Voglio offrirvi una possibile chiave di lettura per capire quello che sta faticosamente, ma inesorabilmente, venendo alla ribalta a Montalcino, ovvero l’affermarsi, il legittimarsi, l’imporsi di un certo modo di fare il vino, ma che dico il vino, parlo del Brunello di Montalcino, che della tradizione, della storia, dell’identità del vino, delle regole, perdonatemi il francesismo, se ne frega altamente.
Una “filosofia” del vino commerciale, interventista, modernizzatrice, che nell’alibi del cosiddetto “mercato” trova tutte le giustificazioni al proprio modus operandi, e che se deve rendere il vino più appealing, perché piaccia a chi deve piacere, alla stampa che conta, ai consumatori più inesperti, agli importatori, non ha esitazioni di sorta.
Bene, per capire quello che è successo, a Montalcino, ma purtroppo in tante altre zone di produzione, in Italia e all’estero, basta rivedersi, come ho fatto io ieri pomeriggio, il film documentario, di denuncia e soprattutto di testimonianza, Mondovino di Johathan Nossiter (sito).
In questo film, presentato al Festival di Cannes del 2004, c’era già tutto, il racconto della “lotta spietata tra chi vuole difendere l’identità millenaria del vino e di chi rincorre il mercato mondiale”, l’ostinazione di chi difende un’idea del vino come manifestazione della cultura di un popolo, dell’orgoglio e di una dignità contadina, vigneronne e paysanne, l’arroganza di chi in nome dei soldi, del potere, del primato dell’economia, intende normalizzare la multisecolare civiltà del vino in nome di una globalizzazione che è solo appiattimento, morte della diversità, del gusto.
In questo documentario ci sono tutti, i resistenti, coloro che non si arrendono, che testimoniano un antico savoir faire, un garbo, uno stile, che si chiedono, come fa Battista Colombu “perché non dobbiamo campare anche oggi dignitosamente?”, che credono che esprimere un’identità nei vini equivale ad affermare un’identità e una libertà dei cittadini, il diritto di esistere di un mondo colorato e a più dimensioni, e gli eroi negativi coloro che vorrebbero, nel nome del business, imporre un pensiero unico, la dittatura di un gusto legittimato dal parere e dai punteggi di un guru (o presunto tale) americano.
Per capire quello che è accaduto a Montalcino vi invito a riflettere su quello che uno dei personaggi in assoluto più ridicoli di questa commedie humaine messa in scena con intelligenza da Nossiter, ovvero il responsabile dell’ufficio europeo di Wine Spectator, James Suckling, divertito e fiero di essere tutto vestito griffato, come riconoscimento per quello che la sua rivista e lui avrebbero fatto per il vino toscano, afferma parlando dei cosiddetti Super Tuscan.
Suckling dice: “loro sono andati oltre. Lascia stare le regole, lascia perdere. Quel che conta è fare il migliore vino con tutto quello che posso”.
E’ la folle illusione, il dettato autoassolutorio, la giustificazione ed il credo che hanno guidato non solo chi a Bolgheri o in altre zone della Toscana ha creato vini di assoluta invenzione, senza radici, senza storia (e con un respiro corto e una carenza di progettualità sempre più evidenti), ma anche di chi, a Montalcino, ha pensato, male, nell’indifferenza di troppi, che il Brunello potesse essere trattato come un Super Tuscan qualsiasi, modernizzato, interpretato, plasmato secondo il personale gusto e gli interessi di bottega, sconciato, ridotto ad essere un vino senz’anima, il cui fantasma ingombrante aleggia ormai, come un incubo, e come una condanna, sull’immagine, sulla credibilità, sul destino, del più nobile e prestigioso di Toscana.
