Produttori di Montalcino, occhio ai “pacchi”! Modesti consigli per uscire dal ginepraio

La manovra, ben congegnata, è già partita.
Mi sembra di sentirli già i discorsi di qualche furbetto, magari amico o sodale dei “furbetti del vigneto e della cantina” che hanno taroccato – e non certo a partire dall’annata 2003 – il Brunello interpretandolo, con creativa libertà, secondo estro e comodo, con il pretesto di seguire l’orientamento del “mercato”, dei consumatori e le predilezioni di larga parte della stampa specializzata, tanto “bischera” da prendere per grande, mentre era solo vergognoso, un “Brunello” corretto a Cabernet o Merlot. O chissà con quali altre uve. “Avete visto – dicevano già nei corridoi dei Vinitaly, nei conversari con giornalisti amici e magari diranno domani e mercoledì nel corso dell’incontro, o “tavolo tecnico”, com’è stato definito, organizzato per iniziativa dell’assessore provinciale all’agricoltura e presidente dell’Enoteca Italiana di Siena Galletti e di una riunione a porte chiuse promossa dal Consorzio – cosa succede ad essere eccessivamente rigidi, a tenere fede ad un disciplinare vecchio stile che ci costringe a lavorare solo con il Sangiovese? Succede che poi per colpa di vivaisti non meticolosi, che ti danno le barbatelle sbagliate, di una distrazione, di un vigneto dove il Sangiovese conviveva, perché ci va d’accordo, con altre uve destinate al Sant’Antimo e di un eccesso di controlli, di tutta questa burocrazia che ci rompe i corbelli, finiamo per fare la figura dei sofisticatori!”.
Ma allora, continuano questi immaginari, ma non troppo, manipolatori del consenso, quelli che tanto si danno da fare per dare la colpa di tutto quello che è successo ad un fantomatico produttore “purista” del Brunello, di cui magari non si riesce a capire cosa gli passi per la testa, a qualche giornalista o blogger in cerca di notorietà e non alle cose che loro, e altri, hanno combinato, “vale davvero la pena continuare ad insistere con questa formula del Sangiovese in purezza che alla fine crea tanti casini, e non sarebbe invece il caso, come ci chiede il mercato, di cambiare qualcosa, di essere più elastici?
Frase detta pur essendo consapevoli, come ha ricordato di recente il presidente del Consorzio del Brunello Marone Cinzano, che il disciplinare che prevede l’uso di Sangiovese al 100% per fare il Brunello resta così, “che non si debba modificare è una decisione votata dalla stragrande maggioranza dei produttori”.
Cari amici del Brunello di Montalcino, cari produttori che in questi anni, anche di fronte ad episodi di taroccamento spudorato e senza vergogna che per non vederli bisognava essere non solo ciechi, ma sordi, muti e vagamente rimbambiti, per non dire altro, non avete ceduto, avete tenuto duro, avete rispettato il dettato di un modo di produrre il Brunello che la storia e poi voi vi siete dati, convinti che il Sangiovese a Montalcino dia risultati unici, splendidi e inimitabili, state bene attenti, perché il pacco, la solenne fregatura, seppure ben infiocchettata, presentata con sapiente furbizia, è in agguato.
Non contenti di aver visto sbugiardata una “filosofia” del far vino perché chiudere gli occhi non era più possibile, coloro che per anni si sono ritenuti intoccabili e si ritenevano più furbi degli altri, liberi di fare e disfare, per cercare di far apparire meno grave (che tale è) il loro ridurre il disciplinare e l’identità del Brunello ad un giochino personale, cosa stanno cercando di fare ora?
Niente di strano, una tipica pratica italiana, cambiare le leggi perché i reati compiuti vengano in qualche modo derubricati o appaiano più lievi. La “propostona”, già bell’e confezionata, è quella di adeguare, anzi aggiornare e rendere più moderno e adatto alle esigenze di oggi, il disciplinare e di prevedere un “Brunello stil novo” ancora più a misura di americani, pardon di yankees, che sono ben altra cosa dagli americani che amano e rispettano il vero Brunello e non ne desiderano una bolgherizzazione o californizzazione (già peraltro strisciante, basta vedere la quantità di legno nuovo da barrique che molti si ostinano ad utilizzare in affinamento).
