Brunello, fondamentale obbligo di chiarezza nei confronti del consumatore

Ho imparato una cosa molto interessante e sorprendente non poco nel corso delle due serate, a Modena e poi nel sud campano, a Caserta, dove ho avuto modo di presentare, ad un centinaio di persone accorse ad ognuno dei due incontri, organizzati dalle delegazioni A.I.S. delle due città, un interessante campionario del vino più discusso e chiacchierato del momento, il Brunello di Montalcino.
Nonostante il suo blasone, la sua fama, del tutto meritata, di grande tra i grandi vini rossi italiani, di re dei vini di Toscana e di quelli espressione di quella uva splendida e difficile che è il Sangiovese, il Brunello mi è sembrato, dalle reazioni degli appassionati che hanno animato, con la loro attenzione, il loro entusiasmo, la loro trasparente voglia di saperne di più, un vino ancora poco noto, con il quale, sarà che è importante, sarà che è costoso, che è vino da abbinamenti impegnativi, non è ancora scattata una piena confidenza.
E’ bastato difatti che scegliessi, per la serata modenese, otto vini e cinque (che si sono “incontrati-scontrati” anche con tre Barolo) per la serata casertana, per vedere, dalle reazioni del pubblico, dalle domande fatte, dalle osservazioni alla degustazione, quanto il Brunello fosse, alla prova dei fatti, un vino in grado di farsi capire, dotato di un equilibrio, di una piacevolezza, ma anche di un carattere suo proprio, tale da renderlo diverso dai soliti vini che vanno per la maggiore e quindi intrigante, meritevole di essere “ascoltato” con attenzione.
Questo nonostante i vini scelti, 13 vini, in totale, fossero tutti espressione di un’annata non certo trascinante, indimenticabile e mitica com’è il 2003, e nonostante avessi scelto vini, di piccole e medie aziende, che non vogliono rappresentare in alcun modo “l’avanguardia” brunellesca, ma che compongono quel tessuto produttivo, solido, diversificato, impegnato, ricco di sfumature, di diversificazioni, di stili e sensibilità diverse, che rappresenta la forza e la ricchezza del mondo produttivo ilcinese.
Non avevo scelto i fuoriclasse, quei pochi nomi, Case Basse, Poggio di Sotto, Giulio Salvioni La Cerbaiola, Diego Molinari La Cerbaiona, Il Greppo Biondi Santi, che rappresentano “la crème”, l’aristocrazia, il Gotha del panorama di Montalcino e che fanno davvero “la differenza” nel mondo del Brunello.
Avevo scelto, invece, aziende storiche anche di dimensioni importanti come Col d’Orcia e Il Poggione, o più contenute come Lisini, oppure aziende di piccole dimensioni, molto legate al territorio ed espressione fedele dell’esprit ilcinese, come Capanna, Il Colle, Gianni Brunelli, Gorelli Le Potazzine, Il Marroneto, Tenuta di Sesta, Pinino, Citille di Sopra, Uccelliera, il sorprendente Pecci Celestino, i cui vini o conoscevo da tempo e pertanto costituivano per me una garanzia, oppure mi avevano particolarmente colpito lo scorso febbraio, durante Benvenuto Brunello, tanto da indurmi a tenerli in seria considerazione per articoli sul Brunello 2003 o per qualche degustazione.
Vini “normali”, seri, solidi, senza fronzoli né grilli per la testa, dai prezzi abbordabili e umani, ben lontani dai prezzi stellari richiesti da vini che ora si trovano nella bufera, oppure i cui produttori pregano ogni mattina che Dio e Bacco mandano in terra, di non vedersi coinvolti, perché sanno benissimo quello che hanno fatto e quali regole, non solo quelle legate all’osservanza del disciplinare di produzione, ma quelle legate al vivere civile, alla correttezza dei comportamenti, al rispetto del consumatore pagante, dei colleghi vignaioli che le leggi le rispettano, hanno spudoratamente infranto.
Ho scelto questi vini, ma avrei potuto benissimo sceglierne altrettanti e altrettanti ancora, a dimostrazione del fatto che se le cose non vanno e non sono andate in questi anni ai vertici, nella conduzione del Consorzio, non solo con quella attuale, ma con la precedente lunga presidenza, tanto gradita a qualche “mammasantissima”, la base invece, il corpo produttivo di Montalcino, tolte “le mele marce”, i furbetti, gli spregiudicati, quelli che pensavano di essere intoccabili e che potessero fare qualsiasi cosa facendola franca (e magari con il plauso di tanta stampa ottusa e collusa), è sanissimo e merita ben altri rappresentanti e dirigenti a livello consortile.
