Brunellopoli: appello al Ministro delle Politiche agricole e forestali Luca Zaia

Egregio Signor Ministro Zaia, pur non essendo un elettore né un militante di quella Lega nord di cui lei è importante esponente e per la quale ha rivestito le cariche di Presidente della Provincia di Treviso, vice presidente della Regione Veneto, nonché assessore all’agricoltura e al turismo, ho salutato con favore la sua nomina a Ministro delle Politiche agricole e forestali.
Dopo una lunga serie di ministri agricoli tutti nativi del Sud, ho pensato e penso tuttora che il ricambio con un uomo del Nord, espressione di una forza politica sicuramente meno coinvolta di altre (attualmente al governo o all’opposizione) in quell’intreccio di interessi economico-finanziari, confessabili e inconfessabili, che condiziona da tempo le politiche agricole italiane avrebbe fatto del bene alla agricoltura italiana tutta, quella del Nord, ma anche e soprattutto a quella del nostro amato Meridione.
Venendo a quei temi vinicoli di cui m’interesso e di cui mi occupo, ho anche pensato che un esponente della Lega nord sarebbe stato molto meno sensibile alle varie sirene che per motivi vari spingono per una soluzione “politica” del caso Brunellopoli.
Proprio perché uomo della Lega, forza che ha sempre dichiarato di essere attenta e sensibile agli interessi e alle sorti di quella rete di piccoli imprenditori, che formano il tessuto connettivo e la forza di larga parte dell’economia italiana, e che costituiscono lo zoccolo duro, la trama fatta di energia, esperienze, savoir faire, del mondo produttivo di Montalcino.
Dove esistono e operano anche grandi aziende che producono centinaia di migliaia di bottiglie di Brunello e hanno oggettivamente contribuito a diffonderne il nome (non si sa bene se la sua più fedele immagine…) nel mondo, ma costituiscono una minoranza rispetto ad una maggioranza di protagonisti che sono piccole e medie aziende agricole dalle produzioni, dai fatturati, dai mercati, molto più contenuti.
Bene, come appare sempre più chiaro a tutti, come viene da più parti chiesto, anche da parte di chi punterebbe ad una sorta di sanatoria, di indulto, di “scurdammoce ‘o passato” e soprattutto i propri errori, si punta ad una soluzione “politica” della vicenda.
L’ha chiesta ad esempio, settimana scorsa, il “tavolo di confronto”, formato da Regione Toscana, Provincia di Seina, Comunità Montana Amiata Val d’Orcia e associazioni di categoria varie, “tutti concordi nel chiedere un incontro con il Ministero per le Politiche Agricole e Forestali e con il Ministero del Commercio Internazionale con il preciso intento di fare chiarezza sulla questione e sostenere le esportazioni del Brunello negli Usa come nel resto del mondo”.
Di fronte al rischio di un blocco delle importazioni del Brunello di Montalcino negli Usa (che com’è noto assorbono un quarto dell’intera produzione del pregiato vino base Sangiovese di Montalcino”, blocco causato dal semplice fatto che alle autorità americane non sono state fornite le risposte che giustamente chiedevano, ovvero di disporre di un elenco aggiornato e completo di tutte le aziende di Montalcino coinvolte nell’inchiesta, in altre parole informazioni riguardo i nomi dei produttori, delle aziende, e delle annate coinvolte nell’uso dell’etichettatura sbagliata di Brunello di Montalcino per i loro prodotti”, tutti improvvisamente hanno capito che non si poteva continuare a fare finta di niente.
Che il silenzio, l’indifferenza, la risoluta non trasparenza nei comportamenti e nelle decisioni erano solo un pericolosissimo scherzare con un fuoco che rischia di travolgere non solo poche aziende, ma l’intero comparto produttivo di Montalcino. Composto, a larghissima maggioranza, Signor Ministro, di aziende serie, che hanno rispettato le regole del disciplinare di produzione approvato dagli stessi produttori e non calato dall’alto, aziende che lavorano, producono ricchezza per se e per gli altri, danno lavoro a tante persone, e hanno contribuito a creare la ridente economia, basata in larga parte sul vino e sul turismo del vino, di Montalcino.
