Bernard Magrez invita e quanti giornalisti “non vedono l’ora” di accettare!

Come altri giornalisti, ho ricevuto, in maniera molto elegante, via e-mail e mediante un cartoncino bilingue spedito per posta, un invito, anzi una “Invitation Vip” a partecipare, giovedì 8 maggio alle 11, a Roma, presso l’Hotel Cavalieri Hilton di Roma alla presentazione alla stampa enogastronomica italiana del produttore francese Bernard Magrez e dei suoi vini.
Chi sia Magrez – sito Internet – che si presenta come “Propriétaire de Grand Crus”, è presto detto, come c’illustra una nota stampa “ nato a Bordeaux nel 1936, figlio di un costruttore edile, ha esordito nel 1964 rilevando un’azienda distributrice di porto e fondando la William Pitters, destinata a diventare uno dei principali selezionatori e importatori di distillati in Francia, è uno dei più celebri, talentuosi e ambiziosi produttori francesi.
Tutti i suoi vini sono prodotti in vigneti di proprietà, distribuiti in 36 Châteaux, di cui 27 in Francia (nel Bordeaux e in Languedoc-Roussillon) e 9 in altri paesi del mondo (Spagna, Portogallo, Marocco, California, Cile, Argentina, Uruguay e Giappone).
Tra le sue proprietà annovera due Grand Cru Classé (Chateau Pape Clement e La Tour Carnet) e un Saint’Emilion Grand Cru (Chateau Fombrouge). Bernard Magrez inoltre è socio al 50% dell’amico Gerard Depardieu nelle 8 aziende che possiede in Francia, Spagna e Argentina e di cui è distributore in tutto il mondo. Negli stessi anni ha acquisito gli Châteaux che oggi compongono il suo variegato portfolio, cominciando dallo Château Pape Clement che costituisce ancora oggi il fiore all’occhiello delle sue produzioni”. I suoi sono distribuiti in Italia dalla Wine & Spirit di Chiari.
Sarebbe stato simpatico, se non fossi stato impegnato ad Alba nelle degustazioni di Barbaresco & Barolo di Alba Wines Exhibition, partecipare alla conferenza stampa di presentazione accompagnata dalla degustazione di otto vini prodotti negli Châteaux di proprietà di Bernard Magrez, guidata dallo chef sommelier del ristorante La Pergola Marco Reitani (tra questi anche l’eccezionale annata 1986 del Gran Cru Classé Pape Clement), e poi gustare la “colazione al Ristorante La Pergola che, per la prima volta nella sua storia, aprirà eccezionalmente a mezzogiorno”.
Avrei potuto chiedere a Monsieur Magrez un commento ai recenti articoli che l’hanno riguardato, (vedi Decantervedi Wine Business Internationalvedi anche quello che ha scritto sul suo blog il sommelier informatico Andrea Gori) e alla singolare storia della presentazione fatta lo scorso 26 marzo a Parigi, al ristorante di Alain Ducasse presso l’Hotel Plaza Athénée, dove, dicono le cronache, ai giornalisti intervenuti sarebbe stato fatto il grazioso cadeau, inserito graziosamente nel dossier presse, di un orologio griffato Cartier del valore di 1650 euro (1300 sterline – 2500 dollari).
Magrez ha dichiarato di sapere benissimo quello che deve o non deve fare nei confronti dei giornalisti, e di non “essere così stupido da pensare di poterli comprare” con un orologio. Dimostrando, con questa dichiarazione, o di non conoscerli bene o di sopravvalutarli…
Le cronache dicono che alcuni giornalisti hanno rifiutato/restituito il Cartier, altri hanno devoluto in beneficenza l’equivalente del valore del prezioso oggetto ricevuto in omaggio, altri lo hanno accettato dichiarando sdegnosamente che questo gesto, il dono dell’orologio Cartier, non cambierà in alcun modo il comportamento professionale nei confronti delle aziende di Magrez o condizionerà il giudizio sui vini.
Resta il fatto che la scelta del magnate francese è stata molto discussa e ha portato uno dei più seri e influenti wine blogger d’Oltreoceano, Alder Yarrow di Vinographyvedi link – a chiedersi, prendendo lo spunto da un’osservazione fatta da Jancis Robinson nel corso di WineCreator a Ronda in Spagna – vedi – ovvero “We must always remember that we are parasites on the business of winemaking“, a chiedersi se i giornalisti del vino non siano in qualche modo dei “parassiti”, e a titolare il suo eccellente post Wine Critics are Parasites, But That Doesn’t Mean We Can Be Bought, ovvero i critici del vino saranno anche dei parassiti, ma questo non significa che possano essere comprati. Quantomeno non tutti…
Di una cosa, anzi due, sono certo. Che Monsieur Magrez non ha scelto benissimo la data della sua presentazione romana, visto che in quell’occasione molti giornalisti del vino (posso dire i più seri? al gruppo mancherà solo il team del Gambero rosso ed il suo “pontifex maximum” Daniele Cernilli, ma loro e lui non si mischiano al “popolo” dei degustatori e snobbano, come Giacomino Suckling, queste degustazioni…), saranno impegnati ad Alba. Se avesse scelto un’altra data sono persuaso che molti di noi, sicuramente per degustare lo Château Pape Clément 1986, cosa pensate, sarebbero accorsi, puntualissimi, in perfetto orario, eleganti e azzimati a Roma.
In ogni caso non si preoccupi Monsieur Magrez, non avrà problemi a vedere i “parasites”, pardon, molti wine critics italiani o presunti tali, accettare con entusiasmo il suo invito. Chissà quanti, dopo quanto accaduto a Parigi e contando nel bis, non vedono letteralmente l’ora di essere il prossimo 8 maggio all’Hilton di Roma…

0 pensieri su “Bernard Magrez invita e quanti giornalisti “non vedono l’ora” di accettare!