E soprattutto una chiarezza di comportamenti, in questa strana oscura vicenda, dove ogni giorno circolano le voci più disparate di ricerche di “soluzioni politiche”, di trattative in corso per limitare i danni, di patteggiamenti, di manovre sotterranee per fare in modo che a questa presidenza e a questo consiglio del Consorzio ne subentri un’altra ancora più gradita a “lor signori” e ai loro amici e protettori, che ancora oggi appartiene alla sfera dei desideri o delle utopie, più che alla realtà.
Proponendo questi Brunello “veri”, seri, profumati di Sangiovese e di territorio ilcinese, vini e aziende e al di sopra di qualsiasi sospetto, aziende sulle quali metterei la mano sul fuoco sicuro di non scottarmi, ho pensato che queste donne, questi uomini che li hanno creati con grande fatica, pazienza, amore, credendo nel Sangiovese ed in Montalcino, aspirando ad un’immagine del loro paese pulita e schietta e non certo toccata da scandali enologici, meritassero molto più rispetto e che il loro lavoro, il lavoro di tanti altri come loro, debba essere sottolineato, fatto conoscere, divulgato. Con competenza, entusiasmo, passione, perché far conoscere i grandi vini, consentire agli appassionati di dar loro del tu ed entrare con loro in sintonia, cogliendone le ragioni, la verità, la forza, dovrebbe essere compito di ogni comunicatore del vino, giornalista, sommelier, compilatore di guide, degno di questo nome.
E meriterebbero, i produttori seri di Montalcino, che sono e restano la maggioranza, che reputano aggiungere del Merlot o altre uve al Sangiovese da Brunello non una leggerezza, ma una solenne bischerata e un gesto enologicamente e strategicamente insensato, anche una classe politica, di qualsiasi colore, migliore dell’attuale, dove non accada che alcuni parlamentari si adoperino, come si stanno adoperando, facendo pressione sul ministro delle Risorse Agricole, per un colpo di spugna, e altri, come il fiorentino Riccardo Migliori, esponente di AN e oggi del Pdl, arrivino a presentare una interrogazione ai ministri dell’Agricoltura, delle Attività Produttive e degli Esteri chiedendo “quali iniziative intende prendere il governo nell’informazione e per il sostegno del Brunello” e affermando, senza arrossire per quanto dicono, e non cogliendo la leggerezza delle loro parole, che “é in atto sul piano mediatico internazionale, un’opera di disinformazione circa una inchiesta in corso da parte della magistratura senese nei confronti del rispetto rigoroso dell’attuale disciplinare delle produzioni del vino Brunello di Montalcino, con perniciose conseguenze per i produttori, l’agricoltura e la filiera commerciale connessa”.
In particolare si adombrano indirettamente insussistenti “adulterazioni” e “sofisticazioni” in parte all’origine della ventilata volontà del Governo Usa addirittura di bloccare in quel paese le esportazioni del Brunello di Montalcino”.
Ragioni, se così si può dire, quelle del parlamentare fiorentino (al quale andrebbe forse detto che la campagna elettorale è finita e non c’è più bisogno di andare in cerca di voti…), che sembrerebbero più farina del sacco di qualche potente finito nell’occhio dei ciclone, che un ragionamento raziocinante e serio, rispettoso della realtà delle cose, di un rappresentante del popolo, mandato dai cittadini in Parlamento per curare i loro interessi. Il 30 maggio il “popolo del Brunello”, il vasto mondo produttivo, sarà ancora chiamato a riunione, a decidere se approvare un bilancio, che per alcuni sarebbe meglio bocciare, se rinnovare la fiducia ad un Consorzio e ad un consiglio di amministrazione, formato anche da rappresentanti di aziende finite sotto inchiesta, che secondo alcuni sarebbe opportuno rimuovere per affidarsi a figure nuove, ad un garante, se non ad un vero e proprio commissario nominato dal ministero.
Comunque vada, quali che siano le decisioni, anche su tolleranze e indulgenze ampie nei confronti di chi ha sbagliato, non per caso, ma sapendo bene quello che faceva, l’importante è che la parte sana del Brunello, i tanti produttori seri, vengano tutelati e salvaguardati e non posti nella condizione, difficile ma inevitabile se non ci fossero alternative, di cercare ospitalità altrove cercando nuove forme associative che meglio difendano e rispettino il loro lavoro.
E che ci si ricordi che quel consumatore, gli appassionati desiderosi di saperne di più e colpiti dalla capacità dei vini di farsi capire e di dare emozioni incontrati a Modena e Caserta, i tanti che nel mondo, nonostante tutto, continuano a credere al Brunello di Montalcino come ad un grande vino vero e sincero, profumato di Sangiovese e di territorio, merita rispetto.
Perché nessun amore, anche il più intenso, è eterno e incrollabile ed in grado di resistere a cocenti delusioni, ad una pratica di menzogne diffuse, di falsità, spacciata per verità…

