Montalcino: vogliamo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!

Ma avete letto e avete colto l’importanza del commento postato questo pomeriggio da una persona informata dei fatti, da una addetta ai lavori, una enotecaria, che ci racconta e come ho accertato è pronta a testimoniarlo, che la bufera che stava per abbattersi su Montalcino e su alcune aziende era già nota alle stesse aziende, e ad alcuni importatori esteri, già a febbraio, prima di Benvenuto Brunello?
L’enotecaria ha scritto: “solo per fare un po’ di luce su chi ha parlato per primo,quando e cosa ha guadagnato. Io ho un enoteca che lavora anche con l’estero; agli inizi di Febbraio degli importatori sia tedeschi che francesi erano già al corrente che non avrebbero ricevuto il Brunello ed il motivo per cui ciò avveniva,glielo avevano comunicato le aziende stesse.
Ovviamente è cominciata subito da parte loro una diffidenza nei confronti di ciò che era toscano, trasformatasi poi in derisione quando si sono accorti che noi italiani eravamo tenuti all’oscuro di quanto stava accadendo sul nostro territorio.
Il Sig. Ziliani ha dato la notizia in modo garbato e non allarmistico solo quaranta giorni dopo quanto raccontato togliendoci dall’imbarazzo generato dalla nostra ignoranza della cosa ,dovuta all’omertà di quelle stesse aziende che avevano ritenuto opportuno divulgare il problema fuori dai confini nazionali
”.
Bene, se queste notizie erano già note alle aziende da almeno un paio di mesi, come faranno, come qualcuno sta cercando di fare, ad attribuire la colpa, trattandolo come un visionario, un inventore, un divulgatore di cose false e tendenziose, un allarmista, un “terrorista mediatico”, a chi si è limitato a raccontare quello che stava accadendo e che era già accaduto?
E perché mai i diretti interessati non hanno tempestivamente informato i loro clienti, le enoteche, di questo “problemino” che li riguardava e di cui erano chiaramente a conoscenza?
Signori di Montalcino, produttori, responsabili ad ogni livello del Consorzio, vogliamo smetterla di diffondere leggende e versioni fumose che fanno acqua da ogni parte, e di raccontare, finalmente, la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità?    

0 pensieri su “Montalcino: vogliamo la verità, tutta la verità, nient’altro che la verità!

  1. Dalla controcopertina di “IO e il Brunello”, il bestseller scritto (?) da Ezio Rivella, disponibile nelle migliori librerie:
    “All’alba degli anni settanta Ezio Rivella, noto enologo, giunse a Montalcino, dove si produceva a fatica un vino quasi sconosciuto ai più. Forte dell’appoggio dei Mariani di New York, l’enologo astigiano portò quel vino alla fama mondiale.
    Da allora il Brunello non fu più lo stesso.”
    Mai frase fu più profetica!

  2. Da tragica questa faccenda sta diventando tragicomica e, da tragicomica, surreale. Mi sono già espresso nei post precedenti e non voglio annoiare nessuno ripetendomi: ribadisco solo che, se quanto afferma l’amica enotecaria è vero (onestamente non vedo perchè dovrebbe mentire), l’atteggiamento dei vertici del consorzio con la loro tardiva aggressività verso la stampa (tutta e in generale, non soltanto verso chi ci ha speculato) e il vittimismo, che a questo punto apparirebbe ridicolo, sembra grottesco, quasi autolesionista. C’è dietro altro? Io non lo so e da giornalista me ne tengo volentieri al di fuori, visto che non si avvista “fumus” di alcun tipo. Ma se fossi un produttore di Montalcino, la verità la pretenderei tutta. Nel consorzio ci sono molte persone intelligenti e in buona fede, spero quindi che alla fine il buon senso, l’onestà intellettuale e soprattutto la trasparenza prevalgano. E’ forse di questa, soprattutto, che c’è bisogno. Stefano Tesi

  3. che vergogna, ma come è possibile che si sorvoli e si faccia finta di niente, con le chiacchiere ansiose che giravano, almeno dai tempi della scorsa vendemmia!

    ora è tempo di chiarezza, non di pecette, soprattutto non di CAMPAGNE PUBBLICITARIE che – come diceva una grande signora dei media, purtroppo scomparsa – fatte uscire in un momento problematico di un prodotto
    lo colano a picco (v. pegio el tacon del buso).

    qui ho sentito vociferare anche di “far saltare il direttore dell’Espresso”, che in realtà è una signora…

    mah, che c’entri la politica?