In soffitta, come un polveroso portato del passato, la regola, teoricamente accettata da tutti, secondo la quale il Brunello si può produrre solo da uve Sangiovese in purezza coltivate (è bene precisarlo, la Maremma non è poi così lontana…) nel territorio di Montalcino, e semaforo verde ad una new wave del Brunello dove i produttori potranno produrre Brunello in maniera più libera, elastica e creativa, à la Rivella, utilizzando una quota (5, 10% e poi chi misurerà se sarà davvero 10 e non 30%?), di altre uve foreste, i soliti Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot (speriamo che nell’ansia riformatrice non prevedano anche Montepulciano, Nero d’Avola, Negroamaro o Primitivo….). Naturalmente, ecco il discorso da sirene ammalianti dei furbetti del vigneto, “chi vorrà continuare a produrre Brunello di Montalcino con sole uve Sangiovese in purezza potrà farlo”, saranno poi il consumatore ed il mercato a decidere se premiare lo stile tradizionale (quello che ha contribuito a costruire la leggenda del Brunello) o quello moderno.
Messo in questa maniera, infiocchettato con furbizia, questo discorso, che sembra ragionevole, ma non lo é affatto, rischia di mettere in crisi le certezze di tanti. Perché impedire a chi vuole produrre il Brunello al Merlot di farlo quando si può invece continuare a farlo con il solo Sangiovese?
Per il semplice motivo, bisognerebbe rispondere a quei teorici dell’innovazione furba, che a Montalcino se non credi più di tanto nel Sangiovese (ma allora perché non trasferirsi armi e bagagli a Bolgheri o in Sicilia?), e se non ti va di produrre Brunello e Rosso di Montalcino come storia, identità, buon senso, tradizione e dignità prevedono, puoi sempre ripiegare – accidenti, senza poter riportare in etichetta quel nome, Brunello, che tira così tanto… – sul produrre Sant’Antimo, dove ci si può sbizzarrire con tutti i vitigni foresti possibili. Anche se poi, per quanto tu li possa battezzare con nomi altisonanti latini, è alquanto difficile vendere i Sant’Antimo Doc allo stesso prezzo del Brunello Docg…
Cari produttori di Montalcino che parteciperete alla riunione di domani indetta dall’assessore provinciale e a quella, ben più importante, a porte chiuse, di mercoledì voluta dal presidente del Consorzio di tutela del Brunello Francesco Marone Cinzano – “dobbiamo guardare al futuro e costruirlo con convinzione. Da questa vicenda usciremo rafforzati” – non fatevi infinocchiare da questi discorsi falso liberisti o da chi agita lo spettro della cassa integrazione e dei licenziamenti quasi a dire se toccano noi dopo vedrete cosa succede e Montalcino andrà in miseria. Un po’ come se dicessero, con un sottinteso non tanto sottinteso, è meglio che ci lasciate in pace…
Se vorrete tirare fuori il Brunello da questo “ginepraio” in cui si trova ora e dove non è finito per puro caso, o per le smanie di protagonismo di qualche giornalista o per la voglia di giovare alla causa di Montalcino di qualche fantomatico produttore, non dovete fare altro, in attesa che la giustizia faccia il suo corso e condanni chi effettivamente ha compiuto dei reati, che fare pulizia e trasparenza al vostro interno e inaugurare una stagione del rigore, verso voi stessi, verso il Brunello, a tutela del consumatore che paga fior di soldini per i vostri vini, una politica che non potrà altro che giovare.
Basta chiudere gli occhi, come avete purtroppo fatto per anni, limitandovi a mormorare, davanti ai vini sospetti, basta tollerare furbate di ogni tipo, e tutte le cariche, ad ogni livello, del Consorzio, che è l’organismo che vi rappresenta, pretendete, mettetelo a verbale, dichiaratelo alla stampa, fatevi sentire!, che finiscano solo a persone di specchiata e riconosciuta moralità, super partes, al di sopra di ogni sospetto, scelte da voi e non imposte da chissà quale potere.