Qualcuno continua a sbagliare i toni,
e sbagliano di grosso l’assessore all’agricoltura della Provincia di Siena Claudio Galletti, il sindaco di Montalcino Maurizio Buffi e il presidente della Comunità Montana Giuliano Simonetti affermando, nel comunicato stampa emesso al termine del summit, che “negli ultimi tempi si sta creando un clima generale di attacco al made in Italy e ai prodotti d’eccellenza dell’enogastronomia senese”.
Qui l’attacco, in verità, l’hanno portato le aziende che non hanno rispettato le regole, che hanno liberamente interpretato il Brunello secondo loro comodo e interesse commerciale, che hanno pensato di essere intoccabili e impunite e oggi, per fare in modo che questa triste vicenda si chiuda anzitempo e senza troppi fastidi, agitano, strumentalmente, lo spettro dei licenziamenti e della cassa integrazione cui sarebbero costretti se ai loro vini, bloccati o costretti al declassamento se volessero tornare in circolazione, non fosse invece consentito di tornare sul mercato con il trionfante nome Brunello di Montalcino ben stampato in etichetta.
Giusto quindi, “esprimendo preoccupazione ed allarmismo per la situazione sui mercati che si è venuta a creare”, pensare di “intraprendere un’azione congiunta tra istituzioni ed associazioni di categoria che possa tutelare tutti quei produttori che hanno fatto e continuano a fare della qualità il miglior biglietto da visita delle proprie produzioni”, chiedere “un incontro con i Ministeri competenti” e mirare “ad un lavoro comune anche sul territorio” concordando “anche un incontro a breve con il Consiglio di Amministrazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino che si svolgerà presso il Comune di Montalcino in un’ottica di unità di intenti e di prospettive che vada a vantaggio di tutte le aziende e di tutti gli imprenditori sostenendo anche l’economia del territorio”.
Giustissimo anche, Signor Ministro delle Politiche agricole e forestali, che lei ascolti tutti, che si faccia un’idea la più ampia e circostanziata possibile su quello che è accaduto, sulla posta in gioco, dalla questione dei Brunello “taroccati” alle vicende, come racconta bene (leggete qui) sul sito Internet WineSurf il collega Carlo Macchi, relative ad un ipotetico uso disinvolto di fondi comunitari.
Ho letto pertanto con piacere la dichiarazione Ansa di lunedì sera, dove si scrive che “il ministro per le politiche agricole Luca Zaia ha detto che si sta “lavorando a pieno regime per cercare di semplificare l’esportazione del Brunello negli Usa“.
Giustissimo fare “un grande lavoro di diplomazia” tessendo una rete di “relazioni che mi auguro siano positive” facendo viti “che questa vicenda non vada poi ad incidere su quella che è l’esportazione complessiva di altri prodotti verso gli Stati Uniti“.
Evitare pertanto “il blocco del Brunello” e “non far ricadere anche questa discussione nella polemica della mancanza di sicurezza alimentare, come il caso della mozzarella alla diossina o di altri ragionamenti che sono stati fatti in questi mesi e che hanno penalizzato il prodotto italiano“.
Ascolti tutti Signor Ministro, si informi, legga dossier sulla vicenda preparati dai suoi funzionari al ministero, e sugli echi che ha avuto sulla stampa, italiana e internazionale, su carta e su Internet, ma mi permetto di pregarla di mantenere quella libertà da condizionamenti e quella “purezza” e diversità nei comportamenti che molti italiani che hanno dato il loro voto alla maggioranza che è uscita nettamente vincitrice dalle elezioni sono persuasi che la forza politica di cui lei è oggi esponente al governo sia dotata e di cui debba dare prova nel difficilissimo lavoro alla testa dei vari ministeri, chiave, toccati agli uomini della Lega.