  4. Giorgia, io trovo molto interessante e non casuale, credo, la scelta dell’agenzia milanese che si occuperà della comunicazione del Consorzio del Brunello (ma non avevano dei bravissimi collaboratori in quel di Montalcino?). Una bottiglia di Brunello, di quello buono, a chi mi sa dire quale grande cliente, senese, abbia quell’agenzia che oggi il Consorzio del Brunello ha incaricato di occuparsi dell’immagine – a mio avviso comunque altissima, nonostante questi incidente di percorso, del Brunello… Per rilanciarsi il Brunello non ha bisogno di p.r., di maghi della comunicazione, di trovate ad effetto, ma solo di fare chiarezza, di distinguere, come ho già detto, il grano (che é la netta maggioranza) dal loglio (qualche furbetto del vigneto e della cantina). Ma faglielo capire agli amici di Montalcino…

  5. dunque: gli esperti di comunicazione – quelli veri – affermano qualcosa che affonda le radici nel buonsenso, persino in quello popolare, campagnolo (che qui è sparito, mi sembra).
    se si incrina la reputazione della tua impresa, non cercare di recuperala ‘coprendo’ le magagne di bellurie, ma riparti con umiltà, spiegando razionalmente, e non ‘tentando di suggestionare’ il pubblico a cui ti riferisci (i tuoi clienti, insomma).
    come quando qualcuno perde la sua reliability, non può fare altro che ricostruirsela, passo dopo passo. perché gli altri si irritano, quando palesemente si fanno operazioni fumogene.
    qui, tra l’altro, un’operazione promo-pubblicitaria può fare paradossalmente più male agli innocenti che ai ‘sospettati’. non le pare dottor ziliani?

  6. non dirlo a me Franco … Come ben sai di questa truffa a Montalcino me ne hanno parlato i miei allievi sommelier ad Amsterdam che già ben prima di pasqua sapevano dei casini ilcinesi. E ironia della sorte, ad Amsterdam ero a insegnare legislazione italiana vinicola. Avresti dovuto vedere le facce che mi facevano mentre gli spiegavo dei controlli, dei disciplinari… Bella figura di cacca internascional. Vabbè poi gli sfottò dei miei suoceri tedeschi ve li immaginate. Pare che a Montalcino non sappiano cosa sia l’adsl o il web…

  7. Questa vicenda di Montalcino pare proprio rappresentare in una volta sola molti dei problemi della nostra Italia e dei nostri tempi. L’insofferenza per le regole, la progressiva presa di distanza verso la propria storia e la propria cultura, l’incompetenza, la furbizia, una idea distorta del Mercato, una serie di interessi corporativi e illiberali, il dominio della comunicazione e del marketing sulla sostanza e sulla qualità. Mi pare evidente, senza voler fare a tutti i costi dietrologie, che vi si annidino dinamiche nascoste e, certamente, anche interessi politici. Ma di quella politica bassa fatta di scambi, pressioni, cerchiobottismi.
    Di sicuro la vicenda è paradigmatica di ciò che sta diventando, in modo bipartisan, il nostro sistema agricolo e agroindustriale.

  8. Franco, hanno assunto una agenzia di comunicazioni.. Ma il Conte che conta ha confermato che anche i bravissimi amici giornalisti montalcinesi faranno parte del pool di comunicazione…

  9. Ma certo che tutti sapevano…le ispezioni della GdF sono iniziate a ottobre/novembre 2007. Subito dopo la chiusura delle commissioni di assaggio della camera di commercio. Ed il tutto perchè, un produttore “tradizionalista”, vistosi bocciare la sua “super” Riserva, non c’ha visto più ed ha fatto qualche telefonata. Se non fosse stato per lui, forse, questa faccenda non sarebbe neanche partita!

  10. Buongiorno.
    Beh, noi (mi permetto di parlare a nome di quasi tutto il blog) per sollevare le sorti di questo povero vino, davvero sentiamo la mancanza di un bello spottone pieno di conti (non correnti, nobili) che vanno per le vigne salutando contadini felici (tanto che neanche bestemmiano) mentre piantano barbatelle (certificate, ovvio), oppure mentre osservano integerrimi cantineri che travasano nobili liquidi da austere botti di castagno e, infine, mentre entrano in un autentico locale locale (non è un errore) pieno di gonzi clienti che bevono (consapevolmente) il risultato di questo mondo aulico, sottobraccio a un tipo con pochi capelli e una specie di riporto da un lato e un signore un po’ grassoccio con la barba brizzolata dall’altro………… ah dimenticavo, dietro di loro, tutta una gran corte di nani, bellerine, saltinbanchi e………

    Buona giornata

  11. Passano i giorni e rimango sempre più senza parole. Leggendo anche altri blog vedo manifestarsi sempre più giochetti di parole, illazioni sulle indagini, il classico vittimismo all’italiana. E anche altri produttori di altre zone, di altro vino, tendono a giustificare: in francia fanno di peggio, in fondo chi non ha peccato scagli la prima pietra, dobbiamo seguire il mercato…. Ma stiamo scherzando? e poi ci lamentiamo della nostra classe politica che è solo l’espressione di quello che siamo noi cittadini a quanto pare. Basta scuse! Mettiamo in chiaro quello che si è fatto, si riparte solo da li.
    E poi, a costo di essere impopolare, basta con la moda del vino, con le mille riviste inutili che pompano le aziende che comprano la pubblicità. Basta con la casta dei sommelier ( non tutti, molti sono dei veri professionisti )che cedono di essere i portatori sani del verbo . Basta con i giornalisti delle guide che quando arrivano alle degustazioni nei consorzi assaggiano minimo 50 vini ( hai voglia di essere allenato con una lingua grossa come un panettone…) e si sentono il potere di innalzare un azienda o di affossarne un altra… Torniamo al vino , educhiamo al gusto , ma non imponiamo il vino coca cola, non se ne può più!! Forse così i produttori non avranno più scuse nelle loro scelte aziendali.

