Eric Asimov alias New York Times parla del “caso Brunello”

Volete conoscere un punto di vista libero, indipendente, coraggioso, ovviamente circostanziato e meditato sul “caso Brunello” e sulle ripercussioni che sta avendo negli Stati Uniti?
Bene, allora non potete prescindere, credo, dalla lettura dell’intervista che uno di quei non tanti giornalisti che non ripetono ovvietà e non si rifugiano, per non esporsi, nel mainstream e nella banalità del politicamente corretto, ma che dicono chiaramente come la pensano, ovvero Eric Asimov, columnist e prima firma vino del New York Times, non so se mi spiego, mi ha concesso e che ho pubblicato, con estremo piacere, nello spazio delle news del sito Internet dell’A.I.S (leggete qui).
Il columnist del celeberrimo quotidiano di New York, ma anche curatore di un seguitissimo wine blog, The Pour (leggete qui), ospitato nel sito del NYT, blog dove qualche giorno fa era apparso questo (leggete) acuto intervento, segnalato anche da Kelablu (qui) ci propone considerazioni acute che meritano un’attenta riflessione da parte di tutti, produttori e Consorzio del Brunello di Montalcino e loro esperti di “comunicazione” in primis…
Forse non é ancora detta l’ultima parola e si può imboccare, adottando finalmente comportamenti trasparenti, coerenti, d’interesse generale, la strada di un recupero d’immagine, di una salvaguardia di una credibilità del Brunello di Montalcino che, come osserva Asimov, é ora seriamente in pericolo…

0 pensieri su “Eric Asimov alias New York Times parla del “caso Brunello”

  1. Franco complimenti per l’intervista molto interessante del Sig. Asimov, veramente simpatico…come dice lui, é sbagliato generalizare sul gusto americano, capace anche di evolvere rapidamente… a proposito, segnalo che Robert Parker ha premiato Soldera come personalità del vino dell’anno nel 2005, ed ha scritto: “Gianfranco Soldera, produttore di vino e proprietario – Squisiti vini dalla più storica appellazione italiana, Brunello di Montalcino, emergono continuamente da questo genio esigente e che non cede a compromessi . Un 1990 degustato il 1° dicembre è stato uno dei quattro o cinque più grandi vini italiani io abbia mai provato. Ho ugualmente grandi attese per il suo 1997 e 1999.” (RMP) (preso dal sito di Soldera)
    saluti

  2. Ottima intervista, e interessante pensiero espresso da un “addetto ai lavori” che penso abbia evidenziato come anche negli States ci sono persone (molte) che sono indifferenti a discussioni di questo tipo, ma che esistono anche (per fortuna nostra e loro) personaggi attenti e razionali, che non vogliono essere omologati come il gusto di molti vini.

    P.S. per il sig. Ziliani: all’inizio dell’intervista c’è una frase poco comprensibile, che riporto di seguito con la parola dubbia in maiuscolo; si tratta di una svista o la frase è giusta?

    “Per capire come giudichino gli americani questa situazione, con che OGGI guardino a quanto sta accadendo ad un vino”

    Saluti e buon lavoro

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