Avrei voluto tenere la cosa per me, come una soddisfazione, che tale è stata, da condividere con la famiglia e con gli amici più cari, perché non capita tutti i giorni di essere citati e di vedere riportato quello che dici non sulla Gazzetta di Roccacannuccia ma sul più celebre e influente quotidiano del mondo.
Questo in un articolo che tratta di cose che conosco e di cui mi sono lungamente occupato, l’affaire dei Brunello di Montalcino “non conformi” e scrivendo le quali mi sono sentito solo o incompreso, mentre cercavo solo di fare il mio mestiere di giornalista, di dare le notizie e commentare, aiutando la gente a capire.
Però, di fronte ad un titolo così esplicito – “Franco Ziliani cerca di spiegare Brunellopoli ai lettori del New York Times” – leggi – che un amico come Massimo Bernardi, sul suo ottimo blog Kelablu (Gambero rosso editore), mi ha dedicato e di fronte al quale non mi verrebbe altro da rispondere se non un “troppa grazia, Sant’Antonio!”, non posso proprio tacere e sono felice di rendere partecipi anche i lettori di Vino al Vino dell’accaduto.
La notizia è semplice, in un ampio articolo (leggi qui) intitolato “Bolt from the Blue” on a Tuscan Red”, che potremmo tradurre Fulmini a ciel sereno in un Rosso toscano, ben scritto da una documentatissima e puntuale Elisabetta Povoledo, della redazione romana del New York Times, con la quale lunedì ho avuto un lungo colloquio telefonico, è stato dedicato ampio spazio al punto di vista di chi scrive, alle mie opinioni su quello che in modo un po’ sbrigativo definiamo “Brunellopoli”, ai comportamenti stravaganti che alcuni, rispettiamo il condizionale anche se i bicchieri parlano e parlavano da anni, bastava guardarli, annusarli, gustarli con onestà intellettuale, avrebbero tenuto nel produrre il loro grande rosso base Sangiovese.
Non so se davvero io sia riuscito a “spiegare Brunellopoli ai lettori del New York Times”, come dice Massimo, ho solo espresso, come sono sempre solito fare, un franco parere, assumendomi le mie responsabilità, non nascondendomi dietro ad un dito, non indulgendo come tanti altri colleghi al gioco delle tre scimmiette che non vedono non sentono e soprattutto non parlano e scrivono, su una triste vicenda.
Ho già scritto, su VinoWire, il blog in inglese cui ho dato vita da qualche tempo con l’amico Jeremy Parzen (grazie anche a lui per l’altro titolo da incorniciare – vedi – Ziliani in the New York Times ) che considero quanto avvenuto triste, ma sono persuaso che poiché Oportet ut scandala eveniant (leggi) da questa pagina triste si possa ripartire e alla grande per rilanciare il Brunello, che incidenti a parte resta il formidabile vino che amiamo e che rispettiamo.
E che vorremmo sempre più grande, autentico, profumato di Sangiovese e di territorio. L’importante è essere chiari, trasparenti, non negare l’evidenza dei fatti, riconoscere di avere sbagliato e creare le condizioni perché questi errori non si ripetano. Tutto qui.
Un solo dubbio mi frulla in testa, ma non mi rovina la gioia per questa oggettiva soddisfazione professionale: ma come si concilia il fatto che il New York Times mi intervisti e mi citi ampiamente, con le sparate di qualche minus habens italico che sosteneva che dicevo “cazzate” e che mi ero inventato tutto?
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Complimenti. Sul tuo dubbio: beh, presumo che al New York Times non stiano organizzando nessuna cena con vini sotto accusa, a differenza di altri
Complimenti Ziliani, il successo se lo è meritato e guadagnato sul campo.
Stia attento però che non tutti coloro che scrivono bene di lei le sono veramente amici (ogni riferimento a persone o cose è puramente casuale…).
Ha presente il blog che lo ha attaccato meschinamente e in anonimato, vero?
Il futuro le potrebbe riservare scoperte che la lascerebbero a bocca aperta e questo futuro è vicino.
cavolo franco bel colpo! e la stessa settimana in cui Totti vi ha consegnato lo scudetto e il Pd ha perso le elezioni…nient’altro?
bene Franco, come vedi non sei affatto solo! sono felice per te, vai avanti e non ti scoraggiare mai!
La serietà professionale ed il coraggio della verità prima o poi dovranno pur essere riconosciute. Nessuno è profeta in patria? non credo neppure questo.
Questa flebo che hai appena ricevuto ti spettava di diritto.
Bravo!
