Nel Brunello c’è il tranello? Ottima trasmissione della Televisione della Svizzera Italiana

Eccellente lavoro della Televisione della Svizzera Italiana (sito), che venerdì 18 aprile ha dedicato larga parte della trasmissione di approfondimento Patti chiari (sito Internet) allo scandalo dei Brunello di Montalcino, sospettati di essere stati tagliati nel 2003 con uve non previste dal disciplinare della Docg.
Sul sito Internet della trasmissione, vedi qui, è riportata una sintesi-riassunto, di quello che nel corso della puntata, condotta da Lorenzo Mammone, è stato detto.
Il servizio, girato a Montalcino e curato dai giornalisti Igor Staeheli e Leonardo Colla, che si sono recati sul luogo cercando di capire quello che è successo, di sentire la voce dei protagonisti, dal presidente del Consorzio del Brunello, il conte Francesco Marone Cinzano (di origine elvetica), al direttore del Consorzio Campatelli a produttori come Edoardo Virano, direttore della Col d’Orcia, Simone Rossi responsabile tecnico della Val di Suga proprietà dei Tenimenti Angelini, a Piero Palmucci di Poggio di Sotto, ad enotecari e negozianti del celebre borgo toscano.
Come riporta il resoconto, “tra gli abitanti c’è chi è arrabbiato, chi non ci crede, chi colpevolizza i giornalisti. Tra i produttori c’è invece anche chi si è lasciato scappare qualche informazione in più.
Il Sangiovese è un vitigno molto difficile da coltivare, e il clima ha una grande influenza sulla produzione. Nel 2003, a causa della siccità, le rese sono state molto basse. Per questo si suppone che alcuni grandi produttori abbiano voluto aumentare il volume di produzione utilizzando altre uve, per non perdere nelle vendite”.
E’ questo, ad esempio, il punto di vista del presidente del Consorzio, definito “il custode del buon nome del Brunello”, che nel corso dell’intervista ha detto “pare che alcuni produttori abbiano cercato di aumentare un poco il volume delle bottiglie di Brunello prodotte usando anche altra uva” e ha parlato di un possibile “arrotondamento delle bottiglie prodotte”, di Simone Rossi, tecnico della Val di Suga dei Tenimenti Angelini, che ha parlato di “pressioni da parte di alcune grosse aziende perché venisse autorizzato l’uso di altre uve oltre al Sangiovese”.
Va ricordato che nel corso della trasmissione è stato più volte ricordato, e non ci stancheremo nemmeno noi mai di farlo, che a Montalcino “non c’è stata alcuna adulterazione e che quindi non c’è pericolo per la salute del consumatore”, ma solo un reato di frode in commercio.
Uno dei due giornalisti della televisione svizzera che si sono recati in Toscana è stato anche al Palazzo di Giustizia di Siena e ha parlato, a telecamere e microfoni spenti, con il magistrato incaricato dell’inchiesta sui Brunello non conformi, Nino Calabrese, ha così testualmente commentato: “dopo un’ora di colloquio con il magistrato usciamo con la certezza che la vicenda è tutt’altro che una bufala”.
Le immagini della trasmissione, grazie alla possibilità di scaricare il filmato della puntata (vedete qui dove é scritto rivedi la trasmissione), sono lì che parlano, ed evidenziano parole, silenzi, ammissioni, reticenze.
Patti chiari
, nella puntata del 18 aprile, non ha mostrato solo il filmato girato a Montalcino, ma ha proposto anche un dibattito in studio cui sono stati invitati due esperti di chiara fama e conoscenza del Brunello di Montalcino, il due volte vice campione del mondo dei sommelier, Paolo Basso e in collegamento da Firenze il giornalista Andreas März, direttore della rivista in lingua tedesca Merum, e da circa vent’anni residente in Toscana.
März ha affermato che “effettivamente le accuse sono plausibili, che vi è stata una “voglia di pulizia dall’interno. Non doveva essere uno scandalo, ma un atto di pulizia da parte del Consorzio” e nella trasmissione “si è sottolineata l’importanza per il consumatore di essere informato, di sapere cosa acquista e la qualità del prodotto. Anche Paolo Basso ha ribadito questo importante concetto: “il consumatore ha diritto ad un Sangiovese al 100%”.
Lo scandalo, come ha più volte ribadito la trasmissione, “ha toccato pochi produttori, ma il problema è che ad essere coinvolte sono proprio le grandi case (stando alle indiscrezioni giornalistiche Castello Banfi, Antinori, Frescobaldi, Argiano) e quindi anche se solo pochi produttori hanno tagliato il vino, in commercio ve ne sarebbero state molte bottiglie”, ha spiegato Basso.
