Brunello corretto Merlot? Secondo Cernilli solo un errore formale…

Lo so che c’è stato il Vinitaly e che anche Lui, come tutti, si sarà trasferito armi e bagagli a Verona, ma nell’impazzare di notizie, commenti, interpretazioni su quanto sta accadendo a Montalcino e nei brunelleschi dintorni, tourbillon mediatico che ha visto anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dichiarare “che i recenti eventi non lo distoglieranno dall’essere un convinto degustatore del Brunello di Montalcino”, questo mentre secondo il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni “il caso del Brunello di Montalcino, assolutamente sovraesposto da una comunicazione fuorviante, è emblematico della esigenza di ricondurre l’informazione a toni di professionale sobrietà” (cosa vuol dire, che dobbiamo metterci il bavaglio o far finta di niente?), spicca il silenzio di un personaggio importante.
Intendiamoci, non un pinco pallo qualsiasi, ma una persona che per il non trascurabile fatto di essere il co-curatore della più importante ed influente guida dei vini italiana ed il direttore, per la parte vini, di una rivista come il Gambero rosso, su questa vicenda dovrebbe pur dirci come la pensi e se ancora ritiene che quel che accade a Montalcino sia solo l“invenzione” di qualche visionario.
Daniele Cernilli, perché sto parlando di lui, del mitico Robert Parker der Tufello, quello che solo pochi anni fa titolava profeticamente un suo articolo “Viva Banfi!” (leggi), ha rotto il silenzio e l’ha fatto con un’intervista concessa ad Antonio Castro della redazione romana di Libero pubblicata sul supplemento economico Libero mercato.
Un’intervista molto interessante, che ci mostra Cernilli impegnatissimo nel ruolo di provetto pompiere e spegnitore di vinosi incendi, che vale la pena di leggere integralmente. Non fosse altro per capire che secondo il collega romano mettere del Merlot nel Brunello è solo un errore formale, “un po’ come spostare un muro dentro casa senza comunicarlo al catasto”… Geniale!…
Ecco l’intervista di Libero mercato
L’inchiesta de L’espresso su Velenitaly? Un’operazione vergognosa. Capisco che il settimanale debba vendere e farsi pubblicità, però…“.
Daniele Cernilli, fondatore (nel 1987) e condirettore del Gambero Rosso, quasi perde il suo tradizionale aplomb da filosofo mancato (si è laureato con Guido Calogero), se gli si domanda un parere da esperto sullo scandalo del Brunello di Montalcino taroccato e sul vino prodotto con sostanze pseudotossiche.
Nel bel mezzo del salone Vinitaly di Verona è scoppiato il caso del vino adulterato di Puglia, delle irregolarità (formali) commesse da un gruppo di blasonati imprenditori del Consorzio del Brunello da Montalcino.
Cernilli – curatore della guida “Vini d’Italia” -proprio non ci sta a far massacrare un intero settore. “Ben venga a galera per chi fa sofisticazioni alimentari, ma qui sono stati mischiati e pubblicati dati non veri che si stanno rivelando infondati. Bisognerebbe“, suggerisce imbufalito, “che su questa vicenda intervenisse l’Ordine dei giornalisti perché sia ripristinato il codice deontologico che obbliga al controllo delle fonti prima di pubblicare fesserie“. Un colpo tremendo per il settore…
Eh sì. Mi domando cosa sarebbe successo se avessero scritto la metà delle accuse su qualche altro comparto industriale. Invece si parla di vino e tutti fanno finta di niente”.
Però qualche cosa di vero c’è? “Mettiamo le cose in chiaro. Nella zona del Brunello di Montalcino esiste un Albo dei vigneti. Se io produco il Brunello mi iscrivo all’Albo del Brunello di Montalcino, se produco il Sant’Antimo a quello del Sant’Antimo. Questo perché il Brunello è prodotto esclusivamente con Sangiovese. Alcuni produttori hanno invece iscritto all’Albo del Brunello 17 ettari di terreni, meno dell’1% del totale, coltivati a merlot “. Insomma, un errore formale? “È un po’ come spostare un muro dentro casa senza comunicarlo al catasto. E poi l’uva prodotta in quei terreni serviva per altri vini. Tutto questo è venuto alla luce perché nel 2004 il Consorzio del Brunello ha constatato l’irregolarità. I produttori, però, non si sono messi in regola. E secondo la legge basta un grappolo che non sia Sangiovese perché il vino non possa più chiamarsi Brunello di Montalcino“.
E la storia dei brogliacci che non corrispondevano con la resa in cantina? “Pare ci sia stata una discordanza tra i brogliacci di campo e il reso di cantina. La normativa prevede che la resa per ettaro non sia superiore agli 80 quintali di uva. Se c’è un chilo in più l’intera produzione viene declassata a vino da tavolo o Igt (indicazione geografica tipica). Il problema è che su un’ipotesi si è già celebrato un processo. Per esempio il sequestro alla Banfi. È un’azienda che fattura quasi 100 milioni di euro. Vi lavorano 400 persone. Il sequestro della cantina è stato effettuato anche se non ci sono prodotti a rischio. E se nei prossimi mesi il Tribunale della Libertà non ritirerà questo provvedimento l’azienda perderà l’intera vendemmia del 2008. E se un operaio nel corso delle vendemmia avesse semplicemente sbagliato a scrivere? “.
Però almeno la storia del vino pugliese adulterato e vera… O sbaglio? “Si tratta di una storia di ordinaria criminalità che si riduce a mero zuccheraggio. È stato fatto un gran guazzabuglio. Il servizio de L’Espresso ha mischiato Brunello, brogliacci incongruenti e vino pugliese puntando al titolo ad effetto“. E i concimi nel vino pugliese? “È vero che il fosfato di ammonio è la base dei concimi, ma viene usato anche in cantina come attivatore dei saccaromiceti, gli enzimi. E poi, visto che i controlli incrociati di Nas, Fiamme Gialle e Consorzio hanno funzionato, perché fustigarci? È entrata in commercio solo una minima parte del vino adulterato. Basta con questo tiro al piccione. Il vino italiano non è mai stato buono come oggi”.
Se lo dice lui che se ne intende, dobbiamo credergli, no?