Se non lo capiranno da soli che è cosa buona e giusta, di grande dignità, dare le dimissioni in attesa che le indagini facciano il loro corso, pretendete che i membri del Consiglio di amministrazione del Consorzio finiti, con le aziende nelle quali hanno incarichi di responsabilità, nell’occhio del ciclone delle indagini, diano le dimissioni. In caso contrario minacciate voi di uscirvene dal Consorzio e fate sapere pubblicamente di questa vostra risoluzione.
Naturalmente, inutile dirlo, il disciplinare che sancisce la produzione del Brunello e del Rosso di Montalcino con il solo Sangiovese di Montalcino non va toccato, a meno che si raccolga una folle, incongrua maggioranza di persone che pubblicamente, mettendoci la loro faccia, propongano di modificarlo, però spiegando chiaramente in base a quali motivazioni di ordine ampelografico, enologico, viticolo, agronomico, propongano una tale modifica. Come ha poi proposto, con grande lucidità e chiarezza, un lettore di questo blog, ”per sbloccare la situazione e dare certezze ai consumatori, la Guardia di Finanza, la Repressione Frodi ed i Nas facciano campionature casuali su tutti i prodotti presenti in tutte le aziende sotto la dizione “Brunello di Montalcino annata…….” o “Vino atto a divenire Brunello di Montalcino……” e li porteranno ad analizzare” nei laboratori che offrano le maggiori garanzie”.
Inoltre, come ho già scritto, il Consorzio dovrà dare incarico ai professori Attilio Scienza e Mario Fregoni di svolgere un lavoro di studio e ricerca sistematico alla luce delle dichiarazioni rilasciate in questi giorni (leggi e leggi ancora) sulla possibilità di capire mediante analisi chimiche dettagliate se dentro una bottiglia di vino c’è qualcosa di anomalo.
I campioni risultati non in regola verranno declassati a IGT e le aziende non potranno produrre e commercializzare Brunello per X anni, a seconda del numero delle infrazioni rilevate. Infine i legali rappresentanti delle aziende condannate verranno inibiti a rivestire cariche nei consorzi di tutela o nelle associazioni di produttori. “Tutti i costi di queste operazioni verranno sostenuti con le multe elevate”. Regole chiare, un’operazione chiarezza, non certo, come ha scritto mr. Suckling, una “caccia alle streghe“.
Se i produttori di Montalcino faranno così e mostreranno una chiara volontà di ricominciare da capo, partendo da una base di qualità diffusa che tocca larga parte del comparto produttivo, senza compiacenze, clemenze, giustificazioni, senza debolezze, facendo pulizia al loro interno e decidendo di operare nel nome del Brunello e del Sangiovese, e se sapranno comunicarlo con trasparenza al mondo, sono certo che non dovranno temere quanto è successo e riconquisteranno, con gli interessi, quella credibilità che solo l’opera di qualche furbetto – perché i vini taroccati non se li sono inventati i magistrati, la Guardia di Finanza, o chissà chi, ma sono anni che finiscono in bottiglia, vengono presentati in anteprima a Benvenuto Brunello, commercializzati in tutto il mondo – ha intaccato.
In caso contrario, se accetteranno, per quieto vivere, per pavidità e calcolo, perché condizionati da poteri forti, di cambiare il disciplinare di produzione, e non sapranno fare scudo attorno al Brunello e ai valori che lo rendono unico, non si meraviglino se il mondo, i consumatori, finiranno con il voltare loro le spalle.
Per salvaguardare la credibilità, il mito, la leggenda del vino creato da Ferruccio Biondi Santi, servono solo chiarezza, rigore, serietà e la dimostrazione, con i fatti e non solo a parole, di voler davvero voltare pagina. Per amore del Brunello. Per amore di Montalcino.

