Per Andrea Costanti, storico produttore di Brunello, ora e sempre Sangiovese!

Qualche giorno fa, dopo aver assistito alla trasmissione Terra del TG 5 dedicata anche alle note vicende che vedono protagonisti Montalcino ed il suo Brunello, avevo espresso la mia forte perplessità (leggi qui) per una dichiarazione rilasciata nel corso della puntata da un notissimo produttore, Andrea Costanti, della storica azienda Conti Costanti, che aveva definito come effettuata “solo a scopo migliorativo della qualità” l’aggiunta di altre uve che alcuni produttori avrebbero effettuato per il proprio Brunello.
Prendo atto, con grande piacere perché vivaddio! questo assurdo silenzio dei produttori si sta progressivamente rompendo, che Andrea Costanti desidera precisare meglio il proprio pensiero, con questo intervento che sono felice di pubblicare. Un intervento, per chi vuole capire, di una chiarezza direi quasi abbagliante.
Se altri produttori volessero dire la loro, farsi sentire, esprimersi, (siamo in un Paese libero e democratico e tutti i produttori di Montalcino dovrebbero poter parlare e sentire l’esigenza morale di parlare e di commentare quanto sta accadendo senza temere nulla…) sarò ben lieto di ospitare i loro contributi su questo blog.
f.z.

La parola ora ad Andrea Costanti
“Signor Ziliani Le rispondo dopo aver visto la registrazione del mio intervento alla trasmissione Terra; le riporto di seguito, andando a memoria, quello che era il contenuto integrale della mia intervista e sono sicuro che, come da sua richiesta, ciò chiarirà ampiamente il mio pensiero in proposito.
Partendo dalla frase contestata, dopo aver premesso che la mia azienda produce Brunello usando il 100% di Sangiovese, ho detto che se alcuni produttori hanno usato uve diverse lo hanno fatto, dal loro punto di vista, con intento migliorativo.
Ho anche detto però che chi lo ha fatto ha trasgredito la regola che è alla base del Disciplinare di Produzione, cioè che il Brunello si produce nel territorio di Montalcino con il Sangiovese in purezza; questo nel rispetto di una regola che i produttori stessi si sono dati, ed ho anche dichiarato che se ci sono Brunello con percentuali variabili di Merlot, Cabernet o altri vitigni, non sono Brunello moderni bensì vini non in regola con il Disciplinare di Produzione.
Dal punto di vista dei media ritengo però che sia disinformativo, e qui ho citato la copertina dell’Espresso con Velenitaly, accomunare le indagini in corso a Montalcino a frodi alimentari con rischio di nocumento per la salute del consumatore.
Come Lei mi da atto, sono esponente di una delle più antiche famiglie di Montalcino, i miei antenati sono stati fra i primi a produrre Brunello. Fin dal 1983, che è stata la mia prima vendemmia, sono stato fedele alla tradizione, e ritengo che ciò debba essere un vanto e non una zavorra, visto che il Brunello è diventato grande con il Sangiovese.
Nel pieno rispetto della tradizione pertanto ho cercato di fare vini sempre migliori, soprattutto con un severo lavoro nei miei vigneti a 4-500 metri di altitudine,dove peraltro abbiamo oggi a disposizione cloni di Sangiovese sempre più selezionati.
Ho dimostrato di non essere chiuso alle innovazioni che potessero portare, sempre nel rispetto del Sangiovese in purezza, ad un miglioramento del vino, e Le voglio ricordare che sono stato l’ultimo presidente del Consorzio del Brunello a modificare il Disciplinare di Produzione con l’abbassamento a due anni del periodo di permanenza obbligatoria in legno e l’introduzione di un affinamento in bottiglia, pratica dalla quale è scaturito un indubbio miglioramento qualitativo del prodotto dalla fine degli anni ’90 ad oggi.
Ho sempre pensato che dietro ad un grande vino, che deve imporre la sua la moda e non subirla, ci debba essere un grande territorio; a Montalcino abbiamo la fortuna di averlo, con un vitigno come il Sangiovese capace di esprimerne la grandezza e la unicità.
Perciò se si dovesse in futuro arrivare ad una votazione, come ho detto nell’intervista il voto della mia azienda sarà per il mantenimento del 100% di Sangiovese.
L’intervista non è andata in onda in versione integrale, e La ringrazio, oltre che per le positive attestazioni personali sulla mia figura di produttore,per avermi dato l’opportunità di una spiegazione: sono sicuro di averle chiarito il mio modo di lavorare ed il mio pensiero, che può essere stato travisato; del resto produttori come me e come l’amico Patrizio Cencioni sono molto più a loro agio nei vigneti o in cantina piuttosto che di fronte ad una telecamera. Cordiali saluti Andrea Costanti

 

 

0 pensieri su “Per Andrea Costanti, storico produttore di Brunello, ora e sempre Sangiovese!

