Montalcino: il Don Chisciotte toglie il disturbo

Vengono proprio a fagiolo questi tre giorni che, come ho anticipato (leggi qui) trascorrerò in Spagna, in Andalusia, per assistere al dipanarsi di idee e dibattiti sul vino, sul futuro del vino, vorrei dire sull’anima del vino (per riprendere il titolo del nuovo libro, che sto cominciando a leggere, di Massimo Donà, filosofo e jazzista fortunato autore della Filosofia del vino, Bompiani editore) che saranno il tema di WineCreator (sito).
Dopo tanto discutere e accapigliarci, su quanto è accaduto recentemente a Montalcino, ovvero sulla ben poco commendevole vicenda della scoperta dell’esistenza di un determinato numero di Brunello finiti nell’occhio del ciclone degli inquirenti perché, dicunt, “taroccati” a base di altre uve che non siano il canonico Sangiovese, comincio ad avere la sgradevole sensazione che sia stato vano o peggio ancora tempo perso scrivere quanto ho scritto.
Quando tra i primi, lo scorso 21 marzo, ho dato notizia dello scandalo che stava per esplodere, ed in seguito quando vi ho tenuto correntemente informato sullo state of the art delle indagini, sulle reazioni del mondo ilcinese e ho denunciato aporie, contraddizioni, incongruenze, stranezze, l’atteggiamento pompieresco di molti che si adoperano a minimizzare, sopire, attenuare, quasi a smentire quanto è successo, naturalmente attribuendo la colpa a quegli irresponsabili dei giornalisti, pardon ad alcuni giornalisti “terroristi mediatici” e a qualche produttore iper-purista, ero convinto di una cosa che, progressivamente, mi è apparsa come un’illusione.
Ero persuaso, in altre parole, che quanto è finalmente successo a Montalcino, lo scoperchiamento di un calderone velenoso che sobbolliva da troppo tempo e che in tanti, per anni, hanno fatto finta di non vedere, come se determinati vini non parlassero chiaramente, con i loro colori assurdi, i profumi stravaganti, un gusto che con il Sangiovese c’entra come i cavoli a merenda, fosse avvertito dalla stragrande maggioranza dei produttori onesti e perbene che compongono il tessuto produttivo di questo borgo la cui economia deve ormai moltissimo al vino e al turismo legato al vino, come un momento importante.
Come una svolta epocale, come una grande occasione per fare chiarezza, per distinguere il grano dal loglio, gli onesti dai cialtroni e furbetti, per rendere giustizia al lavoro di chi in questi anni, mentre una minoranza si ingegnava ad interpretare il Brunello secondo personali interessi e secondo proprio uso e consumo, a stravolgerlo, tirarlo per la giacchetta, interpretarlo con bizzarra creatività, teneva duro e difendeva l’identità di un vino, di una denominazione prestigiosa, di un borgo che è diventato in tutto il mondo sinonimo di vino di grande qualità.
Ero persuaso che quel blocco importante, lo ripeto, la stragrande maggioranza, di aziende che hanno rispettato i disciplinari, che non hanno modernizzato il vino a suon di Merlot o chissà che e hanno continuato a produrre vini onesti, rispettosi del territorio di origine, veri, dignitosi, profumati di Sangiovese e messaggeri di Montalcino nel mondo, avrebbe accolto quanto accaduto, lo ripeto, la rivelazione di una pratica diffusa e indecorosa, di un tradimento consumato ai danni di Montalcino, dei produttori seri e soprattutto dei consumatori, che quando comprano Brunello hanno diritto ad avere Brunello e non un Sant’Antimo o un Super Tuscan, con sollievo.
