True Brunello: Wine & Spirits indaga sull’anima del Sangiovese a Montalcino

Alle incredibili facce di bronzo che dicono già, che diranno ancora, che ripeteranno, tanto qualcuno sarà felice di abboccare, che la questione dei Brunello di Montalcino non conformi, poi denominata Brunellopoli, è solo un’invenzione di un produttore incosciente (di cui mi onoro di essere amico, ma che escludo, come fa pure l’amico Roberto Giuliani – vedi – abbia fatto “la spia” come qualche calunniatore dice abbia invece fatto) e di qualche giornalista-blogger irresponsabile, che andrebbe seriamente punito e ricondotto al silenzio, così impara a non rompere le scatole ai manovratori, suggerisco di uscire dall’orticello di casa, dove fioriscono i gonzi che possono tranquillamente abbindolare, e di leggere quello che sulla vicenda stanno scrivendo fior di giornali in giro per il mondo.
Questi nemici della verità potrebbero ad esempio cominciare dall’articolo Fraudulent Brunellos? Shocking! che il critico del New York Times, Eric Asimov, ha pubblicato (leggi) sul proprio blog The Pour, per poi continuare con il post che uno dei più importanti wine blogger degli States, Alder Yarrow, ha pubblicato (leggi qui) sul celebre blog Vinography, poi approdare al post che un cultore di vini italiani, il senior editor and italian wine critic della celebre rivista Wine & Spirits (sito), Wolfgang M. Weber, ha dedicato alla vicenda sul suo ottimo blog Spume (leggi).
In questo post Weber ci fornisce il link ad un estratto di un ampio articolo, intitolato True Brunello The future of Tuscany signature Sangiovese, che il wine writer David Lynch ha pubblicato sulla bella rivista diretta da quel Joshua Greene che ho avuto il piacere di accompagnare al Vinitaly, per il tramite del comune amico Jeremy Parzen (mio compagno d’avventura nel wine blog VinoWirevedi) a degustare i Barolo e Barbaresco veri di due produttori di assoluta qualità come Cavallotto e Rizzi.
Nell’anticipazione, che tutti potete leggere (qui) si leggono affermazioni molto chiare, che lascio volutamente in inglese, come quella di Maurizio Castelli, grande enologo ed interprete del Sangiovese, di cui testualmente si dice “Maurizio Castelli is among those who believe that there is rampant “correcting” going on in Montalcino” e che poi afferma “It may be syrah or cabernet grown here, or sangiovese or something else from outside the area, but it is happening,” he said. “It is easy to taste Montalcino wines where it is very clear they are not all sangiovese“.
Oppure di un produttore serio come Roberto Guerrini, proprietario dell’azienda Fuligni, secondo il quale “Sangiovese is not sweet and it’s not black.
The difficulty with this grape is that it’s either great or it’s nothing. In other parts of Tuscany, producers have always blended other varieties to add color or body. But blending is difficult. It may be five percent of merlot added to a base of sangiovese, but the effect is like 40 percent“.
L’articolo riporta poi il punto di vista del presidente del Consorzio del Brunello, il conte Francesco Marone Cinzano, “I think we’re just at the point now where we know enough about sangiovese to take the next step forward in the evolution of the appellation” Marone Cinzano said. Having to walk the political tightrope as the Consorzio president, he was cryptic in addressing the issue of adulterated wines, choosing the neither–confirm–nor–deny route. “There is a healthy group, on which I am relying, who wants the real sangiovese,” he said, and left it at that.

