Noiosi, incorreggibili lamorresi. Déja vu e vecchie filosofie nei Barolo di La Morra

Clamoroso ad Alba: Alba Wines Exhibition stringe un gemellaggio con l’Anteprima dei vini della Costa Toscana.
E’ solo alla luce di questa pura ipotesi di lavoro, di questa incongrua molto ipotetica sinergia tra la manifestazione dedicata ai vini di una zona e di un vitigno, il Nebbiolo, tra i meno globalizzati e meno “internazionalizzabili” del mondo e la vetrina dei vini di un’area ampia che un’identità territoriale se la devono ancora costruire e sono quindi tra quelli maggiormente legati ad una libera formula e interpretazione aziendale, che si spiegano i risultati che hanno offerto all’assaggio larga parte dei vini, presentati come Barolo annata 2004, provenienti dal comune di La Morra.
Con l’eccezione, è bene citarli subito e complimentarsi con i loro artefici, di vini di ottima personalità e sicuro valore qualitativo come il Torriglione ed il Rocche dell’Annunziata di Mario Gagliasso, del Brunate di Vietti, del Rocche e del Barolo annata di Aurelio Settimo, del Rocche dell’Annunziata e del Bricco Francesco di Rocche Costamagna, del Vigna Gattera e del Vigna Arborina di Gianfranco Bovio, del Cerequio di Michele Chiarlo, ed in misura minore del Serre di Gianni Gagliardo, del Vigna San Giacomo di Stroppiana, del La Serra e del Lu di Eugenio Bocchino, del Vigna Gancia e del Vigna Conca di Mauro Molino, del Marcenasco di Renato Ratti, i vini di La Morra che ci sono stati proposti (ricordiamo le assenze dalla degustazione di aziende di peso come Roberto Voerzio, Boglietti, Altare e tanti altri), hanno mostrato lo stesso senso del territorio, la riconoscibilità varietale, l’identità che potrebbero testimoniare degli eschimesi trapiantati nel Sahara.
Ahimé, quanti noiosi, incorreggibili lamorresi, vini senza capo né coda senza eleganza né equilibrio, sfacciati, noiosi, prevedibili, déja vu. Estrazioni selvagge, concentrazioni, interventismo a gogò in cantina, esasperazione in vigneto con estrazioni tirate allo spasimo, surmaturazioni incongrue, con il risultato di esprimere vini che non berresti mai, che non si fanno bere, che respingono, sconcertano, irritano e mettono tanta tristezza, per l’idea sbagliata e vecchia del fare vino che i loro produttori mostrano.
Vini seriali ma ben poco seri, vini tutti uguali tra loro, come fatti su con lo stampino, come se ci fosse un’unica mano a realizzarli, vini dove l’idea del territorio, dei cru e della terra di origine viene annientata da un’interpretazione non sai più se furbesca o “stolta” del vino. Difficile pensare di fronte a molti di questi vini, verdi, aggressivi, volgari, dai colori concentratissimi e improbabili, dal legno sfacciato, dalle tostature spinte, privi di polpa, di sostanza, di equilibrio, di grazia, spesso con problemi basilari di pulizia esecutiva (ma come diavolo hanno fatto a superare l’esame delle commissioni di degustazione?) che possano essere pensati per il consumatore, per essere bevuti.
Ma chi diavolo vuole ancora oggi vini del genere, chi è disposto a spendere dei soldi per comprarli, chi li vuole bere, chi è disposto a metterli in cantina e ad attendere che evolvano? Con questo imprinting, questo timbro che li marca e condiziona, sono vini che sono impossibilitati ad evolvere a maturare a diventare importanti.
Vorrebbero impressionare, ma forse solo gli sprovveduti, mostrare attributi che non hanno, importanze inesistenti, e finiscono solo con l’essere vini del vorrei ma non posso e quindi fingo. Fingo di essere quel grande vino che non sarò mai, e quindi maschero, parodizzo, caricaturo un’idea del Barolo che non ha più senso di esistere, che è solo patetica e malinconica. Vini, taluni, che ti fanno pensare di trovarti a Bolgheri e dintorni, con i loro colori melanzanosi merlotteggianti paradossali.
Ma dove sta scritto che La Morra, questi produttori di La Morra almeno, meritino di rimanere nell’area di produzione del Barolo se la loro concezione del Barolo é quella mostrata da vini come quelli degustati questa mattina?
Perché non passano al Langhe rosso, al Langhe Nebbiolo vista la loro “idea” di Barolo? Di fronte a questi vini, che con la Langa del Nebbiolo non hanno nulla a che fare si respira solo aria di Toscana o di Nuovo Mondo o di Massiccio centrale francese e non certo di Langa. Vini, alcuni di loro, che possono andare bene solo per turisti francesi o californiani o di chissà dove che vengono in Langa, vanno al ristorante, ordinano un Barolo per curiosità, senza conoscerlo, probabilmente senza amarlo, e poi si sentono rassicurati trovando aria di Bordeaux, di Napa Valley, di Barossa Valley…
Una riflessione amara mi è venuta malinconicamente alla mentre in questa degustazione tanto faticosa e noiosa. Che forse ho, abbiamo sbagliato ad abbassare la guardia, credendo che in Langa fossero un po’ tutti tornati ad un aureo equilibrio, che certi fenomeni deteriori fossero finiti, che alla spudoratezza si fosse posta fine, invece rieccoci in un clima quasi “brunellesco”, dove l’interventismo in vigna ed in cantina detta il ritmo e legge, dove i vini vengono confezionati secondo strane sensibilità e filosofie, dove dell’idea di terroir, di riconoscibilità varietale, viene fatto strame, perché non frega niente a nessuno, perché quello che conta è proporre vini assurdi, vini pensati a misura di guida o di consumatori incompetenti e allocchi disposti a comprarli, a portarseli a casa, a berli. Ammesso che ci si riesca…

12 pensieri su “Noiosi, incorreggibili lamorresi. Déja vu e vecchie filosofie nei Barolo di La Morra

  1. Da tempo seguo lei e i suoi commenti. spesso l’ho apprezzata ma oggi veramente ritengo il suo post pazzesco. trovo pazzesco come lei continui a proclamarsi il guru indiscusso del barolo. soprattutto con che coraggio definisce allocchi chi compra vini di La Morra e Castiglione. ho assaggiato i vini di Barolo ieri e i vini di La morra castiglione oggi. A mio parere ieri la media era veramente scarsa. oggi invece ho assaggiato buoni-eccellenti prodotti, a prescindere che si usi mtodi moderni o più tradizionali. perchè un barolo è buono e espressione di Terroir a prescindere dallo stampo tradizionale o moderno (Mauro Molino docet).
    trovo pazzesco che lei continui a promuovere i vini di Gagliasso e di Settimo o di Bartolo Mascarello e di Brezza, vini che tra 6 mesi possiamo berli al posto di un marsala talmente sono ossidati e ormai morti (e invece lamenta la scarsa pulizia di altri vini addirrittura dicendo che la camera di commercio non doveva approvarli). Ma per stare a oggi, dov’è il terroir nel Rocche di Rocche Costamagna? era così vegetale che sembrava un Monvigliero non un Rocche dell’Annunziata. e dov’era l’eleganza delle Rocche dell’Annunziata nel Rocche di Gagliasso? un vino esasperato, portato all’esasperazione da una concentrazione artificiale lampante. eppure dice di conoscere così bene il Barolo…che cos’ha di Barolo il LA SERRA (perchè di questo cru si tratta e non le serre come da lei scritto) di Gianni Voerzio.
    anche io ho i miei preferiti. in questa tornata Rocche di Castiglione di Oddero e il conca di Ratti, però non denigro per forza gli altri.
    pazzesco invece che in ogni suo articolo non faccia altro che denigrare vini che gran parte dei consumatori considera buoni e a segnelare come grandi BAroli autentici altri che a mio parere puzzano in maniera tremenda. sembra quasi che lei abbia un tornaconto a publicizzare quei vini… a mio parere oggi Cavallotto non a posto, Settimo da base da farci sangria, bocchino base da farci l’arrosto. ieri brezza da annaffiare i gerani.
    pazzesco che lei continui a dire che esiste un archetipo di barolo sulla base del vino di Citrico-Rinaldi e tutto il resto è feccia. lo stile barolo lo crea chi il barolo lo fa e quindi anche i Baroli più morbidi sono Baroli. non faccia per favore passare il messaggio che il Barolo deve essere per forza quel vino con l’unghia aranciata, dal profumo ossidato e dalla bocca spigolosa. perchè anche un Bric del Fiasc di Azelia o un Gaichini di Revello sono un riconoscibilissimo BArolo di Castiglione e uno di La morra anche se non trovano il placet del dott. Ziliani.
    l’importante è che si riconosca che è Barolo. e oggi tutti i vini erano inconfodibilmente Barolo.
    poi se a lei e ai suoi amici di the world of fine wine piacciono le puzzette va bene, ma almeno non dia degli imbecilli a chi ama Castiglione in particolare e anche La Morra. perchè finchè restano suoi giudizi è un conto ma quando arrivano all’insulto è altro paio di maniche.
    infine mi domando: ma perchè si lamenta dell’assenza di Boglietti, Voerzio, Scavino, se tanto sa benissimo che avrebbe riservato loro lo stesso atteggiamento riservato alla Spinetta? forse perchè per recensirli dovrà acquistare una loro bottiglia e non può invece assaggiarli a gratis servito e riveritio come un pachà a Alba Wine Exhibition?
    ad maiora
    spero che smetterà di insultare chi con piacere contiunuerà a comprare i vini di Rivetti e dei fratelli Revello.

  2. chiedo scusa per l’accenno a la Serra di Gianni Voerzio. era Serre di Gagliardo, chiaramente e giustamente. dalla foga ho letto le serre di gianni Voerzio.
    chiedo scusa.

  3. un paio di domande al “collega”, oddio parola impegnativa nel suo caso, tanto “coraggioso” che si cela dietro uno pseudonimo e non ha il coraggio di dire come si chiami: ma lei sa leggere? Non ho mai accennato ai vini di Castiglione Falletto, che ho apprezzato e che saranno oggetto di altro post, nel veloce post di oggi. Seconda domanda: ma lei capisce qualcosa di vino e di Barolo visto che ha inanellato così tante assurdità (eufemismo)? Ho seri dubbi. Rilegga quello che ho scritto e provi a capire, se ci riesce. E prima di scrivere, provi a riflettere, invece di parlare a vanvera. Io non ho la pretesa di essere “il guru” di niente, scrivo solo quello che penso, senza atteggiarmi a profeta di nulla. E poi ripeto ho già perso abbastanza tempo a rispondere a quello che ha detto un misterioso signor nessuno, che mi attribuisce giudizi e valutazioni che non ho mai espresso. A chi scrive, capendo Roma per toma e prendendo fischi per fiaschi, che “ma almeno non dia degli imbecilli a chi ama Castiglione in particolare e anche La Morra”, ignorando che i Barolo di Castiglione Falletto sono notoriamente i miei prediletti (ho dedicato loro un sacco di articoli, si informi e sia meno sprovveduto), non ho nulla da dire. Le piacciono i vini di Rivetti? Prego, si accomodi, glieli lascio tutti…

  4. Buongiorno dott. Ziliani scrivo per la prima volta in questo blog a proposito dei baroli di La Morra proprio perchè ci sono stato venerdì e sabato ed anch’io ho avuto modo di effettuare degustazioni sia in alcune aziende sia presso la cantina sociale del paese. Premesso che ho 25 anni e che sono appassionato di vino da poco(2 anni circa)quindi non posso aver la pretesa di dare giudizi veramente esaustivi e motivati vorrei sapere se la mia sensazione che è quella di aver bevuto vini che con i veri baroli non hanno nulla a che fare è esatta oppure no. Sinceramente sono rimasto un po’ deluso, alcuni vini erano anche discreti o buoni(altri erano proprio mediocri) ma non penso di aver assaggiato un calice di quel vino tanto famoso nel nome e che ha una storia. C’è anche da dire che erano piuttosto giovani(2004 in molti casi) ma ciò non penso sia una scusante. Forse solo l’assaggio del barolo Gorette dell’azienda MOnfalletto(mi permetto di fare nomi) si avvicina ma non ne sarei così sicuro se non altro per il costo elevato che in noi giovani ha molto spesso un effetto migliorativo delle caratteristiche organolettiche del vino. In definitiva ho apprezzato di più i dolcetti e le barbere che non i baroli! Sarà anche una bestemmia per gli intenditori ma io la penso così… Vorrei che mi desse delucidazioni, se ha tempo e voglia, in merito alle mie affermazioni in modo tale da aiutare la mia crescita in fatto di conoscenza enoica.
    Cordiali saluti

  5. Come dice, signor Moreover, “Puzzette”? Quelle del Brunate – Le Coste di Beppe Rinaldi sarebbero “puzzette”? E ancora: Settimo, Bartolo Mascarello e Brezza ossidati dopo sei mesi? Sicuro?

  6. carissimo signor moreover mi trovo in sintonia con lei x la presa di posizione nei confronti del signor Ziliani ma solo in parte ;perché io penso che alla base di un giudizio x quanto possa essere negativo non bisognerebbe mai perdere il senso del rispetto.con grande disappunto credo che i vostri commenti sul web producano solamente catabolismo e terrorismo mediatico. ogni produttore produce il BAROLO secondo il proprio gusto.è MOLTO DIFFICILE riconoscere le sfumature delle varie sottozone del BAROLO se lei ne é in grado è DAVVERO un fenomeno raro.Presunzione allo stato puro definire i vini di GAGLIASSO FIGLI di un concentratore .BASSE RESE e legni puliti e nuovi questo é il loro concentratore.MALEDUCAZIONE E POCA ELEGANZA IL SARCASMO NEI CONFRONTI DI CAVALLOTTO BREZZA E SETTIMO.COME SI FA a dare un giudizio su un vino come il BAROLO O di un grande vino in genere solamente dopo 6 o 12 mesi di bottiglia.é PURA idiozia.VI ricordo che il 98 non fu ben recensito , riprovateli ora.gli 88-89 per quanto riguarda i barolo sono vini da giudicare ora se si ha la fortuna di berli.purtroppo manca a tutti noi la pazienza di aspettarli e coglierli nel loro momento migliore.

  7. Buongiorno Sig.Ziliani, mi chiamo Temistocle Scorzelli e da circa due anni e mezzo mi occupo delle vendite di un’Azienda del Monferrato. seguo sempre il Suo blog , a volte in armonioso accordo ed a volte non in sintonia sulle sue considerazioni che comunque rispetto in quanto frutto di una passione e di una certa competenza. E’ la prima volta che scrivo su di esso , pero’ devo dire , dopo essere andato alla Cantina Comunale di La Morra lunedi’ mattina a degustare il famigerato 2004 lamorrese , di non essere d’accordo con le sue affermazioni in quanto ho trovato molti piu’ vini di quelli che ha classificato come SAVED ,e trovato per certi aspetti un miglioramento , dovuto ad un millesimo piu’ felice , rispetto al si mastodontico , indomato ( ed indomabile ) 2003 . Inoltre vorrei sottolineare che e’ stata l’enfasi con cui e’ avvenuta la classificazione che ha prodotto un tale putiferio ed una tale polemica . Sorge il sospetto che era proprio questo l’obiettivo………
    Cordialmente .Temistocle

  8. ma quale putiferio, ma quale polemica, ma quale “obiettivo”, Temistocle! Io mi sono limitato a dire che ben pochi dei Barolo 2004 di La Morra che sono stati presentati in degustazione nell’ambito di Alba Wines Exhibition mi sono piaciuti, che parecchi li ho trovati legati ad uno stile vecchio e superatissimo. La “classificazione”, piaccia o meno ai simpatici lamorresi, é nelle cose, perché se si introducesse nel Barolo il sistema francese, molti Barolo di Serralunga d’Alba, Castiglione Falletto, Monforte d’Alba, sarebbero oggettivamente dei premier cru, mentre la stragrande maggioranza dei Barolo di La Morra dovrebbero accontentarsi di uno status di deuxième o troisième cru. Se poi a La Morra non capiscono che data la struttura notevolmente meno importante di cui dispongono mettersi a tentare di fare dei vini pseudo imponenti, ricorrendo ad estrazioni esasperate e al concentratore e con dosi massicce di legno francese e tostature varie é ormai patetico e ridicolo,non so che farci, peggio per loro, perché i consumatori di quel tipo di vini si sono ampiamente stufati.
    Vedo che lavora per un’azienda del Monferrato che ho amato tantissimo finché é stata di proprietà di quel galantuomo che l’ha resa grande. Mi fa piacere, peccato che oggi le cose siano radicalmente cambiate (a tal punto che nel sito Internet di quell’azienda non si fa nemmeno menzione di quel grande uomo del vino e gentiluomo che l’ha condotta per decenni) e quei vini, che furono grandi, restino un lontano, ma indimenticabile, ricordo…

  9. Egr.Sig. Ziliani, mi scuso del ritardo con il quale Le sto rispondendo. Non mi permetto di giudicare nemmeno lontanamente il rapporto che oggi ha Lei nei confronti dell’Azienda che io rappresento , ma che conosco fin da ragazzo quando avevo capito l’importanza di un’Azienda che era in grado di catalizzare le attenzioni di tutto il mondo vinicolo di allora .Erano gli anni 70 e 80 dove il vino non era certo quel fenomeno mediatico e di costume che oggi (purtroppo) rappresenta. Ma atteniamoci ai fatti: il sito al quale Lei fa menzione era quello che la Scarpa (Pesce) aveva commissionato nel 2002-03 anni in cui il compianto Dott. Mario era ancora alla guida commerciale della Sua Azienda, anche se nelle note di presentazione si faceva menzione alla dott.sa Zola che rappresenta oggi la Sua continuazione . Il dott. Pesce mori’ nel dicembre del 2004 (con scarsissima se non nulla partecipazione del mondo vinicolo) e conoscendolo nella maniera in cui Lei come noi poggiamo la nostra stima rimane impensabile che lo abbia voluto commissionare con una sua autocelebrazione . E’ vero che poi il sito internet non e’ stato aggiornato per un po’ di tempo anche perche’ abbiamo ritenuto fondamentale rinsaldare i rapporti che Pesce aveva conservato per tanti anni e soprattutto dare una sorta di continuita’ al Suo modo di fare vino .Ma il fatto di aver mancato di rispetto alla Sua memoria e’ una cosa che nessuno puo’ permettersi di dire. Ed e’ tanto vero quello che scrivo che puo’ essere tangibilmente comprovato sul nostro nuovo (di qualche mese) sito (sebbene non ancora completo) dove traspare chiaramente quello che pensiamo del dott.Pesce e del suo pensiero che e’ anche il nostro. Nulla della mentalita’ nell’Azienda e’ cambiata: la scelta dei vitigni adottati, l’importanza dei lunghi affinamenti in bottiglia dei grandi vini , i corretti tempi delle macerazioni ,l’inutilita’ dell’adozione dei metodi sistemici nelle nostre proprieta’ agricole, l’utilizzo delle grandi botti come unico sistema di elevazione dei vini ,l’individuazione dei nostri grandi crus come patrimonio aziendale intoccabile, tutto questo ma anche molto altro sono cio’ che oggi come e piu’ di ieri rappresenta il DNA di questa azienda . Mi sento pronto di sfidare chicchessia a dimostrare il contrario ed invito Lei e quant’altri che abbiano voglia di verificarlo di essere nostri graditi ospiti da noi. Mi creda sig.Ziliani , l’ammiro molto per il Suo attaccamento al dott. Pesce e a tutti quei vini che hanno fatto di Scarpa un mito ed una guida nel mondo ma se la sua lotta deve essere contro il vino fasullo , artefatto , costruito ma non sentito , fatto per moda,noia,piacere edonistico , business o semplicemente per essere bevuto ma non amato , non e’verso una realta’ come la nostra che deve puntare il dito . Un’ultima cosa: l’invito presso di noi e’ veritiero.
    Cordialmente . Temistocle Scorzelli

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