0 pensieri su “Produttori di Montalcino, occhio ai “pacchi”! Modesti consigli per uscire dal ginepraio

  1. Il viticoltore piccolo piccolo (non di statura ma di levatura
    morale)guardò in su e vide l’uva alta alta. Di saltare neanche a parlarne, non ci si poteva arrivare e di usare la scala (che portava il nome di “disciplinare”)men che meno, era una scala maledettamete pesante: perché fare tutta quella inutile fatica? Così il viticoltore piccolo piccolo andò dalle uve più basse, e, tutto contento, vide che ci arrivava con facilità. Si complimentò, fra sé e sé, della propria furbizia e si stupì del fatto che solo lui e pochissimi altri avessero adottato quella geniale soluzione.
    “Nondum matura est, nolo acerbam sumere”

  2. La sua proposta non fa una grinza, caro Ziliani!
    Ma come mai chi è nell’occhio del ciclone GdF e Nas, non ha ancora fatto un doveroso passo indietro, autosospendendosi, almeno temporaneamente? Un tale gesto conferirebbe davvero immediata credibilità a chi lo compie; senza dimenticare che sarebbe davvero signorile.
    Come fa una persona inquisita (non colpevole di alcunché, però sospettata)a TUTELARE gli altri produttori?
    In alternativa incominceremo a tradurre:
    la parola ‘manager’ in italiano = maneggioni.
    Inoltre, credo che sarebbe interessante conoscere, a questi propositi, l’opinione e la posizione del presidente in carica nei mandati precedenti (tre?).
    Credo che il suo parere, la sua testimonianza sarebbero molto interessanti, a tutti i livelli.
    Salute.

  3. Verissimo Giorgia, perché “Sarrino” ovvero Baldassarre Fanti, l’ex presidente del Consorzio del Brunello tace? Non lo si é visto a Benvenuto Brunello, non identificato nemmeno al Vinitaly. E dire che di cose interessanti ne avrebbe da dire su quanto sta succedendo a Montalcino, sia come past president, in anni cruciali per la storia recente del Brunello, sia come produttore di vini molto apprezzati dalle guide e dalla stampa specializzata estera. Suvvia Sarrino, perché non parli?

  4. E che dovrebbe dire? Mi sembra talmente chiaro che l’hanno fatta e continuano a farla grossa, non c’è alcuna intenzione di comportarsi correttamente. Questa mentalità diffusa di sistemare le faccende in modo da non essere più colpevoli ha molto in comune con le ben note “leggi ad persona” di triste memoria.

  5. Buongiorno.
    Caro Franco,
    intanto ringrazio.
    Poi ho una nuova proposta rivolta a tutti i lettori di questo blog e tutte le persone che, in fondo, amano fare BENE il proprio lavoro.
    Noi del settore qualche giornalista serio sulle 3 o 4 testate toscane e nazionali (La Nazione, Il Corriere della Toscana e di Siena, Il Giornale, La Repubblica e, se ci arrivassimo, Il Corriere della Sera e Il Sole) lo conosciamo, suppongo.
    Quello che chiedo è di prendere il telefono, mandare una email o on fax e di fare PRESSIONE, perorare la nostra e loro (dei montalcinesi seri) causa affinchè domani mattina il produttore corretto (o meno corretto che sia) svegliandosi trovi subito accanto al caffè, su TUTTA LA STAMPA, una tirata d’orecchie e soprattutto una forma civile e seria di supporto a darsi da fare e continuare (o ricominciare per qualcuno) a fare BENE il proprio lavoro.
    Buona giornata.

  6. Mah, di tutto questo bailamme non ho capito una cosa, né riesco a spiegarla a chi me ne chiede conto.
    Si dice ” non sarebbe invece il caso, come ci chiede il mercato, di cambiare qualcosa, di essere più elastici?”.

    E´una frase panacea che viene tirata fuori dal cilindro per rispondere a tutto. Non sempre a proposito.

    A quanto ricordi io il Brunello che ha entusiasmato il mercato dagli anni ottanta in poi (specie quello statunitense) e creato la fama cult del Brunello di Montalcino era quello che usciva dalle cantine che lavoravano e bene con il solo sangiovese.

    Squadra che vince non si cambia.
    Provate ad andare a dire ad un vigneron di Nuits-Saint George che il suo Borgogna risponderebbe alle esigenze del mercato se ci aggiungesse dieci per cento di altre uve al suo caro pinot noir: quello, come minimo, prende il forcone e vi corre appresso.

    Altra cosa difficile a spiegare : le Case indiziate, Antinori, Frescobaldi, Argiano, Castello Banfi, Casanova Neri e quante altre non so, sono al momento solo indiziate. E quindi attendiamo prima di mettere la mano sul fuoco su colpevolezza o innocenza. Peró si tratta comunque di produttori che per fama, volume, contatti e mezzi economici, hanno tutti i mezzi a disposizione per mettere in moto un
    cambiamento della disciplinare se veramente é ” questo che vuole il mercato”.