  1. Beh, mi sembrava strano che potesse esprimersi in quel modo. Purtroppo, come spesso accade, la scelta dei tagli dovuta a tempi prestabiliti(ma spesso anche la volontaria manipolazione delle informazioni) ha completamente distorto il significato originario dell’intervista. Mi sembra molto più dannoso questo intervento arbitrario della trasmissione Terra, dei nostri articoli sul tema ilcinese che, invece, hanno ricevuto più volte critiche dirette e soprattutto indirette assolutamente ingiustificate, visto che abbiamo sempre riportato notizie reali e criticato chi ha speculato anche su di esse.

  2. Sembrerebbe proprio che quello che appariva come un fronte inspiegabilmente compatto e silenzioso (o, come è stato detto, omertoso…), stia iniziando finalmente a cedere, a tutto vantaggio della trasparenza e del lavoro di chi opera nel rispetto delle regole, almeno fintanto che non verranno cambiate, se questo fosse l’orientamento della maggioranza dei produttori.
    In questo caso propongo di modificare anche il nome: che ne dite di “Brunellaux”…?!
    Spero di poter leggere presto altri interventi da parte dei diretti interessati alla questione, ossia dei produttori ilcinesi, con la pubblica esposizione del loro pensiero al riguardo.
    Buona giornata.

  3. Conoscendo di persona da anni, e anche a prescindere dal contesto vinicolo, Andrea Costanti, non ho motivo di credere che la sua sia una precisazione di comodo e quindi ritengo che il suo pensiero corrisponda effettivamente a quanto da lui stesso ha scritto. La vicenda dimostra però quanto sia scivoloso in questi giorni l’argomento Brunello e quanto sia giustificata l’esitazione di molti produttori ad esporsi sull’argomento, nel timore di essere fraintesi o strumentalizzati.
    A maggior ragione quindi non si giustifica il silenzio dell’unico soggetto che invece (non solo perchè sollecitato, ma anche nel proprio interesse e per amore di chiarezza) dovrebbe esprimersi sulla vicenda: il Consorzio.
    Mi pare che l’unico beneficio derivante da questa inspiegabile latitanza sia, ogni giorno che passa, di rendere ridicolo il già puerile del “complotto mediatico” ai danni del Brunello. Spero solo che i produttori lo capiscano.
    Il fatto che la tv svizzera sia stata ricevuta dal magistrato inquirente e che comincino a trapelare nuove notizie (è di oggi quella, riportata dalla stampa locale, che a Castello Banfi è stato negato il dissequestro derl Brunello 2003) mi pare un fatto positivo. Le notizie, quando si hanno, sono sempre buone, se non altro perché una notizia certa arresta le chiacchiere o le attenua. E io credo che in questo momento a Montalcino di tutto ci sia bisogno, tranne che di chiacchiere. Saluti, Stefano Tesi

  4. Da osservatore esterno, credo che le parole di Stefano Tesi facciano centro.
    L’assenza più evidente è quella del Consorzio (mi confermate che il presidente Marone Cinzano è uno degli indagati?). Gli altri produttori è credibile che in assenza di una linea guida da parte del Consorzio abbiano timore di essere fraintesi o, peggio ancora, strumentalizzati dall’informazione. Timori che sono fondati visti i precedenti della nostra stampa. Basti pensare alla recente inchiesta dell’Espresso.

  5. L’onestà della maggioranza dei produttori di Montalcino è la base da cui partire. Come ha detto Costanti, i più parlano con le vigne e sono abituati al silenzio, non sono avezzi al tam tam mediatico. Ma voglio credere che il legame che di certo i veri ilcinesi hanno per la loro terra prima o poi li spingerà a rendere manifesta, sia pur modo loro, quale sia la loro vera posizione. Paradossalmente, sono al centro del mondo ma non conoscono la forza della loro identità.
    Non è invece nè comprensibile nè giustificabile il Consorzio: questo esiste per tutelare e garantire il Brunello, non per fare gli interessi di un sistema. Così facendo si condannerebbe all’inutilità: bisogna fermarlo. La sua responsabilità è ancor più grave proprio perchè vigila su un prodotto che rappresenta storia, un territorio, un vino che che è parte di un patrimonio collettivo. C’è chi commisera i Don Chisciotte, quelli che stanno cercando di rispettare l’ideale italico racchiuso nel Brunello tradizionale: io dico invece che senza il coraggio di chiamare in campo aperto chi è apparentemente più forte non ci sarebbe speranza. E aggiungo: per il Brunello neanche convenienza.

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