E si sarebbero adoperati, quando finalmente la giustizia mostrava di poter trionfare, perché si voltasse pagina, si cambiassero sistemi e il mondo produttivo del Brunello, dalle singole aziende al Consorzio, scegliesse la strada della trasparenza, della chiarezza, delle mani pulite, del rispetto delle regole.
Più i giorni passano e più mi sono accorto – e a farmene accorgere hanno contribuito anche strani messaggi trasversali che mi sono arrivati anche da amici produttori seri, onesti, che da questa operazione verità non hanno nulla da temere, che mi hanno invitato a lasciar perdere, a lasciare fare alla giustizia, a non scrivere più di quanto stava accadendo, oppure di limitarmi a parlare dei buoni vini di Montalcino (che sono tanti, peccato ce ne siano anche di indegni e di fasulli) – che quanto accaduto i produttori di Montalcino, salvo rarissime eccezioni, non la vedano come un’occasione di riscatto, ma come un maledetto fastidio.
Qualcosa che se non fosse scoppiato, se non fosse venuto alla ribalta, se i giornali non ne avessero scritto, le televisioni non ne avessero parlato, magari anche generalizzando e facendo confusione, sarebbe stato decisamente meglio.
E non perché, come qualcuno dice, temono che lo scandalo scoppiato rischi di danneggiare la specchiata (ma poi tanto specchiata evidentemente non era…) immagine di Montalcino e di creare confusione e indurre la gente a dubitare del Brunello in toto, cosa che nessuno ha mai invitato a fare, ripetendo anzi che mai come ora Montalcino ed il Brunello debbano essere sostenuti e si debba credere in loro.
Non vedono l’ora che questa storia finisca, che qualche inguaribile romantico, qualche irriducibile rompic….i, la smetta di scriverne, perché pensano ad una sola, ben poco poetica cosa, ovvero che continuando a scrivere di Montalcino, di quanto accaduto, delle assurdità che ci vengono raccontate, del tentativo ormai chiarissimo in atto di ridurre il tutto ad una faccenduola di pochi ettari, ad un errore del vivaista, a questioni di carte e di ben poca sostanza, si possa rovinare il loro legittimo, sacrosanto, intoccabile business.
Non quello delle singole aziende che, mi spiace per loro, anzi, mi dispiace per le tante persone che ci lavorano, sono finite nell’occhio del ciclone e hanno visto le cantine e le produzioni di Brunello 2003 poste sotto sequestro, ma quello, globale, cospicuo, di un’economia ilcinese che conta ogni anno su una marea di visite in questa deliziosa località e comprende le piccole e medie aziende produttrici, le enoteche, i bar, i ristoranti, gli alberghi, gli affittacamere, gli agriturismi, i bed & breakfast, insomma quell’insieme che va a comporre il commercio e l’economia che si basa sul Brunello a Montalcino. E che si basa sia sui vini veri, sia su vini diciamo fatti così così…
E’ loro interesse, proprio mentre con l’approssimarsi di maggio dovrebbero ricominciare ad arrivare a Montalcino i turisti del vino provenienti da tutto il mondo, anche quelli del turismo mordi e fuggi e restano magari solo un’ora nel villaggio, mangiano un panino e comprano due bottiglie per ricordo, che questa vicenda si smonti, che non se ne parli più e che magari si ritorni al tranquillo tran tran di prima, dove l’esistenza dei Brunello taroccati era chiara anche ai bambini, ma dove il Brunello vero poteva benissimo coesistere con il Brunello furbo, perché tanto il Brunello tirava, si vendeva, muoveva un giro di denaro importante.