    Allora le strade sono due: o si mette in moto un lavoro prelegislativo e di lobby alla luce del sole o si esce dal Consorzio. (Montevertine lo fece a suo tempo, dal Gallo Nero, tranquillo e papale e con lui qualche altro produttore).

    Rimanere e trarre vantaggio economico della fama del nome Brunello di Montalcino fregandosene del
    disciplinare e dei consoci che lo rispettano, mi sembra un crimine piu´grave di quello commesso dai
    banditi che hanno sofisticato il vino.

    Perché ?

    Perché quest’ultimo sarebbe un “normale” atto di criminalitá economica, purtroppo giá visto nel nostro paese e comune anche ad altri paesi. Insomma : ci sono criminali anche in Italia. Un atto commesso da gente che non ha tradizione virtuosa, né meriti né ha mai goduto il rispetto del consumatore. Gente che
    peraltro vende il suo prodotto contraffato sfruttando solo se stessi e le proprie male idee.

    Nel caso del Brunello invece c’e´uno sfruttamento cinico e scientifico non solo del nome Brunello, ma anche della fiducia del consumatore globale, c’é lo sfruttamento di tutti gli altri produttori che si attengono al disciplinare. E´un crimine ideologico commesso da produttori che hanno tutta l’intelligenza
    per sapere cosa fare e cosa non fare. Per non parlare del ritorno ecenomico.

    Ora si da addosso all’Espresso, al produttore purista che avrebbe soffiato, al giornalista che lo avrebbe
    incitato a farlo, ai media poco attenti e a tutti quelli che per dirla elegantemente “ci inzuppano il biscottino”. Ma se la giustizia dovesse finire per individuare i colpevoli, credo che debbano essere questi e solo questi a dover essere citati per danni materiali e morali non solo dagli altri produttori ilcinesi ma anche da quanti avranno subito danni da questa bella pensata di cui “il mercato”, a mio modesto parere
    avrebbe fatto volentieri a meno.

  7. Concordo con ag: oltre a parlarne tra di noi in questi spazi (dove, salvo rare eccezioni, si rischia di “predicare ai convertiti”), dovremmo fare pressione sui media, per attirare l’attenzione sulla delicata fase in corso e ribadire il sostegno ai tanti produttori che continuano a seguire il disciplinare.
    Un altro strumento potrebbe essere un appello (sottoscrivibile online per rapidità), da inviare al Consorzio e, accompagnato da un comunicato stampa, alle principali testate giornalistiche. I commenti usciti sulla stampa in questi giorni sono tutti di carattere istituzionale, sarebbe bello far sentire anche la voce degli appassionati.

  8. Caro Franco,
    Sono i consumatori i veri truffati e di conseguenza risalendo a monte,anche gli enotecari e insomma tutta la filiera della commercializzazione.Se avessero valore legale sarebbe interessante poter svolgere delle analisi chimiche ,come proposte dai Prof.Scienza e Prof.Fregoni su un numero di campioni reperiti normalmente in commercio ed eventualmente fare una class action contro il Consorzio del Brunello e la Camera di Commercio.

    Si potranno anche cambiare i disciplinari ma la cosa non avrebbe valore retroattivo e allora cosa si potrebbe inventare ? Un bel condono, in perfetto stile italiano non sarebbe male.Che dici ?
    Cristiano

  9. giro alla vostra attenzione una riflessione che mi é arrivata da un amico e che chiama in causa il ruolo dei produttori di Montalcino, la stragrande maggioranza dei quali continuo a considerare onesti e al di sopra di ogni sospetto, ma che purtroppo in questi anni hanno taciuto e di fatto accettato (non dico avallato) quanto stava succedendo, ovvero il malvezzo di aggiustare il Brunello in vigna e in cantina.
    L’amico mi scrive: “Si mormora a Montalcino che sia stato un produttore molto noto a scoperchiare il calderone. Se prima in pochi lo potevano vedere, adesso il 99 % non lo vuole vedere. Vede, il punto è sottile, perché ancora non mi pare di aver sentito tante voci di tutti questi piccoli e onesti produttori sollevarsi e dire ” Era ora!”. Forse sono stato io a non aver orecchie così lunghe. Comunque, parlando col mio interlocutore, un produttore di Montalcino di recente storia, mi è sembrato che anche questi piccoli produttori critichino il produttore che avrebbe contribuito a scoperchiare il calderone. Perché non erano questi i tempi, perché queste cose andavano fatto tra loro, all’interno del Consorzio. Così, mi par di capire che il produttore da eroe nazionale, ad assassino vinicolo provinciale fu trattato. Perché non chiediamo ai ” piccoli e onesti” produttori di parlare ad alta voce?”.
    Ha ragione l’amico che mi ha scritto: signori produttori di Montalcino perché tacete, perché non fate sentire la vostra voce, perché non esercitate, con fermezza e dignità, il vostro diritto di dire no una volta per tutte ai furbetti della vigna e della cantina? Oppure, mi sorge un dubbio malefico, avreste preferito che non scoppiasse nessuno scandalo, che tutto andasse avanti come prima (con i vini taroccati tollerati), perché tanto il Brunello “tirava” e si vendeva bene, sia quello vero sia quello furbescamente arrangiato?

