Produttori di Montalcino: ma è davvero questo il vostro pensiero?

E’ stato molto interessante, anzi, rivelatorio assistere ieri sera poco dopo mezzanotte alla puntata del settimanale di approfondimento del TG 5 Terra, curato da Toni Capuozzo con Sandro Provvisionato, dedicato, l’attualità lo richiedeva, al tema, quanto mai complesso, della sicurezza su quel che mangiamo e beviamo, su sofisticazioni, ricerca di una filiera alimentare più corta, tutela del consumatore.
In un ampio contenitore nel quale sono stati inseriti servizi dedicati alle sofisticazioni sul vino (da Veronella a Massafra nel tarantino), a figure di irriducibili sofisticatori che ritengono lecito aggiungere acqua e zucchero e altro a quella robaccia che commercializzano, itinerari nel mondo del biologico, ovviamente una celebrazione, oggi in Italia non si può farne a meno di Slow Food, e poi servizi sul pane prodotto da forni abusivi in provincia di Napoli (che sono il 50 per cento dei 3000 complessivi…), si è parlato anche del Brunello.
Con quell’effetto confusione che giustamente si è contestato e per il quale ci si è indignati, non si sa con quale legittimità e coerenza, nel caso degli articoli dell’Espresso, si è dedicato un servizio, La verità del Brunello, firmato da Marco Corrias, dedicato a quanto è accaduto e quanto sta succedendo a Montalcino.
Si è attribuito all’Espresso, al famoso numero pubblicato il venerdì del Vinitaly, il “merito” di aver raccontato (ma diversi altri l’avevano già fatto prima, in verità) quanto stava accadendo nell’universo della celebre denominazione, e si sono ascoltati due produttori, il buon Patrizio Cencioni, nel ruolo di vice presidente del Consorzio, e Andrea Costanti come produttore storico.
Questo mentre l’autore del servizio informava correttamente lo spettatore sull’accaduto, ovvero sul fatto che alcuni produttori, nomi notissimi (che in televisione, in omaggio al garantismo, non sono stati fatti), siano stati messi sotto inchiesta per aver prodotto Brunello addizionato di Cabernet o Merlot.
Però, mentre un come al solito asciutto e questa volta palesemente imbarazzato Cencioni si limitava ad affermare che a Montalcino ci sono vigne più che sufficienti per produrre i vini di Montalcino senza aver bisogno di “tagliarli” con vini provenienti da fuori, e rispondeva genericamente (cosa diavolo avrebbe potuto rispondere peraltro?) alla domanda se i produttori trovati colpevoli di non aver rispettato il disciplinare sarebbero stati espulsi dal Consorzio, Andrea Costanti, dal 1983 alla testa dell’azienda posta al Colle al Matrichese, erede di una dinastia di patrizi senesi che compaiono nella storia di Montalcino a partire dal XV° secolo e che come scritto sul sito Internet aziendale (vedi)risultano tra le 242 famiglie senesi che il 21 aprile di quell’anno, insieme a 435 famiglie del popolo, si rivolsero verso Montalcino insofferenti dell’incombente dominio della guelfa Firenze, nella speranza di erigere un’ultima roccaforte dell’indipendenza senese”, non si è sottratto alle domande dell’intervistatore, ma ha detto, con assoluta chiarezza, quello che pensa.
Purtroppo l’erede di Tito ed Emilio Costanti ha detto cose da lasciare assolutamente stupefatti, perché se appartiene al mondo del lapalissiano e del politicamente corretto affermare “non si può negare che esistessero dei vini più moderni sul mercato”, che è frase che dice tutto e dice niente, ed è stato giustissimo ricordare che il mondo del Brunello si è dato delle “regole più che centenarie” e sono stati i produttori di Montalcino a darsi un regolamento che prevede che per la produzione di Brunello si utilizzino solo uve Sangiovese e non altre, inspiegabile, anzi assurda è stata la risposta alla domanda sull’atteggiamento delle aziende che secondo l’intervistatore “avrebbero ceduto alle lusinghe del mercato”. Che è un modo elegante per dire che avrebbero compiuto un reato di frode in commercio e imbrogliato il consumatore vendendo una cosa che è ben diversa da quella che il consumatore aveva pagato, fior di soldi, per avere.
Costanti, dicendo “non conosco la situazione nelle cantine dei colleghi”, ha affermato che se altre uve sono state aggiunte è stato “solo a scopo migliorativo della qualità”. Inoltre, come se non bastasse questa affermazione, ha aggiunto che parlare e sparlare del Brunello, vino noto e mediatico quant’altri pochi, è stato fatto praticamente per “pompare” e dare ancora più eco allo scandalo Velenitaly, fatto scoppiare proprio in occasione del Vinitaly.
Spiace rilevare come un produttore intelligente e di esperienza come Costanti, non l’ultimo arrivato o uno sprovveduto, si possa lasciare ad andare ad affermazioni del genere, come se non sapesse benissimo, come sanno anche i sassi a Montalcino, che l’inchiesta su quanto è accaduto in questi anni (e non solo relativamente ad alcuni comportamenti disinvolti adottati per i vini dell’annata 2003), è nata diversi mesi fa, quando il Vinitaly era ancora lontano, quando di Velenitaly non si era ancora scritto e parlato, quando l’Espresso e altri non avevano alcuna intenzione di scrivere, negativamente, di Montalcino, anche se i motivi per farlo c’erano già tutti, perché certi vini parlavano, bastava guardarli, annusarli, assaggiarli, per capire che del disciplinare di produzione e delle sue regole avevano fatto strame.