0 pensieri su “Brunello corretto Merlot? Secondo Cernilli solo un errore formale…

  1. Bravo Cernilli, se poi magari quella parete che ho spostato “senza comunicarlo al catasto” è un muro portante pazienza. Tanto vivo in un condominio, e se viene giù tutto resta sotto le macerie anche chi non ha spostato muri e si è dovuto sorbire tutto il casino che ho fatto io. Ma a me che me frega, io ho i soldi per comprarmi un’altra casa, poveracci quegli altri che ancora dovevano finire di pagarsi il mutuo… Vabbé Cernilli mi scusi, sono il solito esagerato: qui non viene mica giù niente, sistemiamo tutto con una bella sanatoria. Anzi, forse già che ci siamo è meglio apportare una bella modifica al piano regolatore…

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  3. Quale esponente di spicco del mondo enologico mi aspetterei che, almento da un punto di visto strategico, per salvaguardare la credibilita’ del nostro vino nel lungo termine, il Sig. Cernilli prendesse distanza incondizionata dai produttori non conformi alle regole (ancora da accertare), Invece no, si mira ancora alla “difesa” immediata, ad effetto, producendo un ulteriore distacco dei consumatori a mio parere. Come appassionato di Brunello e vino in generale, sentire queste cose da personalita’ importanti produce il solo effetto di aumentare la mia diffedenza verso il settore enologico, pur sapendo ovviamente che la maggior parte dei produttori svolge onestamente il proprio mestiere.

  4. Pensa Franco, che due anni fa facemmo una degustazione alla cieca a Montalcino con circa 50 brunelli annata 2001. Eravamo una trentina di forumisti e appassionati (taluni parecchio competenti). Io stesso ero in un tavolo con 3 persone di rango. Ebbene, servito un brunello famoso che quell’anno becco’ quasi il massimo da Parker (immaginerai quale brunello) lo stupore di tutti e quattro fu immediato.
    “Sembra un merlottone della Costa Bolgherese”. Vegetale, cuoio,tabacco,rimandi quasi cioccolatosi, e poi il colore rubino violaceo scuro,fitto.Nel bicchiere era denso,estratto,e il legno segnava non poco. Insomma sembrava tante cose,fuorchè brunello. Stile del produttore??

  5. E i concimi nel vino pugliese? “È vero che il fosfato di ammonio è la base dei concimi, ma viene usato anche in cantina come attivatore dei saccaromiceti, gli enzimi. E poi, visto che i controlli incrociati di Nas, Fiamme Gialle e Consorzio hanno funzionato, perché fustigarci? È entrata in commercio solo una minima parte del vino adulterato. Basta con questo tiro al piccione. Il vino italiano non è mai stato buono come oggi”.

    ma come, prima dice che è solo mero zuccheraggio… poi ci sono i fosfati di ammonio… poi dice che tanto i controlli hanno funzionato e quindi di cosa lamentarci… solo una piccola parte (ma quanto piccola?? e se qualcuno se la è già bevuta?? a chi fa causa?) è entrata in commercio…

    bell’esempio di come girare intorno alla storia senza ammettere le verità!! utilizzando vocaboli tipo … mera.. poche…piccola parte… condito poi con dei bei paroloni in termini tecnici (attivatore dei saccaromiceti, gli enzimi)..

    mahg qualche dubbio sul fatto che sia completamente all’oscuro di tutto mi rimane!

