Petizione per un Brunello di Montalcino autentico e tradizionale

Segnalo alla vostra attenzione la sacrosanta “Petizione per un Brunello autentico e tradizionale” lanciata da un gruppo di appassionati dell’Enoclub di Siena, che si può sottoscrivere on line a questo indirizzo Web.
Il testo della petizione dice: “Come gruppo di appassionati di vino chiediamo il rispetto per la tradizione del sangiovese grosso coltivato a Montalcino.
La moderna agricoltura, con massiccio uso ed abuso di chimica, rischia di impoverire il terreno al punto da privarlo dei suoi componenti naturali, incapace di sopravvivere senza importanti e frequenti “flebo” di chimica.
E’ il momento di incentivare con più forza una maggior tutela del valore biologico del terreno coltivato secondo criteri di naturalità.
Chiediamo il rispetto del ciclo di lavorazione tradizionale in cantina. Stop all’uso di mosti da uve non autoctone, stop ai lieviti selezionati, stop all’uso eccessivo di legni piccoli per la maturazione e in generale a tutte quelle pratiche che possono minare la naturalità e la tipicità del Brunello di Montalcino.
Sollecitiamo severità nei controlli da parte delle autorità preposte e confidiamo nel controllo interno da parte del Consorzio per il rispetto di questi imprescindibili elementi della tradizione.
Un vino snaturato è un vino che imbarbarisce i gusti del consumatore meno evoluto e altera la fiducia tra consumatore attento e produttore, la base per un duraturo rapporto commerciale, umano e di amicizia con la realtà produttiva di uno dei più grandi vini toscani, italiani e del Mondo: il nostro amato Brunello. Enoclub Siena e-mail”.
Ovviamente io ho firmato e sottoscritto e vi invito a fare altrettanto

0 pensieri su “Petizione per un Brunello di Montalcino autentico e tradizionale

  1. Caro Ziliani, quando ero una ragazza c’era il mito del cashmere.
    Indossare un golfino della preziosa lana non era solo stare al caldo, ma anche sentirsi – apparire ed essere effettivamente – un po’ speciali.
    Un golfino di cashmere – Zegna, Colombo, Loro Piana, Brunello Cucinelli, Fissore, Piacenza, Dalla Rovere: le etichette erano e sono tante – significava raffinatezza, calore, ESCLUSIVITA’.
    Perciò si pagava profumatamente e senza batter ciglio; non come negli ultimi anni, in cui il cashmere viene ben distinto e valutato a seconda delle provenienze, della purezza, insomma della qualità.
    E che delusione, quando il cashmere – magari di marca – non è qualitativamente all’altezza; magari imbastardito con dell’ottimo lambswool (che costa molto meno) non dichiarato in etichetta.
    Quasi quasi allora è meglio il cashmere cinese: costa meno e scalda uguale, anche se non gode del prestigio di certi marchi del made in Italy.
    Un saluto.

  2. Buondì,
    Ottima iniziativa appena sottoscritta.
    Se posso permettermi, questa storia(ccia) mi ha fatto di molto rivalutare la famigerata scelta di re Gaja il quale, di punto in bianco, dichiarò:” Belli miei, io non ci sto più dentro un disciplinare così rigido e a me così stretto, voglio essere libero di aggiungere una percentuale di uva diversa dal Nebbiolo destinato ai miei Baroli.Tolgo la ‘striscetta rosa’, e li chiamo Langhe”.
    Discutibile? Tantissimo!
    Criticabile? Di più!! Ma certamente onesto.
    Certo, il sovrano di Barbaresco non ha bisogno di sotterfugi per continuare a (stra)vendere all’estero e certe scelte Lui si che se le può permettere, ma l’onestà paga in ogni suo aspetto.
    Alla fine della fiera ( di questa e di molte altre. . ) penso che ovunque il dio denaro prenda il sopravvento lì prolificherà l’ingordigia dell’uomo senza scrupoli, pronto anche a ‘glissare’ regole e principi.
    Ma sono altrettanto sicuro che nonostante tutto esisteranno sempre Uomini (e qui la lista è davvero lunga) pronti a mettersi in gioco, con serietà, fatica e rispetto delle regole e delle tradizioni, in nome di quella che solo apparentemente sembra essere scomparsa: la fierezza della propria onesta!
    A tal proposito stasera aprirò un Barolo fatto da uno di quei signori appena descritti. . . alla faccia dei superconcentratimarmellati!!!
    Il resto è solo letteratura.
    Un saluto a tutti e ancora complimenti al Franco tiratore!!

