I Nas scoprono altre irregolarità: ma cosa succede nel mondo del vino?

Non c’è giorno, ultimamente, che la stampa non pubblichi qualche brutta notizia relativa a scandali, sofisticazioni, sequestri, scoperte di irregolarità, difformità che toccano il mondo del vino, o piuttosto un sottobosco che ha ben poco ha che fare con la produzione seria di un prodotto salutare e buono come il vino.
E’ notizia di ieri (lunedì 14) questo lancio di agenzia dell’Ansa (leggi) che testualmente recita: “Proseguono in tutto il territorio nazionale i controlli pianificati dal Comando Carabinieri per la Tutela della Salute, d’intesa con il Ministero della Salute, per verificare la regolare attività produttiva delle aziende operanti nel settore vinicolo. Nel corso della scorsa settimana sono state segnalate all’Autorità Giudiziaria e Sanitaria 9 strutture irregolari e 10 titolari d’azienda.
Non solo: in autonome ispezioni i Nas, nelle province di Cremona, Mantova, Napoli, Parma, Siena, Treviso e Taranto hanno posto sotto sequestro due linee produttive e 20 tra cisterne e vasi vinari, per un quantitativo di oltre 180.000 ettolitri di prodotto vinoso e 16.000 bottiglie già riempite ed etichettate. Tra le infrazioni accertate: frode in commercio; illecito smaltimento dei reflui di produzione, versati nel terreno senza alcun trattamento depurativo; detenzione di prodotti vinosi privi di qualsiasi indicazione attestante la natura del prodotto, la provenienza e la gradazione alcolica; uso di coadiuvanti ed edulcoranti non consentiti.
Molte anche le irregolarità in materia di etichettatura e di gestione documentale dei registri aziendali. Rilevate, infine, anche difformità di natura commerciale e merceologica sia sui vini da tavola a basso costo che di qualità Doc e Igt
.”.
Accidenti, ma cosa sta succedendo in questo mondo che dovrebbe essere territorio esclusivo di persone perbene che cercano di tradurre in una bottiglia la verità della terra e dell’uva? Perbacco, che brutta aria che tira!

0 pensieri su “I Nas scoprono altre irregolarità: ma cosa succede nel mondo del vino?

  1. Caro Ziliani.
    Cosa sta succedendo? Due cose una bella ed una brutta…
    1. C’e’ che si stanno facendo dei controlli e che i problemi che noi sappiamo esserci, saltano fuori finalmente. Sai bene che in questo ambiente ci sono alcuni che sono lavati e stirati di fuori ma sporchi dentro.
    2. C’e’ il problema e la paura che alla fine si faranno male ancora una volta quelli puliti dentro che saranno accomunati ai funamboli della burocrazia, agli alchimisti della cisterna mentre i qualunquisti delle leggi e dei disciplinari con un coup de theatre cambieranno il sipario e splenderanno in tre quattro mesi piu’ luminosi e riciclati di prima.
    E mentre lo dico spero tanto di sbagliarmi!!!

  2. I controlli sono la prima fase, quello che manca è la seconda, ovvero la costruzione di un senso sociale e di un’etica che stanno affondando sempre di più. Mi spiace dirlo ma quello che sta accadendo anche in politica ne è, purtroppo, l’amara dimostrazione. Gli uomini che ci governano (eufemismo) hanno progressivamente cancellato le differenze, le diversità ideologiche, gli obiettivi. I mezzi di informazione, televisione in primis, seguono ormai degli schemi prefissati, si adeguano ad un concetto globalizzante e strumentale dell’informazione, oggi si acquistano i “format”.
    La sinistra e la destra escono dal parlamento, il calderone centrista è il nostro mondo, la paura dei reali cambiamenti ci taglia le gambe da qualsiasi possibilità di costruire un futuro migliore. Avremo la TAV, avremo gli inceneritori, avremo un mondo del lavoro sempre più nelle mani degli industriali (così come sta accadendo con il vino), avremo una sanità e una scuola sempre meno affidabili. La scuola non serve più per creare individui pensanti, culturalmente preparati e con sani principi morali. La politica deve fare i conti con i veri poteri forti: le banche e l’industria. Berlusconi, con la sua chiara collocazione imprenditoriale, è la persona simbolo di questi poteri. Vogliamo che le porcherie che accadono nel mondo del vino e del cibo vengano punite? Beh, non è seguendo una strada che dà come primo valore la produttività ad ogni costo e il conseguente consumo (altra meraviglia l’usa e getta, che sta producendo i risultati che abbiamo sotto i nostri occhi), che possiamo sperare che la gente acquisti una maggiore coscienza e responsabilità. Trovatemi un’industria alimentare che si preoccupi della salute della gente, trovatemi una classe politica che sia indipendente dai poteri forti, trovatemi un popolo che ripudi davvero le guerre, trovatemi un popolo che capisce davvero che sta distruggendo il pianeta assecondando i falsi messaggi di benessere attraverso il consumo continuo di oggetti che appaiono molto più importanti di quello che sono, trovatemi un popolo che ha capito che sta continuando a rubare risorse da altri continenti per la propria fame insoddisfatta e insoddisfabile, lasciando intorno deserti, morti, abbandono. C’è tanto, troppo egoismo e individualismo, termini che in un contesto diverso avrebbero certamente dei lati positivi, ma che oggi hanno solo un significato: l’importante è che io mangio.