  1. Lei è così sicuro che nessun giornalista del gambero vada ad Alba? In effetti non tutti sono seri e preparati come Lei per stabilire quali sono le degustazioni in cui nessuno si dovrebbe sottrarre…

  2. Ma guarda che modi, capisco una penna MontBlanc con le iniziali, ma un orologio Cartier, per lo piu con il bracciale di acciaio, no, no !
    Gli ingranaggi di tanti Chateau cominciano ad arruginirsi, ma non sara facile sbloccarli come succedeva in passato, punteggi di recensione a tutta forza, e via a gonfie vele con le vendite. Se continua cosi fra un paio di anni la meta’ delle cantine della parte sud-Francia sono alla chiusura.
    Angelo (Ontario-Canada)

  3. “Magrez ha dichiarato di sapere benissimo quello che deve o non deve fare nei confronti dei giornalisti, e di non “essere così stupido da pensare di poterli comprare” con un orologio”. Allora, mi chiedo, perché fare un regalo così sontuoso. E non è una domanda retorica. Visto che non c’era nulla da dimostrare, bastava un regalo (molto) meno costoso. Credo che nessun giornalista si sarebbe lamentato. O no? 😉

  4. 1 non concordo con la Robinson. I giornalisti non sono “parassiti”. Sono un filtro tra produzione e consumatori.
    2 non concordo manco con te. Ad Alba non ci sono tutti i giornalisti migliori. E’ vero che ci sono solo bravi giornalisti. Ma non tutti i più bravi.

  5. ripensandoci. La concezione della Robinson è sorprendente – in negativo – in bocca a lei. E’ una concezione molto sufficiente, e anche snob. La vedo bene in bocca ad una come la Baresani, e non ad uno dei maggiori critici di vino der monno, che deve avere del proprio mestiere una visione ben più alta.

  6. penso che l’inaugurazione di San Giovanni sul garda, a modo suo, sia stata comunque un bell’evento. Non a questi livelli, però il lugana ha ancora molto da dire, secondo me.

  7. @Davide;
    Fuori corso, ma la nota Lugana e interessante.
    Ma il Lugana di chi, ha molto da dire ?
    Secondo me non c’e ne abbastanza da soddisfare la consumazione locale, sono stato 2 giorni a Peschiera e nei ristoranti non bevevano altro !
    Saluti
    Angelo

  8. L’imbastardimento clonale dovuto ad acquisti incauti di barbatelle per i vigneti di Lugana e’ cosa nota, trita e ritrita, tanto che si dovranno rifare delle selezioni oppure quel vino diventera’ sempre piu’ un verdicchio travestito. Ma si sa, la barrique e’ il chiodo fisso di produttori che non vedono altro che sbarcare come Colombo in America con un bel Lugana che sa tanto di legno, altro che “ancora molto da dire”….

  9. Un “omaggio” così costoso è comunque imbarazzante per qualsiasi giornalista, quindi non va fatto e soprattutto non va accettato. Nella professione va preservata non solo la sostanza ma anche l’apparenza e un regalo da 1600 euro sa troppo di “paga”, anche se poi uno non si fa minimamente influenzare.
    E’ però altrettanto chiaro che il 90% degli omaggiati finirà per accettare, un po’ per avidità, un po’ per ingenuità, un po’ perchè “tanto lo fano tutti”, un po’ perchè “tanto non mi faccio condizionare”.
    Personalmente non appartengo alla schiera di quei superciliosi che si scandalizzano e gridano alla corruzione se per Natale uno riceve un cartone da sei bottiglie (la qualità e la serietà del lavoro si misurano su altri parametri e chi è al di sopra dei sospetti non ha nulla da temere per qualche cartone di vino), ma non c’è dubbio che le esagerazioni andrebbero evitate se poi non sdi vuole incappare in critiche e legittimi sospetti.
    La questione, credetemi, è molto semplice. Prima di tutto è di dignità. Se uno mi offre un Cartier come premio per aver partecipato a una conferenza stampa, non deve aspettarsi che lo accetti. O se pensa che lo accetti farebbe prima e meglio a mandarmelo a casa senza tanta pubblicità, che bisogno c’è di tanto inopportuno chiasso?
    Il fatto è che la simpatia di tanti pseudogiornalisti del settore (e non) la si è conquistata a colpi di semplici cartoni di vino (o di ricchi contratti pubblicitari con la testata a cui appartengono…).
    Chi ha orecchie per intendere, intenda.
    Saluti,

    Stefano Tesi

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