Alba Wines Exhibition: Barbaresco 2005, buoni, ma non sono i 2004…

C’erano anche i Barbaresco, una settantina di vini espressione dell’annata 2005 ad Alba Wines Exhibition, leggermente messi in ombra dal numero più cospicuo, ben 161, di Barolo in degustazione, e da un’annata, il 2004 nel caso del Barolo, che anche con questo vino ha testimoniato, senza possibili confutazioni, la propria grandezza.
Come ho scritto in questa disamina (leggete qui) che ho pubblicato nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S., ad un primo esame non sembrerebbe che questa annata, il 2005, abbia bissato l’innata piacevolezza, l’equilibrio, la sintesi di godibile bevibilità già ora e di capacità di tenuta ed evoluzione nel tempo, la grande eleganza che hanno caratterizzato i migliori 2004.
I vini sono ancora un po’ frenati, un po’ chiusi, bisognosi di riposo in bottiglia, ma mostrano, nelle loro migliori espressioni, grande ricchezza, strutture importanti, saldo corredo tannico forse ancora leggermente aggressivo, un gran bel nerbo ed un carattere spiccato e una perfetta continuità con quella riscoperta dell’eleganza, della misura, ma diciamola ‘sta parola magica!, della piacevolezza e della bevibilità, che aveva segnato la svolta positiva, il “tornante” stilistico dei tanti 2004 che ancora oggi ci meravigliano per quanto sono buoni.
Come ha osservato nella sua news letter, Consenso news, del Seminario Permanente Luigi Veronelli, un conoscitore attento come Gigi Brozzoni, “il 2005 non si ascriverà tra le migliori annate della zona, in quanto un’estate complessivamente fresca non ha portato a maturazioni ottimali le pur tardive uve di nebbiolo. Questi vini, quindi, sono di modesta complessità e potenza, ma certamente di buona eleganza, sempre giocati su frutti fragranti e tannicità piuttosto magra seppur minuta”.
Non sono però mancati, anche se purtroppo ai nastri di partenza di Alba Wines mancavano aziende importanti come Bruno Giacosa, Cigliuti, Cortese, Castello di Neive, Gaja, Piero Busso, Teobaldo Rivella, Varaldo, per citare i primi nomi, pesanti, che mi vengono in mente), risultati più soddisfacenti, anche se con una notevole disparità qualitativa tra i vini provenienti dai tre comuni della denominazione, con una nettissima prevalenza dei Barbaresco di Barbaresco, sui Barbaresco di Treiso (svariati davvero niente male) e soprattutto sui Barbaresco di Neive.
Ma vini di assoluto valore, anche targati 2005, non sono mancati, ad esempio il Pajoré ed il Nervo Fondetta di Rizzi, il Montefico di Carlo Giacosa, l’Asili di Michele Chiarlo, il Roncaglie di Poderi Colla, il Rabajà di Cascina Luisin e del Castello di Verduno.
Per maggiori dettagli vi rimando all’articolo, con l’elenco completo dei vini che consiglio di tenere d’occhio e delle aziende da andare a visitare, magari anche domenica prossima, in occasione di Cantine Aperte.

0 pensieri su “Alba Wines Exhibition: Barbaresco 2005, buoni, ma non sono i 2004…

  1. Avevo notato l’11 Arpile scorso a Lonigo che lei aveva la propensione per i vini piemontesi soprattutto i rossi:)Quel giorno alla degustazione mi è scappato il nome di quel barbera del 2002 che lei definiva fantastico;non pensavo che da una semplice degustazione di vini tranquilli come quelli abruzzesi si potessi ricavare così tanto.Volevo venire anche il 19 a Mogliano Veneto ma non sn riuscito peccato,stavolta non avreimancato di farle delle domande.Devo darle ragione per l’annata 2005,generalmente è stata piovosa e di poca portata.Mio padre ha una azienda di 3h e mezzo di soave,a aveva messo sui graticci soave dei basalti con durello x 3 mesi invece della solita garganega;l’annata ha influito ,anche ora il risultato è un vino semifrizzante passito con un buon perlage ma manca d carattere e sapidità.Il passito del 2006 che facciamo per noi invece si presenta interessante a molto alcolico.Noi conferiamo le uve alla cantina di Montecchia di Crosara,ma il vino che facciamo segue l’andamento antico,graticci x 3 mesi,poi spremitura riposo in damigiane di vetro ,aggiunta solo di s02 x pulire,pulitura ogni 2 mesi e imbottigliamento in luna calante col freddo.Beh ce ne facciamo 50-70 x moi niente di più;E’ stato fatto appena un incontro dopo i vini in chiostro a Mnteforte sul soave dei basalti, una nuova espressione che sta per essere valorizzata,lei che ne pensa? I recioti e il soave normale si prentano più minerali con note di freschezza accentuate.Beh parlo io di queste cose che che ho sempre fatto l’opposto di quello che fanno i genitori tra cidici,archivi ecc :)Sto tornando da poco sui miei passi occupandomi di questo settore ,resto ammirato quando trovo iniziative come questo sito ,e mi rendo conto che mai sarò capace di fare lo stesso.Di barolo ho provato al vinitaly uno semplice,io prefersco quelli con tannini non troppo spigolosi e una bella nota aromatica.Devo ancora vedere tutti i suoi articoli,quest’ultimo mi ha offerto moltissimi spunti.Per le cantine aperte purtoppo mi dvrò fermare qui..il mio sogno sarebbe di fare la franciacorta e arrivare alle langhe.Spero di pterle scrivere ancora e di non essermi dilungato troppo e che mi possa rispondere.Grazie ancora

  2. @ caro Franco, è spiaciuto anche a me non poter arrivare fino a Mogliano per la tua degustazione. Spero che ci sarà occasione di replicare… a Lonigo, AIS permettendo.
    Al Signor Magnabosco volevo segnalare un mio commento alla degustazione del Soave della Costa dei Basalti. Ogni territorio, a mio parere deve cercare di esprimere le sue particolarità. L’importante è che i produttori ne siano convinti e abbiano una precisa idea del vino che meglio le possa esprimere.
    Un saluto
    Maria Grazia (Soavemente Wineblog)

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