Montalcino, riunione del 14 maggio: niente pasticci all’italiana, grazie!

C’è molta attesa per l’assemblea plenaria del Consorzio del Brunello di Montalcino che si svolgerà, con un anticipo di tre settimane sull’originaria data prevista per il 30, mercoledì 14 maggio.
Circolano una quantità di voci su cosa verrà discusso, su proposte che verranno presentate, idee e soluzioni per uscire da questo vera e propria impasse in cui il brunellesco universo si è ficcato da quando è scoppiato lo scandalo dei Brunello “taroccati” o non conformi al disciplinare di produzione che prevede l’utilizzo della sola uva Sangiovese.
I boatos riferiscono di “soluzioni” troppo incredibili, prive di raziocinio, per essere vere, di “scorciatoie” che verrebbero disinvoltamente prese nell’interesse esclusivo di pochi e non certo nell’interesse, che deve essere prevalente, di una collettività che comprende una denominazione ed i suoi protagonisti, i produttori.
Sono invece persuaso che tutte le componenti dell’universo del Brunello, dalle aziende, alle varie organizzazioni sindacali dei produttori, Coldiretti, Unione Agricoltori, ecc. vorranno offrire un contributo di chiarezza e trasparenza che non lasci ombre e dubbi e spazi d’equivoco e proponga la migliore delle vie per il futuro di un vino che merita di continuare ad essere considerato un grande patrimonio dell’enologia italiana. E che per essere visto come tale, dopo questo brutto incidente di percorso, dopo questa parentesi infelice che tutti vogliono chiudere, richiede poche ma chiare e facilmente comprensibili decisioni e nessun pasticcio.
Proverò a suggerire, anche se sono ben consapevole che tutti i protagonisti hanno ben chiaro in mente quale strada occorra seguire e che non abbiano bisogno di suggerimenti, quali potrebbero essere i punti cardine della riunione.
Punto primo: l’intoccabilità (non perché sia sacro e inviolabile, ma perché non esistono motivi seri, tecnici, enologici, commerciali d’immagine) del dettato del disciplinare laddove parla di Sangiovese in purezza, senza il contributo di altre uve. Chi ama formule più aziendali e vini più personalizzati e “creativi” può accomodarsi e trovare ospitalità nell’alveo della Doc Sant’Antimo o delle Igt Toscana e Colli della Toscana centrale, puntando sulla forza e sulla notorietà dei marchi aziendali per imporre un prodotto anche se non riporti in etichetta la magica dizione “Brunello di Montalcino”.
Punto secondo: cambio del disciplinare sì, ma con una soluzione ancora più a favore del Sangiovese e della sua centralità, e con una definizione ancora più nitida delle caratteristiche dei vini, che sono e devono essere espressione del Sangiovese che anno dopo anno cresce e matura nell’area di produzione di Montalcino.
Si ponga fine alla possibilità di ricorrere alla discutibilissima pratica del “ringiovanimento” dei vini, che porta talvolta ad avere vini che non si sa bene di quale annata siano figli, e visto la tendenza crescente ad avere annate calde si stabilisca a chiare lettere, anche per evitare eventuali incidenti tipo l’inquinamento del Brunello con vini e uve che non si sa bene da dove vengano, che è severamente vietato (a che diavolo poteva mai servire in annate come il 2003?) l’uso di mosto concentrato e mosto concentrato rettificato.
Il Brunello venga fatto, esclusivamente, con il Sangiovese di Montalcino,e qui non ci piove, e solo con uve dell’annata indicata in etichetta, senza quote, più o meno regolari e controllabili, di uve di altri millesimi, che rinfrescano, a volte in maniera incontrollata, i vini.
Il Consorzio provveda poi, ma mi sembra l’abbia già fatto, ad affidarsi ad un comitato di saggi, di scienziati, studiosi, esperti internazionali, che sappiano dare vita ad un sistema di controlli a prova d’incidenti di percorso, e che anno dopo anno accertino pubblicamente la piena rispondenza di tutti i vini al dettato del disciplinare.
Se poi si volesse essere ancora più rigorosi e precisi e mostrare al mondo, che, non dimentichiamolo, attende dal mondo del Brunello trasparenza, chiarezza, rigore, scelte coraggiose, capacità progettuale (sbaglio o sono le cose che sono mancate in questi anni?), una nuova via brunellesca, il Consorzio del Brunello potrebbe farsi fautore di una riforma-revisione delle commissioni di degustazione che danno il semaforo verde e assegnano l’idoneità per la Docg, di modo che eventuali vini “strani”, che peraltro in futuro non avranno più la possibilità di esistere, vengano bloccati e bocciati e non portano turbative di mercato e d’immagine al vino.
E già che ci siamo, un ripensamento del sistema del giudizio del valore delle annate, di modo che non si arrivi a dare cinque stelle ad annate che non sono grandi e solo tre ad altre che invece grandi lo sono, non sarebbe proprio male. Soluzioni semplici semplici, rigorose, chiare, precise, facilmente interpretabili, che verrebbero accolte dal mondo con estremo favore e con grande soddisfazione.
Ma lo ripeto, conoscendo il mondo del Brunello sono certo che il 14 maggio tutti, nessuno escluso, compieranno un’assunzione di responsabilità, si metteranno la mano sulla coscienza, ragioneranno nell’interesse collettivo e non solo di pochi. Anche se ricchi, potenti e famosi.
Diversamente “ragionando”, chi mai potrebbe prendersi la pesante responsabilità, storica, di decisioni pasticciate, arzigogolate, contorte, irrazionali, guidate da spirito di bottega, che finirebbero con lo spaccare il mondo produttivo, probabilmente decretare la fine di una denominazione storica e di un mito, e verrebbero giudicate dal mondo come l’ennesimo, assurdo, vergognoso, intollerabile e ingiustificabile “pasticcio all’italiana”?  

0 pensieri su “Montalcino, riunione del 14 maggio: niente pasticci all’italiana, grazie!

  1. Caro Franco;
    Oltre ai punti sopra citati aggiungerei anche il quanto riferito dala brava Kerin O’Keefe sul nuovo Decanter in riguardo di rivedere il modo e il periodo dell assegnazzione delle stelle alle annate (2003 4 stelle)da parte del Consorzio.
    Grazie

  2. Ecco cosa si ottiene ad evitare la strada maestra della trasparenza e della chiarezza, leggete questa nota:
    http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=12826&dc=15
    molto interessante anche quest’altro articolo, pubblicato non casualmente a qualche giorno dalla riunione del Consorzio del Brunello, sempre sullo stesso sito Internet, molto vicino al Consorzio e ai suoi vertici:
    http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=12778&dc=15

  3. Pingback: Vino da Burde - » Brunellopoli: contro i blocchi alle frontiere ecco i blocchi alle cisterne…lettera al Sindaco di Montalcino

  4. la Procura di Siena sì che sceglie la strada della chiarezza e dell’accertamento dei fatti e vuole capire come siano andate veramente le cose senza guardare in faccia a nessuno! Leggete:
    http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=12829&dc=15&bn=1
    Posso esprimere l’auspicio che i controlli vengano estesi anche ai vini in affinamento o da poco in bottiglia delle annate 2004, 2005, 2006 e 2007 e magari, già che ci siamo, su qualche campione delle annate 2002 e 2001? Perché le pratiche “disinvolte” non sono iniziate con l’annata 2003, ma decisamente prima…

  5. Non so perché come “alternativa” al Brunello di Montalcino si cita sempre e solo la doc Sant’Antimo, in realtà c’è anche la Doc Orcia, che prevede il 60% di sangiovese ma consente fino al 40% di altre uve autorizzare e raccomandate. Questo significa che, tanto per fare un esempio, un’azienda che si trova in una specifica area dove si incrociano la docg Brunello di Montalcino e la doc Orcia (mi viene in mente un’azienda di Torrenieri), può allevare un vigneto a sangiovese e uno a merlot senza per essere “fuorilegge”. Ovviamente il dolo subentra quando quel merlot finisce nella denominazione sbagliata…
    Ecco perché il disciplinare del Brunello, per quanto possa dichiarare il 100% di sangiovese, non può dare un’assoluta garanzia finché sono presenti nella stessa area altre doc che consentono uve diverse.
    La vera mossa, che non verrà mai fatta, sarebbe quella di spostare al di fuori dell’area ilcinese le due doc Sant’Antimo e Orcia, ma questa è pura fantasia.

  6. Buongiorno.
    Caro Franco un saluto dato che è un po’ che non ci sentiamo. Secondo lei quale sarà l’assetto del nuovo Consorzio? E’ ipotizzabile una scissione come si sente dire? Il Disciplinare rimarrà 100% Sangiovese? I mercati come prenderebbero le diverse opzioni?
    Buona giornata.

  7. siamo nella mente degli dei caro ag, o meglio tutto dipende dalla buona volontà e dalla mano che si metteranno o no sulla coscienza le donne e gli uomini di Montalcino, se sapranno avere l’intelligenza ed il cuore di pensare che il Brunello di Montalcino esisteva prima di loro ed esisterà dopo. Lavorino per il futuro, per la solidità dell’immagine, per la credibilità del vino, per la sua trasparenza ed il mondo continuerà a sorridere al Brunello. A quello vero, non a quelli furbescamente e maldestramente taroccati.
    Intanto segnalo queste lucide riflessioni dell’amico Roberto Giuliani, pubblicate sul suo blog Esalazioni etiliche:
    http://esalazionietiliche.spazioblog.it/132446/

  8. Cambi nel disciplinare sono gia’ stati ripetutamente esclusi in varie assemblee. Anche durante l’ultima assemblea quando un “produttore” ha espresso questo desiderio non c’e’ stata una voce di approvazione.
    Su questo penso si possa stare assolutamente tranquilli

  9. Caro Franco,
    vorrei poter condividere i tuoi auspici e i tuoi desiderata da buon padre di famiglia.
    Temo invece che accadrà tutto il contrario. La vicenda non si chiuderà affatto presto e siamo ben lungi da una sua (e ancor più da una indolore) conclusione. Gli effetti saranno nefasti e ben più ampi, sia per numero di aziende direttamente o indirettamente coinvolte che per conseguenze economiche sull’intero sistema. Credo che questa assemblea, e a maggior ragione la sua anticipazione rispetto alla data fissata, sia un altro sbaglio, così come saranno sbagliate, perchè improvvide rispetto ai tempi giudiziari dell’inchiesta in corso, tutte le proposte, senza distinzione, che in essa verranno avanzate.
    Si è fatto abilmente (o scelleratamente, secondo i punti di vista) in modo che il problema, da alcune cantine (la cui colpevolezza è peraltro tutta da dimostrare) diventasse “di tutti”, cosicché sono e saranno “di tutti” anche le conseguenze.
    Personalmente, nonostante le promesse, non ho più ricevuto dal consorzio nessun aggiornamento stampa: non so se il mio sia un caso isolato, ma mi pare la prosecuzione di una politica di comunicazione pessima, il cui il soggetto tace ma le notizie continuano a circolare senza controllo, facendo più danni della grandine. Mi sembra diventare sempre di più una guerra civile in cui, invece di due eserciti regolari e circoscritti, tutti affrontano tutti disseminando distruzione sul territorio. Spero naturalmente di essere smentito, ma temo di no. Ciao, Stefano

  10. caro Stefano, la politica di “comunicazione” decisa dal Consorzio e dai loro fantasmatici megaconsulenti milanesi dello Studio Barabino(quelli che in venti giorni e più dopo che mi avevano contattato dicendo che volevano parlarmi non hanno trovato “il tempo” per chiamare, perché evidentemente pensano che questo sia il trattamento da riservare ai troublemaker come me…) é ridicola, autolesionista, allucinante. Concordo con te che così facendo i danni non potranno che essere gravi e toccare tutto il mondo produttivo di Montalcino, onesti e corretti produttori (la maggioranza) compresi. Che follia!

  11. Buon pomeriggio.
    Gentilissimo NC, mi fa piacere questa sua sicurezza e mi auguro che sia ben riposta. Ma purtroppo io sono di previsioni un po’ più pessimistiche, sulla falsariga di quelle di Stefano Tesi……….. mi auguro solo di essere in errore.
    A dopo.

  12. Forse questo è il problema. Che il problema non c’è. Se gli Usa ci domandano la certificazione che il Brunello è 100X100 Sangiovese grosso,
    sarà perché qualcuno avrà detto che viene prodotto con quell’uva. Ma poi qualcun’altro avverte che ci potrebbe essere anche altri vitigni o vino diverso dal Sangiovese grosso. E allora il consumatore, in questo caso la TTB esige una certificazione, DNA??, perché dopo tanto aspettare ancora non si è chiarito, non si è voluto chiarire. La TTB siamo anche noi consumatori, ristoratori che acquistiamo il Brunello e se il cliente ci domanda con che uve è fatto non possiamo purtroppo prenderci tre/quattro mesi per rispondere. Oppure rispondere decisamente “Sangiovese grosso, credo”. Non c’è l’ho con nessuno, ma mi piace poco tutta questa situazione. Non se ne parla nella speranza che prima o poi il tempo sani tutto. Non certo Lei, Ziliani, ma in giro, nell’informazione alla portata di tutti c’è sempre meno l’ombra del Brunello. E i clienti incalzano con le domande, nel dubbio ordinano altro, e il Brunello attende…

  13. Buonasera.
    Gentile Maurizio, lei che suppongo dal nick stia in prima linea evidenzia la prima conseguenza dell’assenza di comunicazioni ufficiali: la caduta delle vendite. Sarebbe bastato un solo gesto di coraggio per rassicurare il mercato, invece si è preferito continuare in un silenzio omissivo che nel commercio del vino nel mondo sta facendo più danni di una grandinata di giugno.
    Possiamo quindi tutti noi ringraziare sappiamo bene chi.
    Caro Franco, riusciamo ad avere dei rumors in diretta dalla riunione?

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