Allucinante, invece, e molto preoccupante se questo dovesse essere il pensiero diffuso, la forma mentis dei produttori di Montalcino posti di fronte all’evidenza che qualcuno di loro è stato beccato con le mani nel sacco, intento a produrre un Brunello secondo proprio uso e consumo e ad uso di parte del mercato e di una stampa tanto beota o complice (ottusi o collusi?) da bersi per vero quello che invece era solo abilmente artefatto, riscontrare che per Costanti e per altri produttori di Montalcino (temo molti) agire in tal modo aggiungendo Cabernet o Merlot o chissà che al Sangiovese è configurabile come un’azione fatta “solo a scopo migliorativo della qualità”.
Se così la pensano a Montalcino e da tanti segnali stanno dimostrando di pensarla così, infastiditi, come ho già scritto (leggi) dal clamore, dalle indagini, da quello che alcuni irriducibili romantici (quorum ego) si ostinano a pensare, che occorre fare quadrato attorno al vero Brunello, a proteggerlo, a distinguere tra una maggioranza di produttori seri e rispettosi delle leggi e una minoranza di furboni del vigneto e della cantina (potenti e sostenuti dalla stampa di potere), e che oggi servano chiarezza, trasparenza, controlli, serietà, severità, coerenza, allora credo che con un mondo che giustifica chi ha sbagliato scientemente e che minimizza, copre, assolve, l’operato di questa minoranza arrogante e cialtrona, il sottoscritto non avrà davvero più nulla a che spartire. Perché non c’è dialogo possibile, secondo quel “pirla” che sono e sono orgoglioso di essere, tra chi vorrebbe un mondo del Brunello serio, onesto, impegnato a difendere l’unicità e la possibilità di grandezza del proprio vino e chi invece, per quieto vivere, perché le polemiche, le inchieste arrecano disturbo al business, giustifica, invece di scagliarsi contro, chi ha frodato una legge dello Stato, chi ha preso per il naso (e altre parti) non solo il consumatore ma i produttori che hanno rispettato le leggi.
Se ai produttori di Montalcino va bene questo mondo dove i furbi possono continuare a fare i furbi e a farla franca, dove taroccare il Brunello ci viene presentato, suvvia!, come un esercizio fatto solo “a scopo migliorativo della qualità”, se i produttori di Montalcino pensano, ma ce lo giustifichino tecnicamente e con parole convincenti perdiana!, che per produrre un Brunello “migliore” sia opportuno imbastardirlo con iniezioni di Cabernet e Merlot o chissà che, bene, allora di questo mondo del Brunello personalmente non so più che farmene, tanto lo ritengo alieno, lontanissimo dal mio modo di pensare.
Che è quello, si badi bene, di tanti consumatori che di fronte ad un mondo produttivo brunellesco pronto a giustificare i furbi e propenso ad arrangiare i vini, nel nome del mercato e del dio danaro, potrebbero benissimo, molto più di Ziliani, incazzarsi e dire, bene allora il vostro Brunello riveduto e corretto bevetevelo voi, perché noi vogliamo un Brunello che sia veramente Brunello a base di Sangiovese e non altre cose.
Il buon senso, posso dirlo, la decenza, la dignità, un pizzico di orgoglio avrebbero previsto che i produttori di Montalcino se la prendessero e di brutto, con quei produttori che hanno infranto le regole, che hanno buggerato chi le ha rispettate, che hanno pregiudicato con i loro comportamenti disinvolti un’immagine e una credibilità del Brunello costruita con un faticoso lavoro di anni.
Invece e questo mi amareggia profondamente e un po’ mi nausea, ci si trova di fronte ad un atteggiamento, mi si perdoni la parola forte, un po’ “omertoso”, che giustifica, perdona, trova scusanti, ma non solo, assegna valenze positive, il presunto cosiddetto “miglioramento della qualità”, a chi delle regole, quelle vigenti, quelle che i produttori si sono liberamente dati, se ne è totalmente e spudoratamente fregato.
Cari amici produttori di Montalcino, se a voi va bene un mondo del Brunello del genere, tenetevelo, io, di un comparto produttivo dove quelli presi in giro, voi, difendono e proteggono i furbi ed i disonesti, non so proprio che farmene, non mi interessa, non mi appartiene, mi fa discretamente orrore. Io il mio punto di vista sulla vicenda l’ho espresso con chiarezza più volte, anche ad uso dei lettori di lingua inglese, su VinoWire (leggi qui).
Ben altro, cari signori, fu il comportamento dei produttori di Barolo, di una minoranza “militante”, dignitosa, battagliera, orgogliosa, che di fronte al comportamento altrettanto disinvolto di qualche furbetto che per anni pensò “bene” di taroccare il Barolo con altre uve, proprio come ora alcuni taroccano il Brunello (ed in entrambi i casi la stampa di regime, praticamente tutte le guide hanno portato in palmo di mano proprio quei vini…), non trovò giustificazione per quei cialtroni, ma li attaccò di petto, trovò il modo di isolarli nella coscienza pubblica, di cercare e trovare sostegno in quella parte, piccola, della stampa che ieri come oggi non è disponibile, nel nome di una presenta imbecille idea di modernità e di aggiornamento dei vini, ad accettare Barolo, Barbaresco, Brunello, o chissà che, riveduti e corretti in salsa bordolese.
Questo atteggiamento portò alla sconfitta della minoranza dei taroccatori. Il vostro atteggiamento giustificazionista, le vostre attenuanti, il vostro silenzio assurdo, il dissenso, non taciuto, verso chi forse più di voi sta cercando di difendere il Brunello, porteranno, temo, ad una sola cosa, alla morte del Brunello, o alla trasformazione di quel vino che tanto abbiamo amato in un’altra cosa, molto diversa, alla sconfitta di un’idea del Brunello che veda nel Sangiovese l’unico emblema. Contenti voi…

0 pensieri su “Produttori di Montalcino: ma è davvero questo il vostro pensiero?

