Alba Wines: semaforo verde per i Barolo di Castiglione Falletto e Barolo

E’ stato solo per una carenza di tempo, e non per una scarsa considerazione, che nel mio caso non può esistere, essendo sempre stato un loro convinto sostenitore, che non ho ancora riferito dell’andamento delle degustazioni, nel corso di Alba Wines Exhibition, dei Barolo 2004 di comuni di cruciale importanza come Barolo e Castiglione Falletto.
Una trentina i campione provenienti dal comune che dà il nome alla denominazione (238,5284 gli ettari vitati su 1803, dati dicembre 2007, dell’intera Docg barolesca), e solo sedici quelli del comune posto proprio al centro della denominazione (136,2520 gli ettari vitati) ma una degustazione che nonostante qualche assenza pesante, soprattutto a Castiglione Falletto, ha dimostrato come in questi due comuni si sia interpretata al meglio un’annata innegabilmente grande com’è stato il 2004, annata che solo una minoranza di produttori (e non se la prendano i produttori di La Morra se torno ad indicarli come i maggiori indiziati di cattivo feeling con questa annata) non ha saputo capire e assecondare. Cominciamo da Castiglione Falletto, dove vini di assoluto livello qualitativo sono apparsi, senza alcuna esitazione, il Bricco Boschis dei Cavallotto, ormai tra le aziende leader della denominazione,  il Vigna del Mandorlo dei Fratelli Giacosa, il Ciabot Tanasio di Sobrero (cantina tutta da scoprire, come ha dimostrato una verticale di più annate di Barolo Pernanno che ho avuto modo di fare insieme ad alcuni amici, e di cui racconterò presto), il Rocche di Brovia, il Rocche di Castiglione dei Fratelli Monchiero, il Rocche di Vietti, il Villero di Livia Fontana (ottimo anche il suo Barolo annata) e quello di Giacomo Fenocchio ed in misura minore il Vigna Pugnane di Franco Conterno Cantina Sciulun ed il Montanello della Tenuta Montanello.
Vini di grande eleganza, caratterizzati da un corredo aromatico fragrante e variegato, da tannini soffici, consistenza terrosa, una perfetta fusione tra frutto, tannino e acidità, una grande piacevolezza già ora, che sono vini estremamente giovani.  
Spostandoci a Barolo, invece, ho riscontrato accanto alla proverbiale maggiore resa dei vini di questo comune nelle annate più classiche (mentre soffrono notoriamente le annate più calde, tipo i 1997, 2000 e 2003), un andamento più regolare e una costanza qualitativa più diffusa e l’affermarsi, in veste di outsider, di aziende che in passato non avevano fatto segnare risultati straordinari.
Parlo, ad esempio, di Virna, con un Cannubi Boschis dai profumi intriganti e dal tannino mordente ma di grande struttura, di Gianni Gagliardo, che ha preso sempre più le misure con il suo Cannubi, di Damilano con il Liste, vino dalla salda consistenza terrosa e dal grande respiro, nonché di un Cannubi di Michele Chiarlo che è stato in assoluto uno dei Barolo di Barolo più convincenti.
I valori consolidati si sono poi confermati, con uno splendido Cannubi di Comm. G.B. Burlotto, naso avvolgente carezzevole, struttura salda, molto consistente e terrosa, ancora giovanissimo e con un potenziale d’evoluzione importante, quindi dello splendido, integro, scalpitante Brunate Le Coste di Beppe Rinaldi, del Barolo di Bartolo e oggi di Maria Teresa Mascarello, degli ottimi Bricco Sarmassa e Sarmassa di Brezza, scabri, nervosi, scattanti, pieni di sostanza, destinati ad una grande tenuta nel tempo, eppure fragranti, appealing, ricchi di sfumature.
Ottimo anche il Cannubi di Sergio Barale, vino di grande stoffa, e poi molto interessanti il Cannubio di Francesco Rinaldi ed il Nei Cannubi di Poderi Einaudi, vino di stampo moderno, ma con una tendenza sempre più spiccata a spostarsi verso una classicità d’impostazione.
Lo stesso identico discorso che vale per i “ritrovati” vini di Luciano Sandrone, con una mia netta preferenza per il Le Vigne sul Cannubi Boschis, vini di notevole complessità, impegno, dinamismo, non più bloccati da una dimensione “laccata” e troppo levigata e più tendenti a concedersi, con slancio e generosità.
Certo, resta ancora una quota di Barolo di Barolo che lasciano a desiderare, che mostrano incomprensibili problemi di definizione olfattiva (eufemismo), di pulizia esecutiva, mancanza di precisione e poca definizione (nel 2004 bisognava essere attenti con le rese vista la quantità di uva in vigna…), anonimi, oppure squilibrati perché tendenti, in alcuni casi, a super estrarre e a dare pesante botte di legno (alias barrique) che hanno reso i vini squilibrati e poco piacevoli.
Ma anche con questi limiti, che è inutile nascondere, Barolo ha offerto con i 2004 una prova convincente e con tanti vini, soprattutto quelli di stampo più tradizionale, che potranno sicuramente catturare l’attenzione dei Barolo fan di tutto il mondo, che da un’annata classica come questa hanno avuto piena conferma della grandezza del Nebbiolo di questa storica denominazione e della sua ricchezza di sfaccettature.
Anche in questo caso, come a Serralunga d’Alba e Monforte d’Alba, non si può che ripetere che quando ci sono i grandi terroir, ed il buon senso ed il savoir faire in vigna ed in cantina, i grandi vini non possono certo fare difetto…

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