  6. Salve Franco,
    tutta questa vicenda sta davvero prendendo una bruttissima piega…e rischia di investire tutte le denominazioni storiche d’Italia….il mondo del vino si sta spaccando in due….i garantisti e modernisti che dicono”…e che sara’ mai…..infondo anche il Brunello si deve svegliare!!!Ormai sono rimasti davvero quattro MATUSA (…e noi sappiamo quali….) a fare il Brunello tradizionale e tipico …..e’ ora di dare una svecchiata a tutto il comparto!!E quelli che (spero siano la maggioranza)credono che il vero valore di una denominazione sia nella storia che si porta dietro,nel territorio e……anche nei produttori….quelli seri che amano davvero Montalcino….prima che il puro profitto.
    Siccome anche nel Chianti….aime…..stanno aleggiando nuovamente….ipotesi di un’ulteriore variazione al disciplinare…….spero, che quest’idea non prevalga su tutto e tutti……..la storia le tradizioni in Toscana sono fondamentali,possono sembrare talvolta obsolete….ma credo in una societa’ come quella di oggi del tutto appiattita su tutto la tipicita’ forse e’ una delle ultime cose che ci e’ rimasta……allora porca miseria….dinfendiamola davvero…!!!!!!

  7. mi permetto di fare una precisazione di carattere tecnico in quanto il signor Parker der Tufello è meglio che continui solo a degustarli i vini… il mestiere dell’Enologo è meglio lasciarlo fare ad altri. L’uso del Fosfato d’Ammonio è usato come attivante di fermentazione; nello specifico però sono i lieviti saccaromiceti (Saccharomyces Cerevisiae) ad essere attivati i quali poi producono enzimi. Da ciò si deduce che i LIEVITI non sono ENZIMI come erroneamente riportato (“giusto” il contenuto espresso da Cernilli ma clamoroso errore di forma. voto: 4 )

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  9. Cernilli, a prescindere dalle sue idee – che possono non essere condivisibili (io non le condivido quasi mai, ad esempio), ma restano legittime – non è certamente uno sciocco ed anzi è un uomo di mondo.
    Su alcune cose infatti ha pienamente ragione.
    Ad esempio ha ragione quando invoca l’intervento dell’ordine dei giornalisti nei casi di mancato rispetto delle norme deontolgiche. Sempre però, aggiungo io: e non solo in questa circostanza, visto che molto spesso, anzi spessissimo, l’informazione vinicola è scorretta, collusa, intortata, mescolata con la pubblicità, coinvolta nelle doppie morali, etc. Perchè allora nel caso Brunello si dovrebbe intervenire e negli altri casi no? Eppure la casistica abbonda, anche e soprattutto nella cosiddetta stampa specializzata.
    Cernilli ha buone ragioni dialettiche anche quando si arresta al versante formale della questione: ci sono l’1% di vigneti irregolari? Bene, si agisca e si sanzioni su quelli, senza dietrologie. Non fa una piega, è vero. E in fondo è quello che sta accadendo. Le cose però cambiano quando non solo i vigneti “sanno” di merlot, ma anche i vini delle aziende coinvolte “sanno” di merlot (e, a naso e a gusto, più dell’1%). Diciamo comunque che due indizi non fanno ancora una prova, sebbene mi paia strano che il merlot “vada in altri vini” se il Brunello della stessa cantina che lo produce ha poi il sapore del merlot.
    Cernilli non sbaglia, inoltre, quando dice che non si può trasformare un possibile incidente o errore burocratico (i “brogliacci”) in un capo d’accusa. E’ vero: dell’indagine in corso si conosce troppo poco per trarre conclusioni che, se affrettate, potrebbero essere inutilmente dannose per le aziende coinvolte, il Brunello in generale e tutto il settore. Quindi, massima prudenza.
    Del resto, se è vero che gli inquirenti stanno andando ben più a fondo nelle indagini, in caso di irregolarità non si fermeranno certo a punire lo scarto dell’1% degli ettari riscontrtati. Se fossero vere le voci di sequestri di pc e documenti in decine di aziende, perquisizioni in uffici e abitazioni, e di allargamento a 360° delle investigazioni, quello che a Montalcino non va verrà fuori, qualsiasi cosa esso sia.
    Il timore è che non sia un’inezia, la speranza ovviamente è che non emerga nulla.
    Il che non toglie naturalmente che il Brunello non debba sapere di merlot, sia che dipenda da uve irregoalri che da miracoli divini.
    Ripeto però: separiamo i fatti dalle opinioni. Dibattiamo sulle seconde ma lasciamo che i primi seguano il loro percorso giudiziario.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  10. Curioso. Sul forum del GR Cernilli si lamentava dei consumatori ricchi dell’ultima ora, quelli che amano i vini paraculi e che non sono in grado di capire quelli puri e sinceri. Poi sostiene un’azienda come Banfi, che certo ha un’idea della tradizione particolare. Vabbeh, se c’è una cosa che ho capito è che certi critici enologici sono come certi critici cinematografici che esaltano i film asiatici di tre ore in cui non succede una mazza, ma intanto alla proiezione dormivano e non vedevano l’ora di andarsene…