Nel corso della puntata si è poi ricordato che spesso i consumatori acquistano condizionati, secondo Andreas März, dai giornali importanti, tipo le guide dei vini, oppure testate come Wine Spectator o Wine Advocate di Robert Parker. A giocare un ruolo centrale nel decidere il destino di un vino sarebbero proprio i giornalisti, in quanto: “Il pubblico segue le guide, e di conseguenza i produttori. Piacere ai giornalisti è molto importante”, ha spiegato, e “questi vini sono spesso fra i più premiati”.
Il consiglio di Paolo Basso è stato pertanto quello di rivolgersi sempre a degli specialisti quando si intende acquistare un vino costoso.Per Andreas März le grandi aziende hanno bisogno di vendere (e di produrre importanti quantitativi anche nelle annate più scarse quantitativamente) ed i giornalisti hanno pesanti responsabilità, perché i vini dalle caratteristiche più assurde “brodo nero tannico che sa di fuliggine e vaniglia, prodotti da tecnici che sono più colpevoli del Merlot” sono sostenuti dalle guide e dagli opinion leader ed i produttori si adeguano ai loro gusti cercano di produrre vini che li compiacciano.
La trasmissione ha quindi avuto una fase spettacolare, e molto significativa, una degustazione alla cieca di Brunello di Montalcino, tra cui anche alcuni di quelli sospettati di non essere conformi al disciplinare, condotta in studio dal grande sommelier Paolo Basso.
“I Brunello sottoposti al test sono stati otto: Poggio di Sotto, Casanova di Neri, Quercecchio, Col d’Orcia, Val di Cava, Castello Banfi, CastelGiocondo di Frescobaldi, Argiano. Tra questi anche 3 dei vini ( Castello Banfi, Castel Giocondo di Frescobaldi e Argiano) sospettati di non essere in regola col rigoroso disciplinare del Brunello di Montalcino, che prevede la vinificazione solo ed esclusivamente con uve Sangiovese. Alla lista dei vini sotto accusa mancava il Brunello della casa Antinori, che la trasmissione non è riuscita a reperire sul mercato”.
I risultati della degustazione e dell’expertise di Basso (che potete leggere nel file allegato qui degustazione Brunello Patti chiari) o trovare sul sito della trasmissione televisiva, sono stati clamorosamente evidenti.
Al primo posto il Brunello classico di Poggio di Sotto, 95,50 franchi il suo prezzo in Svizzera, al secondo il Brunello di Casanova di Neri (56 franchi), terzo il vino di Quercecchio (38,20 Fr.), al quarto il vino di Col d’Orcia (43 Fr.), al quinto il vino della Tenuta Val di Cava (69 franchi), secondo Basso “dal naso poco tipico, struttura media con nota leggermente vegetale in bocca, mancante di profondità e di gusto, colore con riflessi bluastri e nota vegetale non tipiche”, ed infine, manco a fare apposta, in fondo alla classifica di gradimento, i tre vini delle aziende sotto inchiesta.
Sesto Castello Banfi (45,50 franchi), con un naso che presenta “nota vegetale di peperone verde, di legno verde e spezie”, definito di “nessuna tipicità e non soddisfacente in generale, un vino dove non si sente la toscanità”, settimo il Castelgiocondo di Frescobaldi ( 58 franchi), “nota fruttata “tecnologica” molto enfatizzata e non tipica, anonimo, vegetale, corto con tannini secchi” in bocca, “non soddisfacente e stile Nuovo Mondo” ed infine il vino di Argiano, una larga parte del quale è ora stato declassato dall’azienda a IGT battezzata Il Duemilatre di Argiano, (47,75 franchi) che ha ricevuto una valutazione negativa con “note vegetali di legno bagnato all’ossigenazione”, “tannini seechi e rigidi, corto al palato”, dovuto ad una condizione non perfetta della bottiglia, di difficile classificazione dovuta ad “aromi che pur evolvendo all’ossigenazione presentano sempre un difetto”.
Vogliamo scommettere che ora, prima di acquistare un Brunello di Montalcino gli appassionati di vino elvetici che abbiano assistito a questa esemplare trasmissione della Televisione della Svizzera Italiana, ci penseranno bene e vorranno vederci chiaro nel bicchiere e dietro l’etichetta che scelgono? Visto che pagano e fior di franchi, non é forse loro diritto pretendere un Brunello che sia fatto solo con Sangiovese, tutto Sangiovese, nient’altro che Sangiovese senza aggiuntine “furbesche”?