  3. Ciao signor Franco…un pò di tempo eh?
    Speriamo comunque che l’inter vinca questo benedetto scudetto.
    Volevo dire un paio di cose.
    Questa mattina mi sono indignato, quando un rappresentante mi ha chiesto se volevo seguire un seminario di Cotarella. Potrebbe essere interessante dice lui.
    Ora , dico io, se veramente si accertasse che gli enologi hanno fatto questo mix nel brunello, passando per l’idea che non potevono non sapere, si dovrebbe levare loro la patente di relatori, di professori, di promulgatori dico io!
    Gli ho detto che non bastano i danni che stanno facendo …
    Non basta ancora che gli Stati uniti stanno bloccando l’import!
    Non basta che ci danno dei ” Soliti Italiani Imbroglioni” !
    Non basta questo…evidentemente non basta.
    Se e ribadisco se, si accertasse la colpevolezza, per favore, signori enologi…andatevene in silenzio…
    per favore, in punta di piedi…con almeno una mano nella coscienza!
    Che ne pensa?

  4. carissima Giorgia, bello questo tuo apologo. Mi sa che vale anche per qualche vino a noi caro dove vorrebbero spacciare per puro cashmere anche qualcosa imbastardito da altri tessuti meno pregiati…

  5. MA volete farli chiudere tutti a Montalcino ? Sangiovese grosso ? Stop alla chimica ? MA state scherzando ? dietro a tanto splendore si nasconde altrettanto orrore ….. Stiamo attenti che l’oro torna pirite rapidamente ….
    Buona Fortuna !!!

  6. …firmato!!
    Domanda:
    BIODINAMICO….??
    A parte l’essere d’accordo su diverse RAGIONI del biodinamico,le volte che ho parlato con produttori (anche persone molto QUOTATE a livello europeo) biodinamici,ho avuto l’impressione di trovarmi COSMICAMENTE fuori dal mondo (o….loro?).
    L’altra sera a una serata organizzata con un produttore e vini tutti biodinamici mi sono trovato nel bicchiere vini (??) al limite del poter essere degustati!!
    Senza contare che il vino di punta di questa azienda (prodotto troppo giovane ma di sicuro interesse) con profondo credo bio…. non è BIO!!!!
    Non credo che tutta la chimica sia da mettere al bando.
    Non credo che lieviti selezionati (se poi sono selezionati ma…… della zona???) siano il male della tipicità.

  7. Ciao Franco, grazie per aver rilanciato in rete la nostra iniziativa. Stanno firmando anche personaggi USA di un certo peso. Evidentemente si è toccato un nervo scoperto, in questo momento più da loro che da noi (l’apice della polemica qua lo abbiamo toccato un paio di mesi fa).
    Il testo della petizione è per certi versi provocatorio. Preso alla lettera appare come una radicale richiesta di conversione al biologico/biodinamico di Montalcino. Ci sembrava giusto provocare una discussione, puntando al massimo. Se anche solo uno dei punti del testo venisse recepito dal Consorzio, sarebbe già un successo. D’altro canto, la prima provocazione è arrivata da una certa parte di Montalcino: qualcuno ha cercato di far passare per sangiovese 100% una bottiglia che non lo era. Questa è la nostra voce, questa è la nostra replica! Non mi pare che si siano altre possibilità. Nessuno vuole arrivare ad un radicale boicottaggio degli acqusti di Brunello, quindi direi che è il caso di cominiciare un dialogo tra produttori consorziati e consumatori associati. Questo è il senso della petizione.

  8. caro Davide, conto di far rilanciare la vostra sacrosanta petizione e di darle audience anche presso i lettori di lingua inglese, tramite il wine blog VinoWire.com, grazie alla collaborazione del mio “compagno d’avventure” Jeremy Parzen. E sarà mia cura segnalarla ad una serie di amici wine writer e wine blogger d’oltreoceano. Questo dialogo diretto tra produttori di Montalcino, che vogliono riprendere in mano le sorti della loro denominazione e non lasciare che a gestirla – malamente siano alcuni potenti e famosi e altri che li hanno lasciati fare, é giustissimo e trova la mia totale approvazione

  9. bene bene, bene e strabene.
    Pare siano in corso consultazioni tra produttori che fra loro la pensano diversamente su tutto. Pare che ora abbiano capito che, lasciando fare a chi preme per cambiare il disciplinare (“solo” un 5-10 % di altri uvaggi cosa vuoi che cambi), di fatto permetterebbero un declassamento d’immagine di tutto il Brunello di Montalcino, della sua reputazione, e perciò del suo valore di mercato.