Guardatevi di nuovo Mondovino ed il mio sgomento, guardando certe facce, ascoltando certi discorsi, non potrà che essere anche il vostro…
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Ho conosciuto James Suckling a Montalcino nel 2000, devo confessare, a parte tutto quello che condivido in pieno con le recenti questioni, che ha sempre dimostrato passione e grande attenzione per chi lavorava bene a Montalcino, e non solo, ma anche con ristoratori e addetti ai lavori, con gentilezza, rispetto e semplicità, erano gli altri che si inchinavano.
Mi sembra giusto sottolineare questo, perchè in quegli anni, il Brunello aveva raggiunto il top del top. Arrivavano a Montalcino, non tedeschi con i sandali, ma fior di importatori da nuovi mercati e comitive da tutto il mondo, da Isdraele o Corea per esempio, con beneficio di tutti. Devo dire, James pompava nella maniera correta le consolidate o nuove realtà. Non vedo perchè si debba dare del ridicolo. Noi siamo maestri nel distruggere i nostri interessi, gli americani…….
Si, Nicola,lei ha ragione, gli americani sono maestri nel saper difendere i propri interessi.
Ma sono anche maestri nello stravolgere cultura e tradizioni attecchite da generazioni nelle nostre vigne.
E’ per loro che sono stati creati vini marmellatosi e ruffiani, noi invece siamo solo ridicoli nel non saper difendere i nostri sapori e le nostre viti, in questo dai francesi abbiamo molto da imparare in fatto di rispetto e serietà.
Concordo pienamente. Fortunatamente molti dei nostri vini – specialmente piemontesi e toscani – evocano ancora il ruolo del vino:” VISIONI DI TERRITORI “. Per avere visioni nei vini del nuovo mondo; di canyon? di canguri? di praterie? di cowboys? Bisognerà aspettare molto ma di molto.
Ancora meglio del film, sono i Documentari fatti con i tagli di Mondovino. Specialmente nelle due puntate che hanno come soggetto/oggetto due storiche famiglie fiorentine.
Perchè loro Parker lo chiamano “Bob”…
e Suckling James, o Giacomino, e Rolland, il mago del Merlot Michel…
Se i produttori di Montalcino saranno orientati, così come da più segnali sembrerebbe, a modificare la composizione del vino più rappresentativo di quella zona del nostro Paese (ho volutamente precisato quest’ultimo particolare), snaturandolo per compiacere il mercato globale e, ovviamente, i loro interessi in primis, penso che anche io, come molti altri, potrò tranquillamente modificare le mie scelte al momento di acquistare un vino.
Probabilmente rivolgerò le mie maggiori attenzioni verso, che so, un Malbec argentino, piuttosto che uno Zinfandel della Napa Valley o un ottimo Cabernet del Cile.
Almeno, se proprio devo bere un vino globale – oops, “internazionale e moderno” volevo dire – ne trarrà qualche vantaggio il mio portafoglio…!!!
Avevo già citato, se non ricordo male, che nei documentari di Mondovino, trasmessi da Gambero Rosso Channel,la puntata dedicata alla Toscana, in cui, testuali parole del Giacomino ” in Toscana si fanno vini dozzinali a base di sangiovese, come il Brunello di Montalcino”, poi elogiava il fatto che invece degli illuminati si fossero accorti di quanto bene crescano i cabernet e il merlot.
