Brunello di Montalcino “non conformi”: così la pensa Carlo Ferrini

Una grande moratoria, un colpo di spugna, oppure un intervento politico dall’alto, che blocchi e azzeri tutto, nel superiore interesse del Paese, visto che il Brunello di Montalcino è uno dei simboli del made in Italy e salvaguardarne le sorti è fondamentale, è la proposta, che lascio ai voi giudicare, di Carlo Ferrini, notissimo agronomo ed enologo consulente (anche di aziende di Montalcino), per uscire dal cul de sac, dalla situazione pericolosa in cui si è venuto a trovare la celeberrima Docg toscana.
Ho raccolto le opinioni di Ferrini, alla presenza di Ernesto Gentili, co-curatore della guida dei vini dell’Espresso, che ne è testimone, in Spagna a Ronda, in Andalusia, nel corso dei lavori del wine summit internazionale Wine Creator cui tutti e tre siamo stati invitati, loro due come relatori, io come semplice giornalista, presente come tanti altri colleghi esteri, dagli editor di The World of Fine Wine e di Decanter Neil Beckett e Guy Woodward a John Salvi, Fernando Melo, Alan Tardi, Eleonora Scholes, ecc. ecc.
Anche se avevo detto che sulla situazione di Montalcino per un bel po’, a meno di clamorose novità non avrei più scritto per un pezzo, avendo l’opportunità di incontrare Ferrini, di poter parlare tranquillamente con lui tra una fetta di jamon iberico de bellota o Patanegra e una serie di tapas, non potevo (avrei fatto violenza alla mia anima di giornalista, magari solo “blogger aspirante giornalista”, con 25 anni di esperienza, come ha annotato qualche minus habens in giro per siti e forum) non chiedere a Ferrini un commento su quanto è accaduto a Montalcino, sulle prospettive, su come si possa uscire, nella maniera più indolore, da questa situazione che rischia oggettivamente di danneggiare l’intero comparto produttivo ilcinese.
Quello che mi ha dichiarato Ferrini, quello che ho deciso di pubblicare (non tutto perché alcune sono osservazioni molto pesanti che preferisco tenere in stand by, anche se è tutto segnato e tutto, lo ripeto, è stato espresso alla presenza di un testimone) è qualcosa che farà sicuramente riflettere e che mi limiterò a riportare senza alcun commento da parte mia, riferendomi a fare esclusivamente cronaca, mentre prima di esprimere altre opinioni sulla vicenda Brunello dovrà passarmi l’incazzatura, ebbene sì, e la delusione che taluni atteggiamenti (rileggetemi qui per capire meglio) di svariate persone e dell’insieme del mondo produttivo di Montalcino, dove pensavo e probabilmente mi sbagliavo di avere degli amici, mi hanno causato.
Sulla ben nota vicenda dei vini “non conformi al disciplinare di produzione” Ferrini, ripeto, persona informata dei fatti, non ha avuto difficoltà ad ammettere che qualcosa di vero ci fosse, che alcuni vini potessero non essere in regola, per vigneti dove il Sangiovese conviveva “more uxorio” con altre uve, o altre irregolarità, ma si trattava di “roba di poco conto che poteva essere risolta internamente senza clamori”.
Per Ferrini, che mi ha fatto osservare che una cosa del genere in Francia non sarebbe successa, che alla stampa non sarebbero arrivate le notizie che sono arrivate e che la stampa si sarebbe comportata diversamente, tutto è nato a causa di un produttore (Ferrini ha fatto anche il nome, ma io preferisco non riportarlo) che avrebbe più volte inviato lettere anonime alla Procura di Siena e che oggi, secondo quanto consta a Ferrini, figurerebbe addirittura come consulente della Procura di Siena, insieme a due persone, due importanti ricercatori che collaborano con la sua azienda, e ad un noto enologo, che non ha consulenze a Montalcino, nello sviluppo delle indagini.
Fare in modo che questo caso finisse alla Magistratura è stato, opinione di Ferrini, un clamoroso errore, qualcosa di assurdo che rende molto difficile, se non impossibile, uscire da questa vicenda, che potrebbe avere effetti deflagranti.
Secondo l’enologo toscano, consulente tra l’altro dell’azienda Casanova di Neri, destinataria, mi ha confermato Ferrini, di un avviso di garanzia per irregolarità varie, di poca entità, commesse, sarebbero coinvolte qualcosa come ben 90 aziende e quindi ben pochi possono ergersi a puristi, scandalizzarsi, gridare all’untore, perché sono tanti i vini che a rigore di legge non sono perfettamente in regola e tante le corresponsabilità. E a livelli diversi.
Per Ferrini, il caso Brunello è un caso che coinvolge un po’ tutte le denominazioni di origine italiane, che hanno tutte fior di problemi e scheletri nell’armadio. Da questa ondata d’indignazione, da questa alzata di scudi dei puristi nei confronti degli “impuri” tutto il mondo del vino italiano e toscano avrebbe solo da perderci, perché nel mondo sono ormai molti i segnali che parlano di una sorta di diffidenza, di paura (immotivata) nei confronti del Brunello dovuta al gran clamore mediatico che questa vicenda ha suscitato.
Ferrini da anni, e dice di averlo più volte sostenuto, era apertamente favorevole ad un cambio del disciplinare del Brunello, dettato più da ragioni personali di gusto, che da serie motivazioni tecniche, perché l’enologo, appassionatissimo dei grandi vini di Bordeaux, che vengono generalmente realizzati con il concorso, il mix calibrato di più uve, non crede nei vini monovarietali e pensa che possano ottenere risultati meno importanti dei vini ottenuti da un assemblaggio ragionato.
Pur essendo stato lungamente favorevole alla modifica del disciplinare (per la cronaca nel corso dei lavori di Wine Creator si sono espressi a favore di un suo aggiornamento anche il più noto giornalista francese, Michel Bettane e qualche altro collega estero, che evidentemente non apprezzano più di tanto il Sangiovese o credo nel potere magico delle uve bordolesi), Ferrini oggi è risolutamente contrario ad una sua modifica e giudica un errore clamoroso (in verità ha utilizzato un’espressione molto più colorita) proporlo in questa situazione.
Come si può uscire dunque, nella maniera meno dolorosa possibile, da questa situazione? Carlo Ferrini configura come ipotetici o un intervento d’autorità, dall’alto, un intervento chiaramente politico che prenda sotto tutela il Brunello, come prezioso bene del made in Italy (e della nostra economia legata al vino e al turismo del vino), e congeli, non so bene come e con quale effetti, l’inchiesta in corso e riconduca tutta la discussione in atto ad un discorso puramente interno, risolto tra le mura del Consorzio, ad una faccenda relativa al mondo produttivo e agli associati, senza che la stampa venga in alcun modo coinvolta.
Su questa ipotesi, fantascientifica, avrei tanto da dire, ma, come ho premesso, mi taccio, anche se con enorme fatica.
La seconda ipotesi, anche a proposito della quale non dirò niente, consiste in una sorta di grande moratoria – condono – indulto, che conceda a tutte le aziende produttrici di vini “non conformi” al disciplinare vigente del Brunello di Montalcino, un tempo ragionevole (un anno o due) per rimettersi in regola, operando in vigna o in cantina, a seconda dei casi e delle responsabilità.
Ovviamente i vini non in regola, già in bottiglia o da imbottigliare, verranno declassati, chi ha sbagliato pagherà, senza che nessuno venga linciato, messo alla berlina, criminalizzato. Questo, in sintesi, il punto di vista, significativo, autorevole, di uno dei più noti e mediatici wine maker italiani, di un enologo attivo in Toscana e a Montalcino, di un personaggio (lo ribadisco, di persona umanamente molto più simpatico di come pensassi, come simpatico, anzi un signore, è sempre stato con me anche Riccardo Cotarella, che ha sempre rispettato le mie critiche fatte ai suoi vini, non certo alla persona) che nel mondo del vino italiano di oggi è sicuramente un protagonista di peso.
Nel riferirvelo, conformemente a quello che Ferrini mi ha dichiarato, penso di aver fatto, come sono certo di aver sempre fatto scrivendo della vicenda del Brunello di Montalcino, il mio dovere di giornalista.
A voi, cari lettori di Vino al Vino, la facoltà, se lo vorrete, di giudicarle, di dire, con correttezza mi raccomando, rispettando come faccio io l’opinione di Ferrini, cosa ne pensate.

0 pensieri su “Brunello di Montalcino “non conformi”: così la pensa Carlo Ferrini

  1. direi che andremo quasi sicuramente sulla seconda, e cmq ‘immportante è che si continui a parlarne e che tutto non finisca nel solito dimenticatoio italico. certo però con calderoli vice premier e bossi ministro delle riforme anche la soluzione politica forse è possibile! 🙂

  2. Possibile che, in Italia, la “soluzione” dei problemi, in quasi tutti i settori, debba transitare esclusivamente attraverso operazioni di sanatoria o condono?
    Possibile che il rispetto delle regole risulti sempre una possibilità marginale, fastidiosa e, molto spesso, prerogativa degli sprovveduti?
    Mi viene in mente quando, anni fa, si trovarono tracce di un diserbante (atrazina), in misura superiore al massimo ammesso dalle norme, nell’acqua potabile di numerosi acquedotti del Nord Italia. La semplice, immediata, italica soluzione del problema fu quella di alzare il livello max dei residui ammessi……
    Cosa vuoi che sia una tolleranza del 10 / 15% di altre uve, aggiunte a fin di bene?

  3. Buon giorno,
    non credo attuabile (o forse SPERO NON ATTUABILE!!!) la prima ipotesi,mentre la seconda è ampiamente condivisibile.
    Ma non dovrebbe essere il consorzio a tutelare chi rispetta il disciplinare e avere già nel suo statuto ben chiare le pene per chi non osserva le regole???
    Io andrei oltre gli 1-2 anni di declassamento dei produttori…
    Non so come reagirebbero i consumatori… se un vino comunque piace credo che lo comprerebbero ugualmente,ma questa volta non come Brunello,ma come IGT con un’altro bel nome di fanasia da aggiungere in Toscana.
    V.I.V.B.

  4. gentile Ziliani,
    grazie per questo reportage, che fa apprezzare ancora di più il suo lavoro, difficile e appassionato.
    Ciò che lei scrive rende l’idea della complessità della situazione e dell’ineluttabilità di un chiarimento.
    Si dovrebbero far forza i responsabili, e capire che è il momento di farsi carico degli errori, soprattutto se si tratta di reati.
    Nessuno di loro, se ha un po’ di coscienza, può pensare di far pagare a chi non c’entra (a cominciare dai lavoratori che rischiano di essere messi a casa) il proprio operato. Non i lavoratori, ma nemmeno i soci innocenti del consorzio.
    Credo che il suo blog, con tutti coloro che vi intervengono, possa dare un bel contributo in questa direzione, e mi sembra che quanto lei ha scritto qui sopra vada in questa direzione.
    Non penso comunque che una procura della repubblica agisca sulla base di lettere anonime, e sicuramente avrà dei consulenti; altrimenti come potrebbe muoversi in un settore così speciale.
    Ma mi chiedo perchè si avvalga della GdF e non dei Nas.
    Quanto ai produttori onesti (ricordo che sono la maggioranza, anche se fossero coinvolte 90 aziende) credo che abbiano i loro problemi e le loro frustrazioni.
    Loro sono i soli a toccare con mano che in assenza di chiarezza il loro lavoro salta per aria. E sono la maggioranza.
    Sono d’accordo con Ferrini che sarebbe una sciocchezza mostruosa cambiare il disciplinare proprio in questo momento; e sarebbe altrettanto sciocco fare una campagna pubblicitaria in questo momento: soldi buttati.
    Invece bisogna fare le analisi.
    Prosit (e grazie).

  5. Un tarlo….un fastidiosissimo tarlo….e se sti “uainmecher” in realtà non riuscissero ad arrivare alla poesia di un Brunello di Soldera o di Biondi Santi se non truccando le carte ed il vino? Voglio dire: quando hai quaranta consulenze in tutta Italia ( ed il Trentino non è la Sicilia) cosa vuoi stare lì a sentire la vigna, capire il territorio e conoscere il clima……vai col tannino, aggiusta di cabernet ed accendi il concentratore! La prova di quello che dico? I vini dei “uainmacher” sono tutti uguali….come da protocollo!

  6. Caro Franco, l’idea del condono l’avevo già ipotizzata in un mio commento (ironico) ! D’altra parte in qualche modo la situazione deve venire sanata e l’interesse collettivo è più importante di un giustizialismo fine a se stesso.Cosa dovrebbe dire Ferrini in simili circostanze ?
    Ferrini in Toscana dagli anni novanta ad oggi è stato l’enologo che ha riscosso il più grande successo di critica, culminato nella produzione del “world’s best wine”come proclamato da WineSpectator e sul Gambero Rosso molti suoi vini ogni anno raggiungono il massimo riconoscimento.Il successo non si discute e anzi viene da chiedersi come e che metodologia impieghi per raggiungere tali risultati.I vini di Ferrini, sono dei vini “impattanti”cioè che si fanno subito largo in una batteria di vini in degustazione:i colori cupi,il tannino fitto e fine,il legno importante di quantità e qualità sono caratteristiche che colpiscono.Vini del genere devono venire progettati dal bicchiere a ritroso e non viceversa con una grande preparazione tecnica ed una spregiudicatezza che nasce,parrebbe quasi,da una lettura liberista dei disciplinari di produzione.Una tale lettura potrebbe non escludere nulla dalla lavorazione di un vino purchè non venga lasciata traccia verificabile analiticamente: l’unica regola d’oro, e d’altra parte in un mondo dove l’unico metro di valutazione universale risulta essere la degustazione come contraddire una simile interpretazione,ammesso e non concesso che così fosse ? Il resto sono solo chiacchiere.

  7. Ferrini si conferma persona molto intelligente, cambiare ora il disciplinare significa squalificare il marchio e da uomo di mercato sa benissimo che ora sarebbe la soluzione peggiore….poi, si vedrà.
    il problema secondo me è invece un po’ più profondo e ruota intorno all’idea che abbiamo del mercato e cosa si deve e non deve fare per arrivare sul/allargare il/entrare nel suddetto. Leggevo su agrisole della scorsa settimana una ricerca sui gusti prevalentei dei consumatori dei vari mercati, per cui, per es. agli amricani piacciono i rossi concentrati e corposi, mentre ai cinesi (che, io non lo sapevo ma penso che meraviglierà molti lettori, hanno più ettari vitati di USA e Australia messi insieme!!)piacciono i medesimi rossi, però con una nota più sul dolce. bene, se si ragiona solo ed esclusivamente con il mercato finiremo a dolcificare il brunello, così il mrcato cinese sarà più “penetrabile” così come ora lo abbiamo merlottato per gli americani. l’altra strada, che ritengo in salita, è invece quella di perseguire il medesimo obiettivo solo con tempi più lunghi e con l’educazione del consumatore. Purtroppo di questi tempi ritengo che la via seguita sarà prima o poi la prima, e questo vale sia x il brunello che per gli altri monovarietali italiani. E’ l’idea sabgliata del mercato che ci fregherà, perchè alla fine del percorso di omologazione a vincere saranno altri paesei che non hanno la nostra storia e tradizione ma avranno meno costi e vincoli, e sopperiranno al terroir con i progressi fatti in cantina, un po’ come diceva Cristiano nel post precedente. I vini si costruiscono nel bicchiee e si va a ritroso, il percoso è contrario ma tant’è, that’s the way of the world. E, guardate bene, la stessa cosa accade, purtroppo, anche per altre “eccellenze” del nostro patrimonio enogastronomico…
    non ho sinceramente molta fiducia sui futuri sviluppi della questione, ma l’unica soluzione sta, a mio parere, nell’educazione alimentare che, visto lo stato di salute generale di noi ricchi occidentali prima o poi si affermerà….perchè lo vuole il mercato!

  8. Scrivo dopo un altro Francesco di cui condivido in pieno l’intervento. Non capisco pero’ per quale ragione Ferrini, con il successo che la denominazione “IGT” Toscana riscuote (all’estero e anche in Italia) ritiene che si debba cambiare il disciplinare dei vini DOCG e introdurre una flessibilità per la quale già in realtà esiste una denominazione. Siccome l’unico risultato sarebbe a termine che i grandi produttori “forzerebbero” il mercato e il Brunello a termine non si distinguerebbe più da altri IGT il risultato mi sembrerebbe un impoverimento della cultura vitivinicola italiana (e di montalcino in particolare). E’ questo cio’ che vuole Ferrini (e molti altri)? Credo che i “bordolesi” che ama molto li possa trovare senza problemi in Francia, USA, ed anche Italia senza intaccare l’identità di altre denominazioni. Forse il perdono, che ha un contenuto più “etico” del condono (istituto certo giuridico ma ormai svilito in Italia), si puo’ prevedere sulle linee menzionate da Ferrini, purchè non voglia dire porgere l’altra guancia la prossima volta che cio’ accadera’.

  9. Carlo Ferrini ha le sue idee, condivisibili o meno sul vino, ma è il suo punto di vista e va rispettato, anche per i successi che ha avuto negli ultimi anni e per il lavoro svolto.
    Su una cosa però non sono d’accordo e lo voglio dire, non mi sta bene il condono, il colpo di spugna che lava nel silenzio e sana una situazione fuori dalle regole imposte da un disciplinare che c’è ed esiste e per questo è il vangelo e va rispettato, è una questione di legalità.
    Cambiare il disciplinare adesso credo sia un suicidio e ha ragione dal punto di vista commerciale e mediatico, darebbe l’impressione che si vuole sanare d’ufficio “il così fan tutti” e non sarebbe una scelta seria.
    Le regole ci sono e vanno rispettate, è una questione di legalità, quindi per conto mio è giusto che l’inchiesta vada avanti sperando che si concluda velocemente e non con la solita lentezza italica, e con una informazione corretta al seguito, che informi e non sia una caccia alle streghe per vendere qualche copia in più.

  10. vi consiglio la lettura, sul forum del sito Internet del Gambero rosso, una serie di illuminanti interventi di questa mattina di Daniele Cernilli che praticamente sostiene che “Questo significa che tutti i discorsi di preteso purismo sull’uso del sangiovese al 100% sono una scelta personale, non una regola stabilita per legge, e che, a ben vedere, già oggi, senza nessun cambiamento del disciplinare, a rigore non è vero che il Brunello debba essere prodotto per forza con sangiovese al 100%”. Andate a leggere e meditate, questo é il link alla discussione intitolata “Brunellopoli”. E poi ditemi voi se determinate uscite siano casuali (come la stroncatura di Suckling dei Brunello di Soldera) oppure no… http://www.gamberorosso.it/grforum/viewtopic.php?p=255112#255112

  11. Superata la fase del “tintinnar di manette”, resta comunque il fatto che si é contravvenuto ad una legge dello Stato e bisogna pagare nei tempi e nei modi prescritti dal Codice. Su questo non ci piove. Declassare i vini é il minimo che il consumatore possa pretendere, visto che prima si é taciuto e si é incassato anche il prezzo non dovuto. Dispiace invece che il momentaneo cambio dei ruoli governativi non consenta un’immediata azione sui consorzi e sui disciplinari, perché questo sistema non funziona, é sbilanciato a favore dei latifondisti, consente alla politica di infiltrarsi, non é verificabile con moderne analisi, non garantisce il prodotto al consumatore. Rincorrere i mercati non paga, lo abbiamo già visto, il vino italiano sta già perdendo. Abbiamo i nostri terroir che tutto il mondo ci invidia, facciamoli fruttare, il vino non é una moda, né un’industria. Evitiamo le scorciatoie perché questa é già la seconda volta in venti anni, la terza potrebbe essere fatale…Cominciamo ad imparare dai cugini, che vendono benissimo con 150 AOC, chissà perché lo Champagne si fa così da sempre però tutto il mondo lo beve, ci sarà un motivo o no?

  12. Carlo Ferrini è un uomo di mondo e da persona intelligente dice cose sensate, a prescindere dal fatto che nello specifico siano condivisibili o meno. Ciò che dice dimostra anche che certi “segreti” e presunte informazioni riservatissime erano segreti di Pulcinella da tempo, che il fenomeno è vasto, che va oltre la ristretta cerchia dei 4/5 produttori inquisiti e si allarga, com’è ragionevole credere, anche ad altre denominazioni. Non è una grande scoperta, appunto, ma è significativo che lo sottolinei un personaggio come Ferrini.
    Che la questione Brunello finisca in uno dei due modi da lui indicati mi pare, giusto o sbagliato che sia, in rebus. Una scelta quasi obbligata. E che a me potrebbe anche andare bene, se con essa coincidesse una generale stretta delle maglie fin troppo larghe tra le quali sguazza il mondo del vino italiano (e non solo, per la verità).
    Ma davvero il problema è questo? O, come acutamente nota sopra Franco, è un più generale problema culturale? Per non dire di sistema? Davvero si pensa che un produttore “integrato” nel sistema medesimo possa discostarsi da esso, prenderne realmente le distanze, dissociarsi? La paura che il sistema si incrini coinvolge tutti, spingendo ognuno dalla stessa parte della barricata, quella della difesa dei propri interessi, laddove questi si confondono con quelli di tutti. I moralismi non servono. E’ umano. Ed è esattamente quello che sta accadendo a Montalcino, dove l’arrivo della magistratura sta letteralmente paralizzando di paura il paese intero. Per questo Ferrini ha ragione. Tutto poteva benissimo risolversi con severe ma silenziose sanzioni interne, declassamenti veri e rese dei conti draconiane. Purchè, dopo, qualcosa cambiasse. Invece si è preferito, o per insipienza non si è saputo fare di meglio che, cercare di tenere nascosto il bubbone, negare l’evidenza, agitare lo spettro del complotto, impugnare la retorica del vittimismo e (bum!) accusare la stampa di aggressione mediatica.
    Io mi auguro solo che questo pasticcio insegni qualcosa a qualcuno.
    Per il resto la frittata è fatta. Stefano Tesi

  13. non sono leghista e non posso essere tacciato in alcun modo di simpatie leghiste, ma devo dire, alla luce dell’ipotesi di un intervento “politico” vagheggiata da Ferrini nel nostro colloquio, che vedo con favore l’ipotesi, che si fa strada in queste ore, di un ministero delle risorse agricole affidato ad un leghista, Luca Zaia, dal 2005 “Vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto con delega alle Politiche dell’Agricoltura e del Turismo”. Non so che competenze abbia (perché gli altri nomi di cui si parla, tipo Alemanno e la Poli Bortone, che competenze in campo agricolo hanno?), ma credo che con personaggi come lui all’agricoltura colpi di spugna, porcate varie, soluzioni politiche al caso Montalcino diventino davvero più difficili, se non impossibili. Questo anche se con la politica é lecito attendersi tutto ed il contrario di tutto

  14. Incredibile: lo stesso Ferrini dichiarava non più di due setimane fa a Radio 24 di considerare il cambio del disciplinare la soluzione più semplice e logica. Ma come si dice, solo gli stupidi non cambiano idea. E Ferrini stupido certamente non lo è: sa benissimo – come lo sanno tanti produttori ilcinesi – che proporre adesso una modifica del disciplinare scatenerebbe un casino tremendo. Già, meglio (ri)portare tutto all’interno delle mura di casa, ché i panni sporchi si lavano in famiglia; per apportare modifiche c’è sempre tempo, magari invocando formule magiche come quella del “made in Italy”. Solo che il Nostro dimentica che ci sono indagini in corso, avvisi di garanzia e quant’altro, quindi non si capisce bene come si potrebbe tornare indietro se non apportando qualche modifica anche al codice penale o ricorrendo alla solita sanatoria… chiamatemi pure coglione, ma continuo personalmente a rimanere stupefatto di fronte alla naturalezza con la quale si sono di fatto assolte moralmente delle vere e proprie frodi, come se mettere in commercio qualcosa di differente da quanto dichiarato in etichetta non fosse cosa disonesta e non rappresentasse un atto di arroganza e di disprezzo verso il commerciante e il consumatore. Mi si permetta ancora un appunto: fino ad ora l’unico ad essere stato messo alla berlina e criminalizzato – in compagnia di qualche giornalista colpevole di avere esercitato il proprio ruolo – risponde al nome di Gianfranco Soldera, quindi certe raccomandazioni fanno un po’ sorridere.

    Credo che Franco abbia fatto benissimo a raccontarci il Ferrini pensiero: il problema è che la grande stampa ci racconta solo questo tipo di pensiero, vale a dire quello di coloro che vestono i panni di opinion leader e ci spiegano cosa è bene e cosa non lo è per il vino italiano. Adesso ci mancava la richiesta di intervento della politica (ma forse mi sono perso un pezzo: la politica non era il male assoluto e i politici non erano tutti delle m…e?) per “mettere sotto tutela” il Brunello: peccato, egregio signor Ferrini, che il Brunello dovrebbe essere tutelato in vigna e in cantina, magari attraverso il rispetto delle norme, della sua storia e del territorio.

  15. Caro Franco, Cernilli si riferisce sicuramente all’aggiunta del 6% di mosto, ma questa non è una norma inusuale, faccio presente che questa norma è per tutti i vini, nello specifico, per il Brunello di Montalcino è il Prefetto che qualche giorno prima della vendemmia emana un decreto con il quale autorizza l’utilizzo del mosto concentrato, mosto che deve essere preso in carico su appositi registri e del quale la repressione frodi ne deve essere avvisata con dichiarazione di quantitativo ed inalzamento tasso alcolometrico ecc.. La cosa da fare sarebbe quella che almeno il mosto concentrato utilizzato fosse derivante da uve Sangiovese e non da qualsiasi assemblaggio. Questa è una legge, uno la può condividere e utilizzare o meno. Per quanto riguarda invece l’aggiunta di altre uve al Brunello che qualcuno definisce come uve miglioratori, bè, faccio una riflessione, se il Sangiovese grosso ha necessità di essere migliorato con altre uve forse non è un grande vitigno. Io non credo. Giorgio

  16. perfette le tue due domande Francesco: se non ama i vini monovarietali perché accetta consulenze a Montalcino e perchè i produttori di Montalcino se lo contendono (ultima consulenza arrivata Castello Romitorio)? una bottiglia di Barolo, di quello vero, a chi mi dà una risposta convincente
    @ Marco. Sono anch’io un “coglione” come te condividendo il tuo sdegno “di fronte alla naturalezza con la quale si sono di fatto assolte moralmente delle vere e proprie frodi, come se mettere in commercio qualcosa di differente da quanto dichiarato in etichetta non fosse cosa disonesta e non rappresentasse un atto di arroganza e di disprezzo verso il commerciante e il consumatore”. Ma meglio coglione e Don Chisciotte che colluso, come é sicuramente qualche altro mio collega

  17. Caro Franco, il povero Don Chisciotte era uomo solo e con poche speranze di vittoria. Credo invece che, anche grazie a blog come il tuo, i sostenitori di un approccio etico al vino che rispetti anche la tradizione e la cultura vitivinicola non siano isolati ma stiano sempre più crescendo. Ho l’impressione che il momento sia anche buono perchè si uniscano le forze per portare avanti un discorso che alcune associazioni che sembravano all’inizio votate a questo obiettivo non stanno svolgendo appieno (mi riferisco intanto a Slowfood). E sono stato sorpreso (lietamente) a Vinitaly di incontrarmi allo stand del Colle e incrociare un altro gruppo di attenti lettori di vino al vino.

    Abbiamo sempre più bisogno di uno “Slowwine” che chiaramente non è il Gambero rosso. Chi comincia?

  18. Ci sentiamo tanto furbi in Italia. Tanto furbi perche’ elastici. Perche’ siamo quelli che non hanno problemi a chiamare “pecorino toscano” anche quello fatto a Viterbo, se “il mercato lo richiede”. Perche’ siamo quelli che le denominazioni d’origine le “controllano”, ma volendo, all’occorrenza, “le controllano e garantiscono” (e le prime? quale l’esito di quel “controllo”?). Perche’ siamo quelli che straparlano di “geografico tipico” mescolando insieme due concetti assolutamente distinti, e poi si stupiscono che l’IGT non convogli quello che si vorrebbe far veicolare a una DOC(G). E magari vagheggiano la creazione di una indicazione cosi’ tipicamente geografica come l’IGT ITALIA.
    Come diceva Moretti, le parole sono importanti. Chi parla male pensa male. E vive male. Giusto. Chi uccide la parola sul nascere non e’ degno di avere gli strumenti anatomici per poterla favellare.
    Vogliamo “seguire il mercato”. Bene. Chiediamoci allora, for starters, dando uno sguardo retrospettivo agli ultimi secoli di storia, chi e’ che ha inventato il capitalismo. Se noi, con tutte le nostre ganzate e furberie, o se invece gli anglosassoni, dotati di una lingua che non consente i bizantinismi a noi propri, al punto che (per fare solo un esempio) una cosa e’ la safety e tutta un’altra la security.
    Per secondo chiediamoci se “il mercato” e’ cosa dei privati, o se invece e’ cosa dello Stato, come se fosse chinino.
    Smettiamola di straparlare di mercato e di economia capitalistica, e contentiamoci delle corporazioni e della mercatura medievale che sono le uniche cose con cui ci troviamo a nostro relativo agio.

  19. Come spesso accade in questioni liberali mi trovo ad essere d’accordo con Cintolesi.
    Di mio aggiungerei questo:
    -Rispetto delle regole. Il problema è quando uno le rispetta e mille altri no. Tendi a sentirti fesso, specialmente se i mille altri vengono premiati dal mercato e dalla critica.
    -Rispetto delle regole. Chi deve farle rispettare? Non i Consorzi di Tutela. Questi devono scrivere le regole, altri organi indipendenti, invece, devono farle rispettare. Oggi, purtroppo, in molti casi non è così volutamente, con tutti d’accordo a partire dalle varie Coldiretti, fino ad arrivare ai Ministeri.
    -Rispetto delle regole. Visto che i vari DOC e DOCG devono tutti obbligatoriamente passare il vaglio delle Commissioni di degustazione delle rispettive CCIAA, a spese del produttore, facciamo in modo che i controlli chimici, analitici, quelli che si esprimono in numeri e non in opinioni, vengano fatti su tutto il vino e vengano fatti con strumenti all’avanguardia. Non ci vuole chissa che, bastano due o tre laboratori in diverse zone d’Italia che si attrezzino per la ricerca sistematica degli “intrusi” e che lo facciano su tutti vini presentati, e anche a campione.
    L’Italia è uno strano Paese, da noi c’e’ meno repressione che nel resto nel mondo, ma se uno fa tanto di aumentare un minimo i controlli, ecco che tutti gridano “ma la repressione non basta, ecc. ecc.”. Ma che la si faccia partire almeno. Solo la quasi certezza di essere presi in castagna è un deterrente per le frodi, il resto sono chiacchere.

  20. Buongiorno Franco,
    anche se mi sembra che non ci sia bisogno della mia testimonianza per l”incontro che hai avuto a Ronda con Carlo Ferrini, offro il mio contributo, visto che sono stato chiamato in causa, e non posso che confermare la piena rispondenza del tuo intervento, esposto tra l’altro con il giusto equilibrio e senza pregiudizi. D’altro canto debbo riconoscere a Carlo Ferrini di avere espresso con altrettanta chiarezza e senza ambiguità di sorta le sue opinioni.

  21. … “in televisione, in omaggio al garantismo, non sono stati fatti nomi”. Chi garantisce i consumatori? Cosa NON dobbiamo comprare? La legge sulla privacy sembra fatta per garantire i delinquenti.

  22. @Ziliani: Dopo questo reportage e dopo queste idee di pensiero Signor Ziliani io mi aspettavo un vero e proprio linciaggio alla “Rivelliana maniera” come mai questi toni così pacati con Mr Ferrini ? Ma i suoi vini le ha assaggiati ? ultimamente fà dei brunelli conformi spettacolosi e pluripremiati !! E’ proprio vero che in italia per tutto esistono due pesi e due misure ….. Anche in base a rispettabilissime simpatie … ovviamente di persona sono anche meglio “più simpatici” sti uainmecher !

  23. Paolo, nessun trattamento di favore nei confronti di Carlo Ferrini, i cui vini, con l’eccezione di un paio, soprattutto il San Leonardo, che é rimasto il San Leonardo che amo, anche dopo il suo arrivo come consulente, e poi il Veneroso della Tenuta di Ghizzano di Ginevra Venerosi Pesciolini, non amo. Come ho già scritto, ma forse non mi sono spiegato abbastanza, in questo post dedicato a Ferrini ho volutamente scelto di riportare oggettivamente, senza commenti, quello che Ferrini mi ha dichiarato. Inoltre, anche se non amo i vini di Ferrini e lo ritengo, come altri suoi colleghi winemaker, corresponsabili di una bruttissima piega presa negli ultimi 15 anni dal vino italiano, non mi fa velo la simpatia che provo sul piano umano per Ferrini, molto cordiale e con un’ironia che ho apprezzato, nel dire che reputo Ferrini, pur con gli errori che possa avere fatto, meno dannoso, per Montalcino e per il vino italiano, di mr. “Io e il Brunello”. Che continuo a giudicare sia stato, oggettivamente, un “cattivo maestro” che ha indicato una strada che altri hanno poi percorso, con gli esiti che conosciamo, a Montalcino. E poi, da un punto di vista puramente umano, nulla in comune tra Ferrini, persona garbata e piacevole ed il cavaliere che puntò sbagliando di brutto, sul Moscadello, prima di scoprire la grandezza del Brunello. E proporne l’american way che ci é ben nota…
    p.s. ultima cosa: io non “lincio” nessuno, io critico, anche duramente, esprimo un diverso parere, mettendoci sempre la mia faccia e la mia firma e assumendomi tutte le responsabilità per le mie scelte. Del cavaliere avevo questa opinione anche quando era presidente di un’importantissima associazione di produttori che editava un giornale di cui ero (sono ancora?) collaboratore… Il lecchinismo nei confronti del potente di turno non mi appartiene, ma mi solo orrore…

  24. @ Paolo B, piccola divagazione:

    proprio come la legge sulle o meglio contro le intercettazioni che i nuovi governanti vorrebbero introdurre…..:-(

    Ciao

  25. “…risorse agricole affidato ad un leghista, Luca Zaia, dal 2005 “Vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto con delega alle Politiche dell’Agricoltura e del Turismo”. Non so che competenze abbia (perché gli altri nomi di cui si parla, tipo Alemanno e la Poli Bortone, che competenze in campo agricolo hanno?), ma credo che con personaggi come lui all’agricoltura colpi di spugna, porcate varie, soluzioni politiche al caso Montalcino diventino davvero più difficili, se non impossibili.” Egregio Ziliani mai come in queste elezioni ci siamo confermati ITALIANI (se ce ne fosse bisogno di confermarlo): dopo l’ 8 settembre tutti comunisti adesso tutti leghisti!Questo signore integgerimo fu colui che voleva denunciare (unico in Italia) i campani per la mozzarella a suo parere rei di danni all’immagine del Veneto, qualcuno poi gli ricordò (tra le altre cose di banche fallite e borse di denaro in via veneto etc.etc.)del vino al metanolo fatto a Verona da una persona veronese recidiva, delle vongole al plutonio di Marghera, dei cavalcavia di Isola della Scala (patria del Vialone Nano) fatti con materiale radioattivo, etc.etc.Io non entro in merito alla vicenda del Brunello di Montalcino perchè non ne ho le competenze e neanche salgo sul carro dei vincitori perchè non sono abituato, scivolerei, ma stiamo invece pericolosamente scivolando verso un provincialismo e un localismo che qualunque persona dotata di un minimo di buonsenso nota. Poichè non cambierà nulla , anzi peggiorerà qualcosa, avremmo fatto bene agli occchi del mondo, a fare un grande gesto di ALTA ASTENSIONE ALLE URNE, una protesta dell’opinione pubblica e produttiva di questo Paese, per dire che esiste “una’altra Italia”, invece abbiamo confermato e certificato che siamo “TALIANI” (come dicono in Veneto)cioè “Spagna o Franza purchè se magna”! Io elettore di destra , non ho votato!!

  26. caro Franco, ed io, elettore di destra-destra come lei, ho fatto altrettanto e come ho scritto sono rimasto a casa. Non ho alcuna intenzione pertanto di salire sul carro del vincitore, tantomeno se il vincitore ha la camicia verde. Ho solo espresso il convincimento, a naso, che con un esponente leghista al ministero delle Risorse agricole, colpi di spugna, porcate varie, soluzioni politiche al caso Montalcino diventino davvero più difficili, se non impossibili. Non mi sono certo tramutato in un supporter del Signor Zaia, che manco conosco, o in un fan del celodurismo bossiano. Poiché le competenze di questa persona, di cui circola il nome da ieri come possibile nuovo ministro, sono più o meno quelle della Poli Bortone, che, lo ripeto, é stata un ottimo sindaco di Lecce o di Alemanno (che ricordo soprattutto per i suoi flirt con il capataz di Slow Food Carlin Petrini), mi sono permesso di dire che un esponente del nord, dopo svariati ministri del Sud, ad un dicastero cruciale per l’Italia come é quello dell’agricoltura non sarebbe una cattiva soluzione.
    Non si preoccupi, non mi sento “taliano” come dice lei ed il motto Franza o Spagna purché se magna, per me, a differenza di altri colleghi molto più collegati e vicini al potere politico, non vale proprio

  27. Egregio Ziliani rispetto la sua idea , ma potrei fare mille esempi che smentiscono la “certificazione di onesto e competente” purchè sia “uomo del Nord”. Non lo faccio perchè è un discutere inutile e soprattutto un linguaggio (Nord-Sud) che non mi appartiene, ma in particolare faccio fatica a giudicare, si figuri se posso farlo per provenienza geografica. Non esiste più ideologia , ma non esiste neanche più nord-sud.Esiste, caro Ziliani, “un’altra Italia” che solo la grande professionalità e indipendenza di uno studioso come Giuseppe de Rita è riuscito a fotografare e quantificare statisticamente.Qualcuno,che scrive sotto dettatura e con seri problemi per arrivare a fine mese, ha scritto che è in corso una “secessione dolce” gli ho risposto che “l’altra Italia” la secessione l’ha fatta da un pezzo: dagli imbecilli !!

  28. quoto Ziliani:
    perfette le tue due domande Francesco: se non ama i vini monovarietali perché accetta consulenze a Montalcino e perchè i produttori di Montalcino se lo contendono (ultima consulenza arrivata Castello Romitorio)? una bottiglia di Barolo, di quello vero, a chi mi dà una risposta convincente
    @ Marco. Sono anch’io un “coglione” come te condividendo il tuo sdegno “di fronte alla naturalezza con la quale si sono di fatto assolte moralmente delle vere e proprie frodi, come se mettere in commercio qualcosa di differente da quanto dichiarato in etichetta non fosse cosa disonesta e non rappresentasse un atto di arroganza e di disprezzo verso il commerciante e il consumatore”. Ma meglio coglione e Don Chisciotte che colluso, come é sicuramente qualche altro mio collega

    Scritto da Franco Ziliani, il 21 Aprile, 2008 at 12:32

    accetta consulenze a montalcino perchè forse riesce a fare bene quello per cui è famoso e di conseguenza viene cercato da aziende che si avvalgono della sua competenza in quel campo….. come “taglia” lui nessuno.

  29. Scusi, dottor Ziliani.

    Ma perché dice che con il leghista Luca Zaia alle politiche agricole “credo che con personaggi come lui all’agricoltura colpi di spugna, porcate varie, soluzioni politiche al caso Montalcino diventino davvero più difficili, se non impossibili”? Perché è leghista? O perché lo conosce personalmente?

    Io sono veneto, e di porcate nella mia regione ne vedo davvero tante fatte dai leghisti.

  30. domanda legittima signor Casanova, che mi consente di precisare ulteriormente il mio pensiero. Come ho già detto non sono leghista, non ho simpatie leghiste, non ho mai votato lega, anche se mi sento orgoglioso delle mie origini milanesi e lombarde. Non conosco il Signor Zaia e non ho alcun rapporto, di nessun tipo, e a nessun livello, con esponenti della Lega. Il mio convincimento, molto a naso, é che la “purezza e durezza”, almeno a parole di un eventuale ministro della Lega costituisca una migliore garanzia, piuttosto che se il ministero delle Risorse agricole toccasse a più duttili e politici e usi di mondo personaggi del Pdl già Forza Italia o AN, rispetto ad una scandalosa soluzione politica (in senso di condono, amnistia, moratoria, indulto, la chiami come la vuole) che chiuda il caso Montalcino nel nome di superiori interessi nazionali. Io voglio che i colpevoli, se colpevolezze verranno stabilite dalla Giustizia italiana, paghino e siano puniti duramente. E in questo senso credo che il “giustizialismo” di un esponente leghista, che dovrebbe, credo, essere più lontano da soluzioni tipo tarallucci e vino, o da scurdammoce ‘o passato, costituisca una migliore garanzia. Tutto qui. Quanto quello che nella sua regione avrebbero combinato esponenti leghisti, non ne so nulla, non ne sono a conoscenza e non posso fare alcun commento. Spero, questa volta, di essermi spiegato. Non mi sono messo la camicia verde e non intendo salire sul carro dei vincitori, penso di averlo già detto molto chiaramente

  31. Il problema, caro Ziliani è che i leghisti (che conosco molto bene) sono giustizialisti con gli altri, ma molto permissivi e lassisti in casa propria.

    Proprio qui in Veneto il comparto enologico è diventato ormai il selvaggio west, non a caso l’ultimo scandalo di Veronella, che è solo la punta dell’iceberg. Non girano bellissime voci sull’Amarone, per esempio, come su altri vini del trevigiano.

    Mi chiedo che cosa abbia fatto davvero Luca Zaia per impedire la degenerazione del settore enologico nella mia regione. Me lo chiedo perché lo vorrei capire.

    Per questo mi stupisco nel leggere da parte sua quelle parole di benedizione nei confronti della sua nomina a ministro della repubblica italiana. Da veneto, io ormai sono completamente scettico sulla maggiore inflessibilità degli uomini del nord. Ne ho viste troppe per crederci ancora.

  32. Franco, non hai bisogno certo di ribadire anche a me che non sei leghista. Permettimi pero’ di esprimere qualche dubbio innanzitutto sul fatto che i leghisti siano in qualche modo “giustizialisti”. Ritengo al contrario che condividano ampiamente il perdonismo di marca italiana, soprattutto quando sono in ballo comportamenti “elastici” la cui sanzione potrebbe ledere interessi economici diffusi. Un esempio? La violazione delle quote latte da parte degli allevatori.
    Che poi qualcuno possa pensare che i “superiori interessi nazionali” siano meglio tutelati da colpi di spugna anziche’ da repulisti draconiani, la dice lunga sulla buffonaggine del sistema Italia. Altro che “fare sistema”! L’unica cosa di cui sembrano capaci gli Italiani (come collettivo) e’ di fare cosca.
    Posso anche ammettere che altrove non si sarebbe sollevato un vespaio mediatico e giudiziario simile. Ma solo ipotizzando ben altre e piu’ efficaci soluzioni extragiudiziali preventive: vogliamo scommettere che in altri paesi non troppo lontani da noi se il “sistema vinicolo” si accorgesse del proliferare di mele marce che rischiano di mettere a rischio l’immagine e il prestigio nazionale, i vigneti incriminati verrebbero spianati da una brigata di cingolati nel volgere di una notte, cosi’ tanto per “lanciare un segnale” forte e chiaro?

  33. Viticulture – Justice
    22/04/2008 | 16:33

    Affaire de “surchaptalisation” en Beaujolais

    – France 3 –

    Un procès à l’automne pour une soixantaine de personnes mises en cause dans ce dossier

    Une soixantaine de viticulteurs, intermédiaires et responsables de supermarchés devraient comparaître à l’automne devant le tribunal correctionnel de Villefranche-sur-Saône (Rhône). En cause : un trafic de 600 tonnes de sucre. Du sucre qui aurait servi à améliorer artificiellement et illégalement des vins du Beaujolais entre 2004 et 2006.

    En viticulture, l’ajout de sucre au moût avant ou pendant la fermentation permet de modifier la vinification et d’augmenter le degré d’alcool final du vin. La technique porte le nom de “chaptalisation” . La chaptalisation est une pratique légale en viticulture. Toutefois cette pratique est fait l’objet d’une réglementation précise.

  34. Mah….un Veneto che si lamenta di come Zaia abbia condotto l’assessorato all’agricoltura lo fa,a mio umile e disinteressato parere,con gli occhi del tifoso….

    p.s. certo,ho scritto disinteressato perchè,da indipendentista,non parteggio di certo per la lega….ma questo non mi impedisce di riconoscere quando una persona lavora bene

  35. Caro Cimbro Veneto,

    è vero, è un parere visto attraverso gli occhi del tifoso. Del tifoso della verità che non si lascia irretire dalla facile propaganda.

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