    Le aziende più grandi si salverebbero anche in un simile contesto: del resto alcune di loro hanno già venduto a prezzo di realizzo – negli anni trascorsi – per svuotare cantine troppo ottimiste.

    Ma quando il mito di questo vino sarà infranto – tornando a ciò che era negli anni sessanta – e la singola bottiglia si venderà per quanto varrà, cioè alla stregua di un qualsiasi buon vino toscano, vorrò vedere la faccia di quelli che ora fischiano e mugghiano contro i puristi più strenui (e reputati).

    Il sospetto che qualcuno, per salvarsi il fondoschiena (e le annate in botte), non esiterà a mettere a repentaglio la reputazione del consorzio (e di chi lo presiede) sta diventando certezza, e forse non tutti i produttori ci staranno.

    Benemerite le raccolte di firme e le petizioni come questa, dunque, e speriamo che tutti i produttori si rendano conto che nessun vino prodotto con “un’aggiunta di altri uvaggi che vuoi che cambi” richiamerebbe tanta trepida attenzione.

    Certo forse non tutti i produttori potranno permettersi di essere così trasparenti – mi suggerisce un amico che sa e conosce – peccato, peccato davvero, perchè forse il mito si restringerà solo a quelli che in un momento come questo sono in grado di reagire con fermezza.
    Grazie Ziliani!

  10. Mi permetto di esprimere un commento meno entusiastico degli altri che precedono per questa iniziativa per certi versi lodevole ma per certi altri sicuramente migliorabile.

    Mi riferisco alla scelta, per me molto discutibile, di mettere insieme cose molto diverse fra loro. Capisco, alla luce del commento di Davide Bonucci, il rationale dietro a questa scelta, e tuttavia continuo a non condividerla.

    Puntare “al massimo” per ottenere anche qualcosa di meno non mi pare congruo in questo caso specifico in cui si tratta di punti qualitativamente e concettualmente molto diversi:
    la difesa della tipicita’, che e’ quanto attualmente a rischio nel caso di Montalcino (e non solo, ovviamente), e’ una cosa molto precisa;
    la difesa di una non meglio definita naturalita’ del vino e’ tutta un’altra cosa, e molto meno precisa e precisabile.
    Il massiccio uso di chimica o di fitofarmaci con lo scandalo del Brunello che non e’ brunello non c’entra nulla.

    Io credo che anziche’ puntare al massimo e provocare in senso positivo, una simile petizione rischi di fare confusione e di essere intesa come provocatrice in senso molto piu’ banale, e (quel che e’ peggio!) di offrire agli opportunisti dei disciplinari di gomma la scusa per non prenderla nella considerazione che avrebbe meritato.

  11. Filippo, giuste obiezioni. Nella scrittura di queste poche righe ho cercato di sintetizzare il modo di vedere il vino mio e degli altri appassionati che partecipano con me agli incontri che organizziamo. Mi premeva più mostrare sinceramente quello che pensiamo, piuttosto che cercare un obbiettivo strategico conseguente alla presentazione della petizione. Non sapevo quante firme saremmo riusciti a raccogliere, quindi non ho pensato a sindacalizzare oltre misura la nostra azione.
    Ti posso dire che diversi produttori hanno letto il testo e lo condividono, pur non potendosi esporre per motivi diplomatici, diciamo così.
    L’effetto finale nei confronti del Consorzio è quello di mostrare la nostra presenza, che non siamo consumatori passivi ma che abbiamo un’idea precisa del Brunello che è diametralmente opposta a quella di alcune grandi aziende che operano a Montalcino.
    Il fatto che molte firme arriveranno dell’estero, e dagli Stati Uniti in particolare (alcune anche autorevoli), ci fa ben sperare. Al dì la delle parole, più o meno esatte, si segnala l’esigenza di una svolta in senso tradizionale, una strada che qualcuno ha perso completamente di vista.
    Tutto qui. Certo che se ci dovessero snobbare al 100%, potremmo anche valutare iniziative più aggressive, non lo escludo. Ma non voglio mettere le mani avanti, confido nella forza dell’opinione pubblica, riguardo agli eventi passati ed in divenire