  11. Una cosa e’ certa: chi vuol correggere il gusto del vino non ha certo bisogno di qualche grappolo di caberlot, di lasciare piantine scomode fotografabili in vigna, di manomettere la contabilita’ di consegna dal vigneto alla cantina e quella di movimento della produzione in cantina, tutte cose complicate e con tanti rischi di troppi testimoni scomodi, grane col consorzio, brutta nomea in paese, banche che si mettono a ridere se chiedi un credito, eccetera. Bastano poche gocce per botte di un kit di aromi sintetici che si comprano in Internet ormai da qualche anno, in due ore di una sola notte e senza testimoni il titolare stesso farebbe quello che vuole e nessun altro se ne accorgerebbe, ma neanche in famiglia. O si torna alla produzione virtuosa, solare, sincera, in modo convinto e con garanzie di controlli affidabili e non artefatte, a prezzi veri e non gonfiati dal marketing, oppure tra un po’ ciascuno si fara’ il “suo” vino in casa comprandolo in bottiglione al supermercato e aggiungendo a piacere aromi e gusti vari. Questo e’ il vero pericolo: un brunello “fai da te”.

  12. sottoscrivo in pieno l’intervento di stefano tesi. aggiungo, che i colleghi più diplomatici, se pensano di difendere i produttori con interventi a calmare le acque, non fanno altro che aizzare gli inquirenti. sulla questione della riunione di oggi, mi hanno detto – come ho scritto sul mio blog – che possono partecipare: i produttori, i familiari dei… e i delegati. e se molte aziende ufficialmente non soleveranno la questione dei vitigni internazionali nel disciplinare, ci potrebbe essere qualche “delegato” suggeritore. moscadello docet.

  13. io scrivo in quanto produttore non coinvolto ma, ugualmente ed ingiustamente danneggiato dal vergognoso articolo dell’Espresso. Non giudico l’intervento del Sig. Cernilli, in quanto non mi sono mai trovato in accordo con lui ed anche in questo caso in larga parte non lo sono, non si può passare da un eccesso all’altro, così disinvoltamente come fa lui, perchè se è vero (come lo è) che sui produttori di Brunello sotto indagine si è buttata tanta schifezza in modo volutamente equivoco, non posso dire lo stesso per quanto attiene il vino adulterato. La frode è gravissima ed i nomi di tutte le aziende coinvolte devono essere resi pubblici. Da anni esistono imbottigliatori che pur di avere il primo prezzo, usano organizzazioni dedite alla truffa che reclutando appositi prestanome,producono per quei furboni del primo prezzo impossibile, vini sofisticati o dalle denominazioni inesistenti e poi, facendoli girare per un paio di altre società di comodo, le fanno arrivare alle loro cantine per il confezionamento in brik , dame, bottiglioni o normali (di formato) bottiglie da 750 ml. che poi devono andare in vendita a prezzi che sono impossibili per tutti i produttori onesti. Possiamo forse dire che questi nomi debbono essere tenuti segreti perchè non sono stati loro a fare la frode in prima persona? Io non credo, anzi ritengo che debbano essere i primi ad essere messi “in cella” ed a non poter usufruire di alcun sconto di pena. I “furbi fanno male alla salute pubblica ed alla economia tutti quei contadini che lavorano il vigneto, anche quanto c’è pioggia o neve o caldo asfissiante, mentre i furbi che comprano un prodotto sottocosto, sanno benissimo quello che stanno facendo ed impediscono la vendita dei vini “veri”. Se io compro e rivendo un kg. di oro a 20 Euro, non posso dire di non sapere che stavo comprando del Falso e lo stesso vale nel caso in cui compro e rivendo barili di petrolio a 20 Euro.
    Tornando a Montalcino, ritengo profondamente ingiusto sbattere in prima pagina, durante il vinitaly e senza alcun giudizio della magistratura competente, aziende con secoli di onorata storia enologica che hanno fatto e stanno facendo da portabandiera del settore, nel mondo. Dall’Espresso, mi sarei aspettato che, prima di mischiare tutto in un calderone, ci avesse detto che avrebbe chiuso la sua guida dei vini e licenziato quegli “Esperti” che hanno dato negli anni la patente di tipicità e qualità a quei vini che oggi associano alle adulterazioni a base di acido muriatico. I primi ad ingannare i consumatori sono stati loro spacciandosi per quegli esperti che poi, evidentemente non sono, così come lo stesso editore se proprio voleva fare scandalo, bastava che dicesse che il figliuolo, si candidava per “il nuovo” partito Democratico che ha come capolista in Campania la moglie di quel grand’efficentone di Bassolino (Er Monnezza), quello si che è uno scandalo. poteva anche raccontarci di quando il padre con la Olivetti ha riempito tutti gli uffici pubblici con computer obsoleti fatti passare per il meglio della tecnologia, da funzionari pubblici compiacenti. io spero che al Gruppo l’Espresso, tutti i produttori abbiano la compiacenza di non mandare più vini da degustare, almeno la prossima volta potranno fare del giornalismo spazzatura, senza andare in conflitto con quello che scrivono i loro “professori della degustazione”

