I profumi di Lamole: rassegna di vini e prodotti tipici a Lamole

Nel vastissimo territorio chiantigiano la località di Lamole, frazione di Greve in Chianti, rappresenta un unicum, perché i vigneti si trovano a quote superiori rispetto alle media altimetrica dei vigneti degli altri comuni, raggiungendo anche 600 metri di altezza.
Questo si traduce in tempi di maturazione del Sangiovese più tardi ed in caratteristiche di particolare finezza aromatica e freschezza dei vini. Lamole viene un po’ considerata la culla della viticultura chiantigiana e ha, da secoli, fama di vino pregiato.
Per verificarlo basta recarsi a Lamole, a partire da venerdì 30 maggio, e sino a lunedì 2 giugno, per la manifestazione I profumi di Lamole, (vedi programma) rassegna di vini e prodotti tipici, ambientato nel centro storico della località chiantigiana, che vedrà il coinvolgimento delle aziende produttrici del paese, che esporranno e proporranno i loro vini.
Molte le iniziative in programma, degustazione di vino e prodotti tipici, mostre d’arte allestite presso la sala della parrocchia e presso il cortile delle Cantine Lamole di Lamole, degustazione di oli, escursioni a piedi lungo “l’anello di Lamole”, stand di degustazione delle aziende espositrici (Castellinuzza e Piuca, I Fabbri, La Pieve di Lamole, Le Masse di Lamole, Podere Castellinuzza, Castelli del Grevepesa, Fattoria di Lamole Castello delle Stinche, S.M. Lamole di Lamole), dimostrazioni di artigiani.
Venerdì 30 alle 18 verrà conferita la cittadinanza onoraria lamolese al giornalista fiorentino e wine blogger (vedi) Leonardo Romanelli.
Per informazioni contattare il Comune di Greve in Chianti tel. 055 85451 e-mail .
Il programma dettagliato qui sul sito Internet

15 pensieri su “I profumi di Lamole: rassegna di vini e prodotti tipici a Lamole

  1. Pensando di fare cosa gradita,vorrei segnalare che per chi si trovasse nella zona del Chianti Classico questo weekend, oltre alla rassegna di Lamole, c’è anche “Radda nel bicchiere”, manifestazione per le vie della località omonima dove è possibile degustare i vini dei produttori di questo Comune.

  2. ….ma Lamole è nel ”CHIANTI STORICO”o ”solo” nel”CHIANTI CLASSICO”…?(scusate la mia ”poca conoscenza”,e forse filippo Cintolesi,o Andrea Pagliantini lo potranno spiegare meglio).

  3. Sono a Lamole. Oggi primo approccio verso questi sottili e deliziosi chianti. Domani completo il quadro. La mia scoperta di oggi è che anche Podere Castellinuzza, oltre a Castellinuzza e Piuca (i proprietari sono fratelli), produce vini splendidi, vivi, fragranti e con una bevibilità incredibile.

  4. Chiantigiano, la seconda che hai detto. Lamole e’ nell’alta (altissima, per la verita’) val di Greve, quindi fuori dal territorio storico del Chianti.
    Va da se’, inoltre, che il territorio chiantigiano non e’ per nulla “vastissimo” come riportato all’inizio dell’articolo, anche se sono sicuro che l’Autore intende dire “il comprensorio di produzione del C. C.”

    • anni fa lunico vero Gallo nero veniva prodotto esclusivamente nelle zone di Castellina, radda e Gaiole. e basta. ora si chiama infatti chianti classico ma non è gallo nero. resta il fatto che a Lamole ho trovato attualmente un vino molto buono e sfuso tra i piu genuini

  5. ..ma,se LAMOLE è ”la culla della viticoltura chiantigiana”,forse,il”CHIANTI STORICO”…non è sempre ”il primo in assoluto”…?

  6. Che Lamole sia “la culla della viticoltura chiantigiana” lo apprendo ora, leggendo questo articolo. Detto questo, e’ possibile che si faccia un vino strabiliante, migliore di quello che si fa nel Chianti. E con questo? Cosa c’entra la qualita’ del vino con la relta’ storica di un territorio vs le invenzioni e le appropriazioni piu’ o meno indebite di un nome? Ripeto quello che dissi tempo fa a un patito del vino della Rufina (“il Chianti Rufina e’ molto migliore del Chianti Classico” andava dicendo): dite pure che il vino della Rufina e’ migliore del vino del Chianti. Ma NON pensate neanche lontanamente di sostenere che alla Rufina [ossia praticamente nel Mugello] si sia “nel Chianti”.
    Sia pure dette con un tono nettamente meno vibrato (dopo tutto Lamole e’ subito sotto il crinale di quello sperone del Monte San Michele che fa da confine fra Chianti e Val di Greve), valgono qui le stesse parole.

    Chiantigia’..ancora non si pol sapere a che parte di Chianti “appartieni”? Niente niente sarai un “chiantigiano” di Cerbaia? ;-P

  7. Pingback: Quinto quarto » Blog Archive » Rassegna de “I profumi di Lamole”:posto incantevole, persone divertenti..mi hanno anche premiato!

  8. Bella iniziativa a parte tutti questi inglesismi troppo,troppo eccessivi, il grande Romanelli, è un giornalista, un gastronomo, e tutto quello che si vuole, ma wine blogger fa veramente c…..
    saluti
    ste

  9. Vedo ora questo scritto che a suo tempo mi era sfuggito.

    L’argomento storico comunque non dovrebbe essere scaduto.

    Se andiamo molto indietro nel tempo (Medioevo)e fino a tutto l’800, vediamo che il termine Chianti in senso geografico era usato esclusivamente come toponimo della pieve di Santa Maria Novella in Chianti.
    Alla Pieve facevano capo 8 Parrocchie suffraganee fra cui S. Donato a Lamole e S. Andrea a Casole. Si può trovare conferma anche leggendo il Repetti
    “LAMOLE in Val di Greve. – Casale che dà il titolo alla
    parrocchia di S. Donato a Lamole nel piviere di S. Maria Novella in Chianti, Comunità Giurisdizione e circa 3 miglia toscane a scirocco di Greve, Diocesi di Fiesole,Compartimento di Firenze.
    Trovasi sulla pendice settentrionale del poggio delle
    Stinche, fra i due primi rami della fiumana di Greve, nella strada pedonale che guida sulla cresta del monte di Cintoja. I vigneti che danno il buon vin di Lamole cotanto lodato,sono piantati fra i macigni di cotesto poggio, sull’ingresso della contrada del Chianti.
    La parrocchia di S. Donato a Lamole nel 1833 contava
    359 abitanti.”

  10. Gentilissimo Paolo..ma allora anche Lamole fa parte del Chianti storico(?)!…Se è così cosa dice Filippo Cintolesi(che da tanto tempo non si sente)..

  11. Le informazioni date da Paolo non sono esatte. La citazione del Repetti lascia molto perplessi visto che non suffraga assolutamente la tesi di ESCLUSIVITA’ dell’associazione di Chianti a Santa Maria Novella, e basta dare una scorsa al Repetti per sincerarsene, al punto che mi sento legittimato a mettere in dubbio la buona fede del citante.
    Visto poi che dire “medioevo” va a prendere un periodo durato circa un millennio, precisiamo.

    In origine (fino al XIII secolo) il toponimo Chianti era un idronimo. Indicava cioe’ un corso d’acqua dalle particolari caratteristiche di relativa ricchezza di portata idrica, caratteristiche che esso possiede ancora oggi, se paragonato con altri corsi d’acqua della zona di analoga lunghezza. Sto parlando dell’odierno Borro Massellone che nasce sotto Montegrossi, passa per Gaiole, divide oggi come sempre due diocesi importantissime per la storia anche arcaica di questa regione (Fiesole e Arezzo), e scorre vicino a luoghi che sono per questo Chianti da sempre: Meleto, San Marcellino, Cacchiano, Brolio, Tornano.. da un lato; San Piero a Venano, Ama, Lecchi.. dall’altro; per poi andarsi a gettare nell’Arbia al ponte delle Granchiaie, presso il bivio stradale per SanSano e Pievasciata Tale nome (arcaicamente: Clante) sembra ormai abbastanza certo derivare da una radice di origine etrusca indicante l’acqua in qualche sua forma (c’e’ chi ha speculato sull’assonanza Chianti-Chiana, a questo proposito).

    Con il finire del XIII secolo si ha l’organizzazione del contado fiorentino in leghe, dallo scopo prettamente militare. I territori di ambito idrogeografico senese, oggetto di continue contese nei secoli del grande scontro Siena-Firenze (dal X al XIII) e di recente assicurati al dominio fiorentino (vedi pace di Fonterutoli e lodo di Poggibonsi), vengono riuniti in una lega dal nome di “Lega della Castellina”, o “Lega di Chianti”. Si estende cioe’ l’ambito arcaico del nome “Chianti” dalla vallata dell’odierno Massellone a comprendere il resto del territorio che faceva da cerniera del fronte dello stato fiorentino verso quello senese: dall’estremo avamposto settentrionale dei senesi presso la linea Monteriggioni-Staggia (e non per caso il comando militare della lega di Chianti aveva sede proprio a Castellina, ossia dirimpetto allo sperone avanzato senese), all’estremo avamposto meridionale dei fiorentini sulla sponda sinistra del medio corso dell’Arbia, presto Rentennano. Questa e’ la terra di confine che per cinque secoli almeno restera’ nota come Chianti e avra’ i suoi confini immutati. Dal lato fiorentino, ossia verso nord, il confine naturale fu il bastione del Monte San Michele digradante a ovest nella gola fra il poggio delle Stinche, sopra Lucarelli, e Grignano, sotto Pietrafitta. Quindi la parte che (per dirla con la lingua del Repetti) “acquapende” nella Pesa, ossia il lato a solatio del monte San Michele, fu parte della lega di Chianti, sotto il vicariato di Certaldo. La parte che acquapende nella Greve fu invece organizzata nella lega di val di Greve e di val Cintoia, dipendente dal vicariato di San Giovanni e Figline.

    Questo immutabilmente dalla fine del Duecento fino al 1773-74 quando i Lorena soppressero l’antica organizzazione in leghe dello stato fiorentino e poi mediceo. Fu creata si’ una cosiddetta “provincia del Chianti” comprendente pure Greve, ma ebbe vita molto breve perche’ di li’ a una sessantina di anni Greve venne nuovamente scorporata dalle tre comunita’ in cui gli antichi terzieri della lega di Chianti di Castellina, Radda e Gaiole erano stati trasformati, e assegnata al distretto fiorentino, mentre le dette tre comunita’ furono assegnate a quello senese, “dell’Ombrone”, in ossequio alla dottrina napoleonica dei bacini fluviali.
    Per avere un’idea di quanto artificiosa e artificiale sia stata la convivenza di Greve con i tre comuni del Chianti in quel periodo, basti leggere il tenore della missiva spedita il 26 maggio del 1913 dal sindaco di Castellina a quello di Radda a commento dell’istanza presentata di recente dal comune di Greve di potersi denominare “in Chianti” al pari degli altri tre comuni (il primo di tre tentativi fatti da Greve nel corso del Novecento, solo l’ultimo dei quali -nel 1972- coronato da successo per inconfessabili motivi politici). Si legga nelle parole riportate da Enzo Centri nel suo “Discussione sul Chianti. Quello vero e quello inventato” (1997), il clima da iattura imminente da scongiurarsi assolutamente, a significare quanto affratellamento potesse esserci stato nel breve periodo di vita della lorenese “provincia del Chianti”:
    “Rendo noto alla S.V. Ill.ma che nel comune di Greve a noi limitrofo si fa ogni sforzo per ottenere l’approvazione dal Ministero competente dell’aggiunta “Chianti” al capoluogo e alle frazioni del Comune stesso. …
    ..Tale notizia ha suscitato una notevole indignazione di tutti, che si vedono ingiustamente danneggiati nei loro interessi.
    La regione del Chianti, in cui si produce il vino piu’ celebrato, non tollerera’ mai che altri territori vengano a usurpare tale denominazione, all’infuori dei tre comuni: Castellina, Radda e Gaiole.
    E’ evidente che il danno e la vergogna sarebbero immensi, se tutti noi sopportassero in silenzio la tentata usurpazione; credo opportuna, almeno per ora, un’azione simultanea da parte dei Comuni del Mandamento, diretta almeno a sospendere l’approvazione del Ministero alla istanza del comune di Greve. Dobbiamo subito agire per una protesta collettiva. Non dubito che per uno scopo cosi’ alto e nell’interesse della regione chiantigiana, Ella vorra’ sollecitamente spiegare tutta la sua valida attivita’ peril conseguimento del nobile fine. …”

    Voglio concludere con lo stesso Repetti, sciaguratamente citato da Paolo, per dare un’idea di quale possa essere stata la sua nozione di Chianti.
    Nel suo “Dizionario geografico fisico storico della Toscana” del 1833, alla voce Chianti si trova il seguente passaggio:
    “Arroge a cio’ che la Rep. fiorentina divise, e il Granducato Mediceo conservo’ il distretto politico del Chianti in tre terzi, cioe’ Terzo di Radda, Terzo di Gaiole e Terzo della Castellina, conosciuti rapporto alla disposizione militare col nome di Lega della Castellina del Chianti e rapporto al potere civile dipendenti dalla potesteria di Radda, allora subalterna al Vicariato di Certaldo, mentre quella della Comunita’ di Greve alla stessa epoca dipendeva dal Vicariato di S. Giovanni in Val d’Arno.
    “Dal che ne consegue che per regione, o vogliasi dire provincia del Chianti, si dovrebbe intendere la contrada circoscritta a grec. dal crine dei monti che stendonsi da Monte Muro a Monte Luco; cioe’fra le sorgenti della Greve e quella dell’Ambra; a lev. da quella stessa criniera che continua da Monte Fenale per Cita-mura e S. Gusme’, dove la montuosita’ si dechina per aprire l’adito alle Valli dell’Ombrone e dell’Arbia; mentre a libeccio si rialza una diramazione di poggi che da Cerreto Ciampoli s’inoltra per Vagliagli alla Castellina. Ivi la giogaja biforca per dirigere un braccio a maestro verso S. Donato in Poggio, l’altro a levante-grec. per Radda e Coltibuono, dove collegasi ai monti che chiudono il Chianti dal lato di grecale.”

    Nel suo “Dizionario corografico della Toscana” del 1855, decisamente piu’ sintetico, riporta alla voce “Chianti” il seguente passaggio, di una chiarezza esemplare:

    ..”Quantunque la Lega del Chianti sotto il governo della Rep. Fior. abbracciasse le tre comunita’ di Radda, Castellina del Chianti e Gajole, molti scrittori e varj geografi hanno esteso la regione del Chianti dal lato meridionale fino al di la’ del paese di S. Gusme’, mentre nel lato settentrionale vi comprendono tutto il piviere di Panzano [anziche’ i soli popoli di Sant’Iacopo a Pietrafitta, San Lorenzo a Grignano, San Piero in Pesa e San Giorgio a Grignano, come nella Lega di Chianti. NOTA MIA] nella valle superiore della Greve. Ma siccome i popoli di questo pievanato dipendono dal giusdicente civile di Greve alla cui comunita’ appartengono e che fino dai tempi antichi dipendono dal Vicariato di San-Giovanni, per cui furono staccati dai terzi di Radda, Gajole e Castellina del Chianti, ch’erano sottoposti al vicario di Certaldo, ne conseguita che quest’ultima porzione di Panzano dovrebbesi escludere dalla vera contrada del Chianti, che io circoscrivo fra il crine dei monti che chiudono dal lato orientale il Val d’Arno superiore, dal lato di scir. laa Val d’Ambra, dal lato di ostro la Valle dell’Ombrone sanese e dalla parte di occidente quelli che scendono in Val di Pesa; mentre dirimpetto a settent. trova il Monte delle Stinche sopra Monte Rinaldi che serra la Val di Pesa, e nella cui faccia opposta nasce la Greve”.

    PS. Quanto al piviere di Santa Maria Novella, i suoi popoli al tempo della Lega di Chianti erano i seguenti (fonte: “I castelli dell’antica lega del Chianti” di Italo Moretti e Renato Stopani, Libreria Editrice Fiorentina) :

    Santa Maria Novella
    San Martino a Monterinaldi
    San Michele a Collepetroso
    San Lorenzo a Volpaia
    San Pietro a Montemuro
    San Salvatore ad Albola
    San Pietro a Bugialla

  12. Un ulteriore commento all’informazione circa il fare o meno parte San Donato a Lamole del piviere di Santa Maria Novella, e soprattutto a proposito della frettolosa conclusione di chiantigiano circa il far parte Lamole del Chianti o meno.
    Rispetto all’elenco dei popoli chiantigiani parte del piviere di Santa Maria Novella, che ho trascritto nel mio commento precedente, devo prendere nota che il Repetti pur afferma (nella sua voce “CHIANTI (SANTA MARIA NOVELLA IN)”:
    “La pieve di Santa Maria Novella all’anno 1299 aveva sotto di se’ le seguenti otto chiese; 1. S.Lorenzo alla Volpaja, esistente; 2. S.Cassiano (perduto); 3. S.Donato a Lamole, tuttora parrocchia; 4. S.Pietro a Buscialla, esistente; 5. S.Salvatore in Albola, esistente; S.Andrea a Casole, esistente; S.Martino a Monte Rinaldi (ora annesso a S.Pietro alle Stinche nel piviere di Panzano); 8. S.Michele a Colle Petroso, esistente.
    Alle sette [sic] chiese suffraganee della battesimale di S. Maria Novella fu aggiunta quella di S.Pietro a Montemuro dopo la soppressione di questa badia di Camaldolensi.
    Un’altra chiesa sotto il titolo di S.Michele alla Badia vecchia, oggi detta la Badiaccia, apparteneva al piviere medesimo prima che venisse aggregata dal pont. Onorio III alla badia di S.Pietro a Montemuro. etc….”

    Dalle parole citate si puo’ cogliere quello che e’ un tratto caratteristico dell’accorpamento dei popoli (oggi diremmo parocchie) in un piviere (cioe’ sotto una chiesa battesimale, ossia la mutevolezza nel tempo. Occorre infatti ricordare che la divisione delle diocesi in pivieri (giurisdizioni ecclesiastiche della pieve, o chiesa plebana, ossia delle chiese dotate di fonte battesimale) cui sono associate altre chiese dette suffraganee, o popoli, e’ una questione ecclesiastica appunto. L’organizzazione dello stato fiorentino in leghe fu invece una questione politica civile, nonche’ militare.
    E’ dunque piu’ che possibile (anzi, sembra accertato dal Repetti) che il piviere di Santa Maria Novella in Chianti (in Chianti e’ Santa Maria Novella, ovviamente) comprendesse anche i popoli di Casole e Lamole. Ma da qui NON si puo’ affatto concludere che questi due popoli facessero parte della lega del Chianti, precisamente del terziere di Radda.
    Notoriamente i pivieri e i terzieri appartenevano a diverse organizzazioni del territorio (ecclesiastica i primi, civile i secondi) e la cosa significa semplicemente che non tutto il piviere di Santa Maria Novella era parte del terziere di Radda e della lega di Chianti.
    Del resto si ha pure il caso inverso, di popoli parte della lega e facenti capo ecclesiasticamente a una chiesa pievanale NON parte della lega (il caso del piviere di S. Leolino a Panzano, del quale solo quattro popoli facevano parte della lega di Chianti, e fra questi NON la pieve stessa).
    Se Casole e Lamole fossero stati parte del terzo di Radda, fra l’altro, non si vede perche’ non sarebbero poi passati a cio’ che tale terzo divenne con la riforma lorenese, ossia la comunita’ (oggi comune) di Radda, anziche’ essere assegnati allora come oggi al comune di Greve.

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