  1. Ma la Toscana non è il Piemonte ! I Toscani sono forti di antichi casati di antica tradizione COMMERCIALE. I vigneti specializzati, salvo poche eccezioni, sono cose recenti. La Toscana fino a cinquant’anni fa era terra di mezzadri che vendevano le loro poche uve/vini/”carichi” a grandi vinattieri che acquistavano vini da tutta Italia e poi rivendevano in tutto il mondo con i marchi di loro proprietà: Chianti per esempio, con grande profitto ma non certo frutto di denominazioni di origine in senso stretto come oggi si vorrebbe intendere. I Toscani nell’anima sono dei COMMERCIANTI, forse i figli o i nipoti, un giorno in un futuro più o meno lontano quando avranno maturato l’orgoglio e la sicurezza di difendere a spada tratta i frutti veri e oggi completamente misconosciuti della loro terra, potranno fare quelli che dovrebbero fare oggi,ma per ora, conta solo l’opportunismo ed il dio denaro.

  2. Non ho visto lo speciale Terra, ma un suo breve riassunto al TG5 delle 20.
    Ti chiedo, visto che da buon Don Chischiotte del Brunello (quale sei, io vorrei esser il fedele Sancho Panza)contro i molini a vento dei produttori poco seri, se dici chi è la quinta azienda, citata dal TG 5, sospettata di taroccare il Brunello, e soprattutto spiega ad un povero ignorante come me, come si fa a “migliorare” il Brunello con merlot e cabernet, sempre citando il produttore intervistato.
    Scusa se abuso della tua pazienza, ma è per la giusta causa.
    W il Brunello Vero
    Max Pigiamino Perbellini

  3. Sono d’accordo con lei, però il caso dei Baroli “taroccati” e questo dei Brunelli mi sembra un pò diverso. A Montalcino si sono “colpiti” 3 tra i più grossi nomi del comparto enoico italiano. In Piemonte il “peso” politico/economico dei “taroccatori” non era certo lo stesso. I produttori di Montalcino ci vanno con i piedi di piombo proprio perchè sanno che se i 3 colossi vanno in crisi, anche loro potrebbero risentirne pesantemente.
    La situazione omertosa rigurda anche produttori che non modificherebbero mai il disciplinare (Biondi Santi, Palmucci, Salvioni, Diego Molinari, Roberto Franceschi, Soldera e molti altri) perchè l’ondata di crisi colpirebbe anche e soprattutto loro. Purtroppo!!

  4. E’ da un paio di settimane che seguo con attenzione e interesse, da semplice appassionato dell’universo enologico, l’evolversi della situazione e il succedersi delle notizie provenienti da Montalcino e dintorni. E con non minore interesse sto seguendo le opinioni e i commenti su questo blog, in cui ho apprezzato la qualità e l’obiettività degli articoli di Ziliani, ma anche tutti, o quasi, gli interventi a commento.
    Se posso, molto modestamente, esprimere la mia piccola opinione, devo dire che l’impressione generale su questa vicenda non è molto diversa da ciò che accade, parlando di abusi e irregolarità, in molti altri settori. Sembra che oramai la regola prevalente sia quella di compiere l’abuso, qualunque esso sia, e poi sperare, anzi dare quasi per scontato che ciò avvenga, nel condono che regolarizzerà tutto, ovviamente per soli motivi di convenienza economica.
    Certo, se parliamo solo di quest’ultima, forse dovremmo prendere esempio dai nostri vicini francesi che, se non sbaglio, possono ancora aggiungere zucchero nel mosto, o che hanno un disciplinare del Bordeaux, per esempio, tale da consentire una certa flessibilità di uvaggi tra Cabernet e Merlot.
    Ma questo però in parte già l’abbiamo fatto, con l’invenzione dei Supertuscan che in qualche modo “scimmiottano” i vini francesi, e allora che bisogno ci sarebbe di fare altrettanto con l’italianissimo Brunello?
    Mi sembra di aver letto recentemente che proprio questi Supertuscan stanno attraversando un periodo di ristagno (forse per l’eccessivo aumento delle quotazioni…). Mi verrebbe quasi quasi il sospetto che le due vicende abbiamo qualche lontano collegamento: trovare una valida alternativa, sempre toscana, a questi gioielli di Bolgheri (a volte gioielli soprattutto nei prezzi).