    Che i disciplinari siano vecchi e fuori dalle evoluzioni del mercato lo sappiamo tutti, così come sappiamo che necessita cambiarli se si vuole vendere di più e rispettare le regole, quello che non capisco è la voglia di difendere a tutti i costi una tradizione che vale solo per i vini, dimenticandosi poi che questi vanno abbinati ai cibi e quì, Espresso e Gambero in testa, dimenticano la tradizione e si tuffano a piè pari sull’innovazione. Vino ottenuto da sistemi e disciplinari tradizionali mal si sposa con la cucina molecolare o con i bizzarri abbinamenti dei ristoranti che ci vengono propinati come esempi da seguire. Quindi almeno per entrare in sintonia con il proprio cervello, o si chiede di abbolire la tecnologia ed il marketing, oppure si accetta di adeguare disciplinari storici a quello che è il mercato, che “quasi tutti” fanno e che, ha reso il Brunello ancor più celebre e vincente nel mondo.
    Lascio a voi il commento e mi rimetto a scrivere lettere ad importatori di tutto il mondo che mi chiedono dichiarazioni che garantiscano che io non sono tra i banditi che hanno dato argomenti per articoli spazzatura e che mai pagheranno per i loro misfatti.
    Valentino

  14. Ribadisco: per fare il Brunello non servono chiacchere, trucchi o tarocchi.
    Serve un buon sangiovese, serve il tempo e, soprattutto, un buon vignaiolo. Così come un vino bio non è buono per il fatto di essere tale ma solo se è fatto bene.
    Tutto il resto è fumo, fiction, quando non truffa. E francamente sono stufissima di sentir pontificare gente “guidaiola” che non vede più in là del proprio tornaconto, anche se a rimetterci è l’intero sistema vino italiano.
    Fra l’altro: ma qualcuno si ricorda che stiamo parlando di una DOCG e che la certificazione di un falso Brunello da parte del Consorzio e delle Commissioni Camerali di assaggio è atto pubblico penalmente perseguibile?

  15. al signor valentino, vorrei far presente che il direttore delle guide espresso ha preso le distanze dalla prima del settimanale omonimo. ma soprattutto, per quanto riguarda i ristoranti, che la guida espresso ha molto a cuore una cucina di – buona – di solida tradizione. af

  16. non mi stupiscono le dichiarazioni di Cernilli, sul forum del GR è spesso intervenuto in difesa di “brunelli” che molti forumisti criticavano aspramente per essere poco/niente espressivi del territorio, Banfi poi è sempre stato uno dei vini più attaccati da chi ha un minimo di conoscenza dell’espressione del sangiovese a Montalcino.

  17. Ziliani, ma lei ci fa o ci e’?
    Non ci sono prove che il Merlot sia stato aggiunto al Brunello, quello che sappiamo adesso e’ che (dice Cernilli) “alcuni produttori hanno invece iscritto all’Albo del Brunello 17 ettari di terreni, meno dell’1% del totale, coltivati a merlot […] E poi l’uva prodotta in quei terreni serviva per altri vini.”
    Io non voglio fare il difensore di nessuno. Puo’ darsi che in futuro si dimostri che Cernilli ha torto, ma lei adesso sta facendo scandalismo di bassa lega.

  18. Questione di gusti e di scelte. C’é chi ha scritto un articolo, già citato, intitolandolo “Viva Banfi”, e chi invece sui vini di questa azienda, tre anni fa, non oggi, scriveva queste cose, che mantengono un’incredibile attualità, come fossero scritte oggi:
    http://www.winereport.com/winenews/scheda.asp?IDCategoria=14&IDNews=1467
    Altro che fenomeno limitato ad alcuni vini della vendemmia 2003, l’arrangiamento ampelografico dei vini a Montalcino!

  19. L’espresso ha espresso una verità o no? Sono convinto che l’articolo, sbattuto in prima pagina, sia stato calcolato per farlo uscire porprio in prossimità del Vinitaly per fare più effetto, ma che magari giaceva in archivio già da tempo. Ma quello che dobbiamo chiederci è che sia tutto vero o meno. Qui c’è di mezzo la salute di tutti noi amanti del vino (ovviamente non parlo del Brunello taroccato ma dei presunti veleni nei mosti pugliesi). Si riuscirà a fare veramente chiarezza, ad indagare fino in fondo? Smettiamola di mettere la testa sotto la sabbia e fare finta di niente…
    Gli pseudoveleni che ingeriamo oggi avranno i loro effetti negativi sulla nostra salute tra qualche anno, come può succedere con le diossine della bufala e come è stato per l’inalazione dell’amianto. Capisco che si voglia proteggere un comparto così importante per la nostra economia, ma non bisogna farlo ai danni della salute pubblica.
    Cordiali saluti.