Credo che i suoi elettori, gli elettori che hanno votato Lega nord persuasi che gli uomini di Bossi avrebbero portato al governo centrale stili e comportamenti diversi, atteggiamenti chiari e non compromissori, soluzioni nette, concrete e non pasticciate, ma anche tanti italiani che pur non avendovi votato guardano, come me, con curiosità, senza preconcetti e onestà intellettuale a quello che potrete e vorrete fare, non riuscirebbero a capire, a digerire, ad accettare una soluzione che nel nome, più volte agitato, dei superiori interessi nazionali, dell’economia di Montalcino, del prestigio e del blasone del Brunello di Montalcino, si presentasse come una sorta di colpo di spugna dove “poiché tutti sono colpevoli nessuno è colpevole”.
Pur con tutti i garantismi del caso pertanto, lasciando che l’inchiesta prosegua e appuri sino in fondo tutte le responsabilità, che si arrivi a delle condanne, se verranno appurate effettive accertate, comprovate responsabilità penali, non si può però pensare di nascondere quello che è accaduto, quello che da anni avveniva impunemente, alla faccia delle leggi, della decenza, del buon senso, con una sorta di provvedimento “ad personam”, fatto non per tutelare gli interessi di tutta l’economia vitivinicola di Montalcino, ramificata, attiva, operosa, sana, ma per “salvare” qualche singola realtà importante, blasonata, ricca e potente che oggi si trova in difficoltà.
Un provvedimento del genere lo si potrebbe “capire” e tollerare da parte di un governo dei tanti, dei troppi, di vario colore e orientamento politico, che si sono succeduti negli ultimi venti, trent’anni.
Non sarebbe invece concepibile e tollerabile e stonerebbe di brutto se portasse la firma di un Ministro delle Risorse agricole veneto ed esponente della Lega Nord, e di un governo che conta su una larga maggioranza e da cui tantissimi italiani si attendono uno stile nuovo, una nuova moralità, un pragmatismo e un’efficienza nuovi nell’affrontare e risolvere i problemi.
Non si dimentichi poi, Signor Ministro, che, cosa ancora più importante, sarebbe il mondo dei consumatori italiani ed esteri, quelli che sborsando fior di euro, dollari, sterline, yen hanno determinato il successo commerciale ed il prestigio del Brunello di Montalcino, a non capire, a non accettare, a rifiutare – in un modo molto semplice, smettendo di acquistare Brunello – una “soluzione all’italiana” che confermasse, per l’ennesima volta, come in questo beneamato Paese le regole e le leggi sono fatte soprattutto per essere aggirate e non essere tenute in seria considerazione.
Questa vasta comunità di appassionati, di addetti ai lavori (parli con importatori e commercianti di vini negli States e senta cosa cosa dicono) pretende dal mondo del Brunello, dai produttori in primis, dal Consorzio, ma anche dalle autorità politiche italiane, e da lei, Signor Ministro, decisioni chiare, trasparenti, oneste, comportamenti conseguenti e utili davvero a riaffermare la grandezza del Brunello di Montalcino, la sua diversità dai tanti vini che vengono prodotti in Toscana e in Italia, la sua unicità, a tutelare gli interessi dei tanti produttori, sono oltre duecento, che ne formano il tessuto connettivo.
Parli con tutti dunque, Ministro Zaia, riceva tutti coloro che sostengono di avere la soluzione giusta per risolvere questo maledetto pasticcio che qualcuno, una minoranza egoista e poco attenta all’interesse generale e dimentica che una denominazione è un patrimonio collettivo, non solo di qualche ricco e potente, ha contribuito a creare.
Ma poi, ascoltati doverosamente tutti, decida di testa sua, con quello stile, quella diversità di comportamenti, con quella siderale lontananza da soluzioni pasticciate, che l’Italia, non solo quella del vino, si attende non dall’ennesimo ministro democristiano o post democristiano, comunista o post comunista, ma dal primo ministro di una forza politica che si definisce nuova, alternativa e perché no? “rivoluzionaria” come la Lega.
Firmare un colpo di spugna sul caso Brunellopoli sarebbe la peggiore delle partenze per il suo operato di Ministro…