  5. Come ho teste’ postato su it.hobby.vino, la dizione “Brunello di Montalcino” conteneva tutti i germi per il casino che ne e’ uscito, presupponendo ovviamente l’esistenza di un “mercato” e di coloro che ritengono gli si debba “andare incontro”: Brunello significa “quel ben preciso clone di sangiovese grosso”. Di Montalcino non c’e’ bisogno di spiegare cosa significhi. Poteva durare una cosa cosi’ ferreamente definita fin dal nome? Poteva esistere in quella Toscana vinicola che ormai da decenni convive con quello scandalo che e’ il suo vero peccato originale e allo stesso tempo la proiezione di quello che sarebbe accaduto anche ad altre galline dalle uova d’oro, ossia la vicenda del “Chianti” (dove per Chianti si e’ alternativamente, a seconda delle epoche, inteso un territorio oppure uno stile enologico, secondo l’opportunita’ del momento)? Ovvio che non poteva: cosi’ come il Chianti e’ diventato come quel famoso coltello di cui si cambiava prima la lama, poi il manico, poi di nuovo la lama, ma rimaneva sempre “quel” ben preciso coltello, ecco che anche il Brunello di Montalcino doveva rompere gli argini sia geografici che ampelografici per poter star dietro “al mercato”: quantita’ per i grandi numeri, e qualita’ da poter star dietro ai palati dei grandi numeri.
    L’unico modo per evitare questo (che a mio parere e’ uno schifo), e’ l’esistenza di un padre padrone: marchi privati di proprieta’ esclusiva di chi ha avuto il genio di intuirli e inventarli, e gestiti appunto da padre padrone, ossia cooptando chi vuole entrare a fare le cose in quel tal modo, e calci nel culo a chi pensa anche solo di proporre di cambiare le cose. Se ne esca e si crei il suo nuovo prodotto e il suo nuovo marchio. Diversamente le cose non possono che andare cosi’. La “democrazia” e la cantina sono cose ben diverse l’una dall’altra.

  6. aggiungo di aver sentito ad una televisione locale ,il responsabile dell’ufficio agricoltura della provincia(che ometto per decenza) , parlare dello scandalo di montalcino dapprima sminuendolo e affermando candidamente che il disciplinare andava e va cambiato per stare al passo con i tempi così come abbiamo fatto con disciplinare del chianti …. dove merlot,cabernet, syrah ecc. concorrono assieme al Sangiovese a fare un vino ottimo e di buon appeal per il mercato…..
    Sono rimasto basito e senza parole !!!

  7. Ma insomma, il Brunello è un vino che 50 anni fa nemmeno esisteva!!! Montalcino era detto il paese dei calzolai proprio xchè era questa l’attività prevalente e la miseria regnava sovrana! Domandiamoci tutti una cosa, a mente limpida e onesta: se il disciplinare del Brunello fosse NATO già con l’ammissibilità di un 5/10% di altri vitigni oltre al sangiovese, avreste apprezzato lo stesso il vino che ne sarebbe venuto fuori? Occhio all’onestà nel rispondervi….Mi sembra che tutta la questione sia vermante esagerata, e se le aziende ci tengono al loro business, x non ricadere nella povertà di mezzo secolo fa, possiamo fargliene una colpa tanto grande?

  8. caro Rui purtroppo i bischeri, perché chi avendo un compito di responsabilità afferma scempiaggini del genere é proprio un bischero, non hanno consapevolezza delle stupidaggini che dicono e del danno che fanno…
    @ Lucia: ma sì lasciamo pure che facciano il loro business le aziende, che adeguino il Brunello alle esigenze, più becere, di certi mercati e certi consumatori. Non si lamentino poi, a Montalcino, se di fronte a vini che diventano molto simili ad altri prodotti in tutto il mondo la gente sceglierà quei vini e non il Brunello new wave, per il semplice fatto che costano molto meno….

  9. Ragionando freddamente, non ci resta che la magistratura. Se tutti coloro che ne hanno responmsabilità sanno ma lor tutti parimenti negano l’evidenza dei fatti, arrivando a dire – excusatio non petita – che si è trattato di intenti migliorativi della qualità – allora resta appunto solo il giudizio penale che sancirà chi e quanto ha violato i disciplinari concretizzando una frode in commercio. Stiamo sempre parlando di una DOCG e di immissione al consumo di prodotti “taroccati”, a prescindere dall’essere apprezzabili o meno come gusto. Quersta storia è una indegnità sconfortante e arrogante, tanto più grave perchè di fatto ha ridotto al silenzio anche chi non c’entra nulla e ha sempre operato bene. Direi anche che gli acquirenti di Brunello dovrebbero a buon diritto richiedere a ciascun fornitore-produttore una attestazione da cui risulti che il suo Brunello è fatto con il solo Sangiovese. I produttori non vogliono esporsi pubblicamente? Si manifestino allora almeno verso i loro clienti per quello che realmente fanno valorizzando il loro nome e dando le giuste garanzie ai consumatori.

  10. Signora Lucia, tra il Brunello e gli altri vini c’é la stessa differenza che passa tra un abito di sartoria ed uno acquistato da Zara.
    E’ abbastanza chiaro il concetto?

  11. Il concetto sarebbe chiaro…il problema è che con le parole si può far credere quello che si vuole. I fatti dicono ben altro. Io a Montalcino ci vivo e vi posso assicurare che i produttori stavano tanto bene fino a pochi mesi fa, quando tutti compravano il brunello, taroccato o no che fosse. E cmq non solo di questo vino si vive da queste parti. I clienti acquistano il vino BUONO, indipendentemente da come si chiama. E di vini buoni oltre e più del brunello, qui ce ne sono! Anche se non hanno un disciplinare a coprirgli le spalle. Non deve essere il nome a fare buono un vino, ma solo ed esclusivamente la qualità. Figuriamoci se i grandi produttori decidessero di non produrre più brunello e lo declassassero a IGT: sarebbe buono e pure economico e il brunello tempo 3/4 anni scomparirebbe….ci sono voci di piazza che se lo augurerebbero….(non io cmq)