  20. Mi sembra che il problema sia ben al di là di una piccola quantità di merlot nei vigneti. Alla fine se uno vuol sofisticare i mosti li può far anche arrivare.
    Mi sembra più importante quello che ha scritto Arnaldo e cioè che nel 2001 sembrava di essere ad una fiera del negroamaro o magari merlot sovrammaturo.
    Non so che uve abbiano usato, ma suppongo che forse più importante era il tannino liquido, gli aromatizzanti e i coloranti, questi ultimi per certi enologi sono la norma. Ah dimenticavo il concentratore.
    Magari si limitassero all’aggiunta di merlot. Quella fino ad un certo punto sarebbe anche comprensibile.
    Meno male che comunque quei 5 o 6 nomi affidabili ci sono. Che anche il mercato abbia premiato Soldera è una prova che alla fine i grandi escono fuori.
    Nonostante mi abbia detto che estrae a 38 gradi cosa che credo sia chimicamente impossibile…ne sapete di più?

  21. Eliseo, non sono solo 5 o 6 i nomi affidabili! La stragrande maggioranza dei produttori di Montalcino, anche quelli che poi magari non fanno dei grandi vini, perché hanno vigneti non in posizioni ideali, perché magari li massacrano con vinificazioni sbagliate ed eccessi di legno (fusti vecchi ormai semi-marci o piccoli fusti tostatissimi di rovere francese), perché gli manca la giusta comprensione dell’esprit du terroir, fanno vini ampelograficamente impeccabili, che rispettano in pieno il disciplinare di produzione. Io stimo in una ventina, alcuni influenti, il numero dei produttori che in un modo o nell’altro non rispettano le regole e fanno di testa loro. Per cui, discorso dei fuoriclasse a parte, perché i vini di Soldera, Palmucci, Giulio Salvioni sono outstanding e fuori concorso, seguiti nelle migliori annate dai Lisini, dai Col d’Orcia, dai Mastrojanni, dai Capanna e poi da un bel mannello di piccoli, emergenti, ambiziosi, tipo Il Colle, Gianni Brunelli, Gorelli Le Potazzine, Uccelliera, Marroneto, Caprili, ecc. ecc. , io credo che il consumatore si possa fidare dei vini di Montalcino, del Brunello e anche del Rosso di Montalcino, che ad esempio con l’annata 2006 oggi in commercio, é uno dei vini italiani più interessanti. Dal punto di vista del rapporto qualità-prezzo. Queste aziende devono fare in mondo che furbetti e stregoni vari non abbiano a compromettere la credibilità del loro lavoro e di Montalcino come simbolo, insieme al Barolo e al Barbaresco, dei grandi vini rossi italiani espressione di grandi uve e di terroir d’eccezione.
    Ora leggo qui http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080409/tso-italia-brunello-89ec962.html che molte aziende a Montalcino temono che quanto accaduto (e la confusione tra le notizie sui Brunello “riveduti e corretti” al Merlot e le notizie relativa al vergognoso caso di sofisticazione, che investe vini di bassa lega, assolutamente non confondibili con il Brunello) possa creare problemi commerciali e d’immagine al grande vino Docg base Sangiovese. Giustissimo, magari se fossero stati un po’ più coraggiosi in passato e non avessero accettato in maniera tacita, tanto il Brunello tirava e si vendeva bene, uno stato di cose che non nasce oggi, ma che dura da diversi anni, questi problemi, venuti alla ribalta alla vigilia di Pasqua (ma l’inchiesta risale a diversi mesi fa) non sarebbero nati. Insomma, un po’ di coraggio in più non sarebbe stato male…

  22. Brunello taroccato, Chianti al Montepulciano, vino adulterato…
    Poche righe alle già numerose e più autorevoli scritte in queste ultime settimane.
    Si, si sapeva, si sa. Quando domandavi “sei stato all’anteprima…? ma, qualcuno
    era così nero, pronto, morbido, non sembrava neanche Brunello”. Era, è, Brunello.
    E’ l’interpretazione del Brunello per il mercato estero, per i mercati emergenti
    (grandi intenditori ?). Uno dei problemi che si creano è come dice quel produttore,
    che il vino ed il cibo prendono due vie diverse. Mentre il produttore fà l’occhiolino
    alla fusion, al sushi, nel piatto sosta quel che rimane della cucina tradizionale.
    Perchè è dura abbinare vini dolcioni con la nostra cucina, quella toscana.
    Ma poi se c’è questa necessità, basterebbe aggiungere all’etichetta del brunello o
    del Chianti, e speriamo non al Barolo, la frase “only for export”.
    Gratificante per lo “straniero” che li verrà proposto un vino fatto su misura,
    nell’attesa di assaggiare il “babbo”, quello che bevono solo i toscani !.
    Certo che questi ultimi mesi tra Bresaola brasileira, Bufala alla diossina, i vini…
    Che fatica spiegare a tutti i clienti. E che occasione mancata per molti
    per fare bella figura con poco, bastava dare del birbante a quei produttori che
    per esigenze di cassa, cantine milionarie ecc, hanno bisogno di vendere.
    Alle aziende coinvolte potrebbe affiorare anche la soluzione.