Per questo motivo, perché continuare a menarla con l’esigenza di difendere il vero Brunello, di non toccare il disciplinare, di preservare la purezza, l’identità, l’unicità di questo vino che solo dei nostalgici, dei polverosi parrucconi, degli stupidi idealisti (quorum ego), si affannano a pensare debba essere solo di Sangiovese composto?
Basta parlare, basta scrivere, lasciamo che i nuovi maghi della comunicazione ingaggiati, a furor di popolo (e con una procedura che sarebbe interessante capire, scelti tra altre soluzioni oppure nominati coram populo e d’imperio? E con quale impegno di spesa per i consorziati? – domande oziose alle quali giustamente non sarà mai data risposta…), dal Consorzio diffondano, come pifferai magici, la lieta novella di un Brunello rilucente, virtuoso, a prova di controllo, splendente, mediaticamente perfetto. Di un villaggio dove tutto va bene, é sempre andato bene, madama la marchesa…
Di fronte a questa consapevolezza, essendo persuaso che a sostenere una battaglia di principio e di idee, di testimonianza, quando tu vai in avanscoperta e i diretti interessati dietro ti voltano le spalle e si occupano di tutto tranne che proteggerti e darti manforte e pensano piuttosto agli schei che alla giustizia, si faccia solo una figura ridicola, come diciamo a Milano, da pirla più che da Don Chisciotte idealisti, ho deciso che a meno di clamorose notizie, di eventi di fondamentale importanza, di svolte, di quella che con sintesi giornalistica è stata definita Brunellopoli non scriverò per un bel pezzo.
Saranno contenti i prudenti per natura, i pompieri, i giustificazionisti, i minimizzatori, i venditori di fumo, quelli per i quali “suvvia, cosa è mai successo?”, e sarà contento il mondo produttivo ilcinese che liberato dalle fastidiose punture (da zanzara) inviate dal sottoscritto e da pochi altri ingenui come me, potranno tranquillamente, in attesa che la giustizia faccia il proprio corso, che le indagini appurino definitivamente colpe, responsabilità, frodi, dedicarsi ai loro affari, vendere vino, curare il business.
Facciano pure, poco importa che il sottoscritto sia leggermente deluso, per non dire nauseato, dal loro un po’ pilatesco modo di fare, da un atteggiamento diffuso (avete notato come non un solo produttore si sia avventurato ad intervenire nell’articolato dibattito che si è sviluppato su questo blog e altrove?) che, non se la prendano, ricorda quello delle scimmiette che non parlano, non vedono, non sentono oppure assistono agli eventi come se non li riguardassero.
Ma, mi chiedo, saranno contenti i consumatori, i clienti privati, i ristoratori, gli enotecari, gli importatori e distributori, che credendo nei loro vini e acquistandoli, e contribuendo a costruire la leggenda del Brunello ed il benessere diffuso di Montalcino e delle singole aziende, pretendono, e l’hanno detto con forza, chiarezza, una svolta, un cambio di passo, correttezza, rispetto delle regole, trasparenza e ai quali invece arriva il messaggio che in fondo non è successo niente, e con forte accento toscano viene ripetuto “chi ha avuto, ha avuto, ha avuto: chi ha dato, ha dato, ha dato, scurdammoce ‘o passato, simmo ‘e Napule, paisá”?