Incoscienti, provocatori, nemici di Montalcino, personaggi in cerca di popolarità anche loro, come vengono additati come capri espiatori il produttore, serio, di Montalcino che dicono avrebbe dato il fuoco alla miccia, nonché il sottoscritto, che invece si é limitato a ricordare per l’ennesima volta quello che chiunque da anni poteva scoprire nel bicchiere, oppure persone che, soprattutto parlando con un giornalista straniero e avendo a cuore le sorti del vero Brunello, hanno ricordato delle evidenze che solo i miopi, i pompieri, i giustificazionisti, coloro che preferiscono dedicarsi al gioco delle tre scimmiette, facevano e fanno finta di non vedere?
In attesa di relazionarvi ulteriormente sull’ottimo articolo di David Lynch, nonché su quello che altri wine writer esteri con cui sono in contatto, tutti indignati dal “taroccamento del Brunello” e tutti contrari ad ogni incongrua ipotesi di modifica del Sangiovese con apertura ai vitigni esteri, stanno scrivendo, voglio ribadire una convinzione.
Oportet ut scandala eveniant, dicevano i latini, ovvero è opportuno e salutare che gli scandali scoppino. Facciamo in modo che questo scandalo finalmente scoppiato, perché non si poteva più andare avanti facendo finta che tutto fosse in regola, quando palesemente non lo era, sia una grande occasione di chiarezza, una purificazione, un punto fermo da cui ripartire per rendere il Brunello di Montalcino ancora più grande.
Perché autentico, unico, inimitabile, patrimonio fortissimo di un territorio che nel Sangiovese grosso che si trasforma in Brunello si riconosce e non certo nei Cabernet, nei Merlot o nei Syrah. Si chiamino Sant’Antimo Doc o Super Tuscan Igt Toscana.

0 pensieri su “True Brunello: Wine & Spirits indaga sull’anima del Sangiovese a Montalcino

  1. Caro Franco,
    immagino ti abbiano riferito, o tu abbia letto
    http://corrierefiorentino.corriere.it/cronache/articoli/2008/04_Aprile/09/brunello_montalcino_inchiesta.shtml
    quanto accaduto alla riunione di oggi a Montalcino.
    Come previsto, la linea ufficiale emersa dall’assise è “siamo vittime di un attacco mediatico”. Insomma, è tutta colpa dei giornalisti che, per fare scandalo, hanno sollevato un inutile polverone.
    Ciò, a prescindere da qualsiasi altra considerazione e ferma la prudenza da me più volte predicata anche su questo sito in merito all’inchiesta in corso e alle sue possibili conclusioni, mi fa davvero ribollire il sangue.
    Dunque, secondo certi interessati soloni del Brunello, non è il fatto che ci siano vigneti irregolari, non è il fatto che gli stessi siano stati riscontrati dagli ispettori, non è il fatto che la magistratura abbia aperto un’indagine, non è – al limite – il fatto che alcuni dettagli di queste indagini (i nomi di tutti o alcuni degli indagati, la notizia di sequestri e perquisizioni, l’invio di avvisi di garanzia…) siano venuti a conoscenza dell’opinione pubblica e quindi anche della stampa (la quale lo racconta, ovvio, altrimenti che ci sta a fare?), non è il fatto che potenzialmente potrebbe esserci in circolazione Brunello “allungato” col merlot ad essere scandaloso. No. Lo scandaloso, a parer loro, è che qualcuno, facendo peraltro il suo mestiere, lo abbia rivelato, fatto sapere in giro, scritto sui giornali. O che qualcuno, magari un “purista” rompiscatole e traditore (beato chi ci crede) abbia sollevato il coperchio e mostrato al mondo le magagne che era bene tenere nascoste, facendo la “spia”. Ma ti rendi conto? E’ grottesco!
    Sia chiaro: io per primo non amo il giornalismo strillato, le forzature, l’allarmismo che certa stampa cavalca abitualmente (ma che fa anche parte del gioco, come adesso qualcuno che ci hamarciato per anni fa finta di non sapere) e mi dissocio esplicitamente da certi accostamenti un po’ strumentali letti di recente (vedi Espresso), nonchè da certe artificiose sovrapposizioni fatte tra casi e questioni diverse.
    Ma da qui a dire che il caso Montalcino è il banale frutto di un accanimento mediatico (premessa dell’immancabile “complotto” di cui prima o poi quancuno invocherà lo spettro), ce ne corre. Mica è colpa dei giornalisti, vivaddio, se nelle vigne di sangiovese è stato trovato il merlot, se in certe cantine è arrivata la finanza e la cosa si è risaputa, se hanno sequestrato computer, carte, registri. Ci manca altro che adesso si invochi al privacy a mordacchia dell’informazione.
    Tutto ciò, aldilà di ogni opinione e corrente di pensiero, è davvero surreale. Una cosa su cui credo tutti i giornalisti e tutti coloro che amano la verità, il vino e la trasparenza dovrebbero stare dalla medesima parte. E, credimi, faccio fatica a convincermi che non sia così. Invece si ingrossano le file degli accusatori, dei distinguisti, degli indignati, dei complottisti.
    Mamma mia, che mondo.
    Buonanotte (buona si fa per dire),

