Novità da Montalcino? Ce le “anticipa” Daniele Cernilli

Straordinario e sorprendente attivismo di Daniele Cernilli, direttore del Gambero rosso e co-curatore, in quota Gambero, della celebre guida Vini d’Italia.
Sul forum del sito Internet del Gambero, negli ultimi giorni si registrano una serie di significativi interventi nel thread denominato “Brunellopoli” (vedi).
Dapprima, il 29 aprile, dichiara: “sulle cisterne ci sarebbe da fare e come. Basterebbe che il comune chiedesse che per entrare a Montalcino si dichiarasse tre giorni prima al comando dei vigili il percorso, il contenuto del trasporto e la destinazione. In caso contrario, se trovati nel territorio comunale si sequestrerebbe automezzo e carico. Lo fanno in Champagne, perché non a Montalcino? Inoltre si potrebbero mettere dei telepass sulle strade di accesso al comune, non sono molte, e si avrebbe il controllo della situazione. Basta volerlo. Se la ZTL funziona nelle grandi città, perchè una ZTL relativa ai soli mezzi con un carico superiore ad X non dovrebbe funzionare a Montalcino?”.
Dichiarazione d’intenti importante, cui fa seguito poco dopo un altro intervento: “proprio per il ruolo che chi scrive di vino, direi chi fa informazione in genere, deve avere, io penso che si debba controllare ed informare nel modo più corretto ed asettico possibile. A me non piacciono i giustizialismi sommari ed i toni da guerra santa. E penso che non facciano parte del nostro mestiere. L’informazione invece sì, libera e senza ammiccamenti. Io credo che qualcuno sia rimasto piuttosto sorpreso dal fatto che non mi sono minimamente sognato di nascondere ai forumisti alcunché. La differenza se mai c’è stata con qualcun altro è stata nei modi e nei toni, non nella sostanza, anzi”.
Non passa molto tempo che Cernilli si manifesta con un nuovo intervento: “torno sulla questione cisterne e telepass per aggiungere che di un’iniziativa del genere ne parlerebbe, stavolta in positivo, tutta la stampa del mondo. Con un formidabile effetto promozionale e d’immagine per Montalcino. Segno che marketing e difesa della qualità e delle specificità, attraverso la trasparenza e la tracciabilità, possono benissimo andare d’accordo. Una volta tanto dimostreremmo di essere persone serie, noi italiani, e la cosa farebbe bene al comparto vitivinicolo”.
Replica ancora il giorno successivo, 30 aprile: “aggiungo, suggerirei al Sindaco di Montalcino, che ha a cuore l’immagine del Brunello per evidenti ragioni di carattere sociale ed economico, di prendere sul serio la faccenda, perché, a ben vedere, molto dipende dalla decisioni politico-amministrative della sua Giunta. La regolamentazione del traffico nel modo che ho suggerito si potrebbe realizzare in brevissimo tempo. E senza troppi esborsi da parte del Comune. E potrebbe anche essere un sistema esportabile anche in altre aree vitivinicole di prestigio”.
Oggi, 3 maggio, Cernili, l’autore di un celeberrimo e indimenticato articolo, intitolato Viva Banfi! (leggi) roba che nemmeno Suckling aveva pensato di scrivere, è tornato a farsi sentire: “riprendo la discussione solo per dire che da alcuni giorni tutto tace. Anche chi aveva sollevato la questione sembra ora disinteressarsene. Mi sono letto alcuni interventi su diversi forum che mi additavano come uno dei complici del misfatto. Credo di essere stato fra i pochissimi che hanno fornito notizie attendibili, raccontando anche, cosa che nessuno ha fatto, quali sono le pieghe assai poco conosciute dei disciplinari di produzione in genere e di quello del Brunello in particolare.
Ho anche rilasciato due interviste, una a Libero Mercato, nella quale parlavo della bufala di Velenitaly e l’altra a Francesco Arrigoni sul Corriere della Sera nella quale sostenevo che non occorresse cambiare il disciplinare del Brunello, al contrario di quanto ha fatto il professor Leonardo Valenti, docente e consulente enologico molto amato da gran parte della stampa specializzata.
Ma questo non è evidentemente bastato, ad esempio, ad Antonio Tombolini per riprendere la cosa nel suo blog e neanche ad altri che trovano più conveniente mettermi in bocca cose che non penso e che non ho mai detto. Il fatto che per taluni il Gambero Rosso ed io in particolare siamo la quintessenza della stampa specializzata prona e collusa è cosa che fa troppo comodo per poterla smentire. Anche contro qualunque evidenza. La questione Brunello sta entrando in una fase assai più seria e vedrete che basterà poco per sanare molte situazioni nel silenzio dei più.
La storia di Velenitaly, invece, resta una pagina vergognosa per l’informazione italiana e per la deontologia professionale di alcuni giornalisti. Al mondo c’è di peggio, indubbiamente, e ci sono problemi ben più gravi, guerre, carestie, inondazioni. Quindi non la faccio più grande di quello che è. Però mi fa un po’ rabbia e se l’Ordine dei Giornalisti ha ancora un senso ed un ruolo, cosa della quale dubito sempre di più, se intervenisse stavolta non sarebbe male. Per chiarire, più che per sanzionare”.
Non è finita, l’attivissimo Cernilli annota ancora: “fino a quando le chiacchiere resteranno chiacchiere ci sarà poco da commentare. Con l’insediamento del nuovo governo è prevedibile che ci saranno novità e prese di posizione ufficiali da parte di organismi rappresentativi dei produttori”.
A questo punto, non ho potuto mancare di intervenire nel forum chiedendo: “
leggo che “con l’insediamento del nuovo governo è prevedibile che ci saranno novità e prese di posizione ufficiali da parte di organismi rappresentativi dei produttori”. La risoluzione della questione denominata Brunellopoli secondo il direttore del Gambero rosso é dunque affidata ad una soluzione “politica”? Come direbbe qualcuno: e che c’azzeccano i politici con il Brunello corretto Merlot?”.
La risposta di Cernilli non si è fatta tardare e indica una chiara linea di condotta, negare che sia successo quello di cui abbiamo scritto, in Italia e all’estero, ovvero che qualcuno avrebbe taroccato i vini, e attribuire i “problemi” ad un’incongrua aggiunta di mosto concentrato.
Dice Cernilli: “allo stato attuale di Brunello corretto con il Merlot non ne è stata trovata neanche una bottiglia. Quindi sarebbe bene attenersi a quanto per il momento è stato appurato. E non è quello che qualcuno pervicacemente continua a sostenere. Basta informarsi, è semplice. Si possono anche scorrere alcuni degli interventi di questo thread. Mi chiedo come mai non si parli di Brunello corretto al mosto concentrato, che non è, legalmente, Sangiovese al 100%. I politici ci azzeccano con le leggi. Non so se è chiaro a qualcuno che siamo in una democrazia parlamentare”.
La mia risposta, quella pubblicata sul forum del Gambero rosso, voglio riproporla anche qui: “
le leggi già ci sono signor direttore e sono leggi che regolano la Docg Brunello di Montalcino e prevedono che possa essere prodotto esclusivamente con l’uso di uve Sangiovese proveniente da vigneti in Montalcino. Chi non avesse rispettato queste semplici regole, che i protagonisti della denominazione, i produttori, si sono dati, dovrebbe essere punito e pagare. Questo a meno che per “decisione politica” si decida di cambiare, in corsa, le regole del gioco, oppure, e con questo governo non ci sarebbe da essere sorpresi, viste la specializzazione in materia di condoni di questa maggioranza, si decida, come diceva Carlo Ferrini nel colloquio che abbiamo avuto in Spagna, una bella sanatoria che metta in archivio quello che é stato e passi un bel colpo di spugna. Alla faccia degli onesti, la maggioranza. Roba da democrazia parlamentare, certo, ma malata, roba da “Casta” e da brutta politica, che a me fa venire il voltastomaco”.
Registreremo, come sempre, gli eventuali sviluppi della vicenda, ma dalle parole dell’influente – e ben informato – direttore del Gambero rosso, da quello che dice, esplicitamente o tra le righe, credo che essere ottimisti e pensare ad una soluzione giusta, in nome di quella chiarezza e trasparenza che ho più volte chiesto, sia davvero difficile…
p.s. leggo sul forum di Robert Parker, nella sezione dedicata alle discussioni su temi italiani, una lettera inviata dal Presidente del Consorzio del Brunello, Francesco Marone Cinzano, al collaboratore del celebre giornalista, responsabile per le degustazioni di vini italiani del Wine Advocate, Antonio Galloni. Chi ha detto che il Consorzio non comunica? Comunica, certo, ma solo con chi vuole, scegliendosi interlocutori privilegiati. Al potente collaboratore di Parker Marone Cinzano dice: “The word “guarantee” is key in this case. As producers, when we write Denominazione di Origine Controllata e Garantita on our labels of Brunello, we make a commitment and we should live up to it. Since the start of my term as Chairman of the Consorzio I have intended to address this matter and so I am particularly thankful to you for helping me in my endeavor with your words. In this direction, I am now able to announce that the Board of the Consorzio has recently invested Dr. Capretti, Professor of wine legislation at the University of Pisa and former Director of the Food Fraud Repression Office, with the responsibility of managing the controls over the Brunello producers and putting together the necessary structure in order to guarantee the compliance of the protocol of production by its members“.
Allora controlli seri al Consorzio li vogliono!

0 pensieri su “Novità da Montalcino? Ce le “anticipa” Daniele Cernilli

  1. non ho parole per commentare il fatto che il Conte esterna su Wine Specator e non sui nostri forum e blog..? ma pensano davvero che il Brunello se le bevono e se lo berranno sempre in questa quantità gli americani???

  2. Beh, devo dire che Cernilli propone soluzioni realmente interessanti a “cisternopoli”, e apprezzo il suo porsi “alla pari” coi propri lettori.
    Ma mi sembra davvero innegabile, e lo dico senza toni inquisitori che non mi posso né voglio permettere, che la guida del Gambero – e dunque (anche)lui (in primis) – abbia avuto un pesante ruolo nello “sdoganamento” di tanti Brunello (e non solo Brunello, ovviamente) non proprio paladini della rintracciabilità.
    Ma è un pò la contraddizione profonda di quella guida, nata anni fa per salvare il vino contadino da quello industriale, e che è sempre più diventata il principale biglietto da visita di tanta enologia ultramodernista.

  3. Sicuramente la questione mosto concentrato e mosto concentrato rettificato è un problema, anche se non ha nulla a che vedere con la questione ilcinese, che ha ben più complesse e variegate forme. Però è altrettanto vero ed assurdo che il disciplinare di una docg, e tanto più di una docg di tale importanza come Brunello di Montalcino, non ne vieti l’utilizzo. Dal momento che il disciplinare non ne parla, automaticamente vale la normativa nazionale e comunitaria che ne consente l’utilizzo e, fra l’altro, senza specificarne la provenienza né le varietà utilizzate.
    Questa è la dimostrazione lampante che finché avremo dei disciplinari così “larghi” non potremo mai avere prodotti seri e affidabili.

  4. Buongiorno.
    “sulle cisterne ci sarebbe da fare e come. Basterebbe che il comune chiedesse che per entrare a Montalcino si dichiarasse tre giorni prima al comando dei vigili il percorso, il contenuto del trasporto e la destinazione. In caso contrario, se trovati nel territorio comunale si sequestrerebbe automezzo e carico. Lo fanno in Champagne, perché non a Montalcino? Inoltre si potrebbero mettere dei telepass sulle strade di accesso al comune, non sono molte, e si avrebbe il controllo della situazione. Basta volerlo. Se la ZTL funziona nelle grandi città, perchè una ZTL relativa ai soli mezzi con un carico superiore ad X non dovrebbe funzionare a Montalcino?”.
    Ma non si era detto che le cisterne non sono mai esistite in questo scanadlo nè mai in passato? E allora a che serve questa dichiarazione?
    Buona giornata.

  5. Telepass alle strade di accesso a Montalcino… tre giorni di preavviso ai vigili… aho! Ma che sta “a succede’”? Gnente gnente che si sono messi in capo di risolvere i probbblemi dell’enologia nostrana?
    Comunque, nel frattempo e nelle more dell’attuazione dei telepass e degli autovinox, reitero l’invito, piu’ volte formulato, a dislocarsi presso pochi ma opportuni crocicchi stradali nel periodo che precede di un mese un mese e mezzo la vendemmia. Se lor signori vogliono, oltre alle mappe stradali con l’indicazione degli incroci, possiamo fornire anche cestini con panini e thermos con caffe’.

  6. Confesso che non sapevo. Non sapevo (e non mi ero accorta) che la guida del Gambero R. fosse nata per sostenere il vino ‘contadino’ nei confronti di quelli industriali.
    A scorrere la guida pare quasi il contrario.
    La proposta del Cernilli – di certo interessante! – equivale a metter dogana ai margini del comune…
    E non è questo gran colpo d’immagine; in Italia, e soprattutto all’estero, farebbe un figurone chi ammettesse la ‘svista’ (mosti concentrati, altri uvaggi o qualsiasi cosa sia avvenuta) e facesse un passo indietro (soprattutto dal consiglio del consorzio).
    Sarebbe inedito, innovativo, democratico, civile, e rispettoso nei confronti dei consumatori. Troppo.
    Sarebbe ‘marketing oriented’, profondamente (perché il marketing è verità, non maionese sull’ortaggio appassito).
    Forza, forza! Siamo ancora in tempo; durante un’assemblea in cui guardarsi negli occhi riflettendo sui reali interessi di tutta una comunità.
    Cos’è meglio, cari produttori del divino vino, subire le inevitabili ironie dell’universo mondo, o dar prova di serietà?

  7. Credo che Cernilli si trovi in una situazione davvero imbarazzante dove deve dimostrarsi abilissimo equilibrista e riuscire in qualche modo a salvarsi la faccia.Da una parte si trova dove’è, ossia come curatore di una guida divenuta suo malgrado ,visto gli esordi,”l’establishment”, non per una particolare calcolata strategia o chissà cosa, ma per il fatto di trovarsi al posto giusto e al momento giusto. Non credo di dire una blasfemia poi se dico che una guida come il GR, che in fondo dovrebbe semplicemente essere un avatar del consumatore di vino medio in realtà si sia trovato a svolgere, come altri, un ruolo molto, ma molto aldilà delle sue prerogative e possibilità,cioè di rappresentare nel mondo il vino italiano influenzandolo peraltro pesantemente, certificando le eccellenze, bocciando le mediocrità con giudizi definitivi e senza peraltro avere,nessuna qualifica professionale aldilà di quella giornalistica .Essere giornalista non credo che automaticamente doni la facoltà di potersi esprimere con autorevolezza su qualunque argomento.Non voglio dire o fare intendere che Cernilli sia un incompetente, tuttavia escludendo che sia un colluso quale altra possibilità rimarrebbe se certi vini degustati e premiati fossero definitivamente riconosciuti come non conformi?

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