Il nemico siamo noi – o delle “speculazioni mediatiche”

Con perfetta puntualità, dimostrando di essere sulla notizia, Briscola mi ha mandato questo suo sulfureo e surreale apologo.
Ogni riferimento a quanto sta accadendo in una notissima località vinicola toscana a denominazione d’origine controllata e garantita (ci si augurerebbe anche da eventuali fenomeni deteriori…) e all’atteggiamento assunto dal locale Consorzio, che giudica quanto é accaduto esclusiva opera del demonio, ovverosia della stampa impegnata a compiere terroristicamente “speculazioni mediatiche”, è ovviamente involontaria e del tutto casuale…
f.z.

Il Signor Uffa bussò timidamente alla porta. La scritta in carattere gotici sul vetro d’ingresso indicava: “Associazione per la difesa (strenua) della produzione tipica locale”.
L’aggettivo “strenua”, posto fra parentesi, era stampigliato in rosso. Era stato l’aggettivo a convincerlo: finalmente qualcosa di serio e tenace, qualcosa che richiamava immagini di lotte fra centauri ed invincibili eroi, gesta da lirica monodica greca, uomini con attributi significativi, bronzi di Riace, amazzoni nobili e altere, cavalieri senza macchia e senza peccato, Goldrake che si trasforma in un astromissile con circuiti di mille valvole, Goku che salva l’universo, Mazinga che fa tremare il regno delle tenebre e del male.
Avanti piano – disse una vocina dall’interno.
Il Signor Uffa aprì lentamente la porta. Nella reception erano al lavoro una ventina di impiegate. Grandissima efficienza! – pensò compiaciuto il Signor Uffa. –
Lei chi è? Cosa vuole? – domandò la stessa vocina di prima, che apparteneva a qualcosa che stava dietro una pila di documenti poggiati sul tavolo.
Sono il Signor Uffa. Sono venuto a propormi per comunicare la vostra attività. Sapete, mi hanno appena licenziato. Ma so che voi lavorate all’insegna della trasparenza e quindi…
Non riuscì a terminare la frase. Le impiegate, come fosse scoppiato un incendio improvviso, urlarono e iniziarono a cercare rifugio, chi infilandosi sotto la scrivania, chi spalancando la finestra e salendo pericolosamente sul cornicione esterno, chi spintonandosi verso la porta d’uscita. Passando, una di loro sussurrò al Signor Uffa: “Io sono stata assunta soltanto per raccomandazione di un amico di mio padre che lavora in un sindacato. Anche le altre. Noi non sappiamo far niente e non sappiamo niente, abbia comprensione per noi, abbiamo pure dei figli e, in genere, un mutuo da pagare per l’auto e il televisore al plasma”.
Nel caos generale la vocina disse: “Mi scusi un attimo, vado ad annunciarla al Direttore”.
Una creatura alta quanto la pila di documenti scivolò da dietro la pila, gli occhi puntati sul Signor Uffa. Lei non si muova, intanto, non faccia un passo, stia lì – ordinò perentoria e poi, rivolgendosi a un corridoio sulla sua destra, accelerò il passo gridando “Ce n’è un altro, ce n’è un altro!”. Pochi istanti dopo, lungo il corridoio avanzò una sagoma scura, seguita dalla creatura bassa.
Passo dopo passo, la sagoma prese una forma più distinta.
Si trattava di un guerriero. Portava un elmetto verde in testa, fasciato da proiettili pronti all’uso. Sulle spalle, coperte da una corazza di bronzo, penzolavano bombe ananas, che producevano un sinistro ticchettio battendo sulla corazza. In bocca, il guerriero serrava un pugnale.
Fra la corazza e i pantaloni mimetici spuntavano calci di pistole e mitragliette, infilati nella cintura. Il guerriero calzava anfibi e teneva in mano un’alabarda. Sono il Direttore – si presentò, bofonchiando a causa della lama fra i denti.
Il Signor Uffa avrebbe voluto dire “piacere” ma non gli venne la parola. L’avviso che sotto la corazza ho un giubbotto antiproiettile, quindi è inutile che mi spari – ribofonchiò il Direttore.
Il Signor Uffa cercò di nuovo le parole giuste, ma non le trovò. Lei è un giornalista? – domandò il Direttore.
Il Signor Uffa sentì il moto impulsivo alla risposta affermativa, ma un lieve movimento della creatura alle spalle del Direttore lo dissuase da un “sì” secco: la creatura stava caricando una cerbottana amazzonica.