  3. Buongiorno.
    Gentile signor Giuliani,
    tra egoismo e individualismo ci corre giusto l’abiso apocalittico da lei descritto sopra. Non mi fraintenda, condivido certe cose che ha scritto ma l’unica soluzione percorribile come detto tante altre volte in questo blog è fare le cose BENE e secondo coscienza sì, ma anche spendere tempo (tanto) cercando di educare (comunicare) chi abbiamo davanti.
    Poi farsi pagare per il valore aggiunto che abbiamo creato….. ah ah ah ah ah ah. E’ una battuta ma non sto scherzando.
    Non c’è niente di male nel guadagnare bene, il male viene quando si guadagna troppo ed la differenza tra “bene” e “troppo” è la differenza che passa tra ambizione e avidità (un altro abisso). Se mi permette, in materia, si guardi il film Wall Street di Oliver Stone (1987), non a caso uno dei miei film preferiti.
    Buona giornata.

  4. Caro Roberto,
    sotto molti aspetti, soprattutto morali, condivido la tua disamina ma, come ho già scritto nel post di commento alle elezioni, nelle mani degli industriali (io direi piuttosto della finanza, il più globale dei poteri economici), dei pro tav, dei pro inceneritori, dei pro rigassificatori c’eravamo da un pezzo: era tutta roba già inclusa, con qualche camuffamento e qualche distinguo dialettico ad usum sinistrae, nel programma di Prodi prima e di Veltroni poi.
    Io non ne farei una questione di critica del profitto, che aldilà delle utopie è un elemento ineliminabile dello spirito umano, ma semmai una questione culturale tipicamente italiana: la diffusa e trasversale sensazione di impunità che tutti noi avvertiamo e che fa parte del sistema nazionale. Se molti di noi si attengono alle regole (comprese quelle della produzione del vino), è infatti perchè obbediscono all’imperativo morale di non infrangerle e non perchè abbiano timore di sanzioni che, tra camarille e arzigogoli scambiati per garantismo, sappiamo benissimo non saranno mai realmente irrogate. Ciò va bene finchè non c’è qualcuno che approfitta di questo lassismo e, fregandosene dell’etica, sguazza tra le maglie del sistema.
    E’ esattamente quello che sta accadendo, appunto, nel vino: mancanza di controlli, sì, ma anche mancanza di sanzioni certe e temibili, tra possibili aggiustamenti, distinguo, maglie larghe.
    Non lo scopro cetto io, poi, che il vino è un’industria. Lasciamo perdere i mille piccoli produttori, la qualità, etc., tutta roba sacrosanta ma residuale. La verità è che il vino, essendo un’industria strutturata, risponde alle regole di mercato, di comunicazione, di logica dell’industria. Una di queste logiche è che il mercato va assecondato e vanno quindi rimossi il più possibile gli ostacoli all’espansione del mercato stesso, cioè al consumo quantitativo. La qualità è un quid pluris, un fiocco decorativo, qualcosa che “veste” la sostanza, ma non la incarna e non rappresenta l’obbiettivo.
    Da qui, tutto ciò a cui stiamo assistendo. Sotto il profilo strettamente mercantile, nulla più del prodotto industriale dev’essere sanitariamente ineccepibile, perchè la fiducia del consumatore è la prima garanzia di forti consumi. Ecco perchè l’industria del vino ha tutto l’interesse a stroncare il reato di sofisticazione e a eliminare dal mercato qualsiasi prodotto che possa gettare ombre sulla fiducia della gente nel prodotto stesso. L’interesse però si arresta qui, perchè poi si vuole che il consumatore sia di bocca buona, abbocchi alla propaganda, il prodotto insomma lo compri e basta, a prescindere dalla sua intrinseca qualità. Ecco allora che sul concetto della qualità le strade si dividono: per l’industria il prodotto buono è quello che non fa male e si vende bene (se poi chi lo compra lo reputa anche di alta qualità, meglio); per noi (te, me, Ziliani, insomma chi ama il vino) il prodotto buono è quello che, oltre alla qualità legale, ha la qualità sostanziale, cioè organolettica.
    Buffo, no? Con la grande industria del vino ci si trova contemporaneamente sulla stessa sponda e su sponde opposte: contro le sofisticazioni nel primo caso, contro il “liberismo enoico” nell’altro.
    Ciao e a presto,