  12. Ho firmato la petizione anche se per coerenza avanzo qualche dubbio sul paragrafo che sostiene l’esclusione dei lieviti selezionati.La questione è molto dibattibile e se l’uso dei lieviti autoctoni, (e batteri lattici) siano in linea teorica preferibili, qualche volta un’aggiunta di colture “alloctone”,che comunque hanno modo di riprodursi molte volte in un ambiente e mezzo che li selezionerà e modificherà, siano , a mio avviso, qualche volta preferibili.Per i resto condivido quanto scritto in particolare la frase finale che sottilea l’importanza di evitare che “il gusto si imbarbarisca”,e si assuefà creando dei modelli falsi che finiscono per creare delle derive sempre più lontane dal prodotto di partenza.
    Saluti

  13. Ho firmato la petizione ma vorrei precisare che il rispetto della tradizione secondo me non significa nè invocare un ritorno al vino del contadino o alle care, vecchie botti che puzzano nè dall’altra parte provocare un azzeramento di studi, ricerche e sperimentazioni sul vitigno condotte con estremo impegno e serietà da produttori degni di grande considerazione. Il rispetto della tradizione – per il Brunello come per il Barolo o il Taurasi o l’Amarone – secondo me dovrebbe portare ad identificare con onesta e ferrea competenza il parametro di valutazione, il paradigma cui fare riferimento quando si parla di questi vini affinchè siano identificabili “erga omnes”. Inaccettabili sono le forzature fraudolente del disciplinare, altra cosa sono le innovazioni e le migliorie nella coltivazione dei vigneti o nelle pratiche di cantina: non possiamo fare di ogni erba un fascio. Botte o barrique, ad esempio, forse non sono il centro del problema: posto ovviamente che di solo sangiovese grosso dobbiamo parlare, allora si innalzino come obiettivo il terroir come pure l’anima del singolo produttore che deve potersi riconoscere nel suo vino. Montalcino si interroghi su come esprimere al massimo le sue irripetibili peculiarità e rifletta su quei vini che fino ad ora l’hanno rappresentata consacrando il suo mito.

  14. Buongiorno.
    Ciao Davide, buona domenica.
    “Ti posso dire che diversi produttori hanno letto il testo e lo condividono, pur non potendosi esporre per motivi diplomatici, diciamo così.”
    Cito questa tua frase, che ovviamente rispecchia una banale verità, che a me suona miope, terribile, agghiacciante.
    Come ho avuto modo di scrivere e riscrivere e ri-riscrivere in questo blog è “solo” nell’interesse di questi (e di altri) produttori prendere una posizione seria, dignitosa, forte. Questo significa:
    1- in primo luogo NON accusare alti colleghi di colpe che non sta nè a me nè a loro stabilire.
    2- Significa avere la forza di annunciare a voce alta, molto alta, di essere stati onesti, coerenti e professionali.
    3- Significa PORTARE PROVE SCIENTIFICHE CERTE di queste affermazioni.

    Tu sai chi sono, digli di avere un po’ coraggio e di professare la loro “fede” alla stampa, ai consumatori, agli appassionati. L’intero sistema-vino ne ha bisogno.
    C’è terreno fertile dove coltivare chiarezza, coerenza, fiducia.
    Ne va del loro futuro, se almeno loro sono davvero privi di colpe…………..
    A dopo

  15. Posso capire l’atteggiamento di certi produttori onesti. Hanno paura di crearsi nemici nel Consorzio, aspettano prese di posizione ufficiali, iniziative comuni. Sanno della forza di certi marchi e di come possano condizionare le decisioni di tutti gli altri.
    Però è indubbio che è quel clima di omertà che si è creato ad aver generato la situazione attuale. “So ma non dico. Vedo ma non ho visto. Ho sentito questo, ma mi raccomando, non fare il mio nome” E via così…
    La maggior parte a Montalcino sono onesti, lo sappiamo bene. Ma non hanno avuto il coraggio o la forza per contrastare efficacemente una situazione che si stava degradando.
    Non aver attaccato prima, li constringe ad un faticosissimo catenaccio difensivo adesso… Sperando che arrivi presto il fischio finale dell'”arbitro” (i rinvii a giudizio, le sentenze, le sanzioni, la chiarezza delle condanne civili).
    In questo, stampa, operatori professionali e opinione pubblica possono essere l’elemento ingovernabile. Come dimostrano le posizioni assunte dagli importatori USA, l’ultimo e il più grosso dei nodi arrivati al pettine

  16. La posizione dell’ATTB è assolutamente logica (non mi permetto di giudicare giusta o sbagliata) se inquadrata nel modo di pensare degli americani. Per loro importa poco che in una bottiglia ci sia 100% sangiovese o merlot o cabernet o syrah o chardonnay………….. quello che è imprescindibile è che quella bottiglia sia prodotta secondo la legge (in questo caso un Disciplinare). Basta. Ed è per questa banalissima ragione che ora, dopo che nessuno di qua e di là dell’Atlantico ha capito nulla di sicuro (perchè nessuno riesce a sapere nulla, grazie Consorzio! tranne rumors che si stanno rivelando letali) il loro Istituto delle Dogana viene OVVIAMENTE a chiedere un Certificato di Istituti terzi che attesti la conformità (che è poi quello che ho scritto 100 volte avrebbero dovuto fare il Consorzio e le aziende, se queste sono innocenti).
    Ah no,vero: c’è anche un’alternativa politica che spero non venga presa in considerazione dato il rischio MORTALE che comporta.
    Vedete, a me quello che veramente piace molto, molto poco in questa vicenda è la ritrosia a voler affermare l’innocenza di chi innocente è.
    O forse con questo silenzio vogliamo dire che non ce ne sono, di innocenti, visto che comunque sta portando tutti al fallimento?

  17. @ag
    gli ‘innocenti’ sono tra i venti e i cinquanta.
    tra gli ‘innocenti’ due o forse tre aziende grandi: non una di più.
    gli ‘innocenti’ vorrebbero muoversi, ma hanno timori di vario genere.
    a montalcino è opinione comune che non vi debbano essere degli ‘innocenti’.
    la tensione è pesantissima, curiosamente proprio nei confronti di chi ha lavorato rispettando il disciplinare.

  18. solo degli infami o della gentaglia con l’acqua alla gola possono tentare di fare passare la soluzione del “tutti colpevoli nessun colpevole”. Anche se, come dici, la maggioranza dei produttori di Montalcino avesse – e non lo credo né voglio crederci – piccoli o grandi scheletri nell’armadio, resterebbe comunque un gruppo importante e significativo di aziende che hanno tutte le carte in regola, che hanno rispettato le leggi, che non hanno preso per i fondelli il consumatore, che hanno mantenuto onore, orgoglio e dignità e attaccamento alle ragioni della terra. Questi produttori non potranno infangarli o tirarli nel vortice insieme ai disonesti per quanti sforzi facciano e complicità possano trovare!

  19. eppure, caro ziliani, la pressione – silenziosa e trasversale – che viene messa in atto è sempre più forte.
    i tentativi di ricatto sono innumerevoli e se non dettaglio è per non dare adito ad altro.
    faccio un unico esempio: un produttore nativo di montalcino potrebbe non muovere un dito perché sa che sarebbe accusato di rovinare i colleghi montalcinesi.
    è solo un esempio, ma non è campato per aria.

    ci sono giovani produttori soggetti a pressioni che negherebbero anche alla propria mamma.
    non c’è bisogno che qualcuno ti punti la pistola alla tempia per sentirsi condizionati, bloccati, da interessi ‘superiori’.

    e questo accade anche a chi, grazie all’affermazione del proprio vino e del proprio nome, potrebbe sentirsi al di sopra di queste situazioni.

    il ritornello più sentito comunque è che ci sono trecento posti di lavoro che salteranno, se il disciplinare non viene ammorbidito.
    chi non condivide, chi non ha robusti mezzi dialettici per reagire correttamente, chi obietta che proprio l’ammorbidimento del disciplinare sarà la rovina dell’economia montalcinese, viene investito di male parole, accusato di insensibilità, tacciato di fascismo, additato come un egoista che ha sfruttato montalcino. eccetera, ma eccetera davvero!

  20. secondo me chi ricorre a questi “argomenti”, a questi mezzucci da magliaro é un ricattatore, ed é nemico del Brunello e di Montalcino. Perché dovrebbero saltare 300 posti di lavoro, in una notissima, celeberrima, potente, ricchissima azienda di Montalcino, che si é formata alla “filosofia” di un cattivo maestro, quello che darebbe del tu al Brunello, se non cambiano il disciplinare e ammettono l’uso di uve che determinate aziende, secondo quanto dice l’inchiesta in corso, avrebbero abbondantemente e fraudolentemente utilizzato? Fuori gli attributi, cari produttori di Montalcino, non fatevi abbindolare!

  21. Buongiorno. Gentile signora Giorgia, per prima cosa buongiorno. Allora facciamo un punto delle conseguenze della situazione.
    Allo stato attuale qual’è stamani 19 maggio 2007 il vero prezzo di una bottiglia di Brunello? E alla luce di questa “offesa” chi è dei clienti che in questo momento paga le bottiglie che riceve? E chi lo compra il Brunello in questo momento? Quanto è il valore di mercato di un quintale di uva Sangiovese destinata al Brunello? Quanto è l’importo dei mutui a rischio tra l’altro sono stati tutti a carico del solito istituto? Devo continuare con queste domande retoriche? Chi sta per “fare il botto” (scusate la brutalità) non sono i grandi. Io non ne faccio una questione di principio. Ne faccio un problema di sopravvivenza. Qui non è il ridicolo “mors tua vita mea”: qui è che in un sistema così parcellizzato, la sopravvivenza di uno è la sopravvivenza del sistema stesso. Il provvedimento dell’ATTB ha messo tutti con le spalle al muro, invece che poter essere sbandierato come vanto. Come dice il proverbio della minestra e della finestra…………Io dico datevi da fare, è peggio di quello che si pensa, che pensate, e, soprattutto, che sperate che sia.
    Buona giornata.

  22. @ag
    Non sono un produttore, ma se lo fossi…
    Facciamo un passo indietro:
    ogni produttore è il consorzio (così afferma il presidente, ed è tecnicamente vero).
    però il consiglio del consorzio (cioè chi lo governa) non è espresso in modo omogeneo da tutti i produttori, perché è stato votato dalle poche aziende che di fatto controllano il consorzio.
    nel consiglio, in questo momento, vi sono aziende (quindi persone) inquisite; anche se non si possono fare i nomi, si possono leggere sui giornali (e non credo che vi siano state smentite). in ogni caso almeno una persona / azienda ha dichiarato apertamente di essere stata messa sotto inchiesta, ed è il presidente.
    senza entrare nel merito del valore o della capacità personale di ogni membro del consiglio, gli inquisiti sono in pieno CONFLITTO DI INTERESSI.
    essi infatti dovrebbero difendere i consorziati TUTTI e gli interessi di tutti, ma SE è vero che essi hanno infranto la legge, almeno secondo quanto ha detto sinora l’inchiesta in corso, essi sono venuti meno al loro mandato istituzionale.
    dato che essi non possono essere ritenuti colpevoli solo sulla base di un’inchiesta – per quanto grave – vi è una sola via d’uscita, ed è quella che essi si autosospendano e che venga chiesto un commissariamento di garanzia.
    non autosospendersi in una situazione così grave – agli occhi di ogni persona di buon senso – equivale a un’ammissione che c’è qualcosa che non va (uso l’understatement, perché il veleno non aiuta in questi casi).
    se non si autosospendono (e sono ancora in tempo) nuoceranno ogni giorno un po’ di più all’immagine (e all’economia):
    – propria,
    – del consorzio,
    – del vino Brunello nel mondo intero,
    – di Montalcino,
    – di ogni produttore che si è comportato correttamente.
    tralascio i primi quattro punti e mi soffermo sull’ultimo: io sono certa che verranno messe in atto AZIONI DI RESPONSABILITA’ nei confronti di chi ha evaso il disciplinare e che in seguito a ciò, rimanendo nel consiglio, sta danneggiando quanti hanno diritto a una tutela, dovuta per statuto.
    era solo per dire che non tutti sono immobili.

  23. Buon pomeriggio.
    Cara Giorgia (passo al cara e al tu se me lo permetti),
    neanche io sono un produttore ma sono un addetto ai lavori e (personalmente) innamorato di 4 soli grandi vini: Brunello, Nobile, Barolo e Champagne. Per me il resto del mondo può cambiare lavoro.
    Sono innamorato, come ho detto, e un po’ per indole, un po’ l’innamoramento, un po’ per interesse, da due mesi io un sogno (cito e mi inchino a tanta citazione e mi scuso del paragone): vedere un produttore che va in televisione con la sua bella faccia e, con in mano un bel foglietto con i risultati della gascromogarfia dice a me appassionato, a me consumatore, a me addetto ai lavori cosa c’è DAVVERO dentro una bottiglia di 2004.
    Non 2003, voglio sapere cosa c’è in una bottiglia di prossimo venturo meraviglioso(?) 2004.
    Buon pomeriggio.

  24. @ag
    va bene il ‘cara’ e va bene il ‘tu’. Condivido la passione per lo champagne e per il brunello.
    barbaresco no?
    per il resto ho buone speranze che qualche faccione in tv lo vedremo; quanto alle analisi si fanno, si fanno eccome.
    mi dicono però quelli che sanno le cose, che sono analisi un po’ come quelle che si fanno per vedere se sei incinta – cioè può restare un alone di dubbio, ma leggero -.
    comunque servono, come servirà ciò che un’amica avvocato mi suggeriva ieri sera (telefonandomi da Bruxelles) e che ho scritto nel post precedente, altrimenti continueranno a dire che gli italians sono dei cialtroni.
    ciao.

  25. Buon pomeriggio.
    Cara Giorgia,
    va bene il Barbaresco come va bene il Taurasi e come vanno bene tanti altri: grandi vini sì, ma………. poi ovviamente è solo questione di gusti personali. Io sono senese e come tale nato come spesso dico “con l’imprinting del Sangiovese”.
    Che io sappia (e non sono chimico) la gascromografia non lascia dubbi di nessun genere: ogni vitigno ha propri antociani che nell’esame hanno differente rifrazione. Il risultato dell’esame è uno spettro di tutte le diverse rifrazioni. Mi piacerebbe sapere chi le ha fatte davvero e che risultati hanno dato…….
    Per quanto riguarda il Consorzio e i suoi consiglieri e presidente (nonchè i brillantissimi, geniali, forti predecessori) mi sono già espresso tempo addietro. Tutto giusto quello che dici, ma chi al loro posto? Vogliamo forse tornare a cercare il “signore” coi Ray Ban e i suoi amici cinesi?

  26. ogni cosa al suo tempo, il pastrocco che è in corso non si risolverà con un colpo di bacchetta magica, nemmeno nel caso di un’indotta narcosi dei (giustamente) riottosi e conseguente cambio di disciplinare, verso il ‘chianticello di montalcino’.
    il primo passo è…indietro, e lo dovrebbe fare il consiglio (secondo la mia amica bruxelloise, che è anche un’avvocato esperta del settore), per dare un colpo di affidabilità proprio al consiglio stesso (nei confronti dell’export, della magistratura, degli appassionati, dei clienti).
    il secondo passo, caro ag, è capire che non basta dire che una cosa è una cosa, perché lo sia; per esserlo, deve esserlo davvero, nella sostanza.
    in altre parole – amici senesi, amici montalcinesi, amici italians – non basterà dire che il brunello è fatto con sangiovese più altri uvaggi in x percentuale; perché la promessa che è stata fatta ai clienti (e ancor di più agli appassionati) è un’altra. e loro se lo ricordano benissimo.
    se c’è qualcuno che non perdona è il consumatore cornuto.
    allora meglio sarebbe un’operazione di recupero (come in caso di corna).
    potrei proseguire, ma scivolerei nell’autobiografico.
    ci vuole un garante, lo vogliamo capire? altrimenti si va solo indietro.

  27. Sul tema Brunello di Montalcino e Brunellopoli segnalo due contributi interessanti apparsi il primo sul blog Wine Business di Pierpaolo Penco http://winebusiness.wordpress.com/ link http://winebusiness.wordpress.com/2008/05/19/dont-cry-for-me-montalcino
    il secondo su Benvenuto Brunello blog http://www.benvenutobrunello.com/blog/
    link http://www.benvenutobrunello.com/blog/?p=202
    Inoltre molto stimolanti come sempre le analisi del mio amico Jeremy Parzen sul suo blog Do bianchi
    link
    http://dobianchi.wordpress.com/2008/05/19/pouring-wine-for-a-good-cause-and-reflections-on-brunello/
    p.s. vi consiglio poi di godervi questa galleria di giustificazionisti, scusatori di professione, minimizzatori, che parlano di “disciplinari superati”, di irregolarità amministrative, che cercano di negare l’evidenza, che vengono intervistati in questi filmati trasmessi da una trasmissione televisiva per fortuna semiclandestina:
    http://it.youtube.com/watch?v=CUq08-ijLik
    http://it.youtube.com/watch?v=82fQe0Pq59Q&feature=related

  28. Cara Giorgia una cosa è quella perchè io dico che lo è e quella (ovviamente) non può non essere. Prima che legge si chiama buon senso. E senso del Bene e del Male. E questa è etica. Ne va della mia serietà e del mio futuro.
    Un commissario si può anche nominare: con quali funzioni? con quali poteri? come lo si elegge? tu hai in mente un nome? “allora meglio sarebbe un’operazione di recupero (come in caso di corna).
    potrei proseguire, ma scivolerei nell’autobiografico.” ti riferisci forse al “signore” coi Ray Ban?

  29. Non so chi sia il signore con i ray ban e preferiso non dare nomi a cose o istituzioni, ma determinarne prima gli obiettivi: “nomina sunt conseguentia rerum”, e chiedo scusa per il latinorum. quindi intanto un commissario, che tolga dall’imbarazzo chi si è trovato sul capo questa tegola, ad esempio il presidente del consorzio, che rischia di essere coinvolto più di quanto non sia (immagino) giusto. perché cerco di immedesimarmi. se mi nominassero presidente di una cooperativa (carica che magari ambivo da tempo) e venissi a scoprire che qualche suo membro rischia di essere coinvolto in un’inchiesta penale, e che questa inchiesta penale avrà conseguenze pesantissime sugli altri soci cooperatori, farei una sola cosa: chiederei ai membri sottoposti a inchiesta di autosospendersi. ma nel caso in cui questi non accettassero di farlo, chiederei un commissariamento, altrimenti qualcuno dei soci che potrebbero essere danneggiati, prima o poi, potrebbe ritenermi COMPLICE degli inquisiti e farmi pagare i danni. inoltre, prescindendo da quell’aspetto, la mia immagine (soprattutto all’estero) verrebbe irrimediabilmente danneggiata.
    l’altra ragione per cui TUTTI dovrebbero serenamente chiedere un commissariamento del consorzio sta nel lato finanziario della questione. mi chiedeva un’amica che vedo ogni tanto, “ma se davvero le aziende inquisite vedranno bloccarsi più di un’annata di bottiglie di brunello, non acquisteranno le fascette corrispettive; se le aziende sono grandi, saranno alti i numeri; se le aziende sono più di una queste cifre aumentano e si moltiplicano per le annate imputate. quanto fa, tradotto in milioni di euro di danni?”. e chi paga al consorzio i mancati introiti, mi sono chiesta? ho cercato di fare quattro conti e a un certo punto mi girava la testa. ho preferito chiedere a un tecnico se un produttore qualsiasi, non coinvolto in indagini, uno che non è mai stato membro del consiglio eccetera, che fa il suo vino e basta, seguendo le regole eccetera, a questo punto corre dei rischi.
    “dipende dalle regole che si sono dati i consorziati”, mi ha risposto. può anche darsi che possano essere tutti chiamati a ripianare. Non l’ho ancora detto alla mia amica, che è già apprensiva di suo, e si può capire il perché…

  30. Tutti sanno chi è il “signore” coi Ray Ban. E non dico oltre. Per quanto riguarda il “povero” Consorzio, c’è un altro proverbio (questo non è cinese come quello giusto per il “signore” di cui sopra) pronto pronto: “Chi è causa del suo male pianga se stesso.”.

  31. suvvia ag, il “signore coi Ray Ban” quantomeno era simpatico, anche se i suoi “Brunello” erano i più stravaganti – e premiati – del lotto e tra i più graditi anche da Giacomino Sucking…

  32. Caro Franco buongiorno,
    non so quanto sia indicato essere il più stravagante dei produttori quando teoricamente li rappresenti tutti nel mondo come l’alfiere della tradizione di Montalcino………….
    Buona giornata.

  33. Montalcino, 07/08/ c.a.

    Salve,
    (senta questa leggenda metropolitana) è risaputo l’ investimento del ” CONSORZIO” in comunicazione; ore 10.30a.m. odierne ,ufficio proloco, una giornalista estera (REUTERS) chiede informazioni e alle ore 14.00 aveva fissata un intervista al “Presidente”.
    Nelle more la giornalista non è riuscita a visitare nessuna cantina, e assenza totale dei destinatari dei budget …
    In definitiva,oltre ai problemi seri e giusta Sua sottoscrizione non riescono neanchè a portare avanti i loro target.
    Cordialità
    Pietro Sestili

  34. Pingback: Petizione per un Brunello autentico e tradizionale | Enoiche Illusioni

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