  10. Finche’ nelle votazioni consortili vale la potenza in ettari e’ perfettamente comprensibile che chi ne ha pochi non voglia fare l’eroe. Ci vuole una regola diversa: 1 produttore vale 1 voto. E, seconda regola, a fare i controlli dev’essere un Ente indipendente e non il Consorzio stesso.

  11. Caro Franco,
    può darsi che domani a Montalcino succeda qualcosa di importante. Ma può anche darsi che invece succeda nulla, o perchè il fronte dei puristi è a sua volta troppo frazionato, o perchè subentreranno considerazioni di ordine socioeconomico/politico che suggeriranno di stare prudentemente alla finestra.
    Ma potrebbe anche darsi che il gruppo dei puristi avesse solo bisogno di una spinta, di un appoggio per prendere il coraggio a quattro mani e far sì che domani accada davvero qualcosa.
    In un commento precedente ho letto di un appello che potrebbe far sentire la voce degli appassionati, dei ristoratori, degli enotecari, dei giornalisti e via di seguito di quelli che fanno parte della filiera.
    Io ci sto! Come enotecario a Siena ma soprattutto come presidente della Vinarius, l’unica associazione di enoteche in Italia. Io ti chiedo, e chiedo agli altri lettori di questo blog, anzi ti invito formalmente a redigere questo appello. Che sia sobrio ed incisivo, che sia importante e dirompente, che richiami i valori nei quali tutti crediamo e per i quali vogliamo continuare a credere. E che, soprattutto, individui fra i produttori ai quali l’appello va rivolto, un famoso ed integerrimo produttore al di sopra di qualsiasi dubbio. Deve essere storico e la sua famiglia deve avere avuto un ruolo determinante nella creazione del mito. Egli dovrà farsi carico di guidare il gruppo.
    Ho parlato con quasi tutti i consiglieri e con molti associati Vinarius. Sono tutti sulla stessa lunghezza d’onda e desiderano che l’associazione sia presente nel sottoscrivere questo appello.
    Ti ringrazio per l’ospitalità.
    Francesco Bonfio
    pres Vinarius

  12. Come ho già scritto ai miei colleghi di vinarius e come ho letto in alcuni commenti corriamo il rischio di banalizzare i nostri vini, di perdere la caratteristica della italianità (o tipicità) dei nostri vini, per assurdo potremmo trovare sugli scaffali il Rosso DOC Italia, il Bianco DOC Italia e se avanziamo uve e tempo anche il Rosato DOC Italia, basta che le uve siano “pigiate” (non vendemmiate!!) sul sacro suolo patrio… ma ci rendiamo conto della cavolata che stiamo facendo? in australia sono KO perchè non hanno denominazioni che elevino il livello dei loro vini, il loro sistema-vino è in crisi per sovraproduzione e costi ormai fuori mercato (e produttori che spiantano i vigneti per rimettere i fruttwti di kiwi) e noi che facciamo li seguiamo in questa folle corsa!?!?
    Non sempre quello che va bene e funziona in una parte del mondo va bene per tutto il mondo!! altrimenti piantiamo i vigneti anche in svezia o al polo,,, tanto poi con gli aiuti della tecnologia e dei “disciplinari” amici potremmo utilizzare le uve che vogliamo e poi etichettarlo come vino DOC Italia!!!!
    Suvvia…

    Quoto in toto il post del mio Presidente Vinarius.

