, arbitri di là. Senza troppe clientele, apriorismi, complessi di superiorità o sindromi di onnipotenza.
Ai produttori di Brunello, che fanno il loro mestiere, va tutta la mia sincera solidarietà. Vorrei che da parte loro ci fosse lo stesso verso noi giornalisti. O meglio verso quelli di noi che il proprio lavoro lo fanno con onestà, obbiettività e rigore. Anche quando è scomodo o spiacevole.
Ciao,
Stefano
Noto con piacere quanto Pallarés sia affezionato ai nostri vini.
E’ triste invece constatare come ancora una volta non ci siano dichiarazioni da parte del Ministro volte a chiarire la situazione ai consumatori italiani e stranieri. Abbiamo perso un altro treno….
Sig. Ziliani, si ricorda di quel neo-produttore che in occasione di Benvenuto Brunello commentò che, sì, insomma, i giornalisti potevano andare a farsi friggere (per usare un eufemismo) che tanto il prodotto l’aveva venduto e pure incassato? Lei, indigandosi giustamente per la forma non proprio oxfordiana dell’intervento, pensava che fosse una mosca bianca a pensarla così ma, alla luce di quello che sta accadendo, mi sa che di mosche bianche ilcinesi ce ne sono tante. Come tutti mi auguro che la magistratura stia pigliando una topica e tutti ne escano strapuliti, ma, comunque, la poesia è finita.
Purchè nulla cambi,allora, a qualsiasi costo. Certa gente è senza vergogna…
Certo che se sostenere una verità e un ideale oggi diventa fare terrorismo mediatico, non vedo come si possa veramente fare qualcosa se non una presa di posizione corale stile “rivoluzione culturale” .
Vien da credere che abbiano sempre più ragione i soliti, pragmatici, guru: loro sanno bene da che parte tira il vento che fa gonfiare il portafoglio. Amano e perseguono il potere, strettamente in mano a chi avrebbe bel altre nonchè altissime responsabilità etiche oltre che imprenditoriali. Non importa che accadrà oggi, tantomeno domani, alle denominazioni storiche italiane. Uno spettacolo a di poco imbarazzante. Anzi. Desolante. Ma non può finire così…
Dicono che hanno bloccato trecento piante non a sangiovese ( su trecentomila) da X, cento di Malvasia nera da Y, sessanta di colorino da Z. Mi viene il legittimo dubbio: non è che come si fa sempre in Italia, si chiudono gli occhi per tanto tempo e poi si riaprono alla cieca, mietendo e mettendo nel tritacarne tutto quello che passa davanti?
Moralmente, sappiamo chi sono i colpevoli. Ma, legalmente, le indagini non sono arrivate alla fine.
Ripeto….questo giustizialismo pre-processo, pre-sentenza, è sempre stato un grande nostro difetto, perchè attuarlo adesso, quando per tanto tempo non lo abbiamo mai sopportato? Qualcuno si è mai professato Garantista? Sarebbe giusto affrontare questo dubbio, mi pare… Che ne pensate?
Per correttezza
Volevo anche dire, signor Franco, che certamente la penso come lei, ed è meglio essere un “Terrorista mediatico” che perdere faccia e dignità nel silenzio assordante…
Comunque, penso che dovremmo analizzare differenti sfaccettature della cosa…
@ per il signor Bonfio
Io ci stò, dalla mia metto 80.000 clienti annui di un ristorante.
E la prossima carta dei vini avrà diciture…
Brunello Tradizionale
Brunello Moderno
cosa ispirata alla carta dei vini ( reparto Chianti) dell’amico Andrea Gori.
…hanno montato una notizia inesistente di un reato che non é mai stato commesso (é questa la linea che sembra passare dalla riunione dei produttori che si é tenuta ieri)…
L’ipotesi quindi è che i produttori indagati abbiano semplicemente sforato i massimali di produzione consentiti non avendo stornato dalle superfici quelle coltivate con vitigni “diversi”e questo comporta necessariamente il declassamento di tutta la partita. Non ci sono quindi, mi pare di capire,vini approvati o meno che avrebbero nella loro composizione vitigni diversi da sangiovese che sarebbe accusa ben più grave. In questo modo l’operato della Commissione di Degustazione non viene messo in discussione ossia non si è rischiato di mettere in evidente contraddizione il fatto di aver visto approvato vini che poi solo in seconda istanza si sono rivelati non conformi per anomalie varietali.Questo avrebbe avuto un’effetto davvero dirompente a catena perché avrebbe di colpo delegittimato l’UNICO organo riconosciuto dotato di un maieutico potere discriminatorio, capace di rendere o meno idoneo un DOCG e avrebbe di fatto devastato senza appello la denominazione.
In uno scenario così, dove i produttori devono tenere la bocca ben cucita altrimenti potrebbero mostrare la proverbiale coda di paglia, chi ha fatto illazioni “fantasiose” rischia davvero e ingiustamente perché certi vini non possono non fare gridare allo scandalo, ed in mezzo a tanta ipocrisia mi interrogo sul significato reale di “onestà intellettuale”.
Ma una richiesta molto sommessamente la avanzo, come già detto altre volte,sarebbe opportuno mettere giù delle regole sui parametri analitici dei vini. Nel Chianti Classico quando furono presentati alla Commissione di Degustazione numerosi campioni dell’annata 2002, furono resi rivedibili,specialmente quelli “troppo”aderenti al sangiovese e all’annata difficile,quelli che non raggiungevano i fatidici 23gr/l di estratti. Le analisi fecero una selezione draconiana, assurda per certi versi che esclusero dei vini che avevano come unico difetto la loro troppa aderenza con l’annata/vitigno (ma fecero passare dei vini spudoratamente “aggiustati”perché comunque avevano parametri superiori a quelli minimi). Oggi nel Brunello come nel Chianti Classico dei limiti ANALITCI MASSIMI farebbero sì che certi vini, OGGETTIVAMENTE verrebbero scartati, a priori. Non si tratta di rinnegare l’enologia ma di stabilire delle regole grammaticali di base a cui nessuno potrebbe più sottrarsi.Sarebbe già un passo avanti.
lo so non centra niente…..il blog e’ bello perche’ e’ vario…….ma stasera….c’e’ un po’ di Toscana che fa festa…..in un momento sciagurato… Firenze ci ha dato una gioia…l’unica squadra Italiana….. ancora in Europa….FORZA VIOLA!!!!!!!
Di tutto quello che è stato scritto qui, ritengo come veramente giusto rivendicare la bontà, la preziosa realtà del buon Brunello di Montalcino. Quattro furbi non possono, non devono nascondere il grande lavoro di tante cantine, di tanti produttori che rispettano il regolamento e fanno le cose bene. Io ho scritto un testo informando di una realtà, non parlando né di nomi, né di colpevoli. Ritengo adesso una doverosa urgenza, almeno per i consumatori spagnoli ben meno informati che quelli italiani, di cominciare a parlare pubblicamente di quelli che fanno bene le cose, di quei Brunello che sono eccellenti, sia di piccoli, sia di grandi produttori. Lo farò tra poco. Grazie Joan