Bordeaux 1970: 40 anni ma non li dimostrano…

Che i vini di Bordeaux (e le uve con cui si producono) godano di universale popolarità – magari anche in zone vinicole che hanno la fortuna di disporre di varietà autoctone che basterebbero abbondantemente a fare la loro nobilitate, senza ricorrere ad aiutini e stampelle esterne e senza che qualcuno abbia la geniale pensata di proporre di rendere i disciplinari di produzione ancora più internazionali di quanto non siano già…- è osservazione di una banalità sconcertante.
Ma che i vini di Bordeaux, i grandi vini di questa grandissima, storica, classica zona vinicola francese, siano tutt’altro che monolitici e mono-stilistici visto che sono frutto di un’area vasta che possiede al proprio interno aree più ristrette e AOC ben distinte, con zone di produzione con caratteristiche geologiche, ovvero composizione dei terreni, microclimi, epoche di maturazione, e dosaggi delle diverse uve che compongono la piattaforma ampelografica bordolese, molto diversi, è un’evidenza che vale sempre la pena di ricordare, anche a coloro che pensano che basterebbe utilizzare un po’ di Merlot o di Cabernet o di Petit Verdot per rendere i vini conformi ad un gusto che pretenderebbero essere standard, mentre standard é solo l’intelligenza di chi fa un ragionamento del genere.
Quando sono grandi davvero, quando sono espressioni di una cultura, di un savoir faire, di una tradizione consolidata, di un rapporto franco e diretto e soprattutto maturo e collaudato con il mercato, pardon, con i mercati mondiali, i vini bordolesi offrono ad ogni degustatore dabbene fior di sorprese.
La conferma di questa loro innata personalità e di una fantastica capacità di sfidare il tempo, ovvero di avere quasi quarant’anni d’età e non dimostrarli, è venuta, e sono lieto di poterlo testimoniare e raccontare, da una fantastica degustazione di sei vini figli della grandissima annata 1970, ideale collegamento tra i 1961 ed i 1982, cui ho avuto la fortuna ed il privilegio di partecipare a Verona la sera della prima giornata del Vinitaly, per l’organizzazione di una società specializzata nel campo della distribuzione di grandi vini italiani ed esteri di qualità come il gruppo Balan di Padova.
Sei stelle del firmamento bordolese, il Pomerol Château L’Evangile, il Saint-Emilion Château Troplong Mondot, il Pauillac Château Pichon Longueville Comtesse de Lalande, il Margaux Château Brane-Cantenac, il Saint Julien Château Ducru Beaucaillou ed il Saint Estèphe Château Cos d’Estournel, tutti Châteaux ben raccontati in quel bellissimo libro che è Bordeaux. La storia dei Grands Crus Classés 1855-2005, opera di Dewey Markam, Cornelis Van Leeuwen, Franck Ferrand (con contributi di Hugh Johnson, Jean-Paul Kauffmann e splendide foto di Christian Sarramon) intelligentemente tradotto e pubblicato in lingua italiana da Guido Tommasi Editore in Milano, che non hanno mancato di suggestionare ed in alcuni casi emozionare gli happy few invitati al fantastico enoico incontro.
Com’erano i vini, alcuni davvero strepitosi, lo racconto in questo articolo (leggi qui) pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S.
Grandi espressioni di uve legate al territorio come i Cabernet (Sauvignon e Franc), il Merlot, in alcuni casi il Petit Verdot o il Carmenère, uve che bastano e avanzano a designare la grandezza, la particolarità, l’unicità dei loro terroir, uve che bastano da sole (senza che nessuno si sogni di proporre di modernizzare e ravvivare il panorama produttivo delle loro zone, di “migliorare la qualità” dei vini, magari introducendo un pizzico di Syrah, o che ne so, di Grenache, o di chissà che) a fare la nobilitate di quella zona universalmente nota e apprezzata nel mondo che si chiama Bordeaux.
Accidenti, perché non prendere esempio dai cugini d’Oltralpe, senza limitarci ad introdurre le loro uve nelle nostre zone di produzione, espediente troppo banale, capaci tutti a farlo, in questa loro orgogliosa, caparbia, consapevole, dignitosa difesa e valorizzazione delle loro più prestigiose AOC, di quello speciale inscindibile legame varietà- terroir che rende grandi, nei secoli, i vini di Francia?

0 pensieri su “Bordeaux 1970: 40 anni ma non li dimostrano…

  1. A tal riguardo ecco cosa Hugh Johnson ha affermato, qualche giorno fa a Verona, durante la cerimonia di assegnazione del Premio internazionale Vinitaly 2008:
    “L’era moderna dei vini ha costretto ogni paese produttore a definire le sue priorità. La Francia ha scelto di rafforzare le sue tradizioni e di puntare sui suoi punti di forza, sfidando il resto del mondo a batterla sul suo terreno. Cos’altro possono fare i francesi? Hanno scoperto e coltivato la maggior parte delle varietà di uve che il mondo predilige, ed hanno inventato il concetto degli châteaux e domaines, sulla base del quale molti dei loro vini migliori continuano ad essere venduti. Possono darsi da fare per elevare la qualità dei loro vini e champagne bordeaux, burgundy, Loire e Rhône, ma non possono cambiarli. Il Nuovo Mondo compiange la Francia per questa limitazione. Dovrebbe, invece, invidiarla. Sarebbe ridicolo piantare Pinot Noir a Bordeaux, Cabernet in Borgogna, o aggiungere Syrah alla raffinata miscela che definisce uno Château di Bordeaux. Che senso ha confondere il proprio cliente quando viene da te per uno specifico prodotto, per uno specifico sapore? La Francia ha una gamma stabile di prodotti, e un numero incredibile di produttori. Se uno fallisce, qualcun altro ne assume il ruolo, ma raramente cambia il prodotto. Questo avviene a causa delle leggi sull’Appellation Controlée? In parte sì, ma il motivo principale è la riluttanza a cambiare una ricetta che funziona. Il cliente sa cosa si aspetta. Per la Francia, cambiare questa strategia sarebbe follia.”
    http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=12619&dc=15
    Come dire in hoc signo vinces ! E noi abbiamo solo da imparare la lezione, vero?

  2. Egregio Ziliani

    ho un paio di bottiglie di BORDEAUX SUPERIEUR – CHATEAU de VILLEPREUX di S.C.E.A. SALAGNAC Viticulteurs à Sauveterre-de- Guyenne- Gironde – ANNO 2000

    Lei che è un esperto di vini che giudizio da?

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