Non sono un novellino di primo pelo da non capire che l’antica regola del giornalismo secondo la quale uno scoop, una notizia sparata in prima pagina a titoli di scatola aiuta a vendere vale anche oggi, ai tempi di Internet e dell’informazione diffusa, cui contribuiscono, eccome se contribuiscono, anche i blog.
Eppure, di fronte alla copertina dell’ultimo numero dell’Espresso che strilla “Velenitaly,” seguita dal cappello che recita “una clamorosa sofisticazione: 70 milioni di litri di vino prodotto con sostanze tossiche. E poi il pane della camorra e l’olio finto italiano. Ma anche le truffe sul Brunello, il Chianti e il Passito”, doppiata, a pagina 40, da un altro titolone, “Benvenuti a Velenitaly. Concimi, sostanze cancerogene, acqua, zucchero, acido muriatico e solo un quinto di mosto. Con questo miscuglio sono stati prodotti 70 milioni di litri di vino a basso costo. Venduti in tutta Italia”, sono rimasto, per non dire altro, di sasso. Difendo ovviamente il sacrosanto diritto dei giornalisti dell’Espresso, come di qualsiasi altro giornale, sito Internet o blog, di riportare le notizie di cui si dispone, di fare quello che è il dovere di ogni giornalista degno di questo nome, eppure, di fronte a questa copertina, a questi titoli da terrorismo dell’informazione più che ad effetto, che lanciano e fungono da cappello introduttivo ad un articolo su un’inchiesta relativa ad un caso criminale di sofisticazione di un qualcosa che è difficile continuare a considerare vino, e ad un altro articolo, dal titolo “Nel Brunello c’è il tranello” dove si parla del caso Montalcino, del “celebre vino fatto con altre uve” per poi finire a parlare di altri episodi di alterazione e taroccamento, non posso dire che altro che “no, non ci sto” e che questo modo di fare giornalismo e informazione mi fa orrore e paura.
Qui ci si trova ad un modo di fare cronaca dove ad “iniettare il veleno nel vino”, a danneggiare oggettivamente l’immagine la credibilità (invero un po’ traballante) del vino italiano è il settimanale che questo titolo, per fare uno scoop, per vendere qualche copia di più, con l’effetto temporale ben calcolato della coincidenza con il Vinitaly, l’ha sparato.
Con un effetto confusione, nei confronti del consumatore normale, del lettore dell’Espresso, che non è detto che s’intenda di disciplinari di produzione, di uvaggi, di norme che regolano la produzione di vino, e della quantità di italiani che sono stati raggiunti dall’effetto tam tam di questa inchiesta con il botto, il settimanale ha oggettivamente lasciato passare, consapevolmente o meno, il messaggio che il vino, si tratti di vino economico venduto in bottiglia o in tetrabrik, oppure di vino importante, costoso, blasonato, venduto nelle enoteche e stappato con ogni cura nei ristoranti stellati, sia qualcosa di cui non ci si possa fidare, perché “sofisticato”, mischiato con “sostanze cancerogene”, acqua e veleni vari.
Cosa che non è assolutamente vera, come al Gruppo Editoriale L’Espresso Spa – presidente onorario Carlo Caracciolo, presidente del Consiglio di Amministrazione Carlo De Benedetti – dovrebbero sapere, visto che editano oltre che una guida dei ristoranti anche una Guida dei vini.
Eppure, nonostante ciò in questo numero 14 del 10 aprile, che tra l’altro ospita a pagina 218 un’advertising della casa siciliana Cusumano (chissà come saranno contenti dell’investimento…) dall’Espresso, non da un piccolo blog, parte un messaggio dirompente, confuso, pasticcione, che finisce con l’equiparare il vino al veleno.