0 pensieri su “Brunello, fondamentale obbligo di chiarezza nei confronti del consumatore

  1. grazie, a nome dei molti appassionati consumatori e enotecari, per l’articolo chiaro ed equilibrato.
    un articolo che fa capire che ce la prendiamo tanto per due ragioni: perché ci piace questo vino nella sua espressione più genuina e raffinata, ben sapendo che non è un ‘qualsiasi’ vino, e perché capiamo profondamente il lavoro di chi lo produce non solo perché è ‘un business’.
    che i produttori seri siano tutelati è il minimo che si possa chiedere a ministri e amministratori.
    nessuna guerra di religione, solo correttezza, rispetto delle regole, e una ciambella di salvataggio (non un cambio di disciplinare neh!), perché siano tutelati i lavoratori INCOLPEVOLI delle aziende che hanno commesso infrazioni, scorrettezze, frodi o altri reati.
    il brunello ha tanta strada davanti, per farsi conoscere nel modo giusto da alcuni milioni di consumatori emergenti. ci vogliono più onestà e coraggio.
    grazie.

  2. “il corpo produttivo di Montalcino, tolte “le mele marce”,i furbetti, gli spregiudicati, quelli che pensavano di essere intoccabili e che potessero fare qualsiasi cosa facendola franca (e magari con il plauso di tanta stampa ottusa e collusa), è sanissimo e merita ben altri rappresentanti e dirigenti a livello consortile.”
    e magari meriterebbe anche una stampa e dei giornalisti DEGNI di questo nome… persone, perchè i giornalisti sono persone e non DEI che si arrogano il diritto di decidere (a che titolo?) quale sia il MIGLIOR VINO in quanto il gusto è soggettivo, persone dicevo che hanno anche l’umiltà di dire di aver sbagliato in tutti questi anni a pontificare quali fossero le linee di questo vino.
    montalcino, e lo sa chi lo conosce, ha un territorio meraviglioso pieno di sfaccettature cromatiche e di gusti che si ritrovano tutte nel bicchiere, che possono essere pungenti e spigolose o dolci e complesse, profumate o tanniche…
    BASTA con questo terrorismo, BASTA con tutta questa caccia all’untore! SE qualcuno ha sbagliato è giusto che paghi, ma in Italia, mi pareva, gli indagati NON sono colpevoli fin quando non sono stati condannati da un tribunale e non da media capaci solo di tirar fango su chi davvero ci suda sotto questo sole toscano!