0 pensieri su “Montalcino: il Don Chisciotte toglie il disturbo

  1. Punteggi dell’amico James su WineSpecator
    78 Brunello di Montalcino Case Basse riserva 2001
    68 Brunello di Montalcino Case Basse riserva 2000
    Buona Spagna signor Franco.

  2. Caro Franco,
    I fatti che sono trapelati da Montalcino sono in realtà ben poca cosa e sicuramente solo la punta di un iceberg che esiste da talmente tanto tempo che è assolutamente assimilato da chiunque lavori nel vino in Toscana.Ogni area geografica ha maturato una interpretazione individuale riguardo alle denominazioni di origine e la Toscana,per ora , non è riuscita ancora ad affrancarsi da una visione spesso prettamente mercantile del vino, capace di camaleonticamente mutarsi al volere del consumatore.Le denominazioni celebri spesso vengono interpretate semplicemente come un marchi commerciali, non dobbiamo scandalizzarcene, semplicemente bisogna prendere atto che siamo ancora alla preistoria e d’altro canto la capacità di accontentare i consumatori, è anche uno dei motivi del loro successo.La qualità in estrema sintesi in un vino è appunto la sua capacità di soddisfare le aspettative dei clienti.

    Che i fatti di oggi abbiano portato in causa la crema dell’enologia toscana ,fa ben capire che il fenomeno è culturale ed in qualche modo chi opera in un certo modo si sente perfettamente legittimato a farlo.Parliamoci chiaro gli enologi hanno intrugliato ,le Camere di Commercio hanno approvato, i Consorzi operato ed i giornalisti recensito e premiato vini chiaramente non conformi: non riesco a capacitarmi che ogni anello della catena non fosse perfettamente cosciente di ciò che gli capitava a monte .Capisco perfettamente la tua rabbia, e la condivido ma se davvero si vuole gettare luce su tutta la faccenda credo sia necessario un atteggiamento distaccato, attenendosi ai fatti e credo se davvero, in nome della verità si vuole davvero andare in fondo alla cosa bisognerebbe agire con molta calma, ricorrendo alle analisi citate nei commenti di oggi.

    Forse bisognerebbe anonimizzare i risultati, un po’ come fecero “le Iene” con la loro inchiesta sull’uso degli stupefacenti alla Camera. Sono certo che il fatto di semplicemente rendere possibile smascherare le frodi, in maniera inequivocabile, renderebbe immediatamente “obsolete” certe pratiche. Un po’ come successe con l’uso dell’aggiunta fraudolenta della glicerina tanto in auge negli anni ottanta e improvvisamente scomparsa quando vene messo appunto un metodo analitico per smascherarla.
    Saluti
    Cristiano

  3. No, nessuno strano segnale…per me, è solo chiarezza, il Sor James non si vuole accorgere forse che proprio per il suo palato, alcune aziende, forse,hanno sbagliato. Solo questo. Uno che dà quel punteggio ad una grande riserva vuol dire che non ama assolutamente il brunello, tradizionale che sia.
    E state sicuri che sta preparando il ponte per il salto del disciplinare.

  4. ..forse non è l’argomento ,anche perchè non sono di Montalcino,..ma proprio oggi mi sono sentito dire (e rifiutare), da un grosso acquirente di vino la mia partita di vino fatta con solo sangiovese ,2007,atta a divenire chianti classico classico(secondo 2 enologi,giudicato buono)..”è UN PO’ LEGGERINO..”.(Io ,temo che volessero dirmi che mancava”QUALCOSA”,visto i 13,4°)..poveri noi, piccoli produttori che non abbiamo i” sapori dell’Abruzzo e/o internazionali”,..la storia continua..almeno per me..

  5. Leggo che parte per Ronda, gentile signor Ziliani.
    Ci sono stata anni fa, prima di conoscere Montalcino.
    Chissà se James ha mai annusato una rosa?

  6. Buonasera.
    Gentile signor Casanova,
    Io sono il Don Chisciotte.
    Vede, il nostro ospite si “limita” a saperne e scriverne (spero apprezzi l’eufemismo), di vino, ma ci sono altri soggetti che il vino lo comprano, lo comunicano (senza agenzie) e lo rivendono secondo gusto e cultura e che, in questo modo, mandano avanti questo business. Io sono il Don Chisciotte.
    Buonasera.

  7. Scusate, a proposito del giudizio riportato sopra sui vini di Soldera, senza tante dietrologie, c’è da dire che si tratta del giudizio di un giornalista, del suo palato e della sua cultura. Un giudizio influente quanto si vuole ma assolutamente ammissibile. Noi qui facciamo la stessa identica cosa.
    Se io stessi al suo posto, non escludo che potrei invertire la classifica. E sarebbe altrettanto legittimo ricevere critiche da parte di altri appassionati.
    Buonasera.

  8. Questo scriveva Suckling sul suo blog pochi giorni fa, vedete un po’ voi…
    Sources have told me that the whole scandal started when a DOCG tasting panel turned down the samples from a prominent Brunello producer who is known for making light-colored, slightly volatile wines. With revenge on his mind, he went to friends in the magistrate’s office and said his neighbors were cheating. It sounds like something out of Shakespeare. This short passage from “Venus and Adonis” sums it up:

  9. Splendido il descrittore di Acquaragia usato da Suckling per il Riserva 2000. Direi che fa pendant con il can bagnato usato per Bartolo Mascarello.