Perché questo sia successo e in questo momento, che non solo ha visto la coincidenza con il Vinitaly, ma l’imminenza, poco più di una settimana, delle elezioni politiche, è un mistero, indagare sul quale sarebbe esercizio da dietrologi e da studiosi di fantascienza. Ad un ragionamento razionale un’operazione del genere avrebbe un “senso” solo se il pacchetto di maggioranza del Gruppo Editoriale L’Espresso fosse detenuto da un grande gruppo multinazionale produttore di birra oppure da qualche potentato economico francese riconducibile a qualche potentato del vino francese o del Nuovo Mondo. Sarebbe interessante indagare se esistano parentele e vicinanze di personaggi di questo Gruppo Editoriale con uomini politici o gruppi economici francesi di primo piano… C’é chi si é spinto ad interrogarsi sull’esistenza di un ipotetico complotto (leggi).
Gli unici, il vino francese (viste le sue difficoltà anche peggiori delle nostre) ed il vino from Australia, Cile, California, che oggettivamente possono trarre vantaggio da questa palata di fango, di ignominia, di “informazione” disinvolta, pasticciona e crea caos che l’Espresso ha lanciato con il suo “Velenitaly”.
Un titolo urlato in faccia ai tanti produttori seri italiani che non sono sfiorati nemmeno minimamente né dalle questioni sporche inerenti la sofisticazione e la commercializzazione di una sostanza che non si può definire “vino” né tantomeno dalla vicenda Brunellopoli che riguarda pochi furbetti del vigneto e della cantina molto abili nelle pubbliche relazioni.
E’ questa stragrande maggioranza silenziosa e giustamente “incazzata” di viticoltori e produttori perbene, che lavorano e cercano di fare qualità, con ambizioni e possibilità diverse, di vendere e diffondere una corretta immagine del vino italiano nel mondo, che dovrebbe oggi, attraverso un’azione congiunta delle varie organizzazioni del vino, dalla Federvini alla Unione Italiana Vini alla Federdoc alle tante altre di cui non è facile tenere il conto, chiedere conto a chi con l’alibi di fare “informazione” ha finito invece con lo spaventare e disorientare il consumatore e danneggiare la credibilità, soprattutto all’estero, del vino italiano. Ha perfettamente ragione di essere indignato, anzi “incazzato”, il presidente di Veronafiere Castelletti (vedi video).
Un Espresso corretto al veleno, come riconoscono (vedi qui) i due curatori della guida dei vini dell’Espresso Fabio Rizzari ed Ernesto Gentili e come ha coraggiosamente commentato, sul suo blog (vedi) il direttore delle Guide dell’Espresso Enzo Vizzari, che è impossibile mandare giù. E tollerare.
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0 pensieri su “Velenitaly: cui prodest? Riflessioni su un Espresso corretto al veleno”
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purtroppo credo che il danno ormai sia fatto…ci vorrà tempo per sistemare le cose…
Caro Franco, ieri io nel sollevare la questione inquietante dei metodi e dei tempi avevo pure in mezzo lanciato la domanda fatidica : “ad una settimana dalle elezioni?”. Nessuna congettura dietrologa vi era sottesa, piuttosto voleva aprirsi alla constatazione amara che una copertina terroristica sull’intero comparto agroalimentare italiano ed un pezzo velenoso per la pochezza della sua documentazione e l’alone scandalistico assai più forte dello spirito di inchiesta, finivano – ed è questa la questione- col distoglierci da una campagna elettorale, tutt’altro che al veleno, all’acqua di rose, evidentemente di poco impatto mediatico, ma tremendamente più d’attualità. Da qui l’inquietudine.
Beh, l’editoriale dell’Espresso è molto molto imparentata con i francesi, mi pare..
Però sempre a proposito dell’Espresso ricordo una bella campagna pubblicitaria che risale ai tempi in cui contendeva lettori a Panorama (che è uscito anche lui con un’inchiesta sui ‘veleni italiani’, ma molto più equilibrata).
Head line della campagna:
250.000 italiani leggono Panorama: l’Espresso lo prendono al bar.
Ora proviamo a immaginare tutti insieme come uscire dalla confusione e dai veleni, senza stupidi insabbiamenti (tentativi già in corso), senza nuocere inutilmente alla reputazione di quei produttori che lavorano con passione e intelligenza, nel rispetto delle regole…
Magari si potrebbe invitare la direttora dell’Espresso a una degustazione guidata (ma non pilotata!).
Salute.