    Saluti
    andrea

  13. Mi fa piacere che l’idea dell’appello prenda piede 🙂
    Spero che Ziliani raccoglierà l’invito a redigerlo (almeno una prima bozza), e mi rendo disponibile per qualsiasi forma di collaborazione.
    Unica cosa, non sono sicuro di avere ben compreso la proposta di Francesco Bonfio riguardo ad un produttore (il cui cognome sembra già trasparire tra le righe del suo messaggio) da designare come guida del gruppo: a quale gruppo si riferisce?

    Sarebbe bello se, oltre che tra i singoli appassionati, l’appello circolasse anche tra gruppi e associazioni differenti, e fosse sottoscrivibile da tutti, senza diventare espressione di un gruppo ristretto.

  14. @Enrico.
    Penso al gruppo che anni fa si riuniva nottetempo per portare avanti la difesa del Sangiovese Grosso contro quello che all’epoca sembrava, (era?), (è?), la tendenza inarrestabile: quella di cambiare il disciplinare introducendo una percentuale di uve autorizzate o raccomandate… , che poi è lo stesso gruppo che alle elezioni del 2004 creò scombussolamento negli equilibri già decisi in altre stanze riuscendo ad eleggere come consigliere qualcuno di esterno alle organizzazioni sindacali.
    Sono assolutamente d’accordo nell’allargare il più possibile la base dei firmatari.
    Con viva cordialità,
    Francesco Bonfio

  15. E’ sempre spendibile quel nome prestigioso, nonostante ma anche grazie all’età, all’esperienza e al rispetto di tutti. Ho già avviato qualche contatto e sto cercando di convincere l’Uomo ad essere, ancora una volta, la bandiera della riscossa del Brunello. Quello vero, a prova di taroccamento…

  16. continuo ancora a chiedermi: ma come si può fare a meno di un parere, una parola, anzi una dichiarazione dell’uomo che ha presieduto il consozio del brunello per ben nove anni, fino a undici mesi fa?
    tutti i fatti di cui si discute, i presupposti degli squilibri tra le diverse anime del consorzio, vengono da quegli anni.
    dove si è cacciato Fanti, cosa sta facendo, che cosa pensa e che parere dà su questo momento increscioso?
    io, se dovessi ricostruire la storia dei vigneti in questi ultimi dieci anni, io comincerei proprio da Baldassarre Fanti e vorrei sapere che opinioni ha, cosa ha da dire in merito…insisto, è troppo importante la sua opinione.
    salute.

  17. GIorgia, a proposito del signor Fanti e dei suoi Ray Ban ti vorrei ricordare il famoso proverbio cinese del marito e della moglie………….

  18. Ieri c’è stata una riunione convocata dalla Provincia di Siena sulla vicenda del Brunello di Montalcino Questo il comunicato stampa emerso al termine dell’incontro. “Il tavolo istituzionale convocato dalla Provincia di Siena e che ha riunito Regione Toscana, Comune di Montalcino , Camera di Commercio di Siena, associazioni di categoria agricole (Cia, Coldiretti, Confagricoltura), sindacati (Cgil, Cisl e Uil) esprime grande preoccupazione rispetto alle possibili conseguenze economiche e sociali che possono investire le imprese, i lavoratori e l’intera comunità di Montalcino a seguito di una campagna mediatica che in alcuni casi, stravolgendo i fatti, ha generato informazioni falsate e dannose per l’intero tessuto economico.
    Il tavolo, rispetto alle indagini in corso, esprime piena fiducia nell’operato della magistratura e auspica che l’indagine si possa concludere nei tempi più rapidi possibili contribuendo a fare massima chiarezza e ad individuare ogni eventuale responsabilità.
    Questo nella consapevolezza della correttezza, dell’impegno, della serietà che comunque caratterizzano, in modo largamente prevalente, il tessuto economico di Montalcino che rappresenta una risorsa decisiva e che auspichiamo da questa vicenda sappia uscire con compattezza e nuove iniziative di rilancio rispetto alle quali le istituzioni si adopereranno con ogni possibile sostegno.
    La Provincia di Siena e il Comune di Montalcino valuteranno, insieme ai propri legali, la possibilità di intraprendere azioni di querela rispetto alle informazioni false che sono apparse in questa fase”.

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