  12. complimenti Lucia, bel ragionamento e bell’esempio di ponzio pilatismo ilcinese! Come andavano bene le cose quando tutti sapevano e nessuno diceva niente ed i gonzi compravano il Brunello, tutto il Brunello, anche quelli così taroccati che poteva capirlo anche un cieco e uno senza palato, ed i produttori facevano cassa! Mi viene in mente un capolavoro di Mozart, Così fan tutte, per descrivere la situazione attuale di Montalcino, dove, così lei dice, c’é gente che sarebbe pronta, senza vergognarsi di pensarlo e di proporlo, a declassare il Brunello ad Igt, per poterci cacciare dentro quello che vogliono e far sparire il Brunello per sostituirlo con un prodotto generico, senza radici, senza storia, costoso come il Brunello, anzi, forse di più. Nemmeno un Sant’Antimo, che più di tanto, nonostante quel sacro nome, non se la fila nessuno più di tanto, una banalissima Igt e via. E questa sarebbe la coscienza civica, l’orgoglio, l’attaccamento al proprio vino dei produttori di Montalcino? Così fan tutte, e poiché, come qualcuno ci dice, sono tutti colpevoli, magari per inezie e sciocchezzuole burocratiche, nessuno alla fine deve essere ritenuto colpevole. Tutti assolti e vai con il business!…

  13. Signora, io cosa le dovrei rispondere che si stava meglio quando si stava peggio? Perché se é così, come risposta varrebbe anche chi ve lo ha fatto fare di piantare le vigne? Potevate continuare a fare i calzolai…

  14. oppure fare un semplice salto di qualità da calzolai a bottegai, visto che proprio da bottegai é il “ragionamento” (parola grossa) che anima larga parte del mondo produttivo ilcinese, che aspetta solo un generoso colpo di spugna, una bella sanatoria, di stile senese-italiano, con la benedizione di tutti i poteri forti, il partito (che ora ha cambiato ragione sociale, ma mantiene le stesse logiche), i sindacati di categoria, la potentissima Banca, le confederazioni agricole, ecc. per ritornare a curare il proprio vigoroso business come se nulla fosse accaduto, come prima più di prima…

  15. La Toscana si merita una lezione di quelle che arrivano ogni parecchi secoli nella storia. E arrivera’, eccome se arrivera’. Gia’ cosi’, nelle mani dei tanti gazzillori arricchiti che se la stanno spartendo come status symbol, sta facendo proprio una gran bella fine.

  16. Provo a capire quello che qualcuno sta dicendo o scrivendo, senza polemiche. traduco solo:
    se X fa vini con marchio DOCG Brunello di Montalcino e adopera una percentuale di merlot o cabernet senza dichiararlo, ovviamente, e senza che nessuno gli dica niente, anche se ha EVIDENTEMENTE frodato, questo atteggiamento va bene (nessuno gli dice niente, poverino, nessuno gli fa capire che ha sbagliato, allora lui, poverino, è legittimato a farlo, se non glielo fanno notare).
    Il signor X infatti potrebbe fare vini Sant’Antimo che, come qualcuno sopra ricordava, non se li fila quasi nessuno, allora che fa il signor X? Decide di fare vini Sant’Antimo e chiamarli Brunello di Montalcino (perché con quel marchio li vende a prezzo e quantità doppia, tripla).
    Poi qualcuno gli fa notare che ha sbagliato, il signor X dice: “perbacco, il vino è buono ugualmente, anzi è migliore, direi che l’errore è nel disciplinare che vieta certe pratiche, mica sono io ad essere fraudolento!” E il signor X la fa franca (perché, vedete, come vanno le cose in Italia, tra potentati e magistratura inetta o castrata, a seconda dei casi, questo signor X la farà franca).
    Tutto questo mi ricorda alcuni politici italiani, talmente potenti da poter commettere frodi a gogo e aspettare poi che si cambino, in corso, le regole del gioco: “tanto non è più reato!” E il bello è che una parte della classe politica che potrebbe approfittarne per accusare, preferisce star zitta: “meglio farsi i fatti propri, così magari mi si lascia conservare il mio bel posto di potere, mi si lascia piazzare mio figlio nel ministero di tizio e mia nuora in quello di caio. bene o male ci guadagno anch’io… quello è potente, meglio non farselo nemico”. Sta succedendo a Montalcino quasi la stessa cosa.
    Ognuno fa tanto danno quanto gli consente il ruolo che ricopre. Oggi si taglia col merlot, domani si portano quei vini a 200 euro, dopodomani li si fa solo con merlot, e poi ancora, visto che ci siamo, facciamo anche vino liofilizzato, tanto è la stessa cosa.
    Poveri produttori ilcinesi… lasciamoli fare, altrimenti i coinvolti non ce la fanno a raggiungere la quarta settimana del mese…

  17. … “in televisione, in omaggio al garantismo, non sono stati fatti nomi”. Chi garantisce i consumatori? Cosa NON dobbiamo comprare? La legge sulla privacy sembra fatta per garantire i delinquenti.

  18. Solo per dire che in questo momento ci sono delle occasionissime a Bordeaux si possono comperare dei bei chateaux a prezzi molto interessanti.