    Stefano

  2. Perfettamente d’accordo con lei Ziliani e rilancio : o il Brunello e Montalcino sono espressione di un terroir e del suo varietale – il sangiovese grosso, oppure non lo sono. Punto e basta! E’ ora di finirla con i consorzi super partes (ha sentito l’opinione di un mio amico produttore riguardo ad un consorzio del Friuli al Vinitaly).
    Il consorzio di Montalcino deve rappresentare gli artigiani veri del vino non pensare alla scappatoia per gli industriali del vino e gli acchiappa punti.
    Purtroppo ci sono troppi brunelli che hanno il petit verdot (bel tannino morbido elegante) e punte di cabernet e merlot. Senno’ che ci stanno a fare in vigna… uso personale? Vino aziendale per i dipendenti? E adesso si vuole legalizzarlo? Allora ha perfettamente ragione Petroni che chiama il sangiovese grosso suo il Brunello di Sonoma che, nel paradosso, e’ piu’ puro di molti montalcinesi; il suo almeno e’ fatto con il Sangiovese grosso e sa da brunello veramente…
    Io sarei draconiano; lascerei piantare a Montalcino solo sangiovese (“grosso?” – ma non entro nella diatriba adesso) e al massimo trebbiano (che prima del 1850 era il nobile vino bianco del mediterraneo e li c’era)ed eliminerei Sant’Antimo (Doc de che? dei monaci?) … I “supertuscans” si dovrebbero poter fare solo a Bolgheri (e sono cosi’ magnanimo che ve li lascio tutti) e nelle “terre di nessuno” per non svalorizzare la tradizione ed il territorio.

  3. Bingo, Tesi. Ci stiamo accorgendo a cosa veramente sta servendo l’uscita dell’Espresso. (e a cosa servirono riprese televisive indecorose ai tempi di tangentopoli, tanto per fare un parallelo).
    Una parola: provocatori.

  4. X il sig. Tesi

    Lei è un autorevole giornalista della carta stampata, ed allora la domanda sorge spontanea :
    ma secondo lei è corretto che un giornalista divulghi notizie, riguardanti indagini coperte dal segreto istruttorio, prima ancora che la magistratura le abbia concluse ?
    A mio parere ritengo di no, e credo che la maggioranza delle persone ” sensate ” la pensi in questo modo. Non voglio andare oltre, il perchè di certi comportamenti, la voglia di ” apparire ” e di diventare forse un giorno ” famosi “, nel bene o nel male, importante è che se ne parli. Lei come la pensa in proposito ? Anche per lei è stato ” corretto, opportuno, utile ( a chi ? ) ” divulgare con tanta fretta la notizia delle indagini in corso ? Visto ora tutto quello che ne è seguito ( Espresso, repubblica ecc. )
    Cordialità
    Nicola B.

  5. Gambelli,Castelli,Pagli…..veri interpreti del sangiovese…….in Toscana….rimasti in pochi….ma resistono resistono resistono!!!!!!

  6. Le vigne stanno sotto il cielo, il vasto e mutevole cielo montalcinese, GdF e Nas, pure.Tutti stanno a guardare e parlare.
    I giornalisti hanno raccolto le voci di chi ha visto e sentito (e parlato); un fiume, una valanga, un rombo assordante.
    Hanno solo fatto il loro mestiere: non è la procura che ha parlato, né il famoso produttore purista, largamente e scientemente sputtanato (gli si attribuisce il ruolo di killer del brunello e del lavoro a montalcino…).
    Non ce n’è stato bisogno (di fuga di notizie), bastava venire qui.
    o stare appostati (gli inchiestisti lo fanno)fuori dall’uscio della procura.

    l’espresso (meglio prenderlo al bar!)invece si è tolto un sassolone (forse più d’uno e su più fronti) dalla scarpa (pardon, dal sabot!)e ha messo insieme la carognata (complice la politica?). l’Italia è un paese complicato e un po’ di dietrology ogni tanto aiuta, neh che aiuta?
    salute.