Sarei un Ufficio Stampa, cioè… sono un giornalista e mi occupo di Uffici Stampa – confessò il Signor Uffa.
Il Direttore compì un’evoluzione Thay Chi e fermò le braccia a mezz’aria. Cosa le fa credere che abbiamo bisogno di un Ufficio Stampa? – chiese, sputando involontariamente il pugnale.
Ma, mi sembrava, non vorrei essere maleducato, mi comprenda, ma mi sembrava che forse, in questo periodo soprattutto, vi servirebbe comunicare ciò che sta accadendo… O no?
Il Direttore impugnò una mitraglietta Uzi e, tenendola puntata sul Signor Uffa, si chinò e afferrò il pugnale. Qui è tutto tranquillo, cosa le salta in mente? Le pare che ci sia qualcosa che non va? – domandò il Direttore. Un fruscio provenne dal fondo del corridoio.
Il Direttore si gettò a terra, urlando: “Al riparo, presto. Potrebbe essere un commando di consiglieri d’amministrazione”.
Il Signor Uffa ubbidì. La creatura si appiattì contro il muro.
Che succede? – sussurrò il Signor Uffa.
Niente di preoccupante, forse è soltanto un kamikaze – lo rassicurò il Direttore.
La creatura, rasentando il muro, si spinse sino al fondo del corridoio: “Niente, Direttore, è un foglio che è scivolato dalla scrivania”. Che foglio? Cosa c’è scritto? Non lo tocchi, potrebbe essere avvelenato! – rispose il Direttore, rialzandosi – Chiami le forze dell’Ordine, anzi no. Non chiami, mi raccomando, le forze dell’ordine almeno finché non sappiamo cosa c’è scritto sul foglio.
Vada a valutare di che documento si tratta e mi riferisca sulle frequenza riservata, Papa Bravo Papa Bravo Alfa. Passo”.
Anche il Signor Uffa si rialzò da terra.
Non compia gesti bruschi – l’avvisò il Direttore – qui siamo tutti controllati. Vede quella finta presa di corrente? In realtà contiene centinaia di microspie del nemico”.
Il Signor Uffa osservò la presa di corrente e commentò: “A me sembra che sia solo una presa di corrente”.
Ingenuo! – sogghignò il Direttore.
La Creatura avanzò dal corridoio con un foglio in mano: “Direttore, era solo la bozza dell’ordine del giorno del prossimo consiglio, quello che prevede al punto uno: “Ognun faccia ciò che vuole” e al punto due “Tanto a noi che ce frega”.
C’è anche un’annotazione a matita, credo sia sua: “Chiedere un aumento per i disagi subiti”.
Il Direttore scaricò una sventagliata di proiettili sul soffitto. L’impiegata sul cornicione della finestra perse l’equilibrio e cadde in giardino.
Brucialo! Distruggi tutto, brucialo nei prossimi 5 secondi! Sincronizziamo gli orologi, al mio via accendi l’accendino e spargi le ceneri in bagno, poi apri la doccia e irrora il bagno, aspergi incenso e mirra e cancella ogni traccia di Dna prima che arrivino i Ris con il luminol!” sbraitò il Direttore. La creatura andò in bagno, ubbidiente.
Diceva? – proseguì il Direttore, sorridendo – Noi siamo sempre molto disponibili con la stampa. Lei è un giornalista e noi siamo disponibili. Possiamo darle tutte le informazioni che desidera.
Qui noi sappiamo tutto, è tutto sotto controllo e regna un’armonia totale”. Ecco, appunto – si fece forza il Signor Uffa – dicevo che sarebbe il caso di comunicare quanto Lei ha appena detto. Sa com’è, negli ultimi tempi escono notizie un po’, diciamo, un po’ negative, ma solo un pochino. Io potrei aiutarvi a comunicare, è il mio lavoro”.
Al Direttore tremò il labbro inferiore e si inumidirono gli occhi: “Sono loro che sono brutti e cattivi – singhiozzò – quei brutti giornalisti, malvagi e perfidi. Ma perché mai devono scrivere e dire delle cose che noi sappiamo già? Se le sappiamo già, che bisogno c’è di dirle a tutti? Lo fanno perché sono invidiosi?
Oppure c’è un complotto, anzi, sicuramente c’è un complotto. Magari sono pagati dal nemico!”.
Il Signor Uffa guardò la presa della corrente elettrica: “Quello che sta lì dentro?”. Il Direttore assentì.
“Ma chi è questo nemico?” chiese il Signor Uffa.
Il Direttore sogghignò, strabuzzò gli occhi e sillabò: “Il nemico siamo noi!”…
Many Kisses! By Briscola

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