    C’e’ il caso che si possa riuscire a vendere la tenuta a Montalcino e prendere un bel Domaine ed a metterci anche un po’ di soldi in banca…

  19. @ Lucia,sono a chiederLe, perchè sono convinto che Lei, alle parole fa seguire i
    fatti,Le sarei grato,se fosse possibile avere degli indizzi interessanti,del Suo
    territorio, che a Suo dire sono di qualità, indipendentemente da Doc. o Docg.
    Rigurdo ai grandi produttori (grandi riferito a cosa? )ben venga il giorno che
    dovessero rinunciare alla D.O.C.G. questo per onestà in primis nei riguardi dei
    consumatori.

    Lino

  20. Buongiorno! Ripeto x tutti, non è che io dica che è corretto fregarsene del disciplinare. Vorrei solo farvi capire che, poichè tutto il mondo è paese, sono i SOLDi a farlo girare (il mondo)…non i princìpi…Questa è l’aria che tira qui, giusta o sbagliata che sia….
    I “grandi” produttori sono quelli che contano di più nel consorzio e visto che il voto al suo interno dipende non dal possedere un’azienda, ma dal numero di ettari di cui è composta…potete ben capire CHI conta e CHI è grande…Per avere degli indirizzi interessanti basta andare sul sito del consorzio e scaricare la lista degli iscritti…il fattore bontà credo che dipenda dai gusti di ognuno….Saluti a tutti!

  21. qualche giorno fa un lettore aveva espresso il desiderio di conoscere le valutazioni di James Suckling sui Brunello di Montalcino 2003 delle aziende indagate. Ho fatto una ricerca sul sito di Wine Spectator e ho trovato le note di degustazione ed i punteggi di alcuni vini, non di tutti. Le lascio alla vostra valutazione e al vostro commento:
    Castello Banfi Brunello di Montalcino 2003 90/100
    Shows clean blueberry pie and floral aromas and flavors on a full-bodied palate, with fine tannins and a tight finish. Clean and carefully constructed. Balanced and long. Best after 2010. 55,000 cases made. –JS
    Casanova di Neri Brunello di Montalcino Tenuta Nova 2003 92/100
    Intense aromas of blackberry, licorice and black cherry. Full-bodied, with fine tannins and a chewy finish. Has impressive structure for the vintage. Very well-made. Best after 2011. 5,755 cases made. –JS
    Marchesi de’ Frescobaldi Brunello di Montalcino Castelgiococondo 2003 90/100
    This is concentrated and thick, with black cherry and spices. Full-bodied, with soft tannins and a long finish. Very pretty. Best after 2010. 24,000 cases made. –JS

  22. Fosse fatta davvero questa zonazione…e non solo a montalcino ma anche nel Chianti…..il problema e’ che e’ stato piantato troppo ovunque,sopratutto a Montalcino……dove sembra che come un re mida basta piantare una vite che viene su un gran bel brunello….!!!!In certe zone di montalcino….non ci venivano nemmeno le zucche!!!Adesso ci sono in un solo comune…che sara’ anche uno dei piu’ vasti d’italia,….. la bellezza di 2000 ettari piantati a vigneto!!!!In tutto il chianti in un territorio forse 10 volte piu’ vasto……ce ne sono 7000…..!!!!! e di ciofeche in chianti ne facciamo…!!!!Quindi il problema principale di montalcino,secondo me e’ che ci sono troppi vigneti anche in zone non vocate…..e per questo ci vuole il “rinforzino alla conte mascetti….” di merlot o altro……poi ho de dubbi anche sui produttori puristi strenui difensori…..dove erano quando il consorzio del Brunello ha deciso di mettersi in casa ,anzi di piu’ nel letto……il diavolo….ovvero una denominazione inutile e…oggi lo stiamo vedendo “pericolosa” come il sant’antimo ???????

  23. E bravo Michele.. purtroppo la zonazione seria sara’ difficile che decolli visto che saranno piu’ i vigneti che finiranno nella seconda classe che i premier cru, e chi ha interesse a vedersi consegnare la patente di seconda scelta? Per capire l’andazzo sull’argomento basta andare (a proposito di Chianti) lungo le strade che vanno da Vagliagli a Radda, da Pianella a Gaiole, da San Gusme’ alla Siena-Bettolle, per avere tre esempi lampanti di vigna “in riva al borro”.
    Vorrei aggiungere che in mancanza di altre istanze dovrebbero essere (anche) i pubblicisti di vino a fare attivita’ di ricerca sul campo e SCRIVERE delle diverse zone vinicole in modo dettagliato e CRITICO. Mi riferisco a carte dei vigneti piene di informazioni (vitigno piantato, tipo di suolo, esposizione, ecc..).

  24. Segnalo che su agrisole del 18-24 aprile ci sono due interessanti paginate sul problema delle DOC e dei disciplinari (che, ricordo, sono stati decisi dai produttori stessi,non sono calati sovieticamente dall’alto..). si parla del Barolo e si conferma che l’appeal di certi baroli new wave sta scemando, si parla di montalcino e si grida alla fedeltà assoluta al sangiovese e poi, come cappello ai vari sotto articoli c’è il titolo saparto sul vigneto “troppo stretto”, dal quale riporto un parere di Giuseppe Martelli, presidente di assoenologi e vicepresidente del comitato vini del MIPAF “..sui disciplinari (..) bisogna lasciar decidere al mercato tenendo d’occhio che ormai il concorrente non è più la DOC vicina, e spesso non è neanche una DOC italiana ne un produttore europeo. per questo anche nelle scelte sancite nei disciplinari bisogna andare oltre i purismi e i confini del campanile e pensare di più al mercato globale” ecco, questo a mio modestissimo parere è il modo di ragionare (?) di uno che prenderà una ciaffata clamorosa dalla “invisibile (ma pesante) mano del mercato” Volete il brunello al merlot? il Barolo al syrah? bene fateli, distruggete bene la tradizione,annientate e livellate bene le differenze, fateci dimenticare il perché questi vini erano grandi e poi andate a competere con i vini del nuovo mondo salvo scoprire che, a quel punto il consumatore non sarà più disposto a pagare un occhio della testa un vino che sarà assolutamente uguale a uno cileno, australiano etc che costeranno sempre un decimo dei nostri. ah, dimenticavo, via quelle botti di legno, usate i trucioli, tanto è la stessa cosa!
    con gente simile in queste posizioni di vertice riusciremo senz’altro ad affondare il settore, con buona pace delle nostre zilianesche incazzature e mi raccomando, l’ultimo ad uscire spenga la luce e chiuda la porta
    ciao