  12. Beh, siamo alle comiche finali…
    Il Soldera manda una lettera al Consorzio chiedendo le dimissioni delle persone(Aziende ) indagate…e dice anche che la convocazione senza preavviso di giorni non è legale. Gli risponde Cinzano ( senza ghiaccio)…che non è una assemblea, ma una riunione informale, tra amici, e dopo avrebbero mangiato cacciagione per festeggiare… e stappate bottiglie di spuma al Sangiovese…Ma, dico, in una riunione informale si decide di rialzare l’immagine del Brunello con una operazione di marketing pubblicitario…??? Si, proprio nelle riunioni di famiglia amichevoli per i compleanni dei figli si decide la spartizione del patrimonio, mi pare che si faccia così, no? Su, da…un paio di botox, una leggera liposuzione, qualche ritocchino a tirare, una nuova bottiglia, facciata dipinta a mano da un’artista di fama mondiale per il simobolo del consorzio, e ricominciamo…tanto, in Italia, le persone hanno memoria corta…mi aspetto solo che il consorzio compri l’immagine di Ronaldinho come testimonial…insieme ad Alessia Fabiani…UMMMMM BEVI BRUNELLO::::IL MONDO è BELLOOOOOOOOOOOOO!

  13. E dico anche di più…che se era una rionione informale, perchè non hanno fatto sapere niente di cosa hanno parlato?
    Perchè come si scrive nel post di Esalazioni etiliche, hanno fatto sapere solamente della lettera del Soldera? mmm…puzza puzza puzza… . NOn vorranno mica tentare di dare in pasto un grande uomo ed un grande produttore di Brunello , come carne in pasto allo schiacciacrisi?
    Non penso che la gente sia così maligna, però, se veramente si arriva a tanto, perderanno, e perderanno sicuramente…Perchè il sor Gianfranco, potra declassare il suo Brunello come e quando vuole, i suoi estimatori raddoppieranno anche, perchè, per la verità , non ci sono mai limiti.
    Comincio ad incazzarmi.

  14. è proverbiale la foga nel pigiare sui tasti del pc da parte di patrizia che le ha fatto commettere l’errore!!
    Come pensavo (e penso) Soldera è un signore e lo ha dimostrato

  15. @Emilio
    La pubblicazione della lettera di Soldera è stata, credo, una iniziativa personale di Guelfo Magrini, che ha la gestione del blog
    http://www.benvenutobrunello.com/blog/
    sarebbe semmai il caso fosse lui stesso a chiarirne le motivazioni, se lo vuole.
    Una cosa è certa, meno si fa chiarezza, più si cerca di coprire i fatti e peggior danno si fa all’immagine del Brunello e dell’Italia. Le dichiarazioni di Maresa mettono in luce tutte le assurdità di questa storia.

  16. Signor Magrini, per favore, batta un colpo, ci faccia sapere qualcosa.
    Certamente non si può chiedere ad un giornalista la fonte delle sue notizie.
    Le riunioni del Consorzio come le varie procure d’Italia, da dove tutto fugge, tanti sono gli spifferi, e poche le verità?

    Grazie signor Giuliani.

  17. L’attacco a Soldera è parte integrante dell’attacco “enoliberista” (il termine, come sapete, non è farina del mio sacco…) partito da alcuni giorni scorsi nei confronti del Brunello tradizionale e, più in generale, dell’identità, della storia e della complessità dei vini italiani.

  18. a carlo z.: il consorzio rishia di perdere il diritto all’uso del suo proprio marchio (si rende conto?)

    credo che il consorzio, in quanto consorzio dei produttori, merita tutta la soidarietà (possibile) da tutte le parti…ma ragazzi che autogol

  19. Cari amici, come ho tentato di spiegare più volte, qui a Montalcino il sig. Soldera è solo uno dei 40 produttori che già nel 2003, o giù di lì, tentarono di porre un freno alla dilagante politica di “deregulation” adottata dal Consorzio nei riguardi del disciplinare del Brunello (per giunta reiterando i proclami di fedeltà alla tradizione e al disciplinare stesso, quindi tentando di conservare un immagine vincente che non corrispondeva ai trend di “miglioramento occulto” perseguiti. Insomma bugie). Soldera è un capofila in quanto simbolo di qualità, e pertanto più esposto di altri, ma non per questo il grande produttore si tira indietro. Come ho scritto privatamente a Franco Ziliani, “Io sono del parere che nulla debba essere nascosto in questa vicenda, in special modo comunicazioni che evidenzino la forte opposizione che la maggioranza dei produttori di Brunello esprime nei riguardi di un ritocco strumentale al disciplinare… io faccio il mio mestiere, o tento di farlo in questo ambiente istituzionale a mio giudizio poco “sano”, con l’obbiettivo di far crescere la correttezza necessaria ad un’economia meno viziata da irregolarità e mancanza di trasparenza.”
    Il titolo di questo post è, condensando, “dica lo giuro” e allora non capisco quale sia il problema di aver pubblicato stralci di una lettera che è arrivata a tutti i produttori di Montalcino e che, molti di essi, mi hanno a loro volta inviato per conoscenza. Dov’è lo scandalo? Infine, quello che a mio avviso è giusto fare è appoggiare quella “rifondazione brunellista” che oggi è quanto mai opportuna e utile per Montalcino.
    Cordiali saluti
    Guelfo Magrini