0 pensieri su “Nel Brunello c’è il tranello? Ottima trasmissione della Televisione della Svizzera Italiana

  1. Come noi comaschi ben sappiamo, la TSI rimane sempre il meglio sul mercato. Tutti a comprare il digitale terrestre. Sano giornalismo d’inchiesta, mica le balle che ci propinano dalle nostre parti.
    Saluti cari

  2. mi piace questo approccio ‘svizzero’ al brunello. franco e pacato allo stesso tempo.
    non sono un conoscitore, ma un sorso di poggio di sotto ha la capacità di cambiarti la serata. naturalmente non solo ‘poggio di sotto’, e non sto a tediare con un elenco che sarebbe parziale e incompleto.
    ecco: proprio questo non ha capito chi ha tradito la fiducia dei consumatori.
    prima ancora di commettere un reato ha rovinato un dono. chi produce vino e non lo capisce non ha nemmeno contezza di che cos’è un vino come il brunello, per chi lo beve.
    non si tratta solo di consumatori, di frode in commercio, di fattori organolettici, ma di un’idea.
    all’origine del successo del brunello c’è un’idea di terra particolare con una storia particolare; una di quelle storie italiane che non abbiamo mai imparato a tenere da conto.
    spero proprio che questo sboom, insieme ai risultati elettorali, faccia riflettere tutti.
    prosit

  3. tutto molto bello ma mi permetto di dissentire da casanova di neri al secondo posto…l’ho assaggiato al vinitaly e anche se molto caldo non è che mi abbia fatto tutta questa grande impressione! Sugli altri sono un pò più d’accordo ma porrei anche l’attenzione sui prezzi dei vini, che Poggio di Solti, Salvioni, Soldera siano tra i più buoni siamo tutti d’accordo, ma chi li compra ‘sti vini?

  4. Vorrei solo far notare che se quelli espressi in franchi svizzeri sono i prezzi al dettaglio, in enoteca, allora sono tra il 30 ed il 50% inferiori a quelli italiani:
    Poggio di sotto 95,50 frs= euro 59,69
    Tenuta Val di cava 69 frs= euro 43,12
    Casanova di neri 56 frs= euro 35
    Castello Banfi 45,50 frs= euro 28,43
    Col d’Orcia 43 frs= euro 26,87
    Quercecchio 38,20 frs= euro 23,85
    Argiano IGT 47,75 frs= euro 29,84
    A questi prezzi, nel Nord Ovest, non si trovano nemmeno nella GDO. C’é da riflettere…

  5. In Svizzera non solo inferiori i prezzi del vino, ma provi per esempio a comprare che so un’automobile o un elettrodomestico. Vedrà che in molti casi i prezzi sono più bassi anche in questi casi del 30%/40%.

  6. ..oh Andrea Gori; visto che si parla tanto di preferenze, ma sei proprio sicuro che il Brunello Salvioni sia così al di sopra degli altri?? ne ho qui davanti una boccia e tutto mi sembra fuorchè tipico (petrolio!!!!!)…secondo me bisogna ritararci un po’ tutti!!! da’ retta!!!

  7. ola Antonio capo chef, averne di vini come quello di Salvioni! Al Vinitaly ho assaggiato – e gustato – il suo Brunello 2003, e posso definirlo solo in un modo: buono, pulito e giusto, come direbbe qualcuno…

  8. @Mario
    Allora i casi sono due: o i produttori vendono in Svizzera sottocosto, oppure é il caso di licenziare tutte le reti vendita italiane delle aziende.

    Al di là di questo, l’indagine svolta dalla TSI1 avremmo potuto, anzi dovuto, farla da noi in Italia. Il servizio del “coscienzioso” Tg3 Report non si é neanche minimamente avvicinato alla dovizia ed alla imparzialità dei giornalisti svizzeri. Esemplari il test alla cieca di Basso, i sinceri commenti di Merz che conosco personalmente, nonché le miserabili scuse del Conte.
    Questo é vero giornalismo, al servizio della verità e dei consumatori. Chapeau!

  9. In Svizzera l’IVA è all’8% e non al 20%. E su molti prodotti c’è una politica dei prezzi molto più concorrenziale.

    Mi ricordo tanti anni fa del caso della Fiat Uno sollevato da Quattroruote, che in Italia era venduta a prezzi più alti che nel resto d’Europa.

  10. Voi della RTSI siete fenomenali per queste incheste che non guardano in faccia nessuno – siete veramente una televisione Libera – continuate cosi’ –
    Complimenti al Vs. sommelier Basso – non per niente è campione del mondo
    Ricordo sempre una inchiesta di qualche anno fa Sullo “pseudo olio di oliva extravergine” che fra l’altro produco anche io per la mia famiglia e pochi amici.
    Se vi può interessare per una prossima trasmissione, considerate che in frantoio in Versilia (Lucca) appena franto nel 2006 veniva venduto a Euro 8 il chilogrammo ora con la scarsa o meglio nulla annata 2007 è arrivato a 12 euro al chilo. Ma parlo di olio veramente extravergine spremuto da olive vere senza nessuna manovra chimica ne sul gusto ne sulla acidità ne allungato.
    Peccato che le Vostre trasmissioni siano criptate

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