  25. “Giusta o sbagliata che sia”. Cara signora Lucia, e noi un giudizio morale lo diamo a tutto ciò! l’aria che tira a Montalcino è sbagliata. I motivi son stati già elencati. Tutto ciò mi riporta al testo censurato di una canzone di Fabrizio De Andrè: “Lo conosciamo bene il vostro finto progresso, il vostro comandamento ama il consumo come te stesso”.
    Strategia che paga nel breve, nel lungo cade.

  26. segnalo, sul blog Kela Blu di Massimo Bernardi un interessante post http://blog.gamberorosso.it/kelablu/node/761 a proposito della decisione di Argiano di declassare il proprio Brunello 2003 a Igt Toscana. Interviene anche l’avvocato difensore di Argiano e io dico la mia in merito (anche sul coinvolgimento di Argiano, che mi dispiace molto e continua a sorprendermi)
    p.s. incredibile ma vero si rompe il muro del silenzio da parte dei produttori di Montalcino. Sul blog Benvenuto Brunello (a proposito come mai il Consorzio ha accettato che un soggetto privato utilizzasse come nome del proprio blog, depositandone il dominio, l’esatto nome della manifestazione che ogni anno il Consorzio organizza per la presentazione delle nuove annate?) http://www.benvenutobrunello.com/blog alcuni produttori di Montalcino dicono la loro sulle vicende in corso.
    Da parte mia oggi ho ricevuto un messaggio da un produttore di Montalcino che testualmente recita: “forza, non é stato tempo perso” e “abbi fede vedrai che verranno prese delle decisioni a tempo debito. Lo sai che lo Statuto fa pagare per 5 anni se esci dal Consorzio. E’ una cavolata, ma noi vogliamo che esca chi ha sbagliato non chi ha sempre fatto il suo dovere. Quando avremo delle prove prenderemo le nostre decisioni”. Speriamo…

  27. @ Cristiano

    Chi tira in ballo speculazioni socio-culturali sui toscani come commercianti e bottegai (i piemontesi sarebbero invece asceti? Questo punto non solo non è chiaro, ma sfiora il ridicolo), si dimentica che molti (forse troppi) degli uomini più influenti nel mondo del Brunello di Montalcino non sono toscani affatto, e men che mai ilcinesi.

    Villa Banfi è di proprietà di facoltosi americani di origine lombarda, i Mariani. Il riferimento enologico di Villa Banfi (e forse del Brunello stesso) è stato per tantissimi anni un famoso enologo piemontese, Ezio Rivella. Il presidente attuale del Consorzio è Marone Cinzano, nato a Losanna da una importante famiglia piemontese. Gran parte delle grosse aziende a Montalcino sono ormai in mano a proprietari che vengono da fuori, spesso da fuori regione, fatta eccezione per i due big fiorentini, Frescobaldi e Antinori. Guardacaso, aziende di produttori storici ilcinesi come Biondi Santi sono tra le meno chiacchierate. Guardacaso.

  28. Posto dal Blog di James Suckling la lettera che ha inviato la signora Noemi Marone Cinzano:

    “Montalcino, April 21st 2008

    Dear Wine Lovers,

    I am deeply troubled and extremely sadden by the recent events that have had such a serious impact on our very lovely area and, inevitably, my heart goes out to all the people who for many years have worked very hard and with dedication to produce our wine, and to our faithful customers who have followed us with great passion.

    During the past weeks, Brunello di Montalcino has been undergoing fierce attacks that fuel controversy and negatively influence the work done by all the winemakers in the area and their legacy, which is now recognized at international level. The Consortium is doing a great deal of valuable work to defend all that we have achieved, helping to shed light upon what has happened and upholding the quality of our products with precision and expertise.

    Given the philosophy that has always inspired us at Argiano, we are unable to stand back and wait for the events to take their course. Our foremost wish is to enable our faithful customers to enjoy our excellent wine this year as well. For this reason we will make a great sacrifice, one that is truly enormous for a winemaking company � we will declassify our top wine, our flagship.

    In this unforgettable and unique year there will be a new label: IL DUEMILATRE DI ARGIANO. We have decided to change the name, contained in the classic label that has become our symbol, but leaving the wine unchanged in its essence, the same as ever, the same wine that on more than one occasion has permitted us to win praise and awards. We steadfastly keep to our values and our enthusiasm, which are firmly rooted in our history, dating back to 1580.