  20. bello il titolo di “rifondazione brunellista” proposto da Magrini, che ringrazio per aver spiegato qui le ragioni di una scelta che continuo a non condividere! Mi piace molto l’idea, anche se poi la parola “rifondazione” mi fa pensare ad altre cose che, pur con tutto il doveroso rispetto, mi garbano meno… 🙂
    p.s. segnalo che anche sulla stampa olandese si sono occupati di quanto sta accadendo a Montalcino. Ecco il link all’articolo
    http://www.wijnpers.nl/nieuws.php?nid=771
    se qualche lettore che capisce l’olandese ci vuole aiutare a capire cosa scrivono…

  21. Buonasera.
    Non c’è bisogno di “rifondare” (a questo verbo mi viene la pelle d’oca) nulla nel Brunello: sta tutto scritto nel Disciplinare e il Disciplinare non si tocca. Basta.
    Ma i signori del Consorzio ci (non nel senso del qui generico ma nel senso quello che noi lettori-scrittori scriviamo) leggono?
    Buonasera.

  22. Beh è assolutamente normale ignorare coloro che con la propria passione e, perchè no, competenza sono i migliori PR del prodotto…. Lo sanno che la zappa si pianta in terra e, invece, sui piedi fa di molto male?

  23. Rifondazione Brunellista…
    peccato, se ci pensavano a Gennaio potevano anche registrare il simbolo e provare ad avere qualche voto… . Ma dove stiamo arrivando?
    @ per i Viola…stasera ci servono i tre punti…Rifondazione Interista e forza Super Mario!

  24. Vi invito a leggere il pezzo sul blog BenvenutoBrunello…Frode del Brunello per questioni di tiratura…
    Stento a credere ai miei occhi…provo a concentrarmi sulla formazione di stasera ma non ci riesco…
    Ma perchè Magrini si rivolge a noi chiamandoci cari amici in questo Blog?

  25. Buongiorno.
    A proposito del blog Benvenuto Brunello e di senso dell’ironia……
    “Donatella vice di Galletti all’Enoteca Italiana”
    “E’ un illustre produttore di Brunello di Montalcino al femminile, è una signora del Vino, proviene da una famiglia toscana dalle antichissime e nobili origini, dal 1998 dirige due aziende in provincia di Siena, Il Casato Prime Donne a Montalcino e la Fattoria del Colle a Trequanda. Assessore al Turismo del Comune di Siena per le ultime legislature, ha fondato nel 1993 il Movimento Turismo del Vino. Ha ereditato dalla madre Francesca, che nel 1976 è stata la prima donna in Italia a dirigere un’azienda agricola, un Premio Giornalistico di grande spessore, Il Premio Barbi, e lo ha vestito di rosa, dedicandolo alla componente femminile, spesso assai bistrattata, della moderna società. “Il Premio Casato Prime Donne valorizza il lavoro di chi fotografa, studia o promuove la campagna del Brunello e della Doc Orcia – dichiarava Donatella in una recente intervista al giornale “Il Sommelier” – Il principale riconoscimento viene assegnato a donne che danno un particolare contributo a migliorare la presenza femminile nella società e nel lavoro”
    Mah……….

  26. parliamone pure: a me non piacciono punto. Ma anche quelli del fratello non é che mi convincano molto di più. Sono altre le aziende che a Montalcino tengono alta la bandiera del Brunello. Peccato, perché con quel cognome e la storia della famiglia i Colombini Cinelli potrebbero e dovrebbero fare di più…

  27. Ma veramente credo che avere opinioni diverse sui contenuti e sulle forme non dovrebbe impedire rapporti di amicizia o comunque di tolleranza e di simpatia anche per chi scrive travolto da sdegno comprensibile; ma non per questo è intoccabile. E poi ci sarebbe anche da comprendere che qui a Montalcino a seguito del marasma ci sono rischi di occupazione e di redditività anche per chi decide di raccontare e raccontarsi. Questo blog, è indipendente da strutture istituzionali ma comunque è sostenuto, liberamente, da molte aziende ilcinesi con piccoli contributi che mai possono garantire ricchezza ma che comunque servono a pagare qualche fattura di servizio. Alcuni commenti della prima ora mi sono sembrati acrimoniosi e poco attenti al vero dramma che molte persone stanno vivendo. I lavoratori delle aziende sottoposte ad inchiesta sono semplicemente delle vittime innocenti: anche se sapessero di qualche sporco trucco dei loro datori di lavoro, non credo avrebbero voglia di perdere il posto andando a raccontarlo in giro; non è così che succede un po’ da per tutto? E poi a me Carlo Macchi non è mai piaciuto: è troppo coinvolto nelle strutture istituzionali che manovrano il mondo del vino toscano: lo giudico non sufficientemente indipendente. Tutto qui.
    Saluti agli amici.
    Guelfo magrini

  28. dopo questo intervento tra il cerchiobottista, il vagamente giustificazionista, il pompieresco ed il confuso devo concludere, ma era già una sensazione diffusa, che il modo di giudicare le cose di Montalcino mio e di Guelfo Magrini divergono e di molto. E non aggiungo altro. Faccio solo notare due cose, primo che nello scrivere non sono “travolto” da nulla, nemmeno dallo sdegno che continua a prendermi di fronte alle recenti ilcinesi, secondo che questo blog, a differenza di quello di Magrini, non é sostenuto da alcuna azienda, né ilcinese né di altrove, cosa che mi consente di scrivere in maniera completamente libera e senza alcun tipo di condizionamento, che magari, come dimostrano i ragionamenti, pur comprensibili di Magrini, nel suo caso quantomeno a livello psicologico esiste.
    Trovo inoltre scorretto l’attacco, scomposto e ingiustificato, al collega Carlo Macchi, che trovo, a differenza di quanto afferma Magrini, indipendente. E non lo dico perché é interista come me, ma perché stimo il suo operato.

  29. Gentile signor Magrini, “I lavoratori delle aziende sottoposte ad inchiesta sono semplicemente delle vittime innocenti: anche se sapessero di qualche sporco trucco dei loro datori di lavoro, non credo avrebbero voglia di perdere il posto andando a raccontarlo in giro” mi permetta: forse i lavoratori saranno vittime ma in qualche caso sono tutt’altro che innocenti. L’aggettivo giusto, anche se un po’ forte, non trova che possa essere “conniventi”?

  30. Veramente non parlavo dei post di Ziliani, parlavo di alcuni commenti, difatti ho scritto “commenti” non “post”. Un poco di attenzione please. Trovo ipocrita, molto ipocrita per un conoscitore della realtà italiana come credo sia ag, parlare di connivenza. I graziosi commenti al mio “cerchiobottismo pompieresco e confuso”, li trovo divertenti. Sembra che l’impegno a far chiarezza nella moderazione e nel rispetto dei produttori, non trovino molta considerazione in questo blog. Si preferisce sparare ad alzo zero per questioni di importanza personale? Non mi sembra di aver mai assolto preventivamente chi avesse commesso irregolarità, e non credo di essere un tipo disposto a farlo in futuro. Reputo doveroso comunque difendere l’onore di quei produttori di Montalcino che ancora lo hanno, aspettandomi che quelli che sembrano averlo perso lo riconquistino rapidamente. Ci tengo a questo vino, non mi piace la pratica di mescolarlo con il fango, sono condannabile ad essere giudicato confuso per questo? Per Macchi; ognuno giudica per conto suo; per me è una questione di vicinanza: non ho bisogno di binocoli per guardare a quello che mi succede intorno.
    Saluti
    G

  31. no comment. con questo suo intervento, ancora una volta confuso, Magrini dimostra che un dialogo con lui é veramente impossibile. Mi “complimento” solo perché definisce “sparare ad alzo zero per questioni di importanza personale” quanto ho scritto e continuerò a scrivere su questo blog sulle vicende di Montalcino. Bravo Magrini, complimentoni!

  32. Mi permetta Ziliani: “confuso” (da Devoto Oli) ” messo insieme senza alcun criterio – alla rinfusa – privo di chiarezza – imbrogliato – incerto – indistinto – difficilmente individuabile – imbarazzato – mortificato turbato” a quale di queste definizione intenderebbe riferirsi? Mi faccia gentilmente chiarezza.
    Grazie per l’attenzione
    Guelfo Magrini

  33. Beh, signor Magrini, in questo Blog sinceramente l’ultima cosa che non può trovare, sono persone che non vogliono difendere i Bravi e Onesti produttori di Montalcino. Su questo, leviamoci qualsiasi dubbio cortesemente! Il problema che stiamo affrontando adesso, superata la discussione del Merlot dentro il Sangiovese, superata quella sulla presenza di altri uve in vigna, superata anche quella che da tempo al BenvenutoBrunello nessuno osa dire ad alta voce che quel vino è troppo nero ( Fin quando non coloreranno le Barrique dall’interno, ed insieme ad i tannini rilasceranno colore questo non mi pare possibile)è certamente quello delle dichiarazioni della signora Maresa!
    Non riusciamo a comprendere come all’estero sapessero della situazione, anche a Montalcino come lei ben dice sapevano . Per il resto dell’Italia occhi bendati, orecchie chiuse. Potevo accettare un certo protezionismo a fin di bene, forse, all’interno del Castello, ma non accetto, come ristoratore, come amante del vino, come italiano, che mi si sbuttani all’estero prima che io lo sappia!
    E se lei vuole ancora spostare i punti della discussione, o, non provare a comprendere il punto della signora Maresa,non ha ancora capito il perchè ci sentiamo indignati.

    Buona giornata signor Magrini

  34. Gentile signor Magrini, ho già puntualizzato in altro post il mio pensiero, che, mi scusi, ho la presunzione di definire molto concreto, dettagliato e risolutivo per la salute di tutto il comparto.

  35. Questo per dire che i geni (da genio non da gene) incaricati la soluzione (e non mi riferisco alle mie idee) potevano averla già trovata e soprattutto applicata.

  36. Permettetemi una parentesi che non è, in realtà, affatto fuori tema. Ieri pomeriggio sono andato al cinema con mia moglie e sua sorella (erano molti mesi che non ci andavamo), abbiamo visto “La zona”, un film straordinario, toccante, che tocca temi di una gravità impressionante e mette il punto con chiarezza su quali orrori l’uomo sia capace di commettere per tenersi stretti i privilegi.
    Ma non è questo il motivo del mio intervento. Prima di entrare, ovviamente, abbiamo acquistato i biglietti, che erano numerati. Una volta entrati abbiamo scoperto che i nostri posti erano stati già occupati. Dato che il film stava per iniziare e c’era poca luce, chiedemmo cortesemente ai presenti di cederci il posto, visto che in questo cinema è numerato. Due delle tre persone, dopo qualche borbottio si sono spostati, l’altra, una signora di una certa età, ha cominciato a criticarci per la “scarsa elasticità”, che in fondo cosa cambiava se andavamo a sederci da un’altra parte visto che c’era ancora posto, che lei era anziana ed era giusto rispettarla. Mia moglie, che in queste cose è molto più rigorosa e intollerante di me, non ha sentito ragioni, anzi, si è indispettita per simili scuse che sapevano tanto di capriccio e di poco rispetto delle regole. Lì per lì io sarei stato accondiscendente, ma riflettendoci e parlandone con lei, mi sono reso conto che aveva pienamente ragione.
    Il vizio italiano, ormai diffuso nei nostri geni, è quello di aggirare finché si può qualsiasi regola, preferendo ad essa gli “accomodamenti”.
    Ecco, la storia di Montalcino, come molte altre storie, rappresenta molto bene questo aspetto.

  37. Bene signor Giuliani, lei ha perfettamente ragione. Questo in linea di principio: in pratica, l’accomodamento è quello che fa di prodotti unici (quello che un tempo era il made in Italy, vino compreso) oggetti privi di qualsiasi appeal fatti in milioni di esemplari in Cina il cui valore è il prezzo svilente.

  38. Interessante, perché emergono dei nomi e delle circostanze (ad esempio chi ha avuto la bella idea nel corso della riunione di mercoledì di proporre di modificare il disciplinare), questo articolo di Italia oggi pubblicato il 12 aprile a firma di Andrea Settefonti

    “Brunellopoli, baruffa a Montalcino … C’è chi vuoi fare fuori gli illegali. E chi vuole cambiare le regole. Resa dei conti tra produttori. Soldera, Biondi Santi e Cinelli Colombini contro Frescobaldi e Banfi… Far fuori quelli che producono Brunello di Montalcino senza rispettare il disciplinare. Quelli implicati nell’inchiesta della procura della repubblica di Siena per frode alimentare, indagine che per adesso ha portato molte illazioni, smentite (una della procura stessa per negare l’uso di uve provenienti di altre regioni) e poche certezze come il sequestro di migliaia di bottiglie di Brunello ad aziende come Villa Banfi e Frescobaldi.
    A chiedere la “testa” degli illegali è Gianfranco Soldera, produttore storico di Brunello, assieme a Franco Biondi Santi e Stefano Cinelli Colombini, che ha inviato una lettera al Consorzio. “Ho chiesto”, racconta a ItaliaOggi, “che si facciano da parte o che altrimenti sia il Consorzio stesso a chiedere che si facciano da parte. Credo che si tratti di un comportamento più che normale”. A Montalcino, Brunellopoli continua a tenere banco. E non poteva essere diversamente visto che in un paese che ha 5 mila abitanti, gli addetti delle 250 aziende produttrici sono 3 mila e non si può non dire, quindi, che l’economia non giri attorno al vino.
    E di Brunello, di immagine e di ricadute dell’inchiesta sul territorio se ne è parlato mercoledì sera nella riunione nella quale il Consorzio ha voluto fare il punto della situazione con i produttori. “Quello che è emerso”, commenta Stefano Cinelli Colombini della Fattoria de’ Barbi, “è che un tipo di informazione scandalistica ha provocato un grosso danno. In questo momento c’è soltanto bisogno di certezze, di chiarezza. E si possono avere soltanto con una conclusione, speriamo rapida, dell’inchiesta”.
    Nell’incontro di mercoledì c’è chi ha proposto, Ambrogio Folonari, di modificare il disciplinare ma è stato accolto da un silenzio glaciale, e chi invece ha provato ad avanzare l’idea, poco condivisa, di dividersi tra grandi e piccoli produttori. Alla fine l’unica certezza sembra quella che il Brunello debba continuare a essere fatto con solo Sangiovese “grosso”, chi utilizza altre uve, produce un altro vino. E a suggellare la comunità di intenti e di vedute, il fatto che a fine seduta i produttori siano andati tutti quanti a bere insieme nei bar del centro. Ma il danno resta. Soprattutto per i consumatori. “Di loro”, commenta Soldera, “nessuno parla, si parla soltanto di produttori e di territorio. Ma i veri danneggiati sono ì consumatori”.