  3. L’onorevole Susanna Cenni, (ex assessore regionale all’agricoltura in Toscana) insieme ad altri onorevoli, ha presentato una richiesta al nuovo ministro dell’agricoltura Zaia, affinchè venga sbloccata la partenza verso gli Usa di vari container di vino di aziende che non sono state toccate dall’inchiesta.
    Succede questo, a causa di qualche furbetto, è tutto l’insieme Brunello a risentirne, non va bene.
    Così come non va bene e ribatto che non vi siano dei colpi di spugna verso coloro non hanno rispettato il disciplinare di produzione.
    Se hanno sbagliato, è giusto che il loro vino venga declassato ad Igt Toscana.

  4. Grazie Franco continua a difendere i Brunelli veri.
    Riguardo agli starnazzi di certe aquile politiche italiote l’azione del TTB non solo e’ atto dovuto in caso di ipotesi di frode di commercio ma, a termini di legge, potrebbe partire anche un’inchiesta Federale sul vino gia’ negli USA in questo momento. Come dire che per il momento l’azione e’ stata volutamente protettiva verso un paese amico.

  5. Giusto Silvia, vini “taroccati” non ce ne sono, se li sono inventati tutti i giornalisti malfidati e la magistratura che congiura contro gli onesti produttori che faticano e sudano sotto il sole toscano… Che pena!

  6. non ho detto questo!
    ma solo che è GRAZIE ai giornalisti se all’onor di cronaca e del mercato andavano bene i vini taroccati (ancora da dimostrare!)
    chi ha sempre lavorato bene continua a farlo!!! ma si vede chiuse le strade perchè i NOSTRI giornalisti, come sempre, hanno fatto “di tutt’erba un fascio”.
    ma si sa in italia si parla sempre e solo di chi sbaglia e rarissimamente di chi fa bene! (tranne che di alcuni nomi…. amici?)
    certo non è notizia, non fa vendere giornali nè leggere i blog!
    pena la fa chi crede di avere la verità in mano sull’ipotetico sentito dire, o alla bandiera “io lo dicevo…”
    la magistratura sta facendo il suo lavoro, e aggiungo grazie a Dio…
    i giornalisti? agitano le acque.. o forse farei meglio a dire il vino?
    attenzione, qualcuno non è filtrato!!!

  7. Silvia, ma lei sa leggere? Viene a fare lezioncine stucchevoli e senza costrutto su questo blog condotto da chi ha sempre fatto differenza tra i vini veri, quelli profumati di Sangiovese e di terroir di Montalcino, e quelli taroccati nei modi più spregiudicati? Si informi, prima di parlare a vanvera come ha fatto, e rivolga altrove, ai giornalosti, come li chiamava il mio grande maestro Germano Pellizzoni, che ho definito ottusi e collusi, perché pur accorgendosi, e se ne accorgevano, che in certi “Brunello” non c’era solo Sangiovese non hanno mosso un dito e hanno taciuto, e quei vini li hanno addirittura premiati. Glielo ripeto, si informi, se vuole le mando i link ad una serie di miei articoli pubblicati già anni fa su WineReport, prima di venire a dare inutili bacchettate a me…

  8. @Silvia
    Seguo, meglio leggo, Ziliani da anni e ammetto che a volte è simpatico come il morbillo d’estate, ma Le assicuro che da sempre ha sostenuto la tipicità di ogni nostro buon vino italico e il suo fervore contro ogni mistificazione enoica lo ha reso quel che è. Questo mio intervento non vuole essere la sviolinata del caso, anzi, però sono certo che se è vero come è vero che c’è stata da parte di certi media,che definirei ‘terroristi’, c’è anche, anzi ne è la maggior parte, un’informazione sopra le righe, sopra i cori, sincera e appassionata.Tutti noi vogliamo e crediamo a produttori onesti,saggi e caparbiamente legati a territori e disciplinari, fatti, vorrei ricordare, anche dagli stessi vignaioli.
    Si fidi. . . Ziliani con i suoi ‘graffi’ e molto più semplicemente tutti noi, i consumatori, l’ultimo anello di questa meravigliosa catena, siamo con Lei.
    Cordialità.

  9. Buonasera.
    Gentilissima Silvia, se lei è chi spero che sia (e dall’ardore potrebbe esserlo), saluto la figlia di un vero grande uomo.
    Buonasera.

  10. Chiedo scusa,probabilmente mi sono espresso male.
    Non volevo fare battute o provocazioni.
    Chiedevo se qualcuno sa a cosa andrebbero incontro i produttori rispettosi delle regole nel caso di disaccordo con il consorzio.
    Leggendo gli articoli di Ziliani e i commenti a questi,sembra che questo consorzio sia…non proprio il bene del Brunello!

  11. Rea… Silvia?
    Scherzo. Di Silvie ne conosco soltanto tre. Ma sono una piu’ in gamba dell’altra. Nessuna pero’ e’ in gamba come il nostro “morbillo d’estate” , azzeccatissima definizione dell’ottimo Gianni. Da quando hai la pancetta, che si nota piuttosto bene nelle ultime foto, caro Franco, non c’e’ piu’ rispetto…

  12. Vuoi vedere che con l’andazzo italiota che ci ritroviamo, i produttori onesti saranno costretti ad inventare una cosa simile al Olio di Veronelli (www.oliosecondoveronelli.it) , esempio BrunellocomeideatodaBiondiSanti, con cui i produttori garantiscono l’assoluta “Brunellità” del loro vino, il tutto alla faccia dei soloni?
    Max Pigiamino Perbellini

  13. e per finire in Piemonte si cerca di mettere una fascetta come alle DOCG anche alle DOC.
    Questo, dicono i consorzi, per aumentare i controlli (l’immagine dei controlli…) e le entrate dei Consorzi che per passare un fax alle Camere di Commercio che realmente fanno prelievi e controlli, prendono o,648 euro ad ettolitro….. fatevi voi i conti.
    Andazzo italiota? mio figlio alcuni anni fa ha tradotto questo termine in Italia Idiota…. aveva 5 anni, ma capiva perfettamente!
    Per cui ancora una volta, tanto di cappello al “morbillo d’estate”, che non percepisce tangenti legalizzate o illegalizzate.

  14. per ora mi pare che le nubi si addensino solo sulla testa di quelli che fanno il brunello secondo le regole.
    altri siedono tranquilli nel consiglio del consorzio di TUTELA (ma di che cosa?!)essendo inquisiti. l’unico inquisito che ha avuto il buon senso di dichiararlo davanti all’assemblea è il presidente del consorzio.
    un presidente sfortunato, perché si ritrova sulle braccia la patatona infracicata da almeno un decennio di lavorii.

    intanto quelli che hanno fatto in modo corretto rischiano di vedersi bloccare il vino.
    ma che c’entrano i giornalisti in tutto ciò?
    mi sembra che nel nostro paese l’idea di giornalismo sia un po’ rudimentale.
    devono i giornalisti tacere, se vengono a conoscenza di una schifezza?
    napoli è colpa dei giornalisti?
    se la procura ha mandato avvisi a destra e a manca è colpa del giornalismo?
    o delle cisterne che giravano nottetempo e venivano fermate dalla forestale?
    o di quelli che piantavano le vigne mettendo torno torno il sangiovese e in mezzo il cabernet o cos’altro, che poi d’autunno le foglie creavano un bell’effetto quilt?

    “velenitaly” invece è stata una vera bastardata, anzi un regolamento di conti, ma tra politici. i giornalisti hanno solo eseguito, mi sembra talmente evidente.
    ma “velenitaly” non è ‘colpa’di quelli che vogliono tutelare davvero il brunello, né di Soldera (che più probabilmente è spaventato dallo scempio che si sta facendo di montalcino e del brunello, in ragione degli interessi di pochi furbacchioni), né di chi ha denunciato le irregolarità.
    cari compagni, da che mondo è mondo, le irregolarità si denunciano, oppure se ne diventa complici. o no?

  15. bravissima Giorgia, lucida come sempre. E mi auguro che una lucidità come la tua guidi domani le decisioni dei produttori del Brunello, in occasione dell’importante riunione che li aspetta…

  16. a conferma del clima ‘italiano’, in merito ai temi della giustizia e del ‘rispetto delle regole’, sento al giornale radio rai che le aziende incriminate per la monnezza napoletana si sono ribellate facendo dichiarazioni contro i magistrati che le inquisiscono e che facendolo “sono all’origine del problema monnezza”.
    credo che il nostro paese abbia perso il senso della realtà.
    in nome dei soldi.

  17. … Giorgia, magari potrebbero fare così le aziende sotto inchiesta a Montalcino, ricusando i magistrati, dicendo che si sono inventati tutto, con la collaborazione di qualche giornalista fedifrago (quorum ego), al soldo di qualche fanatico purista…
    ecco come viene data oggi, nelle news di Yahoo, la notizia dello slittamento al 23 giugno della data entro la quale le autorità americane vogliono comunicazioni precise e chiarezza dagli italiani e dal Consorzio di Montalcino sull’affaire Brunello:
    http://it.notizie.yahoo.com/rtrs/20080530/tts-bando-brunello-usa-ca02f96.html
    p.s. ecco invece come Wine Spectator.com dà la notizia del rinvio:
    “The U.S. Alcohol and Tobacco and Trade Bureau (TTB) has given Brunello di Montalcino producers two extra weeks to prove their wines are pure Sangiovese. According to a spokesman for the federal agency, which collects excise taxes and ensures that wines are labeled, advertised and marketed according to the law, the TTB extended its threatened cut-off date for Brunello imports into the U.S. from June 9 to June 23. The Consorzio del Vino Brunello di Montalcino now has until that date to certify that any bottle of Brunello di Montalcino imported into the United States is made from 100 percent Sangiovese. Without certification by laboratory analysis or a statement from the Italian government, the wines cannot be sold in America. Italy’s prized Sangiovese red is currently involved in a high-profile fraud inquiry, as a Siena magistrate investigates whether some Montalcino wineries are using other grapes such as Cabernet Sauvignon or Merlot. Producers under suspicion are contesting the investigation. According to Art Resnick, spokesman for the TTB, agency officials granted an Italian request for a delay due to the recent Italian elections and the transition of a new government headed by Prime Minister Silvio Berlusconi. Also, agency officials are traveling to Italy during the week of June 12 for a conference for FIVS, an international federation of wine, spirits and beer industry members, and have accepted an invitation to meet in Rome with members of the Italian government and the Brunello Consorzio while in the country. According to Resnick, the conference was long scheduled, so the agency was happy to grant the meeting while their officials were in Italy.
    The TTB originally sent a letter to the Italian embassy in Washington outlining the terms of its potential boycott on May 7, after, Resnick said, repeated requests for a list of the wineries involved in the inquiry were ignored. “We’re still waiting for the list of producers,” said Resnick. The TTB hopes their Italian counterparts will hand it over at the Rome meeting.
    “We [still] cannot give the list,” said Stefano Campitelli, director of the Brunello Consorzio, “because we actually don’t have it ourselves. The inquiry is still underway and there have been no official results yet.”
    Campitelli added that the wines under question have been sequestered by the magistrate as part of the ongoing inquiry and would not be exported to the U.S. anyway. “In reality, these wines are under lock and key in the winery and cannot be released onto the market.” A ban on imports would be a severe blow to Montalcino’s winemaking community as the U.S. imports roughly 25 percent of the entire annual production of Brunello.
    “The new date gives us a bit of room,” said Campitelli, “but it’s still too close for us to be able to initiate the kind of tests they were asking for. You would need months for that.” “.

  18. Giorgia, che conosco e apprezzo, sarebbe davvero un’ottima presidente e tutelerebbe gli interessi di tutti i produttori onesti di Montalcino molto meglio di come stia facendo l’attuale presidente e di come abbia fatto il suo predecessore…

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