  10. A Ziliani ditegli tutto, magari anche che é comunista e juventino, ma su questa bruttissima cosa del Brunello – che continua ad essere brutta – lasciatelo stare in pace: ha fatto fino in fondo il suo dovere di comunicatore del vino. Senza sensazionalismi e senza “terrorismi”, anzi in modo partecipato ma sobrio. E magari, qualcuno – specie tra i produttori ilcinesi con la coscienza e le carte a posto – non farebbe male a uscire dall’ ombra e ringraziarlo. Perché tutto quello che ha scritto, lo ha scritto anche e soprattutto nell’interesse loro e dei loro clienti.

  11. NC, se é per questo Suckling, che, guarda caso e la singolare scelta di tempo, stronca il mirabile, grandissimo Brunello riserva 2001 e l’ottimo Brunello riserva 2000 di quel produttore che oggi a Montalcino viene additato al pubblico ludibrio, mentre dovrebbero solo dirgli grazie e seguire il suo esempio, nello stesso post sul suo blog ha scritto anche questo: “But those who have been burned are not forgetting. I have heard that some Montalcino wine producers, local organizations and Tuscan governmental agencies are speaking to their lawyers about the possibility of suing various news media organizations and writers for defamation. It’s scandalous how it’s all been covered“.
    Se dice simili cose é sicuramente bene informato. E intanto tratta così i vini di Soldera, ecco le sue note di degustazione:
    Brunello riserva 2001 Case Basse 78/100
    “Smells like day-old tea, with stewed tangerine. Full-bodied, with lots of fruit and a chewy texture, but turns hard and uninviting. Volatile. Tasted twice, with consistent notes”. –JS
    Brunello riserva 2000 Case Basse 68/100
    “Turpentine remover, with a wet wool undertone. Has lots of ripe fruit underneath. This is better on the palate, with ripe plum flavors, round tannins and a funky finish. Not right. Tasted twice, with consistent notes”. – JS

    Ed io dovrei andare ancora a cercar rogne prendendo le difese di un mondo produttivo che, salvo lodevoli eccezioni, poi reagisce così e pensa a perseguire i giornalisti che hanno fatto il loro dovere? Ma non ci penso nemmeno!|Che si dedichino al loro business a Montalcino e si tengano, visto che a loro va bene così, la situazione che si ritrovano. Io di Montalcino e del Brunello e del Rosso continuerò a parlare, di certo, ma solo limitandomi a raccontare quei vini che mi emozionano e che sono veri come chi li produce. Sul resto meglio che taccia…

  12. caro Franco, in un mondo in cui crescono giornalmente a dismisura paura ed aggressività è assai difficile essere compresi. dire la verità è sempre più pericoloso, solo il politichese è ammesso dalla massa.
    Capisco il tuo disagio e disappunto. Ritengo tuttavia che si debba tener duro, qualcuno dovrà pur farlo! tanto di cappello per il tuo lavoro, goditi la Spagna, ma per favore torna con la tua lancia in resta per difendere le tue idee, il nostro operato ed i nostri appassionati.
    Quello che sta accadendo nel Brunello oggi, potrebbe allargarsi ovunque domattina. Qualcuno che apprezza ciò che fai c’è, come puoi leggere.