Mi dispiace molto per lei, sig. Ziliani, ma credo che lei abbia una bella faccia tosta, volere negare l’evidenza. Guardi che i lettori di questo blog non sono fessi : tra i primissimi a dare inizio a questo pandemonio credo ci sia proprio lei, insieme al suo collega straniero, di cui ora mi sfugge il nome, o sbaglio ? Tutto è partito da brunellopoli e poi è seguito il resto, e non è ancora finita ! Abbia almeno la decenza di ritirarsi in buon silenzio per alcuni mesi, e non ci prenda in giro ” A chi’ nissuno è fesso !!! ”
Un suo lettore
Nicola B.
di fronte ad una tale palese dimostrazione di analfabetismo (ovvero l’incapacità di leggere), all’uscita di una persona dotata di poca intelligenza che non riesce a capire o piuttosto non vuole capire il significato di quel che scrivo e che é palesemente in malafede, non commento e lascio a voi lettori, se vorrete, replicare a questo “fenomeno”…
Come sempre c’è gente che accusa senza leggere mai con attenzione ciò che si scrive. E questo avviene soprattutto su internet, dove tutti vogliono vedere tutto ma non si soffermano a dovere e non si danno neanche il tempo di chiedersi se quelle poche righe che hanno frettolosamente osservato li autorizzano a credere di avere capito il senso delle cose.
Anche io ne parlai a suo tempo, come ieri sera avevo preparato prima di andare a dormire un post sullo stesso tema di Franco.
Qui si fa una grande confusione fra il pubblicare notizie importanti su cui riflettere (senza guadagnarci una lira) e fare scoop mirati a lucrare e gettare terrore fra la gente che poco o niente sa di vino.
Non si deve tacere i fatti ma neanche strumentalizzarli, e questo non siamo stati né io né tantomeno Franco Ziliani a farlo. Chi pensa cose del genere non sa distinguere né le motivazioni né i modi.
L’articolo dell’Espresso, fra l’altro, ha volutamente raggruppato un’indagine recentissima come quella della sofisticazione del vino, con quella del Brunello e con altre vecchie di anni (come quella del Passito di Pantelleria). L’obiettivo era certamente ottenere il massimo risultato possibile nelle vendite ma, e su questo concordo con Piero Gorgoni, non può non essere un caso che a giorni ci siano le elezioni.
Signori, ho osservato bene la questione. Ha avuto un tale risalto mediatico che sulle prime c’era da pensarla veramente come una mossa demagogica di un qualche tipo, ma ad un’analisi piu’ approfondita poi non reggeva…
Invece dal punto di vista strettamente tecnico, a me pare una bella azione di guerriglia marketing (fra le altre cose, lo insegno). Mirata a far conoscere il giornalista che “ha avuto il coraggio – lui e solo lui – proprio in Vinitalyana occasione di tirare fuori le verità nascoste”. Sarebbe lunga qui sviscerarne i dettagli, quindi mi limito a concludere dicendo che mi piacerebbe sapere quanto sono aumentate adesso, almeno in un certo giro, le quotazioni del cronista in questione diventato improvvisamente giornalista d’assalto.
Mi unisco al vostro coro di profondamente indignati ed a quello dei tanti produttori vitivinicoli onesti che conosco e con i quali collaboro. Sono stata a dir poco ferita nel leggere le inevitabili ripercussioni che ha avuto la notizia, presso la stampa straniera specializzata e non. Ed anche nel sentire i commenti sull’Intercity che mi riportava a casa da Vinitaly: persino i ferrovieri e la “zia Teresa” seduta di fronte a me avevano “chiare opinioni” su come andrebbero trattati questi avvelenatori… Mettendo nel pentolone dei dannati tutti i produttori di vino dalle Alpi alla Sila, isole comprese. Mentre li ascoltavo pensavo che magari al supermercato sono proprio loro i primi a pretendere con 1 euro una bottiglia “doc”.
…sigh… Ale
Buongiorno! Mi chiamo Veronica, gestisco insieme alla mia famiglia una bella azienda vitivinicola alle pendici dei Castelli Romani.
Vorrei portare alla luce un nuovo problema…visto che si parla di “vino ai veleni”.
Un nuovo scandalo alle porte.
Vogliamo chiamarlo AVVELENITALY??? Morte di un territorio?
Perchè si faccia qualcosa ORA e non dopo avere nostro malgrado, i nostri prodotti inquinati.
La mia è rabbia, perchè nessuno ne parla. Nessuno nel mondo del vino. E allora faccio sentire la mia di “piccola voce”:
non è possibile che si lasci agonizzare un vino, un territorio, una cultura così già duramente provata, affossandola con la costruzione DEL TERMOVALORIZZATORE PIU’ GRANDE DEL MONDO…e nessuno (siamo ancora pochi) fa nulla.
Forse perchè delle sorti dei nostri vini a nessuno interessa?
Un grido di aiuto: se come me amate il mondo del vino, aiutatemi a proteggere questo angolo di “globo”.
Ne vale la pena.
Grazie,
Veronica
http://www.noinceneritorealbano.it
Doverosa nota: con questo non voglio dire che i sofisticatori non esistano, anzi. Proprio i produttori onesti sono i primi che comprensibilmente gioiscono quando i controlli smascherano i produttori di “caffè della peppina” smerciato per vino.
Anche sul sistema e la serita’ dei controlli in effetti c’e’ molto da dire: pare che piu’ grandi siano le aziende (voci che corrono fra le vigne che frequento, dalla Maremma al Bolgheri passando per Montalcino), meno frequenti siano le visite dei controllori. Qui non ho dati da citare purtroppo: chi sa davvero come stanno le cose, non parla, ah.
Ale
“Qui si fa una grande confusione fra il pubblicare notizie importanti su cui riflettere (senza guadagnarci una lira) e fare scoop mirati a lucrare e gettare terrore fra la gente che poco o niente sa di vino”
…appunto!!!!!
…grazie per aver saltato a piè pari, ignorando completamente quello che avevo scritto.
Capisco siate tutti molto presi a difendere o a punire chi nel gran-mondo-vino magheggia, arraffa, avvelena e fa soldi a discapito di gente onesta e consumatori ignari…
capisco ugualmente come nell’angolo del vino in cui è relegato il Lazio Vitivinicolo, non faccia scalpore che un vino genuino si sforzi di rimaner tale.
@Veronica
Guardi che il suo commento è successivo al mio, come avrei fatto a “saltare pié pari” quello che ha scritto?
Fra l’altro lo dice alla persona sbagliata, visto che curo Lavinium con Maurizio Taglioni che credo conosca, e abbiamo sempre espresso ottimi giudizi sulla sua azienda.
Appena ho visto il suo post “avvelenitaly” sono andato a leggermi tutto sulla questione inceneritore, che condivido in pieno. In passato ho scritto più volte in modo totalmente critico sulla questione inceneritori, sono convinto che la strada debba essere un’altra e che è tempo di finirla con il rifilarci soluzioni apparenti e di comodo su questioni così fondamentali.
RUMORS : VINO PUGLIESE SPACCIATO PER BRUNELLO ?
DATATO 21-03-2008
http://vinoalvino.org/blog/2008/03/rumors-from-montalcino-vino-pugliese-spacciato-per-brunello.html
e questo chi lo avrebbe scritto : GESU’ CRISTO in persona ?
Ma mi facci il piacere !!
Nicola, ex suo lettore
Ero a Verona sabato 5 per una manifestazione da un ns. cliente. Tra i tanti clienti è venuto un danese manager di un gruppo tra i più grandi al mondo per importazione di vini e alimenti, le ho chiesto ” è al Vinitaly?” mi ha risposto avvicinandosi al mio orecchio ” si per comperare vino …ma quello buono, che macello che avete combinato…!”.A mio modesto avviso , se l’inchiesta fosse stata una vera inchiesta da veri giornalisti avrebbe pubblicato minuziosamente gli autori della sofisticazione li avrebbe posti alla berlina, ma parallelamente avrebbe evidenziato la reazione del sistema -Paese è pubblicato con maggiore evidenza chi fa il lavoro onesto, correto e affidabile. L’Espresso avrebbe “venduto sempre qualche copia in più”, avrebbe fatto bene all’immagine del Paese e dei produttori avrebbe reso un servizio ai tanti acquirenti esteri che sicuramente avrebbero apprezzato il gesto.La stampa è un giocattolo pericoloso, che può fare più danni di una guerra o di un terremoto, che va maneggiato da uomini esperti ma soprattutto decisi e lungimiranti, da uomini che non vivono per un piatto di fagioli e soprattutto da giornalisti che non scrivono sotto dettatura utilizzati come sicari per tendere un agguato.La stessa cosa è successa con la mozzarella di bufala.Un Paese,che scomparsa una classe politica a mio avviso di primordine ( la rimpiangeremo) e di conseguenza scomparsi quella razza di giornalisti che veramente facevano inchiesta,si dimena tra piccoli uomini, mediocri burocrati e giornalisti con il problema del fine mese, quale futuro può avere?
Scusi Roberto, lo avevo già scritto in pvt al signor Franco, avrei dovuto correggermi anche qui…il mio secondo commento è stato un errore. Ho mal interpretato nella lettura dei commenti. Annullo tutto! …Tranne la denuncia sull’inceneritore!
Nicola (o chi per esso) sono felice di apprendere che lei é un “ex lettore”. Non é certo per persone come lei che io scrivo…
a me sembra che tutto sia partito da La Repubblica – Firenze, che ha scritto un’articolessa su Frescobaldi (della cui situazione si parlava da almeno un anno), ha elencato le aziende (di Frescobaldi) sotto indagine e nell’elenco c’era anche Castel Giocondo.
ma qui a Montalcino da un bel po’ ovunque andavi inciampavi nella GdF.
e durante la scorsa vendemmia il cielo era pieno di elicotteri (anche per ragioni Inps). insomma erano mesi che queste vigne venivano osservate.
Mr Nicola probabilmente non leggera’ queste righe, peccato. Vorrei che mi rispondesse: cosa diamine c’entra una seria inchiesta, con quel polpettone sensazionalistico?
Il fango che è uscito da quell’articolo ha coperto tutti, anche me. Siamo italiani e campiamo (o almeno, dovremmo campare) di arte ed enogastronomia dove – sino a ieri – eravamo un faro per il mondo. E dal punto di vista prettamente economico esserlo o no fa parecchia differenza.
Gli agriturismi maremmani sono in calo, dappertutto i nostri alberghi stanno vedendo una certa crisi, anche io trovo le nostre tariffe piuttosto care: vado in Grecia e spendo la meta’. Ma per mangiare e bere divinamente si viene in Italia, non si va in Grecia o in Spagna o in Croazia.
Ecco… ci mancava l’Espresso a dare una mano al ns turismo enogastronomico alle porte dell’estate.
Pingback: Su Velenitaly e le reazioni
@ Alessandra Rossi
cronologia :
21/03/2008 La prima notizia dell’inchiesta avviata a Montalcino è uscita su questo blog, e sull’altro blog del giornalista inglese ( o americano ? ):
RUMORS : VINO PUGLIESE SPACCIATO PER BRUNELLO ?
dopo alcuni giorni puntuale smentita del Procuratore di Siena : Niente vino pugliese nel Brunello.
Da qui è partito tutto il casino :
giornali, Tv, ecc. e chi piu’ ne ha piu’ ne metta, fino ad arrivare al penoso/scandaloso articolo dell’ Espresso, che da tutto questo bailame ha preso spunto.
Questa la cronologia dei fatti, tutto è scritto e documentato in internet. Ora il danno è stato fatto ed a ripararlo sarà molto difficile per chiunque, e non credo che i primi a dare la notizia dell’inchiesta, potessero immaginare un tale frastuono, altrimenti sono sicuro non lo avrebbero fatto. Ma nella vita indietro non si torna, possa servire per il futuro e sia di monito a chi scrive con troppa foga, gli scoop non servono a nessuno quando di mezzo ci sono migliaia di persone che ci campano.
Spero di essere stato abbastanza esplicito e chiaro, mi auguro di si .
Nicola B.
che faccia di tolla Nicola (o chi per esso)! tentare di attribuire il “danno fatto” a chi ha scritto i primi articoli e non ai taroccatori del Brunello (pratica diffusa ormai da anni e utilizzata da numerosi produttori) la iscrive di diritto al “partito” dei giustificazionisti e di coloro che negano l’evidenza. Roba da matti!
@ il siur Franco
Il mio ultimo intervento era per la signora Alessandra Rossi, e non già per lei siur Franco.
Accetti pure le critiche e non solo i complimenti, fa parte della vita, cosa ci vuole fare . Poi a quanto leggo in questi giorni lei è un maestro a ” ribaltare le frittate “, ne tenga conto che se le andrà male nei prossimi anni potrà sempre cambiare mestiere, il futuro come girafrittate le è garantito.
Grazie
Nicola B.
Egregio sig. Ziliani, premesso che non sono per nulla contento anche quando UN SOLO litro di vino viene adulterato, mi permetterei di proporre un semplice calcolo ai “giornalisti” dell’espresso: sanno a quanto corrisponde la produzione di 70 milioni di litri adulterato in rapporto alla media dei 45 milioni di ettolitri che vengono prodotti in un anno nella nostra nazione? Appena ad un misero 1,6%…
Se in Italia fossimo così morigeratamente scorretti da non eccedere nell’illegalità oltre il dato dell’1,6% saremmo il paese ideale e probo per eccellenza.
Probabilmente gli autori dell’articolo hanno individuato il prodotto sbagliato…
I signori dell’espresso saranno forse bravi giornalisti (ma non credo), di sicuro sono pessimi contabili….
La ringrazio per l’ospitalità.
In una mail ho letto questo :
“VELENITALY
Sarebbe scandaloso se (perché ancora sono ipotesi) qualcuno avesse violato palesemente e fraudolentemente i disciplinari. È già scandaloso che ne abbia dato notizia “stile cronaca giudiziaria” un settimanale per giunta in concomitanza con le due più grandi manifestazioni vinicole (Bordeaux ed il Vinitaly). Come sempre siamo autolesionisti oltre che essere persone dedite al “nulla”. A niente serviranno queste indagini a niente serviranno i titoloni dei giornali fatti solo per vendere qualche copia in più.O decidiamo tutti insieme di entrare domani mattina in tutte le Cantine d’Italia e di fare i “controlli a tappeto” e di far pagare chi ha sbagliato oppure tra un mese ci saremo dimenticati di tutto ciò. Come è successo per tutte le indagini “mediaticizzate” italiane: si beccano i soliti tre personaggi noti “imbecilli” (perché si sono fatti beccare), si dimostra che in Italia la magistratura funziona ed il giornalismo d’assolto pure. Poi nessuno ne parla più, i tre personaggi noti hanno ottimi avvocati ed usufruiranno della “NON CERTEZZA DELLA PENA ITALIANA”. Il giornalismo d’assalto avrà trovato altre inutili inchieste “clamorose”.
Una proposta per risolvere il tutto.
Leggi, leggine, interpretazioni, controlli sulle interpretazioni da cui scaturiscono verbali e sanzioni che poi vengono contestati evvia ricorsi e contro-ricorsi.
Ma tutto ciò ha senso? Spreco di denaro privato e pubblico per redigere e rispettare disciplinari obsoleti ed inutili. Aboliamo tutto, obblighiamo ad indicare esattamente l’origine e le varie tipologie delle uve, dei mosti e dei vini utilizzati per produrre il vino. Indichiamo poi tutti gli ingredienti. ” … Qualcuno gridava …Legalizzala ! Ma si riferiva al vino ?
Ha ragione il mio omonimo: alcuni, i più “sfigati”, vengono beccati, puniti magari, ma poi tutto tace e gli altri, i “furbi fortunati”, potranno mestamente continuare a fare le loro truffe. Basta guardare i servizi di Striscia o delle Iene: beccano falsi dentisti, falsi veggenti o altri truffatori, ma in giro non ne esistono altri non beccati?
Però non si possono fare controlli a tappeto: chi li paga? Anche se io sarei disposto a pagare qualcosina in più per i vini “onesti” anzichè farmi avvelenare pian piano…