0 pensieri su “Brunellopoli: appello al Ministro delle Politiche agricole e forestali Luca Zaia

  1. Mi auguro Franco che il nuovo Ministro sappia ascoltare prima di tutto le persone che parlano per amore del brunello e non per interessi commerciali e gusto dei clienti da accontentare. Dietro al Brunello c’è una tradizione che ha stabilito le regole e non va calpestata e penso che Zaia ne sia ben conscio.

  2. e sarebbe anche opportuno che il Ministro, una volta sentite le parti, prendesse in considerazione l’ipotesi di commissariare il Consorzio..

  3. Notizia di oggi apparsa sul sito FocusWine:
    Una delegazione del Ttb americano sarà in Italia in giugno per tentare di arrivare a un compromesso sulla questione Brunello.
    Ad annunciarlo è Fabio Carlesi, direttore dell’Enoteca italiana di Siena, durante la presentazione della 42° edizione della Settimana dei vini, che prenderà il via venerdì.
    “Alti funzionari dell’ente americano saranno prima a Roma, l’8 giugno – ha detto Carlesi – per un vertice al ministero delle Politiche agricole, mentre due giorni dopo verranno a Siena per incontrare i vertici del Consorzio del Brunello”.
    Esattamente tra i due giorni, c’è il 9 giugno, la scadenza imposta dal Ttb per consegnare nomi e cognomi delle aziende implicate nella vicenda, pena il blocco dell’import di Brunello per tutte le partite non garantite da apposito certificato.
    Del Brunello ha parlato, definendo ciò che accade “una incresciosa e preoccupante situazione”, anche il presidente dell’Enoteca Italiana, Claudio Galletti (che è anche assessore all’agricoltura della Provincia di Siena). “La questione, oltre a porre elementi di preoccupazione, fa emergere qualche imbarazzo nei nostri confronti”, ha sottolineato Galletti, secondo il quale “ora, a maggior ragione, occorrono sostegno e politiche adeguate per quello che può essere considerato l’ambasciatore, nel mondo, del made in Italy”. Galletti ha aggiunto che “l’azione penale farà il suo corso, ma occorre che tutto si concluda il piu’ presto possibile”.

  4. Sono daccordo con Andrea, se fossi io il ministro, ascolterei tutti i rappresentanti istituzionali e non e poi nominerei un commissario per il consorzio lasciando alla giustizia la punizione severa delle eventuali violazioni penali.

  5. aggiungo anch’io il mio voto a favore di un commissario che sia un vero e proprio GARANTE.
    non si può lasciare in mano a persone inquisite il destino di un consorzio e il governo di quella situazione così delicata (e non è detto che gli inquisiti siano colpevoli, ma saranno di certo più preoccupati per la loro sorte che per quella degli altri produttori).
    oltretutto chi è inquisito non ha più credibilità verso l’esterno: dall’estero chiedono di conoscere i nomi di chi è indagato, ma i nomi già li sanno, perché leggono i giornali. in realtà chi acquista bottiglie pagandole cifre notevoli, deve poterlo fare con la certezza della loro eccellenza.
    cerchiamo di metterci nei loro panni americani e piantiamola di pensare solo in una direzione.
    inoltre, se il GARANTE fosse richiesto dal consiglio stesso quest’ultimo ci farebbe una gran bella figura, cosa davvero inedita nel nostro paese.
    senza nulla togliere alla comprensione umana per la difficile situazione degli inquisiti; ma se vogliono solidarietà, la cerchino facendo un passo indietro. per il bene di tutti.

  6. un amico distributore del mio paese, Como, mi ha appena detto che è 10 giorni che attende il Brunello 2003 dal suo produttore amico perchè prima di effettuare la spedizione ha dovuto affrontare una serie di controlli dovuti all’indagine in corso. è possibile Franco? cari saluti!

  7. Il bello (si fa per dire) di questa vicenda Brunello-americani e’ che quanto di illecito e’ stato fatto, e’ stato fatto principalmente per venire incontro al gusto soprattutto americano. E ora succede che proprio gli americani saranno i piu’ fiscali sull’accaduto… 😀

  8. ma perchè non ci vogliamo rassegnare che le nicchie di alta qualità e bassa produzione devono rimanere … così? Perchè non lasciamo ciò che è elitario ai pochi che lo vogliono e non migliooriamo il resto?
    ciao

  9. Buongiorno.
    Cari Laura&Luke,
    finalmente qualcuno che nel mondo la pensa secondo logica e non forzando la logica. Una stretta di mano.
    Buona giornata.

  10. @Lara&Luke.
    D’accordo, davvero. Ma bisogna farlo capire a tutti quelli che, quando vedono che il caviale piace ed è venduto a carissimo prezzo, incominciano a venderlo anche loro. Comprando uova di lompo o di salmone, scrivendogli sopra ‘caviale’ e se gli va bene, facendole pagare come caviale.
    Anche le uova di salmone sono molto buone (e molti sostengono che siano più gradevoli del caviale, il cui gusto è considerato ‘difficile’ da molti), e hanno un loro mercato.
    Basta non chiamarle ‘caviale’: andateglielo a spiegare ai barracuda.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *