Da Treviso a Montecarlo passando per Caserta: cronaca breve di due settimane intense

Ci vorrebbero giornate di 48 ore, mica solo di 24, per poter fare il punto e raccontare, seppure solo per sommi capi, le tante, bellissime esperienze, che ho avuto la fortuna di vivere nel corso degli ultimi 10-15 giorni.
La Serata Barolo voluta dall’A.I.S. di Treviso a Mogliano Veneto, dove davanti ad un centinaio di appassionati ho, ancora una volta, fatto la mia pubblica dichiarazione d’amore al vino della mia vita e del mio cuore, e dove i 2004 da me selezionati – leggi qui – hanno fatto capire benissimo quale grande annata sia il 2004 per il magnifico rosso base Nebbiolo albese.
E poi, ancora nel giro di una settimana, l’incontro con gli amici dell’A.I.S. di Modena, che ancora nella splendida cornice del Golf Club di Modena (leggi qui), mi hanno consentito di raccontare quel che accade a Montalcino e di far capire come non ci si possa fermare agli scandali che colpiscono questo grande vino, che tale rimane, ma occorre concentrare l’attenzione, come ho cercato di fare, selezionando una serie di ottimi 2003, sulla qualità che la stragrande maggioranza dei produttori è in grado di proporre agli appassionati di tutto il mondo.
Poi sono sceso nel caldissimo, caloroso Sud, in una Caserta (leggi), dove grazie agli amici della locale delegazione A.I.S. e di Vincenzo e Marco Ricciardi della magnifica Enoteca La Botte (sito), che ha ospitato la serata, ho provato a proporre non un confronto, che sarebbe stato impossibile e stupido, essendo i due vini diversi e parimenti grandi, ma un dialogo, tra il Barolo, con tre 2004 da me scelti, e cinque Brunello di Montalcino 2003, che ho voluto fossero più numerosi dei Barolo per rafforzare il messaggio positivo a favore del vino toscano.
Serata stupenda, di quelle che ricorderò con particolare piacere, per l’atmosfera e l’attenzione del pubblico, con il quale ho dialogato per quasi tre ore, raccontando i vini, la mia idea del Barolo e del Brunello, il mio sogno di un mondo del vino sincero e puro, meno contaminato da turbate di ogni tipo.
Tornato da Caserta, giusto il tempo di prepararmi e sono ripartito alla volta della Toscana, per la splendida Lucca, per le degustazioni – molto deludenti – ne leggerete presto, dei vini della Costa Toscana.
Infine, da domenica a martedì mattina, il tempo di spostarmi da Lucca in collina, ad una ventina di chilometri di distanza, sono stato in quel bellissimo borgo antico, dal fascino incredibile, che è Montecarlo, patria di una poco nota ma interessantissima Doc, che sia in bianco che in rosso propone vini dalla composizione ampelografica variegata e di notevole personalità.
Qui ho rivisto alcuni produttori amici, Ivaldo Fantozzi di Fattoria Wandanna e Vasco Grassi della Fattoria del Buonamico, ho partecipato lunedì all’incontro che ha celebrato l’estensione anche alla Versilia della Strada del Vino e dell’Olio di Montecarlo e delle Colline Lucchesi (sito), martedì mattina presso l’accogliente ristorante La Nina – sito – ho fatto una ricca degustazione (oltre una quarantina di vini) della Doc Montecarlo di cui scriverò prossimamente per De Vinis (sul numero in uscita un mio ampio articolo sul Rosso di Montalcino 2006 e sulle tante buone cose degustate in occasione di Benvenuto Brunello).
Lunedì c’è stato anche un fastoso, succoso momento conviviale, presso PierAntonio all’Antico Ristorante Forassiepi di Montecarlo, dove per festeggiare questa ampliata allargata dimensione di una Strada che raggruppa larga parte della proposta enoica olivicola e alimentare della provincia di Lucca, sono stati convocati i quattro cuochi stellati di questa bella provincia toscana.
Uno, dimostrando poco attaccamento alla causa ed un certo egoismo (e io non lo nominerò, anche per non fargli una pubblicità che non merita), ha dato forfait, mentre gli altri, il Butterfly a Marlia, La Mora di Sesto a Moriano, e Da Romano a Viareggio, nonché il padrone di casa, Antonio Pirozzi, hanno fatto faville, regalandoci, dopo gli stuzzichini (con lardo e salumi vari da urlo tanto erano buoni), grandi emozioni golose.
Per me questo incontro, che mi ha fatto conoscere tra l’altro la cucina di Fabrizio Girasoli del Butterfly, è stato particolarmente intenso e ricco di motivi, perché mi ha consentito di rivedere, dopo qualche anno, dei vecchi e cari amici che ho la fortuna di conoscere dalla metà degli anni Ottanta, quando ebbi la fortuna di scoprire l’esistenza e di seguirne le vicende, partecipando spesso a riunioni del gruppo, l’associazione di ristoratori Linea Italia in cucina.
Qui accanto al fondatore e punto di riferimento del gruppo, l’indimenticabile Franco Colombani del Sole di Maleo, ad Antonio Santini del Pescatore di Canneto sull’Oglio, a Roberto Ferrari del Bersagliere di Goito, a Tonino Verro della Contea di Neive, e a vari altri cuochi di grande valore, c’erano anche due ristoratori lucchesi, Romano Franceschini di Romano a Viareggio e Sauro Brunicardi della Mora di Ponte a Moriano, due persone squisite, oltre che grandi professionisti.
Aver avuto occasione di nuovamente incontrarli, di ricordare i tempi andati, le simpatiche riunioni, il gruppo di amici prima che colleghi, me alle prime armi nel giornalismo enogastronomico, è stata una di quelle belle emozioni che ricorderò per lungo tempo.
E che mi spingerà a tornare presto a fare loro visita, perché piatti come quelli gustati lunedì, due classicissimi di Romano come le spannocchie con fagioli “schiaccioni” di Pietrasanta ed i calamaretti ripieni di verdura e crostacei, e la garmugia lucchese di Sauro (ma la sera non ho resistito alla tentazione di andarlo a trovare: e che festa con i tacconi al sugo di galletto e con il piccione scelti da un menu dove… avrei mangiato tutto…), sono tra le cose più buone tra quelle che si possono gustare non solo in terra lucchese, ma in Toscana tutta.
Come un plauso meritano gli altri piatti che abbiamo gustato lunedì, il raviolo di cipolla rossa gratinato al croccante di farro su fondente di pecorino della Garfagnana ed il sigaro fondente con crema al fumo in trasparenza al vino rosso, del Butterfly, e l’impeccabile filetto di manzo della Garfagnana in manto di erbe aromatiche, bacche di pepe e riduzione di vino rosso di Montecarlo, preparato da PierAntonio all’Antico Ristorante Forassiepi.
Bei posti, bella gente, ottima cucina, buoni vini, ed una zona, quella di Montecarlo, delle Colline Lucchesi, di Lucca (cittadina di antica nobiltà e grande civiltà), che vi invito a visitare, se già non li conoscete…

 

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