  39. Egregio Emilio, mi scusi ma io non frequento spesso questo interessantissimo (e lo dico senza la benché minima ironia)forum e dunque non riesco ad identificare le sigle con i nomi e non so chi sia la signora Maresa. Se non ho capito male si tratta della firma “ag”?
    Se ho capito giusto, non posso che essere totalmente d’accordo con quanto scritto da ag, anche perché mi permetto di riportare una breve frase di un post comparso sul BB blog: “Pertanto le ragioni di questa congiuntura risiedono solamente nella disinvoltura e nel lassismo con i quali i responsabili della produzione ilcinese hanno affrontato l’emergenza.” Oltre a quei produttori che avessero truccato il loro vino naturalmente. Quello che invece non mi trova d’accordo è il fatto di accusare dei lavoratori di connivenza: allora dovremmo accusare di connivenza tutti quelli che subiscono ricatti occupazionali ad ogni livello. Certo se tutti denunciassero le irregolarità che hanno sotto gli occhi sarebbe un mondo migliore, ma non lo fa nessuno perchè poi non si trova più lavoro. Parliamo del latte allora: ho lavorato anni fa in una stalla sociale dove si produceva latte: potete immaginare cosa succedeva là dentro? violenze sugli animali, prodotti farmaceutici vietati, tagli con sostanze chimiche: se parlavi non solo eri licenziato ma forse eri anche morto. La verità su quanto accade ed è accaduto al Brunello è sotto gli occhi di tutti, solo che per convenienze varie rimane sempre sotto traccia, come quasi ogni verità scomoda in ogni parte del mondo. Una cosa da fare è quella di parlarne, per questo ammiro e apprezzo il lavoro di Franco Ziliani, anche se adotto stili diversi di comunicazione che forse non sono consoni al suo carattere ma sono consoni al mio. Se non vi fosse la diversità non sarebbe così interessante il dibattito.
    Cordiali saluti
    GM

  40. complimenti per le idee chiare Magrini: lei scrive “io non frequento spesso questo interessantissimo forum”. Peccato che questo non sia, né aspiri a diventare un forum, ma sia solo un blog, dove i lettori, come ha fatto lei, sempre con qualche confusione (anche tra Maresa e AG, che non sono la stessa persona), possono postare i loro commenti.

  41. Signor Magrini, prima avevo volutamente sorvolato sull’epopea del lavoratore vittima del moloch azienda. Lei ora ripropone il tema e io ri-evito di commentare e mi scusi la scortesia, vorrei che l’argomento finisse qui. Quello che realmente a me preme è che il prossimo cliente nel mondo che acquisterà una bottiglia di Brunello sia davvero sicuro di quello che fa e sia soddisfatto del denaro investito e possa così ri-iniziare quel circolo virtuoso che ha fatto di quel colle dove 30 anni fa imperava la MISERIA non dico un paradiso ma sicuramente un bel posto dove stare. Tutto qui. E la soluzione, ipocrita (?) o no, è una sola: fare pulizia. Non al teatro, tra carbonari, ma in piazza, alla luce del sole, purtroppo. Questa vicenda è seria, molto seria ma nessuno guarda avanti, sempre indietro, immobili come 100 anni fa: vi volete dare da fare?! E lasciate stare le agenzie di PR, siete il Brunello di Montalcino! Un po’ di consapevolezza, molto coraggio, testa alta e uscite a dare certezze, …zo!!

  42. Egregio signor Magrini
    Convengo con lei sulle differenze di stili di comunicazione consoni ai diversi caratteri delle persone.Per quanto rigurada se La signora Maresa sia Ag, non conoscendo Ag di persona, non posso escluderlo del tutto.
    Ma penso proprio che non siano la stessa persona.
    Ho letto nel suo blog le dichiarazioni dei così detti ” Bravi e onesti” produttori di Montalcino. Mi fa molto piacere questo, però, l’appunto che faccio a questi produttori è: Perchè solo adesso? Perchè hanno aspettato? Non regge il fatto delle paure per gli onesti operai, lavoratori, emigrati regolari di Montalcino. No che non regge. Qui si doveva fare subito chiarezza, e non aspettare di difendersi dopo che le cose erano già copertina stampata.Ag ha ragione e l’esempio del signor Giuliani regge bene.
    Dunque, per darle migliore chiarezza le ripropongo quanto scritto dalla signora Maresa.Ma prima voglio rivelarle un lato del mio carattere.Una cosa che non mi è mai piaciuta è stata quella di avere punizioni per colpa di altri. Quando ero piccolo. Niente ricreazione fin quando il colpevole non verrà fuori! tutti a scuola sapevano chi erano i colpevoli e nessuno parlava., Ed io mi incazzavo. Sono nato e cresciuto in Sicilia, si immagini. Fin quando ho deciso che non avrei mai pagato per colpe non mie. Dunque, per non essere punito, facevo subito i nomi, e a chi mi chiamava Spione, rispondevo che io ero onesto, erano coloro che non parlavano che erano disonesti. Ne ho prese tante botte e ne ho date abbastanza. Ma, quando per la ricreazione uscivo dalla classe, alcuni mi guardavano e dicevano a bassa voce…Lo Spione…altri invece…Lui ha le palle! Adesso che tutti rilasciano dichiarazioni, a me non fa ne caldo e ne freddo. troppo tardi per tirarsi fuori dalla mischia. troppo tardi. E non diamo troppe colpe alla copertina dell’Espresso. Con del Coraggio, si poteva evitare anche quella. Cordiali saluti.
    ha scritto Maresa:
    Egregio Sig. Nicola solo per fare un pò di luce su chi ha parlato per primo,quando e cosa ha guadagnato.Io ho un enoteca che lavora anche con l’estero;agli inizi di Febbraio degli importatori sia tedeschi che francesi erano già al corrente non avrebbero ricevuto il Brunello ed il motivo per cui ciò avveniva,glielo avevano comunicato le aziende stesse.Ovviamente è cominciata subito da parte loro una diffidenza nei confronti di ciò che era toscano,trasformatasi poi in derisione quando si sono accorti che noi italiani eravamo tenuti all’oscuro di quanto stava accadendo sul nostro territorio.Il Sig. Ziliani ha dato la notizia in modo garbato e non allarmistico solo quaranta giorni dopo quanto raccontato togliendoci dall’imbarazzo generato dalla nostra ignoranza della cosa ,dovuta all’omertà di quelle stesse aziende che avevano ritenuto opportuno divulgare il problema fuori dai confini nazionali. Saluti Maresa