  7. Caro Nicola B.,
    grazie per l'”autorevole”, che certamente non merito, ma forse non mi sono spiegato bene.
    Guardi che i giornalisti non sono portinaie che spiano di nascosto dalle finestre cosa accade in casa altrui o origliano dietro le porte. Le inchieste giudiziarie, il loro svolgimento, le modalità, le contestazioni, i nomi degli indagati, i tempi delle indagini: è tutto riservato. Non è che io, come giornalista, posso scoprire qualcosa spiando e origliando. Se, come nel caso del Brunello, qualcosa è trapelato, è perchè qualcuno lo ha rivelato. Questo è il vero “scandalo” di cui casomai lei e l’opinione pubblica dovrebbero lamentarsi. La cronaca offre ogni giorno, del resto, decine di esempi: pensi alla quantità di verbali, che dovrebbero essere segretissimi e privatissimi, finiti sui rotocalchi duraante le inchieste di Woodcock, Antonveneta, Unipol, etc.
    Intendo dire che se a me giornalista giunge una notizia, è perchè qualcuno me la dice. Pubblicandola, dopo aver fatto le opportune verifiche (attenzione però: nel caso di cui stiamo parlando, mi riferisco alle verifiche sull’esistenza delle indagini e non sulla fondatezza delle ipotesi di reato, che è compito del magistrato e non mio!) faccio solo il mio mestiere. Aggiungo: non potrei fare diversamente, perchè la deontologia professionale me lo impone. Quindi chi si appella ora alla deontolgia dei giornalisti e invoca provvedimenti, accusandoli di fare “scandalo”, o non sa di cosa parla o fa il furbo.
    Ma se le cose stanno così, lo scandalo è casomai che ci sia chi dice le cose alla stampa, e non il fatto che la stampa le racconti. Mi sembra solare. Perchè però nessuno si indigna? E perchè, mi perdoni, nessuno si indigna anche di consorzi che fingono di non vedere, di produttori che distrattamente per anni coltivano vitigni non ammessi, di giornalisti che si foderano il palato di piombo per non sentire l’evidenza?
    “Divulgare con tanta fretta le indagini in corso”? Ma lei vive sulla luna? Le notizie non si trattano con “urgenza” o meno, come pacchi postali. Tutte, una volta verificate, sono urgenti in quanto vere. Eventualmente potranno essere più o meno importanti, ma non è questione di urgenza: e mi darà atto che quelle su Montalcino erano piuttosto rilevanti.
    Che poi su fatti clamorosi come questo si inneschino meccanismi scandalistici, è un’altra questione. Che L’Espresso non abbia fatto bel giornalismo abbinando il Brunello al vino adulterato, non c’è dubbio. Ma è una cosa che viene dopo lo “scandalo” vero. E’ l’effetto, non la causa. E comunque tutto il mondo è paese, ovunque funziona così e gli addetti ai lavori (compresi i produttori che sui favori della stampa amica o compiacente ci marciano) lo sanno perfettamente. Quindi non mi piace questo fare le vittime e gridare al complotto, dopo che per anni si è “unta” l’informazione a proprio favore o non ci si è fatti scrupolo di asseverare le sciocchezze pubblicate sui giornali, quando erano utili ai propri interessi.
    Come ho già scritto, e qui chiudo, in Italia vige un sistema di lassismo generalizzato che, con il tornaconto di tutti o almeno di molti, consente al paese di vivere nell’agiatezza e nella media impunità. E’ chiaro che quando le maglie di questo sistema si stringono di colpo, lo sfortunato che ci rimane incastrato rischia di lasciarci le penne. Ma lo scandalo è che le maglie siano sempre troppo larghe o che ogni tanto qualcuno ci resti impigliato?
    Giudichi lei.
    Saluti,

    Stefano Tesi

  8. x Sig. Stefano Tesi
    Grazie della sua esauriente risposta e riporto questa sua frase :

    “Ma se le cose stanno così, lo scandalo è casomai che ci sia chi dice le cose alla stampa, e non il fatto che la stampa le racconti. Mi sembra solare. ”

    per chiederle :
    ma Lei , come giornalista serio ed esperto, se queste notizie gliele avesse ” spifferate ” in cantina un produttore concorrente, le avrebbe pubblicate in internet, o avrebbe avuto un attimo di esitazione e ripensamento, da persona matura e cosciente quale la ritengo ?
    Cordialmente
    Nicola B.

  9. Castelli se non sbaglio è stato (o è ancora) enologo de Le Macioche a Montalcino. E conoscendo anche l’ottimo lavoro che sta facendo insieme al figlio con il Morellino (in cui al sangiovese non aggiunge certo il merlot, ma alicante e colorino, questo è rispetto del terroir!) non posso che concordare!

  10. A me questa ipotetica fuga di notizie da parte dei bloggers fa molto ridere.Ma fuga di che? Il sciùr Franco ha forse detto che il produttore xy ha 50% di sangiovese in vigna e 50% di merlot, mentre xz ne ha il 70% ed il 30% ? Non mi risulta.
    Sono anni che si scandalizza e noi con lui, quando assaggia Brunelli addomesticati, legnosi e marmellatosi che non ricordano per niente l’eleganza del sangiovese. Lo stesso dicasi per i giornalisti stranieri, tranne i due soliti noti che apprezzano. Quindi mi sembra quantomeno ridicolo che gli indagati si offendano per il “polverone” che loro stessi hanno sollevato e che si atteggino a vittime di una occulta congiura.
    Mi aspetto invece che la testa del Conte cada nella… gerla.

  11. Caro Nicola,
    ancora una volta temo di non essermi spiegato bene. Lo scandalo non è l’esistenza delle chiacchiere, fenomeno che esiste da sempre, come “fonte” delle notizie, ma di organi ufficiali (consiglieri di consorzi, amministratori, membri di cda, cancellieri, talvolta perfino magistrati e comunque persone che hanno evidentemente accesso a informazioni in virtù della loro funzione nel sistema) che divulgano certe notizie. Magari come semplici pettegolezzi. Peccato però che il pettegolezzo propalato da chi riveste funzioni ufficiali non possa più essere considerato un pettegolezzo, ma qualcosa di più: diciamo un “indizio di notizia”, sul quale il giornalista ha il diritto e il dovere di indagare.
    E nel caso specifico, erano mesi che a Montalcino circolavano chiacchiere su ispezioni della GdF, irregolarità in cantina e nei vigneti, verbali, perquisizioni, etc.
    Le informazioni, almeno a me, non le ha “spifferate” un “produttore concorrente” (concorrente degli inquisiti, immagino abbia voluto dire: ipotesi, mi perdoni la franchezza, un po’ puerile), ma le ho raccolte di persona in molteplici occasioni, da soggetti diversi, con modalità e in circostanze differenti. Come è avvenuto ad altri colleghi. Io, come loro, ho fatto le mie verifiche “scrupolose” sull’esistenza di tali voci (numerose e concordanti, va detto) e ho pubblicato la notizia della loro esistenza (lo avrei fatto su internet, se scrivessi per internet), guardandomi bene dall’affermare che fossero veritiere, per il semplice motivo che non ero in gradio di accertarlo.
    Tutto qui: ho riportato, specificando che si trattava di “rumors”, una notizia.
    La faccenda, mi creda, sarebbe finita qui se le voci fossero state smentite. Ma, essendo fondate (le voci e quello che parte delle le voci dicevano, cioè di indagini in corso e di vigneti irregolari), non potevano essere smentite. Infatti sono state confermate nei loro contenuti prima dal Consorzio e poi dalla Procura di Siena con comunicati stampa ad hoc.
    Quindi non mi pare che ci sia stata leggerezza, almeno tra i colleghi di cui ho letto gli interventi.
    Il punto, come vede, è sempre lo stesso: se ci sono della magagne e la cosa viene fuori, bisogna prendersela con chi le magagne le ha create o le ha permesse e non con chi dice che ci sono.
    Cordialmente,

    Stefano Tesi

  12. L’ultimo commento di Stefano Tesi è davvero perfetto e mi trova completamente d’accordo. Non c’è null’altro da aggiungere, se non che L’Espresso di questa settimana conferma le notizie pubblicate la settimana scorsa, con tanto di nomi delle aziende coinvolte nell’acquisto e nella presumibile rivendita del vino incriminato.

  13. Come ho detto altrove: la posizione del presidente del Brunello è difficilissima, credo che un po’ di comprensione gli sia dovuta. Il che non lo esime dall’obbligo di gestire bene la cosa, soprattutto internamente, e di riportare le cose nella regolarità.

  14. chissà come saranno soddisfatti quelli a cui il conte era andato di traverso, dopo nove anni di presidenza a dir poco compiacente…
    salute?

  15. Pingback: Esalazioni etiliche | Cosa c’entra Gianfranco Soldera con la vicenda di Brunellopoli?

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