Montalcino: I had a dream

… fra dormire e sognare c’é qualcosa di meglio, svegliarsi… Antonio Machado

Ho preso così a cuore questa vicenda dei Brunello di Montalcino “non conformi” al disciplinare di produzione, ho scritto così tanti post e altri penso ne dovrò ancora scrivere in futuro, che mi è persino capitato di trovarmi a sognare di Montalcino e del suo Brunello. Ecco il racconto del mio sogno.
Era un’altra Montalcino, una Montalcino diversa, non nella geografia, che era perfettamente rispettata, con i suoi luoghi canonici, la Fortezza, Sant’Antimo, il borgo storico, il viale di cipressi che porta alla tenuta del Greppo, il caffè wine bar alle Logge di Piazza, l’Hotel ristorante Il Giglio, ed i suoi personaggi, ricordo distintamente Giulio Salvioni, l’ex presidente del Consorzio Sarrino Fanti, Piero Palmucci, Gianni Brunelli, Stefano Cinelli Colombini, ma nello spirito e nei discorsi.
Ricordo che nel sogno, a furia di vedere additare Gianfranco Soldera al pubblico ludibrio, “colpevole” di aver inviato alla Procura di Siena l’esposto che avrebbe sollevato il caso e fatto esplodere il polverone, accadeva l’imprevedibile, ovvero che la Procura di Siena ed i magistrati, cui erano naturalmente arrivate le insistenti voci della presunta “colpevolezza” del reprobo Soldera, abilmente messe in giro da chi voleva distogliere l’attenzione sulle proprie responsabilità, decidessero di convocare Soldera.
Semplicemente come persona “informata dei fatti”, che magari aveva qualcosa da dire e da raccontare ai magistrati, magari sotto forma di una ricca documentazione, su ricerche e studi compiuti da lui e da suoi collaboratori, scienziati di chiara fama e assoluta affidabilità e rigore, su Montalcino ed i suoi vini.
Strano davvero e molto lontano dalla realtà questo sogno…
Accadeva difatti che invece di giustificare e assolvere, a priori, chi per decisione della magistratura e non di qualche giornalista era finito sotto inchiesta, il mondo del vino di Montalcino, dal Consorzio ai singoli produttori, reagisse con grande dignità e orgoglio, chiedendo non di appianare tutto, di chiudere al più presto la vicenda, di “dimenticare”, ma di stabilire le effettive responsabilità, di compiere una distinzione netta tra una maggioranza di persone rispettose delle leggi, del buon senso, dei consumatori e una minoranza di furbetti.
Nel sogno le aziende sotto inchiesta pensavano bene, era proprio un sogno, di auto-sospendersi cautelativamente, a difesa del proprio nome e di quei patrimoni comuni che sono la denominazione Brunello di Montalcino ed il suo Consorzio, in attesa che la giustizia facesse il proprio corso.
Oppure, altra scena, che non ricordo perfettamente, vedeva, non so bene se fosse il presidente del Consorzio, o se fosse invece un nutrito drappello di produttori ad aver firmato un appello, e a renderlo pubblico alla stampa, chiedere pubblicamente loro di farsi da parte, proponendo la sospensione cautelativa delle aziende incaricate, le dimissioni dei membri del Consiglio di amministrazione del Consorzio eletti in rappresentanza delle aziende sotto inchiesta e addirittura un azzeramento della situazione in atto, sotto forma di un commissariamento del Consorzio e la nomina di un comitato di garanzia, formato da probiviri di indiscutibile autorità morale e indipendenza, incaricato di reggere le sorti del Consorzio sino all’assemblea per l’approvazione del bilancio e sino a che tutte le responsabilità non fossero state chiarite.
In questo sogno erano i produttori di Montalcino, piccoli e grandi, fieri del loro operato, preoccupati che il buon nome del Brunello, la sua credibilità, il suo prestigio, venissero tutelati, a prendere in mano la situazione, sotto forma di un comitato che pubblicamente, con tanto di firme raccolte, con i nomi delle aziende e dei proprietari in bella evidenza, facesse quello che il Consorzio non sta facendo o forse non può fare, comunicare ai consumatori, ai clienti, ai mercati, agli importatori, parlare, spiegare, fare chiarezza, essere trasparente, rassicurare.
Ribadire che quello del Sangiovese 100% di Montalcino per il Brunello resta un paradigma indiscutibile, che non v’è alcuna seria motivazione tecnica, enologica, viticola, commerciale, d’immagine per modificare il disciplinare di produzione, per aprire al contributo di altre uve e modificare, sostanzialmente, l’identità di un vino che il mondo vuole continui ad essere diverso dagli altri e non omologato o essere ridotto ad imitazione di un qualsiasi Super Tuscan.
In questo sogno i produttori di buona volontà, che sono tanti, la netta maggioranza, decidevano di prendere in mano il proprio destino – ricordo nitidamente una pagina del Corriere della Sera e una del New York Times da loro commissionata, una pagina dove spiegavano la loro posizione e soprattutto le loro intenzioni, una conferenza stampa convocata a Montalcino e una a Roma, una direttiva chiara sulla strada da seguire data all’agenzia incaricata di curare la comunicazione – e proponevano, a tutela del loro lavoro, alcune cose molto precise.
Innanzitutto una rifondazione (oddio una parola non molto di moda in questo momento a Montalcino ed in Toscana…) del sistema delle Commissioni di degustazione della Camera di Commercio di Siena incaricate di dare il nulla osta e l’idoneità ai vini che vogliono avvalersi della fascetta e proporsi sul mercato come Brunello di Montalcino Docg, perché possano operare con ancora maggiore rigore e professionalità, promuovendo solo i vini veri e fermando quelli non solo discutibili tecnicamente, ma quelli palesemente in contraddizione con il disposto del disciplinare di produzione.
Nel sogno, ancora, i produttori ed il Consorzio del Brunello, uniti e concordi, decidevano, a larga maggioranza, di sottoporre non solo i loro Brunello dell’annata 2003 che è attualmente in commercio e che in alcuni casi è finito sotto inchiesta, ma anche i vini delle annate che riposano in cantina e che verranno commercializzate in futuro, il 2004, il 2005, il 2006 ed il 2007 figlio dell’ultima vendemmia, e qualche vino, a campione, delle annate precedenti, 2002, 2001, 2000, a rigorosi controlli analitici.
Questo ad opera di un team di Università ed Istituti di ricerca, l’Università di Milano, l’Istituto di San Michele all’Adige, l’Università Cattolica di Piacenza, l’Università di Davis in California, qualche Istituto di ricerca in Germania, team che effettuate meticolose analisi, con le modalità ed i sistemi evidenziati recentemente da studiosi come il professor Mario Fregoni (leggi) ed il professor Attilio Scienza (leggi), analisi degli antociani o analisi degli isotopi dell’acqua, renderebbero i produttori ed il Consorzio in grado di garantire ai consumatori che quei Brunello sono effettivamente Brunello di Montalcino Sangiovese di Montalcino in purezza e non dei vini dove, per errore o per calcolo, per un insieme di disattenzioni in vigna ed in cantina, il Sangiovese si fosse mischiato ad altre uve che nel Brunello, in ogni Brunello di questo nome, non dovrebbero entrarci nemmeno lontanamente.
Era davvero un sogno vedere i produttori ed il Consorzio uniti, orgogliosamente determinati, attivi, partecipi, protagonisti della situazione venutasi a creare, intenzionati a voltare pagina e non silenziosi spettatori, impauriti ed incapaci di afferrare il toro per le corna e di trarre il positivo da una vicenda che sembrerebbe esclusivamente negativa, era un sogno sentirli parlare, scrivere, prendere posizione, distinguere il grano dal loglio.
Il mondo, fatto di consumatori innamorati del Brunello ma un po’ delusi per l’accaduto, disorientati e quasi traditi nel loro affetto, bisognosi di verità, sincerità, onestà, reagiva benissimo a questo atteggiamento, capiva che questa dichiarata volontà di trasparenza, questo scegliere volontariamente di sottoporsi ai controlli analitici i più meticolosi possibili, questo pagare di tasca propria, magari chiedendo aiuto a qualche benefattore e mecenate, a qualche ricco Brunello fan americano o russo, pronto a finanziare un’operazione di glasnost in difesa del vero Brunello, testimoniava a favore di un’assoluta buona volontà, di una determinazione ferma a non lasciare più spazio ad equivoci, coni d’ombra, zone grigie, silenzi che poi diventano, magari involontariamente, connivenze e coperture. Reagiva, il mondo dei wine enthusiast e aficionados, decidendo di premiare la stragrande maggioranza dei produttori seri, rinnovando, mediante gli ordini degli importatori, dei ristoranti, delle enoteche, gli acquisti dei semplici appassionati, le visite in cantina, la prosecuzione senza soluzione di continuità, di quell’allegro, variopinto, un po’ caciarone flusso di enoturisti che accorrono ogni anno a Montalcino spinti dal mito e dalla leggenda del Brunello e che costituiscono una parte considerevole di quell’economia di Montalcino che si fonda sul vino.
Nel sogno le presentazioni e degustazioni di Brunello (e dell’altro grande vino di Montalcino, il Rosso), organizzate da un rinnovato e attivo Consorzio in giro per l’Italia e nelle più importanti città del mondo, Londra, New York, San Francisco, Monaco di Baviera, Berlino, Bruxelles, Parigi (mais oui, perché anche les français assistano a questo ritrovato spirito del Brunello), Madrid, Mosca, presentazioni rese possibili anche con il contributo, organizzativo ed economico, dell’Ice, di un Ministero delle Risorse Agricole pronto a fare seriamente la sua parte, della stampa indipendente italiana ed estera, venivano letteralmente prese d’assalto.
Affollate festosamente da un pubblico di eno-appassionati desiderosi di capire, conquistati da tanto entusiasmo e volontà di spiegare, da un desiderio evidente di aprirsi, di essere casa di vetro in un mondo del vino sempre più globalizzato, che animava, nel sogno, i produttori di Montalcino.
In questo sogno nessuno, peraltro, si sognava di demonizzare, di umiliare sulla pubblica piazza, fosse pure quella del piccolo mondo di Montalcino, chi ha sbagliato. Una volta accertate, da parte della Giustizia italiana, le eventuali responsabilità, svolti i processi, decise le sanzioni, a chi non avesse rispettato le leggi e avesse fatto del Brunello personale uso e abuso per i propri interessi di bottega, veniva dato il tempo, dopo un periodo di esemplare espulsione dal Consorzio in cui non è consentito di commercializzare Brunello e Rosso di Montalcino, di rientrare nel regolare alveo produttivo, di riprendere a produrre e commercializzare Brunello e Rosso di Montalcino secondo le regole canoniche, che vedono il Sangiovese ed i terroir di Montalcino unici protagonisti del vino, di affrontare nuovamente, dopo un periodo, breve, di decantazione (uno-due anni) il responso dei mercati e dei consumatori.
Nulla di drammatico, solo il rispetto delle regole finalmente, e di quella elementare norma di buonsenso che, anche se siamo in Italia, prevede che chi ha sbagliato paghi e che le responsabilità dei singoli non abbiano a ricadere su una comunità di soggetti che le leggi vigenti hanno rispettato.
Era un sogno, solo un mio sogno, I had a dream, cari amici produttori di Montalcino, ma vogliamo fare in modo, con uno spirito un po’ visionario se volete, utopico e romantico, che questo sogno diventi realtà?
Perché non fare vostre le parole di Martin Luther King (leggi) ed esclamare, tutti insieme, I have a dream for Montalcino, sogno un Brunello pulito, trasparente, senza inganni, che tuteli il lavoro delle donne e degli uomini di buona volontà che ne sono protagonisti, il buon nome e la credibilità di un vino, il patrimonio collettivo di una denominazione, la possibilità di quel vino speciale, unico, inimitabile, di essere ancora, ma su basi più solide, un mito e una leggenda?
Potete farlo amici del vino di Montalcino, basta volerlo…

0 pensieri su “Montalcino: I had a dream

  1. Buonasera.
    Caro Franco, è davvero un tristezza che buon senso e competenza siano trovati (e cercati) non tra le persone che li hanno ma solo ispiratori di un sogno………… ma tant’è, questo è il livello.
    Devo scappare. Ne riparleremo.
    Buon pomeriggio

  2. E’ bello sapere che esiste ancora qualcuno che sa sognare, proprio come me.
    Ma se questo sogno diventa un sogno compreso da più persone, se questo sogno fa parte di altre anime, se esistono persone che hanno l’anima pura (e la cantina…)allora forse è più di un sogno.
    Un pezzetto tangibile di realtà che pian piano scaturisce sotto acque torbide, fresco e canterino…
    ne abbiamo bisogno, di sogni e sognatori come te, Franco.
    Continuare ad annaspare nella melma, nel puzzo delle fandonie e degli impicci comincia ad essere irritante.
    Vedo che le donne recepiscono i messaggi, pronte a schierarsi. forse il prossimo secolo anche gli altri uomini! nessuno ha dunque voglia di dimostrare di avere gli attributi? E’ forse il nostro un mondo di eunuchi?
    Continua a sognare, non smettere mai.

  3. di ufficiale non so nulla. Circola voce e pare che qualche giorno fa sia uscito un articolo del Corriere Fiorentino a proposito, che la richiesta avanzata da due aziende di sbloccare il vino sotto sequestro sia stata respinta. Ma circolano anche altre voci incontrollate, tipo quella di capannoni affittati nella zona di Torrenieri, per accogliere e stoccare cosa?

  4. Pingback: Esalazioni etiliche | Il sogno di Franco Ziliani: un popolo di Montalcino illuminato

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