  43. Egregio Emilio, non tocca a me fare pulizia, penso che sia chiaro. Io non rappresento nulla se non una tastiera a disposizione di chi avesse qualcosa di interessante da dire. I signori del Consorzio mi guardano da sempre come se fossi il diavolo, molto peggio di come guardano altri illustri colleghi più “cattivi” di me; le interessa sapere il perché? Perché ho sempre denunciato i loro metodi giudicandoli privi di qualsiasi trasparenza e le loro strategie d’immagine dimostratesi spesso perdenti. Mi par di aver avuto ragione no? Ma non posso denunciare pratiche illegali di vigna o di cantina perché non ne sono a conoscenza, sono un inguaribile fiducioso nella buona fede della gente e tendo ad aspettare verdetti ufficiali prima di bollare qualcuno. Quale “verità” le devo dire? Che un buon numero di produttori chiede da tempo le dimissioni di questo gruppo di persone giudicate “mancanti di efficacia e orientate a metodi di confronto non esattamente trasparenti”, ma quando si potrebbe arrivare al dunque preferiscono defilarsi? Ebbene glie lo dico. E cos’altro? Che altri produttori, tra i quali ultimamente illustri nomi della tradizione ilcinese solo recentemente “riavvicinatisi” al Consorzio, invece difendono a spada tratta l’operato di queste persone, con motivazioni a mio avviso prive di logica e di onore (come dicevo poc’anzi) sputando addosso a chi tenta di comportarsi con correttezza professionale per poi farsi intervistare descrivendosi integerrimi difensori della legalità? Una cosa le posso dire, che a parte queste ultime vicende quasi tutte le aziende temono sempre i controlli degli ispettori, e non solo quelle vitivinicole, è cosa risaputa. Io tendo a dare la maggior quota di colpe per quello che è successo ai dirigenti del Consorzio, passati e presenti; i primi perché hanno spinto i produttori sull’orlo di questo baratro, i secondi perché sembrano fare finta di niente. I movimenti di vino delle grandi società vitivinicole sono da sempre oscuri. Si spostano sempre quantità di uve da un posto all’altro e quando si tratta di migliaia di ettolitri andare a capirci qualcosa tra i documenti di trasporto e quelli di scarico o come si chiamano è compito della forza pubblica, quando decide di intervenire, non mio. Io posso solo fare una fotografia di quello che si vede da fuori, senza esimermi dal riscontrare che spesso i parametri di riferimento per una doc o l’altra non sempre appaiono congrui, e magari scriverlo, come ho sempre fatto, tirandomi addosso l’ostracismo degli attuali, spesso occulti “padroni della ferriera”, che hanno più gambe di un mille piedi ficcate in tutti i posti possibili, che io (e non soltanto io), giudico sostanzialmente incompetenti e maneggioni, che poi fanno telefonare dai loro “Emilio Fede” di turno, ai miei clienti ingiungendogli di non lavorare con me, e/o creando assieme a note holding complementari e compiacenti querele strumentali, accompagnate da fax di condanna arbitraria e senza giudicato inviati ai potenziali ospiti dei miei siti. Ma io non me ne curo, perché sono cose effettivamente disprezzabili. L’onore non sta più di casa a Montalcino, è stato sostituito dai fatturati.
    PS
    Non so cosa il signor ag, che finalmente ho capito non essere Maresa (sono un pò lento, sarà la vecchiaia), abbia voluto intendere con …zo!, forse avrebbe dovuto scrivere …zi!
    Saluti cari
    Guelfo Magrini

  44. Buonasera
    Gentile signor Magrini,
    evidentemente la colorita espressione che voleva sotolineare la chiusura della mia invocazione non è stata resa bene dal mio italiano. Me ne scuso. E comunque nel mio volere è al singolare.

  45. Gentile signor Magrini,
    se la sintassi non è un opinione non poteva che essere un termine diverso da quello che lei ipotizzava. Noto con piacere che ha voluto togliere il dubbio ai nostri futuri lettori.

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