  13. Caro Franco;
    Purtroppo tanti Produttori di Brunello sono comandati dal DIO Denaro, e non vedono e non capiscono altro, ormai hanno imparato dai signori della Napa Valley su come sfruttare il territorio e i turisti, money making machine !!
    Ci sono troppi interessi, troppi soldi investiti, sia Americani, Svizzeri, Tedeschi, Canadesi, Spagnoli, troppe bottiglie di 2004/5/6/7 nelle cantine, ora mai non li ferma piu nessuno, ne la giustizia, ne la carta stampata !
    C’e un fiume di veleni e gelosie, tra vini che prendono 100 punti e costano $150 e vini che costano $330 e prendono 78 punti. Una volta quando si andava al Estero ci si faceva meraviglia come mai in certe zone esistevano 20 Ristoranti un attaccato al altro, oggi si va a Montalcino e si scopre che le rivendite di Brunello sono una attacccata al’altra, e qualche d’uno lascia sulla porta sotto il sole magnum e doppi magnum di vino, un po come faceva la mia nonna per vendere le scope di paglia.
    Saluti
    Angelo

  14. La vulgata messa in giro dalle reti vendita che fanno capo alle aziende “problematiche”, spiace dirlo, e’ sostanzialmente questa: Brunellopoli è tutta colpa di un produttore che ha fatto una denuncia. La “normalizzazione” non e’ priva di connotati grotteschi, direi; mi chiedo se e’ successo solo a me di sentire simili discorsi, oppure altri commercianti stanno ricevendo la stessa qualita’ di comunicazione attraverso i venditori.

  15. Sono certo che in Spagna troverai vini sorprendenti per freschezza, vitalita’, profumi, sia rossi che bianchi e rosati, percio’ ti fara’ senz’altro bene al morale. Io mi sto divertendo come non mai a bere vini spagnoli praticamente tre, quattro volte la settimana, visto che costano molto meno dove abito io che non in Italia. Fai bene anche a sospendere per un attimo qualcosa che secondo me dovrebbe invece continuare come un testimone in una staffetta anche su altri blog e su altri siti. La mia parte la farò come sempre e spero che la facciano tutti quanti. Non lasceremo insabbiare i problemi, perche’ quelli sollevati da cio’ che e’ successo (i controlli non vanno fatti dai rappresentanti dei controllati, il sangiovese nel Brunello non va corretto con altri vitigni) sono talmente importanti che torneranno alla ribalta e ci saranno mille occasioni di fare chiarezza, non solo per via giudiziaria. Non ti scoraggiare, dunque, perche’ non sei stato solo nella tua battaglia, non sei mai solo nelle tue battaglie, percio’ vedrai che ce la faremo. Hasta la vista!

  16. Buongiorno
    Caro Franco,
    sa benissimo come la penso. E la solidarietà che le ho espresso sopra ne è testimone. Mi auguro che la gita in Spagna rifocilli la sua vis bellandi. A parziale immediato sostegno posso solo farle notare come giornalmente il numero dei suoi mujaeddin (senza voler offendere credenti musulmani, è una metafora scherzosa e leggera) cresce ogni giorno.(ah, la metafora non è casuale, è voluta)
    Cari Angelo e Cristiano, benvenuti anche a voi.
    Buona giornata.

  17. Bisogna sapere “leggere”le note di degustazione possibilmente interpretando ciò che il critico deve aver
    percepito e tradotto in linguaggio non neutro ma
    inevitabilmente permeato della lode/biasimo che le sensazioni gli hanno procurato.
    Contorto come ragionamento ? Forse.
    Con questo in mente e cercando di epurare la componente culturale di MrSuckling si evince semplicemente
    che i vini sono corposi, fruttati, leggermente
    duro(immaturo) nel caso del 2001 e soprattutto entrambi dotati di aromi definiti poco puliti,
    ma che interpreto come complessità dovuto certamente all’uso di lieviti/batteri autoctoni.
    Facendo la tara alla mano di chi ha scritto
    potrei anche considerare validi i vini in oggetto ,salvo ovviamente il punteggio che in un caso del genere
    sarebbe stato meglio sospendere per il beneficio del dubbio,se non altro ci vuole più rispetto verso il lavoro degli altri.

    Ma io una domanda assolutamente non retorica, anche se potrebbe non apparire così
    la vorrei fare a tutti i critici:
    “cambierebbe il giudizio riguardante certi vini ammesso e non concesso siano stati ottenuti violando le regole dei disciplinari di produzione ?”

  18. E come mai i produttori “innocenti” non fanno precedere il loro venditori da una bella gascromotografia? Per 200 € non dovrebbe essere un gran problema………

  19. Spettabile Ziliani, si è finalmente accorto che il mondo gira intorno ai soldi e non agli ideali? Soprattutto se di relativa importanza quale il vino? E cmq non so se i consumatori e i clienti saranno contenti (ammesso che per loro sia veramente così importante) ma di sicuro i dipendenti delle aziende interessate lo sono….e tanto…
    Cordialmente

  20. Franco,
    Visto che sei in Andalusia hai avuto modo di assaggiare un buon Malaga :Moscatel o PX ? I migliori sono davvero dei vini squisiti, costano pochissimo e sono eterni.Sono anche dei fossili viventi vista la loro incapacità di adeguarsi ai tempi che ha fatto sì che il mercato si è scordato di loro.Ma i vini devono adeguarsi ai tempi ?

  21. @Cristiano
    Posso rispondere intanto io visto che Ziliani non c’è. Premesso che rare volte ci è capitato di vaultare positivamente vini che poi si sono rivelati “scorretti”, né io né lui avremmo problemi a criticarli. Il punteggio? Il punteggio è il “costo” delle sensazioni positive percepite, quello se cambiasse non sarebbe onesto. Io posso trovare buono, anzi ottimo un vino a prescindere dal fatto che sia fatto seguendo alla lettera le regole di un disciplinare. Certo, se l’ho giudicato un “vino di territorio” e poi non lo è, più che cambiare il giudizio mi porrei qualche domanda sulle mie capacità di riconoscerlo.

  22. Gentile ag,

    la ringrazio per la precisazione. Quello che mi rende perplesso è che troppi in questa vicenda sembrano avere certezze. Non mi riferisco a lei, ovviamente. Questa vicenda sembra diventata un tiro al piccione, attività peraltro vietata nel nostro paese, ma permessa, tanto per fare qualche esempio, in Portogallo e in Spagna.

    Cordiali saluti.
    Mario Casanova

  23. Cristiano…mi sono stancato di interpretare ciò che il critico…bla bla bla. Sono stanco.

    Signor Casanova…e facciamolo questo tiro al piccione, dopo che il piccione mi fa i bisogni sopra la mia roba stesa. Magari il piccione fosse sempre innocente.

  24. Se non ricordo male, nel film Mondovino di Nossiter, l’intervistato Giacomino Suckling, nel sottotitolato in italiano diceva all’incirca cose tipo “Perchè in Toscana, da uve Sangiovese si fanno vini dozzinali tipo il Brunello, invece di investire in cabernet e merlot, che qui crescono bene e danno ottimi vini.”
    Credo che tutto ciò basti e non sia da commentare.
    Max Pigiamino Perbellini

  25. @ Max Perbellini

    Credo che tu ti sbagli. Suckling dice solo che con Berlusconi l’economia e gli scambi in Italia andrebbero meglio ed il vino ne trarrebbe beneficio. Ed è quello che succederà…ed è quello che è accaduto a Montalcino. La mentalità del “tanto non mi beccheranno mai e se mi beccano non succederà niente”. I consumatori americani hanno ben poche responsabilità, se poi chi frega è sul suolo italiano!

  26. Buona sera,
    è la prima volta che scrivo in un blog….
    Seguo da diversi giorni quello che scrive Ziliani su questa vicenda e credo che mi mancherà avere notizie “fresche” sulla situazione!
    Spero che ci ripensi e continui a tenerci informati dall’……INTERNO!
    Per quello che vale il mio giudizio sui vini di Soldera…. pochi altri sono stati capaci di regalarmi emozioni così grandi,che poi a qualche GIORNALISTA non piacciano…. meglio,ne rimarrà di più per me(anche se io li pago,LUI non credo faccia altrettanto!)!
    V.I.V.B.!!!!!

