Elmundovino.com sull’affaire Brunello di Montalcino

Esemplare, splendido articolo de mi hernano y amigo Juancho Asenjo, appassionato, competente conoscitore dei vini italiani (Barolo, Barbaresco e Brunello di Montalcino in particolare) dedicato alla vicenda “Brunellopoli”.
Lo potete leggere, con il titolo di “¿ES FALSO, ES VERDADERO? La imagen del brunello, bajo sospecha”, leggete qui, sull’ottimo sito Internet spagnolo Elmundovino (sito).
Quante analisi del genere avrei voluto leggere da giornalisti italiani e residenti in Italia e invece, salvo rarissime eccezioni, non mi è capitato di leggere!
Hai perfettamente ragione, caro Juancho, quando scrivi “
Queremos transparencia y la verdad; la exigimos”, ovvero “desideriamo trasparenza e verità: la esigiamo” e quando ricordi un’evidenza solare, ovvero che “Una persona que compra una botella que lleva escrita la palabra Brunello di Montalcino en su etiqueta tiene el derecho a beber un brunello 100% sangiovese y no un ‘Super Tuscan’ o cualquier cosa distinta. Hay que preservar su identidad y los derechos del consumidor deben prevalecer sobre los gustos y los intereses del bodeguero de turno”.
Il che tradotto dalla bellissima lingua di Miguel de Cervantes Saavedra e di Pedro Calderon de la Barca (La vida es sueño) significa che “una persona che compra una bottiglia che riporta scritto in etichetta Brunello di Montalcino ha il diritto di bere un Brunello 100% Sangiovese e non un Super Tuscan o qualsiasi altra cosa. Bisogna preservare la sua identità ed i diritti del consumatore devono prevalere sopra i gusti e gli interessi del produttore di turno”.
Parole sacrosante, che è bello sentire ripetere da un bravo, coscienzioso e onesto giornalista spagnolo come Juancho, innamorato del Sangiovese e del Brunello, ma di quello vero…

0 pensieri su “Elmundovino.com sull’affaire Brunello di Montalcino

  1. Una domanda o, meglio, un’invocazione… ma se i produttori di tutti i grandi vini italiani si attenessero davvero ai disciplinari, al rispetto della tipicità del territorio (in effetti da qualche tempo c’è una reale riconversione in tal senso mi pare), non saremmo molto più forti anche economicamente su un immenso mercato che si sviluppa ogni giorno di più, ma con prodotti assai più “livellati” ed atipici?
    Abituare tutti i consumatori a vini di più “facile beva” è stata un’esigenza comprensibile, ma che ha allontanato troppo i palati dalle realtà territoriali omologandoli pericolosamente.
    Il ritorno al’origine è assai faticoso, lungo e forse anche oneroso, ma non vedo alternative, anche economicamente.
    Io sono solo una pulce che ha sempre remato controvento a gran fatica, ma proprio per questo ho tenuto sempre duro, ho sempre visto l’ancora di salvezza nel rimanere fortemente aggrappata ai miei principi ed alle radici del territorio che è l’unico elemento irripetibile e che nessuno potrà mai clonare o contraffare.
    Riprendiamoci la nostra ricchezza fatta di valori reali che ci ha regalato la natura, convinti ed uniti a salvare quello che io chiamo il nostro “patrimonio dell’umanità” che non è fatto di etichette, ma di contenuti.
    Questa è la forza che abbiamo tra le mani e ringraziamo che ci siano giornalisti CORAGGIOSI e SINCERI che ci vengano in aiuto riportandoci alla realtà.

  2. Una semplice e breve riflessione. Le frodi e i tarocchi sono lo specchio della cultura quotidiana degli italiani. Poca moralità, che coinvolge tutta una società, non solo il mondo del vino. Ognuno si sente autorizzato a portare l’acqua al proprio mulino, più o meno legalmente, salvo poi scandalizzarsi quando le cattive azioni sono riscontrate negli altri. Io sono un produttore di vino, ed ho visto e vissuto quaranta vendemmie, ma vi assicuro che questo mondo si è contorto da quando è entrato massicciamente il business dei produttori, degli industriali, degli editori, dei giornalisti, del marketing…
    Recuperare moralità è una sfida culturale.

  3. cara giovanna,
    per anni gli economisti, i nostri economisti, ci hanno predicato che ‘grande è bello’ (anche in agricoltura!), che il nostro paese aveva aziende troppo piccole per competere, che dovevano essere benvenuti fusioni e accorpamenti.
    e fa niente se il nostro paese è ‘a maglia piccola’, come diretta conseguenza della sua forma fisica e della inevitabile distrettualizzazione delle attività produttive.
    è proprio la ‘maglia piccola’ a consentire la permanenza di certi valori.
    perché non tutto ciò che è ‘artigianale’ può essere industrializzato.
    soprattutto, in nome dei numeri non si possono appiattire i valori e cambiare i contenuti, ma ciò avviene di continuo.
    tutto ciò che è famoso e reputato deve rendere ‘di più’ e diventare un business, contare grandi numeri, e mentre ciò avviene il mito si consuma e si spegne.
    il cuore di ciò che accade a montalcino sta proprio qui; forse un grande vino non può essere un grande business; certo non può essere SOLO un business.
    e meno male, cara giovanna, che ci sono persone come te, che scelgono strade più affettuose e più adatte a fare grandi vini. è l’insieme di tante persone come te che ci permetterà di rimanere famosi per eccellenza e tipicità, il resto lasciamolo fare ai cinesi.
    prosit.

  4. caro ziliani, il suo commento mi pare vada verso quella bella figura retorica denominata chiasmo: oltre ad essere utile, il suo blog è anche rinfrescante, nel senso anglosassone di refreshing.
    ma che dico…questo blog non è ‘utile’ è prezioso e ci sono le montagne da smuovere

  5. ben detto Giorgia, a volte i sassolini rotolando smuovono i sassi che a loro volta ne spingono altri più grossi e così via… se il vento ci aiuta chissà!
    Chissà che i Consorzi non recepiscano qual’è il loro compito…. magari un attimo prima della prossima “…opoli”. O forse le Camere di Commercio.
    Che ne dici Franco di una spuntatina alla penna?

  6. Buongiorno,
    Sono francese e il mio italiano e proprio debole.
    Ma sono tiffoso del vino Brunello di Montalcino, e oggi (24 ottobre 2008) dove ne siamo con questo “affaire” sul 2003?
    Che cosa a fatto la gustizia?
    Grazie per la sua risposta,

    Cordiales salutations.

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