    The dream that has guided my life is this: to transform emotions into something unique, sensual and fascinating to share with as many people as possible. I fell in love with Argiano at first sight, I immediately sensed that this was the place where I could cultivate this great ambition of mine, creating wines known and appreciated all over the world. I have strenuously devoted my whole life to the wine world and to striving to achieve refined taste.

    Looking towards the future I feel confident that everything will very soon return to normal, also because I am fully aware of the good work that has been done, and that Argiano will be able to continue successfully along its journey towards excellence.

    I sincerely thank you for your time and for your continued support.

    Contessa Noemi Marone Cinzano”

    Mi dispiace per le aziende che hanno dovuto declassare il vino perchè non potevano permettersi di attendere le decisioni delle autorità ma io personalmente, che, è vero, sono un po’ strano, se sicuro della mia innocenza, avrei atteso con tranquillità ed orgoglio il sicuro responso di innocenza da parte dell’autorità preposta…

  29. Egregio Ziliani, il consorzio è stato investito del problema (in forma convenzionale, cioè tramite raccomandata con ricevuta di ritorno ecc) prima del lancio del blog al quale Lei fa riferimento e ha deciso di non assumersi la responsabilità della pubblicazione, che pure gli era stata offerta corredata da format e progetto editoriale. Lo stesso ha fatto in occasione dell’uscita del libro di Morganti “Il Brunello di Montalcino” nel 2003, nome che a maggior ragione avrebbe potuto essere oggetto di intervento. Lo stesso ha fatto in occasione del lancio del progetto “I Versanti del Brunello”, una semplificazione del concetto di zonazione che in forme più avanzate qui a Montalcino sembra non dover decollare mai. Ma se il liberismo enologico può avere effetti negativi sull’economia del comparto, non credo che il liberismo nella comunicazione possa avere effetti negativi, anzi, può risultare complementare ad una certa immagine generale del territorio e nello stesso tempo non essere condizionato dai poteri forti che come tutti sanno condizionano ampiamente gli enti come i Consorzi vinicoli. Tutto sta nel garantire una certa indipendenza di giudizio e applicare deontologia alla propria azione. Infine, non essendo registrato alcun marchio “benvenuto brunello”, non esistono presupposti per una eventuale rivendicazione; l’unica forma positiva di interazione è, come al solito, quella basata sul rispetto reciproco, sul dialogo e sulla collaborazione, ma su questi temi il Consorzio è sordo da tempo.

  30. rivelazione interessante quella che ci regala Magrini, il Consorzio del Brunello di Montalcino non ha ritenuto registrare il marchio Benvenuto Brunello per la sua annuale vetrina rivolta a stampa e addetti ai lavori internazionali, incredibile! E’ perfettamente in regola dunque che lei abbia denominato Benvenuto Brunello il suo blog, niente da dire. Quasi quasi mi viene voglia di organizzare una degustazione di Brunello, di quelli buoni e di chiamarla anch’io Benvenuto Brunello…

  31. @Alessio La mia è stata una provocazione, rivolta ai produttori ilcinesi che fino a qualche giorno fa, o tacevano o assumevano atteggiamenti, da bottegai, simili a quelli esternati dalla Sig.Lucia nei commenti successivo al mio. Non è certo quello che ho scritto io, ma forse per le cose espresse con estrema più efficacia da altri, in particolare da Franco Ziliani, ad aver convinto qualche produttore a parlare ed assumere una posizione più chiara a difesa di un disciplinare e della propria integrità, tant’è che da qualche giorno a questa parte, la situazione , pare, si stia lentamente destando da un silenzio inopportuno e visto che chi tace acconsente, cosa gravissima, considerando le pesanti accuse, la cosa puo solo confortare.
    Detto questo, credo che il Piemonte rispetto alla Toscana abbia,nella fattispecie di un ipotetico paragone Barolo/Brunello,
    un’identità territoriale più compiuta e matura,non dovendo scontare l’atteggiamento più mercantile/commerciale a cui sono state soggette le denominazioni d’origine toscane fin dai tempi più remoti da parte di chichessia.Allo stesso tempo chi agisce in Toscana, specialmente con in mano una DOCG, qualunque la sua origine, finisce, a rappresentarla nel mondo a pieno titolo.Che poi tutto il mondo è paese ed i soliti furbi siano un po’ ovunque, anche in Piemonte, è cosa arcinota.

  32. ……io da fiorentino…quasi quasi cominicio a preferire i ghibellini…se i guelfi moderni sono cosi’….
    Egregio Signor Guelfo…detesto fare il primo della classe…ma quando si parla di Chianti e’ quasi sottinteso…per chi ne capisce un pochino di vino…che si sta parlando di Chianti Classico…e….la superficie iscritta e’ 7100 ettari….non tutti ahime’….piantati in posti consoni….ma sono solo 7100 e non 17000 come dice lei….
    saluti.

  33. Caro neo-Ghibellino, Lei parlò di Chianti – e pure minuscolo – non di Chianti Classico (per sua informazione: “In tutto il chianti in un territorio forse 10 volte piu’ vasto……ce ne sono 7000…..!!!!!” Mi vuol forse rendere responsabile della sua imprecisione presuntuosa?
    saluti

  34. se parlavo di tutta la denominazione chianti il territorio diventa 30 volte piu’ grande……ma un pochino di geografia…..enologica…….(e anche di logica deduttiva…..) per chi ha la presunzione di scrivere su blog riguardanti il vino e’ quantomeno richiesta…..!!!!
    ma credo che nonostante il nome lei toscano non sia…quindi un pochino la capisco.
    Saluti.

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