Max Pigiamino Perbellini
a dire il vero nella versione di cui dispongo io e che ho rivisto qualche giorno fa, di queste parole che affermi avrebbe detto Suckling, non v’é traccia. Se qualcuno ha una versione diversa dove questo eventuale giudizio sprezzante sul Brunello sia documentato (ma a me sembra improbabile), sia così gentile da farmelo sapere…
P.S. Così annota oggi, sul forum del sito del Gambero rosso, il co-direttore di Vini d’Italia Daniele Cernilli. Osservazioni da considerare con grande attenzione: “Per quanto riguarda i Brunello premiati da noi, mi pare che nessuno, di nessuna azienda, sia attualmente a rischio di tagli illegali. Oltretutto ci sono stati proposti in una sede ufficiale, quella del Consorzio, ed ognuno aveva un contrassegno di Stato. Perciò… Ma non mi pare questo il problema. La questione è che è molto difficile dimostrare quanto oggi si dà già per scontato. E cioè che tutti gli indagati sarebbero colpevoli. E’ questo che a me dà un po’ fastidio. Come anche quelli che ora escono fuori a dire “e che, non si sapeva?”. Peccato che nessun produttore a Montalcino si sia mai opposto alla pratica dell’arricchimento. Peccato che per anni tutti sono stati nel Consorzio senza mai alzare un dito contro gli eventuali “untori”. Ora, a fronte di indagin preliminarii, tutti sono giudici e tutti spiegano cosa è accaduto. Senza dire, però, quali sono i reali termini della legge, cosa è consentito e cosa invece no. Arricchimenti, tagli di ringiovanimento e quant’altro. I disciplinari di produzione italiani sono fra i più rigidi del mondo, tanto che i francesi ci prendono in giro su questo. Negli Usa, se su un’etichetta c’è scritto Cabernet Sauvignon, o Sangiovese, o Zinfandel, la percentuale del vitigno può essere anche solo del 75%. Per molte delle nostre Doc siamo all’85%. Per il Brunello, il Barolo, il Barbaresco, ma anche il Dolcetto d’Alba, ci deve essere il 100%. Dura lex sed lex, ovviamente. Ma la dura lex, dice anche che la colpevolezza va provata, non dichiarata a priori. Questo atteggiamento sta creando danni all’immagine complessiva del vino italiano. Dire una cosa del genere è assolutamente impopolare in questo momento, ma alla fine un atteggiamento garantista è sempre il più giusto ed il più civile. Staremo a vedere, e se qualcuno ha sbagliato che paghi, ma nel corso di un processo dove possa avere la possibilità di difendersi e di smontare le accuse, non in seguito a processi sommari. Questo lo dico non tanto per ciò che stiamo sostenendo qui, ma per i toni da guerra santa che si leggono qua e là”…
Le parole che ho citato non erano nel film, ma nella serie di documentari da cui il film è stato tratto e trasmesse dal canale Gambero Rosso: me lo ricordo bene, perchè assieme al Giacomino c’era il suo padrone di casa del Borro, Sig. Ferragamo, e ricordo la didascalia, che tra le varie qualifiche del JS riportava anche Esperto di Sigari.
Non sono stato capace di ritrovare dette puntate nemmeno sui vari siti di condivisione film tipo E-Mule, ma mi ricordo benissimo le sue considerazioni sul Brunello.
Max Pigiamino Perbellini
Max, ma forse i suoi giudizi negativi erano solo sui Brunello Sangiovese di Montalcino 100% non su quelli “creativi” e moderni, attenti ai tempi che cambiano, dei suoi amici…
Puoi dirlo forte: da quando in qua WS e i suoi accoliti sono in grado di apprezzare i vini rossi privi di cabernetmerlotsirah e che non siano stati barricati “stile Drogheria” per dirla come Beppe e Tino Colla, o “stile Dado da Brodo”, come umilmente dico io?
Max Pigiamino Perbellini
ultime (in ordine di tempo) riflessioni di “Giacomino” Suckling a proposito del Brunello di Montalcino pubblicate sul suo blog, presente all’interno del sito Internet di Wine Spectator:”I don’t have a lot of new news on the situation, other than that there appears to be a lot going on behind the scenes. It’s still a wait-and-see situation. This could take months, even years. But I have the impression that Americans’ enthusiasm for Brunello has not been dampened by the whole mess. And neither has mine. Brunello remains one of the great reds of the world”. E questo é l’importante, che l’entusiasmo degli americani per il Brunello, per quello vero, sia intatto e che non sia stato condizionato dalle note vicende relativi a vini sotto inchiesta prodotti da aziende che Suckling ha sempre portato in palmo di mano…
In Germania invece,pare, che le cose stiano diversamente.