    Stefano

  5. Tra l’industria agricola e i piccoli agricoltori che offrono prodotti di nicchia c’è lo stesso rapporto che si può ritrovare tra (è un esempio, beninteso!)Armani alta moda e Emporio Armani.
    In entrambi c’è lo stile e la qualità che contraddistinguono Giorgio Armani; entrambi fanno ai loro clienti una promessa che non possono disattendere: né dal punto di vista etico (o più banalmente dell’onestà), né per ragioni di mercato. Ma a parte la ‘zampata’ di Giorgio, sono due prodotti con livelli qualitativi stupendi e prezzi galatticamente diversi (come il pubblico a cui sono destinati).
    Se acquisto un buon vino di una grande casa reputata e magari blasonata, che mi promette un’uva autoctona, spendo meno che scegliendo una super bottiglia prodotta da un piccolo vigneron di nicchia, prodotta con lo stesso uvaggio.
    E mi aspetto in questo secondo caso molto di più, in termini di eccellenza; ma in entrambe le situazioni penso che ciò che i produttori dichiarano sia la verità (se è nebbiolo, se è sangiovese, se è …).

    Purtroppo ogni tanto accade che qualcuno spari dei prezzi assurdi, per bottiglie che mentono; che l’industria agricola usi ‘claim’ che in realtà appartengono ai piccoli produttori, e così via…
    Ma nel business non ci sarebbe niente di male, anzi.
    E allora, va tutto bene?
    Ma no, non tutto va bene, ma c’è tanta gente che fa cose meravigliose (a cominciare dal vino): semmai bisognerebbe essere certi che chi delinque paga (senza congiuntivo, in questo caso).
    Salute

  6. “Si tratta di prodotto vinoso fatto con aggiunta di zucchero e acqua senza rischi per la salute. Gli ispettori del Nas e dell’Icq confermano che le irregolarità sono di natura merceologica e commerciale e riguardano sia i vini da tavola che sia IGT e DOC. Si tratta di brik e bottiglie messe in vendita nella GDO a meno di un euro, alcuni marchi addirittura a 0,60.”
    (fonte dati: IlSole24ore, 15/04/08)

    Rob de matt, sciùr Franco, se ghera denter el vin?

  7. Mi meraviglio di chi si meraviglia. E’ tutto ma proprio tutto “taroccato” in questo paese; viviamo nella cultura del “taroccamento”, non esiste in Italia settore merceologico, dell’economia, della società, e della politica che non sia condotto in maniera irregolare. Il mondo del vino non è da meno, e non potrebbe essere diversamente.

  8. Mi meraviglio anch’io di chi si meraviglia…cose che qualche “pazzo” già denunciava 10 anni fa, ma come sempre la notizia sembra diventare “vera” solo se appare in televisione o sulla stampa nazionale, quasi ci fosse la necessità di un filtro per autenticarla; peccato che il timbro di autentica arrivi da chi ha alimentato l’inganno; perchè nessuno si chiede in tutto questo che ruolo hanno avuto i giornalisti del vino!?!? Quelli che magari hanno premiato quei vini dalle concentrazioni impossibili, dal colore innaturale, dai profumi assurdi…dove sono ora?!…quei giornalisti che sentivano il profumo della Toscana in un vino che di Toscana non aveva neppure la targa del Tir che lo trasportava!?..Dove sono ora?!…dove sono quegli pseudo-esperi enogastronomici che erano tanto esperti da farsi prendere per il naso e girare a noi consumatori,( consapevolmente o meno) la bufala della tipicità?!…Non vedo le loro dimissioni sul tavolo della responsabilità..

  9. Finiamola di dire che siamo i peggiori, noi italiani. In altri paesi, questi controlli vengono fatti? Forse no, perchè aggiungere zucchero e acqua per alcuni paesi è anche cosa normale… Vogliamo risparmiare sul vino? Beviamone un po’ meno semmai,. Non scegliamo quello a meno di tre euro, anche se nell’etichetta recano la scritta DOC, la quale non aggiunge nulla alla vera qualità. Perchè non vengono pubblicati i nomi di chi ha commesso reato? Almeno, conoscendoli, potremmo evitare di comprare i loro prodotti.
    Saluti, Paolo B.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *