Coldplay: free download del nuovo singolo e Viva la Vida!

Ehi amici che amate la bella musica, la musica di quella che io ritengo, a mio personalissimo giudizio, la migliore band attiva sulla piazza, i Coldplay (video), avete provveduto a scaricare liberamente – e ovviamente ad ascoltare più volte – il singolo, intitolato Violet Hill, tratto dal nuovo album, Viva La Vida Or Death And All His Friends, in uscita da noi per il 13 giugno?
Potete farlo, lasciando il vostro indirizzo e-mail, dal sito ufficiale dei Coldplay (qui) oppure ricavando tutte le notizie utili dal sito italiano che si occupa di raccontare vita morte e miracoli del gruppo (qui).
Una cosa è certa, il 16 giugno, in occasione del concerto di presentazione del disco, che si terrà a Londra, io cercherò di esserci. Ho già attivato le mie quinte colonne inglesi per fare in modo di non mancare, quella sera, alla Brixton Academy!

0 pensieri su “Coldplay: free download del nuovo singolo e Viva la Vida!

  1. a questo punto non credo tu conosca i radiohead, sono stati definiti i nuovi U2 e sono in assoluto i migliori 🙂 per primi hanno reso scaricabile gratuitamente il loro intero ultimo album (che è stupendo). Non so se si è capito ma te li consiglio proprio.

  2. Caro Franco,
    non avrei mai pensato che nel tuo petto battesse un cuore di rocker. Un altro punto in comune? La prossima volta che ci vediamo bisogna parlare di musica allora, anzichè di vino. Ti ho mai detto che il r’n’r è la mia vera e perdurante passione (oltre all’Inter, intendo)?
    Ciao,

    Stefano

  3. Questa non l’avrei mai detta! Ziliani Rock ‘n Roll!!! Pensa te… Grand band i Coldplay, non che ci vada matto ma bravi. Anche io rimango comunque per i Radiohead, che consiglio nella maniera più assoluta. E a chi può interessare segnalo una grandissima reunion: quella dei Rage Agaist The Machine, che saranno in Italia il 14 giugno a Modena!!!!!

  4. ma dai rock i coldplay? nemmeno gwineth paltrow lo pensa! comunque sono parecchio bravi e parecchio ganzi a distribuire così il loro singolo che è pure bello!
    ma il rock è un’altra cosa IMHO

  5. Interessante il dibattito su ciò che è rock o meno. L’espressione, come tutte quelle di genere, è convenzionale e pertanto molto elastica. Mi interesserebbe però conoscere l’opinione di tutti, a cominciare da quella di Franco. Purchè non si sfoci nella dicotomia celentanesca e si rimanga nell’alveo musicale serio, eh!
    Saluti,

    Stefano Tesi

  6. Non me la immagino ad un concerto, dove tutti urleranno e canteranno a squarciagola e si spintoneranno in continuazione…..! 😉

  7. eh, no, “mughinizzarmi” mai! Mi pare che il blog continui ad occuparsi di vino, concedetemi ogni tanto una divagazione… Quanto ai concerti, ci vado una volta ogni morte di papa, l’ultima volta, anni fa, a Milano ad accompagnare mia moglie che é una fan di David Bowie, e qualche anno prima, sempre a Milano, per Sade. Ma per i Coldplay, sono pronto a partire per Londra (un buon motivo per tornarci), confesso un mio clamoroso debole per la loro musica…

  8. Caro Stefano,
    la musica ruba al passato per inventare il futuro, ogni incasellamento è sempre troppo stretto. I Coldplay? Fanno una musica tipicamente britannica, influenzata da Beatles, R.E.M., Radiohead e qualcosa negli arrangiamenti degli U2, con influenze pop più che rock, ma hanno un proprio stile, molto intimista e d’atmosfera, è la chitarra di Guy Berryman ad avere l’impronta più moderna.

  9. non chiedete ad un metallaro di definire cosa è rock e cosa no…perchè ne salvo pochi comunque per rimanere tra i nuovi gruppi un pò più mainstream “tipo” Coldplay diciamo che considere rock i Muse e i Placebo ma NON i Gorillaz ad esempio.
    e i coldplay, pur piacendomi, non riesco a considerarli rock perchè non mi sono mai ritrovato ad ascoltare una loro canzone facendo headbanging.
    Ecco forse per me il rock è tutto ciò che ti fa muovere la testa su e giù (e possibilmente pure i capelli…)

  10. Rovescio i termini della questione: spesso (quasi sempre) il “genere” in cui un gruppo o un musicista vengono incasellati non dipende tanto dalla musica che suonano, ma dal pubblico che la ascolta e quindi dal bacino di utenza commerciale di quest’ultimo. Per anni, musicisti come Elvis Costello e Joe Jackson sono stati catalogati punk/new wave per il semplice fatto di essere usciti coi primi dischi su etichette indipendenti e aver suonato negli stessi locali londinesi in cui si esibivano anche punk band. Idem dicasi per i californiano Flaming Lips, usciti forse dal calderone punk core californiano dei primi anni ’80 ma subito evolutisi in qualcosa che non aveva nulla a che fare con le presunte matrici. Solo che chi comprava i loro dischi apparteneva principalmente a quel mondo.
    I Coldplay suonano una musica crossover (un po’ enfatica e un po’ inutile, un po’ ruffiana e un po’ risaputa) che a me personalmente dice poco ma che è ben fatta e che senza dubbio può essere commercialmente definita “rock”, con tutte le sfumature di genere che gli si vogliano poi attribuire. Mi paiono un marchio di successo come certi grandi nomi del vino che fanno un ottimo prodotto, ma prevedibile e standardizzato. Vogliamo dire industriale, sperando che nessuno si arrabbi?
    Saluti,

    Stefano

  11. oh Stefano é la prima volta che non siamo d’accordo! Prodotto “prevedibile, standardizzato, industriale” la musica “enfatica un po’ ruffiana e un po’ risaputa” dei Coldplay, come se si trattasse di un vino, di quelli che tanto ci annoiano, tecnicamente impeccabili ma anonimi? Ma che tu dici?

  12. Caro Franco,
    in materia musicale ammetto di essere quantomai schifiltoso e onestamente ho sull’anima il prodotto stile “raffinato intrattenimento”, che a mio parere i Coldplay impersonano nel target commerciale 20-35. Con questo non voglio dire che facciano brutta musica, per carità. Dico solo che è inutile, middle of the raod, accattivante ma in sostanza priva di contenuti. Proprio come certi vini. Sia chiaro: è probabilmente un problema mio, che tendo a prediligere cose di magari esagerato spessore però, ecco, mi sembrano (come si diceva una volta) “commerciali”.
    Molti, e a ragione, mi risponderanno che di grandi musicisti commerciali ce n’è a bizzeffe e che “vendere” non è sempre di per sè una colpa. E hanno ragione. Ma a me la musica enfatica e autoasseverante (filone diretto: Pink Floyd – U2 -Radiohead – Coldplay) mi infastidisce abbastanza, che ci vuoi fare?
    Suggerisco di dirimere la questione de visu, davanti a copiose bottiglie dei vari generi come si conviene.
    Che ne dici?
    Invitato anche Roberto e chiunque abbia qualcosa da dire sull’argomento.
    Ciao,

    Stefano

  13. Da un punto di vista distaccato e razionale, potrei “quasi” essere d’accordo con Stefano, ma il bello della musica, commerciale o no che sia, è nella sua capacità di trasmettere emozioni. E le emozioni sono ancora una volta appannaggio delle diverse sensibilità e gusti di ciascuno, ecco perché incasellare in un genere è materia da critici più che da ascoltatori.
    Personalmente sono jazzdipendente, forse perché sono cresciuto con la batteria, prendendo lezioni da un maestro che mi ha subito fatto ascoltare (avevo 13 anni) Chet Baker e Stan Getz, ma questo non mi imedisce di andare in vibrazione ascoltando Tod und Verklaerung di Richard Strauss o Signal to noise di Peter Gabriel. E’ in quest’ottica che apprezzo i Coldplay, che comunque scrivono la musica che amano, se poi questo diventa un fenomeno commerciale è altra storia.

  14. Classifica personale, stile Hornby, dei 5 migliori batteristi rock di sempre: 1) Bill Bruford, 2) Keith Moon, 3) Alphonse Mouzon, 4) Mike Giles, 5) Billy Cobham (terzo e quinto non proprio rock, ma va bene lo stesso).
    Roberto hai ragione, il mio è più un discorso da critico (ok, lo confesso: ho lunghi e perduranti trascorsi nel settore) che da ascoltatore, ma in effetti i Coldplay mi sanno proprio di ottima musica…al merlot che piace a tutti (ora Franco s’incupisce)!
    Quanto alla batteria, parli con un ex drummer e quindi ben comprendo il tuo trasporto. Al riguardo ti suggerisco la visione del film , ovviamente inedito in Italia, “That things you do” (del 2000 mi sembra, tra l’altro con la splendida Liv Tyler, figlia di Steve degli Aerosmith), deliziosa storia del lento scivolare dalla batteria pop a quella jazz…
    Ciao,

    Stefano

    PS: l’invito è a casa mia, dischi e vini compresi, quindi appena siete in Toscana manifestatevi (venite a Bolgheri + Lucca il 23 e 24/5?)

  15. Vedendo Giuliani che parla di Tod und Verklarung non posso non ricordare con un briciolo di commozione il primo disco che acquistai a 13 anni: un doppio cd della Pilz con la prima e la quinta sinfonia di Mahler dirette da Anton Nanut. Col passare degli anni, i miei gusti musicali non sono significativamente cambiati, contribuendo a consolidare la mia condizione di ultracinquantenne intrappolato in un corpo accidentalmente più giovane…

  16. Pato, basta intendersi su cosa vogliamo dire con crossover. Per me sono crossover, non in senso di genere ma in termini di approccio musicale. Vogliamo dire…compromissori? trasversali? C’è chi li definisce camomilla, io non arrivo a questo. Ma un po’ vuoti, tronfi e inutili sì.
    Il dibattito è aperto.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  17. @Stefano
    A dirla tutta andare a Bolgheri non mi entusiasma proprio, ma il pensierino di fare un salto a casa tua e gustarmi il panorama e un po’ di buona musica, oltre alla tua compagnia, purtroppo maschile 😉 potrebbe quasi farmi cambiare idea. Farotti sapere…

  18. I Coldplay, a mio modesto avviso, sono stati fra i più fortunati esponenti del recente revival new wave/post-punk. L’impiego di ipnotici “tappeti” sonori realizzati con prolungati accordi – prevalentemente in minore – di sintetizzatore e arpeggi di chitarra con abbondante uso di chorus e flanger, ne fa epigoni, fra gli altri, di U2, Simple Minds, the Sound, Echo & the Bunnymen, the Teardrop Explodes, Chameleons e Sad Lovers and Giants, per citarne alcuni. Nonché – in ultima analisi – gli ultimi in ordine di tempo fra i nipotini dei Pink Floyd. Ciò detto, come si conviene ai più sensibilii fra i musicisti pop-rock (Beatles, Police, gli stessi U2 – c’è anche qui lo zampino di Brian Eno?), il nuovo singolo “Violet Hill” pare preludere a un promettente rinnovamento di stile: attendo con curiosità il resto del nuovo album.

    P.S. @ Stefano, de gustibus non est disputandum, ma un posticino nella hit parade dei grandi batteristi – magari un ex aequo con qualcuno dei degnissimi da te citati – io lo avrei trovato anche per John Bonham e Stewart Copeland …

  19. Caro Giampaolo,
    Stewart Copeland è in effetti un grande batterista, molto tecnico e sensibile, ottimo sia con i Police che con i Curved Air, ma rispetto agli altri forse un po’ privo di anima. Il vecchio Bonzo è stato un maestro e un caposcuola, senza dubbio, ma tra gli inglesi della sua generazione Keith Moon a mio giudizio resta insuperabile. Quanto ai gruppi che citi, il fatto che i Coldplay ne siano epigoni è già un limite abbastanza grave. Se poi si pensa che alcuni degli “epigonati” sono epigoni di altri epigoni…

  20. @ Stefano Tesi

    Crossover si possono definire gruppi come Rega Aganst the Machine, Faith no More se vogliamo anche i Red Hot… ma i Coldplay sono e saranno poppissimi! La mescolanza di generi non è nelle loro corde!

  21. Caro Stefano,

    verissimo, è un caso di “epigonia” al cubo! Ma non è forse vero che – fatta forse eccezione per Elvis e i Sex Pistols – tutta la storia del (pop?) rock è fatta di rivisitazioni più o meno manieristiche di stilemi del passato?

  22. per favore non accomunate i coldplay con i radiohead, e sì, sono d’accordo con Pato: quello dei cold è nient’altro che pop pop pop.

  23. tutta la storia del (pop?) rock è fatta di rivistazioni di Robert Allen Zimmerman. Affermazione assiomatica. Non dovete dimostrare nulla, è verità.

  24. La parola “pop” indica semplicemente “popular”, ovvero popolare..quindi in un certo senso anche il rock è popolare, o meglio pop. il termine “commercial” si riferisce invece, in termini talvolta dispregiativi, alla musica costruita per piacere innanzitutto agli altri prima che a noi stessi, e con il chiaro intento di ricavarne degli utili. A mio modo di vedere i Coldplay come i Pink Floyd hanno capito ad un certo punto della loro carriera che era necessario entrare definitivamente nel grande circuito popolare, raggungere quello che si chiama il “grande pubblico”. Trovo appropriato per i Coldplay il termine “commistione” di generi musicali, piuttosto che “crossover”, anche se apparentemente significano la medesima cosa. Il “crossover” negli anni 90 è diventato appunto genere…i Coldplay sono piuttosto una band degli anni 2000, benchè utilizzino alle volte sonorità anni 7o e 80.

  25. sapete per caso se il concerto di barcellona e’ davvero free o servono i biglietti?se e’ free veramete perche’ sul sito dei coldplay c’era una sorta di sorteggio per i biglietti? rispondetemi per favore perche’ io devo andarci ma non mi voglio trovare li’ e poi nn mi fanno entrare!help!

  26. Mi è piaciuto molto il primo album dei Coldplay, “Parachutes”, in cui le influenze dei Radiohead di “The Bends” e “Ok Computer” sono chiarissime.
    E poi, a scemare, gli altri album mi sono piaciuti sempre meno: troppo melensi, con melodie e riff ultra ruffiani, musica adatta a colonne sonore.
    Sembrava che la vena creativa si fosse prosciugata e tutto il resto è stato qualcosa di già sentito.

    Consiglio agli amanti dei Coldplay alla ricerca del pop/rock inglese che strizza l’occhio a sonorità alternative di ascoltare gli Smiths, gli Slowdive o i Ride.

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