  27. Buonasera
    Gentile signor Casanova,
    al di là di quello che ho scritto sopra, quel mio stesso commento voleva (anche e soprattutto) essere un ennesimo invito a quei piccoli e medi grandi (nel senso della grandezza non dell’estensione) produttori a darsi una mossa a capire che, se questa intera vicenda fosse stata gestita con un po’ di coraggio e competenza e apertura mentale, avrebbe solo potuto giovare loro.
    Invece no e per l’ennesima volta hanno dimostrato l’esatto contrario. Proprio quell’esatto contrario che è piantare le barbatelle “sbagliate” e che sarebbe aprire il disciplinare.
    Invece sa qual’è il risultato immediato? cartelli del tipo “BRUNELLO 2003 € 20,00” affissi in Piazza del Campo a Siena. Cui prodest?

    Sa cosa dovrebbbe fare un produttore serio, secondo me ovvio? Presentarsi lui stesso con la sua bella faccia con in una mano le analisi del proprio vino e un cartone di bottiglie nell’altra e giorno dopo giorno, enoteca dopo enoteca, ristorante dopo ristorante, wine bar dopo wine bar parlare con i clienti e fare assaggiare al MONDO intero il proprio vino. Questo dovrebbe fare. Chi lo fa o lo farà? NESSUNO glielo dico io.
    Ma forse il problema è un altro……..

    Come vede io non ne faccio un materia di dogmi, difendo solo una di quelle eccellenze che ci rendono davvero unici alla faccia dei cinesi e vado contro quei non pochi cialtroni che stanno provando a distruggerla.

  28. Dal sito decanter.com: “Other producers outside Tuscany are sceptical.
    ‘Everybody knows that 100% of one variety never exists,’ Masi owner Sandro Boscaini told decanter.com. ‘Producers add small percentages to personalise their wine. We should be defending the addition.’
    Ringraziamo chi fa pubblicità al Brunello come questo produttore…
    L’articolo completo su http://www.decanter.com/news/225908.html

  29. riporto :
    “Punteggi dell’amico James su WineSpecator
    78 Brunello di Montalcino Case Basse riserva 2001
    68 Brunello di Montalcino Case Basse riserva 2000 ”

    l’ennesima riprova, se mai ve ne fosse bisogno che WS dovrebbe occuparsi di tutto meno che vino

  30. Ripeto…la “colpa” non sta nei giornali o nei consumatori americani…ma di chi stravolge i disciplinari in Italia per andare incotro a certe tendenze.

  31. un saluto e un commento al volo da Ronda, in una pausa dei lavori di Wine Creator. Sull’affaire Montalcino conto di chiedere piç tardi un commento a Carlo Ferrini, con cui ho scherzato a pranzo, annunciandogli che il Don Chisciotte rompñicoglioni approfittera’ della sua presenza qui per chiedergli cosa pensa dell’accaduto. Vediamo cosa mi rispondera’, sono mucho curioso! Quanto a Montalcino, credo che tornero’ presto ad occuparmene, visto che novita’ bollono in pentola

  32. Franco;
    Una nota curiosa, quando si sale su per la strada verso Montalcino il cartello stradale dice “Montalcino citta del Miele”, ma allora un turista dove deve andare per trovare “Montalcino citta del Brunello” ?
    Angelo

  33. Caro Angelo, ma la strada che si percorre salendo è denominata “strada del Brunello”!
    A parte le battute, aprirei un toto-parcella di Barabino & Partners…
    Io dico che chiederanno come minimo 150.000 €, forse 200.000.
    Qualcuno sa dirmi per fare cosa?

  34. cara Giorgia, cosa faranno é nella mente degli dei. Sicuramente, come ho già scritto, l’esordio non é stato dei migliori. Anche la volontà di “dialogo” dei responsabili dell’agenzia non é granché, se dopo una mail dove Luca Barabino mi diceva che voleva parlare e dialogare con me per comprendere la mia analisi, non ho più avuto alcuna notizia… Ma forse a Montalcino hanno suggerito di non parlare con il… “nemico”…

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