    Dalla prossima vendemmia, un Cru di Brunello l’ancien
    solo da uve Sangiovese Grosso, no cloni R6…, maturato in contenitori di rovere.
    Potrebbe essere una buona idea.
    Nel frattempo torno a districarmi tra i tavoli, illustrando le IGT toscane prodotte da
    uve Sangiovese e Merlot, affinate in barrique d’Allier.

    Praticamente dei Brunelli.

  23. “se io produco Brunello di Montalcino, mi iscrivo all’albo del Brunello di Montalcino”…! Ah ah ah ah ah ah!!! Buona questa!!!
    Se io produco… m’iscrivo….troppo forte!
    UN disciplinare veramente servirebbe in questo paese, UNO SOLO: quello che imponesse di sapere di cosa si sta parlando prima di dire stronzate. Chissa’ quanti milioni di coglioni sono convinti che se si vuole produrre il DOCG X, si va e “ci si iscrive all’albo X”!
    Dio regalami un sogno: un domani sperabilmente molto vicino in cui chiunque se vuole possa VERAMENTE piantare o estirpare quello che vuole dove vuole e vinificare cio’ che vuole come vuole nella quantita’ che vuole. Alla facciaccia delle denominazioni, della fuffa pubblicitaria e di tutti i mercanti nel tempio. E felice il giorno in cui chi beve si fidera’ delle proprie papille gustative e basta.

  24. Sono felice che il direttore delle guide dell’Espresso abbia preso le distanze dal proprio Editore ma, visto che questi lo ha messo nel ridicolo, dovrebbe fare ben altro che una “inevitabile” presa di distanza.
    Per non essere come i ns. politici, qualche volta possiamo manifestare con i fatti il ns. dissenso e non con le parole.
    Per il modo in cui è stato fatto l’articolo (o meglio, gli articoli), la rivista ha creato tantissimo allarmismo nei consumatori di tutto il mondo e cosa ancora più grave, il tutto è stato pubblicato all’inizio del Vinitaly. E’ ovvio che non si voleva fare del semplice giornalismo ma, si voleva creare il grande Scoop per trarne vantaggio economico, infischiandosene poi se questo modo di fare, avrebbe danneggiato tantissimi operatori. il settore non vive solo di aziende che concludono il ciclo con l’imbottigliamento ma ci sono, anche qualche centinaia di migliaia di contadini che producono grandissime uve che poi vengono vendute ai vinificatori ed imbottigliatori, chi li difende questi signori? il suo editore si garantisce in seggio in parlamento, una pensione a vita e fa affari sulla pelle della povera gente ma, “gli altri” vorrebbero poter vivere decorosamente ed onestamente dei propri sacrifici. Per cortesia direttore, faccia un gesto dovuto e faccia in modo che il suo editore provi anche lui a perdere la faccia con quelle sue guide che ha bellamente sbugiardato.Valentino

  25. Non é possibile che per seguire le tendenze della cucina si modifichino i disciplinari, é assurdo, come é assurdo modificarli per seguire le tendenze del mercato. Il mercato cambia repentinamente, mentre cambiare qualunque assetto del vigneto comporta dai 3 ai 5 anni di attesa prima del risultato. Sarebbe un suicidio, é impensabile!
    E poi esistono le IGT per fare tutto quello che le mode si inventano. Non bastano la falegnameria di tutto il mondo, la chimica, il concentratore e l’osmosi inversa? Allora é proprio vero che volete fare il vino senza l’uva! E vi scandalizzate pure se si presentano NAS e GdF ai cancelli?

  26. Io capisco il rispetto per un vino ampelograficamente corretto, ma da consumatore sono anche interessato alla qualità.
    Voglio dire, avere vitigni in zone non ideali non permette di esprimere un terroir al suo massimo livello.
    Sarei curioso di conoscere l’evoluzione storica degli impianti a Montalcino, ma ho il sospetto che ben pochi vigneti facessero Brunello sotto una certa altezza fino all’arrivo di Banfi.
    Quindi visto che parliamo della più prestigiosa zona vitivinicola italiana, una classificazione più articolata sul modello borgognone non so.
    O una classificazione bordolese, che senz’altro sarebbe un più valido strumento di marketing.
    Vedo quello che è successo a Kirwan in Margaux, dopo alcuni anni hanno cacciato Rolland perchè non rispettava lo spirito del territorio e questo si sono accorti che stava diventanto lesivo dell’immagine.
    Lì non era aggiunta di vitigni non permessi, ma metodi di vinificazione che non esprimevano le qualità del territorio.
    Quindi mi sembra che la battaglia a Montalcino si debba combattere su più fronti.
    Credo che si possa parlare di espressione di territorio quando alla cieca si possa dire se un vino sia di una zona o di un’altra. Mi sono accorto che con un poco di esperienza è possibile differenziare i villages del Medoc. Mi auguro un giorno di vedere lo stesso a Montalcino.

  27. Improvvisamente oggi Cernilli esprime dettagliatamente il suo pensiero sulla vicenda dei Brunello al Merlot in questo commento, pubblicato sul forum del sito Internet del Gambero rosso:
    http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?p=244107#244107
    da leggere attentamente
    Addenda: Volete leggere come la grande stampa, i grandi quotidiani nazionali trattano la vicenda del Brunello al Merlot? Andatevi a leggere questo articolo, “di colore”, non l’hanno nemmeno affidato ad un collaboratore che si occupa di cose vinose, pubblicato oggi sulla Stampa http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200804articoli/31748girata.asp che riporta tra l’altro queste considerazioni: “Casomai, ma questo il conte non lo dice, Montalcino e il Brunello dovranno rivedere regole forse troppo severe”. E poi riporta il “pensiero” di uno che a Montalcino ci vive e ci lavora, Roberto Cipresso, “wine maker e scrittore”, quello dell’Ateo e della Quadratura del Cerchio, che afferma che occorre “capire che le leggi sono rimaste ferme e il mercato e le tendenze sono andati avanti, e non solo negli Usa”. Mi sa tanto che la sorte del Brunello è già segnata, se tanti, e anche chi il Brunello dovrebbe difenderlo a spada tratta, dicono apertamente queste cose… Una cosa è certa, e si provino a smentirmi: nella riunione di ieri c’è stato chi ha avuto la faccia di tolla di proporre la modifica del disciplinare del Brunello. Una minoranza, a cui subito è stato fatto notare che era tale, ma una minoranza che non si vergogna, dopo quello che è successo, di esprimere queste idee…

  28. Sono pienamente d’accordo che il Brunello di Montalcino DOCG deve rimanere tale perchè è un vino CHE HA UNA SUA STORIA, che se è apprezzato in tutto il mondo è grazie al suo “rigido” disciplinare. E’ un vino che come pochi altri ha una sua vera identità. A nessuno si nega di produrre vini diversi, basta chiamarli NON chiamarli Brunello. Però sono sempre più convinto (è un mio modesto parere di semplice appassionato) che le DOC sono troppe e soprattutto non sono tutte veramente riconoscibili, quindi inutili.
    Ad una degustazione alla cieca, sfiderei i guru dell’assaggio a distinguere un Sangiovese di Romagna da un Colli Pesaresi, o un Conero da un Rosso Piceno, o un Verdicchio dei castelli di Iesi da uno di Matelica, un Salice Salentino da un Copertino e via dicendo. Penso, è sempre in mio parere, che siano i vari produttori a fare la differenza in termini di qualità. Il sistema AOC è un buon esempio, ma anche le DOC del Friuli che si distinguono in aree ben definite, con le loro precise caratteristiche, lo stesso dicasi per l’Alto Adige ed il Trentino. Per molte regioni, invece, sembra che si rincorra il primato di averne di più. Vorrei sapere se sto dicendo eresie.
    Cordiali saluti.

  29. Alvaro, tutto questo dibattito su “cosa c’é nel vino” mi ha fatto pensare anche io… a tutto quello che si potrebbe mettere nel vino legalmente…forse tre regole fondamentale per qualsiasi DOC(G) dovrebbero essere: 1. vietato il diserbo chimico; 2. vietato l’impiego dei concimi chimici; 3. vietato l’impiego dei lieviti alloctoni…
    così potremmo cominciare sentire di più il sapore del terrior della denominazione

    a proposito, forse sbaglio, ma credo che sia legale aggiungere durante la fermentazione tulmultuoso, nel DOCG Brunello di Montalcino, mosto concentrato rettificato (MCR), che potrebbe venire fuori della zona della denominazione, di qualsiasi vitigno, basta per la legge che viene registrato nel apposito registro aziendale

    saluti

  30. Caro O’Byrne, il mosto concentrato rettificato è permesso in qualsiasi denominazione e la sua origine è, come disse quella volta De Gaulle “…un vasto programma!”.
    Noi ci si vanta, rispetto ai cugini francesi, di non permettere lo zucchero, e non ci rendiamo conto di quale nefandezza autorizziamo per legge!
    In poche parole, poltiglia che può solo portare detrimento al profilo aromatico e organolettico di un vino. Lo zucchero, a saperlo usare, esalta la finezza e la distinzione aromatica, quindi la varietalità e tutto ciò che ne consegue.
    Quanto sono stupidi i francesi…
    E nel vino ci dovrebbe essere solo vino e i suoi costituenti naturali, senza nessuna aggiunta, perchè di suo ha tutto quello che serve per essere un prodotto salutare, preso nella giusta dose.

    Cortdialmente,

    Alvaro pavan

  31. Alvaro, sono d’accordo con te, il buon vino non ha bisogno di nessun aggiunto, forse solo un po’ di metabisolfito e dei buon travasi…non sapevo che De Gaulle abbia parlato dei “vasti programmi”, communque credo che le loro AOC sono un attimo più avanti delle ns. DOC(G), potremmo imparare!

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