Caro Ziliani, la rivoluzione l’hanno sempre fatta in pochi. Quando non si semina al vento, si raccolgono i frutti. Nella speranza, di non vincere una battaglia, ma la guerra. Nel frattempo, Le faccio i miei più sinceri complimenti. Lino
l’amico e collega Tom Hyland da Chicago mi chiede di postare questo commento: “As an American journalist who specializes in Italian wines and travels frequently to Italy to taste new releases, I am happy that Franco Ziliani has been covering the news from Brunello in great detail. I am a friend of Mr. Ziliani and taste new releases of Brunello each February with him and dozens of other journalists in Montalcino. Like Franco, I favor a more traditional style and am upset that a few producers would cheat with the introduction of Merlot or Cabernet Sauvignon in their Brunello. I expected that I would receive many calls and emails on this in the United States, but this has not been the case. To my knowledge, only the New York Times has covered this with any depth, for which they are to be congratulated.
Certainly the presidential campaign and the worries about the economy are taking center stage in America these days, but it is a surprise that this news has been met with a collective yawn in the United States.
What is not surprising is that there has been so little written about this in The Wine Spectator. For years, James Suckling has been promoting a riper, more international style of Brunello, so it is no surprise that he is not about to criticize certain producers that have been charged with improprities, especially when one or two of them are among his best friends (and also happen to advertise frequently in The Wine Spectator).
If a writer such as Mr. Suckling wants a Brunello with deeper color and softer acidity for “his” readers, he is not about to be critical of producers that follow his wishes. So much for any type of objective journalism from The Wine Spectator”.
Tom Hyland Guide to Italian Wines
http://www.learnitalianwines.com
Oppeppacco, direbbe Abatantuono. D’ora in poi bisogna darti del “coloro”?
Hi Hi Hi Hi…
Franco, ma anche al New York Times capita di dire “cazzate”… E’ umorismo, non sotto-intendo che stai dicendo cazzate, ma che il fatto di essere citato nel NYT, pur piacevole, non significa che hai ragione. Vuol solo dire che sono convinti di quello che dici, non trovi ?
Visto che non la fai tu, che sei troppo modesto
la faccio io la domanda che aleggia su tutti noi:
Se Casanova di Neri (come altri premiati) non è Brunello, che figura di M…….a ci fanno Giacomino ed il suo Giornale?
per aspera ad astra, per crucem ad lucem. evviva!
Bene! Onore al merito!
Sono anche convinta che questo riconoscimento così autorevole (e utile) sarà un incoraggiamento ad alcuni produttori(non sono pochi)che – non essendo ricattabili – si stanno consultando per mettere a punto qualche misura.
Complimenti, caro Ziliani, e ancora una volta ‘grazie’ per il suo lavoro.
Non essendo un estimatore dell’ultima ora, anche se come è normale che sia, qualche volta la penso un po diversamente da te, ti faccio di cuore i complimenti e spero che in questo mondo meschino, ci sia molto più spazio per le pochissime persone che sanno dire quello che pensano e non quello che è comodo dire.
Complimenti e vai avanti con coerenza!!!!!
Valentino
Nonostante il silenzio assordante della stampa specializzata americana, c’e’ un forte interesse all’affare Brunellopoli dalla parte di chi “segue” il vino italiano. (Le ricerche al mio sito evidenziano quest’interesse.)
Complimenti d’aver spinto quando hai provato le resistenze omertose, complimenti anche all’amico Jeremy per aver pubblicato versioni in inglese del reportage essenziale sulla faccenda. Non cessate!
@ Gori
Possiamo rimandare a scudetto matematico per favore…
@ Franco
Grande colpo Franco, peccato, sinceramente, che quei palati medi allergici ai tannini del Brunello, non leggono gli approfondimenti del N.Y.T. .
Non voglio fare il disfattista, lungi da me, comunque devo ammettere che qualcosa si muove, e le lunghe discussioni in questo blog non si può certo dire che non siano servite a niente. Mi complimento con tutti, anche se la battaglia non è finita.
Sempre da indiscrezioni Montalcine…sapete come ci chiamano,a noi, quelli che frequentano questo blog?
I Talebani!
Meditiamo gente, meditiamo e beviamo!
Alla faccia!
meglio essere chiamati talebani che taroccatori, no? Meglio preferire il Brunello puro Sangiovese come noi romantici filo Soldera (ho appena avuto una lunga ed interessantissima conversazione telefonica con lui, molto ma molto interessante…), che un beverone indistinto colore scuro impenetrabile dove le altre uve la fanno da padrone. Merlot per merlotti…
Buonasera.
Veramente io avevo detto “i mujaeddin”………..
Buon fine settimana.
per attenuare faccio una precisazione linguistica:
-mujaheddin- plurale di ‘combattente’ (mujahed)
-taleban- plurale di ‘studente’ (taleb)
entrambi nell’attuale momento storico rappresentano caos e pericolo,
ma mi piace pensare che gli ‘studenti’ siano un gruppo attento ai
valori tradizionali del vino, mentre i ‘combattenti’ lo facciano
per difendere il Brunello dall’avanzata contaminatrice …
Complimenti Ziliani, un vero giornalista si vede quando scrive ciò che pensa, indipendentemente da dove spinge la corrente. Lei lo fa sempre e direi che sbaglia quasi mai… quando parla di vino!
Credo dipenda da questa schiettezza il successo del suo blog. Franco